Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Gestione di Progetti: Teorie, Strumenti e Tecniche, Appunti di Elementi di Informatica

appunti di informatica con exel, word, presentazione e glossario

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 12/11/2021

Sbrosti
Sbrosti 🇮🇹

4.5

(11)

27 documenti

1 / 29

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Info
Bisogna andare sull’email universitaria, entrare su drive, cerca filosofia poi andare su abilità
informatiche perle discipline umanistiche.
Dopo aver studiato andare su unifi2020.pdworks.com (tramite email) unifi2020.pbworks.com
Email prof[email protected]
Ogni lezione fare riassunto
Attività di gruppo (preparare progetto)
Per esamepreparare chiavetta USB con tutto ciò che si fa’
04-GENERAZIONI
Per generazione si intende un discorso anagrafico, persone che hanno + o – di 20 anni….
Digital Native VS Digital Immigrant
Marc Prensky, scrittore e ricercatore statunitense, h a coniato, per la prima volta nel 2001, l'espressione Digital Native (nativo digitale) in
contrapposizione a “Digital Immigrant” (immigrato digitale).
Con queste espressioni intende classificare due diversi gruppi di persone:
Il primo, quello dei nativi digitali , ovvero tutte quelle p ersone nate contemporaneamente alle tecnologie digitali (PC, MP3, smartphone, che hanno
sempre avuto facile accesso ad Internet...) e che sono caratterizzate dal fatto di non leggere le istruzioni ogni volta che entrano in contatto con un
digital device;
Il secondo, quello degli immigrati digitali, cioè un gruppo di persone che è nato precedentemente alle tecnologie digitali e viene abituato e utilizzato
in età adulta; che appunto si pone il problema di come utilizzare al meglio i devices e ne legge le istruzioni.
Prensky traccia un identikit d elnativo digitalee lo descrive come un individuo abituato almultitasking(ovvero come utilizzare diversi dispositivi come
tv, pc, console giochi e smartphone), predilige le informazioni ricevute da immagini piuttosto che da testi scritti,è incapace di seguire contenuti non
ipertestualietrova difficoltà a seguire ragionamenti lineari che necessitano di molto tempo per essere esplicati e appresi.(Prensky, 2001).
Molto spesso i nativi digitali non leggono le istruzioni, come già affermato in precedenza, e non sanno che lo smartphone è un'innovazione recente,
pensano che internet sia sempre esistita, considerano il PC un normale elettrodomestico.
La generazione a cui si riferisce Prensky è quella a cui appartengono i ragazzi nati intorno al 1978.  Molti altri studiosi invece fanno coincidere i nativi
digitali con i ragazzi nati intorno al 1985, altri ancora quelli nati intorno al 1996/2000.
L’immigrato digitale, invece, appartiene a quel segmento della popolazione nato prima degli anni Ottanta e che, a differenza dei “nativi digitali”, non è
cresciuto in un mondo digitale, ma ad esso si è dovuto adattare, prendendone in prestito le pratiche.
Le principali caratteristiche degli immigrati digitali possono essere così riassunte: prima di usare qualsiasi oggetto elettronico leggono il manuale di
istruzione; considerano lo smartphone utile ma una “scocciatura”, hanno iniziato ad usare Internet da poco; pensano in modo diverso dai nativi digitali,
sono scarsamente dotati sul piano delle abilità tecnologiche, con le quali hanno un rapporto basato sulla diffidenza e la paura di non “potercela fare”.
Ovviamente non tutti gli immigrati digitali risultano così goffi davanti alle nuove tecnologie, molti riescono ad adattarsi e ad utilizzarli in maniera
ottimale per soddisfare le proprie esigenze.
Analogico- Digitale
Analogico: una misurazione di valori che non presentano intervalli cioè variazioni infinitesime di valori. Un esempio di misurazione analogica è la
temperatura.
Analogicaè una grandezza che varia con continuità: una variabile analogica può assumere un numero infinito di valori.
Digitale: è una misurazione numerica, abbiamo degli intervalli ben precisi. Un esempio di misurazione digitale sono i numeri civici affissi a fianco dei
portoni delle abitazioni.
Digitaleè una grandezza che varia “a salti”: può assumere solo un numero finito di valori.
Nell’ elettronica si parla di misurazione digitale quando la registrazione è binaria.
Cosa si intende per “computer”?
Il Computer può:
Cosa si intente per informatica?L’informatica è la scienza del trattamento delle informazioni in modo
meccanico e automatico. Dobbiamo quindi trattare delle informazioni, tutto nell’informatica è informazione. L’informatica studia quindi come trattare
le informazioni in modo automatico, tutto questo attraverso la stesura di algoritmi.
Algoritmo: indica una sequenza logica di passi elementari che ci permettono di raggiungere un risultato.
L’algoritmo ha caratteristiche precise:
-finito: prevede una sequenza finita di passi. Non può mai essere infinito;
BINARIO DECIMALE
0000 0
0001 1
0010 2
0011 3
0100 4
0101 5
0110 6
0111 7
1000 8
1001 9
1010 10
1011 11
-Calcolare
-Ordinare
-Memorizzare
-Controllare
-Comunicare
-Pensare…
ciò lo rende quindi estremamente versatile.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d

Anteprima parziale del testo

Scarica Gestione di Progetti: Teorie, Strumenti e Tecniche e più Appunti in PDF di Elementi di Informatica solo su Docsity!

Info

 Bisogna andare sull’email universitaria, entrare su drive, cerca filosofia poi andare su abilità informatiche perle discipline umanistiche.  Dopo aver studiato andare su unifi2020.pdworks.com (tramite email) unifi2020.pbworks.com  Email prof[email protected]  Ogni lezione fare riassunto  Attività di gruppo (preparare progetto)  Per esamepreparare chiavetta USB con tutto ciò che si fa’

04-GENERAZIONI

Per generazione si intende un discorso anagrafico, persone che hanno + o – di 20 anni….

Digital Native VS Digital Immigrant

Marc Prensky, scrittore e ricercatore statunitense, ha coniato, per la prima volta nel 2001, l'espressione “ Digital Native” (nativo digitale) in contrapposizione a “Digital Immigrant” (immigrato digitale). Con queste espressioni intende classificare due diversi gruppi di persone:

 Il primo, quello dei nativi digitali, ovvero tutte quelle persone nate contemporaneamente alle tecnologie digitali (PC, MP3, smartphone, che hanno

sempre avuto facile accesso ad Internet...) e che sono caratterizzate dal fatto di non leggere le istruzioni ogni volta che entrano in contatto con un digital device;

 Il secondo, quello degli immigrati digitali, cioè un gruppo di persone che è nato precedentemente alle tecnologie digitali e viene abituato e utilizzato

in età adulta; che appunto si pone il problema di come utilizzare al meglio i devices e ne legge le istruzioni. Prensky traccia un identikit del nativo digitale e lo descrive come un individuo abituato al multitasking (ovvero come utilizzare diversi dispositivi come tv, pc, console giochi e smartphone), predilige le informazioni ricevute da immagini piuttosto che da testi scritti , è incapace di seguire contenuti non ipertestuali e trova difficoltà a seguire ragionamenti lineari che necessitano di molto tempo per essere esplicati e appresi. (Prensky, 2001). Molto spesso i nativi digitali non leggono le istruzioni, come già affermato in precedenza, e non sanno che lo smartphone è un'innovazione recente, pensano che internet sia sempre esistita, considerano il PC un normale elettrodomestico. La generazione a cui si riferisce Prensky è quella a cui appartengono i ragazzi nati intorno al 1978. Molti altri studiosi invece fanno coincidere i nativi digitali con i ragazzi nati intorno al 1985, altri ancora quelli nati intorno al 1996/2000. L’immigrato digitale, invece, appartiene a quel segmento della popolazione nato prima degli anni Ottanta e che, a differenza dei “nativi digitali”, non è cresciuto in un mondo digitale, ma ad esso si è dovuto adattare, prendendone in prestito le pratiche. Le principali caratteristiche degli immigrati digitali possono essere così riassunte: prima di usare qualsiasi oggetto elettronico leggono il manuale di istruzione; considerano lo smartphone utile ma una “scocciatura”, hanno iniziato ad usare Internet da poco; pensano in modo diverso dai nativi digitali, sono scarsamente dotati sul piano delle abilità tecnologiche, con le quali hanno un rapporto basato sulla diffidenza e la paura di non “potercela fare”. Ovviamente non tutti gli immigrati digitali risultano così goffi davanti alle nuove tecnologie, molti riescono ad adattarsi e ad utilizzarli in maniera ottimale per soddisfare le proprie esigenze.

Analogico- Digitale

Analogico: una misurazione di valori che non presentano intervalli cioè variazioni infinitesime di valori. Un esempio di misurazione analogica è la temperatura. Analogica è una grandezza che varia con continuità: una variabile analogica può assumere un numero infinito di valori. Digitale: è una misurazione numerica, abbiamo degli intervalli ben precisi. Un esempio di misurazione digitale sono i numeri civici affissi a fianco dei portoni delle abitazioni. Digitale è una grandezza che varia “a salti”: può assumere solo un numero finito di valori. Nell’ elettronica si parla di misurazione digitale quando la registrazione è binaria.

Cosa si intende per “computer”?

Il Computer può: Cosa si intente per informatica? L’informatica è la scienza del trattamento delle informazioni in modo meccanico e automatico. Dobbiamo quindi trattare delle informazioni, tutto nell’informatica è informazione. L’informatica studia quindi come trattare le informazioni in modo automatico, tutto questo attraverso la stesura di algoritmi. Algoritmo: indica una sequenza logica di passi elementari che ci permettono di raggiungere un risultato. L’algoritmo ha caratteristiche precise:

  • finito: prevede una sequenza finita di passi. Non può mai essere infinito; BINARIO DECIMALE 0000 0 0001 1 0010 2 0011 3 0100 4 0101 5 0110 6 0111 7 1000 8 1001 9 1010 10 1011 11
  • Calcolare
  • Ordinare
  • Memorizzare
  • Controllare
  • Comunicare
  • Pensare… ciò lo rende quindi estremamente versatile.
  • definito: tutti i passi devono essere privi di ambiguità;
  • eseguibile: deve cioè essere eseguibile con gli elementi disponibili previsti;
  • deterministico: ogni passo deve prevedere l’istruzione successiva. Gli elementi di definizione dell’algoritmo sono:
  • dati di ingresso: ciò che è noto, ciò che richiediamo come "necessario" per l'esecuzione dell'algoritmo stesso; si indica con il termine INPUT.
  • condizioni di esecuzione: sono in generale le caratteristiche che devono avere i risultati o il processo stesso (es. durata, caratteristiche del risultato).
  • risultati: ciò che si deve ottenere/determinare, gli elementi incogniti la cui determinazione fornisce l'OUTPUT.

5a-INTERNET

Storia: l'origine di internet può essere fatta risalire agli anni Sessanta quando, su iniziativa di alcune università americane, nasce l’esigenza di mettere in connessione questi sistemi per favorire il trasferimento di informazioni, dati, documenti. Questa operazione fu finanziata dall’ARPA (Advance Research Project Agency). L’idea delle università fu quella di prevedere una linea di funzionamento non gerarchico. Svilupparono quindi un modello reticolare: ogni elemento della rete era alla pari con gli altri. Questo modello reticolare è definito resiliente, cioè resiste a eventuali rotture, poiché se una connessione cade le comunicazioni fra i vari sistemi si instradano sulle altre linee della rete. Computer: cassone di ferro con potenze poco elevate rispetto ad ora. In proprietà per università o grandi aziende  Internet all’inizio permetteva connessioni “punto a punto”: da una postazione di lavoro ci si collegava direttamente a un sistema digitandone l’indirizzo  Utilizzavamo un sistema di tipo TELNET che permetteva di accedere a quel sistema  Con un’interfaccia a caratteri privo di grafica  Ogni volta era necessaria l’identificazione utente  Si presentava un menù di opzioni per fare delle scelte. Diffusione di internet: la diffusione maggiore si ha nei paesi del cosiddetto “primo mondo” mentre negli altri paesi siamo ancora molto indietro. Per studiare la diffusione di internet ha poco senso analizzare il numero di utenti in assoluto, la cosa migliore sarebbe studiare il numero di utenti in percentuale alla popolazione. Da uno studio del genere si può vedere come i paesi nordici siano in testa a questa classifica. Attualmente i dati sulla diffusione stanno cambiando, anche grazie alla diffusione dei cellulari con i dati mobile.

Digital Divide

L’utilizzo di internet crea un problema fondamentale: il digital divide. Parte della popolazione non può accedere alla rete e questo può avvenire per tre principali motivi:

  1. ACCESSO ALLA RETE: Non c’è connessione, non c’è possibilità di connettersi. Limitato (velocità) Impossibile (mancanza di rete)
  2. TROPPO ONEROSO Costo non sostenibile HW, SW, connessione…
  3. ANALFABETISMO INFORMATICO: chi non riesce a utilizzare strumenti digitali. Tutto questo crea una divisione che possiamo confrontare con la divisione che avevamo a inizio ‘900 con persone che sapevano leggere, scrivere e fare di conto e chi invece era analfabeta e quindi aveva sempre bisogno dell’aiuto di altri. Il problema del digital divide è un problema serio che si sta cercando di combattere poiché l’utilizzo di internet oggi è fondamentale.

Internet in Italia

L'Italia fu il quarto Paese europeo a connettersi in rete, dopo Norvegia, Regno Unito e Germania, grazie ai finanziamenti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. La connessione avvenne dal Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico presso l'Università di Pisa, dove era presente un gruppo di ricerca fra i più avanzati in Europa. Alcuni di questi componenti del gruppo avevano lavorato a contatto con quelli che poi sarebbero stati considerati i padri di Internet, Robert Kahn e Vinton Cerf. Fu proprio Kahn a convincere i suoi superiori a finanziare l'acquisto delle tecnologie necessarie (Butterfly Gateway) per il gruppo di Pisa. Il collegamento avvenne il 30 aprile 1986, alle 18 circa.

Diffusione

Secondo gli ultimi dati la diffusione della rete è quasi interamente capillare. Circa il 50% della popolazione mondiale è oggigiorno connessa e nella statistica rientrano anche i bambini appena nati. Naturalmente la divisione mondo “occidentale” e sud del mondo si sente fortemente anche nella diffusione del mezzo telematico. In Europa circa l’85% della popolazione ha accesso alla rete, mentre il Africa si scende al 22%. Anche l’Asia sembra ferma con “solo” 2 miliardi di persone connesse, sebbene lo sviluppo tecnologico di certe aree sia fortemente incrementato. L’aumento esponenziale dell’uso del web è in massima parte dovuto alla diffusione degli Smartphone che ha reso più semplice il collegamento alla rete e l’aumento dei canali social e di condivisione, Facebook e Youtube in primis. In Italia la diffusione della rete è attestata intorno al 73%, una media un po’ bassa se si pensa alla media europea e probabilmente dovuta a delle carenze strutturali della rete. Il Numero degli utenti in assoluto è un dato che non ha molto senso perché risente delle dimensioni del paese e della popolazione. Al primo posto abbiamo gli USA, al secondo la CINA e poi il GIAPPONE. Per quanto riguarda il numero di utenti in percentuale sulla popolazione, al primo posto abbiamo la NORVEGIA (86.7%), al secondo posto la SVEZIA (76.6%) e al terzo posto la NUOVA ZELANDA (76.6%).

5b- WEB

Il Web nasce dal contesto teorico di ipertesto, idea già diffusa negli anni ’40. Ma cos’è l’ipertesto? A differenza di un testo tradizionale dove la lettura è sequenziale, l’ipertesto prevede la possibilità continua di saltare da un punto a un altro (collegamento tramite link).

  • I (“pro”) si portano affermazioni, concetti, preconcetti, idee e si tenta, talvolta con minimi mezzi, di dargli una parvenza di scientificità (ad esempio portando UN UNICO CASO a favore, senza tenere conto che la spiegazione del CASO potrebbe essere dovuta a fattori ben diversi da quelli presi in considerazione), in particolare sostenendo con forza le proprie tesi, talvolta con una veemenza da sconfinare nell’arroganza, e, talvolta, portando a sostegno delle proprie tesi le OPINIONI di altre persone, magari autorevoli nel loro campo (es. Professori di Filosofia) che però non hanno alcuna base di studi sulla materia in questione (che, tra l’altro comporta conoscenze approfondite di Meteorologia, di Dinamica dei Fluidi, di Meccanica, di Chimica, di Organizzazione del trasporto Aeronautico ecc...).
  • I (“contro”) di chiedere pareri e elementi di giudizio da parte di persone che, nel loro campo, hanno lunghi anni di studio e che dimostrano, con PROVE SCIENTIFICHE, che quanto affermato è privo di senso. Ovviamente queste PROVE sono estremamente complesse, e richiedono competenze specifiche tutt’altro che facili da assimilare, e in qualche caso ai limiti della comprensione attuale (basti pensare alle previsioni metereologiche, che sono tutt’altro che precise: i modelli scientifici che cercano di spiegare le evoluzioni atmosferiche sono di una complessità enorme, e impegnano potenze di calcolo incredibili, senza essere nient’altro che semplici “approssimazioni” della realtà, ma certo più attendibili del “callo del nonno”). A questo punto sorge il problema: come faccio a distinguere se hanno ragione i “pro” o i “contro”?
  • Dal lato “contro” dovrei impegnarmi in uno studio approfondito di migliaia di pagine di studi scientifici che per essere veramente compresi richiederebbero mesi se non anni di tempo; e chi ha il tempo per fare una cosa del genere, mentre è impegnato nella propria vita quotidiana del tutto estranea a simili questioni?
  • Dal lato “pro” trovo delle persone che, in modo conscio o inconscio mettono in atto tutti gli strumenti possibili (che tra l’altro sarebbero studiati scientificamente da discipline rigorose come la Retorica, la Psicologia dell’argomentazione, la Psicologia della Persuasione e altre) per “convincermi” che hanno ragione loro. A questo punto cosa può fare il singolo? problema.... In una delle prime lezioni ho citato il Prof. Odifreddi, matematico e già docente di logica a Torino, che in un suo aforisma dice, più o meno: “metà del genere umano ha una intelligenza inferiore alla media(na)”. Questa, che è una affermazione semplicemente tautologica, che normalmente scatena un dibattito sulla reale possibilità di “misurare” l’intelligenza, vuole solo esemplificare un concetto banale: comunque tu possa misurare l’intelligenza (ammettendo che in qualche modo sia possibile), potrai mettere in ordine secondo questa misura tutte le persone e potrai tracciare una linea (“mediana”) che le separa in due metà: quelle che sono sopra, e quelle che sono sotto. Se avessi detto “metà del genere umano ha una altezza inferiore alla media(na)” non ci saremmo addentrati in sterili questioni sulla misurabilità: basta prendere un comune metro (misura OGGETTIVA, non cambia se è graduato in “centimetri” o in “pollici”, basta usare sempre lo stesso metro), misurare tutte le persone del mondo, metterle in ordine di altezza e avremmo i “bassi” (sotto la mediana, che è un valore statistico calcolabile in modo banale) e gli “alti” (sopra la mediana), beninteso, evitando altrettanto sterili discussioni sull’utilità o importanza di tale definizione, e sulla “qualità” se sia meglio essere alti o bassi... In questo contesto potremmo distinguere quelli che, di fronte ad una QUALSIASI affermazione, vanno OLTRE l’affermazione stessa e si chiedono:
  1. Chi lo afferma?
  2. Quali basi di studio scientifico e anni di applicazione sulla specifica materia, ha?
  3. Quali PROVE SCIENTIFICHE porta a sostegno di quello che afferma?
  4. Quali interessi (economici o altro) ha nel presentare questa affermazione? E, dall’altro, chi NON si fa queste semplici domande e, preso solo dalle capacità oratorie e persuasive del soggetto di turno, accetta tali affermazioni perché, semplicemente, gli sembrano “convincenti” (non si sa in base a quale criterio) o, peggio, “perché lo dicono tutti” (Galileo Galilei in effetti passò i suoi guai, dato che “tutti” sostenevano che era il sole a girare intorno alla terra e non il contrario). PS 1 In tutta questa riflessione, e nella lezione di ieri, abbiamo appena sfiorato un tema molto delicato, quello della FEDE religiosa; in quest’ambito siamo necessariamente AL DI FUORI della possibilità di PROVA SCIENTIFICA: per sua stessa affermazione una fede religiosa NON PUO’ ESSERE PROVATA, né si PUO’ PROVARE LA SUA FALSITA’; proprio per questo si parla di FEDE... in questo ambito ognuno dovrebbe essere libero di CREDERE o NON CREDERE, senza per questo dover subire gli attacchi di chi la pensa in modo diverso (ogni tanto sarebbe bene ricordarsi di Voltaire: Non credo a quello in cui credi tu, ma sono disposto a morire per far si che tu possa essere libero di credere in quello che vuoi). (certo che se qualcuno mi vuol far credere che grazie alla sua FEDE può vivere per molti anni SENZA NUTRIRSI e SENZA BERE, come certi santoni indiani, questione assolutamente PROVABILE, allora di nuovo posso pretendere delle PROVE SCIENTIFICHE e valutare se si tratta di una realtà “inspiegabile”, o “non ancora spiegabile”, o se si tratta, semplicemente, dell’ennesimo ciarlatano...) PS 2 Che c’entra tutto questo con l’informatica? oggigiorno INTERNET, che è uno strumento formidabile che può contribuire in modo enorme al progresso dell’umanità rischia di essere sommerso da una quantità enorme di materiale “non scientifico” che, “intortando” quella metà del genere umano che “sta sotto la media(na)” arriva a soffocare la ricerca scientifica, semplicemente demonizzandola, e, ancora più semplicemente, tagliandole i fondi necessari per proseguire nel cammino, del resto la via dell’inferno è lastricata d’oro, e aderire per FEDE è molto più facile e comodo che “ragionare”, basti pensare al Nazismo e al Fascismo. 1a - Social network Social network (la cui traduzione italiana è "rete sociale"), Facebook, mettendone in discussione l'aspetto "social". Infatti, il primo aspetto critico che emerge è che in realtà i social network, invece di ampliare la visione su un determinato argomento, come all'inizio potrebbe sembrare poiché abbiamo la possibilità di comunicare con molte più persone rispetto a quanto potremmo fare nella realtà, fanno sì che attraverso, per esempio, i gruppi su Facebook, si creino un insieme, più o meno ampio, di persone che condividono una stessa posizione (basti pensare ai gruppi di argomento politico) che vanno a riconfermare le proprie idee. Le discussioni infatti si genereranno su argomenti ben specifici, partendo però da posizioni comuni. Chi non la pensa in un certo modo viene "bannato", che vuol dire eliminato, dal gruppo. Quindi si genera una radicalizzazione delle proprie idee. Questo è sicuramente negativo, perché la democrazia si dovrebbe alimentare attraverso la discussione, il confronto…

Il secondo aspetto sicuramente significativo riguarda l'aspetto comunicativo. La comunicazione sui social network è scarna, di pochi caratteri, fatta di slogan. Basti pensare al limite di caratteri presenti nelle descrizioni delle foto su Instagram o di un tweet. Inoltre la comunicazione è prevalentemente visuale, fatta di video e immagini. Effettivamente per attirare l'attenzione è molto più utile un'immagine ben fatta, con sopra una descrizione abbastanza breve e coincisa, piuttosto che un testo lungo e articolato senza alcuna immagine.

* Un sacerdote egizio di qualche migliaio di anni a.C. tonava contro l’avvento della scrittura perché era convinto che essa avrebbe portato un

impoverimento estremo dell’intelligenza delle persone, che non avrebbero usato più il cervello per memorizzare lunghe sequenze. Perciò la scrittura era

vista in chiave negativa. *

Si riflette anche sul fatto che, un insegnante ad esempio, dovrà sempre più far uso di strumenti multimediali con lo scopo di tener alta l'attenzione, la quale sembra perdersi davanti ad un discorso senza immagini. La questione finale, posta dal professore in relazione a quanto detto, è se sia stato più facile comprendere e mantenere alta la soglia dell'attenzione ascoltando solamente un file audio oppure, come avvenuto nelle scorse lezioni, guardando una presentazione Power Point accompagnata da spiegazione.

2a - Fake news

Le fake news esistono da sempre e molto spesso le persone non hanno gli strumenti per distinguere le notizie vere da quelle false. Con lo sviluppo dei social network (web) questo fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti. La politica è un esempio del perché le fake news sono diventate un fenomeno preoccupante: propagandare attraverso le fake news o enfatizzare in un certo modo, grossolanamente distorto, può anche in un lettore estremamente accorto lasciare il dubbio. Quindi le fake news influenzano l’opinione pubblica, in particolare quella parte di indecisi che risultano determinanti per l’esito delle elezioni. Ecco perché diventa estremamente importante la lotta alle fake news, ma purtroppo siamo ancora lontani dalla soluzione del problema. La soluzione non è sicuramente l’utilizzo della censura poiché è uno strumento antidemocratico. La scelta migliore sarebbe quella di far crescere il senso critico delle persone in modo tale da ottenere che queste fake news non abbiano l’effetto voluto dai loro creatori. Come facciamo a riconoscere una fake news? Occorre innanzitutto una grande dose di buon senso e di senso critico. Dovremmo inoltre prendere esempio da chi già combatte le fake news, come fa ad esempio Paolo Attivissimo che da molti anni tiene un blog sulle bufale. Di questa sua attività è rimasto il suo sito internet “Bufalopedia”. Il suo sito è molto interessante perché smentisce le bufale in maniera scientifica: porta prove dimostrabili, inconfutabili, riscontrabili, verificabili da chiunque per dimostrare, secondo passi logici e consequenziali, che la notizia analizzata è una bufala o è una notizia vera.  https://lunasicisiamoandati.blogspot.com/  http://sciechimicheinfo.blogspot.com/  https://undicisettembre.blogspot.com/

06 -WORD APPUNTI

6a-Word Stili e Sommario

Strumenti di produttività individuale, iniziamo da Word. La prima cosa che dobbiamo curare è quella di associare a ogni parte del documento il corretto stile tramite la finestra multifunzione “Stili”. A cosa servono gli stili? Fondamentalmente servono per evitare di dover scegliere le caratteristiche di impaginazione ogni volta che scriviamo una parte di testo. L’obiettivo non è solo il risparmio del tempo, la vera cosa utile è la creazione dell’indice del nostro testo. Utilizzando il menù “Riferimenti” troviamo l’opzione “Sommario” dalla quale otteniamo automaticamente l’indice perfettamente impaginato. In caso di aggiunta di parti di testo l’indice non si aggiornerà automaticamente ma basterà selezionarlo e cliccare sulla voce “aggiorna intero sommario”. Nell’ambiente wiki ritroviamo gli stessi concetti.

6b-WordBibliografia

Un documento scientifico è basato per il 90% da citazioni, analisi e valutazioni di ciò che è stato fatto/scritto sul medesimo argomento. Premesso che è meglio scrivere la bibliografia prima del testo è opportuno ricordare che in ambito scientifico è preferibile usare materiale il più recente possibile. Come gestire la Bibliografia? Dal menù "Riferimenti" -> gestione fonti-> scegliere la fonte se disponibile in "elenco precedenti" oppure cliccare su "nuova". Si aprirà un'altra maschera che deve essere compilata con Autore (specificando i dati: cognome, primo nome, secondo nome (se ci sono più autori si possono aggiungere seguendo lo stesso ordine e saranno visualizzati divisi da un punto e virgola)), titolo, anno, luogo, editore, ISBN (in DOI), ecc. Se si vogliono riportare tutti i campi selezionare "mostra tutti i campi" prima di chiudere. Scegliere dove inserire la Bibliografia (che sarà un titolo), cliccarvi e poi dal menù "Riferimenti" -> Bibliografia. Si può scegliere lo stile della bibliografia dal menù "Riferimenti" -> stile. (Per le caratteristiche degli stili delle bibliografie vedi su internet).

6c-WordCitazioni e note

Per inserire una citazione, avendo già creato la Bibliografia, seleziono il punto dove voglio inserirla poi dal menù "Riferimenti" -> inserisci citazione -> seleziono la citazione (posso selezionarne anche lo stile: quello APA è tra i più usati). Se la citazione la voglio inserire a piè di pagina (come avviene soprattutto in ambito umanistico), seleziono il punto dove voglio inserirla poi dal menù "Riferimenti" -> inserisci nota a piè di pagina.

6d-Word PDF

I formati di file si distinguono dall'estensione finale (generalmente 3 lettere ma possono essere anche più o meno) che indicano con quale programma sono stati creati ma non essendoci regole in merito possono esserci più formati con la stessa sigla anche se succede raramente. Il formato PDF è prodotto da ADOBE e per leggerlo basta Acrobat Reader mentre per modificarlo serve Acrobat WRITER. Come si può trasformare un documento creato con Word in un PDF? Ci sono due modi:

Ogni cella è identificata dalla coppia lettere-numeri (colonna-riga). Ogni foglio può contenere un numero quasi infinito di celle. Ogni file può contenere più fogli. Posso personalizzare le impostazioni di Excel (comprese: formule, dati, correzione, salvataggio, lingua, accessibilità, ecc) o le barre (multifunzione, accesso rapido) o i componenti aggiuntivi o il centro protezione. Quando creo un "nuovo file" posso scegliere tra i "modelli" già installati, cercarne di nuovi su internet o iniziare a lavorare su un "foglio bianco". O7c-ExcelCelle e fogli  Le celle si identificano con riga/colonna e ne abbiamo 1 o + attive.  Le righe e le colonne possono essere modificate per dimensione. 07d-ExcelFunzioni 1 Funzione elaborazione complessa di uno o più valori che restituisce un solo risultato =NOMEFUNZIONE(PAR1;PAR2;PAR3…) Es: =SOMMA(A1;A2;A3;A4) è la stessa cosa di =A1+A2+A3+A =SOMMA(A1:A100) è la stessa cosa di =A1+A2+A3+A4+A5+A6…+A =S0MMA(A1;A100) è la stessa cosa di =A1+A =SOMMA(A3:A7;A15) è la stessa cosa di = A3+A4+A5+A6+A7+A FUNZIONIcategorie Funzione SE Ha solo tre parametri la prima è una condizione. Poi metto se vero o se falso =SE( Condizione; SeVero; SeFalso ) è la stessa cosa di =SE(B2=0;”Pippo”;D2/B2) 07e-ExcelFunzioni 2 07f-ExcelFunzioni 3 07g-ExcelFile csv-ordinamenti File CSV(VALORI SEPARATI DA VIRGOLE)= è un normalissimo file di testo. Posso aprirlo tranquillamente con un blocco note. Ci sono dei campi di dati separati da una virgola. La prima riga c’è scritto i nomi delle colonne. 07h-ExcelStatistiche QOL 07i-ExcelFormattazione condizionale 07j-ExcelColore nel computer Come i computer gestisce il colore dell’immagine? A seconda di cosa stiamo visualizzando dietro, per ogni puntino (pixel) colorato ci sono dei bit (valori che possono assumere solo assumere solo 0-1 e per ogni bit per ogni pixel può essere bianco o nero, acceso o spento. Se associamo a ogni pixel 4 bit potremo mettere in campo 14 colori, se mettiamo 8 bit avremo 256 colori, con 16 bit cioè 2 byte avremo 65.536 colori e oggi come oggi abbiamo 3 byte cioè 24 bit avremo 16.777.216 colori). Come si codificano tali colori? Ci sono varie tecniche:  Tecnica RGB (additiva)

  • Red, Green, Blue
  • Viene usato i 3 byte dove abbiamo Red, Green e Blue che mischiati insieme ci danno lo specifico colore che ci interessa
  • APP per decifrare colore (ColorPix) 07k-ExcelGrafici Perché fare grafici e con che strumento? Lo strumento più facile e immediato è Excel perché mi permette di raccogliere i dati, incasellarli nel giusto modo. Perché fare un grafico? A questa domanda ha risposto negli anni ’70 uno statistico Anscombe che costruì un esempio interessante cioè il Quartetto di Anscombe. Esso espone una semplice affermazione: “io posso avere 4 fenomeni/casi da studiare dove ho rilevato 10 casistiche in 4 diverse situazioniESEMPIO 4 classi di 10 studenti per classe dove ho rilevato altezza e pesovado a fere un’analisi statistica e noto che tutti i valori che ricavo sono uguali. https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/ec/Anscombe%27s_quartet_3.svg/800px-Anscombe%27s_quartet_3.svg.png 07k-ExcelGrafici 2 (grafico a barre) Il grafico per excel è un’oggetto sovrapposto sopra al foglio 07k-ExcelGrafici 3 (grafici a linee) Tali rette sono principalmente di tipo estetico. Spesso i grafici a linee vengono utilizzati per rappresentare il fatturato delle aziende sbagliato perché il fatturato non viene paragonato al fatturato dell’anno precedente 07k-ExcelGrafici 4 (grafici a torta) Sarebbe bene che le fette siano poche perché con troppe fette il grafico perde di significato, almeno che non voglio comunicare che non c’è una fetta predominante ma sono tutte pressoché uguali. Le torte sono preferite di tipo scientifico poco usato da noi.

Torte esploseio posso specificare altre fette Torte ciambellone

07k-ExcelGrafici 5

Grafico radar è stato inventato dai giapponesi, essi hanno un’attenzione maniacale per le forme, infatti è per tale motivo che il grafico ha tale particolarità ES: ipotizziamo di avere 3 clienti (A-B-C), dove tali clienti hanno acquistato un mix di prodotti. Se io guardo la tabella vedo il tot ma non riesco a capire la tipologia del mio cliente perché non capisco che prodotto prendono. Grafico a dispersione ho due assi e metto dei puntini per identificare i miei clienti. Grafico a mappe mi permette di fare una mappa dei vari paesi. Tali mappe sono pericolose perché non bisogna trarre la falsa convinzione dalla dimensione perché ci sono paesi che sembrano spazi enormi con pochi neonati ma gran parte del territorio è disabitato. Mappe di tipo country i paesi devono essere scritti in un determinato modo

07k- ExcelGrafici 6

(temperatura media)mediascalapercentuali

07l- ExcelTabelle e grafici Pivot

Le tabelle Pivot sono una funzione particolare di Excel usate in momenti particolari, mi permette di fare cose che con Excel sarebbe abbastanza laborioso. Serve per quando ho grandi tabelle con molte righe e voglio totalizzare per valutare tali dati in gruppi. Oltre alle tabelle esistono anche i grafici pivot

08-Presentazioni

08a-PresentazioniIntroduzione

Per molti significa fare un Power Point ma per chi ascolta può divenire una tortura. Perché bisogna presentare? Perché tutto ciò che pensiamo di produrre non basta avere una buona idea perché “SOLO NEL CONSUMO IL PRODOTTO DIVIENE PRODOTTO EFFETTIVO”Karl Marx


Si crede che fare delle presentazioni significhi necessariamente fare un PowerPoint, ma esso può diventare una "tortura" per chi ascolta. La domanda è: Perchè presentiamo? Innanzitutto qualunque cosa abbiamo intenzione di produrre o abbiamo già prodotto, deve essere "consumata", quindi non basta fare qualcosa, nemmeno farla bene, il fine ultimo deve essere quello di venderla, (da intendere in termini non strettamente economici, l'intento deve essere quello di far passare la nostra produzione ai "clienti"). Quando presentiamo, non avremo una seconda possibilità per fare una buona prima impressione, perciò è fondamentale e non deve essere trascurata la presentazione dei nostri lavori, che vale tanto quanto farli bene. Le basi di una presentazione:

 Etica = disciplina che ci spiega cos'è giusto, sbagliato, onesto, disonesto. L'etica non è immutabile, cambia nel tempo e nello spazio;

 Estetica = disciplina che definisce il bello, il brutto, il piacevole, lo spiacevole. Anche l'estetica cambia secondo certi canoni sociali;

 Retorica = disciplina che ragiona in termini di cosa sia preferibile o meno, cosa sia opportuno o non per un certo individuo piuttosto che un

altro. Le discipline che intervengono in una presentazione efficace sono:

  1. Retorica (teoria dell'argomentazione);
  2. Eloquenza o Oratoria (public speaking);
  3. Psicologia della persuasione;
  4. Psicologia della Gestalt;
  5. Programmazione Neuro-linguistica;
  6. Grafica e Design;
  7. Ergonomia;
  8. Project Management;
  9. Fisiologia.

08b-PresentazioniProgetto

5P:

 Pianifica  Prepara  Pulisci  Prova  Presenta Tipologie

  1. INFORMATIVAdevo informare qualcuno di qualcosa. Dobbiamo essere essenziali, chiari, chiedere feedback e abbiamo poco tempo per esporre
  2. CONSULTIVAabbiamo bisogno molto del feedback, tempo ampio e varie metodologie di coinvolgimento

08c-PresentazioniInventio Dobbiamo pensarla come un inventario dei nostri argomenti. Gli argomenti devono essere tali da CONVINCERE, devono anche COMMUOVERE arrivando alla passione delle persone, e devono anche PIACERE facendo divertire il pubblico. In questo contesto bisogna differenziare: sono due termini similari.


Il termine inventio, potrebbe erroneamente far pensare all'invenzione, in realtà in questo caso si tratta di stilare un inventario di tutte le argomentazioni possibili sul tema che andremo a trattare nella presentazione. Gli argomenti devono essere:

  1. convincenti: attraverso elementi che rifanno al logos;
  2. commuoventi: devono muovere la passione degli ascoltatori;
  3. piacevoli: devono far divertire chi ascolta. Occorre poi distinguere due termini spesso ritenuti sinonimici:

 CONVINCERE= rendere qualcuno sicuro di qualcosa, attraverso l'evidenza delle prove o la validità degli argomenti addetti. Esso è

razionale, fa leva sulla ragione, fatti, dati, numeri. "testa"

 PERSUADERE= ottenere il consenso di qualcuno attraverso la sua approvazione. Esso è irrazionale, fa leva sulla passione, emozioni,

umore, sensazioni. "pancia" È giusto convincere, ma è importante anche persuadere, si dovrebbe arrivare all'obiettivo ottimale del "consuadere". Per poter costruire il nostro elenco degli argomenti, si deve rispondere a tutta una serie di domande, cominciando con le classiche 5W del giornalismo anglosassone (chi, cosa, perché, dove, quando) aggiungendo elementi latini (in che modo, con quali mezzi, costi, ricavi, rischi e durata). Ciò che andiamo a esporre deve essere il più possibile completo, ma non è detto che tutto quello elencato sopra, entri poi nel progetto, ma sono tutti argomenti che ci consentono di costruire una buona presentazione. Noi potenzialmente abbiamo un'infinità di argomenti a cui poter fare riferimento, è chiaro però che non è possibile dire tutto quanto, né pensare di utilizzare la medesima presentazione per chiunque, occorre che la stessa, sia orientata al nostro pubblico, per questo si dovrà accuratamente selezionare gli argomenti a noi congeniali per convincere/persuadere quel certo pubblico, in modo da costruire una presentazione efficace per quel particolare pubblico. 08d-PresentazioniDispositio Rappresenta il secondo passo e coincide con il mettere in ordine i vari argomenti. Per prima cosa l'elenco degli argomenti stilato precedentemente, va ordinato per importanza: se gli argomenti sono pochi, l'ordine sarà abbastanza intuitivo, se invece sono tanti, possiamo ricorrere ad un campionato, quindi si costruisce una tabella e si fanno dei confronti a coppie, dopodiché si decide quale dei due sia più importante rispetto all'altro, e all'argomento vincente viene assegnato 3 punti, se invece vi è un pareggio tra i due si danno 3 punti a testa mentre al perdente ovviamente si danno 0 punti. Tutto ciò, ci permette di avere l'ordine di importanza dei nostri argomenti, fondamentale nel momento in cui si andrà a costruire la scaletta della nostra presentazione. Occorre fare sicuramente una selezione degli argomenti, in base al tempo previsto: se ho un tempo limitato, necessariamente dovrò fare una scelta e quindi scegliere solo quegli argomenti più importanti per quel determinato pubblico. Solitamente nelle presentazioni non viene mai superata l'ora e mezza, altrimenti il pubblico si stanca, quindi dovrò lavorare su quest'aspetto ragionando bene sulla curva dell'attenzione:

  1. prima fase "crescita": si deve ottenere l'attenzione, sollevare l'interesse, fare un indice sintetico di cosa si parlerà e prestare attenzione, a che tutti siano "attenti", quindi si opera un riscaldamento dell'uditore con aneddoti, scherzi comici;
  2. fase centrale "picco": gli ascoltatori sono più attenti;
  3. fase "calo": l'attenzione degli ascoltatori cala;
  4. fase finale "calo-rifiuto": come nella fase iniziale, anche in questa finale bisogna trovare il modo di recuperare le persone, attraverso magari esercizi, feedback. Qualora il tempo a disposizione è tanto, dovrò gestire bene queste 4 fasi, rifacendo la fase di crescita. Gli argomenti si dicono generalmente:
  5. criterio del"crescendo": dal meno importante al più importante (presentazione più motivante, ascoltatore vagamente interessato alla questione);
  6. criterio del "calando": dal più importante al meno importante (presentazione meno motivante, ascoltatore poco interessato perciò deve essere coinvolto fin da subito);
  7. criterio del "nestoriano": gli argomenti più importanti si collocano all'inizio e alla fine, nel mezzo invece quello meno importante (via di mezzo, tra le precedenti). Esistono poi anche metodi più fini per esporre gli argomenti:

 MODELLO "DEDUTTIVO": parto da una premessa, spiego dei principi generali, sviluppo gli argomenti e faccio degli esempi pratici; ottimo

per trasmettere definizioni, dare informazioni in breve tempo, approfondimenti per addetti. RISCHIO: si può non comprendere le parti iniziali, noia e linguaggio e taglio teorici;

 MODELLO "INDUTTIVO": caso opposto al precedente, faccio un esempio pratico, ci rifletto sopra e traggo delle leggi generali da questo

caso specifico, per poi magari far vedere altri casi specifici; adatto per spiegare concetti complessi a un pubblico neofita. RISCHIO: essere banali e tempi lunghi;

 MODELLO "STORICO-CULTURALE": ottimo per progetti di sviluppo e cambiamento, perché si dice da dove siamo partiti, perché si vuole

cambiare o si è cambiato, quindi cosa era ieri e cos'è oggi, e cosa vogliamo che sia domani; RISCHIO: ieri deve essere ieri, evitare di andare troppo indietro e il pubblico deve conoscere la situazione corrente;

 MODELLO "PER PROBLEMI": si parte da domande specifiche per capire perché è importante parlare di quel tema e si propongono

soluzioni (e concetti) per arrivare poi a conclusioni e conseguenze; ottimo per convincere. RISCHIO: il problema deve essere condiviso anche dal pubblico.

 MODELLO "DAL PUNTO DI VISTA DI": metodo che permette di affrontare la presentazione dal punto di vista di... è adatto per

allargare la "visione" e per un'analisi approfondita. RISCHIO: tempo che potrebbe diventare eccessivamente lungo se intervengono molti punti di vista. Per scegliere il modello, devo tenere conto degli obiettivi che io mi aspetto, dell'argomento, dell'uditorio nonché delle mie preferenze personali, posso scegliere di fare anche dei mix stando attento a non fare confusione e non perdere di vista gli obiettivi. 08e-PresentazioniElocutio Qui, non si intende come diremo, ma cosa diremo per quanto riguarda i nostri argomenti. Vi sono alcune regole di base per la preparazione dei nostri discorsi, perché appunto non sono MAI improvvisati:

 Terminologia: deve essere adattata sia all'argomento che al pubblico, deve essere corretta e anche adeguata alla lingua delle persone, quindi

attenzione a parole straniere (a meno che non si rifacciano a discipline specifiche) e sigle che nel caso devono essere spiegate perché altrimenti creano confusione in un pubblico neofita (PNL, PIL, OTAN, ASAP);

 Lunghezza delle frasi: frasi devono essere brevi e terminare con un punto, staccate l'una dall'altra, in modo da prendere fiato. Bisogna evitare le

subordinate perché altrimenti chi ascolta si perde;

 Doppie negazioni: in un discorso bisogna evitare di fare costruzioni complesse perché chi ascolta deve decodificare, perciò le frasi devono essere il

più semplice possibile;

 Giochi di parole: attenzione perché sono codici che devono essere capiti, quindi meglio evitarli perché non siamo sicuri che tutti riescano a capirli,

puntiamo sulla semplicità e chiarezza; attenzione ai doppi sensi sessisti e agli argomenti "politically scorrect";

 Humor: è necessario perché va ad arricchire i nostri argomenti rendendoli così meno noiosi ma deve essere dosato con parsimonia, altrimenti si

rischia di impoverire la nostra presentazione, attenzione perciò al sarcasmo, umorismo fine a se stesso, battute "grevi" o "sessiste" o situazioni o pubblico particolari. La PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) sostiene che le persone si dividono in diverse categorie, sulla base di una certa tendenza a essere in un modo piuttosto che in un altro:

  1. i visivi
  2. gli uditivi
  3. i cinestesici
  4. i digitali Se si fa caso al modo in cui queste persone parlano, si potrà notare che queste persone parlano attraverso verbi tipici del tipo di canale, per esempio i visivi useranno verbi come guardare, mostrare, vedere , gli uditivi invece udire, ascoltare, chiamare e così via. Nella mia presentazione, non potrò far prevalere la mia categoria, ma dovrò inserire frasi, verbi, attenzioni verso ogni categoria di soggetti, in modo tale che il mio discorso, vada bene un pò per tutti:

 inizierò con i cinestesici: si dovrà parlare lentamente con tono basso e pause lunghe;

 passerò poi agli uditivi: si dovrà parlare un po più veloce e aumentare un pò il tono;

 poi successivamente ai visivi: si dovrà parlare più velocemente con predicati visivi che provengono dalla testa;

 concludere poi con gli elementi digitali.

08f-Presentazioni Actio E' il momento di andare in scena. Regole di base:

 Farsi sentire: tono di voce comprensibile e sufficientemente ad alto volume;

 Farsi capire: curando bene le tre fasi precedenti a questo punto dovrebbe essere semplice farsi capire, parlando in un certo modo.

Intendendo l'actio, anche come public speaking, è normale avere il panico da palcoscenico, l'adrenalina è sintomo di presenza, non è cattiva lo diventa nel momento in cui è eccessiva, in questo caso dovrò esercitarmi per ridurre lo stress, come yoga e così via è utile anche familiarizzare con l'ambiente, così da non trovarci impreparati. Quindi per evitare il panico, bisogna prepararci, respirare e rilassarci attraverso tecniche di vario tipo. L'abbigliamento deve essere adeguato all'ambiente, all'uditorio e al contesto; deve poi essere comodo e non troppo appariscente, quindi attenzione ai colori, ai gioielli, elementi riflettenti, orologi e spegnere il cellulare. Al momento dei saluti:

  1. evitare "allora, dunque";
  2. presentarsi se necessario;
  3. dire cosa vogliamo che i presenti facciano, quindi più o meno interruzioni, le domande alla fine ecc. quali sono gli orari previsti e se è possibile variarli;
  4. presentare l'evento: i contenuti, i prerequisiti, la logica e modalità con cui si andrà a lavorare, in che contesto è inserita la presentazione e perché viene fatta, quali sono gli obiettivi specifici;

 una sostituzione dell'oratore;

 una stampella, cioè seguirle perché non si sa quello che si deve dire;

non devono:

 distrarre;

 dire troppo;

 essere inutili.

Slides fatte bene aiutano a migliorare la presentazione in generale, ma fatte male sono controproducenti. 08i-PresentazioniSoftware Esistono tantissimi software che ci consentono di costruire delle presentazioni: Impress, Presentation (IBM Symphony), Freelance (Lotus Smartsuite), PowerPoint (Microsoft Office), KeyNote (Mac). Anche su Cloud, esistono presentazioni fatte in Google, su Prezi invece le presentazioni sono visibili a tutti, se invece non voglio che le presentazioni siano divulgate allora devo pagare. I vari formati dei software si somigliano l'uno con l'altro. Processo di creazione delle slides:

 creare un nuovo "file";

 selezionare uno stile tra quelli a scelta o preparare un mio nuovo stile;

 creare un "indice" delle miniature di slides;

 inserire via via i contenuti;

 alla fine:

  1. rivedere "effetti special" desiderati;
  2. inserire disegni, clip-art;
  3. rileggere tutto;
  4. PROVARE Quindi una presentazione= un solo file, si sceglie uno stile che sia lo stesso per tutta la presentazione, n pagine quante sono le slides/diapositive a seconda del software, per ogni pagina è possibile stabilire un layout diverso (titolo, formato); per testo, disegni e grafici si utilizzano dei bottoni proprio come in Word. Ciò che metto sulla slide sono tutti oggetti, per cui avrò oggetto testo, oggetto immagine così via, che io posso selezionare e poi lavorarci a mio piacimento. N.B. Tasto sinistro= seleziono; Tasto destro= entro nel menu contestuale. Gli effetti si chiamano animazione su ogni singolo "oggetto", invece il passaggio tra una slide e l'altra si chiama transizione (da usare con parsimonia). Si può inoltre fare una prova con registrazione dei tempi, per capire così quanto dura il tutto e posso stampare le copie "per gli ascoltatori", è bene consegnarla prima o dopo? Ciò va valutato caso per caso, dare comunque una copia dopo è sempre bene. Le slides si fanno per diversi scopi, infatti PowerPoint non serve solo per fare presentazioni, ha tante funzioni che talvolta non si devono usare un caso ma piuttosto in un altro:

 rolling demo: usata spesso nelle fiere, si tratta di uno schermo con presenza di molte immagini scorrevoli, con poche parole e molti effetti

speciali, perché l'obiettivo è attirare l'attenzione.

 stampa di semplici opuscoli: si tratta di fare pagine, dove inserisco tutta una serie di elementi, con l'obiettivo della tipografia. Fare un

opuscolo con PowerPoint mi permette di gestire bene il posizionamento sulla pagina, per ottenere un effetto preciso ed esatto. Non esistono animazioni, perché va stampato.

 presentazioni senza oratore: sono presenti effetti, ma con misura, attenzione ai tempi di scorrimento, vi è un commento sonoro che va ben

sincronizzato con il testo e animazioni, poco testo che deve essere chiaro e leggibile.

 presentazioni con oratore: no effetti di transizione, perché fanno solo perdere tempo, pochi effetti studiati di animazione, pochissimo testo

chiaro e leggibile, no fotografie solo immagini stilizzate. No slides troppo pesanti, altrimenti chi ascolta non segue. I software sono solo strumenti che non possono fare altro che migliorare il nostro lavoro, se usati nel modo corretto, altrimenti la presentazione sarà comunque "brutta" utilizzando qualunque software. 08k-PresentazioniStile Con stile si fa riferimento a tutti gli elementi grafici che compongono una slide di una presentazione. Regole di base:

 definizione di un proprio stile: colori eleganti, sobri, che siano sempre uguali e riconoscibili nel tempo;

 talvolta ci si vuole adattare all'ambiente ospite;

 attenzione allo stile imposto dall'azienda.

Gli stili ovviamente devono essere diversi a seconda del tipo di presentazione che voglio realizzare:

  1. emozionale: per il lancio di un prodotto, ecc. La figura fondamentale è il presentatore che parla, sullo sfondo appaiono fotografie, messaggi forti e poche parole;
  2. didattico: le immagini se presenti devono essere ben coordinate con il testo, testi molto semplici e la struttura è lineare, organizzata per capitoli seguiti da esempi;
  3. formale: presenza di molti grafici e schemi, testi neutri e mirati e la struttura in argomenti. No sfondo bianco perché acceca le persone, ma un colore pastello chiaro. Sulle slides ci sono delle aree ben precise:

 in alto a sinistra di solito viene inserito il logo aziendale e il titolo della slide;

 in alto a destra viene inserito un logo;

 in basso a sinistra si colloca uno spazio per inserire un altro logo aziendale, anziché in alto viene messo in basso più elegante;

 il centro è lo spazio che si usa per riempire la slide.

Nella slide poi si vanno a stabilire attraverso delle griglie gli ancoraggi, ovvero posizioni dove andiamo a mettere sempre le stesse cose. Sullo sfondo, si potrebbe utilizzare un'immagine di sfondo, usando l'impostazione di gestione immagini, si mette come sfondo l'immagine dopodiché si fa l'operazione "virare in seppia", facendola diventare così monocromatica. Per preparare l'indice degli argomenti, anziché fare un semplice elenco di punti, fare dei riquadri, con scritto i titoli argomenti ed eventuali sotto- argomenti, purché non siano troppi, e magari usare queste slides, nel momento in cui si passa da un argomento all'altro, mettendo gli argomenti già passati e quelli futuri con un colore più chiaro, mentre invece quello che andiamo a trattare, più visibile e centrato, in modo da sottolineare dove siamo arrivati. È possibile fare l'INVERSIONE, quindi lo sfondo è nero, il testo però non deve essere bianco, ma di un colore un pò più morbido, come un crema. Utile in una sala oscurata, se ho bisogno di proiettare filmati, ciò però può creare un distacco dall'oratore. Tutto ciò che viene messo sulla slide ha un effetto, e richiama nella mente di una persona una reazione: non affaticargli la vista, rendergli più facile la lettura dei caratteri, usare colori che non infastidiscono e che abbiano un senso. Ogni cosa che facciamo, deve essere pensata e non a caso, devo trovare il modo di penetrare nella capacità di chi ascolta di recepire i miei contenuti. 08l-PresentazioniTesto Nelle slides bisogna evitare troppe parole e troppi punti, altrimenti si rischia di confondere quindi mai troppi argomenti e mai un discorso intero. La parola d'ordine è SINTESI. Le due regole fondamentali sono K.I.S.S. (keep it short and simple) & K.I.L.L. (keep it large & legible), altrimenti si affatica chi ascolta. Nella presentazione si devono presentare al massimo:

 6 argomenti fondamentali,

 6 slide per ogni argomento,

 6 righe per slide,

 6 parole per riga,

 6 caratteri per parola,

 6 regole..

Mi devo regolare intorno ai questi numeri e a questi punti di vista. Il testo deve essere telegrafico. Es. Buone Slide: regole (l'inchiostro si paga). Bisogna usare pochi FONT (due, tre al max) sempre gli stessi, utili per enfatizzare. Ne esistono migliaia, solo attenzione al copyright (alcuni sono da pagare), devono poi avere un senso e attenzione anche alla portabilità (salvare in formato CD). CLASSIFICAZIONE DEI FONT

 Serif-Sans Serif, i Serif sarebbero le grazie, ossia in francese rappresentano le appendici del carattere, altrimenti si chiamano Sans Serif. Se la

presentazione viene stampata è preferibile utilizzare un carattere Serif, altrimenti si usa un carattere Sans-Serif, per la parte letta.

 Tipografici-Corsivi-Calligrafici;

 Classici-Fantasia;

 Proporzionali (Dimensione dei caratteri uniforme, distanza fra i caratteri uniforme e interasse variabile in funzione dello spazio del

carattere) NON Proporzionali (Dimensione dei caratteri uniforme, Distanza fra i caratteri variabile e interasse uniforme; utile per elenchi);

 Bold-Light-Condensed.

Anche l'uso di un certo carattere trasmette un senso, per esempio il Georgia è formale, l'Arial è conformista, il Century Gothic è elegante e così via. Si possono usare tutti, basta pensare a quale reazione si vuole suscitare sul pubblico. Usare in modo uniforme, e con moderazione:

 il Corsivo: per citazioni

 il Grassetto: per importanza:

 il Sottolineato: meglio evitarlo perché non si legge bene a video.

La dimensione del testo e del titolo deve essere uniforme e media (32-36), grande solo in caso di necessità. Attenzione alle regole grammaticali, quindi tutto maiuscolo meglio evitarlo perché poco leggibile, e rileggere le slides correggendo eventuali errori di ortografia, partendo dal fondo; non inserire punti, virgole, punti e virgole alla fine delle righe, i puntini vanno bene. 08m-PresentazioniTitolo Come titolo della slide possiamo decidere se inserire:

 ARGOMENTO, di cosa parliamo nella slide, quindi andiamo a descrivere brevemente il contenuto della slide, perciò il titolo diviene asettico e

formale;

 IL MESSAGGIO CHE SI VUOLE FAR PASSARE, quindi cosa significa quello che noi mettiamo come testo, quali sono le conclusioni a

cui arriviamo, perciò il titolo diviene impegnativo ed emotivo. I titoli sono importanti perché ci fanno capire cosa abbiamo sotto gli occhi, sono molto esplicativi. Se io voglio impattare in modo emotivo sulle persone userò i messaggi, se invece voglio discutere con le persone ma in modo asettico, metterò l'argomento, quindi dipende il tipo di coinvolgimento che io voglio avere con il mio uditorio, ma generalmente in molte presentazioni è preferibile usare i messaggi significativi, essere espliciti, così da mettersi in contatto con il pubblico, dirigere l'attenzione e favorire la comprensione e la memoria.

Meglio utilizzare SCHEMI SEMPLICI, POCHI ELEMENTI, eventualmente suddivisi su PIU’ SLIDES. È importante curare i colori e la leggibilità. Attenzione: sono molto facili da fare, sono di notevole impatto visivo, fanno molta “scena”. Tanti però ne abusano, quindi sono importanti soltanto se UTILI e NECESSARI. Esempi di diagrammi: gerarchici, processi, ciclici, bipolari, Gantt Chart, PERT diagram, mappe mentali. Le mappe mentali sono uno strumento utile per studiare, pochi però ne capiscono l’importanza e l’utilizzo. Fare una mappa mentale significa fissare elementi importanti di un determinato argomento e affinché esse siano utili è necessario che ognuno costruisca individualmente la propria mappa mentale. L’azione fisica di utilizzare la penna e scriverla farà sì che io possa fissare gli argomenti da studiare.

08r-PresentazioniCaso (Tesi di Laurea)

Quale è il senso della tesi di laurea?

  • Non è un esame
  • Non è il “riepilogo” del corso
  • Non è una passerella È il momento in cui ognuno deve dimostrare qualcosa, dimostrare di saper produrre il sapere. Per diventare “dottore”:
  • Lavorare sul sapere esistente
  • Aggiungere il nostro “granello” alla montagna
  • Dimostrare la capacità di “produrre il sapere”. “Presentazione” del candidato da parte del Relatore a un consesso di “Dottori”. Accettazione di un nuovo “pari”. La presentazione della tesi dura dai 15 minuti ai 25 minuti a seconda di vari fattori: corso di laurea, commissione, numero di candidati… CONTENUTI: devono essere calibrati:
    1. Premesse: minime (1 minuto);
    2. Sviluppo: minimo (1 minuto);
    3. Conclusioni OK (importante);
    4. Prevedibili sviluppi: molto ok (molto importante e ben accetto dalla commissione). SLIDE: poche slide, massimo 7-8.
    5. Copertina;
    6. Premesse;
    7. Sviluppo del lavoro di tesi;
    8. Conclusioni tesi
    9. Conclusioni tesi;
    10. Sviluppi possibili;
    11. Copertina finale Importante: curare eventuali grafici. Attenzione: poche slide non significa RIPIENE. Ricordare regola del 6x6x6. AULA Verificare:
  • Disposizione posti;
  • Disposizione schermo;
  • Funzionamento proiettore;
  • Alternativa se malfunzionamento;
  • Ispezione nei giorni precedenti;
  • Regolare proiettore (trapezio, colori, risoluzione…). DISCUSSIONE
  • Prepararsi al dibattito;
  • Valutare possibili domande “insidiose”;
  • GESTIRE BENE
  • Accordo con relatore per una-due domande “preconfezionate” Curare la BIBLIOGRAFIA; inserirvi libri concitazione di Professori della facoltà. Vedere chi sono i componenti della commissione e valutare linguaggio e “agganci”.

09-CODIFICA DATI

L'Informatica è il trattamento automatico delle informazioni (ricavate dai dati) per ottenere significati (messaggi). Significati(messaggio)  Informazioni Dato L’informatica senza dati non ha senso, ha sempre dei dati (es: semaforo) Cos’è un dato?  un dato elementare può essere una semplice sequenza di numeri A questi dati bisogna aggiungere delle informazioni:  SENSO che cosa sono

 UNITA’ DI MISURA

 SITUAZIONE “A CONTORNO”

La tipologia di codice elementare è costituita dai:  dati alfanumerici che permettono l'inserimento di lettere e numeri (ad esempio un indirizzo o un codice fiscale),  dati numerici (ad esempio numeri interi, a virgola mobile e date). Come codifichiamo i dati?  La codifica dei dati consiste in abbreviazioni per motivi di riduzione di spazio e per facilitarne l'analisi statistica. Esistono vari tipo di codifica:

 codice “bruto” (ad esempio una numerazione progressiva come la matricola di uno studente),

 codice “discreto” (ad esempio codici alfabetici che permettono inserimenti all’interno della lista come la sigla di una provincia),

 codice “parlante” (ad esempio codici auto esplicativi come il sesso M/F).

Vi sono alcuni codici importanti da ricordare:

  • Codice Dewey è il codice con cui vengono classificati, sulla base dell'argomento trattato, i libri prodotti e conservati in una biblioteca. E' costituito da codici che vanno da 000 a 999 in cui: 1. la prima cifra individua le main classes, 2. la seconda indica la divisione, 3. la terza determina la sezione.

 Cd ICD: è la codifica utilizzata in ambito sanitario, per fini amministrativi.

Tale codice (Cd ICD-10) è formato da due caratteri: una lettera (che va dalla A alla Z), due cifre (da 00 a 99) per un totale di massimo 2600 codici. Tendenzialmente i codici sono definiti da organizzazioni nazionali o internazionali ed è interessante notare che si sono evoluti da quando sono stati creati (ad esempio il Cd ICD oggi è ICD-10). ATC – Farmaci è la codifica per i farmaci, per catalogare il principio attivo presente all'interno di un farmaco composta da una lettera e due numeri A= gruppo anatomico principale NN= gruppo terapeutico principale A= terapeutico farmacologico A=chimico-terapeutico farmacologico NN=sottogruppo chimico AIC Farmacode è il codice adottato dal Ministero della Sanità per il codificare i prodotti farmaceutici costituito da una lettera + otto numeri + la cifra finale è il check digit numerico A (fisso) NNNNNNNN (8 cifre) C ( check digit numerico) Cd ASL è un codice a validità annuale 3 + 3 numeri 3n= Regione 3n= Azienda Cd Strutture ospedaliere Codice. Elenco di tutte le strutture d’Italia 6 cifre 3n= Regione 3n= Struttura 2n= Sub codice struttura interna 1413 codici al 30.09. Codice ISBN numero progressivo dei libri che vengono pubblicati. Codice a barre 13 cifre prime tre cifre identificano l’area successive nove cifre sono l'ID del libro una cifra carattere di controllo

9d-codifica dati

Cd Fiscale nasce nel 1975 per esigenze fiscali In caso di omocodice (due o più persone con la stessa sequenza alfanumerica dei primi 15 caratteri) l’Agenzia delle entrate sostituisce uno o più numeri del codice fiscale con delle lettere, in modo da rendere ciascun codice “univoco”.

 Codice di identificazione delle uova: per capire com'è stato costruito questo codice bisogna rifarsi ad una Gazzetta Ufficiale, del 2003; è

composto da una prima cifra numerica (es.3) che indica il tipo di allevamento delle galline, successivamente troviamo due lettere (es. IT) che dovrebbero indicare lo Stato di provenienza, ma in realtà non c'è dato sapere se si tratta o meno di una normativa a livello europeo, dopo troviamo tre cifre numeriche e due lettere (es.003 TO) che indicano il comune dov'è ubicato l'allevamento, ma anziché mettere il codice catastale del codice fiscale, è stata utilizzata una codifica propria dell'Istat dei vari comuni, all'interno di una codifica di sigla automobilistica delle province. A seguire, altre tre cifre numeriche (es.036), che rappresentano il numero progressivo dell'allevamento, che però si trova nel Comune o nella Provincia? Non lo sappiamo con certezza. Ciò ci fa capire quanto la costruzione di un codice, sia un'operazione non semplice e resa successivamente ancor più complessa

10-Project Management

10a-Project ManagementIntroduzione

Vi sono due tipi di attività svolte, in generale, in qualsiasi contesto organizzativo (scuola, università, azienda ecc…):

 Processi = attività continue, regolari, ripetitive, a basso rischio;

 Progetti = attività uniche, ogni volta differenti, con alto grado di rischio. Sono attività intraprese per portare a termine obiettivi stabiliti e

devono rispettare i costi e i tempi prestabiliti. E’ importante ricordare altre definizioni di progetti:

obbiettivi primari obbiettivi secondari 10c- Project ManagementDeming-Stakeholders-Miglioramento Questo ciclo è stato definito nel 1999, ma risale a molto prima Deming  era un ingegnere americano che dopo la II° guerra mondiale fu mandato in Giappone per rimettere in piedi l'industria Giappone se dopo il tracollo. Esso trovò terreno fertile e spiegò il ciclo di pianificazione che ha sì un inizio ma poi diventa un ciclo. Si parte con la PLANPIANIFICAZIONE, si fa un piano dopo di che si AGISCE dopo di che si VERIFICA COSA È SUCCESSO rispetto al pianoCHECK e si ACT AGISCE STAKEHOLDERS: Non sono i partecipanti al progetto (gli attori, i clienti, fornitori), ma le figure esterne al progetto che lo potrebbero condizionare: altri clienti o colleghi, capi non diretti, sindacati, fisco, associazioni consumatori, concorrenti, associazionismi. Es: progetto di lezioni di musica per gli studenti di una classe di 3^ media creato dal professore // Stakeholders → genitori, preside ecc.. che potrebbero influenzare il progetto per approvarlo o rifiutarlo (es: l’associazione sportiva che opera nella scuola è contrario a quelli sulla musica, perché vogliono fare approvare le loro proposte). 10c- Project ManagementBreakdown structure REGOLE

  1. Prima regola: EVIDENZA Non accogliere mai nulla per vero che non conoscessi esser tale per evidenza. Verificare bene tutto quello che dobbiamo scrivere ed elencare.
  2. Seconda regola: ANALISI Dividere ogni problema preso a studiare in tante parti minori, quante fosse possibile e necessario per meglio risolverlo. È importante suddividere i problemi in maniera più dettagliata possibile.
  3. Terza regola: SINTESI Condurre con ordine i pensieri, cominciando dagli oggetti più semplici e più facili a conoscere, per salire a poco a poco sino alla conoscenza dei più complessi.
  4. Quarta regola: CONTROLLO Far dovunque enumerazioni così complete e revisioni così complete e rassegne così generali, da esser sicuro di non aver tralasciato nulla. (Cfr. Discorso sul metodo, R. Descartes) STRUMENTI Check List, ovvero fare elenchi di attrezzature necessarie e cose da fare “prima” e “dopo”. È importante stampare l’elenco, tenerlo a portata di mano e spuntare via via le attività svolte. STRUTTURE: Breakdown Structure (struttura ad albero, struttura a frazionamenti successivi):  PBS = Product Breakdown Structure: disegno del prodotto finito, struttura che elenca tutte le componenti finali del mio prodotto; il progetto quindi viene suddiviso in prodotti o sottoprodotti da realizzare. Userò una struttura ad albero;  ABS = Activity Breakdown Structure  OBS = Organisational Breakdown Structure  CBS = Cost Breakdown Structure  LBS = Layout Breakdown Structure  RBS = Resource Breakdown Structure: struttura di scomposizione di un progetto, riproduce una scomposizione gerarchica delle risorse necessarie per lo svolgimento del progetto ordinate per categorie e tipo. Le risorse, spesso, sono divise in RISORSE UMANE (figure professionali) e RISORSE MATERIALI. Sono necessari molti di questi elenchi ad albero Activity Breakdown Structure: sono tutte quelle attività necessarie per poter svolgere il progetto. L’ABS è una struttura che identifica le attività da svolgere.
  • è necessario definire tutti i dettagli operativi e la durata (ottimistica, pessimistica, probabilistica)
  • non è necessario preoccuparsi dell’ordine o delle priorità o dei vincoli delle nostre attività WORK PACKAGE: porzione del progetto che ha come rifermenti tutte le B.S (prodotto, attività costi e obiettivi). Saranno inseriti gli obiettivi parziali della porzione di progetto e tutte le attività dettagliate, risorse specifiche ecc... 10e- Project ManagementAttività e Gantt PIANIFICAZIONE DEL PROGETTO Per ogni TASK si deve ipotizzare:

 Durata prevista:

-CPM = solo valore previsto -PERT = pessimistica, probabile, ottimistica

 Risorse impegnate (risorse umane e risorse materiali) e relativo costo

Ogni singola attività può essere pianificata come:

  • ASAP: As Soon As Possible (cioè prima possible)
  • ALAP: As Late As Possible (cioè il più tardi possibile)
  • FIXED: iniziare/finire esattamente il…
  • NET data: Non Earlier Than (cioè non iniziare/finire prima del…)
  • NLT data: Non Later Than (cioè non iniziare/finire oltre il…) TEMPIFICAZIONE DEL PROGETTO

 È necessario un bilanciamento tra

-COSTI (più tardi inizio, più tardi pago) -TIMORI DI RITARDI (prima inizio, più sto tranquillo)

 Vincoli interni (cioè la disponibilità di risorse)

 Vincoli esterni (cioè la disponibilità di spazi, fornitori e materiali)

Per ogni attività devo calcolare quando inizia e quando finisce. Ma devo anche calcolare quando inizia e quando finisce nella migliore delle ipotesi e quando inizia e quando finisce nella peggiore delle ipotesi. Tutto ciò per sapere quale è il mio margine di tolleranza per ogni attività. LEGAMI TRA ATTIVITA' Successivamente è importante stabilire le RELAZIONI cioè stabilire che quando finisce una attività A, inizia l’attività B. esistono molti criteri:

  • A start to start B (B non può iniziare se non è iniziata A)
  • A start to finish B (B non può finire se non è iniziata A)
  • A finish to finish B (B non può finire se non è finita A) Quello più comunemente conosciuto ed utilizzato è “A finish to start B” cioè B non può iniziare se non è finita A. possiamo anche prevedere dei “ritardi” (LAG) obbligati (quindi devo aspettare un determinato periodo tra la fine dell’attività A e l’inizio dell’attività B). DIAGRAMMA DI GANTT Un diagramma di Gantt è uno strumento utile per la pianificazione dei progetti. Attraverso una panoramica dei compiti programmati, tutte le parti interessate sono a conoscenza dei compiti e delle rispettive scadenze. Un diagramma di Gantt mostra:
    1. Le date di inizio e fine di un progetto
    2. Da quali attività è composto il progetto
    3. Le attività assegnate a ciascuna persona
    4. Le date previste per l'inizio e la fine delle attività
    5. Una stima di quanto tempo durerà ogni attività
    6. Come le attività si sovrappongono e/o sono collegate tra loro Di solito un diagramma di Gantt contiene i seguenti elementi:
  • Le date: Le date di inizio e fine progetto consentono ai responsabili di vedere quando inizierà e terminerà l'intero progetto.
  • Attività: I progetti consistono in una serie di sotto-attività. Con un diagramma di Gantt è possibile tenere traccia di queste ultime, in modo da non dimenticare o dover posticipare nulla.
  • Tempistiche previste: il grafico indica quando ogni attività dovrebbe essere realizzata. Questo aiuta a garantire che ogni sotto-attività — e di conseguenza l’intero progetto— sia portato a termine nelle tempistiche previste.
  • Dipendenze: Alcune attività possono essere eseguite in qualsiasi momento, mentre altre devono essere completate prima o dopo l'inizio o la fine di un'altra attività. Un diagramma di Gantt mostra tali dipendenze.
  • Progressi: Il grafico ti mostra l’esatto andamento del progetto e ti fa vedere quali attività sono già state eseguite. Grazie all’indicazione della data, avrai una panoramica di quanto ti resta da fare, per renderti conto se sei sulla buona strada per terminare in tempo il progetto. 10f- Project ManagementSoftware SOFTWARE Saranno sicuramente utilizzati WORD per la documentazione di progetto, EXCEL per schemi. Planning, elenchi e grafici e POWER POINT per le presentazioni, sintesi e schemi. Esistono poi software specifici. Si suddividono essenzialmente in:

 SOFTWARE COMMERCIALE: a pagamento con costi variabili. Quello più conosciuto e utilizzato è MS Project. Ha una interfaccia simile

a tutti gli altri strumenti di Microsoft. Esistono comunque altri prodotti di alto livello per applicazioni specifiche (es. www.primavera.com)

 SOFTWARE OPEN o GNU: sono gratuiti, per esempio ProjectLibre, Xplanner, FastTrack…

10g- Project ManagementAnalisi e rischi ANALISI DEI RISCHI connessi al progetto È importante fare un elenco di tutti i rischi a cui andiamo incontro con il progetto. Per ciascun rischio definire:

 PROBABILITA’: 1=Basso; 2=Medio; 3=Alto

 IMPATTO: 1=Basso; 2=Medio; 3=Alto

o P + I = RILEVANZA

Dalla somma dei due fattori, probabilità e impatto, ottengo la classificazione dei rischi (irrilevante, basso, medio, alto, critico). Per i rischi critici devo avere un piano B da poter mettere in atto nel caso in cui il piano A sia fallito. Stessa cosa anche per i rischi alti e, possibilmente, anche quelli medi. Tutto ciò è importante anche per stabilire risorse addizionali, tempi e costi che potrebbero aumentare.