FEDRO
LA FAVOLA!
Autore di favole, si ispira ad Esopo, inventore greco del genere del VI secolo a.C. Di Fedro si
hanno poche notizie, era un liberto di origine orientale (probabilmente macedone), vissuto nel I
secolo d.C. (durante Augusto e Tiberio che sono gli imperatori che cita). !
Ci sono significative differenze tra i due:!
- Esopo: usa la prosa, i suoi personaggi sono animali parlanti (allegoria dei vizi e delle virtù
umane), le favole sono sempre popolari e anonime, non traspare il punto di vista dell'autore, che
da' voce alla saggezza della gente e non parla mai di sé, il pubblico è popolare. !
- Fedro: usa i senari giambi (come Plauto e Terenzio), i suoi personaggi sono sia animali che
uomini, anche reali come Socrate, Esopo e Augusto, alcune sono come novelle, scene di
commedie, l'autore compare nelle favole, voleva un pubblico più colto. I letterati però
consideravano il genere inferiore e infantile ed è stato a lungo dimenticato e tra le favole in
comune venivano lette solo quelle di Esopo. !
Ha scritto cinque libri, con prologo ed epilogo, per costruire un'opera letterariamente compiuta
per un pubblico colto. Alcune favole sparse attribuite a lui non vi rientrano. La favola è sempre
espressione di una vita dal punto di vista degli umili, per la visione pessimista della società (lui
stesso è un liberto). Domina l'oppressione, la prepotenza, la violenza e la ragione e la giustizia
vengono calpestate. Si tiene molto sul vago, non nomina persone potenti contemporanee a lui,
ma è possibile cogliere dei riferimenti ad essi. Alcune probabilmente alludono al prefetto del
pretorio di Tiberio, Elio Seiano, che lo perseguitò, forse si sentiva minacciato da quanto diceva.!
È presente una morale: promythion (se all'inizio), epimythion, (se alla fine). !
Orazio inserisce degli apologhi, come quello del topo di città e di campagna, in un'opera di
carattere discorsivo. Come anche Lucilio, che all'interno di satire e romanzi ve li metteva. Ennio
forse ne aveva scritte, ma non ci sono giunte. Petronio (successivo a lui), autore di un romanzo
celebre satirico, vi inserì anche favole. Fedro fu quindi il primo a scrivere solo ed esclusivamente
favole, come poi anche Aviano, favolista esclusivo del IV secolo d.C.!
IL LUPO E L’AGNELLO!
Già raccontata da Esopo, ma qui è trattata con una forma più raffinata (eleganza formale). Inizia
direttamente con la storia. La rielabora per ottenere un significato più profondo: la forza bruta
della violenza (lupo) che domina e soffoca la ragione del debole (agnello). Il lupo usa uno
stratagemma ovvero trova i pretesti più vari per giustificare la condanna di uomini innocenti,
colpevoli solo di essere figli o parenti di qualche avversario personale. Solo che l'agnello non
avrebbe dovuto discutere, ma scappare. !
LA VOLPE E L’UVA!
Scritta con cura formale, labor lime. Vuole criticare coloro che disprezzano ciò che non possono
avere. La volpe astuta dice che l'uva non era buona perché non riusciva a prenderla. È possibile
che si potesse scorgere qualcosa di politico dietro al tempo. Ha avuto un'enorme fortuna e venne
ripresa da molti. Le favole con gli uomini protagonisti sono più importanti "Socrate e gli amici".!
FAVOLE METALETTERARIE!
Scrive anche favole in cui fa dichiarazioni di poetica, per proporsi ad un pubblico dotto. Voleva
presentarsi come l'Esopo romano, come mostra la favola che chiude il II libro (epilogo). Esalta il
maestro perché è uno schiavo che ce l'ha fatta e spera lo stesso per sé. Desidera gloria ma è
consapevole di non averla ricevuta e potrebbe non averla mai. Nella quinta favola del V libro, dice
che spesso giudichiamo un'opera in base all'autore e non alla qualità della stessa, come il provino
conteso tra un contadino e un attore, per il pregiudizio per le origini umili (riferimento a se stesso).!
Nella decima favola del III libro dice che è pericolo credere come non credere (come Ippolito
crede a Fedra e i troiani che non credono a Cassandra). Aggiunge poi un esempio realistico, nel
quale un uomo crede ad un liberto che gli dice che la casta moglie ha un amante, la trova con il
figlio che stava custodendo prima della maggiore età, lo uccide prima di capire che è lui è si
suicida. Lei viene accusata, ma Augusto che capisce tutto la difende. Nel finale Fedro interviene
con un commento più lungo per rispondere alla critica sulla brevità, andando contro la sua
poetica per cercare di attirare i lettori. Nella terza del III libro aggiunge che è meglio fidarsi degli
uomini abili invece che degli indovini. Il pastore non capisce né perché le pecore facessero agnelli
con teste umane e i né i responsi degli indovini. Prende voce Esopo sul finale con tono comico,
spiegando è il risultato sbagliato tra pastore e pecora.