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Appunti immigrazione, Appunti di Metodi E Tecniche Del Servizio Sociale

Appunti sul tema dell' immigrazione nell' ambito dei servizi sociali

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 29/07/2020

jelele91
jelele91 🇮🇹

3.7

(8)

9 documenti

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Diritti di cittadinanza e tutela dell’immigrato: accoglienza, controllo e integrazione.
L’immigrazione è una questione molto complessa che negli ultimi anni ha investito in
particolar modo l’Italia, prima tappa degli immigrati che vedono il nostro paese come la
fine delle loro sofferenze e, nello stesso tempo, un passaggio per raggiungere altre nazioni
europee.
L’aumento dei flussi migratori ha posto i problemi più urgenti legati al primo soccorso e
all’assistenza di immigrati che toccano le nostre coste dopo viaggi disumani e, soprattutto,
ha messo in luce i limiti del nostro apparato statale di fronte all’entità del problema.
In particolare, si differenzia dagli altri paesi europei in cui è stato introdotto lo «jus soli»,
cioè la cittadinanza che spetta a un soggetto per il solo fatto di essere nato nel paese
stesso.
In Italia, invece, vige ancora lo «jus sanguinis» secondo cui il diritto di cittadinanza spetta a
chi è figlio o discendente di cittadini italiani ed è possibile richiedere la cittadinanza solo
dopo dieci anni di permanenza nel nostro paese (Legge 189/2002).
Nel contesto di questa situazione che vede l’Italia non “al passo” rispetto agli paesi
europei, in merito alla disciplina del riconoscimento della cittadinanza agli immigrati, si
deve aggiungere che il consolidamento del fenomeno migratorio nel nostro paese avuto
come conseguenza una maggiore domanda di accesso ai servizio sociosanitari e
socioassistenziali.
Si osservi che un indicatore dei processi di inserimento all’interno di una società
dell’accoglienza è l’accesso ai servizi del welfare, ma anche su questo piano l’Italia non è
all’avanguardia.
Infatti, con l’aumento del numero degli immigrati è emerso che il riconoscimento giuridico
dei diritti sociali per queste persone non è bastato a garantirne l’accesso ai servizi.
Di fatto, la popolazione immigrata trova una serie di “barriere” per l’accesso ai servizi,
quali: barriere burocratico-amministrative, relative per lo più al requisito della residenza
anagrafica nel territorio che costituisce un ostacolo vista la loro mobilità sul territorio,
(spostamento per lavoro, difficoltà di trovare alloggio); barriere organizzative, che derivano
dalla lentezza per la trasmissione della documentazione oppure dalla mancanza della
flessibilità degli orari d’ufficio.
Tra queste acquisiscono peculiare rilevanza le barriere di tipo giuridico-legislative che
derivano dalla previsione normativa della legge 40/1998, prima, e dalla legge 182/2002,
poi, secondo cui si considerano come attori beneficiari delle politiche sociali tutti gli
migranti, presenti sul territorio nazionale, in regola con il permesso di soggiorno.
Per quanto riguarda il diritto di assistenza sanitaria , secondo quanto previsto dalle leggi
sopraindicate, viene riconosciuto sua agli immigrati in condizione di regolarità giuridica che
agli immigrati in condizione di irregolarità.
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Diritti di cittadinanza e tutela dell’immigrato: accoglienza, controllo e integrazione. L’immigrazione è una questione molto complessa che negli ultimi anni ha investito in particolar modo l’Italia, prima tappa degli immigrati che vedono il nostro paese come la fine delle loro sofferenze e, nello stesso tempo, un passaggio per raggiungere altre nazioni europee. L’aumento dei flussi migratori ha posto i problemi più urgenti legati al primo soccorso e all’assistenza di immigrati che toccano le nostre coste dopo viaggi disumani e, soprattutto, ha messo in luce i limiti del nostro apparato statale di fronte all’entità del problema. In particolare, si differenzia dagli altri paesi europei in cui è stato introdotto lo «jus soli», cioè la cittadinanza che spetta a un soggetto per il solo fatto di essere nato nel paese stesso. In Italia, invece, vige ancora lo «jus sanguinis» secondo cui il diritto di cittadinanza spetta a chi è figlio o discendente di cittadini italiani ed è possibile richiedere la cittadinanza solo dopo dieci anni di permanenza nel nostro paese (Legge 189/2002). Nel contesto di questa situazione che vede l’Italia non “al passo” rispetto agli paesi europei, in merito alla disciplina del riconoscimento della cittadinanza agli immigrati, si deve aggiungere che il consolidamento del fenomeno migratorio nel nostro paese avuto come conseguenza una maggiore domanda di accesso ai servizio sociosanitari e socioassistenziali. Si osservi che un indicatore dei processi di inserimento all’interno di una società dell’accoglienza è l’accesso ai servizi del welfare, ma anche su questo piano l’Italia non è all’avanguardia. Infatti, con l’aumento del numero degli immigrati è emerso che il riconoscimento giuridico dei diritti sociali per queste persone non è bastato a garantirne l’accesso ai servizi. Di fatto, la popolazione immigrata trova una serie di “barriere” per l’accesso ai servizi, quali: barriere burocratico-amministrative, relative per lo più al requisito della residenza anagrafica nel territorio che costituisce un ostacolo vista la loro mobilità sul territorio, (spostamento per lavoro, difficoltà di trovare alloggio); barriere organizzative, che derivano dalla lentezza per la trasmissione della documentazione oppure dalla mancanza della flessibilità degli orari d’ufficio. Tra queste acquisiscono peculiare rilevanza le barriere di tipo giuridico-legislative che derivano dalla previsione normativa della legge 40/1998, prima, e dalla legge 182/2002, poi, secondo cui si considerano come attori beneficiari delle politiche sociali tutti gli migranti, presenti sul territorio nazionale, in regola con il permesso di soggiorno. Per quanto riguarda il diritto di assistenza sanitaria , secondo quanto previsto dalle leggi sopraindicate, viene riconosciuto sua agli immigrati in condizione di regolarità giuridica che agli immigrati in condizione di irregolarità.

Tutto ciò produce una sorta di «stratificazione civica» in cui vi è una situazione di disuguaglianza non solo tra immigrati e autoctoni, ma anche tra gli stessi immigrati (regolari, irregolari e clandestini). Nella realtà operativa, questa stratificazione civica si traduce per gli operatori sociali nell’obbligo ad esercitare una funzione di controllo rispetto alla possibilità di erogare agli immigrati le prestazioni di welfare: l’assistente sociale deve, cioè, verificare se la persona sia in possesso del permesso di soggiorno, di quale tipo di permesso e quando scade. Accertata la regolarità giuridica dell’immigrato, l’assistente sociale deve accoglierlo come “persona emigrante” che ha vissuto un momento doloroso quando ha lasciato la propria terra e che vive una situazione di precarietà economica, abitativa e di carenze relazionali. Tra i problemi più frequenti, emersi in questi ultimi anni a causa dell’aumento del fenomeno migratorio, problemi che l’assistente sociale troverà ad affrontare, ci sono la richiesta di un alloggio, la ricerca di un lavoro, la situazione di povertà economica, la condizione di isolamento nel nuovo contesto e rispetto alla famiglia di origine. Tutte queste difficoltà sono anche aggravate da un clima culturale reso ancora più ostile dalla crisi economica degli ultimi anni e legittimato dalle restrizioni previste dalla Legge Bossi-Fini (Legge 182/2002, recentemente dichiarata incostituzionale dalla Consulta). Ad esempio, la difficoltà da parte dell’immigrato di trovare una casa è dovuta alcune volte alla mobilità della persona, molte altre volte alla reticenza dei proprietari degli appartamenti e, infine, causata dai costi elevati dei fitti delle nostre città. Anche per quanto rigurada la richiesta di lavoro, (ove l’immigrato si trovi nella condizione temporanea di aver perso il lavoro che gli dava il permesso di soggiorno), si scontra con la mancanza di posti di lavoro, con la tendenza da parte del datore di lavoro a non regolarizzare la condizione lavorativa dell’immigrato (o per un limite culturale o per oggettive difficoltà economiche) e, infine, con il pregiudizio che ancora accompagna l’idea che l’immigrato “tolga il posto di lavoro agli italiani”. Un’altra domanda di fronte alla quale può trovarsi l’assistente sociale è quella relativa a un aiuto economico, per esempio: un assegno economico al nucleo familiare o un contributo per l’affitto in presenza dei requisiti previsti per l’accesso tali diritti. In ognuna di queste situazioni l’assistente sociale deve essere consapevole che le attività e gli interventi da realizzare non devono essere finalizzati alla sola individuazione di risposte immediate ai bisogni, ma anche ad assicurare all’immigrato un clima di accoglienza, la possibilità di accedere ad una serie di servizi pubblici e, infine, la prospettiva di uscire dall’invisibilità e di prevenire quel processo di esclusione sociale che per gli immigrati significa miseria e marginalità. In questo clima, la persona potrà esprimere la sua richiesta di aiuto e, in questo primo momento, l’intervento professionale dell’assistente sociale si caratterizza, soprattutto, nel fornire conoscenze alla persona immigrata circa l’uso dei servizi e l’accesso alle reti locali.