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PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
1. L’ANALISI DEI COSTI
LA RAPPRESENTAZIONE DELL’ANDAMENTO ECONOMICO DELLA GESTIONE
L’analisi dei costi è una serie di tecniche di scomposizione e aggregazione dei dati economici di un’azienda finalizzata a produrre delle informazioni utili ai processi decisionali. Questi strumenti di analisi sono tutti gli effetti degli strumenti di management, ovvero degli strumenti di gestione delle risorse. Sono progettati con l’obiettivo di aiutare i soggetti economici che devono assumere delle decisioni ed identificare le soluzioni che dovrebbero portare ad un “buon uso delle risorse dell’azienda” → si parla di strumenti di cost management Equilibrio economico di lungo periodo dipende dalla capacità dell’azienda di remunerare attraverso la gestione, in misura adeguata quanto richiesto dal mercato, i fattori produttivi e il capitale, cioè mantenere le condizioni di un soddisfacente equilibrio economico. Il ruolo dell’analisi dei costi è, dunque quello di mostrare quali sono i potenziali effetti economici di una decisione e delle sue ipotetiche alternative, così da consigliare le vie preferibili da percorrere. Lo studio dell’analisi dei costi si propone proprio di identificare i modi per poter strutturare queste analisi. Se si fa una analisi dei costi con queste finalità si incontrano 4 difficoltà:
- La relazioni tra le possibili azioni (decisioni sull’uso delle risorse) → una certa decisione potrebbe portare a buoni effetti immediati, ma effetti negativi in un secondo momento
- La relazione tra grandezze , tendono a presentarsi come instabili nel tempo sulla base di fattori il cui andamento non è sempre preventivamente noto → esistenza di curve di apprendimento non conosciute, le % di scarto in alcune produzioni industriali no né determinabile a priori.
- Si verificano delle interdipendenze tra gli effetti di diverse decisioni , che non sono valutabili simultaneamente per il grado di complessità e il fatto che hanno effetti economici in momenti diversi 4. Alcuni elementi che influenzano la valutazione dipendono da fattori esterni non calcolabili e non prevedibili Come fare a prendere delle decisioni più consapevoli? Bisogna ricorrere a delle semplificazioni/espedienti, che permettono di procedere all’analisi anche in presenza di queste limitazioni Esse sono:
- Esame separato degli effetti di breve da quelli di lungo periodo
- Focalizzandosi sul valore atteso
- Semplificazione secondo cui tutte le variabili che non possono essere ipotizzate, si considerano come invariate
- Non considerazione dei fattori esterni I dati riferiti al passato sono dunque utilizzati per prendere decisioni in due modi:
- Ipotizzando che le relazioni causali del passato si ripropongano nel futuro
- Cercando di cogliere nelle tendenze osservate nel passo lo spunto per formulare delle ipotesi per il futuro Gli obiettivi della pianificazione, azione manageriale e controllo sono:
- Efficacia → capacità di raggiungere il proprio obiettivo
- Efficienza → raggiungere l’obiettivo con il minor consumo di risorse possibile (può essere misurata in termini fisici) Prima viene l’obiettivo poi viene l’efficienza. Essa è misurabili in termini fisici ed economici Efficacia ed efficienza determinano l’Economicità ANALISI DEI COSTI Il costo, è definito come il valore delle risorse consumate a seguito della scelta di seguire un determinato corso d’azione, è quindi una conseguenza economica e permette di valutarne l’opportunità rispetto a un generale obiettivo di massimizzazione di profitto di lungo periodo Il costo è diverso da prezzo, essi non vogliono dire la stessa cosa
- Prezzo di vendita → quando l’azienda chiede sul mercato per un certo prodotto
- Costo di produzione → valore delle risorse consumate per ottenere un certo risultato A supporto della attività manageriali ci vogliono delle informazioni ed esse fanno riferimento principalmente ai costi. Nell’analizzare i dati di costo, con l’obiettivo di individuare azioni con minimizzino i costi e massimizzino il risultato (nel breve/medio periodo), si ricercano le 3 seguenti informazioni:
- COSA → quali tipi risorse sono state consumate
- PERCHE’ → per quale motivo i costi sono stati sostenuti - quale obiettivo? (efficacia) Serve per mettere in evidenza il contributo di un prodotto a costi e ricavi
- COME → come sono state utilizzate le risorse (efficienza) Efficienza di esecuzione : quel livello di efficienza che dipende dalla capacità di fare bene le cose che si devono fare (efficienza di breve periodo) Decisione : conseguenza economica (costo) I problemi si trovano nella relazione tra decisioni e conseguenze. Ci sono 4 “problemi”:
- RELAZIONI DIFFICILMENTE IDENTIFICABILI → una stessa decisione può avere effetti economi diversi in periodi diversi Esempio motore della Ferrari dove vengono fatti dei tagli sul controllo qualità che passa da essere sul singolo componente alla totalità del motore. Nell’immeditato ho un risparmio sui costi di produzione, nel periodo successivo possono verificarsi delle rotture che possono farmi guadagnare meno e far perdere clienti e reputazione. Ci sono molte decisioni che possono dare effetti differenti in periodi diversi. Quando si prendono delle decisioni non si possono tenere conto di tutti gli effetti e non si possono nemmeno tenere conto di tutte le decisioni, quindi per convenzione si tiene conto di 2 decisioni:
- Lungo periodo
- Breve periodo
- RELAZIONI INSTABILI NEL TEMPO → esempio produzione agricole (mele dipende dalle condizioni metereologiche) Per prendere questo tipo di decisioni ci si basa sulla STATISTICA, quindi la decisione viene presa sulla media nel tempo
- INTERDIPENDENZA TRA DECISIONI DIVERSE → diverse opzioni per una stessa produzione INGNORATA– ci frega il cazzo
È evidente che una gestione orientata alla massimizzazione del valore generato dall’impresa andrà a considerare la produzione e la commercializzazione del prodotto C come un problema sul quale intervenire. OBIETTIVO → interpretare e ragionare sui risultati ottenuto per capire dove fare gli interventi Unico elemento che ci interessa nel CE che osserveremo è solo la gestione CARATTERTISTICA/OPERATIVA. Domanda d’esame: Spiegare le differenze tra CE e qual è la preferita e spiegarne il perché Aree di risultato di FIAT:
- Marchi
- Aree geografica
- Margine (differenza tra ricavo e costo del prodotto venduto) Solo 3 modelli hanno un ricavo/margine positivo, nei box dei concessionari la redditività è dello 0,5%. Il fatto che si perde su ogni modello venduto nel lungo periodo è un elemento negativo ma nel breve periodo potrebbe non esserlo. Elemento fondamentale è capire come si calcola il costo del prodotto venduto. LA FORMA DEL CONTO ECONOMICO La differenza tra la forma “valore della produzione” e quello “ricavi e costi del venduto”, quest’ultimo è quello che utilizzeremo per l’analisi dei costi, consiste semplicemente nel fatto che nella prima il valore delle rimanenze finali di prodotti finiti è considerato come elemento positivo che concorre al valore della produzione, anche se, non è un ricavo. Nella forma “ricavi e costo del venduto”, le rimanenze di prodotti e semilavorati sono considerate invece una riduzione dei costi e ricavo sostenuti e sono pertanto detratte dai costi della produzione così da ottenere il solo costo del venduto. La scelta di una forma piuttosto che l’altra non ha alcuna influenza sul risultato netto finale I margini si realizzano nel momento in cui i prodotti sono venduti/scambiati sul mercato. Quindi, quando si produce senza vendere l’attività aumenta, senza che però aumentino i margini, questo perché essi aumentano solo con la vendita e non solo con la produzione. Per valutare l’opportunità di sostenere dei costi è opportuno avere a riferimento i ricavi che sono la fonte dei margini. Solo l’esistenza di margini giustifica l’esistenza di costi. La redditività dei prodotti appare falsata quando è calcolata sul valore della produzione, questo perché l’aumento di scorte non produce margini, e quindi se i margini sono messi in relazione con il valore della produzione, con aumento delle scorte aumenta il denominatore senza vi si un incremento dei margini posti al numeratore. Significato logico di margine relativo: esprimere differenza % tra costi e ricavi di prodotti venduti.
Ponendo l’attenzione sul report economico, bisognerebbe cercare di vendere il prodotto con a maggiore redditività. Un altro elemento a favore dell’adozione della forma a “ricavi e costo del prodotto venduto” è dato dall’opportunità di operare dei confronti tra valori omogenei in tempi diversi per determinare i tassi di variazione Quando si adattano sistemi di contabilità analitica in partita doppia, si abbandonano le classificazioni dei conti utilizzate in contabilità generale che definiscono conti finanziari e conti economici, essendo le registrazioni della contabilità analitica solo di natura economica o patrimoniale L’OGGETTO DEL CALCOLO DEI COSTI Conto economico = ad un tipo di report di analisi L’analisi dei costi si basa su dati consuntivi I costi servono per stimare l’effetto economico di una data decisione Quindi per calcolare il costo è necessario:
- Valore delle risorse
- Quantità utilizzata Si necessità poi di identificare sempre:
- Oggetto del costo, cosa di cui si vuole conoscere il costo, ovvero il fare qualcosa, perché non esiste il costo di una cosa, ma esiste il costo di intraprendere qualcosa
- Calcolare il costo dell’azione appunto che si vuole intraprendere
- Il costo di produzione dei prodotti (volgarmente detto costo dei prodotti), o meglio dire costo aggiuntivo nel caso in cui si decidesse di produrli. PROBLEMA ATTENDIBILITÀ DELLE INFORMAZIONI DI COSTO Nell’analisi dei costi vi è sempre un problema → errore di stima (non è possibile produrre informazione di costo “vere”) Per determinare la qualità delle informazioni si usa il concetto di attendibilità e non quello di veridicità. L’attendibilità in questo contento è intesa in due dimensioni:
- In senso oggettivo → capacitò informazione di costo di far assumere la decisione corretta, anche se non è il “vero” costo Si può intendere l’attendibilità in senso oggettivo come precisione → capacità dell’informazione di avvicinarsi al valore di costo che farebbe assumere la corretta decisione sull’impiego delle risorse
- In senso soggettivo → come l’affidabilità che i singoli soggetti decisori ripongono nelle informazioni di cui dispongono, ovvero la convinzione che le stese rappresentino adeguatamente il fenomeno del consumo delle risorse Entrambe queste dimensioni sono importanti perché se i dati di costo non sono precisi portano a decisione errate, se invece non sono ritenute attendibili non vengono utilizzate CLASSIFICAZIONE DEI COSTI I costi sono divisi in categorie per la comprensione del modo e delle cause per cui i costi si formano e quindi si calcolano. Analizzando l’elemento economico negativo, il costo , dello svolgimento di una certa azione, è possibile individuare comportamento economicamente ottimizzante cioè:
- Quello che minimizza i costi a parità di risultati
2. L’ANALISI PER LE DECISIONI DI BREVE PERIODO: LA VARIABILITÀ DEI COSTI E I
MARGINI DI CONTRIBUZIONE
PUNTO DI OSSERVAZIONE – BREVE PERIODO
Si definiscono decisioni di breve periodo tutte quelle decisioni che perché pur modificando la quantità prodotta e venduta, non modificano la struttura degli impianti e delle risorse fisse. Non hanno conseguenze nei periodi successivi Un esempio di decisioni di breve periodo: produrre un certo volume di prodotti (senza modificare la capacità produttiva). Questo perché nel periodo successivi questa decisione non ha effetti e si potranno modificare nuovamente i volumi di prodotti Si definiscono invece decisioni di lungo periodo tutte quelle che includono anche la possibilità di modificare la struttura dell'azienda, hanno conseguenze nei periodi successivi Decisioni strategiche, direzionali e operative Questa distinzione, trova poi corrispondenza nella tradizionale distinzione tra decisioni strategiche, ovvero di dimensionamento della capacità produttiva, direzionali e operative che corrispondono rispettivamente a lungo periodo le prime al breve periodo le ultime (direzionali e operative). Queste possibili decisioni possono essere così descritte:
- Decisione di dimensionamento della capacità produttiva e in generale delle strutture, si tratta di scelte finalizzate a variare il limite massimo di produzione possibile a scegliere la tecnologia più efficiente in funzione della dimensione scelta
- Decisioni direzionali che riguardano le scelte sia di utilizzo delle risorse già acquisite, scegliendo tra usi alternative, e sia di eventuale acquisizione utilizzo di nuove risorse a veloce ciclo di utilizzo senza modificare la struttura aziendale
- Decisioni operative che riguardano l'esecuzione di singole attività o operazioni aziendali, secondo modalità già definite in funzione delle esigenze del momento Decisioni di breve periodo: quanto produrre nel limite della CP, cosa produrre, sforzi promozionali e di comunicazioni È importante osservare come la distinzione tra breve e lungo periodo qualifichi le decisioni sulla base dell’effetto che le stesse hanno sulla struttura aziendale. L’orizzonte temporale di riferimento, specifica per tanto il fatto che le stesse abbiano o meno degli effetti permanenti Una decisione che modifica la struttura aziendale ha un effetto destinato a battersi nel tempo, perché la struttura non può non potrà essere riportata alle condizioni iniziali senza sostenere dei costi. Mentre le decisioni che non modificano la struttura esaurendo loro effetti rapidamente; in questi casi infatti è possibile riportare con le decisioni successive la situazione alle condizioni originarie, senza che l’operato precedente possa condizionare in alcun modo la scelta. Quando si affronta una decisione di breve periodo NON ci sono effetti sui costi fissi. L’elemento che distingue decisioni di LUNGO o BREVE periodo è la REVERSIBILITA’ delle decisioni. Reversibilità: possibilità di poter tornare alla posizione originaria, senza dover sostenere costi aggiuntivi (BP: reversibile, LP: irreversibili) Le pratiche manageriali si basano su regole semplici e di immediata applicazione, per questo motivo la tradizionale classificazione tra decisioni di breve e di lungo termine, basata sul loro effetto sui costi di struttura, e sicuramente la più adatta a essere impiegata.
Quanto produrre nei limiti della capacità produttiva installata, cosa/quali produrre tra i prodotti esistenti, sforzi promozionali e di comunicazione La reversibilità ha effetto sulla struttura aziendale: Si possono poi identificare altri tipi di decisioni, che pur non modificando la capacità produttiva, hanno conseguenze di lungo termine. Possibili cause:
- Strutturali , quando la decisione comporta variazioni nella struttura dell’azienda che non possono essere eliminare senza costi aggiuntivi
- Strategiche , quando la decisione comporta una serie di azioni le cui conseguenze in termini di posizionamento competitivo nel mercato non sono annullabili per la reazione di altri soggetti
- Operative , quando una scelta sul modo in cui si svolge una determinata attività non permette di ritornare alle modalità precedenti senza costi aggiuntivi Strategic cost management → schema concettuale che si propone di incorporare nell’analisi dei costi gli effetti strategici delle decisioni e conseguentemente tenerne conto BREVE PERIODO Le azioni che hanno risvolti di breve periodo sono quelle che vanno a modificare il volume di produzione, azione promozionali e di comunicazione o modificare l’azione commerciale, ma senza modificare le strutte aziendali → modifica l’equilibrio economico dell’azienda che abbia effetto immediato senza ripercussioni nel periodo successivo Nel breve periodo quando si fa rendere al meglio la capacità produttiva, non devo tenere conto dei costi perché non li riesco a recuperare, bisogna considerare solo i costi variabili. In ogni caso nel BP non è possibile modificare la CP, ma posso intensificare lo sforzo per produrre e vendere i prodotti che già sono presenti nell’offerta dell’azienda Quando si parla di decisioni si deve tenere conto solo delle decisioni ex novo e non di decisioni già prese in precedenza che non hanno effetti completi, perché queste sono delle decisioni di lungo periodo che producono i loro effetti nel periodo corrente. Per valutare le decisioni di breve periodo è necessario identificare l'effetto che queste azioni possono avere sui costi e sui ricavi modo tale da poter scegliere il corso d'azione che conduce a migliori risultati economici. Quindi si tratta di stimare i cambiamenti nell’ammontare dei costi e dei ricavi a modificarsi del volume di produzione e di vendita. La scelta sarà considerata economicamente opportuna se i costi che ne derivano saranno almeno superati dai maggiori ricavi. Ci sono poi decisioni che hanno solo effetti di breve periodo che non riguardano i volumi di produzione e vendita. Per semplificazione un'analisi delle scelte del proprio periodo è sviluppata in riferimento alle decisioni che interferiscono direttamente con il volume di produzione la ragione di questa impostazione sono sostanzialmente tre:
- Alcune risorse non sono acquistabili in una quantità modificabile nel breve periodo e quindi una modifica dei fabbisogni non determina una corrispondente modifica della quantità acquistata (es. lavoro, è utilizzato in modo variabile ma è almeno in parte acquistato in modalità fissa)
- Alcune risorse possono essere acquistate in anticipo rispetto al loro impiego ed essere conservate a scorta, qualsiasi sia la quantità utilizzata entro il limite della disponibilità esistente, non si modifica la quantità acquistata Il fatto di considerare la variabilità dei costi in relazione all'utilizzo e non alla sola acquisizione si giustifica se e solo se la risorsa non utilizzata, ma comunque acquistata, rimane potenzialmente disponibile per altri impieghi (manodopera diretta costo variabile di prodotto) Diagramma costi-volume viene usato per esempio per il BEP o per l’analisi del MDC La retta dei costi variabili in realtà è una linea ad esse e non una retta. La retta approssima l’intervallo della curva all’interno della quale sto prendendo la mia decisione. Quindi in alcuni punti della curva sovrastimo ed in altro sottostimo i costi variabili. L’errore è inevitabile, il costo non esiste, essa è una stima. I costi fissi non devono essere considerati immodificabili e pertanto non devono essere assunti come sempre ininfluenti sulle decisioni. A livello complessivo i costi fissi sono decrescenti , mentre i costi variabili non modificano la loro incidenza a livello di costo unitario al variare della quantità prodotta La classificazione dei costi in fissi e variabili è di estrema importanza perché permette di valutare l’effetto sui costi delle decisioni di produzione, vendita e modificazione del mix di prodotti venduti e fabbricati e di valutarne l’opportunità economica IL VERO COSTO DI UN PRODOTTO NON LO CONOSCE NESSUNO. Quando si fa una stima di costo, si cerca di fare una stima ragionevole e si presume che le decisioni prese sono quelle corrette. Uno dei problemi è l’approssimazione del costo. Una decisione di produzione nel breve periodo, influenze costi variabili senza modificare la funzione matematica perché non vengono messi in discussione in questo contesto le modalità di produzione, ma solo i volumi prodotti e venduti. L'analisi sulla variabilità dei costi presuppongono che la decisione di produzione si collochino sempre entro i limiti della capacità produttiva disponibile, perché decisione di variazione della stessa implicherebbe un orizzonte temporale di lungo termine. Ci sono poi costi:
- Costi semi – variabili: composti da una parte fissa ed una parte variabile. È sufficiente collocare la quota fissa tra i costi fissi e la quota variabile tra i costi variabili che interseca comunque l’asse in corrispondenza del punto zero
- costo fisso: non significa che esso sia immutabile, ma esso può variare nel tempo a patto che non cambi al variare il VOLUME DELLA PRODUZIONE/ATTIVITA’. Esempio il canone di affitto (il quale dipende dall’inflazione)
Una tipica forma della funzione di costo prevede rendimenti crescenti nella parte iniziale e superato un certo punto decrescenti via via che ci si avvicina alla saturazione della CP. Questo perché con volumi piccoli il sistema spreca un po’ delle sue risorse mentre con l’avvicinarsi al massimo della CP il sistema sia sotto stress e pertanto sempre meno efficiente Per quanto riguarda la linearizzazione della funzione di costo (grafico 2.4) non è immaginabile produrre sotto un dato livello, pena la fine dell’azienda stessa stritolata dal peso dei costi fissi. Variazioni molto grandi dei volumi non appartengono alla regione ammissibile. Gli errori risultano inferiori se si effettua una linearizzazione in un intervallo (grafico 2.5) in quanto non incide nella grande maggioranza dei casi sull’attendibilità dei risultati e quindi sulle decisioni che ne derivano L’ANALISI DEI MARGINI DI CONTRIBUZIONE Tecniche di analisi dei costi per il breve periodo: MDC, MDC per fattore limitante, BEP Il margine di contribuzione è un indicatore di redditività che permette di svolgere rapidamente analisi di convenienza economica in merito a decisioni di breve periodo che riguardano i prodotti offerti sul mercato. MDC= ricavi variabili – costi variabili → ricavo variabile facilmente identificabile, a livello della singola unità di prodotto, nel prezzo di vendita MDCLU (MDC lordo unitario) = P – CVU È evidente che esso non esprime in sé l'intera redditività di un prodotto, perché esclude tutti i costi fissi. La realizzazione di un margine di contribuzione positivo non implica necessariamente la produzione di un reddito complessivo positivo, dato che i costi variabili non comprendono la totalità dei costi di prodotto (mancano i CF) Questo valore può essere:
- > 0 , per produrre il bene ha sostenuto costi inferiori al prezzo → La contribuzione contribuisce a coprire i costi fissi e poi al reddito operativo Se il margine è positivo all’aziende conviene produrre.
- = 0 , indifferente
- < 0 , non mi conviene vendere. Eccezioni per i prodotti civetta. Tutte queste sono delle considerazioni di breve periodo In presenza di costi fissi non influenzabili, le scelte devono essere orientate a produrre vendere i volumi che generano il massimo margine di contribuzione così da coprire i costi fissi a generare un
Quando la domanda di mercato supera la capacità produttiva dell’impresa, il programma di produzione deve essere definito comunque con l’obiettivo di massimizzare il MDCT , ma questo si ottiene impiegando le scarse risorse nella produzione di quei prodotti che per ogni unità di fattore scarso utilizzata, permettono di ottenere il più alto margine di contribuzione Esempio Questo è il margine di contribuzione massimo realizzabile con una capacità produttiva limitata a 6000h/MOD Se produco solo prodotti C → MDC= 90 x (6000/4)= 135. Esempio Ore totali di manodopera necessarie 3500, quindi non posso accettare l’ordine. MDCU fattore limitate → si calcola sul MDCU assoluto esso si calcola su MDCU MDCU fattore limitante = MDCU/Ore di manodopera unitarie MDCU fattore limitate: indica MDC generato da 1 ora di manodopera impiegata in produzione In questo caso produrrò tutte le quantità del prodotto 1 e con le restati ore produrrò gli altri prodotti in base MDCU per fattore limitante
NB! L’utilizzo del solo margine di contribuzione a sostegno delle scelte si basa dunque su una semplificazione della realtà, secondo la quale la distinzione tra decisioni di breve e decisioni di lungo e chiara ben definita. LO SCHEMA DI CALCOLO DEI COSTI Si tratta di definire lo schema di funzionamento di una contabilità dei costi e dei ricavi. In particolare, per precedere alla misurazione dei costi è necessario procedere a:
- calcolo dei costi dei fattori produttivi , ovvero il costo (medio) di un’unità di fattore produttivo impiegato
- calcolo del costo delle attività svolte (ovvero il costo di una quantità unitaria di attività)
- calcolo del costo dei prodotti , attribuendo agli stessi il costo dei fattori produttivi direttamente impiegati (Calcolato sulla base delle quantità utilizzate valorizzato sulla base del valore di cui al punto 1) e il costo delle attività svolte per produrlo (anche questo determinato sulla base delle quantità consumate valorizzate al punto 1) E poi necessario definire secondo quale schema temporale si calcolano i costi scegliendo tra:
- Un intero ciclo di produzione , prescindendo dal fatto che questo si svolge interamente all’interno del periodo considerato
- Un periodo di tempo delimitato , indipendentemente dal fatto che i cicli di produzione siano completamente conclusi all’interno del periodo considerato. Infine, è necessario definire lo schema di calcolo cioè il sistema delle relazioni tra grandezze, ovvero in quale modo i dati di costo vengono elaborati (sostanzialmente aggregati e ripartiti). La contabilità dei costi può pertanto essere in partita doppia o in partita semplice COSTI DI PRODOTTO E DI PERIODO Costi di prodotto → sono quei costi che in sede di progettazione si è ritenuto fosse opportuno considerare nella quantificazione del valore consumato per l'ottenimento dei prodotti che pertanto concorrono al calcolo dei margini. Costi di periodo → sono i costi che non concorrendo al costo dei prodotti sono interamente globalmente attribuiti al periodo in cui sorgono e che devono essere coperti con i margini generati dai prodotti. Questa distinzione fa riferimento ad una scelta effettuata nella progettazione del sistema di calcolo e quindi non fa riferimento alla natura delle risorse impiegate o al tipo di rapporto che le stesse hanno con i prodotti. La conseguenza di classificare i costi come costi di prodotto o come costi di periodo è nel fatto che:
- i costi di prodotto concorrono al alla formazione del risultato economico solo se i prodotti vengono venduti nel periodo preso in esame
Tra i costi della manodopera rientrano, oltre alla retribuzione ordinaria e straordinaria, anche gli oneri sociali a carico dell’azienda, il TFR, la tredicesima, la quattordicesima, la quota di retribuzione e oneri sociali connessi alle ferie maturate e non godute, così come vanno detratti i costi delle ferie godute in eccesso rispetto a quelle maturate nel periodo Il costo orario della manodopera diretta è denominato tariffa oraria di manodopera diretta. Si noti come un aumento del tempo dedicato ad attività non strettamente produttive a fronte di una non proporzionale riduzione dei costi totali sostenuti per il personale diretto, comporti un aumento proporzionale della tariffa oraria di MOD e quindi un aumento dei costi di tutti i prodotti che utilizzano la manodopera diretta Per quanto riguarda i fattori produttivi gestiti e scorta il costo per unità utilizzata è determinato sulla base dei noti criteri impiegati per lavoro la valorizzazione del magazzino (media ponderata, LIFO e FIFO). Per la finalità di tipo gestionale di cui si di cui ci si occupa in questo lavoro, il metodo preferibile è quella della media ponderata di periodo. COSTI PER PERIODO E PER COMMESSA È necessario scegliere se si intende calcolare i costi per un dato periodo di tempo o in riferimento ad un ciclo di produzione, essendo di durata diversa, iniziano e finiscono in momenti differenti. Ci sono due approcci:
- costi per commessa , calcolare i costi di un insieme di prodotti omogenei nei e quindi imputare agli stessi tutti i consumi di fattori produttivi sino a quando tutti i prodotti inclusi insieme sono stati completati. Insieme di prodotti a cui si fa riferimento è una commessa. Si può utilizzare anche in riferimento a un lotto di produzione, un cantiere o un progetto
- costi per processo o periodo , calcolare i costi dei prodotti fabbricati in un dato periodo di tempo, misurando e imputando agli stessi tutti i consumi dei fattori produttivi relativi nel periodo. Questo approccio implica che si tenga conto dei prodotti che all'inizio e alla fine del periodo sono in corso di lavorazione così da computare correttamente i costi dei prodotti completati. Se la produzione di cui voglio calcolare il costo è caratterizzata da elementi particolari che la distinguono da quelli ottenuti in altri momenti allora il calcolo dei costi per commessa appare più appropriato esempio costruzioni edili punto Se invece, produco una serie di prodotti standardizzati, che risultano essere sostanzialmente sempre uguali, e che ciò lo si intende continuare a fare per un periodo lungo, il calcolo dei costi avverrà per processo o per periodo, in quanto non avrebbe senso attendere la fine del periodo di produzione per determinare i margini, pertanto si preferisce calcolare i costi dei prodotti ottenuti in un periodo di tempo uguale per tutte le produzioni Elemento da considerare livello di standardizzazione e differenze di prezzo Quando la produzione è ripetitiva e standardizzata si impiega un costo per processo e si ottiene un costo medio di periodo per tipo di prodotto, se la produzione è differenziata nel tempo allora è preferibile utilizzare il costo per commessa, cioè determinare uno specifico costo per ogni singolo prodotto o lotto di produzione → scelta indipendente dal fatto che si produca su ordine del cliente
o per il magazzino. Ciò che conta è il grado di standardizzazione del prodotto e le eventuali differenze di prezzo che ne derivano Infine, bisogna tenere conto che con il metodo per processo si manifesta la necessità di valutare le rimanenze di semilavorati (prodotti non ancora completati per i quali sono stati sostenuti dei costi che non devono essere imputati alla produzione completata). I costi dei semilavorati finali devono essere quindi sottratti dei costi sostenuti per la produzione completato nel periodo, così come acquisti devono essere aggiunti i costi dei semilavorati disponibili a inizio del periodo. LO SCHEMA DI CALCOLO Attraverso esso si possono ricostruire i costi di produzione di un dato prodotto misurando la quantità di fattori consumati e attribuendo a ogni produzione i costi che ne derivano. Per i fattori gestiti a scorta è necessario tener conto della scorta di magazzino, così da poter distinguere, secondo il principio di competenza economica, i costi dei fattori acquistati da quelli dei fattori impiegati per la produzione. I costi dei prodotti completati in produzione non per forza costituiscono i costi del venduto, affinché si possano figurare come costi all’interno nel conto economico è necessario che siano riferiti a prodotti venduti. È necessario poi tenere conto, che tra il venduto ci possono essere dei prodotti fabbricati in periodi precedenti, pertanto è necessario gestire una contabilità di magazzino per la valorizzazione dei costi dei prodotti venduti in modo da tenere conto delle variazioni delle scorte. Con il metodo di calcolo per commessa, le attribuzioni vengono fatte alle singole commesse, e quindi il problema della gestione del magazzino prodotti venduti non si pone, perché il costo delle commesse completate ma non ancora vendute o in corso di completamento, identifica il valore delle rimanenze finali dei prodotti e semilavorati. La distinzione tra costi di prodotto e i costi di periodo è piuttosto importante, i costi di prodotto sono incorporati nel valore dei prodotti finiti e pertanto concorrono a formare il valore dei prodotti in magazzino, ed essi confluiscono nel conto economico solamente quando i prodotti a cui sono attribuiti vengono venduti Quindi:
- Costi di prodotto (costi diretti variabili) confluiscono nel conto economico solo quindi i prodotti sono venduti
- Costi di periodo (costi fissi) finisco il conto economico in ogni caso, qualsiasi cosa accada ANALISI DEI MARIGNI DI CONTRIBUZIONE Fasi da seguire per determinare il margine di contribuzione:
- Determinare il costo dei fattori produttivi, si impiega il metodo del valore medio ponderato
- Determinare il costo unitario della manodopera diretta, la quale si ottiene dal rapporto tra costo totale/ore totali A questo punto si può determinare il costo del prodotto venduto Mix di vendita : combinazione di prodotti che l’azienda vende, espressa in termini di quote relative Azioni possibili per coprire i costi fissi senza modificarli: aumentare i volumi di vendita, aumentare la quota di prodotti con margine relativo più elevato o investire nella vendita di prodotti con maggiori rendimenti dati dagli aumenti dei volumi di vendita VARIABILITÀ DEI COSTI E PUNTO DI PAREGGIO L'azienda può, presentare condizioni di equilibrio soddisfacenti solo raggiungendo un volume di produzione e vendita tale da coprire la totalità dei costi fissi con il MDC
Una struttura con alti costi fissi e bassa incidenza dei costi variabili sul prezzo (alto MDCU) presenta una maggiore possibilità di profitto, a parità di punto di pareggio, ma allo stesso tempo un maggiore rischio di perdita Una volta raggiunto il punto di equilibrio, la bassa incidenza dei costi variabili, ovvero l’elevato margine di contribuzione unitario, permette la realizzazione di alti profitti anche con volumi di poco superiori al punto di pareggio, e se il punto di pareggio non viene raggiunto, l’alta incidenza dei costi fissi provoca inevitabilmente perdite elevate, anche se il volume è di poco inferiore a quello di pareggio. In questa situazione l’azienda può far leva sugli aumenti di volume per aumentare velocemente i profitti sottoponendosi a un alto rischio operativo Il rischio operativo rappresenta la variabilità del reddito operativo al variare dei volumi (del fatturato) di vendita. In caso di struttura dei costi rigida, la variabilità del profitto al variare del volume è più elevata. Esempio Confrontiamo due aziende “diverse”: hanno lo stesso punto di pareggio = 1250 unità, ma hanno una struttura dei costi diversa
L’equazione mostra come il punto di pareggio sia determina dal rapporto tra CF e MDC (P – Cvu) La rappresentazione grafica del punto di equilibrio e la costruzione formale da cui deriva, possono essere ulteriormente sviluppate costruendo la funzione di profitto, anche questa intesa come funzione del volume. Si definirà il reddito come differenza tra ricavi e costi: Da cui risulta evidente che il profitto è funzione lineare crescente del volume e la retta un'inclinazione pari al margine di contribuzione unitario. A parità di punto di equilibrio tanto più la curva del profitto è inclinata, tanto maggiore è il rischio operativo derivante dalla struttura dei costi Obietto: conoscere il volume che permette di coprire i costi fissi IL MARGINE DI SICUREZZA Il margine di sicurezza esprime l'intervallo virgola in termini relativi percentuali, all’interno del quale il volume di produzione e vendita può diminuire senza che l'azienda si trova in posizione di non copertura dei costi fissi. Cioè senza che si colloca al di sotto del punto di pareggio. Tale margine permette di determinare la diminuzione di volume di produzione accettabile affinché l'impresa sì collo chi nell’esatta posizione di equilibrio Definito V* il volume di equilibrio, e Veff la posizione attuale dell'azienda, e presupponendo: Veff > V* il margine di sicurezza è pari a → (Veff – V)/Veff x 100 = margine di sicurezza %* Rappresenta la distanza che ci separa dal punto di pareggio in termini % MDS% = (VEFF - V) / VEFF* oppure (FEFF-FBEP)/FEFF Rappresenta la riduzione percentuale dei volumi di vendita che l’azienda può sopportare prima di incorrere in una perdita E se il MDS% è negativo? Rappresenta l’incremento percentuale che l’azienda deve cercare nei volumi di vendita per ottenere un reddito netto pari a zero o raggiungere il pareggio tra fatturato e costi totali PUNTO DI EQUILIBRIO IN AZIENDE MULTI PRODOTTO Qui si può non è un problema per la determinazione del punto di pareggio, dato che ci sono più prodotti con margini di contribuzione non omogenei tra loro. Quando i prodotti sono tra loro diversi non è possibile esprimere il punto di pareggio in termini di volume di prodotti perché i prodotti sono diversi tra loro (per margine). La differenza tra i prodotti una differenza di margine di contribuzione e quindi di caratteristiche Per procedere alla determinazione del punto di equilibrio, si necessita esprimerlo con unità di misura omogenea. Il tipico modo per esprimere con unità di misura omogenea quantità diverse è quello di impiegare il loro valore monetario. Esprimendo in termini di fatturato il volume di attività, è necessario che i dati di costo e ricavo siano espressi rispetto al valore e quindi in percentuale sul fatturato Per il calcolo del punto di pareggio si impiega il margine di contribuzione relativo percentuale invece che il margine unitario Il punto di pareggio in termini di fatturato è: Moltiplicando tutti i membri per P: