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Linguistica Storica e Tipologia Linguistica: Un'Introduzione, Appunti di Linguistica Generale

Appunti di Linguistica Generale dal manuale di Berruto.

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 21/07/2022

_alessandra_maisto
_alessandra_maisto 🇮🇹

4.3

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SESTO CAPITOLO
LE LINGUE NEL MONDO
Le lingue storico-naturali che rappresentano la realizzazione della facoltà di
linguaggio presso le diverse comunità oggi presenti nel mondo sono diverse
migliaia. Enumerare tutte le lingue del mondo è un compito molto difficile
perché:
- Certe aree linguistiche sono oggi insufficientemente studiate
- Spesso è difficile stabilire se diverse lingue tra loro simili sono varietà o
dialetti di una stessa lingua oppure sono lingue a sé stanti.
La linguistica storica (detta anche linguistica diacronica) è la disciplina che si
occupa dello studio storico delle lingue e delle loro famiglie e gruppi di
appartenenza, delle origini etimologiche delle parole, considerando i loro
rapporti e sviluppi in diacronia.
Le lingue del mondo vengono raggruppate in famiglie linguiste, secondi criteri
di parentela genealogica che si basano sulla possibilità di ripotare le lingue ad
un antenato comune, attestato storicamente o ricostruito a partire dalle lingue
odierne.
All’interno di una famiglia di lingue, si possono distinguere dei rami, che a loro
volta si possono dividere in gruppi a seconda del grado sempre più stretto di
parentela. Ad esempio, l’italiano si può classificare come una lingua del
sottogruppo italo romanzo del gruppo occidentale del ramo neolatino della
famiglia indoeuropea.
La linguistica comparativa riconosce oggi 18 famiglie linguistiche, più alcune
lingue isolate, di cui non si è riusciti a provare la parentela con nessun’altra
lingua. A queste andrebbero aggiunte le LINGUE CREOLE, nate dall’incontro e la
mescolanza in situazioni particolari di lingue.
Delle migliaia di lingue esistenti possono essere considerate GRANDI LINGUE,
con un numero ampio di parlanti e caratterizzate da una tradizione culturale di
ampio prestigio. Secondo alcune stime, ci sono 64 lingue con più di 10 milioni
di parlanti nativi. Per parlanti nativi di una lingua si intendono i parlanti che
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SESTO CAPITOLO

LE LINGUE NEL MONDO Le lingue storico-naturali che rappresentano la realizzazione della facoltà di linguaggio presso le diverse comunità oggi presenti nel mondo sono diverse migliaia. Enumerare tutte le lingue del mondo è un compito molto difficile perché:

  • Certe aree linguistiche sono oggi insufficientemente studiate
  • Spesso è difficile stabilire se diverse lingue tra loro simili sono varietà o dialetti di una stessa lingua oppure sono lingue a sé stanti. La linguistica storica (detta anche linguistica diacronica) è la disciplina che si occupa dello studio storico delle lingue e delle loro famiglie e gruppi di appartenenza, delle origini etimologiche delle parole, considerando i loro rapporti e sviluppi in diacronia. Le lingue del mondo vengono raggruppate in famiglie linguiste, secondi criteri di parentela genealogica che si basano sulla possibilità di ripotare le lingue ad un antenato comune, attestato storicamente o ricostruito a partire dalle lingue odierne. All’interno di una famiglia di lingue, si possono distinguere dei rami, che a loro volta si possono dividere in gruppi a seconda del grado sempre più stretto di parentela. Ad esempio, l’italiano si può classificare come una lingua del sottogruppo italo romanzo del gruppo occidentale del ramo neolatino della famiglia indoeuropea. La linguistica comparativa riconosce oggi 18 famiglie linguistiche, più alcune lingue isolate, di cui non si è riusciti a provare la parentela con nessun’altra lingua. A queste andrebbero aggiunte le LINGUE CREOLE, nate dall’incontro e la mescolanza in situazioni particolari di lingue. Delle migliaia di lingue esistenti possono essere considerate GRANDI LINGUE, con un numero ampio di parlanti e caratterizzate da una tradizione culturale di ampio prestigio. Secondo alcune stime, ci sono 64 lingue con più di 10 milioni di parlanti nativi. Per parlanti nativi di una lingua si intendono i parlanti che

hanno imparato quella lingua nella socializzazione primaria e la possiedono come lingua materna. Molte lingue, soprattutto quelle dell’Oceania e dell’Amazzonia sono in via di estinzione. Il numero dei parlanti non è l’unico criterio per classificare le lingue. Ci sono, infatti, altri parametri come il numero di paesi in cui una lingua è ufficiale, l’insegnamento della lingua nella scuola, la tradizione letteraria e il prestigio di cui gode la lingua o l’impiego di essa nei rapporti internazionali. In Europa sono parlate lingue di cinque diverse famiglie linguistiche: oltre alle lingue indoeuropee, ci sono le uraliche del ramo ugrofinnico, le altaiche, le caucasiche e le semitiche, oltre a una lingua isolata che è il basco. La famiglia delle lingue indoeuropee comprende oltre alle lingue romanze quelle germaniche, quelle slave, le lingue baltiche, le lingue indoarie, le lingue celtiche e le lingue iraniche.

comune, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno rapporti di parentela. Si potrebbe definire ciascun tipo linguistico come una classe di equivalenza che comprende tutte le lingue che condividono una determinata caratteristica strutturale comune. La distinzione dei diversi tipi linguistici dipende dal criterio di analisi adottato, cioè da quali strutture vengono prese in esame dalla analisi tipologica. A seconda di quali sono le strutture linguistiche prese in considerazione dall'analisi tipologica, si distinguono diverse tipologie linguistiche:  la tipologia morfologica analizza e classifica le lingue in base alla morfologia;  la tipologia sintattica (o morfosintattica) analizza e classifica le lingue in base alla sintassi. Ciascuna tipologia linguistica individua un ristretto numero di tipi linguistici in base ai quali classificare le lingue. A seconda del punto di vista si parlerà quindi di tipi morfologici o tipi sintattici (o morfosintattici).

TIPOLOGIA MORFOLOGICA

Un primo modo per individuare i tipi linguistici diversi e di classificare le lingue tipologicamente è basato sulla morfologia e più precisamente sulla struttura della parola. A seconda di come è fatta una parola in una lingua, del rapporto parole e morfemi, si distinguono quattro tipi morfologici fondamentali di lingua:

  1. Un primo tipo morfologico è dato dalle lingue isolanti: È isolante una lingua in cui la struttura della parola è la più semplice possibile, cioè è costituita da un solo morfema (la radice lessicale) e dunque il rapporto morfemi:parole, detto indice di sintesi, è 1:1. Il nome isolanti si giustifica col fatto che tali lingue esprimono spesso significati complessi isolandoli in lessemi semplici giustapposti. Le lingue isolanti infatti non presentano morfologia flessionale (quindi i nomi non si distinguono per caso genere e numero e i verbi non presentano differenze di persona, tempo ecc), e hanno poca o nulla morfologia derivazionale. Vengono classificate come lingue isolanti il vietnamita, il cinese, l’hawaiano, ecc. Anche l’inglese presenta alcuni caratteri di lingua isolante in quanto la morfologia flessionale è ridotta alla decina. Queste lingue, quindi, non si esprimono tramite la modificazione delle parole, ma attraverso la posizione che

Il francese, tuttavia, può presentare nella versione parlata un indice di sintesi inferiore a 2 che lo avvicina alle lingue isolanti. Nel tipo morfologico flessivo si distingue un sottotipo INTROFLESSIVO caratterizzato dal fatto che i fenomeni di flessione avvengono anche dentro la radice lessicale  lingua introflessiva è l’arabo.

4) Un quarto tipo morfologico è rappresentato dalle lingue

polisintetiche: Le lingue polisintetiche hanno la struttura della parola più complessa, infatti, in una stessa parola compaiono due o più radici lessicali, morfemi pieni. Le parole di questa lingua tendono a corrispondere spesso a ciò che nelle altre lingue sarebbero frasi intere, realizzando nella morfologia valori che di solito sono affidati al lessico. L’indice di sintesi medio nelle lingue polisintetiche è quindi 4:1 o superiore. Sono lingue polisintetiche molte lingue amerindiane (per es. le lingue del gruppo eschimese, come il groenlandese), quelle della famiglia paleo siberiana, molte lingue australiane ecc. Poiché in molte di queste lingue si vengono ad avere parole nella cui struttura si trovano una radice verbale e la radice nominale che in una proposizione rappresenterebbe il complemento oggetto, le lingue polisintetiche sono a volte chiamate INCORPORANTI. Passando dal tipo linguistico isolante al tipo linguistico polisintetico vi è un progressivo complicarsi della struttura della parola. Le lingue isolanti sono lingue analitiche che isolano il contenuto in blocchi unitari semplici, mentre le lingue agglutinanti e polisintetiche sono lingue sintetiche che sintetizzano il contenuto ottenendo entità complesse.

TIPOLOGIA SINTATTICA

Un secondo fondamentale criterio per classificare le lingue in tipi linguistici è BASATO SULLA SINTASSI, e precisamente sull’ordine basico dei costituenti principali della frase, quello che si ha nelle frasi dichiarative canoniche. I costituenti sintattici presi in considerazione sono:

- Il soggetto (S)

- l verbo o il predicato verbale (V)

- Il complemento oggetto (O).

Dal mero punto di vista della possibilità di combinazioni sono possibili sei ordini di combinazioni: SVO, SOV, VSO, VOS, OVS, OSV.

  1. SVO = secondo in ordine di frequenza – dal 35% al 45% e comprende l’italiano, come le altre lingue romanze, l’inglese e altre lingue germaniche, le lingue slave, il finlandese, il vietnamita ecc
  2. SOV = il più frequente- dal 35% al 52% e comprende il turco, il giapponese, il coreano, l’ungherese, l’hindi ecc.

a) Lingue VO, che COSTRUISCONO A DESTRA, con ordine operando /operatore o testa/modificatore. Es: gaelico. Queste lingue avrebbero tendenzialmente anche NA, NG, NPoss, NRel e la presenza di preposizioni. b) Lingue OV, che COSTRUISCONO A SINISTRA, con ordine operatore/operando o modificatore/testa. Es: turco. ERGATIVITÀ Un ulteriore parametro tipologico che coinvolge morfologia, sintassi e semantica è L’ERGATIVITÀ, che riguarda lingue che assegnano una marcatura diversa al soggetto a seconda che esso sia soggetto di un verbo transitivo o intransitivo (sono ad esempio il basco, le lingue caucasiche). Le lingue ergative pongono allo stesso caso il complemento oggetto di frasi transitive e il soggetto di frasi intransitive, e ad un caso diverso il soggetto di frasi transitive  contrappongono un sistema di casi assolutivo-ergativo, ad un sistema più diffuso, nominativo-accusativo. Certe lingue strutturano la frase sia che abbiano morfologia flessionale di caso che no, in base alle funzioni sintattiche; altre lingue possono strutturare la frase sia in base alla sintassi che in base alla struttura informativa, marcando grammaticalmente sia le funzioni sintattiche sia le funzioni pragmatico – informative; altre lingue strutturano la frase solo o primariamente in base alle finzioni della struttura informativa.