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Appunti presi durante le lezioni del prof Zamengo
Tipologia: Appunti
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Lezione 1 e 2 (MANCA LA 3) Inferenza : ragionamento che tiene conto anche di ciò che è nascosto. Lo strumento più importante di un educatore è la mente (ragionamento, come si guarda, come si pensa…). Uno dei requisiti per essere un buon educatore è avere una buona forma mentis (=forma mentale): guardare la realtà con una certa prospettiva (educativa, pedagogica). L’educatore non è un applicatore degli strumenti: l’educatore adatta e interpreta gli strumenti alla situazione che ha di fronte. Per poter interpretare, l’educatore ha bisogno di saper pensare e guardare la realtà. Ad un educatore non interessa solo che un metodo o un progetto funzioni: un educatore è interessato anche a capire il significato di quel metodo. Per fare bene il lavoro dell’educatore è necessario cercare di riflettere su 3 aspetti fondamentali e tra loro interconnessi:
Caratteristiche dell’occhio pedagogico Nel linguaggio comune, la parola occhio viene utilizzata per indicare di fare attenzione, nel detto “avere un occhio di riguardo” (=filtrare, andare oltre), nel detto “a occhio” (=filtrare, avere misura), nel detto “chiudere un occhio” (=far finta di non vedere), nel detto “saltare all’occhio” (=spiccare, emergere). “ Questi due aspetti del problema pedagogico corrispondono ai due aspetti della realtà, che abbiamo più di una volta rivelati nell'atto spirituale: quei due aspetti, che non sono (non occorre quasi più avvertirlo) due forme o facce o parti della realtà stessa, ma quasi i due occhi, con cui possiamo guardarla. Con uno vediamo la realtà come qualche cosa che è quella che è: come una legge che non cessa di essere legge perché ci paia dura [...] Con l'altro vediamo invece una realtà che si può discutere se sia o no realizzata, se sia tutta o parte realizzata, ma che sarebbe degna certamente di diventar realtà, e tutta realtà ” (G. Gentile) Il problema pedagogico per eccellenza è che esistono due diversi aspetti della realtà: da una parte c’è una realtà visibile, oggettiva, osservabile; dall’altra parte c’è una realtà non visibile perché non ancora sviluppata, una realtà che potrà cambiare. L’ occhio pedagogico è entrambi gli aspetti : da una parte deve esser attento a quello che c’è, deve osservare la realtà così com’è; dall’altra parte deve essere prospettico, deve saper guardare in prospettiva (per adesso questa cosa non c’è, ma può cambiare e svilupparsi). L’occhio pedagogico è contemporaneamente aderente alla realtà e prospettico, cioè capace di trascendere la realtà. Da questi aspetti nasce la necessità di creare un progetto e di darci degli obiettivi. È fondamentale essere capaci di osservare la realtà così com’è e non come vorremmo che fosse. Significa fare una sorta di fotografia di tutto ciò che abbiamo a disposizione. Per guardare la realtà così com’è, è necessario anche un po’ di coraggio (= Se Mario è su una sedia a rotelle, non si può far finta che non sia così). L’occhio pedagogico vuole trasformare e cambiare quella realtà: essere capaci di osservare la realtà significa cogliere in essa i margini di cambiamento. Manca la dimensione prospettica quando la realtà viene vista come una prigione statica che ci ingabbia, perché vista come qualcosa che non si può cambiare. In ambito educativo si può sempre fare qualcosa: non ha senso fare niente perché si poteva fare solo poco quel poco vale sempre la pena di essere fatto. Si tratta di una speranza sapiente, che si può realizzare se una persona la crea e le va incontro. In sostanza, l’occhio pedagogico contemporaneamente sa osservare la realtà e sa vedere dentro di essa i margini che permettono di modificarla. A livello pratico, fare propria l’idea di occhio pedagogico significa che un professionista deve saper osservare la realtà, mettersi in ascolto, mettersi in una posizione che fa spazio all’altro e alla nostra interazione con la realtà. (es. se devi incontrare Giovanni, un ragazzo con la sindrome di down, non incontri la sindrome ma incontri Giovanni). Un professionista non può guardare la realtà con occhio giudicante, considerando
Educazione come un processo a far partorire il potenziale della persona, accompagnando, frequentando il soggetto: non è l’educatore a “inserire” attributi nella persona, ma stando con lui il soggetto tira fuori il suo potenziale; gli ostetrici non fanno nascere, ma aiutano a far nascere Educare: tirare su, intervenire, “forzare” o lasciar fare? Significa far partorire l’altro? Processi mentali nella scelta delle immagini: Utilizzo delle metafore (educazione come..) → trasportare il significato di una parola, che è più complesso, in un dominio più semplice: dire qualcosa attraverso altro. Dal punto di vista dei processi mentali, le metafore hanno un’importante funzione pratica :