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Storia della Lingua Egiziana e delle Sue Forme di Scrittura, Appunti di Egittologia

La storia e l'evoluzione della lingua egiziana e delle sue scritture dal 3250 a.c. al 394 d.c. Approfondisce geroglifici, ieratico, demotico e copto, analizzandone uso, caratteristiche e trasformazioni. Descrive strumenti di scrittura come papiri, pareti di tombe e ostraka, e materiali come inchiostro nero e rosso. Illustra fonogrammi, ideogrammi e determinativi con esempi per comprendere il sistema geroglifico. Infine, affronta forme verbali e pronominali dell'egiziano antico, offrendo una panoramica di grammatica e sintassi. Utile per studenti di linguistica, egittologia e storia antica che desiderano approfondire la lingua e la scrittura dell'antico Egitto. L'analisi dettagliata e gli esempi rendono il testo una risorsa preziosa.

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 31/05/2025

milena-melluccio
milena-melluccio 🇮🇹

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Egittologia
Modulo di lingua - Geroglifici
Prof.ssa Patrizia Piacentini, UniMi
A.A. 2024-25
La decifrazione
L’Egittologia è una materia nata e sviluppatasi in seguito a due eventi fondamentali: la scoperta della stele di Rosetta nel 1799 e la sua
interpretazione da parte di Jean Francois Champollion. La sua interpretazione venne resa nota alla comunità scientifica attraverso la Lettre a M.
Dacier presentata all’Academie des Inscriptions et Belles-Lettres nel 1822. Il suo modo di lettura non fu accettato da tutti, piuttosto scatenò un
grosso dibattito a riguardo. Per confermare questo metodo di lettura, ancora oggi utilizzato, nel 1825 visitò le varie collezioni formatesi e in
formazione in Italia, restando particolarmente colpito da quella torinese dei Savoia: visitò anche Milano, Bologna, Roma e cerco di leggere tutti i
monumenti egiziani presenti. Nel 1828-29 giunse in Egitto insieme al suo allievo Ippolito Rosellini, per aumentare il numero di testi da leggere
studiare. Il lavoro di Champollion confluì in varie opere la cui principali sono:
1) Resoconto del sistema geroglifico degli antichi Egiziani (Précis du système hiéroglyphique des anciens Égyptiens), 1824; in cui vi è
la copia di numerosi monumenti egiziani dal Delta alla Nubia, redatta in francese e tradotta in italiano da Rossellini; oltre al testo vi
erano anche moltissime tavole illustrative.
2) Grammatica egiziana (Grammaire égyptienne), 1836; opera postuma ad oggi non completamente utilizzabile ma i cui principi
generali sono tuttora validi; tuttavia nei due secoli trascorsi dall’enunciazione sono nate grammatiche molto più aggiornate rispetto a
questa che non è più quindi uno strumento di studio ma un’opera storica.
Numerosi furono i predecessori che provarono a leggere i geroglifici e possiamo ricordarne alcuni:
1) Atanasio Kircher, 1643: fa un primo tentativo di lettura degli obelischi di Roma del tutto fantasioso;
2) Johan Akerblad: svedese che riuscì a leggere molti caratteri demotici presenti anche sulla stele di Rosetta;
3) Thomas Young: inglese che arrivò alla decifrazione assieme a Champollion, tant’è che alcuni manuali inglesi li ricordano allo stesso
livello; all’epoca si parlava proprio di una rivalità tra i due ma in realtà, quando Champollion presentò le sue teorie, Young era
presente, le accettò e le mise a confronto con le proprie. Tuttavia, è Champollion che compie il passo fondamentale.
La Stele di Rosetta
La base di lavoro di Champollion fu proprio la Stele e su essa troviamo:
-parte superiore: testo in caratteri geroglifici;
-parte centrale: testo in demotico;
-parte inferiore: testo in greco.
Quando i soldati di Napoleone rinvenirono questa Stele capirono subito che potesse essere quella la chiave per la decifrazione dei geroglifici:
realizzarono quindi delle copie, dei calchi distribuiti poi in tutte le principali accademie d’Europa, che permisero a diversi studiosi di cimentarsi
in questo lavoro; la stele finì al British come bottino di guerra in seguito alla vittoria degli inglesi sui francesi. Champollion riuscì a lavorare
proprio su una di queste copie perché non si recò mai in Egitto in quanto all’epoca della scoperta era solo un bambino; il calco su cui ha lavorato
è conservato oggi alla Biblioteca Nazionale di Francia.
Il contenuto
La Stele contiene un decreto emesso nel 196 a.C. in onore di Tolomeo V Epifane in occasione del primo anniversario della sua incoronazione.
Del testo, ovviamente, è stata rinvenuta soltanto una parte: conosciamo il modo in cui doveva probabilmente presentarsi dal ritrovamento di altre
stele con la stessa struttura. È una stele trigrafica, non trilingue perché geroglifico e demotico sono due scritture della medesima lingua, ossia
l’egiziano antico; possiamo dunque dire che esprimono una medesima lingua con scritture diverse, mentre il greco è un’altra lingua e prevede
un’altra scrittura. Champollion vide nel testo greco, che poteva leggere correttamente come il resto degli studiosi, il nome di Tolemeo
(Πτολεμαίος) e già sapeva, dai monumenti visti in Europa, o pubblicati nelle tavole della descrizione dell’Egitto di Napoleone, che i nomi dei
faraoni egiziani erano iscritti all’interno di cartigli. Individuato il cartiglio presente in vari punti del testo geroglifico, partendo da alcuni segni
cominciò a trovare gli altri basandosi anche su alcune parole note nella tradizione: in questo modo giunse, un segno dopo l’altro, alla
decifrazione completa.
La Stele non fu sufficiente, Champollion utilizzò anche un testo bilingue presente su un obelisco portato dal tempio di File a Kingston Lacy:
presenta alla base un’iscrizione in geroglifico e in greco in cui compaiono i nomi di Tolemeo e Cleopatra, avendo così a disposizione due nomi
regali che permisero l’avanzamento degli studi sia a lui che a Young. Entrambi i nomi sono resi, sia nella stele che nell’obelisco, con questi
caratteri in geroglifico corrispondenti a quelli greci almeno in parte; Champollion lavorò proprio su questo parallelo per ricostruire i vari tasselli.
La risposta finale giunse grazie alla copia di un’iscrizione presente nel tempio di Abu Simbel nella bassa Nubia: in essa lo studioso riscontrò un
nome a lui familiare, dunque con caratteri già incontrati prima, quali la i e la s presenti in Πτολεμαιος; individuò anche il segno del sole, Ra, in
copto Re, noto da altri monumenti: vide Ra, la doppia s che collegò con un nome molto noto dalle fonti classiche, Ramesse, ipotizzando che il
carattere di mezzo si leggesse mes. L’intuizione fu confermata dal cartiglio seguente, dove l’insieme di Thoth è seguito da segni che aveva
ipotizzato di poter leggere mes: Thothmes = Tutmosi. Il copto, sopracitato, è la fase finale della lingua egiziana, ed è la lingua parlata dai
cristiani d’Egitto che prendono per l’appunto il nome di Copti; il vantaggio del copto rispetto al geroglifico è il suo essere scritto con caratteri
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