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Appunti lezione morini, Appunti di Filosofia

Appunti lezioni morini sul corso di laurea filosofia del progetto

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 23/11/2023

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aurora-gamma 🇮🇹

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FILOSOFIA
Letture
-Complex Problems, Meredith Davis
Il mondo non è più un mondo di problemi semplici. anche per semplici azioni si innescano dinamiche
più complicate con effetti a livello fisico, psicologico, sociale, culturale, tecnologico ed economico ->
Al designer sarà chiesto di padroneggiare certe conoscenze (/metodi) da tempo richiesti in altri
campi.” Oggi il designer operare nell’ottica di agire all’interno di un sistema, questo significa che i
componenti del problema sono interdipendenti tra loro ed in continuo cambiamento, gli approcci
lineari che affrontano un componente alla volta sono inadeguati nell’affrontare le condizioni dinamiche
della modernità.
Progettare i sistemi visivi- i sistemi visivi sono ambiti di progettazione complessi, riflettono valori e
aspirazioni, guidano le decisioni e si adattano alla varietà del comportamento delle persone. anche
nelle più semplici grafiche di molti sistemi visivi c’è una grande responsabilità nell’analizzare e
rispondere ad un ambiente complesso.
Progettare sistemi sociali- molti progetti di innovazione sociale confondono la materia o le buone
intenzioni dei clienti con la natura complessa delle sfide sociali. Gli artefatti visivi da soli (loghi,
slogan), raramente risolvono problemi sociali complicati. Un cambiamento significativo e sostenibile è
possibile solo se affrontato a livello di sistemi che interagiscono.
Progettare i sistemi tecnologici- La sfida nella progettazione di sistemi tecnologici è conciliare le
priorità concorrenti della fattibilità tecnica, l'usabilità funzionale, ciò che la gente vuole che la
tecnologia faccia, e le richieste dell'uso specifico del sito. Mentre una varietà di esperti contribuisce a
questo sforzo, il ruolo del progettista è sempre più di quello di creare il look and feel di uno schermo
digitale. La progettazione di questi sistemi richiede una profonda comprensione degli utenti, del
contesto e di come funziona la tecnologia. Ad esempio, il lavoro di Frog design con l'Ufficio delle
Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha portato a HDX, lo Humanitarian Data
Exchange, una piattaforma tecnologica che assiste gli operatori umanitari dell'ONU, le ONG, il
governo e le università condividendo i dati in situazioni di disastro. I display di HDX danno agli
operatori umanitari e al pubblico l'accesso a informazioni critiche, utilizzando un linguaggio visivo
intuitivo che elimina la necessità di padroneggiare strumenti complicati mentre si risponde a
condizioni caotiche e spesso pericolose. Dal suo lancio nel 2014, il sistema ha assistito 100.000 utenti
unici in 200 località del mondo. Più di 160 organizzazioni condividono i dati e il sistema è uno
strumento essenziale della Croce Rossa e dei giornalisti che coprono i soccorsi in caso di disastri.
Concetti e principi fondamentali
Wicked problems - Il teorico di design Horst Rittel ha definito “Wicked problems” come: unici, che
hanno il potenziale per essere descritti in molteplici modi, spesso un sintomo di un altro problema, e
privi di una regola chiara per fermare il lavoro o testare una soluzione. Rittel ha sottolineato che i
problemi semplici sono facilmente risolvibili perché definendoli si definisce anche la soluzione, tuttavia
raramente risultano in innovazione.
Sistemi - Un sistema è un insieme regolarmente interagente di elementi interdipendenti organizzati in
modo da raggiungere una funzione o uno scopo specifico. I sistemi coinvolgono input, processi,
output e feedback. Gli input entrano nel sistema per produrre output (informazioni, risorse, strumenti,
lavoro e tempo). I processi sono il funzionamento del sistema che trasforma gli input in output. Il
feedback è l'informazione di cui il sistema ha bisogno per fare aggiustamenti durante il processo di
trasformazione. Il lavoro dei designer è spesso quello di usare il feedback e la ricerca per identificare i
punti in cui i cambiamenti negli input o nei processi del sistema portano a risultati positivi significativi.
Anche quando il progetto di design è definito a livello di componente, è importante capire la sua
posizione o il suo ruolo nel lavoro di sistemi più grandi. Gli elementi che compongono un sistema
sono di solito facili da vedere, ma le relazioni tra loro sono spesso invisibili e richiedono una ricerca.
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FILOSOFIA

Letture -Complex Problems, Meredith Davis Il mondo non è più un mondo di problemi semplici. anche per semplici azioni si innescano dinamiche più complicate con effetti a livello fisico, psicologico, sociale, culturale, tecnologico ed economico -> “ Al designer sarà chiesto di padroneggiare certe conoscenze (/metodi) da tempo richiesti in altri campi.” Oggi il designer operare nell’ottica di agire all’interno di un sistema, questo significa che i componenti del problema sono interdipendenti tra loro ed in continuo cambiamento, gli approcci lineari che affrontano un componente alla volta sono inadeguati nell’affrontare le condizioni dinamiche della modernità. Progettare i sistemi visivi- i sistemi visivi sono ambiti di progettazione complessi, riflettono valori e aspirazioni, guidano le decisioni e si adattano alla varietà del comportamento delle persone. anche nelle più semplici grafiche di molti sistemi visivi c’è una grande responsabilità nell’analizzare e rispondere ad un ambiente complesso. Progettare sistemi sociali- molti progetti di innovazione sociale confondono la materia o le buone intenzioni dei clienti con la natura complessa delle sfide sociali. Gli artefatti visivi da soli (loghi, slogan), raramente risolvono problemi sociali complicati. Un cambiamento significativo e sostenibile è possibile solo se affrontato a livello di sistemi che interagiscono. Progettare i sistemi tecnologici- La sfida nella progettazione di sistemi tecnologici è conciliare le priorità concorrenti della fattibilità tecnica, l'usabilità funzionale, ciò che la gente vuole che la tecnologia faccia, e le richieste dell'uso specifico del sito. Mentre una varietà di esperti contribuisce a questo sforzo, il ruolo del progettista è sempre più di quello di creare il look and feel di uno schermo digitale. La progettazione di questi sistemi richiede una profonda comprensione degli utenti, del contesto e di come funziona la tecnologia. Ad esempio, il lavoro di Frog design con l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha portato a HDX, lo Humanitarian Data Exchange, una piattaforma tecnologica che assiste gli operatori umanitari dell'ONU, le ONG, il governo e le università condividendo i dati in situazioni di disastro. I display di HDX danno agli operatori umanitari e al pubblico l'accesso a informazioni critiche, utilizzando un linguaggio visivo intuitivo che elimina la necessità di padroneggiare strumenti complicati mentre si risponde a condizioni caotiche e spesso pericolose. Dal suo lancio nel 2014, il sistema ha assistito 100.000 utenti unici in 200 località del mondo. Più di 160 organizzazioni condividono i dati e il sistema è uno strumento essenziale della Croce Rossa e dei giornalisti che coprono i soccorsi in caso di disastri. Concetti e principi fondamentali Wicked problems - Il teorico di design Horst Rittel ha definito “Wicked problems” come: unici, che hanno il potenziale per essere descritti in molteplici modi, spesso un sintomo di un altro problema, e privi di una regola chiara per fermare il lavoro o testare una soluzione. Rittel ha sottolineato che i problemi semplici sono facilmente risolvibili perché definendoli si definisce anche la soluzione, tuttavia raramente risultano in innovazione. Sistemi - Un sistema è un insieme regolarmente interagente di elementi interdipendenti organizzati in modo da raggiungere una funzione o uno scopo specifico. I sistemi coinvolgono input, processi, output e feedback. Gli input entrano nel sistema per produrre output (informazioni, risorse, strumenti, lavoro e tempo). I processi sono il funzionamento del sistema che trasforma gli input in output. Il feedback è l'informazione di cui il sistema ha bisogno per fare aggiustamenti durante il processo di trasformazione. Il lavoro dei designer è spesso quello di usare il feedback e la ricerca per identificare i punti in cui i cambiamenti negli input o nei processi del sistema portano a risultati positivi significativi. Anche quando il progetto di design è definito a livello di componente, è importante capire la sua posizione o il suo ruolo nel lavoro di sistemi più grandi. Gli elementi che compongono un sistema sono di solito facili da vedere, ma le relazioni tra loro sono spesso invisibili e richiedono una ricerca.

Nuovo paradigma di progettazione - Gran parte del lavoro nel risolvere i problemi nei sistemi complessi è nell'analisi e nella pianificazione, non nella produzione fisica di un oggetti (o di un output). Un'economia della conoscenza cerca di gestire la complessità, non di nasconderla in forme e strategie ingannevolmente semplici. Lo fa attraverso processi dal basso verso l'alto in cui le buone idee vengono da qualsiasi parte e il progettista è un facilitatore, non un autore. L'enfasi è sulla costruzione di un accordo tra i diversi membri del team e le parti interessate piuttosto che sul controllo del processo decisionale. Questo cambiamento di paradigma ha enormi implicazioni su dove i professionisti e gli studenti passano il loro tempo nel processo di progettazione e sui criteri usati per giudicare il loro lavoro. L'attenzione al dettaglio rimane una priorità assoluta, tuttavia, l'apparenza ben fatta non può superare un'analisi e una strategia poco ragionate. La velocità del cambiamento delle condizioni che riguardano questi sistemi richiede processi efficienti ed efficaci che incorporano cicli di feedback attraverso i quali gli utenti effettivamente co-creano la prossima iterazione di una soluzione interagendo con il sistema. Interdisciplinarità - Storicamente, l'attività interdisciplinare coinvolgeva vari campi del design. Gli architetti lavoravano sugli edifici, i designer industriali progettavano mobili e attrezzature, e i designer grafici si occupavano della segnaletica e delle presentazioni. Nei programmi di design dei college, questa combinazione di abilità rappresentava un modo conveniente per coinvolgere le discipline in stretta vicinanza fisica e concettuale. I problemi complessi di oggi, tuttavia, richiedono conoscenze e abilità ben oltre i domini tipici del design. Antropologi, psicologi, informatici, teorici culturali, strateghi aziendali, scienziati dei dati e altri specialisti ora partecipano allo sviluppo di soluzioni di design. Il lavoro interdisciplinare richiede anche particolari abilità di squadra: facilitare il consenso sul significato dei termini e dei concetti rilevanti per il problema, capire i modi di indagine caratteristici del team e le loro caratteristiche. Sfide per i designer Lavorare a livello di sistemi richiede metodi che tengano conto del cambiamento accelerato e della scala in continua espansione dei problemi contemporanei. I designer non devono solo sviluppare metodi appropriati a un ambito di lavoro più ampio, ma anche affrontare la velocità del cambiamento. Mentre l'attenzione del design centrata sull'uomo rende i designer aperti a nuovi metodi e prospettive per l'analisi sociale e culturale, la tecnologia presenta una nuova serie di sfide oltre alle tradizionali preoccupazioni della produzione. La sfida per i programmi di design di college e università, quindi, è quella di assumere docenti che possano insegnare agli studenti a innovare a livello di sistemi tecnologici, al di là dell'uso del software, o di formare partnership con tecnologi che siano comprensivi delle questioni di design. Questo non è un problema a breve termine e solleva questioni sulla soglia di qualificazione per l'assunzione di docenti nei programmi di arte e design, così come il contenuto dei programmi di laurea che preparano i professori in design. La sfida per i professionisti sta nell'esaminare i problemi di design a varie scale (componente, oggetto, sistema, sistemi interagenti); nel determinare l'ambito di lavoro pertinente, i vincoli concorrenti, i metodi appropriati e i partner disciplinari più adatti alla vera natura del compito. Competenze Competenze degli studenti universitari: 1. Gli studenti dovrebbero inquadrare i problemi di progettazione su varie scale. Dovrebbero avere l'opportunità di rispondere a briefs aperti con la continua responsabilità di negoziare i confini dei problemi e di classificare le priorità all'interno di una lista ben studiata di vincoli e opportunità. Le soluzioni di design dovrebbero essere criticate in termini di adattamento ai contesti fisici, sociali, culturali, tecnologici ed economici, e anche la definizione di questi contesti dovrebbe essere aperta alla critica. 2.Gli studenti dovrebbero identificare e mappare visivamente le relazioni esistenti tra persone, luoghi, cose e attività in un sistema complesso. Dovrebbero sviluppare abilità di mappatura concettuale, diagrammi e modellazione di sistemi che assistono nell'analisi e nell'articolazione di problemi complessi. Dovrebbero identificare e giustificare "territori" di indagine all'interno di mappe e modelli, riconoscendo la loro posizione all'interno di una più ampia rete di problemi e forze. 3.Gli studenti dovrebbero individuare i punti in cui i cambiamenti possono produrre differenze nello stato del sistema e nelle esperienze delle parti interessate. Dovrebbero sviluppare scenari e personas che descrivono le varie esperienze delle parti interessate sotto queste variabili. Dovrebbero

“La neolingua era la lingua ufficiale dell’Oceania ed era stata messa a punto per rispondere alle esigenze ideologiche del Socing, o Socialismo inglese (…). Gli editoriali del Times erano redatti in neolingua, ma si trattava di un compito talmente arduo che solo gli specialisti potevano cimentarvisi.” Misurate sulla nostra esperienza odierna, tuttavia, queste pagine non fanno venire in mente l’idiozia di un potere totalitario che palesemente non c’è alle nostre latitudini, ma semmai un altro genere di idiozia, quella di un certo corrente puritanesimo. La neolingua orwelliana assegnava “un termine esatto e spesso molto sottile a ogni concetto che fosse opportuno esprimere per un membro del Partito, eliminando al tempo stesso tutti quelli che non lo fossero”. Questo, spiega Orwell, “si otteneva in parte coniando parole nuove, ma soprattutto eliminando tutti i termini sconvenienti e spogliando quelli che restavano di eventuali accezioni devianti e, ove possibile, di qualsiasi significato secondario”. Creare una lingua, normarla, abolire le parole e perciò le idee reputate sconvenienti: è un programma che, più che all’arbitrio di un inesistente Grande Fratello, fa pensare alla vocazione al conformismo (e al suo risvolto politico, la censura) che alligna soprattutto nella conversazione in rete, un conformismo che come sappiamo fa presto a diventare violento, fanatico: se se ne vuole trovare una, è questa oggi la neolingua, questo l’ambiente comunicativo in cui, per citare sempre Orwell, è diventato “quasi impossibile esprimere opinioni non ortodosse”. Leggere Orwell è sempre un piacere, qualsiasi cosa scriva, ma bisogna dire che, al di là dell’etichetta sotto la quale li si può iscrivere (“Pagine sul linguaggio”), i due saggi dicono cose molto diverse, e diversi sono anche per impegno e qualità. Il fatto è che il nemico che Orwell s’inventa nel suo scritto sulla neolingua non è un nemico contro il quale abbia senso combattere oggi, per quanto possa solleticare il proprio narcisismo fingersi partigiani e scendere in campo contro le dittature senza neppure uscire dalla propria stanza. Almeno in occidente, per ora, non è della neolingua che dobbiamo avere paura. Di che cosa allora? Be’, proprio di quell’antilingua di cui Orwell si prende gioco nel primo saggio del volume: che non è un prodotto dei fascismi (i fascismi anzi parlano chiaro: stupidamente, ma chiaro) bensì, ahinoi, delle democrazie come la nostra, quelle in cui la pigrizia e una viltà scambiata spesso per equilibrio trascinano chi parla o scrive ad adoperare il linguaggio non per manifestare il proprio pensiero ma per occultarlo. -Manuale di stile dei documenti amministrativi, Alfredo Fioritto Alfredo Fioritto insegna Diritto amministrativo nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Pisa. Per il Mulino ha pubblicato "L'amministrazione dell'emergenza tra autorità e garanzie" (2008) e il "Manuale di stile" (1997). Tra le sue altre pubblicazioni: "Lezioni sul procedimento amministrativo" (con F. Merusi e altri, Plus, 2009); "La funzione di certezza pubblica" (Cedam, 2003); "La normativa sui lavori pubblici" (Angeli, 1996); la voce "Agricoltura", in "Trattato di diritto amministrativo europeo" (Giuffrè, 2007). Gli atti amministrativi sono efficaci come atti di comunicazione? Nella maggior parte dei casi, come testimonia l'esperienza quotidiana dei cittadini, no. Se chiedessimo a un'amministrazione "Che ore sono?" la risposta, probabilmente, occuperebbe dieci righe. Naturale prosecuzione del "Manuale di stile", che nel corso degli anni si è imposto come lo strumento di riferimento essenziale per quanti hanno lavorato sulla semplificazione del linguaggio burocratico, questa guida, destinata agli operatori del diritto (amministrazioni in primo luogo) e al mondo universitario, presenta una parte teorica dedicata alle caratteristiche del linguaggio giuridico e alle regole di semplificazione, e una parte di esempi di documenti amministrativi semplificati. Il volume è corredato da un ricco apparato di appendici in cui sono illustrate alcune tecniche di semplificazione. -Service Design Tools [servicedesigntools.org]

-Contro le elezioni, perchè votare non è più democratico, David Van Reybrouck -Digitalizzazione delle Pa: perchè è complicato gestire i dati -User-centred design as a strategy for service delivery/ Apolitical -Convegno urbanisti (foto citazioni) -Apolitical pubblica l'elenco inaugurale dei 100 più influenti nel governo digitale -Linee guida di design per i servizi digitali della PA -240 siti del Governo -Re-learning -The Leadership labs: what does ‘digital’ really mean? -Cos’è il phygital LEZIONE 2 (13/10/21) La complessità Donald Norman, La caffettiera del masochista. Libro sulla complessità, intesa come difficoltà nell’uso. I designer sono come scienziati del comportamento, il loro compito è studiare la complessità per comprendere ciò che devono progettare, altrimenti rischiano di progettare prodotti inutilizzabili. La complessità è uno stato del mondo. Il mondo è un sistema complesso, ossia un sistema con molte connessioni al suo interno. La complicazione, invece, è un concetto diverso: è complicato uno stato mentale, qualcosa che confonde. (Es. complessità dell’oggetto, complicazione per il soggetto che utilizza) Norman sostiene che dovremmo essere arrabbiati con le cose che non riusciamo a controllare o non riusciamo a capire, perchè significa che sono complicate. Ciò provoca in noi uno stato di smarrimento e ci rende impotenti. Proprio questo accade con la burocrazia. Il design, invece, dovrebbe intervenire per dominare la complessità. La progettazione non deve riguardare un solo oggetto, ma va pensata in un contesto d’uso più ampio, va progettato il sistema. Una cosa è semplice quando la persona ha un modello mentale di come funziona, la persona deve capire la logica. IDEO: progettare progetti complessi in sistemi complessi. Si tratta di problemi malvagi, difficili da progettare, in cui cambia il pubblico, cambia l’ambiente ecc. Tali problemi necessitano di un design fluido per essere risolti. Perciò è necessario passare da

modo da radicalizzare le persone nelle loro idee oppure spingere al confronto. Se cambiamo l’algoritmo, possiamo uscire dal deserto del politico o creare un’agorà virtuale. Altri strumenti che possono cambiare la politica sono le forme di governo, le forme di democrazia diretta o strumenti per cambiare le forme della partecipazione politica e della democrazia. Governo e burocrazia Attualmente in Italia c’è un governo formato da un parlamento (che fa leggi) e una burocrazia (che le applica). In Italia c’è l’idea che chi governa sia un garante delle leggi, non un essere superiore, che garantisce i diritti delle persone (sia in democrazia che in monarchia> Rousseau): alla base del governo c’è la libertà, l’uomo obbedisce alla legge ma non al padrone. Non è stato sempre così, ad esempio nel sistema feudale. Lo stato di diritto è alla base della democrazia, le leggi vengono da una scelta popolare e non da un sovrano (Costituzione). La burocrazia ha a che fare con chi applica le leggi. Oggi la burocrazia ha assunto un potere eccessivo rispetto al governo, perché la legge non è chiara ed è interpretabile: meno è chiara la legge più la burocrazia assume potere. Se, invece, burocrazia funziona c’è un rapporto migliore tra cittadini e governo. Oggi le istituzioni pubbliche e private e lo stesso governo lamentano che la burocrazia allontani i cittadini dallo stato perchè è diventata qualcosa che impedisce allo stato di funzionare. Storia della burocrazia La burocrazia è così dalla nascita degli stati nazionali. Tutti i paesi occidentali hanno sempre aspirato alla libertà, in oriente invece è molto diverso: la nozione di individuo non è così importante e la collettività viene prima del singolo, anche per i numeri. Hanno anche una metafisica diversa dalla nostra: molto più connessa alla natura, è un sistema più olistico. Nel medioevo, periodo rivoluzionario dal punto di vista dell’amministrazione, si sono creati dei sistemi di solidarietà fondati su affinità, le gilde e le corporazioni, che offrivano protezione ai loro membri, senza che si rivolgessero ad un’istituzione pubblica. Anche le chiese erano luoghi di aggregazione. Nell’arrangiarsi si creavano queste affinità per famiglie, religiose, per mestieri, etc… Anche oggi si stanno moltiplicando le comunità, le associazioni non governative (caritas, cooperative, associazioni non governative). Sono associazioni non statali che offrono servizi e supporto, si creano quando lo stato non è più in grado di proteggere ed è lento ad agire. Nella storia, sono nate anche forme di solidarietà statali, per tranquillizzare la popolazione e non farla ribellare, ad esempio alla fine della Rivoluzione francese. L’istituzione di uno stato assistenziale garantiva la pace sociale. Nello stato assistenziale, ad esempio, sono introdotti uno stipendio, una pensione ecc. Succede anche in seguito alla rivoluzione francese, perché si è rotto un patto sociale. Questa rivoluzione cercava di ridare potere alla popolazione. Problemi della politica attuale: ➢ Problema dell’impreparazione dei governanti, problema dell’elezione Sistema elettivo basato sul sorteggio vs sistema rappresentativo. Venezia era organizzata come la democrazia ateniese, perché il doge veniva sorteggiato e ciò garantiva equità ed evitava le lotte di potere. La democrazia rappresentativa era un tentativo di evitare la democrazia diretta, perché questa funziona quando la cittadinanza è informata e non ignorante. Oggi le persone vengono dal popolo e non hanno studiato, mentre in passato le classi dominanti erano categorie privilegiate di persone preparate. Il sistema rappresentativo funziona se la popolazione ha un livello di educazione sufficiente, altrimenti se si vota per ideologia si finisce al totalitarismo. ➢ Problema della credibilità dell’ordine normativo

Le leggi perdono di credibilità nel momento in cui non riescono più a garantire i diritti e questo fa crollare l’equilibrio politico. Per questo vengono fatte nuove leggi per riportare uguaglianza. Le leggi che noi riteniamo universali, infatti, non lo sono più perché cozzano con le varie culture presenti all’interno di uno stesso paese. Oggi, cittadini di altri paesi non accettano più che la democrazia sia la forma giusta di governo (durante la civilizzazione non era un problema, quando andavamo in altri paesi, ma ora cittadini con altre culture vivono tra noi e ciò rende tutto più difficile). L’ordine che abbiamo dato alla nostra società non è universale, il contratto sociale non è accettato da tutti (rinuncio a qualcosa per un bene collettivo). Ad esempio, progettare per un immigrato vuol dire informarci su come la pensa, perché c’è l’opportunità di creare dei legami e una vicinanza politica. ★ Problema del rapporto cittadinanza-amministrazione pubblica Lo stato sociale è stato concepito per rendere la gente felice e passiva. Il cittadino è coinvolto in una decisione solo quando va a votare. Il rapporto tra cittadinanza ed amministrazione pubblica è solo di lamentela, ma manca la fantasia/ la capacità propositiva, sia per la sfiducia che per la relazione che c’è stata finora. Spunto progettuale Bisogna capire: in una piattaforma universitaria c’è un modo per fare una proposta? Concreta e ben strutturata? Un primo passo può essere creare un canale comunicativo. Nei sistemi complessi spesso funziona per imitazione, se un paese apre una possibilità e va bene, gli altri lo copiano. Nel mondo del digitale ci sono molte possibilità ma per progettare bisogna essere informati ed avere cultura. Fondamentale, quindi, per progettare è innanzitutto comprendere la complessità del sistema e capire quali sono le sue debolezze. E’ necessario essere elastici, capire le filosofie, le metafisiche, le modalità di governo, per fare cambiamenti con un senso. LEZIONE 4 (20/10/21) Teoria sulla burocrazia di Cornelius Castoriadis. La burocrazia è una parte della politica, che fa applicare le leggi. Ha a che fare col politico quindi col rapporto delle persone con le leggi e lo stato. Il diritto e le leggi fanno riferimento ad un sistema di giustizia, che nasce da un immaginario della cultura popolare. Alla base del diritto c’è un’immaginazione di cosa sia il bene e il giusto. L’idea di diritto in una cultura dipende dalla metafisica che sta alla sua base. Non vanno fatte riforme, ma va reinventato un sistema di elementi culturali. Ad esempio, il diritto del lavoro viene dall’idea che il mondo sia una grande macchina (visione deterministica, fisica newtoniana). Vanno cambiate le modalità in modo radicale, non deve essere usata la logica del marketing, in base alla quale vanno fare ricerche di mercato per creare quello che la gente vuole. E’ necessario un cambiamento di prospettiva. Quando si introduce un’innovazione ad una struttura, bisogna comunicare il perché, la storia, creare un immaginario (aspetto comunicativo nei prodotti). La burocrazia per Weber A partire da quando viene effettuato il suffragio universale, c’è una partecipazione popolare e si arriva alla democrazia rappresentativa.Il nuovo ordine si lega culturalmente al prevalere di una cultura di tipo economico-razionale, che prevale ancora adesso per certi versi. La democrazia è fortemente legata alla cultura razionale (probabilità, statistica…). Max Weber (sociologo e filosofo 1864-1920) ha cercato di dare una giustificazione razionale, una chiave di lettura, alla burocrazia, che ai suoi tempi era ragionevole, efficiente ed efficace. La burocrazia

2 modelli filosofici Ci sono almeno due modelli alternativi dal punto di vista filosofico.

  1. Teoria utilitarista di Jeremy Bentham. È stato un filosofo che ha dato vita a una posizione che parte dal punto di vista etico, anziché partire dai principi (es: è maleducato fumare in un luogo pubblico). Siccome non tutti condividono dei principi etici, si cerca di convincere chi non li condivide a comportarsi eticamente facendogli vedere che se si comporta eticamente alla fine ne ha un vantaggio anche lui. Punta sull’egoismo, fino a che punto si può andare contro una norma senza danneggiare la collettività intera. La tradizione utilitarista, che risale a Bentham, dice che il decisore pubblico deve prendere la decisione che secondo lui massimizza il benessere sociale, collettivo. Decisione che soddisfa il maggior numero di persone. Il modello matematico, è normativo, non dice come vanno le cose ma come dovrebbero andare se volessimo prendere delle decisioni razionali quando decidiamo per gli altri. Bisogna decidere in modo da massimizzare l’utilità pubblica. È una forma di aggregazione delle preferenze individuali in una funzione di utilità sociale, idealmente è calcolabile. Il fatto che ci sia un modello matematico che descriva questo meccanismo fa sì che abbiamo una certa forma mentale. ➔ Modello neo-utilitarista di Arsani. Il politico prende decisioni cercando di massimizzare l’utilità politica/ sociale (descritta da un modello matematico). Si basa sull’assunzione che tutte le persone siano uguali. Secondo Arsani bisogna mettersi nei panni di ognuno, con le loro preferenze e prendere la decisione che massimizza l’utilità di tutti.
  2. Teoria neo-contrattualista di Rawls Viene da un altro filone filosofico che parte da Rosseau, dalla teoria del contratto sociale, etc dice che in fondo il primo modello dipende da un’assunzione, ovvero che tutti gli individui siano uguali, ma nella realtà non è così. La decisione deve riparare a questa ingiustizia di partenza. Quando decido, devo decidere come se avessi una maggiore probabilità di trovarmi nella persona più svantaggiata, per privilegiare quella categoria. Idea di giustizia che dice che la società deve provvedere prima di tutto alle persone svantaggiate. Idea di uno stato che si prende cura delle parti più deboli. Entrambi i modelli decisionali e filosofici si basano sull’assunto che è sempre conveniente cooperare per la collettività e che le istituzioni cominciano a non funzionare quando l’interesse personale prevale sull’interesse pubblico. Quando una burocrazia comincia ad avere dei meccanismi di funzionamento interno che assorbono completamente l’attenzione delle persone e fanno perdere di vista lo scopo finale, allora non funzionano più. Questo perchè le persone non rappresento più loro stesse, ma l’istituzione = è l’atteggiamento della razionalità. La politica si basa non più sulla razionalità. L’atteggiamento razionale è quello di uno che vuole assumere un ruolo dentro un sistema organizzato e razionale. Se non si fa, significa che ricerca il consenso su basi che non sono né l’informazione né la razionalità, e questo di solito porta al culto della personalità e più a meno a delle forme di fascismo. A quel punto si finisce ad essere governati dagli uomini e non dalle leggi. In base ai modelli e alle teorie prima descritti, si sono definite delle differenze politiche, tutt’ora presenti. Le persone che sostengono la sinistra sono per l’aiutare i più deboli, chi sostiene la detra pensa che sia giusto aiutare i più ricchi per avvantaggiare tutti. Sono entrambi modelli nella sfera della razionalità, basati sulle leggi. Burocrazia alle macchine, pro e contro

Dato che nella burocrazia è essenziale l’impersonalità e la democrazia perchè non affidare il controllo delle leggi alle macchine (intelligenza artificiale)? Da una parte ciò avrebbe dei vantaggi: migliorerebbe l’efficienza, farebbe migliorare il comportamento dell’uomo, facendogli rispettare le regole. Le macchine sono imparziali, non hanno debolezze. Dall’altra sono presenti degli svantaggi: non ci si fida ancora delle macchine, a loro manca la capacità di discernere dell’uomo, rispondono alla regola ma non fanno scelte morali. C’è anche un problema dovuto alla quantità delle regole ed alla loro complessità. LEZIONE 5 (27/10/21) Caratteristiche della burocrazia Il contesto in cui un sistema di governo si consolida cambia a seconda degli stati. Un’operazione di razionalizzazione ha portato alla formazione degli stati, nello stesso periodo in cui si iniziano ad elaborare le prime statistiche. Infatti, non ci sarebbe organizzazione burocratica senza la leggibilità. (Prima dell’800 non c’erano i numeri civici, non c’era un controllo totale.) Oggi il sistema di governo è una sorta di governo dei numeri, dove la burocrazia deve avere alcune caratteristiche: ● Standardizzazione Fondamentale per un corretto funzionamento del sistema economico. Più le persone si standardizzano, più è facile governarle. La produzione di massa ha portato a un’uniformazione dei gusti. Viene istituito un governo di massa, per una maggiore uguaglianza, maggiore possibilità, che però ha causato con una maggiore calcolabilità dei nostri comportamenti. ● Oggettività, impersonalità Ognuno è un meccanismo all’interno di questa macchina complicata. ● Documentalità Ogni scelta deve lasciare una traccia, che garantisce la controllabilità dell’operabilità. Altrimenti ci sarebbe disordine nella società, non sarebbe governabile e controllabile. Perchè non funziona tale modello di burocrazia Perchè non funziona? ❖ Deresponsabilizzazione e perdita di vista dello scopo ultimo Tutto funziona dando questo assunto: se le persone dovessero gestirsi da sole, si creerebbe il caos, per questo serve una struttura che la gestisca. Per gestire il sistema, esso va ridotto in minimi termini e ogni parte va gestita a sé, se una piccola parte collassa esso dovrebbe funzionare lo stesso. Ognuno svolge la sua parte. Se un singolo punto s’inceppa, non tutto il sistema collassa. Dentro la macchina, ogni parte si occupa della propria senza preoccuparsi del resto. Le persone possono perdere l’obiettivo, e perseguire obiettivi personali. Se tutti collaborassero allo stesso scopo, l’efficienza sarebbe maggiore. La struttura è tale per cui se non lavoro, c’è un altro che lavora per me e la macchina non si ferma (è meno efficiente ma il sistema non si ferma). Le persone motivate a lavorare sono sempre meno. Facendo passare questo modello di gestione da una scala nazionale a una mondiale, però, esso non funziona più. C’è troppa distanza, è difficile far entrare certi eventi in certe categorie deterministiche (es. covid). Questo sistema gerarchico porta una persona della macchina a perdere l’obiettivo complessivo e a concentrarsi solo sul proprio ufficio. Per questo è stata introdotta la logica delle premialità, per motivare le persone a lavorare. Ma questo aumenta la perdita di vista dell’obiettivo finale: si lavora solo per i soldi.

LEZIONE 6 (03/11/21)

Burocrazia decentralizzata Oggigiorno si assiste ad un eccesso di pubblica amministrazione, parlamentari e norme. Più le leggi sono ambigue, più c’è bisogno di intermediari. C’è una iper legiferazione, che spesso causa conflitto tra leggi statali e regionali. (Estonia: città senza burocrazia) C’è un grande problema di organizzazione dell’amministrazione. Una possibile soluzione è Once only law: legge di una volta sola , i dati di una amministrazione vengono condivisi a tutte le altre amministrazioni per semplificare. E’ un meccanismo trasversale per centralizzare le informazioni. Massimo Severo Giannini ha provato a riformare il sistema della burocrazia: la sua riforma non semplifica ma cambia l’organizzazione della pubblica amministrazione, la sua struttura. Quasi tutte le riforme sono volte a creare premialità, penalizzazione per chi non lavora, controllare le persone, etc agiscono a livello individuale. Invece bisogna agire sul sistema. Quasi tutte le riforme hanno cercato di ridurre la spesa pubblica, solo per risparmiare mai per migliorare i servizi del cittadino. Quando una legge non è più in vigore, non viene cancellate. La decentralizzazione avrebbe dovuto essere accompagnata da una centralizzazione delle informazioni. Molte riforme sono state fatte per ridurre i tempi. È inutile ridurre i tempi se non si semplificano altre cose. Usare un linguaggio piuttosto che un altro è un atto politico. Interconnessione, integrazione, personas (utenti). Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli: La guerra infinita alla burocrazia, Gian Antonio Stella Libro sulle semplificazioni LEZIONE 7 (10/11/21) Comunità internazionale che fa ricerca su temi comuni (universitas) per risolvere problemi globali (es. comunità scientifica). Sono nate come forma di repressione gli studenti. Al tempo venivano insegnati dei metodi non discipline, la compartimentalizzazione in discipline avviene del 800 dopo la rivoluzione industriale: la società di massa richiede una specializzazione > modello che tratta la complessità suddividendola in specializzazioni (gruppi di persone controllati da capi) ecc