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La codifica dei dati: Analogico vs Digitale - Prof. Cardone, Appunti di Fondamenti di informatica

La differenza tra codifica analogica e digitale, con esempi pratici come il codice ascii. Viene inoltre illustrato come codificare sequenze di bit per etichettare oggetti e il concetto di codifica come base di informazione.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 27/06/2022

Moscagiulia
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La codifica dei dati
Con "analogico" facciamo riferimento a uno strumento di riproduzione che utilizza grandezze
continue, per esempio l'impressione dell'immagine sulla pellicola sfrutta delle caratteristiche
continue del materiale di cui la pellicola è fatta, "digitale" invece si riferisce a una
rappresentazione in cui queste grandezze dell'immagine reale sono in qualche modo
ritagliate, approssimate da grandezze numeriche discrete, non più continue e quindi ridotte a
sequenze di cifre 01, cioè di bit.
Vogliamo etichettare 5 elementi di un insieme usando delle sequenze di bit della stessa
lunghezza (i segni 0 e 1),vogliamo determinare qual'è la sequenza minima delle sequenze di
bit che ci consenta di generare sufficiente molteplicità da poter assegnare delle sequenze a
questi cinque elementi come etichette. Se immaginiamo di avere sequenze di lunghezza 1,
possiamo etichettare massimo due oggetti (0 e 1). Alle sequenza di lunghezza 2 possiamo
codificare fino a quattro oggetti, non per forza quattro. (01, 00, 10 oppure 10, 00, 01, 11),
Con le sequenze di lunghezza tre possiamo generare al massimo 8 sequenze distinte e qui
ne prendiamo cinque e li assegnano ai cinque elementi dell'insieme che volevamo
esaminare e etichettare (quindi codificare) le sequenze di 3 bit ci consente di codificare i
cinque elementi. La codifica è in qualche modo arbitraria, i codici sono assegnati agli
elementi casualmente.
Possiamo vedere la generazione delle sequenze di bit come la crescita di un albero binario:
a ogni nodo c'è una ramificazione, una suddivisione in due rami possibili. Da ogni nodo si
può proseguire in due modi possibili, da 0 o da 1 → partiamo dalla radice, imboccando una
delle due scelte, generiamo sequenze di lunghezza 1 bit, in ciascuno dei nodi con cui si può
arrivare con un solo bit, scegliamo di nuovo un alternativa arrivando a 2 bit e continuando
verso i 3 bit con la possibilità di avere sequenze da 8 oggetti.
In generale con n bit si codificano al massimo 2^n oggetti distinti . La funzione cresce
velocemente ( 2^0=1 ; 2^1=2; 2^2=4 ; 2^3= 8 ….2^10= 1024…)
I l concetto di codifica, un concetto alla base di informazione, lo si può analizzare attraverso
esempi. Il primo esempio è il codice ASCII: una tabella che associa a caratteri presenti su
tastiere di vecchi terminali, un numero. La tabella base contiene i codici di 128 caratteri.
Quella estesa 256 caratteri che richiedono 8 bit (1 byte). Un esempio è la codifica della
lettera maiuscola A è 65, mentre la decodifica del numero 65 è la lettera A.
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La codifica dei dati

Con "analogico" facciamo riferimento a uno strumento di riproduzione che utilizza grandezze continue, per esempio l'impressione dell'immagine sulla pellicola sfrutta delle caratteristiche continue del materiale di cui la pellicola è fatta, "digitale" invece si riferisce a una rappresentazione in cui queste grandezze dell'immagine reale sono in qualche modo ritagliate, approssimate da grandezze numeriche discrete, non più continue e quindi ridotte a sequenze di cifre 01 , cioè di bit. Vogliamo etichettare 5 elementi di un insieme usando delle sequenze di bit della stessa lunghezza (i segni 0 e 1 ),vogliamo determinare qual'è la sequenza minima delle sequenze di bit che ci consenta di generare sufficiente molteplicità da poter assegnare delle sequenze a questi cinque elementi come etichette. Se immaginiamo di avere sequenze di lunghezza 1 , possiamo etichettare massimo due oggetti ( 0 e 1 ). Alle sequenza di lunghezza 2 possiamo codificare fino a quattro oggetti, non per forza quattro. ( 01 , 00 , 10 oppure 10 , 00 , 01 , 11 ), Con le sequenze di lunghezza tre possiamo generare al massimo 8 sequenze distinte e qui ne prendiamo cinque e li assegnano ai cinque elementi dell'insieme che volevamo esaminare e etichettare (quindi codificare) le sequenze di 3 bit ci consente di codificare i cinque elementi. La codifica è in qualche modo arbitraria, i codici sono assegnati agli elementi casualmente. Possiamo vedere la generazione delle sequenze di bit come la crescita di un albero binario: a ogni nodo c'è una ramificazione, una suddivisione in due rami possibili. Da ogni nodo si può proseguire in due modi possibili, da 0 o da 1 → partiamo dalla radice, imboccando una delle due scelte, generiamo sequenze di lunghezza 1 bit, in ciascuno dei nodi con cui si può arrivare con un solo bit, scegliamo di nuovo un alternativa arrivando a 2 bit e continuando verso i 3 bit con la possibilità di avere sequenze da 8 oggetti. In generale con n bit si codificano al massimo 2 ^n oggetti distinti. La funzione cresce velocemente ( 2 ^ 0 = 1 ; 2 ^ 1 = 2 ; 2 ^ 2 = 4 ; 2 ^ 3 = 8 …. 2 ^ 10 = 1024 …) Il concetto di codifica, un concetto alla base di informazione, lo si può analizzare attraverso esempi. Il primo esempio è il codice ASCII: una tabella che associa a caratteri presenti su tastiere di vecchi terminali, un numero. La tabella base contiene i codici di 128 caratteri. Quella estesa 256 caratteri che richiedono 8 bit ( 1 byte). Un esempio è la codifica della lettera maiuscola A è 65 , mentre la decodifica del numero 65 è la lettera A.

Lo stesso procedimento al contrario ci permette di rispondere a questa domanda: se dobbiamo codificare n oggetti con sequenze di bit, quale sarà la lunghezza minima di queste sequenze? Risposta: il più piccolo numero k per cui 2 ^k ≥ n (tecnicamente, questo è il logaritmo di n in base 2 , approssimato per eccesso). Esempio : etichettare 17 elementi → ho bisogno di 5 bit ( 2 ^ 5 = 32 ) L'informazione è sostenuta da una teoria, che inizialmente era utile per il perfezionamento delle tecniche di telefonia, viene perfezionata e resa disciplina indipendente con il contributo di Claude Shannon, collaboratore di Bush. La teoria dell'informazione nasce solo dopo l'articolo As We May Think, in una forma semplificata della teoria è schematizzata secondo un diagramma (vedere lucido) dal punto di vista di un sistema di comunicazione: c'è una sorgente dei messaggi, un emittente, un canale in cui i messaggi viaggiano codificati, poi c'è un ricevente e una destinazione della trasmissione, questo modello è un modello basico. In questo modello la sorgente dei messaggi sceglie da un insieme predeterminato di N messaggi. Allora l’informazione di ogni messaggio è misurata da I = log 2 N. L’informazione aumenta con N perché l’informazione portata da un messaggio diminuisce all'aumentare della probabilità di riceverlo. Aumentando l’esponente si raddoppia il numero dei risultati. Il concetto di codifica, un concetto alla base di informazione, lo si può analizzare attraverso esempi. Il primo esempio è il codice ASCII : una tabella che associa a caratteri presenti su tastiere di vecchi terminali, un numero. La tabella base contiene i codici di 128 caratteri. Quella estesa 256 caratteri che richiedono 8 bit ( 1 byte). Un esempio è la codifica della lettera maiuscola A è 65 , mentre la decodifica del numero 65 è la lettera A. Sistema di numerazione in base 2 : c'è un procedimento che permette di codificare i numeri naturali > uguale a 0 con sequenze di cifre binarie 0 e 1 , il primissimo esempio di algoritmo, o procedimento.