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Commercio Internazionale e Integrazione Economica, Appunti di Diritto

Una panoramica del commercio internazionale, delle sue implicazioni per l'economia nazionale e delle organizzazioni internazionali che promuovono la liberalizzazione degli scambi. Vengono spiegate le differenze tra importazioni e esportazioni, le misure protezionistiche, le aree di libero scambio, le unioni doganali, il mercato comune e l'unione economica. Inoltre, vengono illustrate le modalità di internazionalizzazione dell'impresa e i regimi di cambi.

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 25/03/2024

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debora-iarrera 🇮🇹

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Lezione 52IL COMMERCIO INTERNAZIONALE
Se facciamo attenzione alla provenienza dei beni che possediamo o che
utilizziamo quotidianamente ci accorgeremo di essere letteralmente circondati da
beni prodotti all'estero. L'Italia è un paese povero di materie prime e di petrolio e
dipende quindi dagli altri paesi. Nessun paese è oggi in grado di provvedere
interamente a se stesso, cioè di produrre tutto ciò di cui ha bisogno e
consumare tutto ciò che produce. I sistemi economici, per questa loro
caratteristica, sono detti di tipo “aperto”. Il commercio internazionale è l'insieme
degli scambi di beni, servizi e capitali tra gli operatori economici di un dato paese
e gli operatori stranieri nel resto del mondo. Le importazioni sono l'insieme dei
beni e servizi che un paese acquista da paesi stranieri, le esportazioni sono
invece beni e servizi prodotti da un paese e venduti a paesi stranieri. C'è una
caratteristica che distingue gli scambi internazionali da quelli che si verificano
all'interno di ciascun paese: la diversa mobilità dei fattori produttivi, cioè la
possibilità di spostare liberamente i fattori produttivi, in particolare il lavoro e
capitali, verso i settori economici più remunerativi. La mobilità dei fattori
produttivi è più bassa nel commercio internazionale che in quello interno, e ciò
induce ciascun paese a specializzarsi nel settore più remunerativo e a esportare
negli altri Stati i prodotti realizzati. I vantaggi che derivano dal commercio
internazionale sono chiari: la specializzazione produttiva fa crescere la
competitività della produzione nazionale e consente di ridurre i costi dei beni
prodotti. Si può quindi concludere che il commercio internazionale rappresenta
una necessità per la sopravvivenza stessa dei sistemi economici. Tuttavia
l'interdipendenza fra gli stati suscita seri problemi quando uno di essi dipende
completamente da un altro per la propria sopravvivenza. In questo caso
l'economia del paese risulta indebolita e la sua competitività dipende
essenzialmente dalle oscillazioni dei prezzi imposti dai Paesi stranieri esportatori.
Quando le importazioni superano le esportazioni, il paese si impoverisce,
viceversa, quando prevalgono le esportazioni, il paese si arricchisce. Le
importazioni comportano infatti uscite di valuta straniera mentre dalle
esportazioni derivano entrate di valuta di altri paesi. Ogni Stato dovrebbe
procurarsi con le esportazioni almeno la valuta necessaria per il pagamento delle
merci importate. Se ciò non accade lo Stato realizza una perdita detta
disavanzo. La politica commerciale è l'insieme dei provvedimenti attraverso i quali
le autorità pubbliche regolano i rapporti commerciali con i paesi esteri.
L'embargo è una sanzione che consiste nel vietare le relazioni commerciali con lo
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Lezione 52→IL COMMERCIO INTERNAZIONALE Se facciamo attenzione alla provenienza dei beni che possediamo o che utilizziamo quotidianamente ci accorgeremo di essere letteralmente circondati da beni prodotti all'estero. L'Italia è un paese povero di materie prime e di petrolio e dipende quindi dagli altri paesi. Nessun paese è oggi in grado di provvedere interamente a se stesso, cioè di produrre tutto ciò di cui ha bisogno e consumare tutto ciò che produce. I sistemi economici, per questa loro caratteristica, sono detti di tipo “aperto”. Il commercio internazionale è l'insieme degli scambi di beni, servizi e capitali tra gli operatori economici di un dato paese e gli operatori stranieri nel resto del mondo. Le importazioni sono l'insieme dei beni e servizi che un paese acquista da paesi stranieri, le esportazioni sono invece beni e servizi prodotti da un paese e venduti a paesi stranieri. C'è una caratteristica che distingue gli scambi internazionali da quelli che si verificano all'interno di ciascun paese: la diversa mobilità dei fattori produttivi, cioè la possibilità di spostare liberamente i fattori produttivi, in particolare il lavoro e capitali, verso i settori economici più remunerativi. La mobilità dei fattori produttivi è più bassa nel commercio internazionale che in quello interno, e ciò induce ciascun paese a specializzarsi nel settore più remunerativo e a esportare negli altri Stati i prodotti realizzati. I vantaggi che derivano dal commercio internazionale sono chiari: la specializzazione produttiva fa crescere la competitività della produzione nazionale e consente di ridurre i costi dei beni prodotti. Si può quindi concludere che il commercio internazionale rappresenta una necessità per la sopravvivenza stessa dei sistemi economici. Tuttavia l'interdipendenza fra gli stati suscita seri problemi quando uno di essi dipende completamente da un altro per la propria sopravvivenza. In questo caso l'economia del paese risulta indebolita e la sua competitività dipende essenzialmente dalle oscillazioni dei prezzi imposti dai Paesi stranieri esportatori. Quando le importazioni superano le esportazioni, il paese si impoverisce, viceversa, quando prevalgono le esportazioni, il paese si arricchisce. Le importazioni comportano infatti uscite di valuta straniera mentre dalle esportazioni derivano entrate di valuta di altri paesi. Ogni Stato dovrebbe procurarsi con le esportazioni almeno la valuta necessaria per il pagamento delle merci importate. Se ciò non accade lo Stato realizza una perdita detta disavanzo. La politica commerciale è l'insieme dei provvedimenti attraverso i quali le autorità pubbliche regolano i rapporti commerciali con i paesi esteri. L'embargo è una sanzione che consiste nel vietare le relazioni commerciali con lo

stato colpito dall'embargo, colpevole di aver violato il diritto internazionale. Ciascun sistema economico assume posizioni di minore o maggiore apertura verso gli scambi internazionali. Di conseguenza le politiche commerciali possono ispirarsi ai principi del protezionismo o del liberismo, cioè del libero scambio. Il protezionismo è la politica commerciale che, per sostenere i prodotti nazionali, pone in essere provvedimenti che ostacolano l'importazione di prodotti stranieri. In tal modo si vuole principalmente proteggere l'economia interna dalla concorrenza dei Paesi stranieri. Il liberismo è la politica commerciale che auspica l'assoluta mancanza di impedimenti per gli operatori economici a importare ed esportare. Esiste una terza possibilità politica commerciale, che comporta la chiusura completa di ogni tipo di relazioni internazionale ovvero l'autarchia. Si tratta di un tipo di politica oggi praticamente scomparso, che ha avuto applicazioni rilevanti in passato, per esempio nell'Italia fascista e nella Germania nazista. Lezione 53→IL PROTEZIONISMO Il protezionismo è la politica commerciale che, per sostenere i produttori nazionali, pone in essere provvedimenti che ostacolano l’importazione di prodotti stranieri. Le misure di tipo protezionistico mirano a rendere difficile o costoso l’ingresso di beni stranieri sul mercato nazionale. Esse sono come delle barriere destinate a ostacolare l’ingresso della merce straniera sul mercato interno. Possiamo distinguere queste barriere commerciali in due grandi gruppi: le barriere commerciali tariffarie e le barriere commerciali non tariffarie. Appartengono alle barriere tariffarie i cosiddetti dazi doganali. Si tratta di somme di denaro prelevate obbligatoriamente quando la merce passa la frontiera. Il dazio rappresenta un costo aggiuntivo per l'impresa estera esportatrice e si traduce inevitabilmente in un corrispondente aumento del prezzo di vendita del prodotto. I dazi possono essere specifici, quando sono espressi come una somma fissa per unità fisica del bene scambiato(peso, quantità) o ad valorem quando sono calcolati in termini percentuali rispetto al valore del bene. Con l'espressione tariffa doganale si intende l'elenco dei beni la cui importazione comporta l'applicazione di un dazio doganale con i rispettivi importi. La politica doganale è materia di competenza esclusiva dell’UE. I dazi variano in base al tipo di bene e alla provenienza. Le merci vengono sdoganate una sola volta in uno qualsiasi degli Stati, quando entrano nel territorio UE, dopo di che circolano liberamente all'interno dell'Unione Europea. Occorre tenere

con l’intento di costruire un organismo internazionale dotato di poteri vincolanti a tutela del libero scambio. Istituita con il Trattato di Marrakech è entrata in funzione il 1° gennaio 1995. Gli obiettivi dell’organizzazione sono lo sviluppo del commercio internazionale, la lotta al protezionismo ed è dotata del potere di sanzionare i paesi inadempienti. L’ocse è nata a Parigi nei primi anni 60 del secolo scorso, i suoi compiti sono di consulenza, ricerca e studio in materia di espansione del commercio internazionale. Il G8 non è una vera e propria organizzazione internazionale, rappresenta l’incontro tra i capi di Stato degli 8 paesi più industrializzati del mondo(USA, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada e Russia), che si svolge periodicamente per affrontare i temi della cooperazione economica e della liberalizzazione degli scambi. La formula dell’8 però è risultata insufficiente, e così è nato il G20, e i suoi Stati rappresentano i ⅔ del commercio e della popolazione mondiale. Gli incontri annuali, detti summit, si svolgono a turno in ciascuno dei paesi partecipanti e affrontano tematiche di volta in volta diverse. Inizialmente i summit erano principalmente diretti al coordinamento delle politiche economiche degli Stati, ma con il tempo si sono aggiunte altre problematiche attinenti al tema della globalizzazione. L’integrazione economica consiste nella creazione di zone economiche comuni a più Stati, in cui si attenuano o vengono a cadere le barriere commerciali. Nelle associazioni di commercio preferenziale, gli Stati associati si limitano ad attenuare le barriere commerciali tra di loro. Le aree di libero scambio si differenziano dalle associazioni di commercio preferenziale per il fatto che in questo caso le barriere commerciali tra gli Stati membri scompaiono del tutto. Nelle unioni doganali gli Stati aderenti stabiliscono strategie di politica commerciale comuni nei riguardi dei paesi non aderenti. Il mercato comune rappresenta un allargamento dell’unione doganale che prevede la libera circolazione delle merci tra gli Stati membri, ma anche quella di capitali, delle persone, dei lavoratori. L’unione economica è la figura di integrazione economica, essa prevede una completa armonizzazione delle politiche monetarie e fiscali tra gli Stati membri. Lezione 55→L’UNIONE EUROPEA L’Unione europea è dotata di una propria sovranità, si parla per questo di organismo sovranazionale. Il processo di integrazione economica che ha portato alla nascita dell’Unione Europea è cominciato negli anni 50 del secolo scorso ed è ancora in corso, attualmente ne fanno parte 27 Stati. In questi ultimi anni tuttavia è cresciuto il movimento di coloro che sono contrari all’integrazione economica

europea, nel 2016 i cittadini della Gran Bretagna hanno espresso con un referendum popolare la volontà di uscire dall’Unione Europea, la cosiddetta Brexit(31 marzo 2020). Il processo di integrazione europea si è sviluppato attraverso numerosi trattati firmati dai paesi membri nel corso del tempo. La UE si è ispirata a determinati valori, quali la pace, il rispetto della dignità umana ecc..In campo economico l'UE si prefigge determinati obiettivi: (1)promuovere il benessere di tutti i popoli; (2)garantire la libera concorrenza; (3)favorire la crescita economica… Principio fondamentale della UE è quello della libera circolazione. In base a questo principio tra gli Stati membri non sussistono restrizioni, limitazioni o impedimenti al trasferimento da uno Stato membro all’altro di merci, servizi, capitali… Per quanto riguarda i lavoratori è stabilito che i cittadini della UE possano cercare lavoro in un altro paese dell’Unione, lavorare in tale paese senza bisogno di un permesso di lavoro e godere della parità di trattamento. Il Trattato di Lisbona distingue alcuni settori di competenza esclusiva dell'UE, in cui solo l’Unione europea può legiferare. In altri settori, all’Unione è riconosciuto soltanto il potere di compiere azioni dirette a sostenere o completare l’azione degli Stati membri. La corretta applicazione delle competenze è regolata da determinati principi. Secondo il principio di sussidiarietà, l’Unione interviene in quei settori che non sono di sua esclusiva competenza solo quando la sua azione è considerata più efficace di quella intrapresa a livello nazionale. Questo genere di interventi è limitato da un altro principio, quello della proporzionalità, in base al quale l’intervento della UE deve essere graduato in base all’obiettivo da raggiungere. Un altro tipo di atto normativo molto utilizzato dagli organi comunitari è quello delle direttive. A differenza dei regolamenti, le direttive sono atti di indirizzo vincolanti soltanto per gli Stati membri. L’unione europea esercita i propri poteri attraverso organi e secondo procedure contenute nei trattati istitutivi. Il Consiglio europeo è l’organo composto dai capi di Stato o governo dei paesi membri. Il suo ruolo fondamentale è quello di tracciare l’indirizzo politico dell’Unione, al quale gli altri organi dovranno attenersi. Il Consiglio dei Ministri è, insieme al Parlamento, l’organo decisionale dell'Unione, al quale spetta il potere legislativo. La commissione è un organo indipendente dagli Stati membri, a cui è affidato il potere esecutivo della comunità. Il Parlamento europeo è composto da deputati eletti a suffragio universale e diretto ogni cinque anni dai cittadini dei paesi membri. Attualmente il Parlamento europeo approva le leggi insieme al Consiglio, controlla e approva il bilancio. La Corte di giustizia è composta da un giudice per ogni Stato membro

adeguati livelli di concorrenzialità sui mercati globali. L’internazionalizzazione dell’impresa è un fenomeno distinto dalla delocalizzazione produttiva. L’impresa che vuole internazionalizzarsi si propone l’obiettivo di conquistare nuove quote di mercato nei paesi nei quali ha deciso di investire, estendendo così il proprio bacino di clientela. Il processo di internazionalizzazione può avvenire secondo tre diverse modalità: (1)il commercio internazionale: ovvero l’esportazione e la commercializzazione all’estero dei prodotti realizzati nel paese d’origine; (2)gli investimenti diretti esteri, l’investimento può avvenire sia costituendo nuove realtà produttive, i cosiddetti investimentigreenfield, sia acquisendo partecipazioni azionarie in imprese locali già esistenti, i cosiddetti investimentibrownfield. Rientrano in questo tipo di operazioni gli accordi joint venture, che sono accordi di collaborazione tra imprese di paesi diversi per realizzare obiettivi comuni; (3)le forme intermedie di internazionalizzazione sono costituite da accordi, licenze mediante i quali l’impresa concede il suo know-how a imprese straniere. Questo genere di accordi viene definito non equity, perché non comporta investimenti in quote azionarie di imprese. Lezione 57→CAMBIO DI VALUTE Ogni transazione commerciale internazionale, cioè ogni cessione di beni e servizi tra operatori di Stati diversi, è accompagnata da uno scambio di moneta nazionale con moneta estera. Per effettuare i pagamenti è necessario convertire la moneta nazionale con quella del paese con cui si scambia. Per comprare la moneta di un paese straniero pagandola con la nostra moneta bisogna dunque versare un determinato prezzo, detto tasso di cambio o corso di cambio. Il tasso di cambio è il prezzo di una moneta espressa in un’altra moneta. Il mercato in cui si acquistano e si vendono le valute dei vari paesi si chiama marcato di cambi. Per indicare la moneta di un paese si usano indifferentemente i termini valuta e divisa. Il termine valuta si riferisce più propriamente alle banconote mentre il termine divisa fa riferimento a ogni altro mezzo di pagamento. Il mercato valutario è il luogo d’incontro dell’offerta e della domanda di valuta estera. In particolare, con riferimento all’Italia: (1)la domanda di valuta estera riflette le importazioni italiane; (2)l’offerta di valuta estera riflette le esportazioni italiane. Il cambio di equilibrio è quello al quale domanda e offerta di valuta sono uguali.

Lezione 58→I SOGGETTI CHE OPERANO NEL MERCATO VALUTARIO Sul mercato valutario operano diversi soggetti: importatori, esportatori, turisti, investitori che seguono i cambi per effettuare pagamenti e gli speculatori che operano cercando di trarre profitto dalle variazioni dei tassi. Un ruolo importante è svolto anche dalle banche, che comprano e vendono valute dagli altri operatori. Inoltre le banche scambiano tra loro valute possedute in eccedenza. Sul mercato valutario opera anche la Banca centrale. La speculazione di solito viene effettuata da banche o da operatori professionisti specializzati. La speculazione può influire sul tasso di cambio della valuta sia stabilizzandolo sia destabilizzandolo. Se gli speculatori acquistano la valuta quando il suo tasso è molto basso, l’incremento della domanda che così si realizza fa salire o comunque frena la discesa del tasso stesso, stabilizzandolo. Se invece gli speculatori vendono valuta, determinando un incremento dell’offerta, con effetti destabilizzanti. Il mercato delle valute estere, anche detto Forex, ha raggiunto oggi dimensioni enormi. Il Forex non si svolge in una particolare Borsa di riferimento, ma attraverso un gigantesco network composto da innumerevoli soggetti che funziona 24 ore su 24, prevalentemente online. Le operazioni vengono effettuate tramite un intermediario(broker), l’operazione in pratica consiste nel comprare una valuta e nel venderne un’altra. Il mercato valutario è sottoposto a uno stretto controllo da parte delle autorità monetarie. Per i paesi che fanno parte dell’Unione monetaria europea, le autorità monetarie sono la Banca centrale europea e il Sistema europeo di banche centrali. Nei regimi a cambi fissi le autorità stabiliscono un tasso ufficiale vincolante(parità ufficiale) e sono sempre loro ad agire in modo da stabilizzare i tassi mantenendoli al livello della parità ufficiale. Questo tasso tende a salire, in conseguenza di una domanda elevata, le autorità vendono valuta prelevandola dalle riserve valutarie ufficiali. Non sempre le autorità monetarie sono in grado di sfruttare le riserve valutarie per controllare l’andamento dei cambi. Quando ciò accade è necessaria un’azione combinata di politica economica. Le variazioni di cambio portano alla definizione di nuovi rapporti di cambio, che determinano il deprezzamento o l’apprezzamento della moneta nazionale. Lezione 59→I REGIMI DI CAMBI Le oscillazioni dei tassi, con i loro effetti degli scambi internazionali e quindi su produzione, occupazione..rappresentano un inconveniente per gli operatori economici. Si è quindi cercato di regolamentare il mercato valutario

monetaria dell’euro sarebbe dettata dalle economie forti e sacrificherebbe le ragioni degli Stati più deboli. Lezione 60→LA BILANCIA DEI PAGAMENTI Lo strumento utilizzato per valutare lo stato di salute del sistema è la bilancia dei pagamenti. La bilancia dei pagamenti è il documento nel quale sono registrate tutte le transazioni economiche effettuate dai residenti in un Paese con i residenti degli altri paesi del mondo in un determinato periodo di tempo, di solito un anno. A ciascuna transazione reale(scambio di beni o servizi) si accompagna una transazione finanziaria, cioè un trasferimento da un paese all’altro di strumenti finanziari(valute, prestiti..). La bilancia dei pagamenti indica dunque i flussi monetari in entrata e in uscita dal paese per effetto degli scambi commerciali con gli altri paesi. Le transazioni internazionali vengono registrate nella bilancia come entrare o come uscite. Fanno parte delle entrate tutte quelle transazioni che comportano pagamenti da parte di residenti stranieri, come per esempio le esportazioni di beni e servizi. Sono invece registrate fra le uscite tutte quelle transazioni che comportano il pagamento a favore di residenti esteri, come per esempio, le importazioni di beni e servizi. Quando le entrate superano le uscite la bilancia risulta in avanzo, cioè in attivo, mentre nel caso inverso si avrà un disavanzo. La carenza di valuta, in questo caso, dovrà essere coperta dalle autorità valutarie competenti, la Banche centrali, che attingono alle loro riserve valutarie. Infine nel caso in cui le voci attive delle bilancia siano uguali alle voci passive si dice che la bilancia è un pareggio. La registrazione della bilancia dei pagamenti avviene con il procedimento della contabilità in partita doppia. La bilancia dei pagamenti si compone di quattro sezioni: conto corrente, conto capitale, conto finanziario, errori e omissioni. Il conto corrente comprende le transazioni del conto merci, del conto servizi, del conto redditi primari e del conto redditi secondari. Il conto capitale registra i trasferimenti laterali in conto capitale e le acquisizioni e cessioni di attività non prodotte, non finanziate. Il conto finanziario considera gli investimenti diretti, di portafoglio, in strumenti derivati e altri, e le variazioni delle riserve ufficiali effettuate dalle autorità monetarie con la funzione di compensare gli squilibri, ossia i saldi positivi e negativi che risultano nelle due sezioni precedenti realizzando il pareggio. L'ultima sezione della bilancia dei pagamenti, ovvero errori ed omissioni sana gli errori e appiana le incoerenze. Ognuna delle sezioni della bilancia dei pagamenti sfocia in saldo positivo(maggiore credito verso il resto del mondo) o in negativo.