Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Esercizi di Grammatica Italiana e Semantica: Appunti di Aldo Frigerio, Appunti di Semiotica

Appunti libro "filosofia del linguaggio" + lezioni, Aldo Frigerio.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 07/01/2024

valentina-petrucci
valentina-petrucci 🇮🇹

4

(1)

6 documenti

1 / 20

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
SEMANTICA
Filosofia del linguaggio – Aldo Frigerio (seconda edizione)
Esame scritto domande chiuse/aperte, somma punteggi 31 (=30 e lode)
05/10
- è lo studio del linguaggio
1. segno viene spesso definito come qualcosa che sta per qualcos’altro, un elemento che rimanda ad un
elemento altro da sé (significato del segno).
Anche segno che rimanda ad altro da sé per un interprete (colui che media fra due poli della relazione
segnica).
Relazione semiotica (studio del segno) è sempre triadrica (interprete, segno e significato).
-significato è cio a cui il segno rimanda (segno si chiama anche significante).
Saussure (fondatore linguistica) chiamava segno l’unione inscindibile di significante e significato non è
quello che usiamo nel quotidiano.
Le cose che rimandano ad altro da sé non sono solo segni, ma anche le associazioni di idee (differenza che
l’associazione fra segno e altro da sé è determinata da qualche tipo di regola che rende l’associazione palese
a tutti quelli che conoscono la regola) le associazioni di idee sono soggettive.
L’esistenza di regole che uniscono significante e significato rende ragione al carattere pubblico che i segni
possiedono i segni sono gli stessi per più interpreti, proprio perché c’è una regola che unisce i segni ai
propri significati.
Classificare i segni in tanti modi, noi ci basiamo sulla diversità dei tipi di regole usate:
- segni che rimandano ad altro da sé in quanto sono l’effetto o la causa, relazione di somiglianza o
convenzione tripartizione proposta da Charles Peirce
chiamava indici quei segni che denotano il loro significato perché c’è un legame di causa/effetto (nuvole
nere in cielo sono segno di pioggia (c’è relazione di causa tra nuvole e pioggia), la febbre è segno che si è
ammalati…)
A volte il segno causa il significato, a volte il contrario.
icone = rimandano al loro significato per il fatto di assomigliare ad esso (ex. cartelli stradali, emoticon =
icone delle emozioni) relazione di somiglianza.
Molti cartelli stradali sono in parte iconici perché il triangolo indica pericolo per convenzione, stessa cosa
del cerchio che indica obbligo.
simboli la relazione è convenzionale = c’è un d’accordo tra gli utilizzatori del simbolo. Quando è
indifferente scegliere tra una cosa e l’altra, ma una scelta conviene rispetto all’altro (ex. guidare a dx o sx
conviene a tutti guidare dalla stessa parte / l’ordine alfabetico).
I segni che compongono le nostre lingue sono basati per lo più sulla convenzione comunità diverse usano
convenzioni diverse (c’è diversità).
Ci sono anche degli elementi di iconismo nelle lingue naturali (parole come sussurrare, dove la parola imita
il suono).
Molti sistemi di scrittura antichi erano iconici (pittogrammi, geroglifici…) con la necessità di esprimere
concetti astratti e parti grammaticali della lingua (tipo congiunzioni) si è passati a codici convenzionali in cui
l’associazione fra segno e informazione è arbitraria.
I segni del nostro alfabeto una volta erano iconici = la A era la testa del bue girata al contrario, C la gobba
del cammello, S del serpente, M delle onde del mare.
2. linguaggio (linguaggio e lingua usati come sinonimi) una lingua è costituita da almeno due elementi:
sistema di segni + sintassi. Ci devono essere per forza entrambi.
sistema di segni = non può essere costituita da un solo segno, ne richiede molteplici. Il lessico delle
lingue costituito da molte parole.
Sistema denota anche organizzazione, i sistemi sono organizzati, hanno tante relazioni fra loro. Il sistema è
un insieme strutturato. Alcune parole hanno molteplici relazioni fra loro: sinonimia, antinomia (contrari,
opposti), iperonimia, appartenenza allo stesso campo semantico, tipi di parole (nomi, verbi, aggettivi…),
parole che hanno una specifica desinenza o prefisso (stesso morfema), parole che rimano tra loro…
Dizionario analogico è organizzato per campo semantico.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14

Anteprima parziale del testo

Scarica Esercizi di Grammatica Italiana e Semantica: Appunti di Aldo Frigerio e più Appunti in PDF di Semiotica solo su Docsity!

SEMANTICA

Filosofia del linguaggio – Aldo Frigerio (seconda edizione) Esame scritto domande chiuse/aperte, somma punteggi 31 (=30 e lode) 05/

  • è lo studio del linguaggio 1. segno  viene spesso definito come qualcosa che sta per qualcos’altro , un elemento che rimanda ad un elemento altro da sé (significato del segno). Anche segno che rimanda ad altro da sé per un interprete (colui che media fra due poli della relazione segnica). Relazione semiotica (studio del segno) è sempre triadrica (interprete, segno e significato).
    • significato è cio a cui il segno rimanda (segno si chiama anche significante). Saussure (fondatore linguistica) chiamava segno l’unione inscindibile di significante e significato  non è quello che usiamo nel quotidiano. Le cose che rimandano ad altro da sé non sono solo segni, ma anche le associazioni di idee (differenza che l’associazione fra segno e altro da sé è determinata da qualche tipo di regola che rende l’associazione palese a tutti quelli che conoscono la regola)  le associazioni di idee sono soggettive. L’esistenza di regole che uniscono significante e significato rende ragione al carattere pubblico che i segni possiedono  i segni sono gli stessi per più interpreti , proprio perché c’è una regola che unisce i segni ai propri significati. Classificare i segni in tanti modi, noi ci basiamo sulla diversità dei tipi di regole usate:
    • segni che rimandano ad altro da sé in quanto sono l’effetto o la causa , relazione di somiglianza o

convenzione  tripartizione proposta da Charles Peirce

 chiamava indici quei segni che denotano il loro significato perché c’è un legame di causa/effetto (nuvole nere in cielo sono segno di pioggia (c’è relazione di causa tra nuvole e pioggia), la febbre è segno che si è ammalati…) A volte il segno causa il significato, a volte il contrario.  icone = rimandano al loro significato per il fatto di assomigliare ad esso (ex. cartelli stradali, emoticon = icone delle emozioni)  relazione di somiglianza. Molti cartelli stradali sono in parte iconici perché il triangolo indica pericolo per convenzione, stessa cosa del cerchio che indica obbligo.  simboli  la relazione è convenzionale = c’è un d’accordo tra gli utilizzatori del simbolo. Quando è indifferente scegliere tra una cosa e l’altra, ma una scelta conviene rispetto all’altro (ex. guidare a dx o sx  conviene a tutti guidare dalla stessa parte / l’ordine alfabetico). I segni che compongono le nostre lingue sono basati per lo più sulla convenzione  comunità diverse usano convenzioni diverse (c’è diversità). Ci sono anche degli elementi di iconismo nelle lingue naturali (parole come sussurrare, dove la parola imita il suono). Molti sistemi di scrittura antichi erano iconici (pittogrammi, geroglifici…)  con la necessità di esprimere concetti astratti e parti grammaticali della lingua (tipo congiunzioni) si è passati a codici convenzionali in cui l’associazione fra segno e informazione è arbitraria. I segni del nostro alfabeto una volta erano iconici = la A era la testa del bue girata al contrario, C la gobba del cammello, S del serpente, M delle onde del mare.

2. linguaggio (linguaggio e lingua usati come sinonimi)  una lingua è costituita da almeno due elementi: sistema di segni + sintassi. Ci devono essere per forza entrambi.  sistema di segni = non può essere costituita da un solo segno, ne richiede molteplici. Il lessico delle lingue costituito da molte parole. Sistema denota anche organizzazione , i sistemi sono organizzati, hanno tante relazioni fra loro. Il sistema è un insieme strutturato. Alcune parole hanno molteplici relazioni fra loro: sinonimia, antinomia (contrari, opposti), iperonimia, appartenenza allo stesso campo semantico, tipi di parole (nomi, verbi, aggettivi…), parole che hanno una specifica desinenza o prefisso (stesso morfema), parole che rimano tra loro… Dizionario analogico è organizzato per campo semantico.

sintassi = non tutte le combinazioni di parole sono possibili, la sintassi è lo s tudio delle regole che presiedono queste combinazioni , ti dice quali sono possibili e quali no. Linguaggi verbali sono per la maggiore composizionali  il significato delle unita più grandi dipende dalle più piccole (significato frasi dipende dal significato delle parole che le compongono). Il significato delle unità segniche più grandi non vuol dire che sia la somma di quello delle più piccole. Se le lingue naturali non fossero composizionali non sarebbe possibile comprendere il significato di frasi nuove  dovremmo impararne il significato ogni volta da capo (grande sforzo mnemonico). Quando impariamo una nuova lingua non impariamo frasi fatte, ma il lessico e la grammatica (gli elementi di base e le regole)  imparare segni primitivi e i modi in cui vengono combinati. Ci sono anche delle strutture in cui il significato del tutto non dipende dal significato della parte: sintemi (essere sulle spine, gettare la spugna), il contesto determina il significato della singola unità (tagliare: prato, capelli, torta…), le collocazioni (fare la doccia in italiano, to have a shower in inglese),

3. comunicazione  comunicare significa mettere in comune (cum = insieme + munis = appartenente a tutti)  rendere qualcosa che è mio, di tutti. Mettere in comune informazioni e contenuti astratti tra mittente e destinatario. L’informazione si coglie con la mente, è astratta. FONDAMENTI TEORICI DELLA COMUNICAZIONE  l'informazione è un contenuto semantico astratto. Il significato di molti dei nostri enunciati può essere identificato con un pezzo di informazione. Proprio perché astratta l'informazione in quanto tale non può essere trasmessa fisicamente, ma necessita di essere codificata. Se la telepatia fosse possibile, questo processo di codifica non sarebbe necessario. Per essere condivisa l’informazione deve essere associata ai segni che vengono trasmessi al destinatario. Operazione di associazione dell’informazione ai segni = codifica. Operazione inversa = decodifica (internet = grande macchina per trasferire segni). L’associazione fra l’informazione e il segno deve essere uguale per mittente e destinatario (le regole di associazione devono essere le stesse). L’insieme delle regole di associazione si chiama codice. Ci sono dei particolari codici come il codice morse  associo il significato di un segno a un altro segno  associare una serie di punti e linee a una serie di lettere + usare un codice per associare le lettere (segno) al significato  il codice QR o i codici a barre funziona allo stesso modo. Segni type e segni token  i segni sono anch’essi qualcosa di astratto ( type ), ma hanno istanze ( token ) che sono concrete e che possono essere trasmesse al destinatario. Type: specie di gatto, token = singolo gatto. I gatti sono oggetti fisici, esemplari di una specie astratta  i segni token sono oggetti fisici, esemplari di un type astratto. I token possono essere fisicamente spostati  il mittente dovrà usare il codice per associare l’informazione ai segni astratti corrispondenti (type) e poi produrre dei token corrispondenti ai type e trasmetterli. Il destinatario deve ricondurre i token ai corrispettivi type e utilizzare il codice per associare i type astratti al loro significato. 12/ Lingue che derivano dal latino  lingue romanze (portogallo, spagna, Francia, Italia, Romania). Lingue germaniche  Germania, olanda, Austria, svizzera, Danimarca, Svezia, Inghilterra, Norvegia, Islanda. Lingue slave  Russia, Bielorussia, ucraina, Slovacchia, repubblica ceca, ex Iugoslavia, polonia. Lingue baltiche  Lettonia, Lituania Lingue liriche  Albania, Kosovo Lingue celtiche  scozia, Galles, Bretagna, Irlanda  Sono tutte lingue indoeuropee Finlandia, Estonia, Ungheria e nei paesi baschi si parla una lingua di un ceppo linguistico differente. Informazione che tramite codifica diventa segno (type), si produce un’istanza concreta e diventa segno (token)  (trasmissione al destinatario)  dal segno (token) bisogna riconoscere il segno (type) che tramite decodifica diventa un’informazione La trasmissione del messaggio avviene su un mezzo fisico chiamato canale  il messaggio NON deve essere alterato affinché la comunicazione vada a buon fine. Il rumore è tutto ciò che può alterare il segno token durante la trasmissione.

  • la musica non è un linguaggio, nonostante possieda una sintassi musicale, è composta da note e le note non sono segni perché non hanno un significato specifico. Ciò non vuol dire che con la musica/con le melodie non si possa comunicare, anzi ma è uno scopo secondario.
  • la pittura  è difficile individuare una sintassi definita nelle immagini pittoriche. Le immagini sembrano principalmente delle icone di ciò che vogliono rappresentare e non sembrano esistere metodi per combinarle.
  • anche singoli simboli o sistemi di simboli non sono linguaggio  ex. cartelli stradali (mancano di sintassi). Cosa è linguaggio:
  • linguaggi informatici hanno una semantica e sintassi. È un linguaggio anche quello della matematica.
  • tutti i linguaggi verbali Filosofia e filosofia del linguaggio: la filosofia si interessa dei principi e dei concetti più generali di una specifica regione di mondo (del diritto, estetica, della scienza, della matematica…)
  • Filosofia del linguaggio  che cos’è il linguaggio? Cosa significa comunicare? I rapporti fra pensiero e linguaggio? E tra linguaggio e mondo? I filosofi del linguaggio si interessano alla semantica  comprendere il linguaggio serve a comprendere il pensiero e comprendere come pensiamo serve a comprendere come è fatto il mondo. Nasce alla fine dell’Ottocento inizialmente sviluppata in Germania (Frege, Wittgenstein) e Inghilterra (Russell)  con l’avvento del nazismo molti filosofi sono andati via dalla Germania (in Inghilterra o America) quindi si è sviluppata principalmente in ambito anglosassone. Dagli anni 70 anche in altre nazioni. Rapporti con la linguistica generale:
  • dal particolare al generale e dal generale al particolare
  • rapporti complessi
  • fonetica, fonologia, morfologia, studio delle forme linguistiche Rapporti con la logica:
  • le relazioni logiche ci dicono qualcosa sul significato LA SINTASSI  mediante le regole sintattiche le parole vengono raggruppate in costituenti sempre più grandi  le unità più grandi devono avere un ordine  ordine che differisce spesso da quello lineare. Non si può saldare tutto con tutto  non possiamo saldare un articolo con un verbo non sostantivato (ex. il vado). Non possiamo coordinare due costituenti qualsiasi (ex. Marco e corre). Possiamo saldare i costituenti di una categoria con quelli di un’altra  nomi con aggettivi (ex. bella casa). La sintassi ci dice quali categorie possiamo saldare insieme e quali no. 19/ Regola sintattica dell’aggettivo + nome (possiamo saldare qualunque aggettivo con qualunque nome). Che due categorie non sono saldabili = nessun elemento della prima categoria può essere saldato con alcun elemento della seconda (es. congiunzione + congiunzione, aggettivo + verbo non sostantivato). Gerarchia  due parole appartenenti alle giuste categorie dopo essere saldate possono saldarsi con altro per dare vita a unità più grandi (e così via si crea la frase)  organizzazione gerarchica. Le parole e le combinazioni sono le unità delle frasi e dei discorsi = si chiamano costituenti della frase. Bisogna individuare i costituenti per interpretare una frase (scomponiamo la frase in maniera automatica).
    • Esempi pratici  il cane mangia l’osso (articoli + sostantivi = il cane, l’osso  si chiamano sintagmi nominali, combinazioni la cui testa/nucleo è un nome. Sintagma nominale + verbo = il cane mangia

 sintagma verbale. SN + SV = frase). La struttura sintattica non riguarda una sola lingua.

  • Luigi mette il cappello sul tavolo  nomi + articoli = il cappello, il tavolo (SN), Luigi come nome forma da solo un SN, il tavolo si unisce a una preposizione e formano un sintagma preposizionale, SN + SP + verbo diventano un SV.

Una frase si chiama grammaticale o ben formata se rispetta le regole sintattiche  grammaticalità non è un criterio normativo, ma descrittivo  vediamo come i parlanti della lingua costruiscono le frasi seguendo le regole e capiamo quali sono le regole che inconsciamente seguiamo. Rapporto fra grammaticalità e sensatezza (frasi sensate)  una frase ben formata non sempre è sensata (il mattone vuole cantare la stampante) MA una frase sensata è sempre ben formata  grammaticalità è condizione necessaria (ci deve essere) ma non sufficiente (ma non basta) della sensatezza. Regole ricorsive  ricorsività = proprietà di una regola per la quale è possibile riapplicare una regola al risultato dell’applicazione della regola stessa (regola dell’addizione sommo due numeri e al risultato posso sommare un altro numero e così via)

  • Esempio  aggettivi (una case gialla, grande, spaziosa, carina)  non ho limiti al numero di aggettivi che posso aggiungere.
  • Congiunzioni  sono venuti Paolo e Giovanni e Roberta e Anna…
  • Canzone alla fiera dell’est  venne il macellaio, che uccise il toro, che bevve l’acqua, che spense il fuoco … che al mercato mio padre comprò È importante perché mediante un vocabolario finito e un insieme di regole finito è possibile produrre un insieme indefinito di frasi e testi. Se le regole non fossero ricorsive i numero di frasi producibili sarebbe alto, ma non indefinito  ricorsività implica che non c’è un limite teorico alla lunghezza che una frase può avere. SN e SV  sintagma nominale e sintagma verbale  la testa dei sintagmi è l’unico elemento obbligatorio (SN nome e SV verbo)  quindi nome + verbo è una frase (Maria corre). La teoria X-barra  i sintagmi hanno tre livelli.
  • SN N’ (si legge N una barra). N + aggettivo (o SP) = N’  N’ + aggettivo (o SP) = sempre N’ (regola ricorsiva)  N’ + Det (= articoli, aggettivi cardinali, indefiniti, dimostrativi = si chiamano determinanti) = SN / N’’ (N due barre). Possiamo cambiare di posto gli aggettivi qualificativi fra loro, ma non i determinanti.
  • SV V + avverbio (o SN o SP) = V’  V’ + avv (o SN o SP) = V’  V’ + aux (ausiliari) = SV / V’’
  • Non c’è limite al numero di aggettivi contenuti in un SN, di avverbi in un SV (ricorsività)  c’è limite alle combinazioni e all’ordine dei det e degli aux. Semantica dei SN  ontologia di base: oggetti e cambiamenti – oggetti perdurano attraverso i cambiamenti. Il mondo è popolato di cose / oggetti che ci circondano. Gli oggetti ci appaiano rivestiti di proprietà (il tavolo duro, il colore degli occhi delle persone) che possono essere modificate, che vanno incontro a cambiamenti. I nomi denotano oggetti, i verbi denotano cambiamenti  controesempi (nomi che denotano cambiamenti e verbi che non denotano cambiamenti  es corsa, camminata, elevazione: sono nomi, ma denotano un cambiamento). Ipotesi storica  all’inizio i nomi denotavano oggetti e verbi i cambiamenti, ma poi si è sentita la necessità di parlare di astratti (entità senza autonomia ontologica) e di stati. Si voleva parlare dei cambiamenti stessi e delle proprietà, non dell’oggetto che cambia. Le cose sono concrete quando possono esistere da sole, i cambiamenti non possono (ex la corsa, non la possono incontrare, io incontro persone che corrono). Il cambiamento non può esistere senza l’oggetto che cambia, la proprietà non esiste senza l’oggetto di cui fa parte. Nomi e verbi  la mente umana rende oggetto ciò che oggetto non è  oggetto è quindi tutto ciò di cui vogliamo parlare. Ex. un oggetto è bianco, ma io posso parlare del colore bianco a prescindere dall’oggetto in questione. I verbi denotano qualcosa di pensato come inerente all’oggetto di cui stiamo dicendo qualcosa, i verbi predicano stati (proprietà) e eventi (cambiamenti) di ciò che pensiamo come autonomo  stati ed eventi predicati vengono pensati come non autonomi.

 diversità di concetti da parlante a parlante (ex. sappiamo molte caratteristiche dell’acqua, ma non tutti sanno che la formula è h20 o solo i chimici sanno certi concetti).  evoluzione delle conoscenze ma non del significato (aumentano le caratteristiche che conosciamo sull’acqua, ma il significato resta lo stesso).  difficolta di individuazione di proprietà essenziali DIFFICOLTÁ TEORIA RIFERIMENTO DIRETTO  bisogna comunque postulare delle proprietà comuni/un criterio comune a tutte le quantità d’acqua dell’universo (estensione acqua), ma non siam sicuri di conoscere tali proprietà. I parlanti devono associare alla parola delle proprietà per capirsi ma non è detto che esse siano essenziali. Visione tradizionale delle categorie  caratteristiche: categorie sono definite da tratti/caratteristiche congiuntamente necessari e sufficienti (per essere un gatto devi avere certe caratteristiche e se hai quelle caratteristiche è sufficiente per essere un gatto). I tratti sono binari, o ce l’hai o non ce l’hai. Categorie hanno confini chiari e determinati (quei tratti definiscono due insiemi, chi fa parte della categoria e chi no). Semantica a tratti (Katz e Fodor)  scapolo (devi essere uomo adulto maschio non sposato). Alcuni enunciati sono analitici (posso sapere se è vero solo dal significato, basta leggerlo. Ex. questo scapolo è un uomo). Alcuni sono contradditori (basta l’ispezione del significarti per sapere che è falso. Ex. questo scapolo è mia sorella). Alcuni sono sintetici (devi andare a controllare. Ex quest’uomo è scapolo). Relazioni di:

  • implicazione  Giovanni è scapolo implica che Giovanni è un uomo (se è vero il primo, è vero anche il secondo).
  • sinonimia  Giovanni è scapolo implica ed è implicato da Giovanni è un uomo adulto non sposato (se è vero il primo è vero anche il secondo e viceversa)
  • contraddizione  Giovanni è scapolo contraddice Giovanni è sposato (quando una è vera, l’altra è per forza falsa). Esperimenti di Labov  faceva vedere ai soggetti delle immagini e chiedeva se vedessero una tazza o una scodella (cup e bowl). Al primo estremo tutti erano d’accordo (100% su cup), all’ultimo estremo era già un 50 e 50. Quando inizia la categoria tazza e inizia la categoria scodella? Forse le categorie non sono così dei tagli netti. Esperimento di Rosch e idea di prototipo  inizia chiedere a degli studenti se certi tipi di cose erano o meno buoni esempi di diverse categorie (risposta da 1 a 7: 1 ottimo, 7 pessimo 4, abbastanza buono). Le risposte avevano un alto grado di accordo fra i soggetti  ha notato che le sedie erano un ottimo esempio di cose da mobilio, telefono o ventilatore erano pessimi esempi, lampada era un esempio abbastanza buono. Le categorie non sono una distinzione netta tra chi ne fa parte e chi no. 2/ Alcuni item (sedia, sofà, tavolo, credenza, ecc.) sono considerate casi centrali della categoria (casi prototipici). Altri (panca, inginocchiatoio, lampada, ecc.) come casi più periferici  I soggetti impiegavano più tempo a rispondere quando avevano a che fare con casi non prototipici che con casi prototipici. La teoria del prototipo considera una categoria come quella degli uccelli come formata da diversi elementi che occupano diverse posizioni al suo interno, vale a dire che un passerotto è un elemento più prototipico, e quindi con una posizione più centrale, rispetto ad un pinguino. Nasce come alternativa radicale alla teoria tradizionale perché sostituisce all’idea di intensione quella di individuo e somiglianza fra gli individui. Semantica dei SN  il nome istituisce il riferimento mentre tutti gli altri costituenti manipolano questo riferimento  gli altri elementi filtrano e delimitano il riferimento istituito dal nome  teoria referenzialista dei SN (che si riferiscono a oggetti).

Il problema sono i SN indefiniti  SN che non hanno un riferimento definito, a cui non possiamo associare uno o più oggetti come suoi referenti.

  • Ex. SN = un uomo  non posso sostenere che si riferisca a un uomo specifico, come per esempio Paolo  sennò dire “ho incontrato un uomo” e “ho incontrato Paolo” sarebbero sinonimi, ma non lo sono. Ma è anche scorretto associare quell’uomo a un uomo generico/indefinito perché io ho incontrato un uomo in carne ed ossa.  ciò porta a credere che un SN si riferisca a un insieme di concetti e non a un oggetto specifico. Lo stesso discorso è applicabile a tutti i SN indefiniti: un uomo, alcuni uomini, due uomini, tre uomini, quattro uomini, molti uomini…  senno dire “ho incontrato alcuni uomini” e “ho incontrato Paolo, Alessandro e Luigi” sarebbero sinonimi.

Paolo ha incontrato un uomo al mercato  è vero se è vero uno dei seguenti enunciati:

«Paolo ha incontrato Luigi al mercato» «Paolo ha incontrato Roberto al mercato» «Paolo ha incontrato Simone al mercato»  gli indefiniti non hanno un riferimento determinato, ma aprono una serie di possibili alternative di riferimento  Indefinitezza consiste nel lasciare aperte delle possibilità alternative. SINGOLARE E PLURALE Riferimento dei nomi comuni tramite proprietà  uomo si riferisce agli individui che possiedono certe proprietà, tuttavia uomo si riferisce non all’insieme degli uomini, ma a una serie di alternative di riferimento, ognuna delle quali è costituita da un singolo uomo. Per formalizzare  uomo non si riferisce a un singolo uomo, ma all’insieme degli insiemi che contengono un solo uomo  Paolo, Giovanni, Aberto, Alessandro,…  ogni alternativa è costituita da un insieme che comprende un unico uomo X : U (X) e X=1

  • X è una variabile che varia su insiemi e non su singoli oggetti
  • U(X) significa che tutti gli elementi dell’insieme X hanno la proprietà U (essere uomo)
  • X indica la cardinalità di un insieme, cioè il numero dei suoi elementi L’insieme degli insiemi X tali che gli elementi di X hanno le proprietà U e gli insiemi X hanno un solo elemento.  «uomini» si riferisce all’insieme di tutte le coppie, di tutte le triple, di tutte le quadruple, ecc. di uomini: Paolo, Giovanni, Paolo, Alberto, Alberto, Giovanni, Paolo, Giovanni, Alberto… In simboli: X : U (X) e X>1 = L’insieme di tutti gli insiemi i cui elementi sono uomini e che abbiano cardinalità superiore a 1. Dalla prima alla seconda formalizzazione abbiamo l’effetto della pluralizzazione. AGGETTIVI  nomi si riferiscono ad oggetti, gli aggettivi a proprietà: Abbiamo mangiato arance (giusta) Abbiamo mangiato gialle (se gialle si riferisse alle cose gialle sarebbe corretta)  per arrivare ad un oggetto che possiede la proprietà dell’aggettivo dobbiamo compiere la sostantivazione dell’aggettivo (aggettivo si trasforma in nome). Agg + N = N’  questa unione rappresenta la riduzione del numero delle alternative (alternative denotate da N’ è sottoinsieme di quelle denotante da N perché vengono escluse tutte quelle che non possiedono la proprietà denotata dall’aggettivo in questione). Aumento del contenuto concettuale e riduzione del numero di alternative (e quindi dell’indefinitezza).  «uomini» X : U(X) e X>1  «uomini miti» X : U(X) e M(X) e X>1  denota l’insieme di tutti gli insiemi aventi un solo elemento che ha le proprietà di essere uomo e di essere mite

Plurale  un plurale denota un insieme di alternative di riferimento: tutte le coppie, tutte le triple, tutte le quadruple, ecc. di individui che hanno una certa proprietà  ci sarà una alternativa di riferimento che include tutte le altre. “Gli uomini” denota tale alternativa di riferimento (spesso in un certo contesto). Questo equivale a dire che “gli uomini” si riferisce a tutti gli uomini (presenti in un certo contesto). 9/ L’articolo definito prende sempre la totalità  cioè l’alternativa che contiene tutto il resto, l’unica di riferimento presente nel contesto.

  • Singolare  la totalità coincide con l’individuo  l’articolo definito prende come riferimento quell’unico elemento
  • Plurale  vengono presi tutti gli oggetti che soddisfano una certa proprietà (l’alternativa che contiene tutte le altre) OGNI E CIASCUNO  definiti plurali  “ogni uomo” ha la stessa semantica di “gli uomini”. Eccezioni:
  • I ragazzi hanno scritto un manifesto (i ragazzi insieme hanno scritto UN UNICO manifesto)  letto collettivamente o distributivamente
  • Ogni/ciascun ragazzo ha scritto un manifesto (un manifesto a testa)  letto solo distributivamente DESCRIZIONI DEFINITE  SN con struttura (N sing + agg, SP, relative = N’  N’ + art def sing = SN)  N denota un insieme di alternative di riferimento composte da un solo individuo che ha una certa proprietà  aggettivi e SP filtrano queste alternative  articolo definito singolare denota l’unica alternativa che soddisfa tutte le proprietà precedenti presenti nel contesto, se ne esiste una Vanno a pescare UNA SOLA alternativa possibile di riferimento (ex. la donna alla destra di Paolo). DESCRIZIONI DEFINITE IMPROPRIE  dove manca un referente o dove ce ne sono troppi Ex. la macchina di anna  mettiamo che anna non possieda una macchina o che anna abbia tre macchine  Il libro sul tavolo  e il tavolo è vuoto o è pieno di libri. Secondo Frege esprimono proprietà (quindi hanno un senso) ma non hanno riferimento  le frasi che le contengono non sono né vere ne false.
  • Ex. enunciato “il N è P” è vero se l’unico N è P, falso se l’unico N non è P, ma se non esiste un unico N allora non è né vera ne falsa. Russell ha proposto una teoria alternativa delle descrizioni definite  se non esiste un unico N, allora “il N è P” è falso. Secondo questa teoria ciò che non conosciamo direttamente non può fare parte del significato (concezione empirista = parlare solo di ciò che conosciamo)  spesso non conosciamo i referenti delle descrizioni definite = non possono fare parte del loro significato (ex. il primo uomo che sbarcherà su Marte, il trisavolo di Paolo). Nel significato possono entrare solo i concetti (ex. lo sbarcare su Marte) Quindi per Russell  il N è P = il concetto N non è vuoto, è soddisfatto al massimo da un oggetto ed è incluso nel concetto P.
  • Il N è P quindi è falso se esiste più di un oggetto che soddisfa N o se non ne esiste nessuno. Donnellan afferma che le descrizione definite sono ambigue = sono a metà fra l’interpretazione di Frege e di Russell  in base a se lo conosciamo (Frege) o meno (Russell). INDICALI  pronomi singolari singolari (io, tu, lei), alcuni avverbi (ora, qui, oggi), pronomi dimostrativi (questo, quello), SN determinati dai dimostrativi (questo libro).

 dipendono solo dal contesto  hanno un significato di codice (minimale) = serve per individuare il referente entro il contesto di emissione Indicalità e ambiguità  parole ambigue sono quelle che hanno più significati (venti = il numero, il plurale di vento), ma nel contesto di solito capiamo a quale significato ci riferiamo.

  • “Io” non è una parola ambigua  ha un solo significato e nel contesto quello rimane, ma nel contesto gli diamo più specificità (ex. capiamo chi è il mittente, il parlante). Indicali puri (io, tu, qui, ora, oggi…) e dimostrativi (sono tali che dato un contesto richiedono un gesto dimostrativo per indicare a chi ci si riferisce). C’è chi ha criticato questa distinzione  ex. il dottore chiede dove fa male e io rispondo “qui” (qui dove?). INDICALI E DESCRIZIONI DEFINITE
  • Nel 1989 il presidente firmò il decreto (1)
  • Nel 1989 questo presidente firmò il decreto (2) Differenze molto sottile  1) l’attuale presidente nel 1989 firma il decreto / quello che era presidente nel 1989 firma il decreto 2) il presidente di adesso firma il decreto
  • L’auto di Paolo in Cina costa la metà (1)
  • Quest’auto di Paolo in Cina costa la metà (2) Differenze  1) l’auto che Paolo ha qua, in Cina costa la metà / l’auto che Paolo ha in Cina costa la metà 2) l’auto che Paolo ha qua, in Cina costa la metà
  • Il presidente del tribunale non potrebbe essere disonesto (1)
  • Questo presidente del tribunale non potrebbe essere disonesto (2) Differenze  1) colui che adesso è il presidente del tribunale… / colui che copre di volta in volta la carica di presidente del tribunale… 2) colui che adesso è presidente Gli 1 sono ambigui, i 2 no. Descrizione definite possono essere all’interno o all’esterno della portata di un operatore spazio-temporale o modale. Posso trovare il loro referente o nel contesto di emissione o in altri tempi, luoghi e mondi possibili, se l’operatore sposta il punto di valutazione della descrizione. Indicali sfuggono a questi operatori. Posso trovare il loro referente solo nel contesto di emissione. TEORIA DI KAPLAN Anche i nomi propri sfuggono alla portata degli operatori spazio-temporali e modali. Quindi i nomi propri e gli indicali si assomigliano per questo aspetto:
  • (1) Nel 1989 Mattarella firmò il decreto
  • (2) In Cina Paolo ha comprato un’auto
  • (3) Anna non potrebbe essere disonesta Gli indicali esprimono un contenuto descrittivo (in comune con le descrizioni definite). Teoria del riferimento diretto secondo Kaplan, ci sono due livelli di significato:  contenuto: nomi propri (Paolo) hanno solo un referente, descrizioni definite (il fratello di Anna) devono assecondare la proprietà (di essere il fratello di Anna).  riferimento: sia nomi propri che descrizioni definite hanno un solo referente. Per spiegare questa duplice somiglianza degli indicali, da una parte con i nomi propri, dall’altra con le descrizioni definite, Kaplan pone un terzo livello, il carattere:
  • Riferimento (NP, I, DD)
  • Contenuto (NP, I)

 Alcuni indicali esoforici (quelli che si riferiscono all’oggetto presente nel contesto di emissione e non quelli menzionati nel contesto linguistico) che sono sensibili agli operatori:

  • Non sapevo che nel 1989 questo presidente avesse firmato il decreto antiriciclaggio UNA TEORIA ALTERNATIVA:  basata sulla salienza = oggetto saliente quando tutti pongono attenzione a quell’oggetto e tutti sanno che tutti stanno ponendo attenzione all’oggetto. Un oggetto può attirare la nostra attenzione per ragioni:
  • Intrinseche  sono tali per cui tutti per forza ci facciamo attenzione (ex. una persona che entra in una stanza gridando, un rumore molto forte)
  • Estrinseche  sono salienti perché noi li facciamo diventare tali (ex. indicandoli con la freccia del mouse, illuminandoli, menzionandoli) Gli indicali si riferiscono al più saliente oggetto che soddisfi il loro contenuto descrittivo nel contesto di emissione (quell’uomo = l’uomo più saliente nel contesto di emissione); le descrizioni definite all’unico oggetto che soddisfa il loro contenuto descrittivo all’interno di un contesto. Di solito l’oggetto più saliente nel contesto di emissione è parte del contesto di emissione, a meno che non sia menzionato precedentemente. 23/ VERBI – la teoria maggioritaria: i verbi hanno una funzione referenziale come i nomi (ex. Correre si riferisce alle cose che corrono: Paolo corre) Questa teoria non riconosce la distinzione fra funzione semantica dei nomi e dei verbi, fa predizioni implausibili.  teoria alternativa = presuppone che i verbi si riferiscono ad entità astratte: stati ed eventi (sono cose inerenti agli oggetti stessi, non esistono da soli). Classi di verbi e SV  classificazione di Zeno Vendler:
  • Di stato (1)
  • Di processo (2)
  • Di compimento (3)
  • Di culminazione (4) 2,3,4 indicano cambiamenti, 1 indica il possesso di una proprietà relativamente stabile da parte di un oggetto. 2 indica un cambiamento non telico (che non hanno un fine determinato) 3,4 indicano un cambiamento telico 3 indica cambiamento non istantaneo 4 indica cambiamento istantaneo STATI  ex. copula + aggettivo, copula + SN, verbo essere + SP, stare, restare, credere… Hanno in comune di rappresentare un possesso stabile di una proprietà  se l’oggetto è in uno stato per un certo intervallo di tempo t allora è in quello stato per ogni intervallo di t (viene accettato i modificatore “per un tempo t” = per un anno, per un’ora ecc…)  non hanno nessuna fine codificata nel semantismo (non telicità)  non accettano il modificatore «in un tempo t ». Se lo accettano si ha un semantismo differente (quando viene usato assume un significato diverso da quello usuale): tempo impiegato per raggiungere lo stato.  non sono agentivi (l’oggetto a cui viene attribuita la proprietà espressa dal verbo non è mai un agente = agente è un individuo che intenzionalmente compie un atto  dato che gli stati non indicano cambiamenti non c’è un atto che viene compiuto dall’oggetto).  non accettano la forma progressiva in inglese (-ing)  Anna is blonde (non Anna is being blonde).

PROCESSI

 camminare, correre, spingere il carrello, parlare, guidare la macchina, girare la ruota, strofinare il pavimento, rotolare ecc…  cambiamenti non telici, non c’è alcun fine da raggiungere. L’azione può andare avanti in modo indefinito se non ci fosse un intervento esterno di qualunque tipo che le arresta. (serie di cambiamenti ciclica: proprio questa ciclicità li rende indefinitamente reiterabili). Sono cambiamenti non telici, per cui non accettano il modificatore «in un tempo se non con il significato che c’è voluto un tempo t perché il processo iniziasse (ha fatto un incidente e ha rincominciato a camminare in 15 giorni  ci ha messo quindici giorni per camminare)  Se un processo dura per un certo tempo t, allora quel processo dura anche in tutti i sottointervalli di t abbastanza lunghi da avere un sotto ciclo completo (cammina per 1 minuto, ma se noi prendiamo l’intervallo di tempo di 1/10 di secondo non può aver compiuto nessun movimento/passo = non si può prendere come sottointervallo di t). Di conseguenza accettano il modificatore “per un tempo t”.  possono, ma non devono necessariamente essere agentivi (ex. camminare, correre è l’oggetto che decide di farlo, ma il sasso che rotola giù dal dirupo non è deciso da nessuno).  accettano la forma progressiva in inglese COMPIMENTI  più che verbi, sono SV: costruire una casa, leggere un libro, tagliare il prato, scalare un monte, correre fino al negozio,  cambiamenti telici, non istantanei. Ci mettono un po' a raggiungere il fine.  SV in quanto il SN o il SP che si lega al verbo misura il processo stesso, fornendogli un fine o un percorso. Osservando l’oggetto o i rapporti fra il soggetto e l’oggetto è possibile individuare il grado di compimento del processo = costruire una casa  azione che si fa su un oggetto, questo oggetto è quello che fornisce il fine stesso all’azione dato che la casa non esiste ancora. Quando la casa è finita, abbiamo raggiunto il fine. Guardando l’oggetto possiamo stabilire quanto siamo vicini al nostro fine.  Non tutti i SN trasformano un processo in un compimento: girare la ruota, guidare la macchina, trasportare l’acqua, ecc…  Essendo telici, accettano il modificatore «in un tempo t »  costruire la casa IN due anni ecc…  Accettano anche il modificatore «per un tempo t » che è neutrale circa il raggiungimento del fine = ha letto il libro per due giorni (non so se l’ha finito o meno, ma mi dice quanto è andata avanti l’azione).  Accettano la forma progressiva inglese  dice che l’attività era in corso al tempo di riferimento, ma non ci dice nulla circa il raggiungimento del fine dell’attività (she was reading a book).  Non si dà l’implicazione per cui posso passare da una Forma progressiva passata a una forma non progressiva passata (sta leggendo guerra e pace non posso dire ha letto guerra e pace perché la seconda implica che l’ha finito e io non sono sicura di ciò)  Se viceversa un processo è in corso a un tempo t è sempre vero a un tempo successivo rispetto al processo ha avuto luogo. Quindi si dà che posso passare da una forma progressiva passata a una forma non progressiva passata. CULMINAZIONI  eventi telici che hanno luogo in un istante = esplodere, raggiungere, colpire, superare, notare, accorgersi, scontrarsi, partire, arrivare, ecc.  Cambiamento che non ha (idealmente) alcuna durata temporale, cioè puntuale. Quindi non accettano la forma progressiva.  Con la forma progressiva significano che il cambiamento si sta per verificare:

  • Paul is noticing Maria
  • la bomba sta esplodendo  Non accettano il modificatore «per un tempo t » a meno che non significhi ripetizione (paolo ha colpito il muro per cinque minuti)  Non accettano il modificatore «in un tempo t » a meno che non significhi il tempo di preparazione alla culminazione (la bomba è esplosa in cinque minuti).

TIPI DI RUOLI TEMATICI

  1. Paolo ha costruito la casa
  2. Paolo è inciampato
  3. Paolo teme Maria
  4. Il masso ha distrutto la macchina Ruoli tematici ricoperti dal soggetto:
  • Proto-ruolo (ruoli prototipi) dell’agente: a) intenzionalità  intende/vuole fare qualcosa b) essere senziente  essere cosciente del fare qualcosa c) causare un cambiamento in un altro oggetto partecipante all’evento d) essere in movimento (relativamente agli altri oggetti) e) avere una esistenza indipendente dagli altri oggetti.
  • Proto-ruolo del paziente: a) subire un cambiamento b) essere causalmente affetto da un altro oggetto partecipante all’evento c) essere statico rispetto al movimento degli altri oggetti d) avere una esistenza dipendente.
  • Esistono dei casi intermedi, che hanno alcune caratteristiche degli agenti e alcune dei pazienti (2/ sono esempi di questi casi). TEORIA DI REINHART  I due tratti fondamentali di un ruolo tematico sono la causalità (c = causare qualcosa) e il possedere uno stato mentale (m= essere coscienti e intenzionali) Ci sono quattro ruoli:
  • mentale e causativo [+m, +c], agente
  • mentale, ma non causativo [+m, -c], senziente
  • non mentale, ma causativo [-m, +c], strumento
  • non mentale e non causativo [-m, -c], paziente o tema Per il paziente o tema [-m, -c] deve essere inteso nel senso che non è richiesto di essere né mentale né causativo  quindi, sono introdotti ruoli «intermedi» fra agente e paziente. In 3. Paolo è un senziente, in 4. il masso è uno strumento. PROIEZIONE DEI RUOLI TEMATICI SULLA STRUTTURA SUPERFICIALE (dell’enunciato = quello concernente quale ruolo sintattico al suo interno si assume il compito di denotare gli oggetti che ricoprono un certo ruolo)  si è tentati di dire che la griglia <agente, paziente, beneficiario> corrisponde rispettivamente a soggetto, oggetto e complemento indiretto (di termine). Tuttavia:
  • frasi passive/ verbi come ricevere, subire, piacere/ differenza fra piacere e to like  paul likes the book = il verbo piacere proietta lo strumento sul complemento oggetto  il libro piace a paolo = paolo senziente viene proiettato sul complemento indiretto, il verbo piacere proietta lo strumento sul soggetto Regole di proiezione:
  1. Se il verbo ha valenza 1, l’unico ruolo viene proiettato sul soggetto, indipendentemente da quale ruolo sia.
  2. Se il verbo ha valenza 2 e uno dei ruoli è [+m, +c] (agente) e l’altro [-m, -c] (paziente), allora il primo sarà soggetto e il secondo oggetto (ma «subire»?)
  3. Se il verbo ha valenza 2 e gli argomenti sono [-m, +c] (strumento) e [+m, -c] (senziente), allora non c’è una regola fissa («Paolo si preoccupò della lettera» vs. «la lettera preoccupò Paolo»; «l’acqua riempì la piscina» vs. «la piscina si riempì di acqua»).

Riduzioni: a) Paolo ha chiuso la porta  paolo soggetto, porta complemento oggetto b) La porta si è chiusa  porta soggetto a) Anna ha mangiato la mela b) *La mela si è mangiata  non si può fare perché mangiare richiede per forza un agente, un qualcuno che compie l’azione Come sono costituite le frasi – struttura sintattica superficiale  paolo potrebbe aver incontrato Maria a Roma giovedì sera sul treno delle 23

  • incontrato + maria = V + SN = V’
  • V’ + a Roma (SP) = V’
  • V’ + giovedi sera (avv) = V’
  • V’ + sul treno delle 23 = V’
  • V’ + potrebbe avere (aux) = SV / V’’
  • SV + Paolo (SN) = E (enunciato) Come sono costituite le frasi – struttura sintattica superficiale
  • Incontrato + maria = V + SN = V’
  • V’ + Paolo = V’
  • V’ + a Roma (SP) = V’
  • V’ + giovedi sera (avv) = V’
  • V’ + sul treno delle 23 = V’
  • V’ + potrebbe avere (aux) = SV / V’’ SEMANTICA DEL VERBO  indica eventualità  Non sono entità (epistemologicamente) autonome, al contrario delle entità denotate dai nomi.  «correre» denota l’insieme delle eventualità che hanno una certa proprietà. ENUNCIATI All’inizio non verrà considerata la morfologia verbale e il tipo di enunciato (se è una domanda, una affermazione, una preghiera, ecc.), ma solo il contenuto proposizionale.  Il contenuto proposizionale di «Paolo arriva» è ciò che questi enunciati hanno in comune  Dal punto di vista sintattico verrà considerata la saldatura del verbo con i SN, gli avverbi e i SP. Saldatura di SN singolari definiti:
  • paolo corre  { e : C ( e ) e Agente( e )=Paolo}  Agente( e )= x significa che x è l’agente dell’eventualità e. Quindi la formalizzazione denota l’insieme delle eventualità di correre che hanno come agente Paolo Pluralità:
  • anna e paolo sono arrivati  indica tutte quelle situazioni in cui sia anna che paolo arrivano  è vero quando esiste una coppia di eventi
  • i ragazzi sono arrivati  è vero quando esiste una pluralità di eventi ciò non vuol dire cge quando il verbo è al singolare denota solo un evento singolo e il plurale denota più eventi:  ex. anna e paolo si sono incontrati in cortile = l’evento è singolo (l’incontrarsi)  ex. anna e paolo hanno sollevato il tavolo = anna solleva il tavolo, paolo solleva il tavolo, entrambi insieme sollevano il tavolo (primo caso l’agente è anna, secondo casa l’agente è paolo, terzo caso l’agente è anna e paolo insieme).

ATTI ILLOCUTORI = atti fatti nel linguaggio, usando il linguaggio

  1. Vai! (ordine)
  2. Vai? (domanda)
  3. Vai (affermazione) Sebbene il contenuto proposizionale sia lo stesso, c’è una dimensione per cui differiscono. Con 1- compiamo azioni diverse con il linguaggio. Informare è una importante azione che facciamo con il linguaggio ma non è l’unica.  L’atto illocutorio determina la “forza” con cui investiamo il nesso oggetti-predicati = vogliamo che questo nesso:
  • si realizzi nella realtà (ordine)
  • ci impegniamo a fare si che si realizzi (promessa)
  • vogliamo sapere se si realizza (domanda)
  • ci impegniamo all’effettivo sussistere del nesso nel mondo (affermazione) Nei vari atti illocutori ci atteggiamo diversamente nei confronti di uno stesso nesso predicativo- argomentale. Tipi di atti:
  1. Atti informativi (dire come stanno le cose)  Sostenere, comunicare, informare, annunciare
  2. Atti direttivi (cercare di fare in modo che gli altri facciano qualcosa)  Ordinare, chiedere, domandare, consigliare, pregare
  3. Atti commissivi (impegnarsi a fare qualcosa)  Promettere, giurare, minacciare, offrire
  4. Atti dichiarativi (il solo dirli trasforma il nostro mondo sociale; presuppongono una istituzione)  Espellere, sposare, giudicare, nominare, battezzare
  5. Atti espressivi (esprimere un atteggiamento di un qualche tipo)  Ringraziare, congratularsi, augurare, scusarsi, salutare Felicità e infelicità  Un atto illocutorio è felice quando raggiunge il suo obiettivo, infelice altrimenti. Diverse condizioni di felicità:
  • Condizioni sul significato dell’enunciato (contenuto proposizionale p ): l’enunciato deve avere certe caratteristiche
  • Condizioni preparatorie: riguardano la situazione/il contesto in cui l’enunciato viene emesso, che deve essere di un certo tipo
  • Condizioni di sincerità: il parlante deve essere in uno stato psicologico adeguato all’atto che sta compiendo Felicità delle affermazioni:
  • Condizioni sul contenuto proposizionale: il contenuto proposizionale p deve corrispondere ai fatti, cioè deve essere vero
  • Condizioni preparatorie:
  1. il mittente è nella condizione di affermare p perché informato sui fatti;
  2. p non deve essere ovvio per il destinatario, cioè l’enunciato deve essere realmente informativo.
  • Condizioni di sincerità: il mittente deve credere che p, cioè il mittente non deve mentire. Felicità degli atti direttivi:
  • Condizioni sul contenuto proposizionale: p deve riguardare un insieme di eventualità future; non si può ordinare qualcosa sul passato.
  • Condizioni preparatorie: (i) colui a cui viene ordinato che p deve essere in grado di fare p; (ii) non deve essere già ovvio che colui a cui viene ordinato che p farà p in futuro, altrimenti l’ordine è vacuo.
  • Condizione di sincerità: il mittente vuole che il destinatario dell’ordine faccia p.

Felicità degli atti commissivi:

  • Condizioni sul contenuto proposizionale: p riguarda un insieme di eventualità future che hanno come agente il mittente, cioè non si può promettere sul passato o che qualcun altro faccia qualcosa.
  • Condizioni preparatorie: non è già ovvio che il mittente farà p nel normale corso degli eventi, altrimenti il commissivo è vacuo.
  • Condizione di sincerità: il mittente deve avere l’intenzione di fare p. Felicità degli atti dichiarativi:
  • Condizioni sul contenuto proposizionale: dipende dal tipo di enunciato. Ad esempio, una sentenza di un giudice deve avere come contenuto proposizionale certe disposizioni riguardanti l’imputato.
  • Condizioni preparatorie: il contesto deve essere idoneo all’emissione dell’enunciato. Ad esempio, le sentenze devono essere emesse da chi ha l’autorità per farlo, dopo un regolare processo, nel quale le procedure siano state correttamente seguite.
  • Condizione di sincerità: dipendono dal tipo di enunciato. Ad esempio, le sentenze di condanna presuppongono che il giudice creda l’imputato colpevole. Felicità degli atti espressivi:
  • Condizioni sul contenuto proposizionale: dipende dal tipo di enunciato. Ad esempio, lo scusarsi che p pone la condizione che p riguardi un insieme di eventualità passate che hanno come agente il mittente.
  • Condizioni preparatorie: dipendenti dal tipo di enunciato. Ad esempio, la condizione preparatoria dello scusarsi è che p abbia nuociuto al destinatario e che il mittente sia, almeno in parte, responsabile del fatto che p si è verificato.
  • Condizioni di sincerità: dipendenti dal tipo di enunciato. Ad esempio la condizione di sincerità dello scusarsi è che il mittente sia pentito di avere fatto p. TEORIA DELLE FORZE ILLOCUTORIE
  • Informativi { e *: } si impegna all’esistenza di almeno una delle eventualità o pluralità di eventualità denotate dal contenuto proposizionale
  • Direttivi { e *: …} Esprime il desiderio che il destinatario realizzi almeno una delle eventualità dell’insieme
  • Commissivi { e *: …} Ci si impegna a fare sì che almeno una delle eventualità dell’insieme si realizzi in futuro
  • Dichiarativi { e *: …} Si rende vera almeno una delle eventualità dell’insieme per il fatto stesso di emettere l’enunciato.
  • Espressivi { e *: …} Esprime l’atteggiamento psicologico del parlante nei confronti di almeno una delle eventualità dell’insieme