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Appunti presi durante il corso di matematica e statistica del corso di scienze nutraceutiche
Tipologia: Dispense
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Università degli Studi di Napoli Federico II Facoltà di Scienze
Nutraceutiche
orientato è equipollente a infiniti altri segmenti. L’insieme dei segmenti fra loro equipollenti è un
vettore
Possiamo usare più modi per indicare un vettore libero:
e 𝐺𝐻
Ogni segmento orientato appartenente a una medesima classe di
equivalenza è un particolare rappresentante di quella classe, cioè del
vettore, e si dice vettore applicato. Il primo estremo di un vettore
applicato si chiama punto di applicazione.
Un vettore 𝐴𝐵
è caratterizzato da:
rispetto a un’unità prefissata.
Il modulo di un vettore 𝑣 si indica con uno dei seguenti simboli:
Si chiama versore del vettore 𝑣 un vettore di modulo unitario con la stessa
direzione e verso di 𝑣.
Si chiama vettore nullo la classe di equivalenza
dei segmenti con estremi coincidenti. La sua
direzione e il suo verso sono indeterminate. Il
vettore nullo si rappresenta mediante un punto
e si indica con 0
oppure con 0.
Dato un vettore 𝑣 = 𝐴𝐵
, si chiama vettore opposto di 𝑣 , e si
indica con −𝑣 , il vettore avente lo stesso modulo e la stessa
direzione ma verso opposto di 𝑣 , cioè la classe di equivalenza
del segmento orientato 𝐵𝐴
Si chiama vettore libero, o semplicemente vettore , ogni classe di equivalenza relativa alla relazione di
equipollenza fra segmenti orientati.
Figura 1 : i quattro segmenti (AB,
CD, EF e GH) sono equipollenti tra
loro.
Esempio di versore di un
vettore v
Dati due vettori 𝑢⃗ e 𝑣 , la loro somma 𝑠 = 𝑢⃗ + 𝑣 è un vettore che si ottiene nel modo descritto di
seguito: rappresentiamo 𝑢⃗ con il segmento 𝐴𝐵
e 𝑣 con il segmento 𝐵𝐶
consecutivo al primo (cioè la
«coda» del secondo coincide con la «punta» del primo).
direzione e lo stesso verso di 𝑢⃗ e 𝑣 e modulo uguale alla somma dei moduli:
la stessa direzione di 𝑢⃗ e 𝑣 , verso uguale a quello del vettore con modulo maggiore e modulo
pari alla differenza dei moduli:
se
segmento 𝐴𝐶
che ha lunghezza e direzione del terzo lato del triangolo individuato dai vettori
𝑢⃗ e 𝑣 (regola del triangolo):
È equivalente considerare il vettore somma 𝑠 come la diagonale 𝐴𝐶
del parallelogramma determinato
dai due rappresentanti 𝐴𝐵
di 𝑢⃗ e 𝐴𝐷
di 𝑣 ⃗⃗ applicati entrambi in A (regola del parallelogramma) (figura
d).
Il vettore somma 𝑠 di due vettori 𝑢⃗ e 𝑣 è rappresentato
da un segmento orientato che si ottiene raffigurando
consecutivamente i vettori dati e considerando come
primo estremo il primo estremo di 𝑢⃗ e come secondo il
secondo estremo di 𝑣.
In generale vale la seguente definizione.
L’operazione che ha come risultato questo prodotto viene detta moltiplicazione di un vettore per uno
scalare. Essa gode delle seguenti proprietà:
(𝑘 + 𝑝) ∙ 𝑣 = k ∙ 𝑣 + p ∙ 𝑣 , ∀𝑘, p ∈ 𝑅 e ∀ 𝑣 ∈ 𝑉 ;
k ∙ (𝑝 ∙ 𝑣 ) = (𝑘𝑝) ∙ 𝑣, ∀𝑘, p ∈ 𝑅 e ∀ 𝑣 ∈ 𝑉;
Consideriamo i vettori v 1
2
3
della figura a e i numeri 2 , 3 , −
1
2
, determiniamo il risultato (figura b)
della seguente espressione:
1
2
1
2
3
Dato un vettore 𝑣 e un numero reale 𝑘 , si chiama prodotto di 𝑘 per 𝑣 il vettore 𝐾 ∙ 𝑣 che ha la
stessa direzione di 𝑣 , modulo uguale al prodotto del valore assoluto di 𝑘 per il modulo di 𝑣 e lo
stesso verso di 𝑣 se 𝑘 > 0 , verso opposto se 𝑘 < 0_._
Il vettore 𝑣 ottenuto è detto combinazione lineare dei vettori 𝑣 1
2
3
di coefficienti 2 , 3 , −
1
2
Cambiando la terna di numeri lineari o i loro ordine, otteniamo differenti combinazioni lineari dei
vettori dati.
In generale, diamo la seguente definizione.
Una combinazione lineare di vettori con coefficienti tutti nulli ha per risultato il vettore nullo.
Si può ottenere il vettore nullo anche se i coefficienti non sono tutti nulli.
Per esempio, con i vettori considerati prima, scegliendo i coefficienti
1
3
, otteniamo il vettore nullo
In questo caso i vettori 𝑣 1
2
3
In generale, diamo la seguente definizione.
Consideriamo ora due vettori del piano 𝑣 1
e 𝑣
2
non paralleli (figura a).
Qualsiasi combinazione lineare 𝑐
1
1
2
2
dei due vettori con coefficienti non tutti nulli è sempre
diversa del vettore nullo, perché la somma di 𝑐
1
1
e 𝑐
2
2
al variare di 𝑐
1
e 𝑐
2
è sempre rappresentata
dalla diagonale del parallelogramma formato da due vettori.
Si dice che il vettore 𝑣 è combinazione lineare dei vettori 𝑣
1
2
𝑛
non tutti nulli, se
risulta:
1
1
2
2
𝑛
𝑛
dove i coefficienti 𝑐
1
2
𝑛
sono numeri reali.
I vettori 𝑣
1
2
𝑛
sono linearmente dipendenti se esistono n numeri reali 𝑐
1
2
𝑛
non tutti nulli tali che:
1
1
2
2
𝑛
𝑛
Matrice nulla
indica con O o 𝑂
𝑛𝑚
per precisare il numero di righe e di colonne).
Matrice riga
Matrice colonna
Una generica matrice quadrata n × 𝑛 viene indicata nel modo seguente
11
12
13
1 𝑛
21
22
23
2 𝑛
31
32
33
3 𝑛
𝑛 1
𝑛 2
𝑛 3
𝑛𝑛
(𝑛 è 𝑖𝑙 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑔ℎ𝑒 𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑛𝑛𝑒)
La diagonale principale è formata da tutti gli elementi che si trovano sulla
diagonale
di estremi 𝑎 11
𝑛𝑛
. Di conseguenza, tali elementi hanno i due indici uguali
fra loro (𝑎
11
22
33
La diagonale secondaria è formata da tutti gli elementi che si trovano sulla
diagonale
di estremi 𝑎
1 𝑛
e 𝑎
𝑛 1
. Di conseguenza, tali elementi hanno i due indici che
sommati danno sempre n + 1.
Esempio di
una matrice
nulla
Esempio di matrice
riga (vettore riga)
Esempio di matrice colonna
(vettore colonna)
che una matrice è
quadrata quando il
numero di righe è
uguale al numero di
colonne.
Ordine di una matrice quadrata
Si chiama ordine di una matrice quadrata il numero delle sue righe (o delle
colonne).
era di ordine n
Figura 1 la diagonale
principale e la diagonale
secondaria di una matrice
La matrice identità di ordine n si indica con il simbolo 𝐼
𝑛
La differenza di due matrici si può definire come somma della prima matrice con l’opposta della
seconda:
Poiché il risultato di un’addizione fra matrici dello stesso tipo è ancora una matrice dello stesso tipo,
l’addizione è un’operazione interna nell’insieme delle matrici dello stesso tipo.
per ogni matrice A
′
′
′
Matrice identità
Una matrice quadrata si dice identica (o matrice unità) quando gli elementi
della diagonale principale sono tutti uguali a 1 e gli altri elementi sono nulli.
La seguente matrice di ordine 3 è identica: 𝐼
3
La somma di due matrici A e B dello stesso tipo è una terza matrice A + B dello stesso tipo i cui elementi
sono la somma degli elementi corrispondenti delle due matrici.
′
′
′
′
′
′
′
′
′
′
′
′
Se A e B sono due matrici qualsiasi, è possibile eseguire i prodotti A ∙ 𝐵 e B ∙ 𝐴 se e
solo se A è di tipo m × 𝑛 e B di tipo n × 𝑚. La condizione è verificata se, in
particolare, A e B sono matrici quadrate dello stesso ordine. Inoltre, una matrice può
moltiplicare se stessa soltanto se è quadrata.
Calcoliamo il prodotto fra una matrice 2 × 3 e una matrice 3 × 4. Scriviamo la matrice prodotto 2 × 4 con gli
elementi generici:
Determiniamo gli elementi della prima riga della matrice prodotto, moltiplicando la prima riga della prima
matrice per tutte le colonne della seconda matrice.
Calcoliamo 𝑎
11
:
Quindi 𝑎
11
= 2. Analogamente, si ottiene: 𝑎
12
= 1 , 𝑎
13
= 4 e 𝑎
14
= 3. Gli elementi della prima riga della matrice
prodotto sono: 2, 1, 4, 3. Determiniamo gli elementi della seconda riga della matrice prodotto, moltiplicando la
seconda riga della prima matrice per tutte le colonne della seconda matrice. Calcoliamo 𝑎
21
:
Quindi 𝑎
21
= − 11. Analogamente: 𝑎
22
= 5 , 𝑎
23
= − 17 e 𝑎
24
= 5. Gli elementi della
seconda riga sono: - 11, 5, - 17, 5. Possiamo scrivere:
definizione di
prodotto di
matrici,
possiamo anche
calcolare la
potenza n -
esima di una
matrice
quadrata che
definiamo:
𝑛
𝑝𝑒𝑟 𝑛 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒
con 𝑛 ≥ 2
In generale, la moltiplicazione fra matrici quadrate non è commutativa (A ∙
Enunciamo le proprietà di cui gode la moltiplicazione fra matrici:
rispetto all’addizione:
Vale anche la proprietà distributiva della moltiplicazione di un numero rispetto all’addizione di matrici:
α ∙ (𝐴 + 𝐵) = α ∙ 𝐴 + α ∙ 𝐵 α ∈ 𝑅
Inoltre, se A e B sono matrici quadrate di ordine n:
𝑛
𝑛
Non vale la legge di annullamento del prodotto. Infatti, la matrice prodotto A ∙ 𝐵 può essere la matrice
Non vale la legge di cancellazione, ossia si può verificare che dà A ∙ B = A ∙ C non segua
A ogni matrice quadrata viene associato un numero reale, detto determinante
della matrice. Per indicare il determinante di una matrice si può scrivere «det»
davanti alla matrice, oppure scrivere gli stessi elementi della matrice,
delimitati da due righe verticali.
Prima di definire il determinante di una generica matrice n × 𝑛, prendiamo in esame i determinanti
delle matrici del primo, secondo e terzo ordine.
𝐴 e 𝐵si dicono
commutabili. Per
esempio, puoi verificare
che le matrici 𝐴 =
] e 𝐵 = [
sono commutabili
definisce solo per le
matrici quadrate
11
è detto complemento algebrico di 𝑎
11
12
21
23
31
33
12
è detto complemento algebrico di 𝑎
12
Osserva che il segno + o il segno - viene attribuito a seconda che l’elemento 𝑎 𝑖𝑗
sia di classe pari o
dispari. Definiamo allora per un elemento qualsiasi 𝑎
𝑖𝑗
il complemento algebrico nel modo seguente.
Si può dimostrare che la somma dei prodotti degli elementi di una riga (o colonna) per i rispettivi
complementi algebrici non dipende dalla riga (o colonna) considerata.
È possibile calcolare il determinante di una matrice del terzo ordine in un altro modo, facendo uso
della regola di Sarrus.
La regola di Sarrus è valida solo per calcolare i determinanti del terzo ordine.
Ripetiamo ora il procedimento per un elemento di classe dispari, per
esempio 𝑎
12
. In corrispondenza dell’elemento, sopprimiamo la prima riga e la
seconda colonna della matrice A.
Il complemento algebrico di un elemento 𝑎
𝑖𝑗
di una matrice A di ordine 3 è il determinante della
matrice di ordine 2 ottenuta da A sopprimendo la riga e la colonna cui l’elemento appartiene,
preceduto dal segno + o dal segno - a seconda che 𝑎
𝑖𝑗
sia di classe pari o dispari.
Il determinante di una matrice del terzo ordine è uguale alla somma dei prodotti degli elementi di
una qualunque riga (o colonna) per i rispettivi complementi algebrici.
11
12
13
21
22
23
31
32
33
11
11
12
12
13
13
Calcoliamo il seguente determinante del terzo ordine. Per calcolare il determinante consideriamo gli
elementi della prima riga. Otterremmo lo stesso risultato partendo da qualunque riga o colonna.
In generale, per una matrice di ordine 3 qualsiasi A = [𝑎 𝑖𝑗
], con 1 ≤ 𝑖, j ≤ 3 , possiamo ricavare la
regola di Sarrus dal seguente schema:
e quindi ottenere:
11
12
13
21
22
23
31
32
33
11
12
13
12
23
31
13
21
32
13
22
31
11
23
32
12
21
33
Se si esclude la regola di Sarrus, le definizioni e le regole date per calcolare un determinante del terzo
ordine possono essere estese anche a determinanti di ordine superiore al terzo.
Il calcolo del determinante di una matrice di ordine n, sviluppato rispetto agli elementi della prima
riga, è il seguente:
Calcoliamo il determinante dell’esempio precedente servendoci della regola di Sarrus, come illustrato nella
figura sotto.
Il determinante di una matrice di ordine n è uguale alla somma dei prodotti degli elementi di una
qualunque riga (o colonna) per i rispettivi complementi algebrici.