Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Diritto d'autore e software: una panoramica, Appunti di Sistemi Informatici I

Appunti per l'idoneità di Informatica. Università Giustino Fortunato, Prof. Corona

Tipologia: Appunti

2018/2019

In vendita dal 23/09/2019

guglielmo-matarese
guglielmo-matarese 🇮🇹

4

(1)

2 documenti

1 / 25

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
06/09/2019 ore 12:00
BENEVENTO
PROGRAMMA DEL CORSO
Il software
L’Editor di testo e il foglio elettronico
La posta elettronica
La PEC e i certificatori
Il File sharing
Il diritto d’autore e la sua violazione
I motori di ricerca
Il Documento digitale (informatico)
Gli aspetti tecnici della firma digitale
Internet
Il calcolatore
Il dato informatico
L’algoritmo
I linguaggi di programmazione
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19

Anteprima parziale del testo

Scarica Diritto d'autore e software: una panoramica e più Appunti in PDF di Sistemi Informatici I solo su Docsity!

06/09/2019 ore 12:

BENEVENTO

PROGRAMMA DEL CORSO

▲ Il software

▲ L’Editor di testo e il foglio elettronico

▲ La posta elettronica

▲ La PEC e i certificatori

▲ Il File sharing

▲ Il diritto d’autore e la sua violazione

▲ I motori di ricerca

▲ Il Documento digitale (informatico)

▲ Gli aspetti tecnici della firma digitale

▲ Internet

▲ Il calcolatore

▲ Il dato informatico

▲ L’algoritmo

▲ I linguaggi di programmazione

IL SOFTWARE.

Concetto e definizione. In informatica il software costituisce l'insieme delle procedure e delle istruzioni in un sistema di elaborazione dati. Il concetto di software è equiparato a quello della programmazione e quindi ad una terminologia informatica e strettamente collegata al mondo dei computer. Nel nostro sistema giuridico il software è stato introdotto come opera dell’ingegno con apposita legge … quella sul diritto d’autore. (L. n° 633 del 22.04.1941, pubblicata sulla G.U. del 16.07.1941 , aggiornata, da ultimo, con le modifiche apportate dalla L. n. 208 del 28 dicembre 2015, dal D.Lgs. n. 8 del 15 gennaio 2016). Il software è un programma che serve a far partire un programma o a far manovrare dall’utente un computer mediante i parametri che egli stesso gestisce. Abbiamo dunque una sostanziale introduzione, a livello giuridico, della tutela del software. Essa da noi rientra nell’ambito del diritto d’autore mentre negli altri paesi (Inghilterra, America) rientra nella fattispecie della proprietà intellettuale perché più collegata a ciò che riguarda l’utilizzo del computer e quindi a sistemi informatici e industriali, mentre da noi è stato equiparato alla musica, alla letteratura e quindi alle classiche opere d’ingegno.

La classificazione dei software. In buona sostanza il software viene declinato in tre caratteristiche poiché ci consente di utilizzare il computer per molteplici finalità.

Il software operativo , attiva e configura il pc una volta accesso e consente di dare le impostazioni iniziali alla macchina per poter accendersi, lavorare e gestire le risorse.

Il software di programmazione , viene utilizzato per la programmazione di un determinato programma e per elaborare ulteriori programmi ed è utilizzato dagli sviluppatori per cercare di arrivare ad una nuova formulazione del programma stesso.

Il software applicativo , include i programmi che vengono utilizzati dagli utenti per compiere tutte le attività che permettono di elaborare i testi, eseguire calcoli, archiviare i dati, fare presentazioni in power point ecc.; essi sono diversi perché possono essere editor di testo fogli exel, axis point, data base di axis utilizzate dagli utenti per più attività.

La licenza. Quando si parla di licenze ci si riferisce all’insieme di regole che governano le attività connesse all’utilizzo del software, regole in base alle quali viene gestita la possibilità dell’utente di utilizzare o manipolare il software; ad es. una licenza può dare il permesso all’utente di copiare il software, altre no; a seconda di ciò che viene svolto dalla società che produce i software l’utente può essere consentito all’utente di eseguire backup e l’estrapolazione di copie di files. Essendo un insieme di regole è un insieme di articoli che regolano i rapporti tra chi è titolare del diritto d’autore e l’utente che deve ottemperare nelle regole stabilite nella licenza, pena azione giudiziaria per mancato rispetto dell’accordo. Di regola tutti i software sono accompagnati da licenza; solo in particolari casi non c’è uno strumento che stabilisce quali siano le attività lecite e quelle non lecite. In questo ambito abbiamo una macro divisione tra software libero e proprietario. Per software libero s’intende quello che in inglese è definito “ free software” ; esso venne formalizzato per la prima volta da Richard Stallman (uno dei principali esponenti del software libero), il quale, resosi conto che l’avvento del software proprietario impediva ai programmatori di collaborare tra loro, decise di creare un vero sistema operativo che permettesse a chiunque di vedere il codice sorgente del software e di poterlo eseguire e condividerlo liberamente con tutti. Le caratteristiche di questo software libero sono quelle indicate dal manifesto GNU, pubblicato nel mese di marzo del 1985, che introduce quattro libertà fondamentali:

▲ Libertà 0 : la liberta di utilizzare il programma per qualunque scopo senza vincoli di utilizzo;

▲ Libertà 1 : libertà studiare il funzionamento del programma e di adattarlo alle proprie esigenze

apparentemente potrebbe provocare una violazione del diritto d’autore che in realtà non si verifica quando si utilizza il simbolo creative commons poiché con esso si ha accesso alle soluzioni modificative fornite dall’utente iniziale (ossia l’autore) che chiariscono i limiti e le possibilità di utilizzo di quelle stesse immagini che potranno così essere modificate o cambiate in determinati aspetti come il colore, la dimensione, creando così le c.d. immagini derivate. Quindi, nel contesto delle licenze creative commons , l’autore stesso rinnega il concetto di diritto riservato, prevalendo quello di libera circolazione della cultura e non il mantenimento di tutte le esclusive che il diritto d’autore riserva a colui che ha creato l’opera.

▲ Public domain.

Essa consente la destinazione al pubblico dominio dell’intera opera; è una licenza residuale che permette all’autore di spogliarsi integralmente da qualunque diritto, patrimoniale o non patrimoniale. Essa è applicabile nella giurisdizione statunitense poiché nel nostro ordinamento giuridico i diritti morali sono inalienabili.

▲ Developing Nations.

Essa consente all’utilizzatore finale di copiare distribuire e migliorare l’opera realizzandone di nuove sulla sua base a condizione di esercitare questi diritti in favore dei paesi in via di sviluppo e di citare sempre l’autore originario, al fine di limitare al massimo la problematica della divisione digitale fra nazioni, regioni, paesi e zone della stessa nazione. Ad es. in Italia sussiste un problema di divisione digitale rappresentato dalla suddivisione della parte di popolo che usa internet da quella che non ne fa uso.

▲ Sampling.

Essa viene utilizzata soprattutto nel settore dell’industria musicale che consente all’utilizzatore finale di utilizzare una o più parti dell’opera musicale per crearne un’altra derivata. Questo viene eseguito molto spesso dai DJ che utilizzano spezzoni di canzoni più orecchiabili per inserirli all’interno delle proprie opere creando mix musicali.

L’EDITOR DI TESTO E IL FOGLIO ELETTRONICO.

L’Editor di testo. Quando si parla di editor di testo si fa spesso riferimento a quei programmi che permettono di scrivere, modificare e formattare un testo a piacere dell’utente. In realtà, un editor di testo è un software esclusivo per la creazione, la visualizzazione e la modifica di file di testo. È poco utilizzato in quanto è un programma molto semplice che ci consente di scrivere il testo privando lo stesso di qualunque formattazione distinguendosi da word proprio perché non dispone di alcuna disponibilità di formattazione (non si può grassetto – tipo di scrittura ecc.). Si trova in tutte le tipologie di sistemi operativi poiché inseriti gratuitamente nei sistemi operativi di base. In effetti viene utilizzato molto più speso il word che è più evoluto in quanto consente l’impostazione di formattazione che ci consente di creare elaborati a livelli semiprofessionali. Pertanto risulta molto più diffuso l’utilizzo di word che appartiene al pacchetto di applicazioni di microsoft office, che ci consente di impaginare, creare presentazioni, di creare volantini, fax, ecc., contenenti una serie di caratteristiche che prescinde dalla scrittura semplicistica del semplice foglio. Le funzioni quindi sono utili per l’intestazione a piè di pagina, ecc. dando la possibilità di eseguire delle vere e proprie pubblicazioni a livello semiprofessionale.

Il Foglio elettronico. Altro programma molto utilizzato è quello del foglio elettronico; esso gestisce i dati inseriti in una griglia bidimensionale che si basa sul concetto delle celle, che effettua calcoli complessi con i valori ivi immessi. L’idea del foglio elettronico viene attribuita a Dan Bricklin che elaborò il concetto del foglio elettronico vedendo un suo professore universitario che disegnava in una tabella i risultati dei suoi calcoli. Con programmi di questo genere noi abbiamo quindi la possibilità di creare documenti con all’interno di queste singole celle alcune formule che consentono non solo di fare calcoli ma di eseguire delle proporzioni, dei riferimenti interni alle celle che consentono di elaborare il testo in modo più professionale permettendo

altresì l’inserimento all’interno di sottopagine del foglio altre informazioni. Servono non solo per creare calcoli, operazioni matematiche ma anche per creare ad esempio fatture inserendo anche il testo.

I Database. Questo software permette di utilizzare dei database che hanno la caratteristica di estrapolare i dati o informazioni provenienti da altri software come ad es. le informazioni contenute dal conto corrente di un cliente bancario che vengono inserite in questi software (CRM) che elaborano queste informazioni permettendo di fare, tra le altre funzioni, dei calcoli o delle previsioni su quella che è ad es. la possibilità di vendere un nuovo prodotto o di fruire di una nuova funzione, un nuovo servizio per l’utente che già ha dei servizi similari che hanno lo scopo di facilitare, estrapolando informazioni da altri software, allo svolgere un’altra attività come quella commerciale (vendita di ulteriori prodotti).

LA POSTA ELETTRONICA.

La posta elettronica è lo strumento di internet maggiormente conosciuto e utilizzato a livello mondiale. È definito quel sistema informatico che permette una comunicazione asincrona uno-a-uno o uno-a-molti. Per comunicazione asincrona s’intende quel servizio che non richiede l’interattività simultanea fra i processi coinvolti su host della Rete (posta elettronica, WWW1, Ftp2), mentre per comunicazione sincrona si fa generalmente riferimento a quei servizi che richiedono l’interattività fra tali processi. L’indirizzo e-mail può contenere qualsiasi carattere alfabetico e numerico (escluse le accentate) e alcuni simboli come underscore (_)e il punto (.). L’accesso alla casella di posta elettronica è normalmente controllato da una password o da altre forme di autenticazione. Per usare il servizio di posta elettronica occorre avere a disposizione:

  • Un Mailuseragent per editare e inviare i messaggi.
  • Un Server per la Trasmissione della posta.
  • Un Server per Leggere la propria casella di posta elettronica.

Le intestazioni principali, definite direttamente dall’utente, sono:

  • Oggetto (Subject). Dovrebbe contenere una breve descrizione dell’oggetto del messaggio. È buona educazione utilizzare questo campo per aiutare il destinatario a comprendere il contenuto del messaggio.
  • Da (From). Dove s’inserisce l’indirizzo e-mail del mittente.
  • A (To). Dove s’inseriscono gli indirizzi e-mail dei destinatari.
  • C.c. (Carbon Copy – Copia carbone). Dove s’inseriscono gli indirizzi e-mail dei destinatari in copia conoscenza.

I tanti programmi di posta elettronica si possono suddividere in gruppi a seconda del tipo di interfaccia che utilizzano:

  • Ci sono quelli grafici (Microsoft Outlook, Forté Agent, Incredimail, Eudora, ecc.);
  • Quelli di tipo testuale puro (Mutt, Denshin go, Gnus);
  • Quelli consultabili solo tramite Web (o anche detti Web-based, come Gmail, Yahoo!). Uno dei più antichi programmi di posta elettronica è Citadel, diventato famoso fra gli anni ’80 e ’90 per le letture delle piattaforme di Bulletin Board System (Bbs).

La Mailing-list (dall’inglese, letteralmente, lista per corrispondenza, traducibile in italiano con “lista di diffusione”) è un sistema organizzato per la partecipazione di più persone, preventivamente e volontariamente registrate e unite da un interesse comune o da un particolare argomento, ad una discussione tramite e-mail. Per evitare che un utente si trovi iscritto a molteplici liste senza la sua autorizzazione (caso in cui taluno inserisce continue richieste di iscrizione con l’account e-mail di tal altro), ogni domanda solitamente viene verificata. Per far questo, si invia all’indirizzo di posta una ulteriore richiesta per confermare la volontà di essere iscritti alla lista. La rimozione di un indirizzo da una mailing list è normalmente libera e automatica.

Dal 2013 le comunicazioni tra imprese e P.A. devono avvenire solo via PEC, non essendo più accettate le comunicazioni in forma cartacea.

La Posta Elettronica Certificata garantisce, in caso di contenzioso, l'opponibilità ai terzi della data e dell’orario di trasmissione e di ricezione di un documento informatico.

Ma cosa s’intende per “Certificata”? Il termine si riferisce al fatto che il gestore del servizio di posta rilascia al mittente una ricevuta che costituisce prova legale dell’avvenuta spedizione del messaggio e degli eventuali allegati. Allo stesso modo, il gestore della casella PEC del destinatario invia al mittente la ricevuta di avvenuta consegna. I gestori, quindi, svolgono un ruolo assimilabile per molti aspetti a quello svolto dai pubblici ufficiali nell’ambito delle trasmissioni di messaggi in forma cartacea. Quindi, con le proprie "ricevute" certificano i due momenti fondamentali della trasmissione dei documenti informatici (l’invio e la ricezione):

  • Di Accettazione, che attesta l’avvenuto invio della mail.
  • Di Presa in Carico,
  • Di Avvenuta Consegna, che attesta l’invio del messaggio. Nel caso in cui la situazione sia negativa, esistono altri 3 tipi di avvisi rilasciati dal sistema PEC:
  • Di NON Accettazione, per l’utilizzo ad es. di un mittente falso.
  • Di Mancata Consegna, che sarà inviata al mittente entro 24h.
  • Di Rilevazione Virus Informatici, per i quali i gestori sono particolarmente responsabilizzati e sono tenuti a verificarne l’eventuale presenza nelle e-mail per informare tempestivamente il mittente, bloccandone la trasmissione. In ogni avviso inviato dai gestori è inserito anche un riferimento temporale che certifica data ed ora di ognuna delle operazioni descritte. I gestori inviano avvisi anche in caso di errore in una qualsiasi delle fasi del processo (accettazione, invio, consegna) in modo che non possano esserci dubbi sullo stato della spedizione di un messaggio. L’elenco dei gestori di posta elettronica è composto da quelle società di capitali o enti della Pubblica Amministrazione che abbiano fatto richiesta di iscrizione all’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), che svolge funzioni di vigilanza e controllo sul rispetto delle regole. Inoltre, sono tenuti a garantire la riservatezza, la sicurezza e l’integrità nel tempo delle informazioni (il gestore deve conservare la traccia informatica delle operazioni per 30 mesi in un apposito registro informatico, che ha lo stesso valore legale delle ricevute; in questo modo, nel caso in cui il mittente dovesse smarrire le ricevute, la traccia informatica consentirà la riproduzione delle stesse ricevute). Chi gestisce la PEC e chi certifica la firma elettronica sono iscritti a due differenti elenchi controllati dall’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale). Si tratta di tecnologie distinte e separate ma può capitare che la stessa azienda o lo stesso ente facciano parte di entrambi gli elenchi. Quindi, nello scenario delineato occorre garantire l’identità dei soggetti che utilizzano la firma digitale, fornire protezione nei confronti di possibili danni derivanti da un esercizio non adeguato delle attività connesse, assicurare la solidità e sicurezza dei sistemi operativi e della struttura organizzativa. Questo rende necessario ricorrere all’intervento delle cosiddette “Terze Parti Fidate”, cioè soggetti terzi che si trovano in posizione di neutralità rispetto agli utilizzatori della Firma Digitale: sono quelli che la legge italiana definisce “Certificatori” della firma digitale, mentre negli Stati Uniti sono detti “Autorità di Certificazione (Certification Authority – CA)”. Nell’elenco dei certificatori possono esserci, a loro volta, sia società di capitali sia Pubbliche Amministrazioni che abbiano ottenuto il riconoscimento del possesso di determinati requisiti in termini di qualità e di sicurezza. In particolare, i certificatori devono essere in grado di emettere certificazioni qualificate conformi alla Direttiva europea 1999/93/CE e alla normativa nazionale in materia.

Cos’è il certificato di sottoscrizione? E’ un certificato presente all’interno del dispositivo di firma, rilasciato dall’ente certificatore autorizzato. Esso è un insieme di informazioni atte a definire con certezza la corrispondenza tra il nome del soggetto certificato e la sua chiave pubblica. Nel certificato compaiono altre informazioni tra cui il Certificatore che lo ha emesso, il periodo di tempo in cui il certificato può essere utilizzato, ecc. Lo scopo di questo certificato è di dare il valore della “forma scritta” ai documenti informatici.

IL FILE SHARING.

Con l’espressione file sharing si fa riferimento ad un settore della pirateria informatica molto specifico, ovvero la pirateria informatica relativa alla condivisione di files illegali di tipo audio mp3. In via generale comunque il file sharing rappresenta condivisione, all’interno di una comunità evoluta, di informazioni e di files prodotti dal PC e in esso collocati.

All’interno dei files possono ovviamente essere inserite opere letterarie, cinematografiche, opere musicali, video, semplici immagini ecc. Nell’ambito della condivisione di questi files però, si è verificato un problema relativo alla diffusione dei files audio provenienti dalla riproduzione illegale di compact disc. Nei primi anni 90, infatti, chi andava alla ricerca dei files mp3 difficilmente riusciva a reperirli e ciò si è verificato fino alla creazione di Napster, un sistema-software realizzato da Shawn Fanning nel 1999 che consentiva di reperire facilmente all’interno di una database i files mp3 e tutti i brani posseduti da coloro che erano in collegamento in un quel momento. Il sistema divenne in poco tempo famosissimo e utilizzato da più di 5 milioni di utenti fino a che la Riia ( Recording Industry Association of America ) fece causa contro Napster per l’attività di violazione di copyright posta in essere di Napster, attraverso il quale appunto venivano condivisi illegalmente milioni di files audio. In sua difesa Napster eccepì il I° emendamento della Costituzione Americana che promuove lo sviluppo della scienza e pertanto la condivisione dei files per Napster non costituiva affatto reato, trattandosi piuttosto di condivisione ad uso privato. La vicenda giudiziaria si è conclusa nel marzo del 2001 con un accordo che ha previsto la chiusura di Napster, e il pagamento, da parte di Napster, di 26.000.000 di dollari per i danni causati e di 10.000.000 di dollari per tutti i diritti futuri. Napster perse così la capacità di convogliare tutti gli utenti che volevano condividere files e informazioni e di conseguenza la tecnologia si è spostata verso un altro sistema di comunicazione. In conclusione, l’errore principale commesso da Napster fu quello di rappresentare una rete di tipo verticale, nel senso che il contenuto veniva memorizzato all’interno di un server che veniva gestito dal software di Napster e tutti gli utenti accedevano a questo server in modo server client (letteralmente cliente-serviente; indica un'architettura di rete nella quale genericamente un computer client o terminale si connette ad un server per la fruizione di un certo servizio, quale ad esempio la condivisione di una certa risorsa hardware- software con altri). In tal modo è facilissimo rintracciare il server e sequestrarlo, come è stato nel caso di Napster facendogli così perdere la capacità di condividere files. Il caso Napster rappresenta sicuramente un “caso di studio” per la sua collocazione temporale e perché rappresenta il primo caso di un’azione legale dai risultati eclatanti. Ma, senza andare lontano e né troppo vicino nel tempo, l’attività di tutela della duplicazione illegale, e la sua distribuzione, è da sempre stata alla attenzione anche dei produttori di software e non solo delle case discografiche distinguendo la tutela del copyright da quella del diritto d'autore. E' però necessario chiarire che il software ha la sua espressione nel suo codice. Ne consegue che, ad essere protetti da copyright sono il codice sorgente ed il codice oggetto ma non la loro funzione. Si può, quindi, realizzare un software avente una funzione analoga a quella creata da altri, purché non lo faccia copiando il codice sorgente ed il codice oggetto realizzato, appunto, da altri. In tal caso è corretto parlare di tutela della proprietà industriale del software. Negli anni 80-90, quando è iniziata la distribuzione di massa del software per la produttività individuale, alcuni produttori mondiali, tra i quali Microsoft, Lotus, Word Perfect, Ashot-Tate ed altri, si riunirono in un consorzio denominato Business Software Alliance (BSA) il cui intento era quello di monitorare l’utilizzo illegale del software azionando anche attività legali nei confronti dei, così detti, grandi utenti (Enti Pubblici, Ministeri, Grande imprese Private) quando venivano a conoscenza della duplicazione illegale del software da parte di questi ultimi. Nacque, in quel periodo, una vera e propria caccia alle streghe anche perché, BSA, mise a disposizione un numero di telefono ed un form con cui denunciare, in forma anonima, colui che, presumibilmente, stava violando tali diritti. Una volta accertate le violazioni, in genere, l’obiettivo di BSA era l’intimazione alla regolarizzazione delle licenza piuttosto che la richiesta di risarcimento danni perpetrata legalmente. In definitiva voleva essere uno spauracchio per dissuadere da pratiche illegali. Con l’avvento di internet, ovviamente, la pratica della violazione dei diritti d’autore e del copyright si è ulteriormente amplificata anche a seguito di nuove tecniche di “mascheramento” dei server che mettono a disposizione le risorse illegali e ad una sempre più efficiente tecnica del peer-to-peer. Anche l’uso sempre più

certamente il titolare non gli ha concesso, una vera e propria comunicazione al pubblico spettante al solo legittimo titolare.

Altri diritti patrimoniali sono:

  • Il diritto di rappresentazione in pubblico , che consiste nel diritto esclusivo, da parte dell’autore, di recitare/manifestare l’opera al pubblico;
  • Il diritto di comunicazione al pubblico , che si ha quando quest’opera dia messa a disposizione del pubblico con ogni mezzo di comunicazione;
  • Il diritto di distribuzione , che consiste nel diritto esclusivo di introdurre in commercio, al fine di distribuzione al pubblico, con qualsiasi mezzo, la propria opera.

I diritti non patrimoniali , invece, afferiscono alla sfera morale dell’autore e riguardano i diritti della personalità; sono imprescrittibili, irrinunciabili e non sono trasferibili. Questi consistono nel diritto di rivendicare la paternità dell’opera nel caso di plagio, diritto all’integrità dell’opera che non potrà quindi essere deformata, mutilata o modificata in altro modo.

Qualunque attività di soggetti non autorizzati su un’opera protetta dal diritto d’autore è vietata. Quindi, il proprietario è legittimato ad esercitare azioni giudiziarie per impedire immediatamente comportamenti altrui lesivi del proprio diritto d’autore. Di conseguenza, l’uso di una rete di file-sharing per condividere un’opera comporta per il navigatore la violazione di diverse norme, in maniera diretta o indiretta:

  • Le Violazioni Dirette sono quelle perpetrate dagli utenti che hanno un coinvolgimento diretto nella copia o trasmissione di file in condivisione con gli altri sharers. Si prenda come es. l’estrazione di un brano musicale da un cd: non abbiamo il diritto di trasformarlo in mp3 e di condividerlo solo perché ce lo consente il computer. Il primo diritto ad essere violato è quello di riproduzione poiché il file-sharer, effettuando la condivisione dell’opera, non solo consente ad altri una riproduzione (potenzialmente) illimitata del brano, ma diffonde in maniera illegittima la copia che, seppur lecitamente, si è potuto fare per uso personale.
  • Le Violazioni Indirette riguardano la posizione giuridica delle Società che realizzano e mettono on- line i programmi di flie-sharing. Innanzitutto, bisogna dire che non vi è alcun loro coinvolgimento diretto nella copia o trasmissione di file; tuttavia, se la Software House in questione agevola la commissione ti tali reati, questa può essere citata in giudizio per “concorso” nella violazione. La giurisprudenza statunitense parla di 3 tipi differenti di violazione indiretta:
  1. Inducement. La Corte Suprema afferma che la responsabilità sorge se si dimostra che l’azienda ha direttamente incoraggiato i navigatori a violare le leggi sul diritto d’autore. Per es. ciò accade quando il sito rilascia guide dettagliate che spiegano come mettere illecitamente in condivisione un’opera protetta o qualunque altra cosa che persuada un utente a commettere una violazione.
  2. Contributory Infringment. Ogni qualvolta che taluno contribuisce al reato di un altro soggetto è responsabile. La giurisprudenza parla della condotta di “taluno che, con consapevolezza dell’attività illegale, istiga, causa o materialmente contribuisce alla violazione perpetrata da un altro soggetto”. Il titolare del diritto d’autore che procede per il coinvolgimento della Software House deve provare che questa aveva piena consapevolezza della violazione o che era ragionevolmente a conoscenza di queste attività illecite, tenuto conto delle circostanze e dei fatti del caso specifico. Il semplice sapere che un sistema sia capace di essere usato per la violazione non è, di per sé, sufficiente per provare la responsabilità indiretta dell’azienda.
  3. Vicarious Liability. La “responsabilità vicaria” deriva dal principio secondo cui un datore di lavoro è responsabile per le azioni compiute dai suoi dipendenti. Questa responsabilità sorge ogni volta che il convenuto

dispone di una capacità di supervisione o controllo sugli strumenti utilizzati dal navigatore, ed ha un diretto interesse economico nel far sì che questo status quo non venga turbato. Nel caso Napster, la Corte trovò che la semplice possibilità tecnica per il sito web di bloccare l’accesso di un utente o di eliminare l’account potesse essere sufficiente per costituire il “controllo”.

I MOTORI DI RICERCA.

Essi sono di fatto siti web che hanno una determinata finalità, cioè quella di ricercare all’interno di siti web parole chiave che possono far riferimento ad una determinata categoria o a un settore specifico e che quindi possono essere catalogati e indicizzati con software molto evoluti. Queste parole chiave vengono introdotte all’interno della creazione della pagina web per essere ricercata proprio dai motori di ricerca. Chi fa la pagina web deve infatti inserire alcune termini nel codice nascosto della pagina web che possono essere recuperati da software che svolgono attività di ricerca di parole chiave richiamate appunto nella ricerca. Questi software sono molto elaborati oltre che sofisticati; esaminiamo ad esempio il più importante: Google. Esso utilizza un sistema che sfrutta il numero di collegamenti associati alle singole pagine per determinarne il valore. La grande caratteristica di Google è quello di aver realizzato un sistema che è in grado di capire se una pagina web ha un valore rispetto ad un altro sito web. Ciò si desume dai collegamenti ovvero dai link che rimandano a quella pagina web, come ad es. accade nei social network; se una persona è famosa in un social perché ha molti contatti o iscritti sul suo web sarà più rilevante rispetto a chi ne ha di meno. Il motore di ricerca riesce dunque a scandagliare la rete in maniera approfondita riuscendo a realizzare ricerche in modo molto veloce fornendo molti risultati e soprattutto un’anteprima di quello che sta scritto in una pagina web che corrisponde peraltro alla parola che noi andiamo a ricercare.

IL DOCUMENTO DIGITALE (INFORMATICO).

L’avvento dei primi elaboratori elettronici dev’essere considerato l’inizio della vita e della storia del documento “informatico”. Solo grazie a questi strumenti tecnologici oggi noi possiamo fruire di vantaggi prima impensabili nell’ambito della gestione degli enormi flussi documentali con cui abbiamo a che fare quotidianamente. Il documento informatico è nato decenni fa con la creazione dei primi elaboratori elettronici (computer). La società moderna necessita sempre più di nuove modalità organizzative, più fluide e veloci, ecco perché il documento informatico viene utilizzato continuamente Con i primi computers è stata data agli utenti la possibilità di creare documenti informatici che hanno caratteristiche specifiche; il documento informatico può essere tradotto in semplicità totale ossia in valore (binario) 0/1, nel cui interno noi possiamo conservare un documento di testo, un’immagine, un audio o altri documenti digitali che ormai sono costantemente presenti nella nostra vita quotidiana. Il doc. digitale viene inoltre utilizzato sempre più spesso per migliorare quello che è il rapporto tra i singoli e le Amm.ni, le grandi società, gestendo grosse quantità di dati e informazioni semplificando così innumerevoli procedure e al contempo la vita di chi ne usufruisce ed eliminando gli ostacoli della burocrazia. Quello digitale è un documento particolare, che permette di inserire al proprio interno, oltre che immagini, testi ecc., anche altri dati successivi, utilizzati in maniera particolare, chiamati METADATI; sono informazioni aggiuntive al file che permettono di indicizzare meglio il file stesso e consentono di dare informazioni aggiuntive e di essere recuperati su internet tramite appositi software. Esempio classico sono i files .xml, che hanno la possibilità di tenere contenuti diversi perché sono multifunzionali; possono cioè contenere immagini, video, suoni e sono facilmente, tramite i Metadati, individuabili tramite altri programmi. Come ad es. il motore di ricerca Google recupera informazioni aggiuntive nella pagine web al fine di etichettare meglio le singole pagine, così i files .xml hanno al loro interno delle informazioni aggiuntive che consentono di utilizzare in maniera esponenziale il documento stesso dando la possibilità all’utente di gestirlo sotto diversi punti di vista.

scritta è liberamente valutabile in giudizio, in base a caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità ed immodificabilità. Una volta stabilito che il documento informatico ha validità legale, è ovvio che lo stesso assuma una rilevante efficacia probatoria. Tuttavia, questi sistemi di firma comportano l’inversione dell’onere della prova: per cui, la possibilità di fornire la prova contraria è limitata al solo titolare della firma (chi intende disconoscere la sottoscrizione di un documento informatico dovrà provare che l’apposizione della firma è riconducibile ad altri e che detta apposizione non è imputabile a sua colpa).

INTERNET.

Le origini di internet risalgono ad alcune ricerche avviate negli anni ’60, dalle quali emerse l’idea di un collegamento di calcolatori in rete. Precisamente ad ARPANET, una rete di computer costituita nel settembre del 1969 negli USA da ARPA , l'Advanced Research Projects Agency. ARPA fu creata nel 1958 dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti per dare modo di ampliare e sviluppare la ricerca, soprattutto all'indomani del superamento tecnologico dell'Unione Sovietica, che lanciò il primo satellite (Sputnic) nel 1957, conquistando i cieli americani: quando la NASA le subentrò nella gestione dei programmi spaziali l'ARPA assunse il controllo di tutte le ricerche scientifiche a lungo termine in campo militare.

La Genesi di Internet. Nel 1957 l’Unione Sovietica realizzò un importantissimo progetto spaziale: la messa in orbita dello Sputnik. Fu un evento che diede un notevole scossone tanto all’orgoglio tecnologico degli Stati Uniti d’America quanto alla loro sicurezza di primato in campo militare. La risposta non tardò a venire: alla fine degli anni ’50, durante la guerra fredda, l’amministrazione Eisenhower si diede ad una efficace attività di stimolo (e di finanziamento) della ricerca militare nel settore delle comunicazioni. In seguito all’approvazione del Congresso, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nel 1958 diede vita all’ ARPA ( Advanced Research Projects Agency ), con sede all’interno del Pentagono, a Washington. I progressi sovietici in campo spaziale continuarono. Nel 1961 portarono nello spazio il primo uomo. Gli Stati Uniti decisero di stanziare maggiori finanziamenti nel campo della ricerca aerospaziale e costituirono la NASA. Il governo trasferì ad essa la competenza di gestire i programmi spaziali, con i relativi capitali (che in breve tempo diedero frutto, dando vita alle missioni Apollo) e l’Arpa fu applicata alla ricerca nel campo della comunicazione de informazione. Verso il 1965 l'ARPA iniziò ad avere dei seri problemi di gestione: aveva diversi computer sparsi in varie sedi (tutti molto costosi) che non potevano parlarsi: non avrebbero potuto farlo nemmeno se fossero stati nella stessa stanza.

Scambiare files fra loro era quasi impossibile, per via dei formati di archiviazione completamente diversi (e proprietari) che ognuno di essi usava, quindi era necessario molto tempo e molto lavoro per passare dati fra i vari computer, per non parlare dello sforzo necessario per portare e adattare i programmi da un computer all'altro. Per questo Bob Taylor , allora direttore della divisione informatica dell'ARPA, affrontò il problema in modo radicale. Nel 1966 parlò con Carlie Hertzfeld, l'allora direttore dell'ARPA, e ottenne uno stanziamento di un milione di dollari per il progetto ARPANET. ARPANET venne pianificato e realizzato dall' IPTO (Information Processing Techniques Office). Questo dipartimento fu gestito in principio da Joseph Lickilder, psicologo prima, scienziato informatico poi, al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston. ARPANET sarebbe servita a condividere online il tempo di utilizzazione del computer tra i diversi centri di elaborazione dati e i gruppi di ricerca per l'agenzia. L'IPTO si basò su una tecnologia rivoluzionaria: la commutazione di pacchetto “packet switching”, sviluppata da Paul Baran alla Rand corporation e da Donbald Davies al British National Physical Laboratory. Si puntava ad un network invulnerabile ad un attacco nucleare (La packed switching o commutazione di pacchetto è una tecnica di accesso multiplo a ripartizione nel tempo, utilizzata per condividere un canale di comunicazione tra più stazioni in modo non deterministico, utilizzata generalmente per realizzare reti di

calcolatori. Si distingue dalla commutazione di circuito, che è tipicamente usata nelle comunicazioni telefoniche). Così, nell'ottobre 1969 Leonard Kleinrock, titolare del laboratorio della UCLA , fu incaricato di creare il primo collegamento telefonico da computer a computer fra l'Università della California di Los Angeles dotata di un Xerox DSX-7, e lo Stanford Research Institute, con il proprio XDS 940, che furono così i primi due nodi di Internet. Ad ognuno fu consegnato un IMP ( Interface Message Processor ), un computer dedicato alla gestione del traffico dati, prodotto dalla BBN (Bolt Beranek & Newman), la cui piattaforma di base era costituita da un elaboratore Honeywell 516 con una memoria centrale di “ben”12 K (la sim card di un moderno telefono cellulare può averne 64 o 128). I quattro nodi furono collegati tra loro attraverso circuiti a 50Kbps prodotti dalla AT&T. La prima applicazione che abbia mai funzionato su internet fu una sessione TELNET (L'obiettivo del protocollo TELNET è fornire un supporto per le comunicazioni sufficientemente generalizzato, bidirezionale ed orientato ai Byte (otto bit). Nel dicembre 1969 si aggiunsero alla connessione la UCSB università di Santa Barbara, dotata di un IBM 360/75, e dello Utah, che aveva un DEC PDP-10, rispettivamente il terzo e quarto nodo. Il quinto nodo fu la BBN (Bolt, Beranek e Newman), una società d’ingegneristica acustica di Boston convertita all' informatica applicata applicata), nei primi mesi del 1970, che aveva implementato i primissimi protocolli di ARPANET. Il primo esperimento di collegamento ebbe uno svolgimento che oggi non ci stupirebbe granché: le cronache del tempo narrano che il professor Kleinrock dell’UCLA tentò, da Los Angeles, di accedere al sistema Xds di Stanford con un gruppo di studenti che seguiva le operazioni per telefono, collegato con altri studenti presso lo SRI. Kleinrock iniziò digitando la “L”, che apparì sul video del computer remoto. Continuò entusiasta digitando la “O” (anche questa apparve sul video di Stanford, come da conferma telefonica), ma quando digitò la “G” il sistema andò in tilt Il secondo tentativo andò a buon fine e confermò che il progetto stava percorrendo la giusta direzione. I dettagli tecnici che delineano la composizione di Arpanet non sono stati coperti da segreto. Il dominio pubblico di queste informazioni confuterebbe quindi l’opinione generalizzata di molti testi che parlano delle origini di Internet descrivendone le finalità militari, poiché i fatti descritti ci consegnano la storia di studi ed esperimenti condotti alla luce del sole, da soggetti con culture differenti. Le applicazioni militari (sicuramente, se si fosse verificato un bombardamento il rischio di perdita di dati sarebbe stata scongiurato, dato che comunicazioni e archivi potevano essere trasmessi tra computer dislocati in diverse località) furono comunque conseguenza “obbligata” di un progetto che poteva nascere solamente dalla sinergia delle uniche due entità che, all’epoca, disponevano della tecnologia informatica necessaria: il Dipartimento della Difesa e l’ambiente universitario della ricerca.

Lo sviluppo di Internet. Negli anni ’70 furono definiti i protocolli fondamentali di internet, chiamati TCP ed IP:

  • Il Protocollo TCP (Trasmission Control Protocol), che regola il trasporto dei pacchetti nella rete (invio, scambio, ricezione).
  • Il Protocollo IP (Internet Protocol), che regola l’indirizzamento dei pacchetti nella rete. Questo tipo di protocolli si propongono di governare non solo la comunicazione all’interno di una rete, ma anche la comunicazione tra reti eterogenee: i messaggi che viaggiano all’interno di una rete, una volta informati i due protocolli, possono essere trasmessi ad altre reti; quindi, emerge la possibilità della formazione di una rete di reti. Nell'estate del 1970 vennero collegati il sesto, settimo, l'ottavo e il nono nodo: rispettivamente il MIT, la Rand Corporation, la System Development Corporation e Harvard. Un ulteriore passo nello sviluppo di ARPANET fu quello di collegarla ad altri network, PRNET e SATNET, reti di comunicazione gestite da ARPA: alla fine del 1971 Internet era composta di 15 nodi, e alla fine del 1972 aveva 37 nodi. Fin da allora la sua crescita avveniva a velocità esponenziale. Nel 1973 Robert Kahn, di ARPA, e Vinton Cerf, della Stanford University, misero per iscritto la struttura di Internet.

cambio avrebbe dovuto distribuire in rete il codice migliorato. Stallman creò un'alternativa a UNIX, il sistema operativo GNU e lo rese pubblico in rete, con la sola clausola di rispettare il copyleft. Ben presto attorno ad Arpanet si andò a costruire una rete più estesa. Nel 1983 la Defense Communication Agency, assumendo ufficialmente l’utilizzo del TCP/IP, la divise in due sezioni. La prima, chiusa, a carattere militare (Milnet), la seconda a carattere scientifico (Arpanet), che non aveva alcun limite di connettività. Nello stesso periodo, John Postel creò un nuovo protocollo per la gestione della posta elettronica, denominato SMTP (Simple Mail Transfer Protocol) e insieme a Craig Partridge e Paul Mockapetris studiò un nuovo sistema di identificazione dei nodi della rete che fosse più immediato ed intuitivo dell’utilizzo dell’indirizzo ip. Il risultato della loro ricerca fu il Domain Name System (che nella rete ci consente di identificare, ad esempio, il server che ha numero ip 15.61.3.56 con un determinato nome, come hotmail.com , gmail ecc. Da quel momento in avanti lo sviluppo della tecnologia della rete andò a toccare un’altra caratteristica: la velocità di trasmissione dei dati. Le Università di Princeton e Pittsburgh, assieme ad altri tre centri di ricerca, disponevano di elaboratori particolarmente avanzati e costosi e la NSF decise di investire nella realizzazione di una dorsale che li collegasse con una linea a 56K (la velocità raggiunta dagli attuali modem analogici con tecnologia V90). Il successo del collegamento convinse tutte le università americane a sottoscrivere l’offerta della NSF, originando NSFnet. Gli host diventarono diecimila e Compuserve, Decnet e MCI si collegarono alla rete, portandovi tutti i propri utenti. Si definisce host o end system (terminali) ogni terminale collegato ad Internet. Gli host possono essere di diverso tipo, ad esempio computer palmare, dispositivi mobili e così via, fino a includere web TV, dispositivi domestici e thin client. L'host è definito in questo modo perché ospita programmi dilivello applicativo che sono sia client (ad esempio browser, reader di posta elettronica), sia server (ad esempio,web server). Uno stesso host può agire contemporaneamente da client e da server, in particolare con le applicazioni peer to peer (esempio Napster, Kaza, eMule, Direct Connect etc.). I terminali sono collegati attraverso link di comunicazione. Nel 1988 NSFnet dovette adeguare la velocità della linea al crescente numero degli utenti e la portò a 1, Mbps. Nello stesso anno nacque IRC (Internet Replay Chat), in assoluto la prima chat che permise a più utenti di dialogare per iscritto in tempo reale. I diecimila host decuplicarono nel giro di un anno. La “vecchia” Arpanet segnava il passo e in confronto a NSFnet si dimostrava ormai obsoleta. Nel 1989 la Darpa trasferì sulla nuova rete tutti i siti e decretò ufficialmente la fine di Arpanet. Tutto questo avvenne parallelamente alla caduta del Muro di Berlino, che segnò un’altra fine: quella della guerra fredda, che vide nascere e crescere una rete che avrebbe cambiato il mondo. All’inizio degli anni ’90 le politiche di accesso a NSFnet vennero modificate per consentire l’ingresso nella rete anche per fini commerciali. La crescita del numero di utenti divenne quasi incontrollabile e, dal momento che non era possibile tenere sotto controllo anche la loro qualità, ben presto si rese necessario pensare alle misure di sicurezza da adottare sulla rete: già nel 1988 fu rilevato il primo virus, che aveva causato danni agli oltre 60.000 computer connessi. Philip Zimmerman inventò Pretty Good Privacy (PGP), un sistema di crittazione dei messaggi che fu adottato anche da CIA e FBI, mentre Paul Lindner e Mark McCahill dell’Università del Minnesota crearono, con Gopher , una razionalizzazione delle informazioni, strutturate per gerarchia, basata sul modulo server che gestisce la struttura ad albero accessibile al client. Il primo strumento (non si parla ancora di Browser) di “Interfaccia Universale” alle risorse di rete fu Gopher. Esso adottava menù descrittivi a struttura gerarchica e soprattutto si basava su un’architettura di tipo clientserver. Al successo di Gopher contribuì enormemente un programma in grado di effettuare ricerche nel cosiddetto “Gopher-Space”: VERONICA (Very Easy Rodent Oriented Next wide Index to Computerized Archives). Gopher fu inventato da Paul Linder e Mark Mc Cahill. Il suo nome è dovuto alla mascotte dell’Università del Minnesota ed in inglese significa “marmotta”: un simpatico roditore che scava gallerie nel terreno. Poiché (metaforicamente) il Gopher “scava” gallerie attraverso Internet, i suoi inventori decisero di affibbiargli questo nome.

Il World Wide Web (WWW). Mentre Gopher raggiungeva l’apice del suo successo, nei laboratori del CERN veniva sviluppato però il World Wide Web , la grande ragnatela mondiale. Il CERN è l'acronimo di Organisation européenne pour la recherche nucléaire, storicamente il CERN, è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle con sede a di Ginevra. Nel 1990 Tim Berners-Lee , uno scienziato informatico presso il CERN, inventò il World Wide Web. In origine, Internet (o il web, come viene chiamato) è stato progettato e sviluppato per soddisfare le esigenze di condivisione delle informazioni tra gli scienziati che lavorano in diverse università e istituti di tutto il mondo. Il CERN è infatti non è un singolo laboratorio, ma piuttosto la casa di una comunità di circa 8000 scienziati provenienti da 85 nazionalità. Anche se questi scienziati trascorrono parte del loro tempo al CERN, di solito lavorano nelle università e nei laboratori nel loro paese di origine. Ė essenziale Il mantenimento di una buona comunicazione tra gli scienziati. L'idea di base del WWW era di combinare le tecnologie dei personal computer con le reti informatiche e ipertestuali in un sistema potente e facile per utilizzare informazioni globali. La prima proposta del WWW è stato presentato nel 1989 e perfezionato nel 1990. Il nuovo linguaggio era basato sull' Hyper Text Marking Language (HTML). Alla fine del 1990, ebbe luogo la prima dimostrazione di un software. I primi server web erano tutti situati nel laboratorio europeo di fisica e solo pochi utenti avevano accesso alla piattaforma in cui il primo browser era in esecuzione. Poco dopo, il CERN fornisce un eseguibile del browser molto più semplice e utilizzabile da qualsiasi sistema. Conteneva informazioni sulla tecnologia ipertestuale per creare una propria pagina web, e anche una spiegazione su come trovare informazioni sul web. Nel 1991, un primo sistema WWW è stato messo a disposizione della comunità dei fisici delle alte energie utilizzando la libreria software del CERN. Questo sistema era costituito da un semplice browser, il software per server web e una libreria per eseguire le funzioni essenziali consentono agli sviluppatori di creare il proprio software. Diverse università e laboratori di ricerca hanno cominciato a usarlo. Un po' più tardi, è stato reso liberamente disponibile su Internet, in particolare l'uso della comunità professionale di ipertesto. Il primo indirizzo della pagina Web è stato quello di http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html e si focalizzava sul progetto WWW. Conteneva informazioni sulla tecnologia ipertestuale per creare una propria pagina web, e anche una spiegazione su come trovare informazioni sul web. Nel 1991, un primo sistema WWW è stato messo a disposizione della comunità dei fisici delle alte energie utilizzando la libreria software del CERN. Questo sistema era costituito da un semplice browser, il software per server web e una libreria per eseguire le funzioni essenziali consentono agli sviluppatori di creare il proprio software. Diverse università e laboratori di ricerca hanno cominciato a usarlo. Un pò più tardi, è stato reso liberamente disponibile su Internet, in particolare l'uso della comunità professionale di ipertesto. Ci furono poi, solo due tipi di browser. Una versione è stata utilizzata nello sviluppo originale, molto complessa. L'altro era il browser in modalità linea, facile da installare e funzionare su qualsiasi piattaforma, ma limitato in potenza. Diverse persone crearono dei browser in ambiente X-Window. Nei primi mesi del 1993, il Centro Nazionale per Supercomputing (NCSA) dell'Università dell'Illinois, mise a punto la prima versione del browser Mosaic, compatibile coi computer allora in circolazione. Questo software fu eseguito in ambiente X Window, molto popolare nella comunità di ricerca Il browser Mosaic, ha offerto una facilità di uso crazie all’ utilizzo di un sistema che utilizzava le interazioni tra finestre. Poco dopo, il NCSA iniziò anche versioni circolanti per ambienti PC e Macintosh. La disponibilità di un browser affidabile e user-friendly su questi polari computer ha avuto un impatto immediato sulla diffusione del WWW.

  • Chrome (2008) Tutte queste premesse costituirono la base di una rete caratterizzata dal rapido sviluppo commerciale e dall’accesso sempre più capillare (ad oggi, in Italia, si contano oltre 20 milioni di utenti, tra connessioni private e business ). Una estensione tale da rendere indispensabile, nell'ultimo decennio, l'adozione di adeguate misure di sicurezza informatica.

La Multipiattaforma e il WEB. Le applicazioni Web sono normalmente utilizzabili da ogni piattaforma con qualsiasi browser web, senza preoccuparsi del linguaggio col quale sono state scritte. Ciò è vero perché il codice gira su un server (applicazione lato server) e la comunicazione con l'utente avviene soltanto attraverso l'HTTP e l'X HTML. Le pagine websi dicono talvolta multipiattaforma o "cross-browser" se possono essere utilizzate da qualunque browser, o da tutti i browser recenti. Una pagina web contenente qualcosa non interpretabile da tutti i browser come i filmati Macromedia Flash è multipiattaforma. E' multipiattaforma se è navigabile anche da chi non possiede lo speciale plugin, per esempio, con l'aggiunta di immagini a sostituire un contenuto multimediale. L'accessibilità web multipiattaforma richiede la conoscenza di standard tecnici, se una pagina è accessibile da vari sistemi come screen reader, browser basati sul Braille e piccoli dispositivi come telefoni cellulari e PDA (Personal Digital Assistant) e Tablet.

IL CALCOLATORE.

Il protagonista della scena informatica e, quindi, l’artefice dell’informatizzazione è il calcolatore digitale o anche detto calcolatore tout court (c.d. computer o elaboratore). Ossia la macchina dedicata all’elaborazione automatica delle informazioni digitali. Ma quali sono le principali caratteristiche di un elaboratore?

  • Innanzitutto, ha la capacità di compiere operazioni matematiche ad altissima velocità.
  • È in grado di registrare enormi quantità d’informazioni in spazi molto ridotti e ritrovare i dati richiesti ad un’incredibile rapidità.
  • Trasmette informazioni anche a grandi distanze e con enorme velocità.
  • Ha la possibilità di governare dispositivi meccanici che compiono operazioni anche di precisione (come ad es. i robot che assemblano auto).
  • Esegue programmi che possono svolgere funzioni molteplici: elaborare testi, gestione di archivi, calcolo, gestione della contabilità. È interessante analizzare che grazie all’utilizzo del calcolatore è possibile compiere un’infinità di operazioni a seconda dell’abilità del tecnico che utilizzerà l’elaboratore stesso. Ad es. lo stesso elaboratore potrebbe essere utilizzato sia da soggetti dotati di una grande capacità informatica per poter hackerare sistemi di natura informatica, che da neofiti del diritto che vogliono apprendere semplicemente il funzionamento dello stesso calcolatore. Il funzionamento del calcolatore è dovuto alla combinazione di due componenti fondamentali:
  1. La Componente Hardware, che rappresenta l’insieme dei dispositivi materiali (elettronici, meccanici, ottici) che elaborano l’informazione. In parole povere, tutto quello che si può concretamente toccare di uno stesso elaboratore. Possiamo anche differenziare degli hardware interni (come gli Hard disk e le memorie Ram) da hardware di natura esterna (come il mouse, la tastiera, le pendrive, gli hard disk esterni).
  2. La Componente Software, che invece rappresenta la c.d. componente immateriale del programmatore. Infatti, per Software s’intende l’insieme dei programmi informatici che governano il funzionamento del calcolatore indicando in maniera precisa le elaborazioni da seguire. Possiamo fare una divisione dei Software in 2 macro categorie:
  • Software Proprietari, che sono protetti dal diritto d’autore e venduti tramite la c.d. Licenza d’uso.
  • Software “Open Source”, che vengono concessi agli utilizzatori con la finalità di poter divulgare la conoscenza dell’algoritmo che si cela dietro il software stesso, quindi, fornendo anche il codice sorgente, utile se si vuol apportare delle modiche allo stesso software.

I primi calcolatori moderni, digitali ed elettronici, furono inventati al tempo della Seconda Guerra Mondiale nei paesi belligeranti. In Inghilterra un gruppo di matematici ed ingegneri guidati da Alan Turing realizzò il Colossus nel 1941, un calcolatore elettronico NON programmabile che, tuttavia, fu impiegato con molto successo per decifrare quelli che erano i codici utilizzati per le comunicazioni interne dell’esercito tedesco. In Germania, tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40, Konrad Zuse realizzò il primo calcolatore programmabile basato su un sistema binario. Tuttavia, in quel periodo questa invenzione fu sottovalutata dal suo governo che non seppe comprenderne l’importanza. All’inizio degli anni ‘50 avvenne quel salto tecnologico che consentì di passare ai primi veri calcolatori moderni: si registrava il programma all’interno della stessa memoria del calcolatore. Ciò permetteva di accedere con rapidità alle singole istruzioni da eseguire e, allo stesso tempo, di compiere salti condizionati, cioè poter eseguire o saltare determinati istruzioni del programma sulla base di risultati precedentemente ottenuti. I calcolatori di oggi sono costituiti sulla base del modello della macchina Von Neumann con il programma che viene memorizzato internamente al calcolatore. Secondo questo modello, l’unità di controllo e l’unità di calcolo vanno a costituire l’unità centrale di elaborazione (detta anche processore); queste parti operano anche in modo collegato: l’unità di controllo identifica l’istruzione da eseguire ed i relativi dati, mentre l’unità di calcolo va ad eseguire l’operazione stessa. Dati ed istruzioni vengono, poi, prelevati dalla memoria centrale nella quale vengono anche trasferiti i risultati delle elaborazioni stesse. Quindi, la memoria centrale rappresenta un dispositivo di memorizzazione ad alta velocità di lettura e scrittura che è tipicamente volabile, cioè si cancella quando il calcolatore si spegne. Essa dev’essere distinta dalle memorie di massa (dette anche secondarie, esterne o periferiche) consistenti in dispositivi (generalmente dischi magnetici oppure ottici) che sono capaci di contenere permanentemente grandi quantità d’informazioni (sia dati che programmi), che poi possono essere elaborate all’interno dell’unità centrale di elaborazione. Per fare ciò, queste informazioni devono essere trasferite nella memoria centrale che è la sola direttamente accessibile all’unità centrale di elaborazione; questo significa che l’esecuzione di un software residente su un disco magnetico prima comporta una sua duplicazione, cioè dev’essere copiato all’interno della memoria centrale. L’unità centrale di elaborazione di un calcolatore può considerarsi costituita da una complessa combinazione di interruttori, azionati dal calcolatore stesso, che cambiano posizione nel corso dell’elaborazione, lasciando passare la corrente elettrica o interrompendone il flusso. Per realizzare e connettere tali interruttori sono state utilizzate, nel corso degli anni, tecnologie sempre più avanzate che hanno consentito di ridurre le dimensioni dei calcolatori e di aumentarne la potenza. Al riguardo è famosa le c.d. Leggi di Moore, formulate da Gordon E. Moore, cofondatore della Intel (impresa che oggi domina il mercato dei microprocessori), che recitano:

  • La potenza dei calcolatori raddoppia circa ogni 2 anni.
  • Il costo dello sviluppo di un circuito integrato raddoppia ad ogni nuova generazione di microprocessori.

IL DATO INFORMATICO.

La memoria centrale del computer è volatile, nel senso che essa contiene i dati necessari per l’elaborazione in corso e viene liberata quando tale elaborazione ha termine. Di conseguenza, per mantenere i dati nel tempo, è necessario andare ad installare tali dati su dispositivi di memoria (anche dischi magnetici) definite “memorie di massa”, che consentono la registrazione di grandi quantità di dati. Il file è una raccolta di dati identificato in un unico nome, il nome del file. Un unico file potrebbe essere tranquillamente essere scritto su più zone del supporto fisico che lo ospita; a tal proposito distinguiamo: ▲ Gli archivi, che sono file composti da uno o più file insieme a metadati (dati su altri dati). ▲ I file di testo liberi (o testi), che sono file non strutturati.