Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Affrontare le difficoltà Zamengo, Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto di affrontare le difficoltà di Zamengo

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

In vendita dal 02/05/2019

francesca.milanesio
francesca.milanesio 🇮🇹

4.2

(5)

14 documenti

1 / 8

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
1. Educazione e prove (un essere in prova)
Mettersi alla prova è un tratto caratteristico dell’intera condizione umana. Si tratta di una
continua azione orientativa, misura del nostro stare al mondo, un fare esperienza di sé nella
realtà. L’essere si prova” e allo stesso tempo è in prova (ex-istere). Possiamo dunque
parlare di una continua esposizione al limite, alla certezza e all’imprevisto. La parola
“prova” deriva dal latino “probare” cioè sperimentare la qualità o capacità di qualcuno o
qualcosa. Più precisamente la capacità di riconoscere che una cosa è buona. Viene cioè
attuata un’azione di decentramento per poi dare un’attribuzione. Il concetto di prova può
essere definito polisemico, cioè con più significati. Il primo è quello di conoscenza
attraverso l’esperienza diretta della realtà. Il secondo è il tentativo, o sforzo, per collaudare
qualcosa. Il terzo è quello di testimonianza, argomentazione in sostegno di un’
affermazione. Il quarto si riferisce alla rappresentazione preparatoria o alla preparazione in
vista di un fatto(es. allenarsi). Il quinto all’azione tesa a mostrare il proprio valore. Il sesto,
ed ultimo, si riferisce alla partecipazione ad una gara.
L’uomo è un soggetto in costruzione, si trasforma ed è soggetto al tempo, per questo motivo
il rapporto individuo-cultura è dinamico (ricorsivo-circolare). La cultura si organizza in
modo tale da offrire delle risposte alle esigenze (azione di modellamento) del soggetto che
deve avere un adeguamento attivo o partecipazione dinamica. Secondo i racconti della
psicologia di Rogoff bisogna rispondere alle esigenze dell’esterno per esigenza, in modo da
poter partecipare al contesto socio-culturale di cui si è parte (es. comunità indigene).
Laddove la prova viene superata con successo avviene lo sviluppo. Secondo le teorie
classiche sull’utilità delle prove di sviluppo il bambino è chiamato a misurarsi con la realtà.
Una di queste teorie è quella di Piaget, che vede l’intelligenza del fanciullo come un
processo di adattamento all’ambiente con approccio stadiale. Egli sostiene che se il pensiero
si adatta organizza sé stesso e struttura sé stesso. Questa teoria è conosciuta come teoria dei
movimenti esplorativi. Piaget individua 3 varianti funzionali:
Organizzazione che è l’aspetto interno del ciclo e la tendenza del pensiero ad
interagire nei vari sistemi di cui è composto
Adattamento che è l’aspetto esterno del ciclo ed un processo con il quale il bambino
fa esperienza e modifica le strutture cognitive. Esso si realizza attraverso i processi
di assimilazione (interpretazione della realtà con schemi di cui si è in possesso) e
accomodamento (riorganizzazione degli schemi cognitivi)
Equilibrazione. Assimilazione ed accomodamento tendono all’equilibrio perché un
cambiamento provoca una reazione volta a ripristinare una condizione per cui si
ristruttura un nuovo equilibrio. Questo equilibrio necessita di continue prove (prova
intesa come conoscenza diretta mediante l’esperienza della realtà). La struttura
cognitiva si trasforma per integrare una nuova esperienza (trials and errors).
Secondo Piaget le prove vanno incoraggiate ed individua delle reazioni circolari (nel
periodo senso-motorio) che si compone di gesti o azioni ripetute più volte a circolo. Egli
individua 3 diversi tipi di reazioni circolari: quelle primarie che prevedono azioni
ripetute legate alle percezioni del risultato che riguardano solo il corpo del bambino;
quelle secondarie che prevedono la percezione di una modificazione dell’ambiente
pf3
pf4
pf5
pf8

Anteprima parziale del testo

Scarica Affrontare le difficoltà Zamengo e più Sintesi del corso in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

1. Educazione e prove (un essere in prova)

Mettersi alla prova è un tratto caratteristico dell’intera condizione umana. Si tratta di una continua azione orientativa, misura del nostro stare al mondo, un fare esperienza di sé nella realtà. L’essere “si prova” e allo stesso tempo è in prova (ex-istere). Possiamo dunque parlare di una continua esposizione al limite, alla certezza e all’imprevisto. La parola “prova” deriva dal latino “probare” cioè sperimentare la qualità o capacità di qualcuno o qualcosa. Più precisamente la capacità di riconoscere che una cosa è buona. Viene cioè attuata un’azione di decentramento per poi dare un’attribuzione. Il concetto di prova può essere definito polisemico, cioè con più significati. Il primo è quello di conoscenza attraverso l’esperienza diretta della realtà. Il secondo è il tentativo, o sforzo, per collaudare qualcosa. Il terzo è quello di testimonianza, argomentazione in sostegno di un’ affermazione. Il quarto si riferisce alla rappresentazione preparatoria o alla preparazione in vista di un fatto(es. allenarsi). Il quinto all’azione tesa a mostrare il proprio valore. Il sesto, ed ultimo, si riferisce alla partecipazione ad una gara. L’uomo è un soggetto in costruzione, si trasforma ed è soggetto al tempo, per questo motivo il rapporto individuo-cultura è dinamico (ricorsivo-circolare). La cultura si organizza in modo tale da offrire delle risposte alle esigenze (azione di modellamento) del soggetto che deve avere un adeguamento attivo o partecipazione dinamica. Secondo i racconti della psicologia di Rogoff bisogna rispondere alle esigenze dell’esterno per esigenza, in modo da poter partecipare al contesto socio-culturale di cui si è parte (es. comunità indigene). Laddove la prova viene superata con successo avviene lo sviluppo. Secondo le teorie classiche sull’utilità delle prove di sviluppo il bambino è chiamato a misurarsi con la realtà. Una di queste teorie è quella di Piaget, che vede l’intelligenza del fanciullo come un processo di adattamento all’ambiente con approccio stadiale. Egli sostiene che se il pensiero si adatta organizza sé stesso e struttura sé stesso. Questa teoria è conosciuta come teoria dei movimenti esplorativi. Piaget individua 3 varianti funzionali:  Organizzazione che è l’aspetto interno del ciclo e la tendenza del pensiero ad interagire nei vari sistemi di cui è composto  Adattamento che è l’aspetto esterno del ciclo ed un processo con il quale il bambino fa esperienza e modifica le strutture cognitive. Esso si realizza attraverso i processi di assimilazione (interpretazione della realtà con schemi di cui si è in possesso) e accomodamento (riorganizzazione degli schemi cognitivi)  Equilibrazione. Assimilazione ed accomodamento tendono all’equilibrio perché un cambiamento provoca una reazione volta a ripristinare una condizione per cui si ristruttura un nuovo equilibrio. Questo equilibrio necessita di continue prove (prova intesa come conoscenza diretta mediante l’esperienza della realtà). La struttura cognitiva si trasforma per integrare una nuova esperienza (trials and errors).

Secondo Piaget le prove vanno incoraggiate ed individua delle reazioni circolari (nel periodo senso-motorio) che si compone di gesti o azioni ripetute più volte a circolo. Egli individua 3 diversi tipi di reazioni circolari: quelle primarie che prevedono azioni ripetute legate alle percezioni del risultato che riguardano solo il corpo del bambino; quelle secondarie che prevedono la percezione di una modificazione dell’ambiente

esterno; quelle terziarie che prevedono che azioni prima casuali diventino intenzionali per scoprire nuove qualità degli oggetti.

Un’ altra teoria di questo tipo è quella di Erikson, che vede lo sviluppo come costruzione sociale d’identità. Il suo è un modello basato su quello psicoanalitico di Freud, ma con un approccio psico-sociale. Secondo lui l’identità sociale si realizza nel rapporto tra maturazione personale e contesto socio-culturale (è la società a fare le prove con cui l’uomo deve confrontarsi). Egli vede l’identità come la consapevolezza della propria individualità e come scopo dei processi di sviluppo. Egli parla inoltre del principio epigenetico, che cambia cioè il fenotipo ma non il genotipo. Quando il bambino nasce lascia cioè l’ambiente di ricambio dell’utero ed entra nel sistema di ricambio della società. Questo modello prevede 8 fasi al termine di ognuna delle quali si ha un momento di crisi (situazione problematica). Secondo lui è la cultura a stabilire strumenti e modalità attraverso cui le crisi possono essere integrate.

La terza ed ultima teoria di questo genere è quella di Vygotskij, che vede lo sviluppo come processo storico-culturale. Egli sostiene che il contesto culturale plasmi il comportamento degli individui, sia responsabile della costruzione delle funzioni mentali superiori (pensiero, attenzione, memoria e linguaggio). Il contesto culturale secondo lui è parallelo ed intrecciato a predisposizioni biologiche. Vygotskij definisce lo sviluppo come un processo qualitativo di adattamento che ha origine dalla trasformazione dell’ambiente naturale ad opera dell’uomo (è una prova continua). Lo sviluppo è contraddistinto da un salto dal piano biologico a quello culturale arrivano ad un’azione intellettiva personale (da azione innata a condizionata) (es. bimbo che punta il dito). Egli parla anche di filogenesi cioè della storia delle trasformazioni dell’ambiente naturale da parte dell’uomo. Ogni homo è innanzitutto un essere culturale. La prova è dunque un adattamento attivo all’ambiente attraverso il superamento delle difficoltà e dell’adattamento.

L’educazione formale vede nel rapporto tra educazione e prove queste ultime come strumento di controllo da parte degli insegnanti per valutare l’apprendimento degli allievi.

L’educazione informale comprende tutti quegli apprendimenti che si realizzano a partire dall’esperienza diretta. Molto importante è il rapportarsi con altro da sé inquanto l’intento formativo non è sempre chiaro e dichiarato perché è la vita stessa ad educare.

La prova a scuola può essere definita una verifica. Lo sviluppo dell’intelligenza viene visto come corrispondente al problem solving cioè alla capacità di risolvere i problemi che si incontrano nel reale. Per strutturare una buona prova è necessario ordinare le conoscenze dal semplice al complesso nel modo più lineare possibile. La prova nel contesto scolastico non può limitarsi al controllo della conoscenza, ma deve essere una continua prova (non si finisce mai di imparare), è cioè necessario costruire una relazione dinamica e costruttiva con il sapere. Secondo Skinner la prova a scuola è l’apprendimento all’interno di un sistema di stimoli e risposte. Egli sostiene anche che

svolta, rotture di simmetria che impegnano la persona a ricostruire traiettorie alternative della propria esistenza.

Ogni cambiamento è una sfida e lo sviluppo è la capacità di far fronte alle esigenze della vita (coping). Kloep ed Hendry hanno sviluppato una classificazione dei mutamenti della vita:

 Mutamenti di maturazione (variazioni fisico-biologiche comuni come la pubertà. Hanno un solido sostegno sociale perché sono comuni a tutti)  Mutamenti sociali normativi, che sono eventi sociali regolati da leggi specifiche (es. pensione). Hanno un certo sostegno sociale.  Mutamenti quasi normativi, che sono simili a quelli normativi, ma non regolati da leggi scritte. Non tutti gli individui dello stesso gruppo sociale ne sperimentano la portata (es. laurea).  Mutamenti normativi che non sono regolati da leggi e vengono sperimentati da un numero ristretto di persone. Si diversificano in: mutamenti fuori tempo cioè dei cambiamenti che avvengono fuori tempo (es. gravidanza in tarda età); mutamenti storici che coinvolgono sistemi politici, culturali e sociali e sono imprevedibili (es. crisi economica); mutamenti provocati dall’individuo cioè scelte volontarie, il cambiamento non è passivo ma va comunque affrontato e non senza difficoltà; mutamenti particolari che accadono ad un numero ristretto di persone; non eventi cioè una profonda difficoltà causata dalla volontà di dar luogo ad un cambiamento ed alla non riuscita del progetto.

Bandura parla di senso di auto-efficacia cioè delle convinzioni circa le proprie abilità di organizzare per gestire adeguatamente le situazioni, che scaturiscono dalla voglia di non trovarsi impreparati. Il senso di auto-efficacia non è una disposizione biologica e nasce da 4 fattori:

 Esperienze di gestione efficace in cui si sperimenta in maniera diretta la capacità di superare l’ostacolo (non servono facili successi)  Esperienza vicaria. Se ha successo la persona è motivata a superare la prova ma in caso di insuccesso si perde la fiducia e la motivazione. Avviene attraverso l’osservazione delle persone (modeling)  Persuasione cioè instillare un sentimento di fiducia nella possibilità di affrontare le difficoltà. Nel soggetto fragile la persuasione non deve essere fine a sé stessa ma accompagnata dall’effettivo superamento della prova  Percezione dei propri stadi emotivi e fisiologici. Il disporre di un buon senso di auto efficacia non significa che il soggetto si possa considerare abile nel superare le prove perché le risorse potenziali non sono statiche

La capacità di evolvere o resilienza è un atteggiamento esistenziale che sa darsi una continuità nel cambiamento. Lo sviluppo si realizza attraverso le prove (eventi critici). La resilienza può essere definita come la capacità di maturare una serie di abilità e competenze inaspettate dopo una circostanza di rottura.

Lo sviluppo si verifica quando una sfida viene superata con successo e le risorse messe in campo vanno incontro ad un accrescimento. La stagnazione è una prova che implica nuove acquisizioni mentre durante il deterioramento le risorse della persona vanno in contro ad un deterioramento.

Durante queste ultime si verifica un arresto dello sviluppo. Si può parlare di happy stagnation quando è il soggetto stesso a scegliere di non affrontare determinate situazioni perché non le ritiene utili per la propria crescita. Se questa condizione si prolunga nel tempo si può definire unhappy stagnation, è inappagante e conduce al deterioramento. La costante ricerca di sfide può considerarsi una fuga dal reale (deterioramento delle risorse potenziali) e può portarsi ad un erosione del bagaglio di risorse potenziali dell’individuo.

Elden parla di interazione tra difficoltà e risorse potenziali. Il soggetto delle sue ricerche è costituito dallo sviluppo dei bambini in contesti economicamente svantaggiati. La prima ricerca (i figli della grande depressione) è una comparazione tra i bambini nati nel 1928-1929 a Berkley e quelli nati a Okland tra il 1920-1921. Nel primo caso il rischio evolutivo è maggiore perché sono più piccoli, meno autonomi e più dipendenti dalla situazione delle famiglie. Nel secondo caso invece i bambini sono abbastanza grandi da svolgere alcune mansioni a termine e hanno dunque un maggiore senso di auto-efficacia. In entrambi i casi le famiglie dovevano far fronte alla riduzione del reddito (riduzione delle spese), perdita del lavoro (crisi figura paterna come capo famiglia), centralità emotiva delle madri, maggiori crisi coniugali, alcolismo paterno e depressione (peggiori condizioni di salute), che creano situazioni di grandi difficoltà. Il suo secondo studio è detto “studio di Filadelfia” e riguarda le interazioni tra difficoltà economiche e auto-efficacia genitoriale (anni ’80). Lo studio si incentrava sul decentramento delle condizioni economiche delle famiglie e i redditi medio-bassi in relazione all’aumento del tasso di criminalità e di abuso di sostanze stupefacenti. La possibilità di restare incolumi al consumo di droghe gioca un ruolo importante la famiglia in cui i genitori gestiscono attivamente il sostegno dei figli e in cui l’ambiente famigliare è coeso (effetto positivo). Tuttavia non tutti i giovani dei ceti meno abbienti subiscono gli svantaggi della condizione.

La prova multidimensionale prevede un approccio socio-culturale e definisce la prova come l’elaborazione socio-culturale di cui l’individuo è parte ed espressione. Le aspettative della società determinano la prova di sviluppo nella sua interezza. L’azione del provarsi chiama in causa un riconoscimento che si realizza nel contesto di sviluppo. Una volta chiarito lo spazio entro cui si compiono le prove esse possono essere interpretate alla luce della relazione tra tempo personale e tempo storico-sociale. La multimedialità del concetto di prova si origina dall’interazione di: condizione umana (prova come tratto dello stare al mondo), spazio, tempo (prove durante tutta l’esistenza) e natura della prova.

3. La prova nella cultura (prove e passaggi)

Si può parlare di inevitabilità della prova in situazioni ineliminabili in cui variano le condizioni del soggetto. L’educazione può essere vista come dimora della prova poiché è necessario lasciare spazio ai movimenti esplorativi del bambino e prepararlo alla possibilità di affrontare gli ostacoli insegnandogli a gestirli.

Secondo Van Gennep i riti di passaggio sono mutamenti individuali nella vita del singolo che comportano azioni che vanno regolamentate per non provocare danni alla società. Il rito di passaggio nasce dunque come catalizzatore della sicurezza collettiva. Van Gennep sostiene che nelle culture semicivilizzate tutto il cosmo abbia qualcosa di sacro ed il rito assuma le caratteristiche di una cerimonia dando una sacralità alle trasformazioni sottolineando il legame

percezione post-moderna del presente è quella di non avere tempo a sufficienza per cui è necessario agire subito e saper godere del presente.

Secondo Kant la realtà si costituisce a partire dalle forme a priori di spazio e tempo contenute nel soggetto che si appresta alla conoscenza (senso direaltà). Bernardo Soares sostiene che lo stare al mondo si intrecci con le trasformazioni tecnologiche. Jean Baudrillard accanto al valore d’uso e al valore di scambio individua e sottolinea l’esistenza del segno-valore. Le società post-moderne sono, secondo lui, organizzate attorno alla simulazione, che è diversa dalla rappresentazione. Possiamo parlare dunque di scomparsa del reale e virtualizzazione dell’uomo (il simulacro e la scomparsa della realtà). Nel rapporto tra realtà e virtualità il virtuale ha modificato i confini di ciò che è considerato reale. Il virtuale rappresenta una possibilità, ma non può sostituire la materialità di cui si compone la concretezza. In un mondo in cui tutto è possibile si corre il rischio che niente sia più reale.

4. Quando le prove si fanno difficili

Lo spaesamento (unheimliche) attrae e spaventa ed è una condizione dell’uomo non esterna per cui si verifica una contrapposizione tra ciò che è domestico e ciò che è famigliare. Heiddegar vede l’esserci come spaesamento ed angoscia (es. non possedere più una dimora). Secondo lui non si può trovare una definizione sull’essere (è il tutto) ma ci si può interrogare sul suo senso. Il tema dello spaesamento è accostato alla condizione stessa dell’essere. Si tratta di una situazione emotiva fondamentale dell’angoscia, legata allo spaesamento, che ci toglie quella sicurezza che ci fa sentire a casa. Nonostante l’uomo si trovi in una condizione di spaesamento può condurre una vita autentica prendendo parte all’esistenza. Sentirsi spaesati, provare angoscia significa abbracciare l’esistenza in tutta la sua indeterminatezza. Accogliere l’angoscia è un atto di coraggio e ci si apre alla possibilità dell’esserci a partire da quella più certa: la morte (essere per la morte). Freud effettua l’analisi linguistica del perturbare: un’estranea famigliarità, in cui prima studia i casi clinici. Egli vede la spaesamento (unhemliche) come famigliarità, il perturbante è cioè ciò che è famigliare perciò bisogna superare il perturbante, l’inconsueto (filastrocca il perturbante uomo della sabbia). Il perturbare è un ritorno del rimosso. La coazione a ripetere è un eterno ritorno dell’identico, un comportamento messo in atto dal soggetto e riconducibile alle esperienze infantili che sorge dalla difficoltà incontrata nel riuscire a padroneggiare una situazione speciale. Per Freud l’angoscia è una sorta di stato d’allerta di fronte all’ignoto e un allarme che invita a prestare attenzione. Può anche essere vista come un’apertura all’autenticità. L’educazione ha il compito di accogliere il disagio ed una certa dose di angoscia esistenziale senza farla diventare patologica. Da alcuni studi sulla frustrazione si è capito che la gratificazione differita si verifica quando il soddisfacimento di un bisogno espresso viene posticipato. L’eccesso di dopamina (collegata alle sensazioni del piacere) provoca una perenne sensazione di benessere, ma può essere molto pericolosa. Perché i neuroni dopaminergici funzionino è necessario sperimentare l’errore o la mancata gratificazione. Essi sono infatti ossessionati dalla costante ricerca di regolarità che permette loro di compiere previsioni corrette. Proprio per questo motivo di fronte all’imprevisto si arrestano (loss avversion cioè avversione alle perdite).

5. Educare nelle prove (l’educazione come percorso di significato)

Il soggetto è disorientato e impreparato perché l’abitudine al benessere e alla protezione ha addormentato la dimensione del dovere. La mancanza di punti di riferimento stabili complica il superamento di prove dell’esistenza e il cervello non lotta più per i propri ideali, ma per il suo posto nel mondo. Il concetto di autorità, che perde valore se lo si intende come obbedienza, entra in crisi perché l’adulto, che deve essere responsabile della presentazione del mondo nei confronti del giovane non lo è più. Il “no” come occasione per il soggetto di entrare in contatto con il limite è invece identificato come autorevolezza. Se vi è un forte senso di iperprotettività si rischia di non riuscire nella costruzione di un efficace senso di realtà quindi verrebbe a mancare un’equilibrata autonomia. L’obiettivo dell’adulto è quello di costruire un giusto senso della realtà per formare una personalità equilibrata. La mancanza nella crescita di punti di riferimento stabili rischia di produrre una “tirannia della maggioranza” per cui il singolo sprofonda nell’inerzia e nella passività oppure in un’intolleranza alla presenza dell’altro. Nella società odierna si può parlare di ethos infantilistico genera una serie di abitudini che incoraggiano e legittimano l’infertilità. Questo tipo di comportamento è funzionale al consumismo capitalistico. Questo ethos infantilistico, insieme al venir meno dell’autorità, fa sì che l’età adulta con i suoi modelli e funzioni ne paghi le conseguenze.

L’hikikomori è un fenomeno che prevede azioni volte all’autoesclusione, a volte perché il mondo esterno è troppo esigente rispetto alla percezione di sé. La perdita della capacità di illusione è un sentimento che avvolge le nuove generazioni ed è una rinuncia alla capacità di sentire la vita, un allontanamento dall’altro che consiste in un tentativo di abdicare all’esistenza.

Il compito della pedagogia è quello di insegnare ad affrontare le prove per cui educare vuol dire dare significato all’esistenza (autoritario è diverso da permisivo).