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Appunti Imagination Design, Appunti di Design Primario

Appunti + slide delle lezioni fatte in classe. Grazie a una lettura di questi appunti ho portato a casa un bel 26 all'esame. Argomenti: -Definizione di utopia, distopia e ucronia -Le 4 memorie -Osservare e ascoltare: •i 3 modi di guardare, il terzo e il quarto occhio •i 4 tipi di ascolto -L’evoluzione della vita sulla terra: le teorie Darwiniane -Apprendere dalle piante -Progettare, definizioni: •Osservare •Percepire •Intuire •Sperimentare •Immaginare -La progettazione: •Lentezza •Eresia •Curiosità •Serendipità •Insoddisfazione •Intuizione •Semplicità -Le invenzioni del passato (utensili in pietra ecc..) -Evoluzione Umana e bipedismo, la speranza e l’infelicità -Arte rupestre e il simbolismo -Cosa è il design -Cosa serve a un designer -L’archetipo del labirinto

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 21/02/2025

manu2897
manu2897 🇮🇹

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Imagination Design
Lez 1.
L’Imagination design è un percorso progettuale che considera il futuro un paesaggio nel quale siamo
chiamati a vivere.
Il futuro non è un tempo, ma un luogo che siamo chiamati ad organizzare e ad attrezzare responsabilmente
per garantire il dispiegarsi della vita di tutti i viventi e della madre Terra.
UTOPIA: deriva dal greco οὐ ("non") e τόπος ("luogo") e significa "non-luogo". Nella parola, coniata
da Tommaso Moro è presente in origine un gioco di parole con l’omofono inglese eutopia, derivato dal
greco εὖ ("buono" o "bene") e τόπος ("luogo"), che significa "buon luogo".
L'identica pronuncia, in inglese, di "utopia" e "eutopia"; dà origine ad un doppio significato: utopia
(nessun luogo), eutopia (buon luogo).
L'utopia sarebbe un luogo buono/bello, ma parimenti inesistente, o per lo meno irraggiungibile.
DISTOPIA: Il termine è composto dai termini del greco antico "δυς-" (dys) = "cattivo", un prefisso che
aggiunge il concetto altamente negativo di contrarietà, difficoltà, erroneità, dubbiezza, e "τόπος" (topos) =
"luogo»
Ponendosi in contrapposizione ad un’utopia , una distopia viene prefigurata come l'appartenenza ad
un'ipotetica società o ad un ipotetico mondo caratterizzati da alcune espressioni sociali o
politiche opprimenti, spesso in concomitanza o in conseguenza di condizioni ambientali
o tecnologiche pericolose, che sono state portate al loro limite estremo.
UCRONIA: (Se…..allora) Il termine ucronìa deriva dal greco e significa letteralmente "nessun
tempo" (da οὐ = "non" e χρόνος = "tempo"), per analogia con utopia che significa "nessun luogo".
Storia alternativa o fantastoria, è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la
storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale.
L'ucronia può essere assimilata al romanzo storico (specie per opere ambientate in un passato molto
remoto) o alla fantascienza e si incrocia con la fantapolitica, mescolandosi all’utopia o alla
distopia quando va a descrivere società ideali o, al contrario, indesiderabili.
L’Imagination design quindi è una sfida immaginativa e progettuale che intende affrontare le distopie
possibili/probabili per trasformarle, non in u-topie territorio del desiderio, del sogno, ma in eu-topie: in
paesaggi «buoni e belli» totalmente vivibili e vissuti
Il corso/percorso intende:
Rendere visibile un futuro invisibile (per ora)
Interpretare e costruire scenari probabili, possibili
Interpretare i valori dell’antropodesign
“Il design crea cultura. La cultura modella i valori. I valori determinano il futuro”. R.L. Peters, graphic
designer
Il nostro impegno è conoscere ed utilizzare 4 MEMORIE:
1.LA MEMORIA DEL PASSATO:
Una memoria retrospettiva che deve essere ricondotta alle radici, ai processi, ai contesti, alle
trasformazioni. Spesso le memorie collettive e anche individuali sono memorie traumatiche, cioè del ricordo
di dolori, di cose negative: si tratta di un ricordo che in molti casi è necessario conservare per poter
elaborare il passato stesso, affinché non si ripeta nel futuro tale e quale.
È necessario aggiungere anche il ricordo delle speranze: conoscere e analizzare le memorie, individuali e
collettive dei futuri desiderati.
2. LA MEMORIA DEL PRESENTE:
Una memoria della comprensione e partecipazione selettiva agli elementi che compongono e connotano la
contemporaneità.
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Imagination Design

Lez 1.

L’Imagination design è un percorso progettuale che considera il futuro un paesaggio nel quale siamo chiamati a vivere. Il futuro non è un tempo, ma un luogo che siamo chiamati ad organizzare e ad attrezzare responsabilmente per garantire il dispiegarsi della vita di tutti i viventi e della madre Terra.

UTOPIA: deriva dal greco οὐ ("non") e τόπος ("luogo") e significa " non-luogo ". Nella parola, coniata

da Tommaso Moro è presente in origine un gioco di parole con l’omofono inglese eutopia , derivato dal greco εὖ ("buono" o "bene") e τόπος ("luogo"), che significa "buon luogo". L'identica pronuncia, in inglese, di "utopia" e "eutopia" ; dà origine ad un doppio significato: utopia (nessun luogo), eutopia (buon luogo). L' utopia sarebbe un luogo buono/bello, ma parimenti inesistente, o per lo meno irraggiungibile.

DISTOPIA : Il termine è composto dai termini del greco antico "δυς-" ( dys ) = " cattivo ", un prefisso che

aggiunge il concetto altamente negativo di contrarietà, difficoltà, erroneità, dubbiezza, e "τόπος" (topos) = " luogo » Ponendosi in contrapposizione ad un’utopia , una distopia viene prefigurata come l'appartenenza ad un'ipotetica società o ad un ipotetico mondo caratterizzati da alcune espressioni sociali o politiche opprimenti , spesso in concomitanza o in conseguenza di condizioni ambientali o tecnologiche pericolose, che sono state portate al loro limite estremo.

UCRONIA: ( Se…..allora) Il termine ucronìa deriva dal greco e significa letteralmente " nessun

tempo " (da οὐ = "non" e χρόνος = "tempo"), per analogia con utopia che significa " nessun luogo ". Storia alternativa o fantastoria, è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. L'ucronia può essere assimilata al romanzo storico (specie per opere ambientate in un passato molto remoto) o alla fantascienza e si incrocia con la fantapolitica, mescolandosi all’utopia o alla distopia quando va a descrivere società ideali o, al contrario, indesiderabili. L’Imagination design quindi è una sfida immaginativa e progettuale che intende affrontare le distopie possibili/probabili per trasformarle, non in u-topie territorio del desiderio, del sogno, ma in eu-topie : in paesaggi «buoni e belli» totalmente vivibili e vissuti Il corso/percorso intende :

  • Rendere visibile un futuro invisibile (per ora)
  • Interpretare e costruire scenari probabili, possibili
  • Interpretare i valori dell’antropodesign “Il design crea cultura. La cultura modella i valori. I valori determinano il futuro”. R.L. Peters, graphic designer Il nostro impegno è conoscere ed utilizzare 4 MEMORIE: 1.LA MEMORIA DEL PASSATO: Una memoria retrospettiva che deve essere ricondotta alle radici, ai processi, ai contesti, alle trasformazioni. Spesso le memorie collettive e anche individuali sono memorie traumatiche, cioè del ricordo di dolori, di cose negative: si tratta di un ricordo che in molti casi è necessario conservare per poter elaborare il passato stesso, affinché non si ripeta nel futuro tale e quale. È necessario aggiungere anche il ricordo delle speranze : conoscere e analizzare le memorie, individuali e collettive dei futuri desiderati. 2. LA MEMORIA DEL PRESENTE: Una memoria della comprensione e partecipazione selettiva agli elementi che compongono e connotano la contemporaneità.

3. LA MEMORIA AUTOBIOGRAFICA:

La memoria degli eventi che abbiamo vissuto nel corso della nostra vita : il loro ricordo contribuisce alla formazione e al mantenimento del nostro senso di identità. Chi è ciascuno di noi se non una combinatoria di esperienze, di informazioni, di letture, di immaginazioni? Ogni vita è un'enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionamento di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili. Siamo costantemente attivi costruttori di significati di ciò che ci accade alla luce delle conoscenze pregresse, dei vissuti e dei sistemi sociali di significato a cui facciamo riferimento.

4. LA MEMORIA DEL FUTURO: La memoria: capacità prometeica (pro-meteo, vedo prima) di prefigurare , di progettare, di “essere” nella trasformazione del mondo e dei mondi. Non si tratta di completare una memoria retrospettiva con una memoria prospettica, la memorizzazione di “cose” che dovranno essere fatte in un futuro più o meno ravvicinato. L’abbiamo dentro di noi e ci rende unici: siamo in grado di connettere, di ricordare il passato, e il nostro passato e contemporaneamente ricordare i progetti, i programmi che abbiamo pensato e ipotizzato per il futuro_._ Abbiamo dentro una bussola mentale che ci orienta anche nel tempo, non solo nello spazio. Questa memoria si costruisce anche attraverso la lettura e l’interpretazione di segnali soffici, invisibili, della realtà , le lente trasformazioni dei contesti, delle emozioni, dei sentimenti, dei pensieri, delle aspettative e dei desideri : un materiale che sta alla base del lavoro, del progetto individuale e collettivo. Si tratta di immaginare il futuro come luogo, ambiente, tempo esatto nel quale la nostra esperienza/le nostre scelte possibili/ probabili si sono realizzate, concretizzate: un traguardo dal quale partire per arrivare al presente. Due approcci molto diversi, antagonisti tra loro: - forecasting (da fore = prima e to cast = gettare, proiettare): la scelta, il comportamento di vedere il futuro partendo dall'oggi. Si tratta di un approccio previsionale, di probabilità, di aspettative e di desideri. Un percorso di miglioramento, di difese, di resilienze nel quale manca la visione e la sfida. - backcasting ( da back= indietro e to cast =gettare, proiettare ): la scelta, il comportamento di vedere l'oggi partendo dal futuro : questo approccio parte da un futuro-obiettivo desiderato da raggiungere , ossia da un lavoro di visione e di progetto, per ritornare al presente e valutare se le scelte che si intendono adottare sono coerenti, allineate con il progetto di futuro auspicato. Mette al centro i valori e le prospettive: il futuro diventa la meta, la sfida da perseguire. Per realizzare tutto questo il “tempo del progetto” non può essere il presente, condannandosi alla rielaborazione, alla ri-copiatura dell’esistente, ma il futuro anteriore la forma verbale che indica eventi, esperienze e fatti considerati come compiuti, ma che si trovano nell’ambito dell’avvenire. La “memoria del futuro” è la condizione essenziale affinché la creatività possa esercitarsi, esprimersi, produrre utilità e stupore. Nella lingua latina il futuro anteriore è definito come futurum exactum, tempo preciso, corretto nel quale il progetto, la creatività può ritrovare la materia prima del suo lavoro. Siamo condannati a non dimenticare: la storia dell’uomo in tutti i suoi aspetti è consultabile, richiamabile alla conoscenza, alla memoria, alla fruizione. La presentificazione di ogni aspetto rappresenta il comportamento individuale e collettivo di ogni elemento che costituisce la “miniera della conoscenza”: in ogni momento è possibile riportarlo alla luce e fruirne. Disimparare: “svuotare la propria mente” dalle strutture mentali che impediscono l’accoglienza di nuovi, diversi concetti. Abbandonare gli schemi/le formule/ i processi lineari, causa-effetto, la rigidità delle discipline, ecc… La realtà è molto più complessa e affascinante. Fare o non fare, non c’è provare : l’importanza di una scelta ponderata, di un intervento concreto, capace di modificare lo status quo.

➢ dell’altrove il settimo senso Dobbiamo utilizzare 4 tipi di ascolto: 1° tipo: 2 orecchi : il nostro apparato di percezione

  1. ASCOLTO ATTIVO basato sull’empatia, sull’accettazione, sulla creazione di un rapporto positivo, sul bisogno/desiderio di conoscere/capire 2 ° tipo ORECCHIO MENTALE : Il nostro sistema analitico/selettivo
  2. ASCOLTO INTERPRETATIVO basato sulla valutazione degli elementi acquisiti, sulla loro importanza, incidenza, urgenza: il senso della riflessione, della meditazione 3° tipo ORECCHIO EMOTIVO : il nostro cuore e le nostre emozioni
  3. ASCOLTO PROFONDO basato sulle “ragioni del cuore”, su una attenzione liberamente fluttuante, su “illuminazioni reciproche”: una esperienza conoscitiva e alchemica 4 ° tipo ORECCHIO ASSOLUTO: per saper ascoltare il silenzio
  4. ASCOLTO ASSOLUTO basato sulla percezione, introiezione di segnali, suoni impercettibili, soffici, nascenti: una esperienza “spirituale”, illuminante

Lez 2. Andare alle radici significa ri-pensare al percorso della evoluzione tecnica, tecnologica, culturale, materica, progettuale, emotiva dell’uomo. 1_ La vita sul nostro Pianeta: 3,5 miliardi di anni fa Tutti gli esseri viventi sono legati tra loro da una relazione di parentela. L’insieme di questi legami produce un tessuto che si srotola per milioni di anni , fatto di milioni di ramoscelli che compongono l’albero della vita. Molti dei ramoscelli “rimasti” compongono l’attuale biodiversità terrestre : questa realtà compresa e raccontata dalla scienza è l’evoluzione. È uno schizzo che Darwin chiama "albero della vita" e che poi modifica in "corallo della vita ", perchè le ramificazioni del corallo sono più ricche e complesse di quelle di un albero. L'intuizione dell'unità del vivente è già tutta qui, in un disegno quasi infantile dove le lettere al termine dei rami, A, B, C, D, sono le specie viventi, alcune vicine tra loro, altre lontanissime Questo disegno diventa il simbolo di un'avventura, quella della conoscenza, i cui ingredienti fondamentali sono: ➢ lo spirito critico ➢ l'apertura mentale ➢ la capacità di vedere il mondo in modo diverso da come ci appare. I 3 principi darwiniani:

  1. la nascita continua di variazioni , di novità e singolarità 2.L’ ereditarietà di queste variazioni individuali, che tendono a trasmettersi di generazione in generazione 3.l’azione di selezione naturale su queste varietà ereditarie che, attraverso la sopravvivenza differenziale dei portatori di mutazioni vantaggiose , crea le condizioni affinché alcune varianti si diffondano più di altre, generando la lentissima trasformazione delle specie. L’evoluzione è un quadrimotore 1.il motore della variazione 2.il motore della selezione 3.il motore della speciazione (nascita di nuove specie e loro deriva) 4.il motore dei processi ecologici su larga scala (le interazioni e gli adattamenti vitali) Il nostro percorso: l’ominazione L’ominazione è il processo evolutivo che ha portato alla comparsa dell’uomo e si prolunga nelle trasformazioni che sono seguite fino all’uomo moderno. La fase iniziale è rappresentata soprattutto dagli Australopiteci e da Ominoidei più antichi, come Orrorin tugenensis di 6 milioni di anni fa Ardipitecus 5,6-4,4 milioni di anni fa Le fasi dell’evoluzione Alle specie Australopitecine Protoumane e Preumane seguono le fasi denominate ➢ Homo habilis,Homo erectus,Homo neanderthalensis , ➢ Homo sapiens sapiens

NUOVA IPOTESI: Prosegue anche negli animali un processo crescente di evoluzione verso una interrelazione tra «pensiero umano, pensiero animale e pensiero tecnologico». Gli animali sono in grado di risolvere problemi: indicatore fondamentale della loro intelligenza Intelligenze animali: i corvi della Nuova Caledonia Il nuovo studio “ Compound tool construction by New Caledonian crows” pubblicato su Scientific Reports da un team di scienziati del Max-Planck-Institut für Ornithologie (MPIO) e dell’Università di Oxford ha rivelato che questi uccelli quasi scomparsi a causa dell’uomo «sono in grado di creare strumenti combinando due o più elementi altrimenti non funzionali, un’abilità finora osservata solo negli umani e nelle grandi scimmie» Secondo Alex Kacelnik, del dipartimento di zoologia dell’università di Oxford « I risultati confermano che questi corvi possiedono abilità altamente flessibili che consentono loro di risolvere rapidamente nuovi problemi, ma non ci mostrano come lo fanno. È possibile che utilizzino una qualche forma di simulazione virtuale del problema, come se nei loro cervelli venissero svolte diverse azioni potenziali fino a quando non ne esce una soluzione praticabile, e poi lo fanno. Processi simili sono modellati nelle intelligenze artificiali e implementati nei robot fisici, come modo per capire meglio gli animali e scoprire modi per costruire macchine in grado di raggiungere soluzioni creative autonome a nuovi problemi» Gli animali sono in grado di realizzare un sistema complesso di comunicazione I ricercatori dell’Università di Tel Aviv hanno scoperto nel 2016 che le comunicazioni dei pipistrelli possono diventare davvero specifiche. Gli scienziati hanno riportato come i rossetti egiziani (Rousettus aegyptiacus) non producono semplicemente squittii acutissimi quando si riuniscono. Parlano, piuttosto, di problemi molto specifici. Le registrazioni dei suoni prodotti nel corso di 75 giorni hanno rivelato, grazie ad un’analisi condotta con algoritmi di machine learning, che determinati versi di questi pipistrelli sono associati a determinate attività̀ o a determinate situazioni. I pipistrelli producono versioni leggermente differenti di queste “chiamate” quando si rivolgono a differenti individui del gruppo. (Un po’ come gli umani che cambiano tono di voce quando si rivolgono a persone diverse) In sintesi: gli animali sono protagonisti anch’essi della evoluzione darwiniana. In specifico: ➢ Sono dotati di pensiero ➢ Esprimono intelligenza ➢ Sono in grado di risolvere problemi ➢ Sono in grado di comunicare (non solo di produrre e trasferire informazioni) ➢ Provano ed esprimono emozioni e sentimenti Un possibile cambio di prospettiva: Apprendere dalle piante Basta con l’antropocentrismo. «Esiste un problema generale di relazione con le piante. Noi siamo animali, tutto quello che abbiamo costruito, immaginato, visto, è costruito su come noi siamo fatti. Guardiamo l’universo solo dal nostro punto di vista». (S. Mancuso) Quello che diverge viene valutato come un handicap. Noi siamo lo standard, ciò che è diverso da noi è indice di incompiutezza, di incomprensibile diversità. Se altre forme di vita non sono “perfette” come noi, sono anomale. Origine e permanenza della vita La vita è iniziata in un ambiente fluido e, dopo esserne uscite, le piante hanno creato quell'altro spazio fluido che è l'atmosfera, luogo fisico « in cui tutto dipende da tutto il resto… in cui la vita di ciascuno è mescolata alla vita degli altri». L'atmosfera, che ci ha dato il respiro, è fatta dal respiro delle piante; l'aria che respiriamo è il respiro dei viventi. La vita sulla terra Senza le piante non ci sarebbe vita aerobica sulla terra: è grazie alla fotosintesi – il metabolismo delle piante – che si è sviluppato l'ossigeno sul nostro pianeta. Se l'intera umanità scomparisse, le piante continuerebbero a vivere senza problemi; nel caso contrario, tutti gli animali terrestri, noi compresi,

sparirebbero. Sono alla base della catena alimentare e all'origine delle fonti energetiche che ancora utilizziamo. La «magia» della fotosintesi: Il metabolismo è l'elemento fondamentale che differenzia più radicalmente le piante dagli organismi animali, i quali si nutrono della vita degli altri per conservare e produrre vita. Grazie alla fotosintesi , le piante trasformano l'energia solare cosmica in corpi viventi: hanno bisogno soltanto di quello di cui il pianeta è dotato: pietre, acqua, luce e l'aria da loro stesse prodotta Le piante hanno trasformato il pianeta in un luogo pieno di vita e l'hanno fatto nutrendosi del mondo inanimato. Questo ci ha insegnato che non solo la vita si adatta all'ambiente, come abbiamo appreso dall'evoluzione della vita animale , ma può anche creare le condizioni che la rendono possibile. Le piante sono sessili e divisibili. Tutti gli animali, uomo compreso, sono esseri indivisibili: le piante non potendosi spostare (tecnicamente si dice che sono sessili) si sono evolute in corpi modulari, senza organi singoli: una soluzione che permette loro di essere potate o mangiate dagli erbivori senza morire. Sono una forma di vita differente. «Noi animali siamo individui. La parola viene dal latino: in dividuus, non divisibile_._ Se taglio in due un uomo o un cane, muore. La pianta no. La pianta non è un individuo, la pianta è una rete. La pianta non è un individuo, è una colonia. Una pianta è una rete in sé e per sé, un bosco è una rete di reti_._ La topografia di Internet è identica alla topografia di una rete vegetale. Perché? Perché nasce esattamente per lo stesso motivo. Internet nasce per sopravvivere: era una rete militare che doveva essere in grado di sopravvivere ad un attacco che colpisse il comando centrale. Quindi diffusero i centri nevralgici. Le piante sono tutte diffuse, sono vere e proprie reti perché devono resistere alla predazione». (S.Mancuso) Le piante sono gli organismi pionieri per eccellenza. Se noi guardiamo alla vita della singola pianta è stanziale, radicata e non si sposta. Ma si muove, anche se non si sposta. Nel caso delle piante dobbiamo pensare in termini di comunità. Nel mondo vegetale non esiste il puro individuo, come concetto. Il loro movimento va analizzato nel flusso delle generazioni. La migrazione delle piante e la loro sopravvivenza: « Le piante, come le persone, migrano in conseguenza dei cambiamenti climatici: hanno iniziato ad alzarsi, a migrare, a viaggiare, per sopravvivere. Viaggiano attraverso i semi. Usano sempre dei vettori. Approfittano di ciò che ha possibilità di movimento: l’acqua, l’aria, animali, uomini. Si muovono per chilometri e per anni, raggiungono continenti lontani e lì si adattano a vivere. La loro “intelligenza” ha inventato migliaia di modi di diffondere la vita». (S.Mancuso) Le piante e il mutuo appoggio: « Darwin sosteneva che, nella sfida per la sopravvivenza, a prevalere fosse il più adatto, non il più forte o il più aggressivo. Il darwinismo sociale, al contrario, riduce tutta la vita a una spietata competizione, in cui il più forte vince. Da questa errata concezione dell’evoluzione sono nati molti orrori della storia. Kropotkin “No, guardate che la vita è una cosa diversa, la vita è soprattutto condivisione”. Usava questo termine meraviglioso “mutuo appoggio”. È bellissimo». ( S.Mancuso) Esempi: Un bosco originale , non piantato dall’uomo è come se fosse un organismo unico. Cioè non costituito da tanti individui, ma da una rete di piante che sono connesse le une con le altre. Possono essere direttamente connesse, attraverso le radici, a centinaia, letteralmente centinaia, di piante vicine. Qual è il mutuo appoggio? Il mutuo appoggio sta nel fatto che attraverso queste radici le piante si scambiano informazioni sullo stato dell’ambiente e si scambiano nutrienti, acqua. La «cura parentale» delle piante: Quando un seme cade in una foresta, in un luogo buio, prima di poter arrivare ad un’altezza tale da poter fare la fotosintesi, deve attendere molti anni. È l’infanzia dell’albero: in quel momento sono gli alberi adulti che lo alimentano, attraverso le connessioni radicali. È la loro capacità “genitoriale”. « Le piante sanno soccorrere quelle, tra loro, che sono più deboli.»

  • La cattiveria è una categoria animale. Gli animali per nutrirsi sono obbligati a uccidere altri esseri viventi.
  • Da questa necessità di uccidere proviene originariamente la nostra sete di potenza, sopraffazione.
  • Il dominio sugli altri è in un certo qual modo connaturato nell’essere animale.
  • Le piante hanno sviluppato un modo di sopravvivenza differente Le piante non hanno necessità di sopraffare altri. « Le piante prendono tutto ciò di cui hanno bisogno dalla luce del sole, non hanno necessità di sopraffare per vivere. Mentre gli animali hanno, come spinta

Lez 3. Progettare significa saper analizzare i contesti, saper interpretare il presente, saper prefigurare il futuro, saper farlo vedere agli altri. Progettare: dal latino proiectare «gettare avanti» realizzare un atto, un percorso, un gesto, un dare spazio ad una pre-disposizione di “proiettare» e per fare questo avere alla base la capacità di ➢ pre-vedere ➢ pre-figurare ➢ pre-dire effetto di tale attività è la trasformazione del mondo Le componenti del progettare:

A) Osservare

da ob-servare,” conservare, custodire, considerare ” rende esplicito il concetto che questa attività non è solo “fotografica”, immediata di “impressione della retina”, ma è soprattutto un processo di immagazzinamento, di “produzione di una memoria” di forme, di materiali, di situazioni, rispetto alle quali lo sguardo, come attività dell’occhio del corpo si esercita normalmente, naturalmente. In questo processo di sguardo, conoscenza, esperienza degli oggetti, dei luoghi, delle materie, dei paesaggi è utile sottolineare che avviene un processo conoscitivo la creazione di una rappresentazione fisico/mentale degli ambienti, dei luoghi e degli elementi che li componevano. Un apprendimento visivo. Osservare è:

  • Realizzare una percezione multisensoriale , per far convergere senso, ascolto, accoglienza degli altri e del mondo che ci circonda e che attraversiamo.
  • Realizzare un confronto diretto nel quale il soggetto interagisce con l’oggetto, ne ricerca il senso profondo e questa relazione dà luogo a continue modificazioni di sé.
  • Guardare i primi 360° della nostra realtà esterna , come territorio della conoscenza , delle sensazioni, delle forme, degli squarci, dei dettagli viaggio conoscitivo , esperienziale, emotivo da cui ritornare costantemente arricchiti.
  • Completare lo sguardo con gli altri 360° : un percorso di introspezione personale , attraverso la pratica della riflessione, della meditazione, per trovare/ritrovare dentro di sé i risultati delle alchimie emotive, sentimentali e valoriali che l’osservazione del mondo e degli altri producono in noi.
  • Aprire lo sguardo “ utilizzando gli occhi” dell’altro , del diverso, del folle, dell’eretico, dell’artista per conoscere/vedere gli invisibili che ci circondano eliminando nella propria «cassetta degli utensili» stereotipi, pregiudizi, preconcetti, luoghi comuni

B) Percepire

[dal lat. percipĕre , comp. di per - e capĕre «prendere», con mutamento di coniug. analogo a concepire ]. Un insieme di sensazioni, derivate da una sequenza di eventi prodotti dal presentarsi di uno stimolo di qualsiasi natura, che viene avvertito, di cui si ha consapevolezza e che diventa “materia di conoscenza” e contenuto della relazione che la persona ha con sé stessa e con la sua realtà esterna. Acquistare coscienza di una realtà esterna o interna attraverso l’elaborazione organica e psichica di stimoli sensoriali. Un percorso della consapevolezza di una relazione tra la realtà percepita e la «metabolizzazione» personale della stessa. Gli studi neurologici sono oggi concordi, nell’accantonare definitivamente l’idea che la percezione sia un “recipiente neutrale” adatto a registrare passivamente i dati che provengono dall’esterno: ogni percezione è una proiezione della mente sulla cosa percepita.

C) Intuire

Il percorso mentale, il viaggio che va dalla superficie visibile delle cose al loro profondo, al loro invisibile, rappresenta una straordinaria “catastrofe” del paradigma mentale e operativo che gli uomini avevano adottato fino a 3,3 milioni di anni fa.

Esprime il passaggio dell’occhio del corpo a quello della mente e crea la condizione più umana che si conosca : la facoltà e l’esercizio dell’immaginazione, del “lavoro mentale”, ossia del progetto. Non si tratta di una intuizione operativa, pratica, di funzionalità, di utilità, ma di un processo di ◆ visione mentale ◆ prefigurazione ◆ pre-visione che diventerà nei millenni la caratteristica umana più evidente, più “produttiva”. «Fin dalle sue prime emergenze, l'intenzionalità umana presenta una fisionomia particolare: non utilizza tanto o soltanto le forme offerte dalla natura in modo funzionale, ma intuisce, al loro interno, lo sviluppo di nuove potenzialità e di nuove forme… L'u omo potremmo dire è un formidabile moltiplicatore di forme». ( Gabriella Brusa Zappellini)

D) Sperimentare

Già 3,3 milioni di anni fa l’uomo viveva un territorio nel quale facilmente identificava chopper, pezzi di roccia, schegge prodotti e lavorati nel grande laboratorio della litosfera: era dentro un paesaggio conosciuto, vissuto, attraversato, utilizzato. In questo paesaggio, allo sguardo si accompagnava naturalmente la tattilità, come intervento concreto di conoscenza, di valutazione, di misurazione : questi oggetti facevano parte dell’ambiente, ma erano “prodotti facili”, molti di essi facilmente maneggiabili, facilmente trasportabili, quindi facilmente usabili. La possibilità di queste pietre di essere “protesi” della mano ed essere utilizzate nella abituale attività di scavo, di frantumazione può essere considerata una attività pre-operativa, una ”intelligenza pratica” , che, come molti esempi presenti nel comportamento animale, continua anche oggi. Negli umani, questo processo percettivo , questa esperienza, non ha assunto solo il carattere di “abilità istintuale”, ma è diventata “materia grigia”, arricchimento mentale , conoscitivo: ha creato le basi per la creazione dell’uomo.

E) Immaginare

l’immaginazione è il luogo nel quale si depositano, si sedimentano, crescono le intuizioni per trasformarsi in ➢ modistorieraccontiimmaginicostellazionimondi Si tratta di un arricchimento, di un cambio profondo di orizzonte di riferimento: dal semplice al complesso , dall’opportunismo alle opportunità espressive , se ci riferiamo agli artefatti litici, che testimoniano il percorso evolutivo, dall’intuizione al progetto. L' immaginario è il luogo del possibile in cui può̀ esistere tutto ed il contrario di tutto, nel quale vivono i paradossi, convivono gli opposti, si illuminano percorsi prima oscurati. L'immaginazione è l'atto creativo più umano e straordinario:

  • che più̀ rende possibile la visibilità̀ e comprensione delle zone meno visibili dell'umano
  • che può̀ illuminare nuovi percorsi quando si crede di essere fermi ad un vicolo cieco Attingere all'immaginazione significa riuscire a rompere con ciò che è apparentemente fissato e finito, oggettivamente e indipendentemente reale. È vedere oltre ciò che l'immaginario ha definito normale, “comune" e ritagliarsi nuovi ordini di esperienza. In tal modo, una persona può essere liberata per intravedere ciò che potrebbe essere, per formare nozioni su ciò che dovrebbe essere e ciò che non lo è ancora. E la stessa persona può allo stesso tempo rimanere in contatto con ciò che presumibilmente è. Progettare è il lavoro del pensiero dialettico tra far venire fuori dal proprio profondo un vero e proprio “concepimento mentale” e trasferire pensieri, sensazioni, immagini al proprio esterno. Ciò che l’uomo produce appartiene al suo “ corpo mentale ”, è espressione del lavoro della sua mente , prima ancora e obbligatoriamente, delle sue mani e dei suoi utensili.

B) Sprigionare energia per superare la forza gravitazionale, quella forza che ci porta alla riproduzione/ riproposizione delle scelte e dei comportamenti abituali. Essere viandanti extravaganti del progetto. C) Esprimere discontinuità: è necessario ricordare che ciò che ha garantito il successo nel nostro passato è in grado di garantirci, quasi sicuramente, il nostro insuccesso futuro. Incamminarsi nel non ancora pensato e non ancora visto. D) Aprirsi al nuovo, all’imprevedibile, al non consueto: nel nostro cammino si aprono nuovi scenari, nuove situazioni che siamo chiamati a riconoscere, attraversare, trasformare. Capire le metamorfosi che connotano i contesti E) Essere consapevoli di incontrare “mondi”, (non target): una complessità di bisogni, desideri, aspettative, sogni, investimenti economici ed emotivi: una costellazione complessa alla quale fornire una risposta complessa. Essere antropologi «curiosi» F) Adottare un’altra prospettiva. Per la prima volta, nella sua storia di milioni di anni, un uomo ha avuto la possibilità di guardare la terra dall’esterno, da un altro corpo celeste, dalla luna. Avere nuovi occhi e realizzare nuovi sguardi. G) Trasformare l’invisibile in visibile , l’immaginifico in immagine , come se le emozioni, le sensazioni, le prefigurazioni subissero un processo di solidificazione, di concretizzazione. Essere maieutici, «levatrici» dell’immaginario H) Vivere la dialettica tra presente e futuro , tra un’idea, un’intuizione, un sogno, un progetto e la sua realizzazione, tra prefigurare e figurare, dare una figura, una forma, un significato, una narrazione. I) Dare senso alle cose , inventare dal latino invenio, scoprire, scorgere, trovare: saper vedere l’invisibile, per poterlo ricondurre alla vita delle persone nelle relazioni con sé, gli altri, le cose, gli ambienti, il tempo. Quindi progettare è: ➢ Riflettere ➢ Desiderare nuove terre “ Non esistono mappe delle terre sconosciute ” ➢ Viaggiare dentro e fuori di sé ➢ Proporre mondi Interpretare la vita vera

Lez 4. La progettazione: una costellazione I presupposti concettuali/comportamentali

  • lentezza
  • eresia
  • curiosità
  • serendipità
  • insoddisfazione
  • intuizione
  • semplicità 1.LENTEZZA La lentezza è ➢ un valore ➢ un comportamento ➢ un modo di affrontare le persone, le situazioni, i problemi, la vita La lentezza è un pensiero , uno sguardo sul mondo e sulle cose, sul tempo e il suo scorrere, sulla vita vissuta e sul suo srotolarsi nella quotidianità. La lentezza è il saper cogliere e vivere intensamente le situazioni , gli incontri, gli avvenimenti, i dettagli, gli imprevisti, le scoperte delle cose semplici e degli accadimenti straordinari. Lentezza è permettersi di stupirsi , di meravigliarsi ancora per un tramonto, un fiore, un sasso, una conchiglia “scelta” tra mille su una spiaggia, per diventare un ”pezzo di memoria, di vita”, simbolo di quel senso di bellezza, di armonia che abbiamo “dentro” e che spesso non coltiviamo più. Lentezza è avere il senso delle proporzioni , della misura contro tutto ciò che di smisurato, eccessivo, esorbitante ci capita, ci circonda, ci sommerge, costringendoci alla difesa, alla fuga, al disinteresse_._ Lentezza è avere il senso della velocità , come ritmo, come trasformazione, non come accelerazione costante, spinta spasmodica a tempi, comportamenti disumani, eccessivi, invasivi, angoscianti. Lentezza è vivere le attese , le pause, la meditazione, la riflessione, il silenzio come momenti “nutritivi” della nostra esistenza : come diritto personale a “regalarseli e a praticarli”. Lentezza è vivere consapevolmente la nostra fragilità , la nostra finitezza, il nostro essere parte di un ordito e di una trama della vita, della natura, dell’universo, dell’infinitamente piccolo e grande La lentezza è una scelta del profondo , per incamminarci consapevolmente e responsabilmente nel nostro percorso esistenziale, sperimentando piccole e grandi felicità. La lentezza è un “pensare con calma” : alla base di ogni percorso creativo, un nutrire l’immaginazione/creazione con il tempo della sosta e la leggerezza di sguardi sulle cose, sugli altri, sull’ambiente, ma anche sui propri pensieri ed emozioni. «Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro, e invece correre è guardarne solo la copertina. Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l’anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada. Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani. Andare lenti vuol dire avere un grande armadio per tutti i sogni, con grandi racconti per piccoli viaggiatori, teatri plaudenti per attori mediocri, vuol dire una corriera stroncata da una salita, il desiderio attraverso gli sguardi, poche parole capaci di vivere nel deserto, la scomparsa della folla variopinta delle merci e il tornar grandi delle cose necessarie.» (F.Cassano)

La serendipità è agilità mentale , capacità di modificare sguardi, percorsi, ricerche, andamenti lineari per accogliere l’indizio, l’illogico, lo stravagante come nuova materia di riflessione_._ Nasce dalla consapevolezza del ruolo e dell’importanza della casualità nella vita dell’universo, ma anche delle persone, nel fantasmagorico “gioco del caso”. È la capacità di creare connessioni , di tessere fili invisibili che spesso illogicamente legano, uniscono: concetti, fenomeni, immagini, ipotesi. Traduce la curiosità in evento , in un imbattersi imprevisto in un “ospite inatteso” che ci stupisce, ci sorprende, ci interroga e ci costringe a ri-definire percorsi, interpretazioni, risultati possibili. La serendipità è una “sosta proficua” in un cammino di ricerca , producendo ri-partenze in sentieri che si biforcano e che ci conducono in nuovi territori. 5.INSODDISFAZIONE L’essere, il sentirsi insoddisfatto, cioè non appagato in ciò che si chiedeva o voleva: esprimere, dichiarare, non nascondere la propria i. ( Più com., sentimento di intima scontentezza dovuto a cause determinate e spesso provenienti dalle azioni proprie, dal proprio operato o comportamento, o anche senza cause apparenti, perciò vago e indefinito; insoddisfazione, senso di inappagamento, di frustrazione fisica e psichica.) (vocabolario Treccani). L’insoddisfazione sta alla base del desiderio di trasformazione , di cambiamenti, di sfide che sono all’origine dell’evoluzione culturale e comportamentale dell’uomo. L’insoddisfazione è costruttiva e in grado di contaminare, coinvolgere in una tensione alla trasformazione altre persone, gruppi: contro la quiete, contro la staticità per essere motore del divenire. L’insoddisfazione è un sentimento positivo , derivato dal rifiuto dello status quo, dei risultati raggiunti: contro la fissità, l’immobilità, l’accontentarsi di quanto acquisito. L’insoddisfazione esprime

  • lo spirito critico , interrogante , in grado di prefigurare il possibile, il diverso, l’oltre.
  • la gioia del miglioramento , della sfida intellettuale e materiale di cambiare la forma, la funzione, il racconto delle cose. L’insoddisfazione esprime l’ inappagamento , l’energia interiore di chi non si sente mai arrivato e ad ogni traguardo raggiunto riparte per nuovi obiettivi , all’infinito_._ L’insoddisfazione non è il contrario della soddisfazione, ma il suo stravolgimento positivo, il vissuto di chi si rifiuta di “abitare nell’appagamento” e di utilizzare tutte le strategie difensive e regressive per mantenerlo. L’insoddisfazione è la consapevolezza delle proprie imperfezioni come territori di intervento, di prova: limiti, intesi sempre come sfide e non come confini invalicabili. L’insoddisfazione è una scelta di vita, non solo sui comportamenti, per immergersi nel cambiamento, nelle metamorfosi, diventando artefice della propria “fortuna” e non comparsa nel palcoscenico dell’esistenza. L’insoddisfazione sta alla base di ogni percorso creativo che voglia esprimere trasformazione, sfida, invenzione: un rinvenimento dentro di sé di energie, sguardi, immagini, soluzioni_._ 6.INTUIZIONE Il termine intuizione deriva dal latino intueor (“entrar dentro con lo sguardo ”): una forma di sapere non spiegabile a parole, che si rivela per lampi improvvisi. L’intuizione: un tipo di conoscenza immediata che non si avvale del ragionamento o della conoscenza sensibile_._ L’intuizione è un guardare dentro , nella filigrana della realtà, come capacità di identificare indizi, ipotesi, segnali dove gli altri non riescono né a vedere né a sentire nulla. Il concetto di “intuizione”, nella forma di “ rivelazione” immediata ed improvvisa, viene definito con un termine di origine inglese usato in psicologia: insight , letteralmente “ visione interna”. L’insight consiste nella comprensione improvvisa e subitanea della strategia utile ad arrivare alla soluzione di un problema, colloquialmente conosciuto come lampo di genio. L’insight avviene in un unico passo e compare inaspettatamente nella mente del solutore. L’insight è spesso il risultato di una ristrutturazione degli elementi del problema, anche in assenza di preesistenti interpretazioni. (Wikipedia)

L’intuizione esprime l’apocalisse del pensiero, svelare, togliere il velo a quanto in precedenza era nascosto, indefinito, confuso, complicato. L’intuizione esprime il bisogno/desiderio di andare oltre la superficie e la superficialità per spingere il proprio sguardo al di là, nutrendosi di profondità L’intuizione è la sintesi espressiva di una energia interiore, di una sensibilità particolare che “si nutre di illuminazioni” oltre ad essere in grado di portare luce , rischiarare “angoli bui” del contesto, della ricerca. L’intuizione è irragionevole , non si lascia imbrigliare dalla contrapposizione vero/falso, dal codice binario per inserire la problematicità, la possibilità: il luogo nel quale di scoprono soluzioni, nuovi sguardi, nuovi percorsi. L’intuizione è velocità non misurabile, rivelazione, sprigionamento illogico , non programmato, immediato di uno sguardo che si posa sull’invisibile per ritornare con la sua “preda” nel visibile. L’intuizione è l’accoglienza dell’imprevisto e dell’imprevedibile che inizia il suo cammino nella possibilità, verso la negazione della impossibilità. L’intuizione è un assolo nel concerto della creatività, per realizzare una straordinaria operazione maieutica, la capacità di dare vita aduno sguardo , ad una ipotesi, ad un nuovo mondo. 7.SEMPLICITÁ Parola più qualitativa collegata al concetto di facilità, proprietà, condizione, o qualità a cui le cose possono sottintendersi_._ Si riferisce di solito ed in generale nel significato colloquiale più diffuso alla mancanza di difficoltà nello spiegare o capire alcunché, e si contrappone direttamente a complessità. Semplicità può essere utilizzata in connotazione negativa per indicare una deficienza o insufficienza di sfumature o la complessità di una cosa, rispetto a ciò che si suppone essere minimamente richiesto. (Wikipedia) La semplicità è l’essenza dell’universalità (Gandhi) : il paradigma mentale e operativo per individuare soluzioni, nuovi percorsi spesso già iscritti, visibili nella filigrana della realtà. La semplicità è la connotazione del pensare , inteso come soppesare, concepire con la mente , riflettere, valutare, progettare, decidere, pensarsi: un percorso alla costante ricerca dell’essenziale. La semplicità è la risposta più efficace a tutto ciò che è complicato, “ fatto di pieghe ” e che richiede di essere spiegato : un percorso per ricondurlo agli elementi costitutivi, ai paradigmi. La semplicità è uno stile di pensiero

  • uno sguardo sul mondo e su sé stessi che sfronda, che recide il superfluo, l’inessenziale per andare al nocciolo del senso
  • la individuazione di soluzioni semplici, dirette, immediate , contro la complicazione, contro una ridondanza crescente. La semplicità è un concetto sfidante che non ha nulla in comune con la facilità , ma con la naturalezza, con la sobrietà, con la rigorosità, con la “ pulizia del pensiero ”. La semplicità è una componente decisiva della creatività che contro ogni complicazione è capace di
  • rendere semplice il complesso
  • percepibile l’indeterminato
  • produrre essenzialità, leggerezza, bellezza.

connotazione concreta del pensiero come il confrontarsi con la materia e con la tecnica funzionale, innestando un percorso di soppesamento, valutazione, analisi. Questo processo funzionale a prendere decisioni è parte costitutiva di ogni pensiero nel quale le informazioni acquisite ed elaborate rappresentano una base essenziale: vale per tutti gli esseri viventi, dai batteri alle piante. Il pensiero umano, pur condividendo tutti gli elementi basici del pensiero dei viventi, aggiunge un elemento centrale, originale, interpreta i segni, i segnali, le informazioni per farle diventare materia di un progetto, processo di trasformazione del mondo , compreso il suo “mondo interiore” Il pensiero sinteticamente può essere definito come l'attività della mente, un processo che si esplica nella formazione delle idee, dei concetti, della coscienza, dell’immaginazione, dei desideri, della critica, del giudizio, e di ogni raffigurazione del mondo; può essere sia conscio che inconscio. (Wikipedia) Parmenide aveva risposto alla domanda a cosapensa il pensiero ”: Aveva messo in evidenza che è impossibile pensare il nulla: ogni pensiero è sempre pensiero di qualcosa. L'oggetto del pensiero è costitutivo del pensiero stesso, al punto che, secondo Parmenide, non è possibile distinguere l’atto del pensare dall’oggetto pensato: «ed è lo stesso il pensare e pensare che è. Giacché senza l'essere ... non troverai il pensare». I sofisti avevano distinto, separato l’atto del pensare con l’oggetto pensato. La relazione tra pensare ed essere, al di là delle interpretazioni filosofiche, rappresenta il nucleo centrale, lo snodo attorno al quale la riflessione sul pensiero si focalizza: pensare è pensare la vita nelle sue espressioni mentali, narrative, culturali. Il paradigma costitutivo del pensare è lo stesso paradigma costitutivo del progettare: ➢ osservazione ➢ immaginazione ➢ prefigurazione ➢ narrazione Se il pensare del pensiero si sintetizza nella vita il progetto è sempre un intervento, uno sguardo, una prefigurazione, una interpretazione della/sulla vita, antropologicamente intesa

- Dal progetto al Design : Un viaggio lungo fino ad 1,5 milioni di anni fa In questo lunghissimo tempo sono avvenute alcune trasformazioni fondamentali che hanno creato i presupposti per l’origine del creare, del costruire. Forse il primo elemento decisivo è stato l’esercizio prolungato e la sua profonda trasformazione evolutiva: dall’occhio del corpo all’occhio della mente.A partire da circa 1,5 milioni di anni fa [...] cominciano a comparire regolarmente prove di un nuovo corso nella produzione di utensili litici. Per un milione di anni, e forse anche più, l’idea fondamentale prevedeva la produzione di piccole schegge con un margine tagliente utile; il loro aspetto o quello dei nuclei da cui venivano staccate non sembrava avere importanza. Non c’era alcuna attenzione estetica, alcuna idea di una forma. Il concetto alla base della produzione di strumenti era soltanto funzionale: ottenere un margine tagliente. Poco dopo che Homo ergaster è comparso sulla scena tutto ciò è radicalmente cambiato, come dimostrano i ritrovamenti di amigdale (o bifacciali). Per realizzare un bifacciale si modellava un nucleo di roccia (e più tardi una grande scheggia) con numerosi colpi su entrambi i lati, per ottenere una forma appiattita, simmetrica, a goccia. [...] Dunque il produttore aveva bisogno di «vedere» la forma finita nella roccia scelta ancor prima di cominciare a scheggiarla. [...] [Ma poiché] l’invenzione dei bifacciali sembra essersi verificata dopo la comparsa di Homo ergaster, [...], il potenziale intellettivo necessario per immaginare una forma a goccia all’interno di un blocco di roccia deve essere stato presente nel cervello degli ominidi prima che cominciassero a esprimerlo”. ( Ian Tattersall) Per la prima volta, nella preistoria umana con l’Acheuleano abbiamo la testimonianza del fatto che il costruttore possedeva un modello mentale di ciò che intende produrre: aveva cioè la capacità di predeterminare la forma che avrebbe dato alla materia prima. Lo strumento che ha ispirato questa intuizione è il bifacciale, la cui forma a mandorla può essere ottenuto solo con l’impiego di gradi capacità e di molta pazienza. (Leakey) Quindi 1,5 milioni di anni fa l’uomo INVENTA IL DESIGN

Il primo “oggetto” di design: Amigdala dal latino “mandorla” Un oggetto di design mette insieme/esprime: ➢ FORMA ➢ FUNZIONE ➢ RACCONTO ➢ ESTETICA Un artefatto di design «risponde» alle domande: PERCHÈ? (Il senso del progetto) PER CHI? (nella vita/nel progetto di quale referente) COME? (interpreta bisogni, desideri, aspettative) COSA? (la risposta concreta) ATTRAVERSO COSA? (materiali/tecnologie e il sistema di relazione) DOVE? (il luogo/lo spazio di «vita» dell’artefatto e del fruitore) Questo utensile a taglio sintetizza alcuni elementi decisivi nel processo evolutivo : l’uomo con la realizzazione dei bifacciali o per la loro forma amigdala, termine che indica anche una parte del cervello che gestisce le emozioni ed in particolar modo la paura, inventa la simmetria. La ricerca si esprime in ciò che l’uomo produce. L’uomo intende riprodurre su pietra un equilibrio, un’armonia delle forme che ha immaginato, desiderato nella sua mente : 1,5 milioni di anni fa l’uomo si incammina nella invenzione della bellezza. «la perfetta simmetria del bifacciale, il fine ritocco, costituiscono il raggiungimento della perfezione tecnologica dello strumento che deve essere ben calibrato nella mano di chi lo deve usare; è forse nella scelta del materiale che si può cogliere il senso estetico e l’interesse per il non comune .» ( Ida Mailland, paleoantropologa) Siamo di fronte ad una evoluzione «tecnica» non solo funzionale, le amigdale, hanno acquisito una ergonomia non naturale, ma progettata, superando l’adeguamento del chopper all’incavo della mano, per produrre “facilità e funzionalità” della presa della mano e dell’uso dell’artefatto. È soprattutto l’impianto formale, compositivo delle amigdale che esprime il senso della semplicità, dell’equilibrio e della bellezza formale. Durante una campagna di perlustrazione del deserto occidentale in Egitto la Maillard ha rinvenuto una amigdala di quarzite bicolore : ogni faccia è divisa dall’asse centrale in due parti perfettamente simmetriche, ma di colore diverso. Siamo di fronte non solo alla dimensione segnaletica, misteriosa, magica del colore, ma anche alla sua trasformazione in materiale funzionale al progetto: in molti siti olduvaiani sono stati rinvenuti artefatti intagliati in blocchi di lava verde. Selce, basalto, quarzite, ossidiana e diaspro sono materie prime diverse per durezza, per colore, quindi per lavorabilità e capacità segnica: il senso della forma e del colore diventano “materia” del progetto. L’ideazione/costruzione degli strumenti è estremamente importante dal punto di vista della storia del pensiero dell’uomo. Il costruire utensili non è immediatamente determinato dal bisogno di afferrare cibo, come potrebbe avvenire per un primate, ma sorge con la caccia, e inoltre richiede la conoscenza delle operazioni da compiere per realizzarlo e anche la previsione del suo uso futuro. L’ideazione/costruzione degli utensili si pone come LA PRIMA APPARIZIONE DELLA COSCIENZA. La prima forma di attività cosciente. (I.Adornetti)

- I cambiamenti climatici L'attuale era glaciale è iniziata 40 milioni di anni fa con la crescita della calotta glaciale sull'Antartico, ma si intensificò nel Pleistocene, circa 3 milioni di anni fa, con l'espansione della calotta glaciale nell’emisfero settentrionale. Da allora, vi sono stati dei periodi di glaciazione della durata di 40 000 e 100 000 anni, durante i quali le calotte si sono estese e ritirate ciclicamente. In Europa, si distinguono quattro periodi glaciali Gunz (da c.a 680 000 a 620 000 anni fa)