



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Sbobine Popper professoressa Sara Lagi corso servizio sociale anno 2019-2020
Tipologia: Appunti
1 / 5
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Lezione 22
Nasce nel 1902 È austriaco e appartiene ad una famiglia di ascendenza ebraica È stato un famoso filosofo della scienza, ma anche un pensatore politico. Nella seconda metà del XX secolo si è misurato con il tema della democrazia, ha cercato di ripensare il significato di democrazia liberale dopo la fine della 2 guerra e dopo il crollo dei sistemi totalitari. Negli anni 40 e 50 del 900 Popper si chiede che cos’è la democrazia liberale, che cosa significa vivere in una democrazia liberale dopo l’età dei totalitarismi. Questa domanda è posta anche da altri intellettuali, Popper infatti con la sua opera può essere ricondotto al Cold war liberalism (il liberalismo della guerra fredda), una corrente politico e filosofico affermata dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Essa va dalla fine degli anni 40 alla prima metà degli anni 60. I sui esponenti sono tra i più importanti intellettuali del XX secolo, come: Popper, Isaiah Berlin, Rymond Aron. Questa corrente di pensiero è formata nella maggioranza dei casi da intellettuali europei. CARATTERISTICHE DEL COLD WAR LIBERALISM È formata da intellettuali tutti impegnati a ridefinire il significato di democrazia liberale. Gli esponenti sono intellettuali con una dichiarata vocazione liberale democratica, sono tutti a favore della democrazia liberale perché per loro essa è l’unica forma di governo in grado di garantire le libertà fondamentali e il rispetto della dignità umana. L’attenzione per la tutela delle libertà individuali non deve però condurci in errore: non per questo dobbiamo pensare che gli intellettuali di questa corrente fossero disinteressati a problematiche sociali. Ad esempio Popper era a favore di un sistema di welfare state, cioè di un governo che intervenisse con politiche pubbliche mirate a favore delle classi sociali meno abbienti. Una componente molto importante ha a che fare con il totalitarismo: gli intellettuali sono tutti antitotalitari e in particolare sostengono che la fine della Seconda guerra mondiale non abbia risolto il problema del totalitarismo, perché, guardando ad est, c’è una forma di totalitarismo che continua ad esistere, ovvero il comunismo sovietico. Gli intellettuali del Cold war liberalism sono molto vicini alle posizioni di Arendt quando affermano che la fine della Seconda guerra mondiale non significa la fine del totalitarismo, infatti il Cold war liberalism, così come Arendt, indentifica nel comunismo sovietico una minaccia totalitaria presente e persistente. Un alto elemento di analogia con Arendt consiste nel fatto che entrambi ritengono che la forma perfetta di totalitarismo sia incarnata dal nazismo e dal comunismo sovietico, entrambi guardano al fascismo (in particolare quello italiano) come una sorta di forma imperfetta del totalitarismo come ideologia e come sistema politico. Gli esponenti del Cold war liberalism si caratterizzano per un’attitudine antidogmatica: non solo non credono nell’esistenza di verità universali, ma in particolare sono contrari all’esistenza di verità che non si possono dimostrare. Esse sono definite con il termine DOGMA. Il dogma è una verità ritenuta come tale ma indimostrabile. Popper studia filosofia ed è passato alla storia come filosofo della scienza. Egli in particolare si occupa di EPISTEMOLOGIA. L’epistemologia è lo studio della natura e dei limiti della conoscenza scientifica. Da giovane aderisce al marxismo e poi se ne distacca, fino a diventarne l’opposto, criticando la dottrina marxista.
Fra il 1930 e il 1936 insegna filosofia nei licei e poi, con la fascistizzazione dell’Austria e della successiva annessione dell’Austria alla Germania nazista, Popper abbandona il suo paese e si rifugia in Nuova Zelanda, dove passerà molti anni insieme alla sua famiglia e dove insegnerà filosofia in una delle maggiori università del paese. Nel 1945, alla fine della guerra, ritorna in Europa e diventa prof di logica e di filosofia della scienza in una delle università più importanti al mondo: la London school of economics, dove insegnerà fino al 1969. Una delle opere più importanti che Popper dedica alla filosofia della scienza risale al 1934 ed è La logica della scoperta scientifica. In quest’pera Popper afferma che nel lavoro scientifico è possibile trovare tante conferme ad una legge scientifica che si pensa sia valida universalmente, però non sempre è possibile trovare una conferma di tipo conclusivo. Non sempre per lo scienziato è possibile trovare solo una conferma. Questo è un problema perché nel lavoro scientifico è sufficiente un solo esempio negativo per invalidare un’intera teoria scientifica o un’intera legge scientifica; lo scienziato e la scienza procedono quindi per ipotesi, che vengono sottoposte a tentativi di falsificazione, ossia a prove empiriche. Popper vuole quindi dire che la conoscenza umana evolve attraverso prove ed errori, imparando, apprendendo, migliorandosi spesso grazie agli errori che commette. Questa è una concezione fortemente antidogmatica, perché secondo Popper le verità sono tali se riusciamo a dimostrarle come tali attraverso prove empiriche, attraverso tentativi e attraverso gli errori e imparare da essi. Per Popper esistono ipotesi che devono essere messe alla prova della realtà; se la realtà dice che quell’ipotesi è erronea, bisogna accantonarla e andare avanti nel lavoro di ricerca e di comprensione. “Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere.” (Popper) Questo è il principio cardine che impronta l’opera più importante di Popper: La società aperta e i suoi nemici (1945). Questa è un’opera divisa in più volumi, poderosa per mole e per contenuto. Per Popper la società aperta è una società di tipo democratico e liberale. CARATTERISTICHE DELLA SOCIETÀ APERTA:
presente il fattore umano, perché la democrazia, sia come governo, sia come particolare forma di organizzazione sociale, consta di 2 fattori secondo Popper: un fattore istituzionale e un fattore umano, perché la democrazia non è qualcosa di astratto, essa è fatta di esseri umani. Le persone commettono errori e speso anno comportamenti imprevedibili. Proprio perché ognuno di noi può commettere errori, è anche in grado di riconoscere quelli dell’altro. Per Popper il razionalista critico è consapevole del fatto che la democrazia consta di un fattore istituzionale e di uno umano, è consapevole del fatto che siamo tutti essere fallibili, e proprio perché è consapevole di questo il razionalista critico capisce che dai propri errori e da quelli altrui è possibile imparare. Ciò accade quando si prendono sul serio gli altri e le loro idee, i loro principi. Per Popper una caratteristica della società aperta è il rispetto che ciascuno di noi deve nei confronti degli altri, è la tolleranza. Questo non significa che si debba essere inclini a rinunciare alle proprie convinzioni quando ci misuriamo con persone che nutrono principi e convinzioni diverse dalle nostre, perché in queste situazioni siamo chiamati a replicare e difendere le nostre posizioni, siamo chiamati ad essere responsabili di ciò in cui noi crediamo, a replicare e difendere le nostre posizioni sempre nel rispetto dell’altro. Nella sua filosofia della scienza Popper acquisisce una valenza positiva. Questo vale anche per il suo pensiero politico, per la sua teoria democratica, perché quando parla di democrazia parla del fattore umano, ossia del fatto che gli uomini a volte hanno un comportamento imprevedibile e commettono errori. Allo stesso tempo Popper sottolinea l’importanza di migliorarsi attraverso gli errori commessi. L’errore non ha quindi una valenza positiva solo nella sua epistemologia, ma sembra rivestire un ruolo positivo anche nella sua concezione politica e democratica, perché la consapevolezza della fallibilità di ciascuno di noi ci stimola ad una maggiore inclinazione ad essere tolleranti nei confronti degli altri, partendo dalla consapevolezza che nessuno è perfetto e nessuno possiede verità universali. La scienza procede per tentativi ed errori, sottopone le teorie a verifica, l’errore fa parte della scienza, essa è chiamata a imparare dai propri errori. La scienza è fallibile, è fondata sull’esperienza. Questa visione della scienza viene applicata da Popper nella sua visione della politica e della democrazia. Popper insiste molto sulla fallibilità degli esseri umani non solo perché secondo lui la natura fallibile di ciascuno di noi ci dovrebbe insegnare ad essere più tolleranti e rispettosi nei confronti delle idee altrui, ma anche per criticare e attaccare le pretese di dar vita a società perfette, in cui tutti i problemi trovino una soluzione definitiva. Per Popper non esistono società perfette. Quando parla di società perfette ha in mente 2 tipologie ben precise:
pluralismo che arriva a proporre di istituzionalizzarlo. Il cuore del pluralismo è la dialettica fra maggioranza e minoranza, basata sul confronto, sul compromesso e sul rispetto, che vede nella maggioranza e nella minoranza due forze che si confrontano all’insegna del rispetto e della tolleranza reciproca. Popper muove una forte critica a tutti coloro che hanno la pretesa di possedere la verità. La presunzione di possedere la verità assoluta che viene portata nel XX secolo dalle ideologie totalitarie, è una presunzione molto antica, che Popper fa risalire a Platone: secondo Popper Platone ha condizionato gran parte della tradizione filosofica e politica occidentale, affermando che la domanda capitale alla quale deve rispondere la politica è: chi deve comandare? Quando in realtà, secondo Popper, la domanda centrale dovrebbe essere: come possiamo organizzare le istituzioni in modo tale che i governanti cattivi e incompetenti non facciano troppi danni? La prima domanda per Popper è pericolosa, perché secondo lui riduce tutto il problema della politica e allo stare insieme all’individuazione di quell’unico soggetto che deve comandare; questo unico soggetto potrebbe sì essere il monarca, ma, per esempio, potrebbe essere la razza ariana secondo i nazisti, potrebbe essere l’unico partito ammesso per il partito nazionalfascista, potrebbe essere la classe operai che impone la sua dittatura (come immagina la rivoluzione sovietica). Secondo Popper nessun movimento politico, nessuna persona viene al mondo con l’attributo della sovranità e nessuno ha il dono dell’infallibilità. Per Popper il problema fondamentale non è tanto individuare chi governa, ma capire come governare nel migliore dei modi, nel rispetto dei diritti e delle libertà individuali.