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Appunti (modulo D) su Pavese, Appunti di Filologia italiana

Appunti lezioni tenute dal professore Liborio su Pavese.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 16/07/2024

anastasia-battaglia-2
anastasia-battaglia-2 🇮🇹

4.4

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Cesare Pavese (si suicidò tra la notte del 27 e 28 Agosto del 1950, in una camera d’albergo presso la città di
Torino, nonostante vivesse e lavorasse nel capoluogo piemontese e avesse appena vinto il premio Strega,
nell’Aprile dello stesso anno, scrivendo nel suo diario “A Roma, apoteosi”) e Calvino (lezione XIII Filologia).
Egli nacque nel 1908 a Santo Stefano Belpoggi, il padre morì a causa di un tumore al cervello, in seguito si
trasferiranno a Torino insieme alla sorella maggiore, divenuta poi Maria Sini, e alla madre; dopo aver
frequentato il biennio ginnasio s’iscrisse presso il liceo d’Azelio, sezione moderna, quindi interessandosi alle
lingue e alla cultura greca (ma non studiando effettivamente la grammatica greca), laureandosi poi nel 1930
con una tesi su Walt Withman, rielaborata e ripubblicata da editori successivi (nel 2006). Nella discussione
di quest’ultima sarà costretto a farlo con uno studioso francese, quindi disinteressato alla trattazione di
tematiche prettamente inglesi, in particolar modo americane. Nel 1933 pubblicherà “Poesia del far poesia”
rifacendosi proprio a quelle che erano state le tematiche trattate nella sua tesi
Tra i componimenti più celebri di Withman (ripreso poi nel corso del ventennio fascista) c’è “O capitano, mio
capitano” rese celebre dal gruppo di “death poets”, aggiungendo poi “Song of Myself , costruendo una
nazione nascente, quei poeti maledetti erano gli stessi che avevano vissuto la degenerazione della poesia
arrivando alla stesura de “I fiori del male” di Boudlaire. Eppure Pavese valutò quella frattura di Withman in
maniera differente, lui che divenne uno studioso e traduttore (tra queste quelle di “Moby Dick”), venne poi
arrestato nel maggio del 1935 in quanto denunciato (successivamente arrestato, prima chiuso presso il
carcere di Torino, poi presso “Regina Coeli” a Roma e infine in Calabria a Brancaleone) per la detenzione
non personale, ma appartenente a soggetti terzi (tra cui Tina, insegnate di matematica di cui si era
invaghito), aveva concluso il suo libro “Lavorare stanca” ma questo venne sottoposto a un controllo
censorio, nel marzo del 1936 chiese grazia a Mussolini, uscendo da quella condizione di confinamento
politico. Dopo questa esperienza inizierà a scrivere in prosa a partire dal 1939, il primo pubblicato per
Einaudi nel 1941 con “Paesi tuoi” (avvicinandosi a Verga, in quanto riprende una serie di tematiche rurali),
nello stesso periodo realizzerà l’Antologia americana in collaborazione con Vittorini, si tratta di
un’operazione letteraria, ma anche politica in quanto erano pur sempre controllati dalla censura (con
Zappa). Nel 1943 ripubblicò “Lavorare stanca”, seguiranno nel 1947 “Il compagno e “Dialoghi con Leuco”,
poi nel 1948 “La casa in collina” e nel 1950 “La luna e i falò”.
Segue tra i componimenti poetici “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (con La terra e la morte, componimento
scritto per l’attrice Costanz), l’obbiettivo finale era quello di costruire un canzoniere (unendo più
componimenti poetici) alla stregua di quello di Petrarca, per farlo impiegherà ben 10 anni; i due piccoli
canzonieri sono stati realizzati uno nel 1945 e l’altro nel 1950, impiegando un mese per ciascuno di essi, si
tratta di testi postumi non pubblicati da Pavese.
Per Bianca Carufi, donna siciliana, scriverà “La terra e la morte” (i materiali preparatori sono andati perduti,
pubblicate per le “Tre Venezie”, accompagnando il tutto con sigillo d’autore, mentre “Verrà la morte” sono
state pubblicate postume (così come lo è stato il diario, nel 1952 e le poesie giovanile e le rifiutate de
“Lavorare stanca”). Bisogna chiedersi cosa abbai formato Pavese, gli studi e le traduzioni del nord
americano, scrivendo poi le novellette dialettali (esperimenti linguistici) per poi arrivare alla scrittura della
porno-teca (1943, racchiudendo canzoni e ballate), ma i materiali inerenti a questa produzione sono andati
perduti.
(Lezione II) “Prima che il gallo canti” ‘in relazione alla Passione di Cristo, anticipando quello che fu il
tradimento del figlio di Dio da parte do Giuda; l’attesa dell’alba da un lato, il tradimento dall’altro, due
elementi coerenti con la biografia dell’autore riportata nella “Casa in Collina” pubblicato nel 1948,
raccontando il periodo della Seconda Guerra Mondiale, preparandosi allo sbarco degli Alleati mentre il
territorio appartenente alla parte settentrionale della penisola era protetto dai partigiani, pur di difenderlo
dal dominio tedesco, furono molti coloro che parteciparono alla resistenza, Pavese si sottrasse davanti a tale
guerra civile (credeva che questa non avrebbe portato alla pace). Ne “La luna e i falò”, ultimo dei suoi
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Cesare Pavese (si suicidò tra la notte del 27 e 28 Agosto del 1950, in una camera d’albergo presso la città di Torino, nonostante vivesse e lavorasse nel capoluogo piemontese e avesse appena vinto il premio Strega, nell’Aprile dello stesso anno, scrivendo nel suo diario “A Roma, apoteosi”) e Calvino (lezione XIII Filologia). Egli nacque nel 1908 a Santo Stefano Belpoggi, il padre morì a causa di un tumore al cervello, in seguito si trasferiranno a Torino insieme alla sorella maggiore, divenuta poi Maria Sini, e alla madre; dopo aver frequentato il biennio ginnasio s’iscrisse presso il liceo d’Azelio, sezione moderna, quindi interessandosi alle lingue e alla cultura greca (ma non studiando effettivamente la grammatica greca), laureandosi poi nel 1930 con una tesi su Walt Withman, rielaborata e ripubblicata da editori successivi (nel 2006). Nella discussione di quest’ultima sarà costretto a farlo con uno studioso francese, quindi disinteressato alla trattazione di tematiche prettamente inglesi, in particolar modo americane. Nel 1933 pubblicherà “Poesia del far poesia” rifacendosi proprio a quelle che erano state le tematiche trattate nella sua tesi Tra i componimenti più celebri di Withman (ripreso poi nel corso del ventennio fascista) c’è “O capitano, mio capitano” rese celebre dal gruppo di “death poets”, aggiungendo poi “Song of Myself”, costruendo una nazione nascente, quei poeti maledetti erano gli stessi che avevano vissuto la degenerazione della poesia arrivando alla stesura de “I fiori del male” di Boudlaire. Eppure Pavese valutò quella frattura di Withman in maniera differente, lui che divenne uno studioso e traduttore (tra queste quelle di “Moby Dick”), venne poi arrestato nel maggio del 1935 in quanto denunciato (successivamente arrestato, prima chiuso presso il carcere di Torino, poi presso “Regina Coeli” a Roma e infine in Calabria a Brancaleone) per la detenzione non personale, ma appartenente a soggetti terzi (tra cui Tina, insegnate di matematica di cui si era invaghito), aveva concluso il suo libro “Lavorare stanca” ma questo venne sottoposto a un controllo censorio, nel marzo del 1936 chiese grazia a Mussolini, uscendo da quella condizione di confinamento politico. Dopo questa esperienza inizierà a scrivere in prosa a partire dal 1939, il primo pubblicato per Einaudi nel 1941 con “Paesi tuoi” (avvicinandosi a Verga, in quanto riprende una serie di tematiche rurali), nello stesso periodo realizzerà l’Antologia americana in collaborazione con Vittorini, si tratta di un’operazione letteraria, ma anche politica in quanto erano pur sempre controllati dalla censura (con Zappa). Nel 1943 ripubblicò “Lavorare stanca”, seguiranno nel 1947 “Il compagno e “Dialoghi con Leuco”, poi nel 1948 “La casa in collina” e nel 1950 “La luna e i falò”. Segue tra i componimenti poetici “ Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (con La terra e la morte, componimento scritto per l’attrice Costanz ), l’obbiettivo finale era quello di costruire un canzoniere (unendo più componimenti poetici) alla stregua di quello di Petrarca, per farlo impiegherà ben 10 anni; i due piccoli canzonieri sono stati realizzati uno nel 1945 e l’altro nel 1950, impiegando un mese per ciascuno di essi, si tratta di testi postumi non pubblicati da Pavese. Per Bianca Carufi, donna siciliana, scriverà “La terra e la morte” (i materiali preparatori sono andati perduti, pubblicate per le “Tre Venezie”, accompagnando il tutto con sigillo d’autore, mentre “Verrà la morte” sono state pubblicate postume (così come lo è stato il diario, nel 1952 e le poesie giovanile e le rifiutate de “Lavorare stanca”). Bisogna chiedersi cosa abbai formato Pavese, gli studi e le traduzioni del nord americano, scrivendo poi le novellette dialettali (esperimenti linguistici) per poi arrivare alla scrittura della porno-teca (1943, racchiudendo canzoni e ballate), ma i materiali inerenti a questa produzione sono andati perduti. (Lezione II) “Prima che il gallo canti” ‘in relazione alla Passione di Cristo, anticipando quello che fu il tradimento del figlio di Dio da parte do Giuda; l’attesa dell’alba da un lato, il tradimento dall’altro, due elementi coerenti con la biografia dell’autore riportata nella “Casa in Collina” pubblicato nel 1948, raccontando il periodo della Seconda Guerra Mondiale, preparandosi allo sbarco degli Alleati mentre il territorio appartenente alla parte settentrionale della penisola era protetto dai partigiani, pur di difenderlo dal dominio tedesco, furono molti coloro che parteciparono alla resistenza, Pavese si sottrasse davanti a tale guerra civile (credeva che questa non avrebbe portato alla pace). Ne “La luna e i falò”, ultimo dei suoi

romanzi, uomo che di fronte ad un uomo repubblichino, fazione opposta (ponendo gli uomini sullo stesso piano) prese consapevolezza della violenza che si nasconde dietro la guerra civile. Pavese scrisse la prefazione del “Sentiero dei ragni” di Italo calvino, mettendo il romanzo in relazione con la poetica di Ariosto, in particolar modo trovando una correlazione con l’Orlano Furioso, quest’ultimo, insieme a Massimo Mila si occuperanno della pubblicazione postuma di “Verrà la morte” e lo faranno nel 1951, l’anno prima l’autore si era suicidato. Questi avevano ripreso una cartellina custodita presso la sede Einaudi, scelsero come titolo quello del primo componimento composito, diviso in due parti, si tratta di un testo composito “La terra e la morte” per un totale di 9, la seconda “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” per un totale di 11 (arrivando a 20 componimenti, diversi per genesi, storia editoriale e destinatario), questa fu una divisione ben visibile all’interno del componimento, ed è stata mantenuta nelle pubblicazioni successive

  • Editio princeps di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”) venne pubblicata, come ricordavamo in precedenza, nel 1951, rispettando quello che era il volere ultimo dell’autore;
  • 1966, prima ristampa APOGRAFO (facendo scomparire il componimento “La Casa”;
  • 1998 “Le poesie di Cesare pavese” pubblicato da Einaudi. Il primo gruppo di poesie, ovvero “La terra e la morte” (ispirato dalla figura di Bianca Carufi) venne pubblicato dallo stesso Pavese 1947 all’interno della rivista di Antonio Bolognini, per poi essere inserite nell’Antologia di Giacinto Spagnoletti nel 1950. Per “La Terra e la morte” non sono stati conservati né autografi, né dattiloscritti, quindi totale assenza dei testimoni genetici; o meglio questi sono andati perduti nel corso del tempo. Ricercando il testimone più vicino al manoscritto, una scelta determinata dalla ricetio, è probabile che le ultime volontà dell’autore vengano rispettate non dalla pubblicazione editoriale del 1950, bensì da quella del 1947 in quanto non sottoposta all’adattamento editoriale. Ben diverso è il caso della sezione poetica “Verrà la morte”, di questo si hanno i manoscritti e sono stati destinati alla pubblicazione; nella prima edizione di questa parte del volume, il V componimento (1940), spezza l’ordine cronologico degli undici componimenti. Alla ristampa della raccolta nel 1966, questo scomparve, arrivando quindi a 19 componimenti, una mancanza che non venne giustificata dagli editori a non farlo fu lo stesso Calvino che a 11 anni di distanza aveva dapprima incluso nella raccolta il V, per poi rimuoverlo in questa seconda pubblicazione. Nel 1998, si ritenne che il volume completo dovesse essere quello previsto dall’autore (genesi della raccolta), includendo quel quinto componimento, ma al tempo stesso l’edizione ripresa fu quella del ’66, escludendolo (dal 27 ottobre del 1945 al 3 dicembre dello stesso anno). Lezione 01/  Del ’51, destinazione editoriale, “La casa”, fa parte di “Verrà la morte” (potrebbe trattarsi di un riferimento biblico nei confronti della Casa del Padre) di Cesare Pavese (il titolo originale era “La voce”, struttura in quattro quartine, anafora (ripetizione “L’uomo solo”) solo per le prime tre strofe; altra ripetizione al primo verso delle tre strofe di “voce”, e poi nella quarta, questa viene ascoltata e accostata ad una serie di attributi come “calma”, “antica” (ha accezione di familiare, in quanto questa voce è stata udita dai padri, ma appartiene a una donna “d’ombra carezzante”; ricordando lo stesso rapporto tra Amore e Morte, permettendo che quest’ultima sia interpretata da questa donna. Un climax, lo stesso che appartiene all’Assiolo” di Pascoli (rileggendo il mito di Anticlo dei “Poemi Conviviali”, eroe acheo che all’interno del cavallo di Troia iniziò a sentire le voci delle donne, ma Odisseo non permise lui di rispondere, in quanto questo avrebbe comportato il fallimento del piano), che consente di scoprire quel clima familiare a cui necessariamente appartiene la morte.  Del ’34, altro componimento è “Paesaggio” (la IV, dato che ne scrisse altre con lo stesso titolo) dedicato a una delle sue prime amate Tina o Battistina Pizzardo (donna comunista, la stessa per cui verrà incarcerato a Brancaleone), in questo sono ritratti due uomini intenti a fumare e una donna

da alcuni studiosi dell’università della Sardegna). “Lavorare stanca” presenta due differenti edizioni, nella prima sono presenti ben 45 componimenti (edizione Solaria, pubblicata nel 1936), rispettando in parte la disposizione cronologica, la seconda ne riporta ancor più, circa 70 (Einaudi 1943, stessa versione che circolerà fino al 1998), in tale occasione recuperò tre delle quattro censurate in precedenza, per aggiungere altre 28 poesie, queste sono state raggruppate in sezioni tematiche, perdendo quella che era la disposizione cronologica della precedente. Una serie di differenze che possono essere messe in risalto mediante il confronto delle due: l’ultima poesia della II edizione ha come protagonista nuovamente quell’uomo solo, si tratta de lo “ Steddazzu ” ovvero “Stella del mattino ” (il titolo è stato riportato in calabrese, tanto che il titolo rifiutato avrebbe previsto la presenza di un titolo indeterminativo sincopato “U”, composto nel Gennaio del

  1. precedente a “La Casa”, in questo caso, egli non ha più nulla da attendere. Anche in “Paternità” viene nuovamente ripresa la figura di quell’uomo solo; la seconda edizione si conclude con il componimento intitolato “Paesaggio (poi denominato “Sei”), si racconta l’alba (godendo il mattino, elemento appartenente ad uno dei componimenti di Withman), dentro questa alle volte di svela la realtà, altre volte al nulla; quest’alba viene descritta mediante l’attuazione di quella che si rivela essere una metrica prettamente latina, riprendendo per certi versi, nella parte conclusiva quello che fu l’incipit del Purgatorio “E poi uscimmo a rivedere le stelle”. In “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, raccontando poi di quello che venne definito un “doppio-futuro” (dall’aspirazione nei confronti della vita, fino a quella della morte, disprezzando quella donna) nella forma inglese, è presente un sottotitolo “To C from C” (composta l’11 marzo del ’50, nonché mese della primavera, trovando un nesso tra l’incontro della donna, lo stesso che ha permesso lui di rinascere, di fatti “Sei la vita e il risveglio”) ovvero da Cesare dedicato alla sua amata americana Costanz, raccontando il loro incontro avvenuto il 6 marzo dello stesso anno presso Cervinia, lo fa all’interno del suo diario. La passionale raccolta si conclude il 17 aprile sempre del 1950. Altra poesia che racconta poi quella che fu la “stella dell’alba”, quella che appare visibile subito dopo il tramonto e prima tra quelle dell’alba, tra i primi versi. AP = archivio Pavese Questioni filologiche di Verrà la morte (due produzioni separate in un'unica edizione, il problema della disposizione de “La Casa”) oppure fa riferimento a un testo inserito su studium, chiedendone la tematica e alcuni aspetti semantici. 10/01La figura di Binaca Garufi di “La Terra e la morte” trova una corrispondenza con i “Dialoghi di Leucò”, anche per l’aspetto temporale “Poesie diversissime e quasi dannunziane” (richiamando “Le Lodi” dello stesso d’Annunzio, quelli che inizialmente dovevano essere sette libri, ne verranno pubblicati solo tre). Nel componimento risalente al 27 ottobre del ’45 include il tema della ciclicità del tempo (v15), la stessa che dà inizio ai Malavoglia di Verga), in particolar modo il susseguirsi delle stagioni e i relativi frutti (come le olive del v 17) (alcuni studiosi hanno trovato riferimenti in Pavese di Gozzano e non solo Withman, nel caso del primo, questo con ironia descrisse in maniera realistica la vera natura della donna, lontana da quella percezione mistica appartenuta alla poetica del Trecento). A partire dai testi del ’40 (compresa “La Casa”) la poetica di Pavese diverrà sempre più dialogica, con la ripetizione del pronome personale “tu”. Altri appunti sono stati riportati all’interno del testo “La Vigna” con un dualismo tra la terra da coltivare e la morte di un fanciullo. Pavese tratterà anche il tema della Guerra, la donna guarda e aspetta, nel finale de “La casa in collina” in cui Corrado prende consapevolezza della morte non vedendo il cadavere di un altro partigiano, ma di fronte ad un nemico