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pavese - sintesi ---, Dispense di Letteratura Contemporanea

Sintesi completa dell'autore pavese( chiesto spesso all'esame di letteratura italiana contemporanea)

Tipologia: Dispense

2022/2023

Caricato il 26/09/2023

M.P97
M.P97 🇮🇹

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CESARE PAVESE
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CESARE PAVESE

LA LUNA E IL FALO’

Capitolo 1: c’è un motivo per la quale Anguilla torna nel suo paese e non è andato in altri posti, dice che non è nato qui ed è quasi certo, e non sa dove esser nato poiché era orfano ed è stato adottato da una famiglia povera (lo fanno soltanto per ricevere la mensilità di denaro per il suo mantenimento), non c’è nulla, né una casa né qualcosa che potesse fargli dire “ecco cos’ero prima di nascere”, non sa se viene da una collina, o un bosco o una casa di balconi. La ragazza che l’ha lasciato non veniva probabilmente neanche dalla campagna, forse era la figlia di due padroni di un palazzo, o gliel’hanno portato delle donne. Dopo aver girato il mondo, Anguilla sa che tutte le case sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione. Dopo l’adozione, lui migra in America, e ritorna sulle colline per ricercare le sue radici e ritrovare sé stesso, ma già qui si capisce che Anguilla prende coscienza dell’impossibilità di costruire questo ponte nella sua infanzia. Torna dove è cresciuto, va per rivedere l’albero di nocciolo che era vicino la casa dove stava ma non lo trova più, c’erano solo pietre annerite, finestre spaccate… non se lo aspettava, voleva dire che era tutto finito, così capisce cosa vuol dire non esser nato in un posto e non averlo nel sangue, c’erano altri noccioli nelle colline (ce n’erano tante) ma non era la stessa cosa, si consola solamente alla vista di una collina in particolare, che viene abitata ed è sempre uguale. Importanza dell’utilizzo del verbo

di conoscenza e non è più in grado di comprendere un abitante del paese fino in fondo. Si tratta di quel sapere che si conserva nelle ossa. Capitolo 10: cos’è la valle della famiglia dei falò, bisogna farci le ossa. Cinto non sapeva le cose di Anguilla, ma nessuno può saperle se non te ne vai dal paese. Crescere significa andarsene, invecchiare, veder morire e ritrovare il paese com’era adesso. Tutti chiedono ad Anguilla perché è tornato al paese, lui diceva che era per affari, ma in realtà lui cercava solamente le cose che aveva già visto, vuole rivedere le cose per la seconda volta, come aveva scritto Pavese nel saggio d’agosto. Nuto si oppone a tutto questo, perché per lui sulle colline si fa una vita bestiale, una vita disumana, quindi oltre versare fiumi di sangue, aver voluto cambiare le cose non è servito a niente e Anguilla proprio perché è uscito, dovrebbe impegnarsi e ribellarsi per sistemare le cose, non cercare il passato! Anguilla scopre che le figlie di dove lavorava sono morte. Si reca a Canelli, sentì subito l’odore, le strane erano uguali, con i fiori alle finestre, c’era più movimento in piazza. “Niente eracambiato” ma ci sorprende che poi dice che “tutto era cambiato” nel verso successivo: ma perché? Lui non credeva nella luna, dice che qui il tempo non passa, non era una contraddizione, dice che tutto è cambiato perché Anguilla stesso in primo luogo era cambiato, poteva essere rimasto uguale il paese ma Anguilla era cambiato quindi percepisce questo, non è possibile perché lui stesso era cambiato. Alla fine del capitolo si trovano due copri di due spie, tutti poi nel paese ne parlano, Nuto ne soffre e Anguilla gli suggerisce di andarsene. Capitolo 14: Anguilla era tornato dopo aver fatto fortuna, facce sbalordite, quel che restava nel paese era una piazza della fiera. Nuto era l’unico ed era cambiato, era un altro. Anguilla veniva da troppo lontano, il mondo l’aveva cambiato (da “Il mestiere di vivere” di Pavese). Questo desiderio di trovare tutto com’era prima era un desiderio nascosto di Pavese tramite Anguilla. Eleonora (che Anguilla ha conosciuto quando era bimba e lui ragazzo) è stata una spia, ha fatto doppiogioco con i partigiani, è stata uccisa e il corpo è stato bruciato (figura dell’incendio del titolo che chiude il romanzo). Viene bruciato anche il casotto di Gaminella, questo è evento distruttivo (distrugge l’infanzia del protagonista) simbolico, evento gemello della morte della ragazza. Contrapposizione tra i falò di prima (nell’infanzia del protagonista era un evento felice per le feste di paese) e di ora (che distruggono l’immagine positiva del falò e anche delle persone-luoghiinfanzia). Nuto cerca di resistere inizialmente, anche se poi nel capitolo 19 afferma di voler tornare indietro e tornare alla condizione infantile che condividerebbe con Cinto: sapeva tante cose, sapeva difendersi. Capitolo 26: il mondo è cambiato, eppure la vita è la stessa, anche per i ragazzi un giorno capiranno che è cambiato. Immagine del falò viene ricondotta, ciclicità, purificazione, possibilità di cominciare da zero, andarsene e crescere e trovare tutto cambiato, per fino sé stesso. (Anche nei Malavoglia nToni non si riconosce più). Nel 1950 esce “La luna e i falò”, facciamo prima di nuovo riferimento alla sua riflessione negli anni 30 (riflette sullo stile del 900 e l’attenzione dell’interiorità), il 5 novembre del 1938 dice che il verismo è fondamentale, è una chiave di volta che permette agli scrittori del 20 secolo di concentrarsi su altro, ha una concezione particolare di Verismo, dove include anche Dickensscrittori che noi non consideriamo veristi, e per lui Verga è uno scrittore antiverista, e per noi Verga è LO scrittore verista (tornerà a parlare di Verga a giugno del 1950 dove dice che verismo=naturalismo, ha l’obiettivo di descrivere il popolo con i suoi aspetti più dimenticati). La scrittura pavesiana si fonda su Verga, anche perché lui considera Verga un punto di riferimento. Montale dice che Pavese è un naturalista di altri tempi, per la fedeltà che scrive sui suoi personaggi e ambienti. Il neorealismo è la corrente di cui fa parte Pavese. Sappiamo tutti che la Seconda guerra mondiale rappresenta uno spartiacque nel 900, un conflitto di dimensioni planetarie dove si impiegano tecnologie distruttive come la bomba atomica, in Italia c’è il fenomeno della resistenza, il 25 luglio del 1943 cade il regima fascista e l’Italia è spaccata in due. La resistenza è un fenomeno che si afferma nel centro-nord, dove c’erano i fascisti appunto, e nascono i partigiani (borghesi, studenti, intellettuali) che scelgono di opporsi combattendo il dominio fascista. È un processo complesso, questa guerra civile che si verifica in Italia fa nascere il neorealismo. Si inizia con il cinema, riferimenti diretti al contesto storico, i protagonisti

sono il popolo, c’è la caratteristica dell’impegno politico, un esempio è il film “Roma Città Aperta” (scene con caratteristiche del neorealismo, componente dell’impegno politico, la realtà si racconta senza nessun filtro). Un altro film “La Terra Trema” ispirato ai Malavoglia di Verga, non ci sono attori famosi ma solo persone del luogo recitano (filmati spezzoni del film). I narratori e scrittori del neorealismo sentono l’esigenza di raccontare quello che sta accadendo nel periodo durante la guerra, facendolo in maniera oggettiva, realistica e senza filtri; l’obiettivo è perseguire l’assoluta fedeltà al vero con l’impiego di modalità espressive differenti, non solo col romanzo, ma anche col teatro ecc. Tutto però è sempre mediato dalla reinvenzione letteraria, cioè si narrano gli eventi storici che sono accaduti. Cambia la funzione della lingua che viene utilizzata; fino a quel momento la lingua italiana si stava definendo sempre più sulla pagina critica, il lavoro che ad esempio fa Manzoni; mentre, nel 900, l’obiettivo è un altro perché l’italiano inizia a formarsi altrove, come i media, i giornali, la radio, il cinema e la televisione, l’obiettivo quindi diventa quello di rappresentare la lingua per come la parlerebbero i personaggi dei romanzi. Carlo Bo conduce un’inchiesta sul neorealismo che pubblica nel 1951, intervista Vittorini al quale viene chiesto se sia possibile individuare un canone del neorealismo letterario. Vittorini rispose che non c’è un’uniformità assoluta, non aderiscono tutti al neorealismo seguendo gli stessi canoni e le stesse regole, ma ci sono tanti neorealismi quanti sono gli scrittori del neorealismo. Per Calvino, i testi guida per il neorealismo erano “I malavoglia”, “Conversazione in Sicilia” e “Paesi Tuoi”.