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appunti corso di: TEORIE E STRUMENTI PER LA VALUTAZIONE E PROGETTAZIONE DELL'INTERVENTO IN AMBITO FAMILIARE della Prof. Delvecchio a.a. 2020/2021 UNIPG- VALUTAZIONE DEL FUNZIONAMENTO INDIVIDUALE IN PSICOLOGIA CLINICA E DELLA SALUTE.
Tipologia: Appunti
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(libro: “Modelli di intervento nella relazione familiare” - Mazzeschi Una famiglia con degli individui molto presenti molto concreti ossia hanno bisogno di esempi che arrivano sempre su qualcosa di fattuale, comportamenti antecedenti, aspetti successivi, famiglia che sembra non avere una risorsa in quel momento. Noi come professionisti possiamo fare una consulenza, raccogliendo del materiale e mandarlo ad altri colleghi. All’inizio della nostra professione essere selettiva non è proprio facile. Noi dobbiamo mixare questi 2 elementi ossia iniziare la nostra carriera ma essere anche etici e osservare se la nostra proposta rispetta quella facile, può essere utile per quella famiglia. -Parlando di approccio singolo vs relazione di famiglia/coppia sembra dividere questi due aspetti in due contenitori differenti. Terapia famigliare e di coppia non andiamo a definire un contenitore netto ma anche parlando da chi ha una propensione sull’individualità, la componente relazionale non può essere tralasciato. Capire le relazioni con i genitori, gruppo dei pari sono elementi che in qualsiasi buon assessment deve essere presa in considerazione. Elemento strettamente connesso all’individuo. Schezer= Terapia della famiglia può essere visto come la cura delle famiglie piuttosto che di individui lavorando sulle proprie emozioni. La cura = si potrebbe sostituire con prendersi cura. Il compito di un professionista non è quello di curare ma piuttosto di prendersi cura del paziente. Sollecitare attraverso le dinamiche che emergono durante la seduta, attraverso un auto-osservazione guidata la famiglia possa essere maggiormente consapevole delle problematiche all’interno della famiglia stessa. Non prendersi cura di loro ma aiutarsi a prendersi cura di loro stessi. Quando parliamo di interventi familiari dobbiamo essere aperti ad una varietà di specificità: possiamo parlare di famiglia intera oppure di sottosistemi legati ad una specifica relazione (es coppia coniugale/ genitoriale, relazione fraterna, relazione mamma/bambino). Possiamo partire da un gruppo e poi lavorare con ciascun componente di quel gruppo. Alcuni modelli non si qualificano perché in assenza di uno dei membri non si può effettuare la seduta.
Poco presente all’interno della realtà clinica nel nostro paese è la relazione fraterna. E’ difficile che i fratelli vengono all’interno dell’assessment per sistemare conflitti tra fratelli ecc.… sono poco presenti. Attenzione a quando facciamo riferimento alla coppia coniugale e alla coppia genitoriale perché ovviamente hanno 2 accezioni differenti e anche gli interventi utilizzati sono completamente differenti. Con l’evoluzione di quella che è la famiglia e la sua definizione, le sfaccettature che ci troviamo ad incontrare sono ancora aumentate. Non è fuori luogo accogliere una famiglia che decide di fare una consulenza per un bambino che ha un comportamento particolarmente oppositivo a scuola e in ambito familiare, sentimento di frustrazione da parte dei genitori e conflittualità all’interno della relazione in cui si presenta la mamma, il papa e la nuova compagna del papà. Cambiamento di prospettiva rispetto all’idea di famigliare precedente. Vengono coinvolti tutte le figure fondamentali per il bambino. 2 famiglie che fanno in bene del bambino ma sempre 2 famiglie diverse. Intervento in ambito famigliare= prospettiva più ampliata ad es. teorie dell’attaccamento, teoria psicoanalitica, cognitiva ecc… Terapie familiare = tutte quelle teorie che utilizzano un approccio sistemico relazionale Questa distinzione è meno marcata rispetto al passato. INTERVENTI DI CURA VS PREVENTIVI: INTERVENTI DI CURA = intensi come prendersi cura attraverso interventi espressivi o … INTERVENTI PREVENTIVI= tutti in ottica familiare ma che si distinguono perché questi nella gran parte dei casi sono orientati alla relazione madre-bambino. STORICAMENTE
1. TERAPIA FAMILIARE SISTEMICO-RELAZIONALE Primi interessi alla terapia famigliare, negli stati uniti intorno agli anni 50- perché succede? In questo periodo perché siamo nel dopoguerra e iniziano a fiorire una serie di studi, interessi che vanno ad osservare come le risorse economiche e sociali vengono investite per la cura di soggetti con patologie gravi (funzionamento psicotico, patologie psichiatriche: schizofrenia) ciò che emerge, è che si lavora molto in case-famiglie per il miglioramento di questi
ruolo all’interno delle relazioni di coppie. Modello che ha delle caratteristiche molto diverse rispetto al precedente che è più aperto e che parte dalla patologia, dalla possibilità di aiutare delle famiglie con problemi significativi. Questo modello si propone per una fascia socio-culturale elevata. Modello che prevede una continuità nel tempo, in combo individuale e familiare. Risorse energetiche ed economiche dispendiose. Le relazioni familiare non è principale campo di interesse in Italia con queste eccezioni. Attualmente uno degli spunti più interessanti, Professor Cigoli che propone molti articoli interessanti sempre seguendo un approccio sistemico- relazionale. Tamanza (libro a scelta) collabora con Cigoli. 3 MODELLI:
che la possono codificare ma anche aspetto economico, condivisione a livello progettuale dal punto di vista economico. Nella famiglia abbiamo degli assi: aspetto generazione (asse verticale) all’interno dello stesso nucleo possiamo avere più generazioni. Elemento di continuità tra un membro e l’altra, tra una generazione e l’altra. L’asse verticale è quello delle generazioni e l’imparare da bambino a riconoscere l’adulto, l’anziano ecc. in cui si impara questa differenziazione. L’altra differenza che si trova nella famiglia ossia è quella di genere oltre che all’età anche se oggi non è più stereotipato come nel passato. Perché oggi non ci sono più solo mamma e papà mentre in passato, imparava a distinguere i componenti nella famiglia le diverse figure in base al genere. Coppie omosessuali in questo caso nei figli non c’è questa differenziazione. Trasmissione di culture differente (valori, educazione ecc…) all’interno della famiglia dovute a diverse relazioni di socializzazione. Legami di sangue e legami di parentela bambini adottati. Quindi la famiglia non è solo di sangue ma riguarda tutti gli individui che sono in qualche modo in relazione tra di loro. Poter definire la famiglia è molto arduo e difficile da eseguire in modo corretto. Non esiste una definizione univoca non solo in base alle diverse discipline che se ne occupano ma anche perché ricopre all’interno molti sotto- sistemi. Se si lavora in uno studio privato può essere interessante includere nei colloqui dei membri che non fanno parte della famiglia a livello giuridico ma che sono comunque significanti per quel nucleo in particolare contemporaneamente in una situazione di servizi sociali, vengono osservati altre risorse che possono essere ugualmente importanti (es. vicini di casa) nell’assessment. Comunità educativa o rimanere nel nucleo familiare? Poter contare su figure che esulano dalla definizione più accreditata di famiglia. Quando parliamo di famiglia una delle prime caratteristiche alle quali facciamo riferimento è
1. LA COMUNANZA DI ESPERIENZE E RELAZIONI La famiglia rappresenta un fenomeno universale ed il nucleo fondamentale della società umana, impossibilità di produrre una definizione univoca ed esaustiva di famiglia.
E’ importante tenere conto della caratteristiche della progettualità, se si decide di fare un nuovo percorso o di trasferirsi in una nuova città: la famiglia inizia a disinvestire. LE PLAY (1871) parla essenzialmente di 3 tipi di famiglie: -famiglia patriarcale -famiglia instabile -famiglia ceppo Soprattutto il ruolo del figlio maschio. La famiglia girava attorno al futuro del figlio maschio. LASLETT (1975) uno tra i modelli più usati, distingue 4 tipi usando due assi orizzontali (genere) e verticale (età) e considera la famiglia come quella struttura che lega i membri di una convivenza: vincoli di affinità e consanguineità, di matrimonio e di discendenza. Componente di sangue, emotiva e giuridica di categorizzazione di appartenenza, ufficializzazione del legame attraverso il matrimonio.
l’intenzione di tornare alla famiglia originaria. Una famiglia che parte dall’india e va a vivere negli stati uniti e rimane lì formando una nuova famiglia in questo caso si creano due famiglie differenti anche se i genitori rimasti in india continuano a mandare soldi perciò la progettualità è più importante dell’aspetto economico ad esempio. Contesto indiano non sovrapponibile al nostro. Parla di elemento chiave come il nucleo (tipologia 3), tipologia 1 PROTONE (un solo individuo, protone è un elemento che vive in autonomia ad es. studente universitario che vive in un altro luogo differente da quello della famiglia di origine oppure donna di 50 anni che vive con i figli e le proprie famiglie, ma mantiene una propria autonomia, nei pasti, a livello economico. Quindi non basta rimanere sotto lo stesso tetto per essere una famiglia). Tipologia 2 ELETTRONI (ad es. vedova di 50 anni con figlio non sposano, coppia non sposato oppure due fratelli che vivono insieme.) famiglia nucleare. Viene sempre specificato il genere in questo tipo di classificazione (culturale), non prevede coppie omosessuali. Parliamo di atomi famiglia nucleare Parliamo di struttura molecolare 2 coppie sposate all’interno dello stesso nucleo che fanno riferimento a due generazioni differenti. Tipologia definita joint 2 coppie sposate ma appartenenti alla stessa generazioni. Due fratelli con le relative famiglie. Tipologia 7 QUASI qualsiasi delle possibilità precedenti possono essere definite quasi: quasi-molecolare, quasi-nucleare ecc. nel momento in cui ci sono 2 coppie che non sono sposate ma legate da una convivenza. Fattore culturale fondamentale nel concetto di famiglia.
3. COMPONENTE TEMPORALE ED EVOLUTIVA: LA FAMIGLIA COME PROCESSO La famiglia varia nel tempo senza che questo porti necessariamente alla rottura. L’autorità nei nostri confronti quando eravamo adolescenti e l’autorevolezza che abbiamo oggi noi nel loro confronto. Potrebbe esserci un’inversione di ruolo. La famiglia passa attraverso diverse fasi durante le quali si trasforma sia dal punto di vista del chi vive con, sia da quello delle posizioni assunte in essa dai suoi componenti, che dal punto di vista dei contenuti delle relazioni familiari. Famiglia come processo in cui i rapporti di autorità e affetto cambiano. Studente che parte per l’università le cose iniziano ad andare male.
Lavorare con la famiglia significa condividere l’idea che la famiglia è un sistema complesso. Molto spesso non si riesce ad attuare un cambiamento perché la famiglia non è pronta perché magari la coppia condivide poco, sentimenti zero ma stanno insieme per il figlio con quelle determinate caratteristiche del bambino. Loro vivono di quella difficoltà e tolte quelle difficoltà quei due genitori non hanno più niente da dirsi. Sono loro ad ostacolare il cambiamento. Il cambiamento del figlio potrebbe non permettere più di spostare il problema e di prendere in considerare un altro aspetto (ossia la loro conflittualità). Non è possibile lavorare solo col bambino senza avere incontri con quella famiglia. Perché quel bambino è inserito in quel sistema. Es. pre-adolescente caratteristiche aggressive nei confronti dei pari, degli insegnanti, dei genitori si stava lavorando bene, nel momento in cui le cose riuscivano ad andare bene i genitori non hanno più portato il bambino in terapia. Pensavano che fosse guarito ma non era così difatti quelle caratteristiche erano riemerse dopo qualche mese. Questo perché? Perché quel cambiamento andava a stravolgere l’intero sistema. Bisogna avere un’alleanza con la famiglia, capire se i tempi sono maturi. Supportare prima i genitori. 25/02/ Il termine famiglia mista è molto brutto. Nella società attuale, i genitori fanno molta difficoltà a distinguere tra il bambino reale e il bambino idealizzato. I genitori rimangono ancorati al bambino idealizzato, identificano sé stessi, i loro desideri nel bambino stesso. Un genitore permissivo pensa che dicendo di no, il bambino non potrà imparare ad esperire dei propri vissuti. bambino carico di aspettative. Se non poniamo mai un limite, a cosa esponiamo il bambino? Li esponiamo a una grandissima frustrazione. Un “no” per volta, alleniamo i bambini alla frustrazione. I bambini delle nuove generazioni sembrano esporre maggiormente a questa frustrazione, si cresce con un grandissimo senso di onnipotenza. Quando entro in un contesto in cui c’è un no, si diventa oppositivo. Ciò può portare alla depressione e al rischio di suicidio. Una famiglia che supporta queste tendenze, è devastante. Bambino schiacciato dalle aspettative dei genitori. Spostamento dal complesso Edipico al complesso Narcisistico figlio che si impone sui genitori. Complesso di telemaco recalcati
Quanto è difficile ascoltare l’altro senza giudicare, senza dire “non sono d’accordo con te!”. Dobbiamo essere preparati ad accogliere in punto di vista altrui anche se è molto distante dalla nostra e cogliere la fragilità dell’altro. 2/03/ Dati ISTAT. 2019 TASSI DI FECONDITA’ DAL 1980 AL 2017 il primo elemento che risalta è che c’è una crescita della fecondità, la curva inizia a decrescere per cui delinea la possibilità di avere figli a tarda età. Famiglie unipersonali con 5 o più componenti la percentuale di queste famiglie è rimasta costante. Il grande cambiamento si è verificato sulle famiglie unipersonali. Che sono tantissime rispetto al passato. Elemento che è interessante 2016-2017 48% nelle fasce 18-34 anni è ancora inteso come figlio. E’ come se ci fosse un rimanere per più tempo all’interno del nucleo familiare come figli, soltanto 7% era all’esterno del nucleo genitoriale e faceva parte di un’altra coppia ma senza figli. 6,1% è genitore 55-84 anni divorzi della terza età che non vengono approfonditi oggi come dovrebbero. Sembrano essere molti diffusi in alcuni paesi del mondo. Aspetti molto diversi rispetto alla separazione in altre fasi della vita. Per Erikson questa fase è quella del bilancio della propria vita. Separazione e divorzio in queste fasi ha degli effetti sulla sintomatologia ansiosa, depressiva soprattutto nella donna. Un fenomeno che probabilmente che conoscere ancora di più con il passare degli anni. LINEE GUIDA PER LE VARIE TEORIE E MODELLI DI INTERVENTO IN AMBITO DI APPROCCI ALLA COPPIA E ALLA FAMIGLIA (linee guida di Gurnam e Kniskern) I modelli che approfondiremo andranno a rispondere a questi requisiti.
Il termine danno è di tipo valoriale. La bocciatura scolastica viene vista come un “danno” è interpretata come qualcosa di significativamente grave. Ma una bocciatura per una famiglia può anche non essere considerato un danno. LE INFO NECESSARIE SONO: a) capire gli attori che è ciò che differenzia l’approccio familiare da quello individuale in quest’ultimo è chi chiama ad avere il problema e se non è direttamente chi chiama non possiamo prenderla in carico, mentre in quello familiare dobbiamo capire chi coinvolgere. Molto importante lavorare su queste dinamiche che connettono i membri della famiglia. Il sintomo non è nell’individuo ma nell’intero sistema. Il nuovo marito non è stato preso in considerazione né tanto meno i figli avuti con esso. b) L’altro elemento importante è capire da dove arriva, perché ha chiamato noi? Se ci dice che arriva che è stato consigliato dalla scuola oppure se è stato un altro professionista che segue già il bambino e che ha consigliato alla madre un altro professionista cioè noi. Capire se la madre ha trovato per caso il numero del professionista o se è stata una scelta ponderata, ha cercato su internet documentandosi sull’approccio utilizzato dal professionista. Per cui per conoscere gli attori in gioco è necessario innanzitutto una presentazione della donna (chiedere chi è ecc..) ma questo deve avvenire anche da parte del professionista il quale dovrà presentare il suo approccio di intervento. Dopodiché concordare l’orario e il setting. Se l’incontro viene posticipato e la risposta del clinico è: “la richiamo per concordare orario ed eventuale mia disponibilità” il paziente potrebbe pensare che non ha tempo per lui quindi potrebbe avere un effetto deleterio sul paziente il quale potrebbe irrigidirsi nei nostri confronti. Bisogna pertanto ricordare che la segnalazione è il momento più difficile. Dura pochissimi minuti e pertanto dobbiamo essere quanto più concreti. Abbiamo di fronte una persona che probabilmente sta provando da tempo a chiamarci e forse non ci è mai riuscito fino ad ora. Inoltre non è mai facile ammettere ad uno sconosciuto le nostre debolezze.
c) Altro elemento: chi facciamo venire? Se facciamo venire solo la madre con il bambino senza avere l’autorizzazione del padre commettiamo un grave errore. NON DOBBIAMO MAI INCONTRARE I BAMBINI SENZA L’AUTORIZZAZIONE DEL PADRE O DELL’ALTRO GENITORE O SENZA COINVOLGERLO NELL’INTERVENTO. Escludendo l’altra figura genitoriale noi ci alleeremmo con la signora che chiama!! Non dobbiamo avere un colloquio con un minore senza autorizzazione soprattutto durante una separazione perché potrebbero strumentalizzare il nostro incontro. Eticamente siamo in errore a meno che il minore non ha perso la patria-potestà. Inoltre se noi accogliamo parte dei membri (solo la madre/solo il papà), facciamo venire chi vuole è molto rischioso. Bisogna coinvolgere il nuovo marito (creare la base per capire se si può lavorare a livello familiare). Se il padre venisse soltanto al secondo incontro potrebbe pensare che l’ex moglie ha parlato male di lui oppure che si sia creata già un’alleanza con il terapeuta e sentirsi escluso. Stabilire che il primo incontro dovrà essere fatto che entrambi i genitori altrimenti non siamo conformi con il nostro approccio che è quello familiare. Proprio perché a noi non interessa la storia, a noi interessano le relazioni. Se prendiamo in considerazione solo una figura genitoriale, ascolteremmo solo la storia del singolo senza tenere conto delle relazioni. L’elemento fondamentale è capire chi siano gli attori e se questi siano disponibili. Bisogna inoltre inquadrare il ruolo dell’ex marito, capire se c’è conflittualità tra i due coniugi. Prima di accogliere il bambino, capire prima la coppia. Chi sono i protagonisti? capire questo innanzitutto. Anche l’incontro senza i genitori può aiutare perché l’adolescente è molto resistente per la conflittualità tipica dell’adolescente. La fase di assessment si protrae perché non si capisce in quale relazione risiede la sofferenza. Generalmente però, il terapeuta incontra prima i genitori e poi il bambino. Se capiamo che è una famiglia sufficientemente aperta a lavorare es. incontro con una coppia genitoriale che faceva richiesta per la figlia, vogliono pertanto lavorare su di essa e non su possibilità conflittualità instauratesi nella coppia genitoriale, inoltre l’altra figlia della coppia aveva già intrapreso un percorso terapeutico. In questo senso quindi, il clinico potrebbe voler ampliare il sistema, prendendo in considerazione tutta la famiglia.
-primo contatto con il professionista: è quello giusto? -fase molto breve ma molto importante -il clinico deve accogliere e interpretare la richiesta: comprendere qual è il modo migliore per rispondere -importante il background teorico del clinico (teoria della tecnica). Il figlio manifesta il sintomo perché forse è quello più vulnerabile. Ma è il sintomo dell’intera famiglia. È la famiglia che ha bisogno di aiuto. -importante la motivazione del cliente Telefona per disagio individuale (vissuto soggettivo nell’ambito delle relazioni famigliari) sé Telefona per proprio disagio in relazione ad un membro della famiglia altro Telefona per un disagio rispetto alla coppia di cui è membro relazione -per chi viene fatta la richiesta? Familiare adulto Familiare minorenne Appunto saltato vedere video APPROCCIO INDIVIDUALE: IL PAZIENTE È CHI FA LA SEGNALAZIONE. (in questo senso non si prende il carico tutta la famiglia perché capiamo che le problematiche sono solo del singolo. APPROCCIO FAMILIARE: IL PAZIENTE È LA FAMIGLIA. Es. padre che deve trasferirsi per motivi di lavoro e la famiglia vuole supporto per questo cambiamento. Dove possiamo vedere i minori senza autorizzazione?
-consultorio (dai 15 anni in su) hanno la possibilità di accogliere i minori anche senza l’autorizzazione da parte dei genitori poi siamo tenuti, in cui ci sono situazioni di danno, ad attivare delle procedure come per esempio: situazione in cui abbiamo in consulenza un adolescente con tutte le autorizzazioni e quest’ultimo ci parla di quest’amica che è molto triste e in pericolo e storia di eventuale abuso, atti potenzialmente pericolosi per la sua incolumità in questo caso non possiamo incontrarli ma come pubblici ufficiali ad esplorare se è vero quanto è accaduto ed eventualmente a segnalare ciò. Noi abbiamo il dovere di attivare per le procedure. È diverso se è maggiorenne, è l’individuo che sceglie se raccontare o meno (non si attivano le procedure). -Ci sono poi degli sportelli (servizio giovani) con progetti/attività ben documentati. Privatamente, noi non siamo tenuti a fare ciò. Sin dalle prime domande, per noi è importante focalizzarsi su chi sta chiamando. È il paziente che sceglie il clinico (c’è molta concorrenza aspetto del marketing molto importante che quando avviene la telefonata noi ci presentiamo e presentiamo soprattutto il nostro approccio. Aiutare chi abbiamo di fronte a capire chi siamo.) soprattutto all’inizio, è importante aiutare chi ha di fronte come si desidera lavorare con la massima flessibilità. Paziente chiarisce che il problema non è lui ma vuole parlarne personalmente e capire cosa sta succedendo. -terapia sul singolo: ok -terapeuta di coppia/famiglia: problema di neutralità ed equidistanza. Paziente chiarisce che il problema è di coppia/familiare ma l’altro membro non vuole partecipare: -terapeuta sul singolo: ok -terapeuta di coppia/famiglia: nessuna risorsa per l’alleanza. Saper dire di no ci permette di non esporci a rischio e a mantenere la nostra professionalità. Chiedersi sempre “perché lo sto facendo?” ciò che facciamo deve essere sempre coerente con il nostro approccio o modello teorico di riferimento. paziente identifica il problema nella coppia e chiama per intervento di coppia -terapeuta sul singolo: non ci sono i presupposti (attualmente) Se non siamo professionisti della coppia.
Una famiglia che aveva bisogno di aiuto ma che doveva differenziarsi. Il bambino di 8 mesi andava escluso perché troppo piccolo inoltre mettere insieme la primogenita con i propri genitori avrebbe precluso la piccola ad esporsi rispetto ai propri bisogni. Per cui, percorso con la bambina e monitorare anche i genitori (terapia di supporto genitoriale). Assessment = Osservazione fondamentale per vedere i ruoli che ci sono attorno alla famiglia. Buone indicazioni su chi prende le decisioni in famiglie oppure se sono decisioni condivise. Es. “mio marito non ama questa città quindi dobbiamo trasferirci” decide il marito “tanto io non decido nulla”. Capiamo subito se bambino rappresenta il capo espiatorio. -è il paziente che ci aspettavamo? se la chiamata/segnalazione telefonica rispetta il paziente che ci troveremo di fronte. Durante la chiamata, la signora molto calma e cauta ci aspetteremmo lo stesso durante il primo colloquio.
-Sintomo nel figlio (Achenbach-SDQ-SCAS) -Relazione con il partner (MSI-AAI-AAP-CRI) Sono tutti self-report. FAM Family assessment Measures = va ad indagare: il funzionamento della coppia, funzionamento dell’individuo. PAM parenting alliance Meaure= valutano all’alleanza genitoriale nella presa di decisione, nella crescita del figlio. Valutare la qualità della relazione, mamma-papà e pari. PSI = Parenting Stress Index: 2 versioni per bambini e adolescenti. Viene proposto ai genitori e va ad indagare la componente di stress sollecitata dalle caratteristiche del bambino, e connesso alla relazione con il bambino stesso. FMSS Five minutes speech Sample= intervista molto breve in cui si chiede al genitore di parlarci di 5 minuti senza interruzioni del figlio o del partener e della relazione che c’è con esso. Nasce all’interno del contesto famigliare con membri con schizofrenia. (strumento evidence-based) difficoltà a livello emotivo. Più il Livello di emotività espressa è alto la famiglia è disadattiva e deve essere aiutata a trovare dei canali di espressione più bilanciati. SDQ (Strength and difficulties questionnaire) = questionario sui punti di forza e di debolezza del bambino. Serve per valutare le difficoltà emotive e comportamentali per bambini. SCAS (space children’s anxiety scale) = Riferito ai sintomi ansiosi Achenbach 110 items valutano auto-valutazione del minore e dei genitori. Aiuta che i genitori hanno un’influenza sui propri figli perciò i propri atteggiamenti in qualche modo possono essere in qualche modo assorbire ansia, stress o comportamenti disattivi dai figli. MSI (marital satisfaction inventory) soddisfazione coniugale, prevede 150 domande (modalità questionario) che permettono di andare ad indagare una sorta di indici tra il quale ad es. il distress generale, problem solving di coppia, bontà del tempo passato insieme, l’insoddisfazione a livello sessuale, insoddisfazione nella gestione dei figli, conflitti nel momento dell’alleanza genitoriale nella crescita dei figli. Ciò che è emerge è un report complesso il punteggio del marito e della moglie. L’insoddisfazione sessuale è molto più alta nella moglie rispetto al marito