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Il Concilio di Nicea e la Struttura della Chiesa Cattolica: Potere, Diritto e Tradizione, Appunti di Diritto Canonico

Il ruolo del concilio di nicea nella storia della chiesa cattolica, il suo impatto sulla struttura gerarchica e il diritto canonico. La differenza tra la chiesa occidentale e orientale, il ruolo del papa e la questione della ricchezza della chiesa. Il documento include testo originale e commento.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 11/12/2019

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Appunti diritto canonico 2019
LEZIONE 1 DEL 20 Febbraio 2019
Regole di base del diritto canonico:
Il diritto canonico è un ordinamento giuridico religioso, non statale. Per questo motivo alcuni mettono in
dubbio la sua giuridicità. In effetti le norme religiose hanno un prevalente carattere morale, agiscono nel
c.d. "foro interno", poiché obbligano in coscienza. Se la loro doverosità si fermasse al foro interno, non
ci sarebbe forse bisogno di un diritto in senso proprio, giacché quest'ultimo è regola di comportamenti
esterni. Punizione=penitenza, il diritto canonico di fronte ad un comportamento che è
peccaminoso/delittuoso, ammette il principio di essere trattato in foro interno (si ha un rapporto
solamente tra Dio, peccatore e ministro del culto) tramite il ministro della penitenza o della
riconciliazione, ma solo se non desta scandalo. Ci sono dei delitti però es rapinatore manifesto che
creano scandalo, e questi non possono essere trattati in foro interno. Tecnicamente anche in caso di
delitto che si risolve in foro interno, il ministro dovrebbe dare una penitenza che ripara il danno es in
caso di furto devi restituire quello che hai rubato. I delitti che creano scandalo invece, andrebbero
trattati in foro esterno, in quanto il diritto canonico ha anche una funzione sociale. Uno dei casi che
desta particolarmente scandalo è quello della pedofilia della Chiesa. Questa problematica di foro
interno e esterno riguarda tutti i diritti religiosi.
- E’ immutabile nella sua essenza cd kerigma, in quanto soggetta ad interpretazione divina. La volontà,
la parola di Dio non può essere modificata, è intoccabile. Nel corso dei secoli il d. canonico si è
arricchito di disposizioni interpretative del diritto divino (ma tali disposizioni vengono scambiate per
diritto divino). Il diritto canonico è un diritto religioso, non solo sociale. La differenza fondamentale tra
diritti civili e diritti religiosi sta nel fatto che quelli religiosi sono diritti di scopo, nel caso di quello
canonico lo scopo è la salvezza dell’anima.
- Non c’è stato bisogno per 1917 anni di un Codice. Esso si è sviluppato in una forma “narrativa”—> la
esposizione delle regole è stata effettuata attraverso spiegazioni, racconti. Tali spiegazioni ci danno il
contesto, dunque il testo va capito nel contesto. Per moltissimo tempo non c’è stato bisogno di un diritto
canonico perché l’autorità della Chiesa si fonda sull’autorità del vescovo che ha contemporaneamente i
poteri legislativo, giudiziario e amministrativo. La Chiesa si fonda su una struttura gerarchica che non
contempla una divisione dei poteri. Il vescovo col tempo ha iniziato a delegare questi poteri a soggetti
che agiscono in suo nome ossia vicario giudiziale, vicario generale (p. amministrativo) e vescovo, ciò è
accaduto quando la Chiesa si è istituzionalizzata. Ogni vescovo ha un potere proprio nella sua diocesi,
di conseguenza le regole di una comunità possono essere differenti da quelli di un’altra comunità. Infatti
nei primi secoli il d. canonico era pieno di contraddizioni. Il monaco Graziano ad certo punto raccoglie
tutti i canoni/leggi che erano stati prodotti fino a quel momento ed elabora un Codice, ma non si limita a
metterli insieme, egli cerca di mettere in evidenza le concordanze e discordanze e cerca di dare il suo
parere sulle discordanze. Concordantia discordantium canonum 1040 circa, “la concordia dei canoni
difformi”, la sua opera comincia ad essere usata come fonte autentica di interpretazione delle norme
canoniche e infatti passa alla storia come il Decretum Graziani. Tecnicamente però Graziano non
aveva autorità per fare un decreto, ma le sue opinioni erano considerate molto buone tanto da essere
usate. Il potere normativo passa poi in mano al vescovo di Roma, il Papa. Col tempo il credo comincia
ad avere delle differenziazioni all’interno della Chiesa, in particolare sul tema del cd filioque che ha
consumato lo scisma tra Chiesa d’Occidente dalle chiese d’Oriente (cd chiese ortodosse che sono
anche le più antiche) nel 1054. Tema del filioque= nel testo del credo, cioè quello che contiene i dogmi
(e quindi anche ciò che è eresia) della fede es Gesù è uomo, ma figlio di Dio, morto e risorto per gli
uomini. Il credo cambia nel tempo e quindi cominciano ad esserci delle differenziazioni di
interpretazione. Lo scisma si è consumato sul fatto che i cristiani credono che lo Spirito santo procede/
proviene dal Padre e dal Figlio, mentre la dottrina contraria sostiene che esso proviene solo dal Padre
in quanto il “que” sarebbe stato aggiunto dopo. Il I Concilio vaticano si è tenuto nel 1870, in quale
concilio viene enunciato il dogma dell’infallibilità del Papa. E’ particolare il fatto che i concili vengono
convocati nei momenti di grandi crisi per rafforzare il potere della Chiesa, al termine del quale vengono
enunciati i grandi dogmi es assunzione di Maria (ad Occidente, mentre la Chiesa ortodossa crede nella
dormizione). Nel 1900, secolo del positivismo giuridico in cui tutti gli Stati si danno dei Codici, anche la
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Appunti diritto canonico 2019

LEZIONE 1 DEL 20 Febbraio 2019 Regole di base del diritto canonico : Il diritto canonico è un ordinamento giuridico religioso, non statale. Per questo motivo alcuni mettono in dubbio la sua giuridicità. In effetti le norme religiose hanno un prevalente carattere morale, agiscono nel c.d. "foro interno", poiché obbligano in coscienza. Se la loro doverosità si fermasse al foro interno, non ci sarebbe forse bisogno di un diritto in senso proprio, giacché quest'ultimo è regola di comportamenti esterni. Punizione=penitenza, il diritto canonico di fronte ad un comportamento che è peccaminoso/delittuoso, ammette il principio di essere trattato in foro interno (si ha un rapporto solamente tra Dio, peccatore e ministro del culto) tramite il ministro della penitenza o della riconciliazione, ma solo se non desta scandalo. Ci sono dei delitti però es rapinatore manifesto che creano scandalo, e questi non possono essere trattati in foro interno. Tecnicamente anche in caso di delitto che si risolve in foro interno, il ministro dovrebbe dare una penitenza che ripara il danno es in caso di furto devi restituire quello che hai rubato. I delitti che creano scandalo invece, andrebbero trattati in foro esterno, in quanto il diritto canonico ha anche una funzione sociale. Uno dei casi che desta particolarmente scandalo è quello della pedofilia della Chiesa. Questa problematica di foro interno e esterno riguarda tutti i diritti religiosi.

  • E’ immutabile nella sua essenza cd kerigma, in quanto soggetta ad interpretazione divina. La volontà, la parola di Dio non può essere modificata, è intoccabile. Nel corso dei secoli il d. canonico si è arricchito di disposizioni interpretative del diritto divino (ma tali disposizioni vengono scambiate per diritto divino). Il diritto canonico è un diritto religioso, non solo sociale. La differenza fondamentale tra diritti civili e diritti religiosi sta nel fatto che quelli religiosi sono diritti di scopo, nel caso di quello canonico lo scopo è la salvezza dell’anima.
  • Non c’è stato bisogno per 1917 anni di un Codice. Esso si è sviluppato in una forma “narrativa”—> la esposizione delle regole è stata effettuata attraverso spiegazioni, racconti. Tali spiegazioni ci danno il contesto, dunque il testo va capito nel contesto. Per moltissimo tempo non c’è stato bisogno di un diritto canonico perché l’autorità della Chiesa si fonda sull’autorità del vescovo che ha contemporaneamente i poteri legislativo, giudiziario e amministrativo. La Chiesa si fonda su una struttura gerarchica che non contempla una divisione dei poteri. Il vescovo col tempo ha iniziato a delegare questi poteri a soggetti che agiscono in suo nome ossia vicario giudiziale, vicario generale (p. amministrativo) e vescovo, ciò è accaduto quando la Chiesa si è istituzionalizzata. Ogni vescovo ha un potere proprio nella sua diocesi, di conseguenza le regole di una comunità possono essere differenti da quelli di un’altra comunità. Infatti nei primi secoli il d. canonico era pieno di contraddizioni. Il monaco Graziano ad certo punto raccoglie tutti i canoni/leggi che erano stati prodotti fino a quel momento ed elabora un Codice, ma non si limita a metterli insieme, egli cerca di mettere in evidenza le concordanze e discordanze e cerca di dare il suo parere sulle discordanze. Concordantia discordantium canonum 1040 circa, “la concordia dei canoni difformi”, la sua opera comincia ad essere usata come fonte autentica di interpretazione delle norme canoniche e infatti passa alla storia come il Decretum Graziani. Tecnicamente però Graziano non aveva autorità per fare un decreto, ma le sue opinioni erano considerate molto buone tanto da essere usate. Il potere normativo passa poi in mano al vescovo di Roma, il Papa. Col tempo il credo comincia ad avere delle differenziazioni all’interno della Chiesa, in particolare sul tema del cd filioque che ha consumato lo scisma tra Chiesa d’Occidente dalle chiese d’Oriente (cd chiese ortodosse che sono anche le più antiche) nel 1054. Tema del filioque= nel testo del credo, cioè quello che contiene i dogmi (e quindi anche ciò che è eresia) della fede es Gesù è uomo, ma figlio di Dio, morto e risorto per gli uomini. Il credo cambia nel tempo e quindi cominciano ad esserci delle differenziazioni di interpretazione. Lo scisma si è consumato sul fatto che i cristiani credono che lo Spirito santo procede/ proviene dal Padre e dal Figlio, mentre la dottrina contraria sostiene che esso proviene solo dal Padre in quanto il “que” sarebbe stato aggiunto dopo. Il I Concilio vaticano si è tenuto nel 1870 , in quale concilio viene enunciato il dogma dell’infallibilità del Papa. E’ particolare il fatto che i concili vengono convocati nei momenti di grandi crisi per rafforzare il potere della Chiesa, al termine del quale vengono enunciati i grandi dogmi es assunzione di Maria (ad Occidente, mentre la Chiesa ortodossa crede nella dormizione). Nel 1900 , secolo del positivismo giuridico in cui tutti gli Stati si danno dei Codici, anche la

Chiesa decide di darsi un Codice nel 1917 in quanto si sentiva attaccata nel suo potere temporale e voleva dunque rafforzarlo. Nei fatti poi la Chiesa cesserà di essere anche potere temporale con il Risorgimento italiano, più precisamente con la Presa di Roma del 1870. Non tutti erano d’accordo in quanto c’era già il Vangelo che è considerata legge della Chiesa. Tuttavia prevalse l’idea di doversi dare un Codice in quanto si ritiene la Chiesa una “società giuridicamente perfetta”, che è una definizione che la Chiesa ha di se stessa. Essa però non è giuridicamente perfetta perché innanzitutto è una comunità sociale, non è l’elemento giuridico che la rende perfetta. Nel caso in cui fosse perfetta, lo sarebbe in forza dell’elemento religioso. Mentre nel 1963-68 si ha il Concilio Vaticano II, che è una rivoluzione copernicana in quanto la Chiesa ripensa completamente se stessa, produce dei decreti conciliari che sono norme di diritto canonico ma che non hanno forma di Codice, sono infatti documenti narrativi. Tali norme ridisegnano la Chiesa es cambiare la forma liturgica, dal latino e di spalle al popolo, all’italiano di fronte al popolo. Difatti non c’è messa se non ci sono fedeli. Es i fedeli non potevano interpretare la bibbia, si riteneva infatti che senza l’interpretazione autentica, il fedele non potesse capire. Ora invece la bibbia è tradotta in tutte le lingue e messa nelle mani del fedele. La Chiesa che si era pensata come società giuridicamente perfetta e dunque organizzata in maniera gerarchica ridiventa una Chiesa che si pensa con il popolo di Dio. Paolo VI alla chiusura del Concilio Vaticano II fa un discorso alle Nazioni Unite che viene inserito nei decreti conciliari. Famosa la cit “servo dei servi di Dio”. Si pensava poi di dover cambiare il Codice del 1917 che viene riformato e promulgato nel 1983 con Papa Giovanni Paolo II. E’ un codice di diritto universale, che vale per tutto il mondo. Esegesi= comprensione del testo per quello che è realmente. I testi sacri sono testi in lingue diverse, e ci sono stati problemi di traduzione dapprima dal greco al latino, e poi per la traduzione in lingue volgari. La mentalità dell’epoca è diversa ovviamente dalla mentalità di oggi, e li sta il problema di una traduzione che riesca a mantenere però lo stesso senso in tutte le lingue in cui si è tradotto il testo sacro tenendo anche conto del cambio di mentalità. L’ordinamento canonico si dice che è flessibile per quanto riguarda l’autorità legislativa che può modificare a seconda dei casi la norma, in quanto esse vengono modificate per conseguire al meglio lo scopo della salvezza delle anime. Occorre comunque sempre rispettare il criterio di conformità alla parola di Dio, ai testi sacri. E’ particolare il rapporto di Gesù con la legge= Gesù era un rabbino che aveva frequentato una buona scuola ebraica a Nazareth, il suo maestro rabbino predicava come regola aurea “ama Dio come te stesso e il prossimo come Dio”. Ogni volta che Gesù si confronta con la legge, egli la nega. Il suo rapporto con essa è liberissimo, egli non mette in crisi la legge, egli vuole interpretarla. Quando gli viene domandato il suo parere sulla lapidazione delle donne adultere, Gesù non risponde e anzi usa interpretazione spiazzante rispetto al quesito giuridico ossia “chi è senza peccato scaglia la prima pietra”. I preti al giorno d’oggi, ma anche i vescovi, purtroppo si basano sul fatto che la religione è una questione solamente morale ossia la prevalenza della cd ortodossia, disinteressandosi dell’ortoprassi ossia dei comportamenti. Attualmente Papa Francesco possiamo dire che si comporta alla stregua dell’interpretazione di Gesù nei confronti della legge, quando gli è stato chiesto se fosse corretto erogare l’eucarestia ai divorziati, egli risponde che essa serve più ai peccatori che ai fedeli. Per il d. canonico il matrimonio è un contratto, è un patto con cui l’uomo e la donna stabiliscono la comunità di tutta la vita atta alla procreazione e l’educazione dei figli (il requisito dell’educazione è stato introdotto con il Concilio II in quanto i figli venivano troppo spesso abbandonati). Con il Concilio vaticano II si è introdotto il requisito del mutuo soccorso tra coniugi. Papa Francesco ha infatti affermato che in caso di divorzio, il vescovo di deve assumere la responsabilità che quei soggetti non vogliono più stare insieme, senza introdurre un processo lungo e laborioso per accertare che alla base non ci sia un vizio del consenso, basta invece un processo breve senza avvocati, testimoni ecc. I vescovi hanno affermato di non essere capaci, inoltre il punto dolente è che Francesco affermando ciò, sta dicendo che un sacramento può fallire. Per quanto riguarda la pedofilia dei preti, il punto dibattuto è se i vescovi abbiano l’obbligo di denuncia, ma introducendo ciò si tradisce un principio fondamentale ossia la fiducia che ciascun fedele, e in particolare i preti hanno nei confronti dei vescovi. La conseguenza negativa sarebbe che i preti verrebbero ancora meno allo scoperto. La questione riguarda il mettere su un piatto il tema del bene immateriale della fiducia rispetto alla protezione della vittima, che sicuramente è molto più importante da tutelare. LEZIONE 2 DEL 21 Febbraio 2019 Sinossi quadriforme dei 4 vangeli. I vangeli canonici sono 4, 3 di questi sono sinottici (Matteo, Marco e Luca) sono paralleli, infatti sono tali perché quando uno li legge li può paragonare e sostanzialmente i racconti della vita di Gesù sono paralleli. Nella tradizione cristiana ci sono delle volte in cui i Vangeli riportano le parole stesse di Gesù, quando nei rari casi in questo avviene, nella tradizione di dice:

Esempioà sta cambiando il Padre Nostro; non sta cambiando niente ma si dice che quella formula che è stata usata per secoli “non ci indurre in tentazione” che deriva dal latino “ne nos inducas” può essere interpretata male oggi perché sembra che Dio ci induca alla tentazione, al male perché oggi lo vediamo come uno che ti porta nel male. Inducere (latino), per i latini dell’epoca, non ha questa accezione ma significa “non ci deviare dalla retta strada, quindi non ci portare verso il male”. Inducere e anche comducere resta con noi mentre andiamo verso il male. Se voglio capire l’interpretazione più corretta, vado al greco e vedo che c’è un verbo che dice: “non ci lasciare soli quando il male ci prende”; teleologicamente l’idea è la stessa, il male c’è, quindi siamo chiamati più volte a scegliere tra il male e il bene, quando ci troviamo di fronte a questa scelta, Tu, non ci lasciare soli. Anche la traduzione di “non ci abbandonare alla tentazione” potrebbe essere equivoca perché starebbe ad indicare “anche quando abbiamo bisogno ci abbandoni”, quindi ogni cosa è opinabile però c’è un senso e il senso è questo della riconduzione alle fonti. Lezione introduttiva in cui seguiamo il manuale “introduzione al diritto canonico”. Cominciamo ad andare sull’aspetto introduttivo e cominciamo a dare indicazioni non di carattere interpretativo. Ieri abbiamo accennato al fatto che siamo di fronte ad un ordinamento religioso e, per poterlo interpretare bene, dobbiamo avere chiaro questo. Il fatto che siamo di fronte ad un ordinamento religioso provoca una lettura particolare, perché siamo di fronte ad un ordinamento di scopo e lo scopo è la salvezza delle anime e questo lo differenzia dagli altri ordinamenti civili e secolari. Altra conseguenza di questa precisazione è che la ragione dell’obbedienza alla legge religiosa, non deriva dalla paura della sanzione ma si gioca tutta in coscienza: obbedisco perché scelgo di obbedire; decido di non avere rapporti sessuali con mio marito se non dopo il matrimonio non perché mi si applica una sanzione, ma perché questa regola salva la mia anima. Apriamo qui una parentesi quadra: se questa fosse effettivamente una regola che salva le anime. Se mi pongo il problema: questa è una regola che salva le anime, prima cosa dovrei cercare se esiste questa regola e scoprirò che non esiste. Questo è molto interessante perché vuol dire che nelle norme di carattere religioso c’è una continua sovrapposizione tra l’aspetto morale e quello giuridico che, per un giurista civile è insopportabile, cioè il giurista civile interpreta la norma per la sua logica giuridica, non si interessa dell’aspetto morale che c’è dietro la norma; mentre per il giurista religioso, l’aspetto morale è indispensabile perché la norma ha senso se riguarda la salvezza. C’è stato un momento nella storia della chiesa in cui il diritto ha perso tutta la sua potenza e lo ha acquistato in maniera fondamentale la morale e quindi ci siamo dimenticati che esiste un diritto e abbiamo detto che tutto quello che diceva il diritto è secondario e quello che conta più di tutti è la morale e questo momento è stato il Concilio di Trento. La riforma protestante, nella sua propaganda, nella sua problematicità per la chiesa cattolica, ha prodotto una controriforma in cui la chiesa cattolica si è scontrata con la necessità di dare degli orientamenti morali, fino al punto in cui la teologia morale ha finito per sostituire il diritto. Che cos’è la teologia morale? La teologia morale è quella scienza teologica di poter condurre la conoscenza di Dio all’interno dell’adempimento e la posizione di regole morali, che sono quelle che distinguono tra ciò che è bene e ciò che è male non sulla base di un dovere giuridico, però il dovere giuridico provoca una differenza tra ciò che è legittimo e ciò che è illegittimo secondo la legge, mentre il dovere morale può porre invece una differenza tra ciò che è bene e ciò che è male rispetto ad un valore morale che non necessariamente giuridico. Per restare nell’esempio che abbiamo fatto, la teologia morale è quella che si preoccupa di capire ciò che è bene e ciò che è male in termini assoluti, rispetto a situazioni ipotetiche, che si chiamano casi e questa teologia morale lavora sulla casistica, quindi il teologo morale è un teologo che risponde a casi veri o immaginari, di scuola per dare la risposta moralmente opportuna. Esempioà Cosa accade se una persona vuole abortire che è stata violentata? Questi casi a volte sono veri, altre volte no e sono i casi in cui la risposta non la trovi nel diritto ma nella morale. La prevalenza della morale sul diritto ha portato, secondo il professore, ad un eccesso di moralismo, quindi nella chiesa oggi non si riesce a distinguere tra ciò che è lecito o meno ma soltanto tra ciò che è buono e ciò che è cattivo, sulla base di una lettura che è solo morale, lettura solo morale con il problema rispetto alla verifica della fonte perché la morale, sostanzialmente, è un’opinione, che può essere condivisa ma rimane sempre un’opinione. Quando la regola giuridica è data, se è data, significa che qualcuno ha considerato che era conforme ma questo però si può cambiare. Chiusa parentesi quadra. Quando parliamo del fondamento originario del diritto canonico, perché comincia ad esserci il diritto canonico, ci imbattiamo in una lettura di carattere metagiuridico che dobbiamo fare, altrimenti perdiamo il contesto; perché è importante conoscere il contesto? Perché il testo va sempre letto nel contesto ,

non posso prendere il Vangelo di Marco e far finta che sia stato scritto in Giappone; se voglio interpretare il testo, devo mettermi nel contesto, so che sto prendendo in esame una cosa scritta 2000 anni fa, quindi è evidente che non mi può parlare di cose attuali (facebook) perché chiederei a quel testo qualcosa che non esisteva. Questo libro presenta un’opinione specifica di questi autori, più in generale della scuola di diritto canonico della, che, in anni più recenti, ha ipotizzato che la chiave di lettura per interpretare il diritto canonico consista in questa formulaà norma missionis (Aroba Conde+Pul). Il professore resta meravigliato perché fino ad ora abbiamo detto che la chiave di lettura era salvezza delle anime, questo lo diciamo perché viene detto dal codice del diritto canonico fino agli anni 2000. Oggi si parla di norma missionis ed ha un senso che è legato alla natura della chiesa con cui il pontificato attuale e anche il pontificato precedente stanno provando a dare della natura stessa della chiesa, della funzione della chiesa che è qualcosa che si trova anche nel Vangelo, ma che non era stata detta con questa chiarezza, cioè la chiesa è una comunità che annuncia il Vangelo. Tuttavia il mandato che Gesù dà ai suoi è” andate in tutto il mondo e predicate il vangelo”, questa è la ragione per cui c’è la chiesa, se la chiesa non annunciasse, non ci sarebbe bisogno della chiesa. Questa precisazione è parzialmente rivoluzionaria perché la chiesa, che è un’istituzione che si regge da 2000 anni, potrebbe anche finire domani se ci accorgessimo che ha lasciato da parte il suo scopo centrale. L’idea della chiesa che annuncia, la chiesa fatta come gruppo di persone che comunicano il Vangelo, non la fede, è stata elaborata in questa scuola di cui questo libro è parte, nella formula della norma missionisà norma missionis, quindi canone, quindi regola interpretativa e tutte le norme che il diritto canonico costruisce devono rispondere a questa norma missionis. Questo dicono questi autori, ha a che vedere con un’interpretazione evangelica che riguarda la vita di Gesù il quale non ha fatto altro che andare in giro e comunicare il Vangelo sia con la testimonianza successiva alla resurrezione, perché Gesù quando è risorto si è presentato ai suoi discepoli dicendo: andate e diffondete il vangelo, quindi la norma della missione, quindi la norma della comunicazione del Vangelo è legata alla volontà stessa di Gesù, che è Dio. Perché abbiamo precisato che il predicare il Vangelo è diverso dal credere? Nell’argomentazione scientifica la fede è una relazione, quando dico che ho fede in Dio, il punto trascendentale, soprannaturale provoca una relazione con un soggetto più o meno identificato, che è il soggetto della fede. La fede non è un’opinione, ma è una relazione con una persona di cui mi fido e questo impone una relazione con Dio che non si attacca, non si trasmette, non si comunica, posso avere tanta fede in Dio e nel momento in cui lo dico, non la trasmetto all’altro ma, nel momento in cui ti racconto la mia esperienza di fede, ti posso raccontare la storia di Gesù, un uomo che ha vinto la morte: elkenim, cioè l’essenza, poi ti posso dire anche tante altre cose, ti posso raccontare tutti gli elementi che, a me personalmente, mi hanno convinto per essere fedele. Se c’è questo dietro, l’ordinamento religioso ha una sua specificità perché non c’è nessuna ragione di obbedire ad una regola che non provochi come risultato la comunicazione del Vangelo e l’annuncio della fede, che non si trasmette, non si ha fede per contagio di uno che è credente vicino a te, ma è necessario che ci sia una relazione personale che si sostanzia in diversi modi di essere. Il mandato di Gesù, quindi la missione di comunicazione che Gesù fa, non è storicamente un mandato individuale, non è ad una persona, ma Gesù nella sua storia comunica questo mandato missionario e dice sempre di farlo in gruppo “andate in quelle città e dite che”, se vi ascoltano bene, altrimenti ricominciate da capo: ne incontra 12, 72, ne scegli 7. Gesù, nella sua vita, ha sempre ritenuto fondamentale l’esperienza della comunicazione del Vangelo ad un gruppo, della comunicazione in gruppo, cioè, detto in altri termini, non esiste comunicazione del vangelo senza gruppo , in greco gruppo si dice ecclesia. Diciamo chiesa ed abbiamo in mente una certa organizzazione ma la parola chiesa, nella sua natura, vuol dire gruppo, un collettivo e il senso è quello di un’appartenenza assembleare che ha, a sua volta, una relazione con Dio. Nei testi degli Atti degli apostoli, gli apostoli si interrogano su che cosa fare quando Gesù non c’è più, quando prendono una decisione e dicono: “noi e lo spirito santo”, cioè quella dimensione pentecostale, cioè la dimensione di una chiesa in cui opera lo spirito, non è una dimensione di un gruppo diverso dagli altri in cui c’è uno spirito che fa per conto suo, lo spirito parla attraverso il gruppo, lo Spirito parla attraverso le persone, le persone decidono in nome dello Spirito e con lo Spirito. Attenzione: non i vescovi decidono in nome dello Spirito, ma il gruppo: “lo Spirito Santo e noi, abbiamo deciso che”. Nella storia della chiesa, i conflitti sono avvenuti immediatamente: uno dei più grandi conflitti c’è stato tra la predicazione di Pietro, che era un giudeo e la predicazione di Paolo, che era un fariseo e che comincia

" Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo ". si raccontano quali erano le regole della comunità cristiana. È essenziale darsi regole per la vita sociale, queste emergono automaticamente. Il diritto si svolge in misura concreta, che facciamo oggi pomeriggio? Stiamo stabilendo un patto, se sto per conto mio non ho bisogno del diritto come espressione sociale ma nessun uomo vive solo. Lo Spirito Santo e noi è l’espressione di una decisione che viene presa. Diceà loro vivevano mettendo in comune le loro cose e ciascuno dava di più a chi aveva di meno. Questa era la regola. Anania e Saffira hanno interpretato la legge in un modo corretto, il terreno è nostro, lo vendiamo per darlo agli altri, ma tengono qualcosa per sé. Non sono stati obbligati a vendere il campo, se si sono sentiti in coscienza di obbedire, dovevano obbedire, il problema non riguarda solo me e te, ma riguarda me, te e Dio. Questa, nella riflessione cristiana, è Parola di Dio, cioè questa nella vita della chiesa è Parola di Dio ed è la parola che ti condanna per il solo fatto che hai pensato di non obbedire alla legge di Dio. Ma come posso riprendere questo e tradurlo in una regola (questo è un racconto scritto 2000 anni fa, c’era la pena di morte, tanto che le adultere erano uccise insieme all’adultero, dopo, nella tradizione, sembrava brutto, si celava questo fatto). “ Un uomo di nome Anania, con sua moglie Saffìra, vendette un terreno e, tenuta per sé, d’accordo con la moglie, una parte del ricavato, consegnò l’altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: «Anania, perché Satana ti ha riempito il cuore, cosicché hai mentito allo Spirito Santo e hai trattenuto una parte del ricavato del campo? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e l’importo della vendita non era forse a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio». All’udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. Un grande timore si diffuse in tutti quelli che ascoltavano. Si alzarono allora i giovani, lo avvolsero, lo portarono fuori e lo seppellirono. Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò sua moglie, ignara dell’accaduto. Pietro le chiese: «Dimmi: è a questo prezzo che avete venduto il campo?». Ed ella rispose: «Sì, a questo prezzo». Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati per mettere alla prova lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta quelli che hanno seppellito tuo marito: porteranno via anche te». Ella all’istante cadde ai piedi di Pietro e spirò. Quando i giovani entrarono, la trovarono morta, la portarono fuori e la seppellirono accanto a suo marito. Un grande timore si diffuse in tutta la Chiesa e in tutti quelli che venivano a sapere queste cose”. Stessa cosa, quando Giuseppe venne a sapere che Maria aspetta un figlio, ovviamente pensava che non fosse suo, infatti ha fatto un bell’atto di fede ma soprattutto non ha ripudiato Maria; se lui avesse detto di non essere il padre, Maria sarebbe stata lapidata. Quando c’è questo racconto sta dicendo che la fiducia di Giuseppe nella sua compagna, è più importante ancora della regola del rispetto della legge; da questo punto di vista è un uomo che non rispetta la legge. Questo fa capire il tipo di rapporto che ci deve essere con la legge. Nelle prime comunità cristiane si comincia a prendere delle decisioni (lo Spirito Santo e noi) che hanno caratteristiche diverse: alcune sono riferibili, oggi diremo, alla norma missionis e sono le norme fidei , cioè le norme della fede, ossia quelle che non possono essere toccate perché riferibili alla volontà di Dio; è evidente che quando Gesù ha dato delle regole come che il rispetto dell’uomo è più importante del sabato, la legge più importante di tutti è “amatevi gli uni e gli altri”, quindi la legge dell’amore è una legge che va preservata rispetto a qualsiasi altro cambiamento. Ci sono altre norme , che sono quelle giuridiche in senso sociale, le norme dell’assemblea , quelle per cui Anania e Saffira dovevano vendere il loro terreno, non sono necessariamente norme di fede e queste possono subire delle evoluzioni e sono delle interpretazioni che la comunità dà rispetto alle norme di fede e alla norma missionis. Allora abbiamo quindi un gruppo di norme che sono intoccabili ma sono proprio poche ed un gruppo di norme che, invece, sono toccabili (norme sociali). Questa impostazione di diritto canonico è un’impostazione contemporanea che pone un sacco di problemi che hanno studiato diritto canonico in precedenza; si diceva infatti che le fonti del diritto canonico fossero: a. Diritto divino che si divide in:

  • Diritto divino naturaleà norme che Dio ha dato nella creazione e fanno parte della natura, quindi il fatto che l’acqua bagna è una norma di diritto naturale e quindi non si può toccare;
  • Diritto divino positivoà quelle che Dio ha detto, nella sua volontà e non si possono toccare. Guardiamo ai 10 comandamenti, che non sono scritti da nessuna parte, sono stati semplificati. b. Diritto umano: si possono toccare (paga la carta da bollo da 16 anziché da 18 euro). Nella lettura iniziale, abbiamo capito come le comunità si organizzano: norme di fede, interpretate (come raccontano gli Atti degli Apostoli) in quel modo come Anania e Saffira. Il diritto canonico ha una sua mediazione storica: testo e contesto e comunicazione del Vangelo. Abbiamo terminato la prima parte. Questi gruppi si trovano a dover prendere decisioni anche rispetto a dispute che possono essere anche di carattere privato; siamo in un contesto in cui non esiste il legislatore, il diritto non è dato attraverso una legge, ma è dato attraverso la decisione dei giudici: il cuore del common law è nel diritto classico. Le concezioni che il diritto è composta dalla legge e anche dalla sua interpretazione, è un’interpretazione nostra ma in tutta la storia del mondo, quando uno aveva una disputa da risolvere andava dal giudice, il quale stabiliva la pena singolarmente e questo è quello che accade anche nei tribunali rabbinici. Il primo nucleo delle norme di diritto canonico, canon norma, canon misura, è dato dalle regole che le singole comunità si davano e siccome il mondo era un mondo non globalizzato e queste comunità, per quanto fosse una società interconnessa, le norme avevano un ruolo autoreferenziale, che avevano un contesto diverso,, le persone di riferimento e così le singole comunità crescevano con le norme, tra l’altro le comunità erano in difficoltà perché il cristianesimo primitivo aveva una struttura sociale ma doveva difendersi sia dai giudei, malgrado non si poteva essere cristiano senza essere giudeo, i giudei osservanti li consideravano eretici perché, dal punto di vista della religione ebraica, che era la religione dell’epoca, questi erano eretici perché seguivano regole inaccettabili, quindi i primi cristiani erano perseguitati dagli ebrei ma anche dai romani, perché il loro mettere in crisi il principio di autorità, il loro mettere in crisi il principio su cui si fondava l’autorità romana dell’epoca era quella del pantheon era inaccettabile e lo stesso era inaccettabile anche il monoteismo ebraico, infatti nel 70 d. C distruggono il tempio che, per gli ebrei, era ed è una rappresentazione della presenza di Dio (ancora oggi vanno nel muro portante a mettere le loro preghiere). Il tempio abbiamo detto che venne distrutto nel 70 d. C a Roma e con tempo c’è stata costruita la moschea. Questa è una divagazione legata al fatto che le comunità si davano regole, non necessariamente seguite da tutti. Comunità perseguitate, e sono tutte diverse tra loro. In questo stesso contesto, l’idea delle lettere circolari fa vedere che c’era l’idea di mettere unità, di voler evitare le differenze, sulle quali la chiesa si dividerà più volte, una di queste è la data della Pasqua, perché leggendo i Vangeli sinottici e leggendo il Vangelo di Giovanni c’è uno sfalsamento dei tempi e quindi quelli che erano più fedeli alla lettura di Giovanni, festeggiano in un momento diverso rispetto agli altri cristiani e, se c’erano cristiani che seguivano questa e quella tradizione, la Pasqua veniva sfalsata. Ma è una la Pasqua, qual è la data giusta? Non esiste una data giusta e l’interpretazione del testo e del contesto alla fine la chiesa ha detto la data è questa, ma chi l’ha detto? Uno che ha ritenuto di aver fatto un conteggio migliore degli altri e questo è stato il Vescovo di Roma (Amilcare- Anacleto), il quale imponeva la sua autorità perché, secondo la sua concezione, è successore diretto di Pietro a cui Gesù ha delegato la chiesa (questo non c’è scritto nel Vangelo). Questa è un’interpretazione, infatti gli altri Vescovi chiesero chi gli avesse dato questa autorità e lui rispondeva dicendo che tale autorità è data dal fatto che stava a Roma, capitale dell’impero e, in più costruisce una logica teologica dicendo che Roma è l’unica città al mondo in cui sono stati presenti e hanno fondato la comunità cristiana sia Pietro che Paolo, quindi quella di Roma è la sede apostolica che fonda la sua radice sul sangue degli Apostoli, Pietro e Paolo. Questa concezione arriva fino ai nostri giorni, contestata però dalla Chiesa ortodossa. Le prime comunità, facendo un passo indietro, cominciano anche ad eleggere i loro rappresentanti, a conferire incarichi al loro interno e ad avere una loro struttura somiglianti tra tutte le comunità, cioè si eleggono degli anziani (presbiteri) che hanno una funzione di ministerialità all’interno della comunità, si scelgono dei diaconi che si dovevano dedicare ai fatti concreti della comunità (orfani, vedove ecc) e cominciamo anche ad essere eletti figure di coordinamento della comunità che avessero il compito di custodire il deposito della fede, cioè queste norme fidei, cioè questi episcopoi, questi custodi, che sono i Vescovi. Quindi nella struttura della comunità cresce una differenziazione di ruoli che sono elettivi.

sia i vescovi della chiesa di oriente che quelli della chiesa di occidente ma questi ultimi non vi presero parte. Antiochia (Siria) è importante perché è la città dove per la prima volta i cristiani sono chiamati così. I concili normalmente hanno una funzione dogmatica, cioè i vescovi si riuniscono per decidere una questione di fede. Generalmente si tengono nei momenti di difficoltà della chiesa e finiscono sempre con la consacrazione di un dogma. Questo racconto è molto bello perché fa capire che nel gruppo di persone che si è riunito c’è anche una persona che non rappresentava alcuna carica all’interno dell’assemblea ma era reduce della persecuzione, considerato una persona importante. Nelle assemblee ci si posizionava un gruppo di fronte all’altro (come nella house of common) perché si possano guardare in faccia. Anche nel Concilio vaticano II erano sistemati così. Racconto di Eusebio di Cesarea ----> nel discorso di Costantino di fronte al Concilio, nel quale anche lui si definisce vescovo, egli afferma che: Dio salvatore; Dio mi rese vincitore; voi, apostoli della pace, lui no perché non vuole entrare nelle questioni religiose; fratello nella grazia di Dio; non potete essere giudicati dagli uomini, solo Dio può giudicarvi” (giurisdizione ecclesiastica). il concilio di Nicea vuole evitare di paragonare il Padre e il figlio. Tutti i cristiani amano Dio che tutto vede. La teologia non si limita più ad antiche formule ma si evolve alla ricerca. Le divisioni all’interno della chiesa di Dio, secondo Costantino, sembrano più pericolose rispetto agli altri conflitti e lo affliggono più di tutto il resto. “perché i miei voti (desideri) siano compiuti, bisogna che i vostri cuori siano riuniti e che si veda regnare tra voi la pace di cui dovete essere gli apostoli per la vostra stessa consacrazione a Dio”. Leggere questo ha dato il senso concreto delle cose che abbiamo cercato di spiegare: come la chiesa si dà delle norme, come nascono le norme. Sottoponiamo l’attenzione a questi elementi: il discorso che ha fatto Costantino (che poi si definirà Vescovo) ai Vescovi, dice Dio salvatore e dice Dio mi ha fatto vincere, non è una dimenticanza perché il primo è Dio dei cristiani perché per questi il Dio salva (salus animorum) e il Dio che l’ha fatto vincere non è necessariamente il Dio salvatore e questo ammetteva il fatto che Costantino fosse pagano, ammetteva la presenza di un Dio salvatore ma anche la presenza dei vari dei a cui lui deve molto. Dice poi “voi siete apostoli della pace”, quindi siete apostoli su determinate cose sulle quali non ha giurisdizione Costantino in quanto questi sono cristiani. Il credo stabilito dal concilio tiene conto di questioni che sono sottostanti e l’aspetto centrale del credo riguarda questioni sull’ortodossia, ossia la corretta fede poi ci sono questioni che riguardano l’ortoprassi. Ci siamo lasciati con la chiesa che comincia a fondarsi su concili ecumenici e provinciali e quindi abbiamo un diritto canonico che avrà vigenza nei territori sottoposti alla giurisdizione dei singoli vescovi che partecipano ai concili. La dimensione con cui la chiesa si costruisce dal punto di vista istituzionale è parallela a quella con cui si è costruito l’impero romano e anche la terminologia sarà la stessa: mano a mano che il vescovo diventa il proprietario della casa in cui si andava a pranzo, avrà dei suoi ufficiali. Coloro che lavorano con il vescovo, formano la Curia, il vescovo abiterà nel palazzo episcopale; avrà delle proprietà che saranno le proprietà della diocesi e la struttura territoriale diocesana quella che suddivide il territorio del mondo al capo dei quali ci sono gli ufficiali del vescovo sono basati sulla struttura dell’impero romano. Il termine parrocchia ricorda diverse cose: vicino alle case; nella zona in cui si cammina. È il senso di una derivazione locale di un potere centrale, quindi la chiesa assume una struttura verticale come quella dell’impero romano. Il diritto canonico si sviluppa con queste forme territoriali. EPOCA CAROLINGIA Epoca di Carlo magno. È ormai caduto l’impero romano d’occidente e si sono formati vari stati nazionali non cristiani ma che con i cristiani dovevano comunque fare i conti. La struttura che viene scelta è quella che definiamo cesaropapista , cioè il cesaropapismo è la struttura istituzionale per cui Cesare, l’imperatore, è anche papa, ed è la struttura del concilio di Nicea dove il più importante di tutti non è il Papa (che non è neppure presente) ma è Costantino. Da un lato, nel periodo dal IV all’ VIII-IX sec, troveremo che in tutta l’Europa occidentale, le comunità civili si organizzavano in

comunità omogenee in cui il potere era gestito dal re che era, allo stesso tempo, il capo della comunità civile e di quella religiosa. Questo si può vedere nel momento in cui Carlo Magno riproduce le sue intenzioni nell’impero romano, che diventa sacro e la sua autorità imperiale, ottenuta dalle guerre, viene sancita dall’incoronazione come imperatore che avviene a Roma per mano del Papa. Vedremo così che l’epoca carolingia riporta, in maniera diversa rispetto a quello che era successo, un’unità tra potere politico e religioso e lo accentra nelle mani dell’”imperatore”, che è l’autorità civile e le norme che vengono applicate nella comunità civile sono le stesse norme che sono applicate in quella religiosa, perché non c’è differenza tra le due. Questa è la repubblica di tutti i cristiani, non è possibile immaginare il concetto di cittadinanza senza legarlo al concetto di fedeltà, infatti si è cittadini in quanto si è battezzati. Siamo in un momento in cui ci si battezza per forza, il battesimo non è più una scelta dell’adulto, una libera scelta di coscienza, è un’appartenenza etnica Nel mondo orientale , quindi nella parte cristiana di oriente, non abbiamo questa struttura politica feudale, cioè questo continua ad essere impero romano d’oriente, lì, la chiesa continua ad essere unita al potere imperiale e quella che noi chiamiamo chiesa bizantina è una chiesa in cui il rapporto tra l’imperatore e i vescovi, continuerà ad essere un rapporto di stile niceno-costantiniano. Infatti, nelle chiese d’oriente, quelle che dopo il 1054 d. C si chiameranno chiese ortodosse, ancora oggi, il modo di interagire con lo Stato corrisponde al principio di sinfonia , cioè le chiese ortodosse sono chiese che non accettano la separazione dall’istituzione civile, infatti sono chiese nazionali (chiesa ortodossa russa, chiesa ortodossa bulgara ecc): cambia lo stato cambia anche la struttura della chiesa. Oggi abbiamo 2 codici di diritto canonico : 1983 (codice di diritto canonico della chiesa cattolica d’occidente) e 1990 che è il codice di diritto canonico delle chiese cattoliche orientali che è diverso da quello di diritto canonico delle chiese occidentali, pur riconoscendo entrambe il primato di Roma ma avendo una tradizione diversa troviamo nei due codice delle cose quasi identiche ed altre completamente diverse, anche in termini di espressione della fede (es. nella chiesa orientale i preti possono sposarsi ed il matrimonio non è considerato un sacramento come è invece nella chiesa occidentale). LEZIONE 4 DEL 27 Febbraio 2019 Che vuol dire societas iuridice perfecta? La chiesa è una società giuridicamente perfetta? No, perché? Perché la chiesa di sé stessa ritiene di esserlo, perché non le manca niente per essere un ordinamento giuridico, ma quello che interessa segnalare è che la chiesa è una comunità sociale, prima di tutto, non è l’elemento giuridico che la rende perfetta; nel caso in cui fosse perfetta, lo sarebbe per l’elemento religioso. (diritto canonico come diritto sociale, norma missionis). Abbiamo cominciato a fare questo primo discorso sull’evoluzione della chiesa cattolica in Occidente, quella che viene anche chiamata chiesa latina e che si trova sotto il primato del vescovo di Roma. Accennavamo al tema del rapporto al cesaropapismo nell’età carolingia, quindi nel momento in cui la dimensione tra chiesa e momento politico, si svolge nella prevalenza dell’autorità politica nei confronti dell’autorità religiosa. Dal punto di vista del diritto canonico in quest’epoca i cominciano ad avere delle prime collezioni di diritto canonico, che cosa sono le collezioni di diritto canonico? Collectio in latino significa raccolta, quindi ci sono dei primi testi che sono raccolte delle norme canoniche, ed alcune di queste costituiscono dei punti di riferimento per la conoscenza del diritto canonico. Ci sono due raccolte in particolare: Hispanica che rappresentano dei testi di riferimento. il diritto canonico è un diritto che si sostanzia su raccolte di testi ma, l’elemento che più di tutti va considerato è che, all’epoca, non c’era differenza tra il cittadino e il fedele. Vi era un’unità politico-religiosa della comunità cristiana, pertanto le norme che governavano la comunità civile, erano le stesse che governavano la comunità religiosa, più precisamente: non c’era differenza fra la comunità religiosa e quella civile e vi era un’assoluta accettazione della prevalenza del potere civile rispetto a quello religioso. Questo determina anche una connessione molto stretta, se pure in termini di potere, tra l’esercizio dell’autorità religiosa e tra l’esercizio dell’autorità politica. Siamo più espliciti: siccome in quell’epoca la vera autorità, dal punto di vista giuridico, non risiedeva nel legislatore ma nel giudice, è il giudice colui che dà la legge, che stabilisce la norma di comportamento tra le parti; è il giudice che si rifarà a regole di comportamento che sono state precedentemente identificate. Apriamo una parentesi: a questo bisogna fare attenzione perché per capire la mentalità dell’epoca e per capire il motivo per cui oggi non si è più così, bisogna fare uno sforzo di cambiamento di mentalità; oggi attribuiamo un’importanza fondamentale alla legge, quindi al potere legislativo e anche il potere giudiziario lo guardiamo come potere applicativo della

II «Quod solus Romanus pontifex iure

dicatur universalis».

Che il Pontefice Romano sia l'unico ad essere di

diritto chiamato universale.

III «Quod ille solus possit deponere

episcopos vel reconciliare».

Che Egli solo può deporre o reinsediare i vescovi.

IV «Quod legatus eius omnibus episcopis

presit in concilio etiam inferioris gradus

et adversus eos sententiam depositionis

possit dare».

Che in qualunque concilio il suo legato, anche se

minore in grado, ha autorità superiore a quella dei

vescovi, e può emanare sentenza di deposizione

contro di loro.

V «Quod absentes papa possit deponere». Che il Papa può deporre gli assenti.

VI «Quod cum excommunicatis ab illo

inter cetera nec in eadem domo

debemus manere».

Che, fra le altre cose, non si possa abitare sotto lo

stesso tetto con coloro che egli ha scomunicato.

VII «Quod illi soli licet pro temporis

necessitate novas leges condere, novas

plebes congregare, de canonica abatiam

facere et e contra, divitem episcopatum

dividere et inopes unire».

Che a Lui solo è lecito, secondo i bisogni del

momento, fare nuove leggi, riunire nuove

congregazioni, fondare abbazie o canoniche; e,

dall'altra parte, dividere le diocesi ricche e unire

quelle povere.

VIII «Quod solus possit uti imperialibus

insigniis».

Che Egli solo può usare le insegne imperiali.

IX «Quod solius pape pedes omnes

principes deosculentur».

Che solo al Papa tutti i principi debbano baciare i

piedi.

X «Quod illius solius nomen in ecclesiis

recitetur».

Che solo il Suo nome sia pronunciato nelle chiese.

XI «Quod hoc unicum est nomen in

mundo».

Che il Suo nome sia il solo in tutto il mondo.

XII «Quod illi liceat imperatores deponere». Che a Lui è permesso di deporre gli imperatori.

XIII «Quod illi liceat de sede ad sedem

necessitate cogente episcopos

transmutare».

Che a Lui è permesso di trasferire i vescovi

secondo necessità.

XIV «Quod de omni ecclesia quocunque

voluerit clericum valeat ordinare».

Che Egli ha il potere di ordinare un sacerdote di

qualsiasi chiesa, in qualsiasi territorio.

XV «Quod ab illo ordinatus alii eclesie

preesse potest, sed non militare; et quod

ab aliquo episcopo non debet

superiorem gradum accipere».

Che colui che Egli ha ordinato può guidare un'altra

chiesa, ma non può muovergli guerra; inoltre non

può ricevere un grado superiore da alcun altro

vescovo.

XVI «Quod nulla synodus absque precepto

eius debet generalis vocari».

Che nessun sinodo sia definito "generale" senza il

Suo ordine.

XVII «Quod nullum capitulum nullusque liber

canonicus habeatur absque illius

auctoritate».

Che un testo possa essere dichiarato canonico

solamente sotto la Sua autorità.

XVIII «Quod sententia illius a ullo debeat Che una Sua sentenza non possa essere riformata

retractari et ipse omnium solus

retractare possit».

da alcuno; al contrario, Egli può riformare qualsiasi

sentenza emanata da altri.

XIX «Quod a nemine ipse iudicare debeat». Che Egli non possa essere giudicato da alcuno.

XX «Quo nullus audeat condemnare

apostolicam sedem apellantem».

Che nessuno possa condannare chi si è appellato

alla Santa Sede.

XXI «Quod maiores cause cuiscunque

ecclesie ad eam referri debeant».

Che tutte le maiores cause , di qualsiasi chiesa,

debbano essere portate davanti a Lui.

XXII «Quod Romana ecclesia nunquam

erravit nec imperpetuum scriptura

testante errabit».

Che la Chiesa Romana non ha mai errato; né,

secondo la testimonianza delle Scritture, mai errerà

per l'eternità.

XXIII «Quod Romanus pontifex, si canonice

fuerit ordinatus, meritis beati Petri

indubitanter efficitur sanctus testante

sancto Ennodio Papiensi episcopo ei

multis sanctis patribus faventibus, sicut

in decretis beati Symachi pape

continetur».

Che il Pontefice Romano eletto canonicamente, è

senza dubbio, per i meriti di San Pietro,

santificato [2], secondo quanto detto

da sant'Ennodio, vescovo di Pavia, e confermato da

molti santi padri a lui favorevoli, come si legge nei

decreti di San Simmaco papa.

XXIV «Quod illius precepto et licentia

subiectis liceat accusare».

Che, dietro Suo comando e col suo consenso, i

vassalli abbiano titolo per presentare accuse.

XXV «Quod absque synodali conventu possit

episcopus deponere et reconciliare».

Che Egli possa deporre o reinsediare vescovi senza

convocare un sinodo.

XXVI «Quod catholicus non habeatur, qui non

concordat Romane ecclesie».

Che colui il quale non è in comunione con la

Chiesa Romana non sia da considerare cattolico.

XXVI

I

«Quod a fidelitate iniquorum subiectos

potest absolvere».

Che Egli possa sciogliere dalla fedeltà i sudditi dei

principi iniqui.[3]

Queste affermazioni sono legittime sì o no? Sono legittime sulla base di quale parametro di riferimento? Per vedere se questa cosa è vera oppure no, dobbiamo andare a vedere la Sacra scrittura, c’è scritto nella Sacra scrittura che la chiesa romana è stata fondata unicamente da Dio? No; c’è scritto che la chiesa è stata fondata da Dio? No. Quindi questo è già un capitolo di fede che non è fondato in qualcosa, però se è vero che la chiesa romana è stata fondata da Dio e unicamente da Dio, vuol dire che nessuno può avere un potere sulla chiesa romana, nemmeno l’imperatore che, all’epoca, era considerato una fonte inscindibile. Che il pontefice romano sia l’unico essere di diritto chiamato universale, cioè è lui l’imperatore, che ha un’autorità superiore a quella dei vescovi e che egli può deporre e reinsediare i vescovi, chi è che potrebbe deporre o reinsediare i vescovi nel testo della scrittura? Spetta alla comunità. Quindi vediamo come, dopo 1000 anni, le cose cambiano e, per questo dicono delle cose di cui erano convinti. Qui, ci stiamo preparando ad un capovolgimento, cioè il Papa, che prima era sottomesso al potere politico, sta pensando ad un progetto di sottomissione del potere politico da parte del potere spirituale. I dictatus papae sono del 1073d. C e sono l’inizio della Riforma gregoriana , la quale non è solo una riforma del potere che il Papa vuole nei confronti dell’autorità politica; quando parliamo di riforma gregoriana, dobbiamo pensare anche al fatto che, in questo stesso momento, la chiesa comincia anche ad affrontare una vera opera di riforma interna, cioè che cosa era successo? Ricordiamo che essere fedeli ed essere cittadini era la stessa cosa e questo vuol dire che ormai nel popolo si riteneva che non ci dovesse essere alcuna specificità nell’essere cristiani rispetto alla vita normale, quindi la religione non provocava nessuna esigenza spirituale, l’unica cosa con cui la gente si ritrovava era la paura dello

vocazione, quindi è il rispetto della norma che ti è stata data a te, in altri ordinamenti assume significati diversi, per esempio, nell’ordinamento induista c’è il Dharma che è la tua legge, che è tuo e solo tuo; nella cultura cinese si chiama Li, che noi traduciamo legge e nella cultura islamica si chiama sharia, che è una legge personale (è anche il diritto islamico) ma è la tua strada, la tua vocazione. È il mondo giudaico che ha impostato una lettura in cui le norme sono 681 perché sono norme che corrispondono una a tutti i giorni dell’anno, l’altra a quello che si pensa essere il numero delle ossa della persona e sono precetti positivi e precetti negativi, cose che si devono e cose che non si devono fare durante la vita quotidiana. Questo vuol dire essere ebrei, rispetto delle norme che dio ti ha dato, dove te le ha date? Ci sono diversi libri nella bibbia che prevedono le norme: Esodo, Decalogo, Deuteronomio, ecc che sono tutte le norme che uno deve seguire. Torniamo a Graziano e al diritto canonico che vive la sua ragione aurea e questo pensiero del diritto canonico è un pensiero che fa pensare anche ad un nuovo modo di concepire i rapporti tra l’autorità politica e quella religiosa, dove l’autorità religiosa siccome governa sulle coscienze, può usare 2 modi di azione della sua potestà:

  • Modo diretto: è la potestà direttiva sulla coscienza: per essere buono devi fare un certo modo;
  • Modo indiretto: non mi importa cosa tu fai rispetto alle cose temporali, ma devi essere buono. La potestà che il Papa può esercitare sulle coscienze è una potestà sia diretta che indiretta: io non ti dico se devi fare o meno la guerra contro l’altro, ma ti dico che se vuoi essere un bravo cristiano non devi andare a combattere. Ti dico una cosa in base alla coscienza cristiana. Qui, è il momento dei due soli o le due spade, qui, diventano il sole e la luna, il Papa è il sole e l’imperatore è la luna. Questo periodo d’oro termina , in termini concreti, nel 1300 d. C anno in cui Bonifacio VIII indice per la prima volta il Giubileo, ma introduce anche la tortura del re franco che non accetta che il Papa si consideri libero dalle sue prerogative e prende il Papa e tutta la curia e se li porta ad Avignone. Questo è il periodo in cui il vescovo di Roma non sta a Roma ed è una sorta di cappellano di Francia. Questa è una storia che dura per diversi secoli e vede più Papi contemporaneamente e questo periodo viene concluso con il Concilio di Pisa nel 1409 , in cui si erano messi d’accordo perché i due papi che erano contemporaneamente regnanti, stabilirono che avrebbero entrambi rinunciato non appena fossero stati eletti dal Concilio, il terzo papa, questi vescovi si uniscono, nominano il terzo papa e, logicamente, non rinunciano. Quindi ci troviamo con 3 papi, ma anche il terzo non vuole rinunciare e, per qualche anno c’è la presenza di questi. Tema che non ci interessa direttamente. A noi interessa dire che, dal punto di vista del dictatus papae e dell’autorità pontificia comincia a crescere anche l’idea che il Papa ha un’autorità legislativa in senso stretto e quindi lui può fare norme di diritto canonico, sono le norme con cui il Papa interpreta la volontà di Dio. Allora i dictatus papae sono l’interpretazione autentica della volontà di Dio e chi è l’autentico interprete di Dio? Ovviamente è il vescovo di Roma, il quale non è solo vescovo di Roma ma vicario di Cristo, cioè il Papa è come se fosse Cristo e quindi il Papa concepisce se stesso e dalla chiesa è concepito come legislatore universale, quindi l’autorità non compete più ai singoli vescovi, che sono i capi delle loro comunità, ma al Papa, che è il capo di tutti. Il diritto canonico , così è scritto nelle fonti, è concepito come il braccio che prende le norme giuridiche da terra e le porta verso il cielo e, in questo contesto, tutto ciò che riguarda la religione, i sacramenti, viene mantenuto in una riserva di giurisdizione ecclesiastica. questo vuol dire che l’autorità civile, che faceva tutto, a questo punto può occuparsi delle cose che hanno una stretta connessione con gli aspetti temporali (matrimonio è un sacramento; educazione dei figli riguarda il matrimonio, le parentele tutto viene deciso dal giudice ecclesiastico). Fino ancora al 1300-1400 il diritto canonico è sempre formato da compilazioni, ormai la compilazione a cui dobbiamo fare per eccellenza, la prima compilazione in assoluto, che viene chiamata decreto è il decreto diGraziano nel 1140 e ci saranno compilazioni anche successive e una di queste viene chiamata liber extra, perché è una compilazione ulteriore rispetto al decreto di Graziano. L’insieme di queste compilazioni prenderà il nome di corpus iuris canonici che è giustapposto al corpus iuris civilis di Giustiniano. Un momento significativo per la chiesa è la Riforma protestante : il mondo va avanti, la chiesa, che è diventata una grande potenza, è un’istituzione universale ma anche temporale, rappresenta molte famiglie nobili, comincia a subire anche una contestazione interna che, nella chiesa, è ricorrente, nel 1200 quando c’era questo problema di Gregorio VII c’era anche Francesco d’Assisi che imponeva che si ritornasse al vangelo senza interpretazione (si diceva: vangelo sine glossa )à (glossa: è un segno

all’interno del testo che aggiungeva qualcosa/ la glossa accursiana è un interpretazione che Accursio fa al testo e poi venne stampata in un testo unico). Siccome i testi venivano scritti a mano, quando si trovava una glossa, l’amanuense inseriva la glossa nel testo, è evidente. Anche un altro monaco, Lutero, fa ragionamenti analoghi e non sopporta alcune cose: il fatto che Roma sia diventata una corte imperiale dove c’è ricchezza, non esiste nessuna moralità; se la prende sul fatto che non sia possibile leggere i testi sacri, perché la chiesa, in questi secoli, aveva tolto la possibilità i cristiani di leggere i testi sacri, i quali venivano conservati presso l’autorità ecclesiastica che se ne faceva relatrice e, dunque, venivano tramandati secondo l’interpretazione che la chiesa voleva che gli si desse, infatti nessuno poteva andare a controllare che cosa fosse scritto nel testo. Lutero, comincia a dire di tradurre la Bibbia nelle lingue volgari. Terza cosa importante era la vendita delle indulgenze, cioè l’idea che la chiesa facesse commercio di questioni di carattere religioso, era considerato inaccettabile, quindi qui nasce la riforma protestante e si chiama così perché protestanti erano i vescovi che non accettavano di andare all’assemblea che aveva convocato l’imperatore per mettere fine a questo dissidio, perché alcuni principi si erano dichiarati favorevoli alle tesi di Lutero. Allora l’imperatore convocò una dieta, una riunione a cui questi vescovi non si presentarono e questi sono i vescovi protestanti, protestarono alla convocazione dell’imperatore. Da qui in poi, viene considerata una riforma protestante. Dal punto di vista del diritto canonico, qui, c’è uno nodo molto importante: cioè lo snodo è che la riforma protestante mette la chiesa nella necessità di accettare che una delle tesi che Lutero aveva proposto erano fondate e quindi non era possibile continuare a comportarsi così come si stava facendo. Questa scelta della chiesa di riflettere su sé tessa, porta alla convocazione, dopo molti anni, di un altro Concilio ecumenico, ossia il Concilio di Trento ove la presenza del numero di vescovi era assai limitata. Questo gruppo di prelati partecipa al Concilio e dà l’avvio alla stagione chiamata storicamente come controriforma. Uno degli elementi della controriforma è strettamente connesso anche al diritto; tra le altre cose Lutero contesta apertamente il diritto canonico, infatti dice che: “la chiesa era una società spirituale e come tale non ha bisogno di diritto, la fonte del diritto della chiesa è il testo sacro e ciascuno può capire da questo quali sono le regole da seguire”, infatti tra le altre cose che fa, in maniera dimostrativa, brucia il corpus iuris canonici. Questa critica viene assunta dalla chiesa cattolica, dalla parte romana, in maniera positiva, la chiesa non dice che il diritto canonico va assunto, ma dice: effettivamente questo diritto canonico così come non si era mai consolidato, non risponde in maniera chiara alle esigenze della struttura della chiesa, o meglio, non risponde alle esigenze della struttura della chiesa che si è costituita in questo modo, cioè come struttura universale, sotto la guida del primato del Papa, ma non ha dato i frutti sperati perché la chiesa era corrotta e quindi la risposta paradossale del Concilio di Trento fu quella di trovare i Libri penitenziali, ossia capire quali dovessero essere le risposte dal punto di vista morale alle regole del comportamento individuale. In altri termini: con il Concilio di Trento, si dà avvio alla teologia morale , cioè ad un comportamento in cui il bene e il male viene stabilito sulla volontà presunta di Dio che, a questo punto, non è più una volontà che vado a toccare nei testi sacri perché questi non parlando di tutto quello che può succedere nella vita concreta e soprattutto non si può dare a ciascuno la possibilità di definire ciò che è bene e ciò che male, ma devo mettere nelle mani di coloro che hanno capacità e potestà di esercizio di questo potere degli strumenti che sappiano cosa rispondere al fedele quando si rivolge loro (ho rubato una gallina). Questo non è più un problema giuridico, ma è un problema morale, si cominciano a scrivere dei libri in cui vi sono dei casi, anche casi di scuola che possono mettere in condizione l’operatore che possa decidere ciò che è bene e ciò che è male. Il Concilio di Trento costituisce (tesi non condivisa da tutti) la fine della grandezza del diritto canonico, per la chiesa tutto ciò che ha senso riguarda la fede e tutto ciò che riguarda il bene e il male, concerne la morale. C’è una prevalenza connessa all’ortodossia rispetto a quello che riguarda l’orto-prassi: come ti comporti è meno significativo di quanto sei fedele: qui ci sta l’accettazione della pena di morte ecc, ci sono norme ce la chiesa ha agevolato che sono completamente contraddittorie rispetto al messaggio evangelico. ma qui ci sono problemi di cui si discute oggi: tema degli abusi del nei confronti dei “bambini” e il modo con cui la chiesa gestisce le sue proprietà. Per anticipare questi temi che vedremo, non c’è bisogno di grande scienza per capire che un abuso su un bambino non si fa; uno che ti dice che non c’è scritto da nessuna parte che non si deve fare, pertanto posso farlo, è un deficiente, però la chiesa ragiona così, ha detto che l’assenza della norma esplicita, con un ragionamento giuridico, impedisce di trovare una punizione. Aldilà di questo, il tema non è solo l’abuso ma è il silenzio sugli abusi, perché quello che rende il tema ancora più sconvolgente è che la chiesa ha ritenuto coerente con la sua missione il fatto di coprire gli abusi dei ministri di culto perché questa era gente che faceva cose sbagliate ma ciononostante restava fedele. Pertanto, perché

sono più degli oggetti, delle cose, sono le donne, il nuovo ruolo della donna nel mondo chiede alla chiesa di ripensare sé stessa. è un cambiamento del mondo che chiede alla chiesa di ripensare a sé stessa. Il secondo segno dei tempi è la fine del colonialismo , ormai non esistevano più stati che dipendevano da altri: anche gli stati africani avevano conquistato l’indipendenza; i popoli si autodeterminano. Il terzo segno dei tempi che il professore non si ricorda. Questi segni dei tempi sono le linee da cui la chiesa parte per ripensare sé stessa e, in questo ripensamento, centra anche il diritto canonico. Pagina 11 del libro. I seguenti principi sono 10 :

  1. Nel rinnovamento del diritto è necessario conservare l’indole giuridica del nuovo codice
  2. Ci sia uno stretto coordinamento tra foro esterno e foro interno
  3. Oltre alla virtù della giustizia si abbiano presenti anche la carità, la temperanza, l’umanità la moderazione con cui si realizzi l’equità non solo nell’applicazione delle leggi ma nella stessa legislazione e di conseguenza si tralascino le norme più severe, anzi, si ricorra piuttosto allo stile di persuasione.
  4. Per il Vescovo diventino ordinarie le facoltà di dispensa dalle leggi generali che fino ad ora erano considerate facoltà straordinarie, riservando la suprema autorità alla chiesa universale e alle autorità superiori soltanto quelle cause che, per il bene comune, esigano un’eccezione.
  5. Si badi opportunamente al principio che deriva dal precedente: principio di sussidiarietà. In forza di questo principio si propugnano anche la convenienza e la necessità di provvedere ai singoli istituti. Il nuovo codice demandi sia ai diritti particolari sia alla potestà esecutiva ciò che non è necessario all’unità della disciplina della chiesa universale cosicché si provveda al cd decentramento.
  6. È opportuno che gli stessi diritti delle persone siano in modo idoneo definiti tutelati, ciò contribuirà a far più chiaramente apparire l’esercizio dell’autorità come un servizio.
  7. È necessario che venga dedicata ogni cura all’ordinamento della procedura che tende a tutelare i diritti soggettivi. Si provveda a ciò che fino ad ora mancava in tale settore: ricorsi amministrativi e amministrazione della giustizia. È necessario che si distinguano chiaramente le varie funzioni della potestà ecclesiastica: legislativa, amministrativa e giudiziale.
  8. È da rivedere il principio della permanenza dell’indole territoriale nell’esercizio del governo ecclesiastico.
  9. Circa il diritto coattivo le pene siano generalmente ferenae sententiae e si infliggano e si rimettano solo nel foro esterno. Le pene latae sententiae siano ridotte a pochi casi e solo per gravissimi delitti.
  10. La nuova disposizione sistematica del codice non può ancora essere definita e stabilita esattamente. Il diritto divino naturale sono i fatti naturali come ad esempio l’acqua che bagna, la luce che illumina quindi è scritto in natura e non è iscritto in alcun testo e quindi questo è la volontà di Dio che si esplica nella natura, mentre l’altro è il diritto di Dio scritto (diritto divino positivo) e sono fatti tangibili ma entrambi sono volontà di Dio. Io posso interpretare che quell’albero è verde e l’altro albero non lo è, l’interpretazione è una categoria del pensiero. Qui, il tema che viene posto, è un tema definitorioà entrambi sono intoccabili e quello che lo rende intoccabile è il fatto di essere divini. Possiamo articolare meglio la risposa e cerchiamo di trovare gli argomenti che uno può toccare in questi casi: da dove possiamo partire? Dalle fonti ma queste non ci dicono nulla, non offrono una definizione di questo genere; dobbiamo fare uno sforzo da studenti, dobbiamo sapere che cos’è il diritto naturale e il diritto positivo a cui ci aggiungiamo l’aggettivo divino. Quindi il diritto naturale regola la natura, è un qualcosa che non è scritto che è insito nelle cose, ma quando parliamo di diritto naturale come è stato concepito e strutturato nella filosofia e nel diritto romano classico, quando pensavano a questo diritto naturale, non pensavano alla natura delle cose come alla natura degli alberi ma si pensa ad una natura che ha a che vedere con la società (troviamo queste espressioni: è la natura delle coseà siccome è stato molto male, i figli si sono trovati in difficolta, sai come succede in questi casi..) quindi la natura delle cose è molteplice ma abbiamo l’idea che certe cose, anche in natura certe, cose sono così. Se facciamo caso ad uno degli istituti che si considera, nel diritto canonico, di diritto naturale, è il matrimonio; se immaginiamo alla struttura sociale nostra, c’è l’idea che nasci, scuola, lavori, matrimonio ecc e questo è

il diritto naturale , che si può configurare con quel tipo di norme, di comportamenti che sono iscritti nella natura delle cose. Il diritto positivo invece è scritto, quindi lo si attribuisce alla responsabilità di qualcuno che ha il potere di scriverlo ma questa non è nella natura delle cose, è nella disponibilità del potere, della decisione libera. Questo diritto è divino e questo non cambia quindi aggiungiamo che la natura è stata creata da Dio e nel modo in cui si svolgono naturalmente le cose, c’è una volontà divina più o meno nascostaà sentiamo queste frasi (è il destino/ è tutto scritto) c’è una ratio che guida le cose in una certa direzione e, per chi crede che Dio sia creatore del mondo, crede che questa ratio appartiene a Dio. Natura id est deus e i canonisti del ‘300 trovavano una miniera di riferimenti utili per loro, in Cicerone tanto che, ad un certi punto, nelle fonti vi si trovava scritto: sic dicit nostrum Tullium, quindi trovavano consonanze in una riflessione che gli torna. Quindi il diritto divino naturale sono quelle norme di comportamento che Dio ha messo nella natura delle cose a cui noi aderiamo senza fare un granché, sono norme implicite che non sentiamo il bisogno di toccarle (quando ho sonno, dormo) e quindi sono norme intoccabili, scritte nella natura delle cose. Sappiamo oggi che questa struttura di pensiero ha delle debolezze però appartiene sempre alla natura delle cose. Allora sono intoccabili sia fisicamente che moralmente. La risposta dalla parte religiosa che considera inaccettabile la relazione tra persone dello stesso sesso perché non si possono procreare figli e, siccome il matrimonio è un’istituzione immaginata per la prosecuzione della specie, stai incidendo nell’evoluzione della specie. Bisogna considerare che Dio non è riuscito a scrivere tutto in natura, tanto che Dio ha dovuto dire agli uomini che cosa fare o meno: immaginiamo il paradiso terrestre ove tutto è in armonia e non c’era neanche bisogno di che gli dicesse chissà cosa, dice: non toccate quell’albero, che voi sapete che quell’albero è quella cosa che consente a te stesso di capire ciò che è bene e ciò che è male, quindi quello che ti dà la libertà di dire: sai che faccio? Io tocco lo stesso; allegoricamente questo è il punto, potremmo dire: non mi fido del diritto naturale, perché proprio di quell’albero no? Perché Dio mi ha dato questo comandamento che non è naturale? Mi ha messo a disposizione tutto, perché quello no? Questa volontà di Dio, che non è scritta in questo caso ma che è posta in maniera diretta (quell’albero non devi toccare), è il diritto divino positivo, cioè appartiene alla libera volontà sua, infatti ha detto: quell’albero sì e quello no. A questo punto datevi le vostre regole, allora gli uomini (questione allegorica) hanno la possibilità di scegliere (mangiamo quest’albero di quest’altro no. Gli uomini non sono capaci a darsi, da soli, delle norme, infatti Dio dice: guardate che avete combinato, però voglio che ci sia la prosecuzione della specieà questi sono i principi noachidi, cioè quelli che sono prima del diluvio, poi ce ne sono altri fino al punto in cui Dio interverrà e farà un discorso agli uomini, quello che nella nostra tradizione culturale latina chiamiamo i 10 comandamenti che sono un discorso che Dio fa in cui spiega delle cose e noi abbiamo riassunto, perché abbiamo bisogno della chiarezza del diritto positivo e questi 10 comandamenti non sono toccabili, però non c’è scritto da nessuna parte che uno non deve desiderare la roba degli altri. Dal punto di vista della sostanza della questione, ti devi scontrare su norme che hanno un diretto riferimento a Dio e quindi sono intoccabili sia se stanno scritte nella natura delle cose (esempio: voglio uscire da questa finestra e volare, caschi; costruisco le ali, posso volare tipo con il deltaplano) si può fare, perché è nella natura delle cose. Stesso ragionamento è applicare quelle norme che, apparentemente, stridono: perché Dio vuole il matrimonio così? allora diritto divino naturale e diritto divino positivo sono quelle norme che si possono imputare direttamente alla volontà di Dio, una volontà a cui Dio si è sottoposto, quella della natura e una volontà che invece Lui ha imposto nella natura. Su questo zoccolo, si inseriscono le norme umane, cioè tutte le decisioni che possiamo prendere (maggiore età; ci si sposa non prima dei 18 anni; ecc), tutte queste sono scelte libere, in un certo senso e queste possono essere tutte toccate e questo funziona così anche nella chiesa, la quale dice che certe cose non sono nella sua disponibilità, quindi non le può toccare. Questo ragionamento è anche la grande differenza che c’è tra gli ordinamenti civili e quelli religiosi perché ad esempio la costituzione, in qualche modo, può essere toccata, mentre i principi o meglio la volontà di Dio no. Giovanni XIII usava questa espressione: “non è il Vangelo che cambia, siamo noi che lo capiamo meglio”, cioè Dio il suo disegno ce l’ha, se vuoi capire il perché nascono i bambini, non è tanto chiaro. Facciamo un esempio: una delle ragioni per cui ancora oggi le religioni danno una spiegazione del divieto all’aborto è legata al fatto che l’aborto è vietato in quanto omicidio, ma se non è un omicidio sarebbe consentito, perché è nella volontà di Dio non uccidere. Quindi, seguendo questi punti, se si vuole dire se l’aborto è lecito o meno, il primo punto che devo stabilire, qual è? Se è omicidio oppure no, come faccio dal punto di vista pratico? Si considera se il feto sia persona o no. Questo è il primo punto su cui dobbiamo trovarci d’accordo. Quindi: anche nel caso in cui c’è la possibile morte della madre, se questa cosa cresce nella pancia, tu muori; allora io sono sicuro che la madre è una persona vivente, cosa ci sia dentro la pancia, non lo so (ora ne so molto), allora, dal punto di vista anche tecnico, quand’è che uno diventa una vita? Quando esce dalla pancia della madre; prima, non si sa. Il tema ha secoli, millenni e quando questo tema si è riproposto nel secolo scorso nel