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dispensa psicologia sociale Verona, Sbobinature di Psicologia Sociale

appunti delle lezioni con slides integrati con il libro del corso + domande di ripasso. Dai capitoli 1 a 10 (introduzione, ricerca, cognizione sociale, il sè, gli atteggiamenti, aggressività, comportamento prosociale, influenza sociale, esclusione sociale e pregiudizio).

Tipologia: Sbobinature

2025/2026

In vendita dal 02/06/2026

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CAP.1 – INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA SOCIALE
La psicologia sociale è la disciplina che studia l’individuo in relazione agli altri.
Si occupa di tematiche molto diverse tra loro: dallo studio delle folle e delle azioni collettive organizzate (come
manifestazioni o movimenti sociali), ai fenomeni di aggressività fino ai comportamenti prosociali, cioè i
comportamenti di aiuto.
Il compito principale della psicologia sociale è cercare di predire come si sentiranno (Affect, emozioni), come si
comporteranno (Behaviour, comportamento) e cosa penseranno (Cognition, cognizione) degli esseri umani in un
dato contesto sociale. L’interesse della disciplina è dunque posto sull’intersezione tra la dimensione individuale e
quella sociale. ABC della psicologia sociale
Allport, 1954 “la psicologia sociale è l’indagine scientifica del modo in cui emozioni, pensieri e comportamenti
degli individui sono influenzati dalla presenza reale, immaginata o implicita di altri esseri umani.”
Esistono 3 principali modalità con le quali gli altri ci influenzano:
1. Reale: fa riferimento alla presenza fisica di un’altra persona
2. Immaginata: fa riferimento alla nostra capacità di pensare agli altri anche quando questi non sono
fisicamente di fronte a noi
3. Presenza implicita: fa riferimento al concetto di norme sociali (non siamo consapevoli del motivo di questi
comportamenti perché sono interiorizzati)
Un altro elemento fondamentale della definizione di Allport è l’espressione indagine scientifica la psicologia
sociale non è una disciplina umanistica nel senso tradizionale, ma utilizza il metodo scientifico per produrre
conoscenza. Ha una posizione particolare perché:
- Studia fenomeni vicini alla vita quotidiana
- L’oggetto di studio coincide con il soggetto che studia
A differenza della geologia o della fisica, dove il ricercatore studia oggetti esterni, in psicologia il ricercatore studia
individui come sé stesso; questa coincidenza può generare confusione tra conoscenza scientifica e conoscenza di
senso comune. Se guardiamo al senso comune, troviamo molte massime che ci aiutano a navigare nel mondo
sociale, interpretare gli eventi passati oppure tentare di prevedere come andranno le cose.
La psicologia sociale ha studiato in modo empirico gli effetti di inerzia e facilitazione sociale.
Effetto Dunning-Kruger meno sappiamo di una data materia e più saremo convinti delle nostre opinioni.
METODO SCIENTIFICO
1. Osservazione sistematica della realtà
2. TEORIA insieme di concetti e principi che spiegano un fenomeno
3. IPOTESI proposizioni che mettono in relazione due o più concetti tra di loro
4. Ricerca empirica (esperimenti)
5. RISULTATI confermano e smentiscono le ipotesi (in questo caso si perde fiducia nella teoria e si fanno
nuove ipotesi)
VANTAGGIO: chiunque può replicare le ricerche
PSICOLOGIA SOCIALE TRA LE DISCIPLINE SOCIALI E PSICOLOGICHE
1. Sociologia
Sono entrambe scienze sociali che studiano che studiano gli individui all’interno dei gruppi e società dove
vivono e si occupano spesso degli stessi fenomeni sociali.
La psicologia sociale fonda la sua analisi a livello dell’individuo (micro): indaga cioè come i pensieri, le
emozioni e i comportamenti della persona influenzino e siano influenzati dai gruppi sociali o dalla società di
appartenenza.
La sociologia invece si pone ad un livello di analisi più generale (macro): parte dallo studio della società
umana e dei gruppi che la compongono, andando ad indagare la loro formazione, struttura e possibili
cambiamenti.
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CAP.1 – INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA SOCIALE

La psicologia sociale è la disciplina che studia l’individuo in relazione agli altri. Si occupa di tematiche molto diverse tra loro: dallo studio delle folle e delle azioni collettive organizzate (come manifestazioni o movimenti sociali), ai fenomeni di aggressività fino ai comportamenti prosociali, cioè i comportamenti di aiuto. Il compito principale della psicologia sociale è cercare di predire come si sentiranno ( Affect , emozioni), come si comporteranno ( Behaviour , comportamento) e cosa penseranno ( Cognition , cognizione) degli esseri umani in un dato contesto sociale. L’interesse della disciplina è dunque posto sull’intersezione tra la dimensione individuale e quella sociale. → ABC della psicologia sociale Allport, 1954 → “la psicologia sociale è l’indagine scientifica del modo in cui emozioni, pensieri e comportamenti degli individui sono influenzati dalla presenza reale, immaginata o implicita di altri esseri umani.” Esistono 3 principali modalità con le quali gli altri ci influenzano:

  1. Reale : fa riferimento alla presenza fisica di un’altra persona
  2. Immaginata : fa riferimento alla nostra capacità di pensare agli altri anche quando questi non sono fisicamente di fronte a noi
  3. Presenza implicita : fa riferimento al concetto di norme sociali (non siamo consapevoli del motivo di questi comportamenti perché sono interiorizzati) Un altro elemento fondamentale della definizione di Allport è l’espressione indagine scientifica → la psicologia sociale non è una disciplina umanistica nel senso tradizionale, ma utilizza il metodo scientifico per produrre conoscenza. Ha una posizione particolare perché:
  • Studia fenomeni vicini alla vita quotidiana
  • L’oggetto di studio coincide con il soggetto che studia A differenza della geologia o della fisica, dove il ricercatore studia oggetti esterni, in psicologia il ricercatore studia individui come sé stesso; questa coincidenza può generare confusione tra conoscenza scientifica e conoscenza di senso comune. Se guardiamo al senso comune, troviamo molte massime che ci aiutano a navigare nel mondo sociale, interpretare gli eventi passati oppure tentare di prevedere come andranno le cose. La psicologia sociale ha studiato in modo empirico gli effetti di inerzia e facilitazione sociale. Effetto Dunning-Kruger → meno sappiamo di una data materia e più saremo convinti delle nostre opinioni. METODO SCIENTIFICO
  1. Osservazione sistematica della realtà
  2. TEORIA → insieme di concetti e principi che spiegano un fenomeno
  3. IPOTESI → proposizioni che mettono in relazione due o più concetti tra di loro
  4. Ricerca empirica (esperimenti)
  5. RISULTATI → confermano e smentiscono le ipotesi (in questo caso si perde fiducia nella teoria e si fanno nuove ipotesi) VANTAGGIO: chiunque può replicare le ricerche **PSICOLOGIA SOCIALE TRA LE DISCIPLINE SOCIALI E PSICOLOGICHE
  6. Sociologia** Sono entrambe scienze sociali che studiano che studiano gli individui all’interno dei gruppi e società dove vivono e si occupano spesso degli stessi fenomeni sociali. La psicologia sociale fonda la sua analisi a livello dell’individuo (micro): indaga cioè come i pensieri, le emozioni e i comportamenti della persona influenzino e siano influenzati dai gruppi sociali o dalla società di appartenenza. La sociologia invece si pone ad un livello di analisi più generale (macro): parte dallo studio della società umana e dei gruppi che la compongono, andando ad indagare la loro formazione, struttura e possibili cambiamenti.

2. Antropologia Differiscono per oggetto di studio e metodo: l’antropologia guarda a schemi di comportamento all’interno delle culture tramite metodologia descrittiva, mentre la psicologia sociale guarda l’influenza di fattori sociali sul comportamento attraverso le culture tramite metodologia quantitativa. 3. Psicologia cognitiva Studio della cognizione dell’essere umano e di tutti i processi che regolano la sua cognizione dell’ambiente esterno - Cognizione sociale - Misure implicite → strumenti usati dalla psicologia sociali per rivelare i pensieri o le emozioni delle persone in modo indiretto e spesso al di fuori della loro consapevolezza

  1. Neuropsicologia studia la relazione tra i processi neurobiologici e quelli cognitivi e comportamentali degli esseri umani - Neuroscienze sociali → studiare i meccanismi e le origini neurali di fenomeni studiati dalla psicologia sociale 5. Psicologia della personalità si occupa dello studio dei tratti individuali (caratteristiche di personalità) e processi psicologici interiori delle persone 6. Psicologia clinica si occupa dello studio dei processi psicologici disfunzionali o patologici delle persone, e le relative modalità di trattamento ORIGINI ED EVOLUZIONE 1864: CATTANEO utilizza per la prima volta il termine psicologia sociale in ambito scientifico in un articolo nella rivista “il politecnico”, dove esponeva la teoria delle menti associate, secondo cui le nuove idee determinanti per il progresso di una società emergono soltanto attraverso l'interazione tra le menti individuali. 1908 : vengono pubblicati i primi manuali della disciplina ad opera di MCDOUGALL e ROSS. 1897 : NORMAN TRIPLETT condusse uno studio empirico considerato da molti il primo esperimento di psicologia sociale: il suo obbiettivo era verificare l'effetto di coazione → quando le persone competono nello svolgimento di uno stesso compito, la loro prestazione individuale migliora. I risultati evidenziavano che quando i bambini svolgevano il compito con accanto un altro bambino, i tempi di esecuzione erano mediamente più brevi rispetto a quando lo svolgevano da soli, dimostrando dunque l'effetto di coazione. 1920 - 1930 : la psicologia sociale si afferma come disciplina nel contesto statunitense primi studi sugli atteggiamenti delle persone (1934, La Piere) e sulla formazione delle norme sociali (1936, Sherif) 1935, Lewin : teoria del campo → ciascun individuo è costantemente immerso in un campo di forze che agiscono contemporaneamente in direzioni talvolta opposte. In pratica, il comportamento di una persona non dipende solo da come è fatta, ma anche dall'ambiente in cui si trova in quel momento. Per Lewin, ogni individuo si muove dentro ad uno spazio vitale, cioè l'insieme di ciò che percepisce, le persone attorno a lui, gli obbiettivi, le pressioni sociali, le paure ed i desideri; questo insieme di fattori crea un campo di forze: alcune ti spingono verso qualcosa, altre ti allontanano. Il comportamento nasce dall'equilibrio di queste forze. Seconda guerra mondiale : studi sull'obbedienza all'autorità (1961, Milgram) e sul conformismo (1951, Asch) 1960 - 1970 : la psicologia sociale si afferma come disciplina nel contesto europeo. Studi sull'influenza sociale delle minoranze, studi sula categorizzazione sociale e sui gruppi minimi → stereotipi, pregiudizio. Attualmente questa disciplina sta vivendo una profonda crisi interna → crisi della replicabilità : una percentuale sorprendentemente alta di risultati riportati dalle riviste scientifiche non viene replicata in studi simili successivi. Inoltre, il coinvolgimento di soli partecipanti WEIRD compromette la validità esterna dei risultati ottenuti. Weird : rappresentativi soltanto del 12% della popolazione mondiale; persone provenienti da società occidentali (Western), con un livello di scolarizzazione alta (Educated), industrializzate (Industrialized), benestanti (Rich), e con sistemi democratici (Democratics). Un ulteriore aspetto su cui si stanno interrogando gli psicologi sociali riguarda la stabilità nel tempo dei processi

Svantaggi: bassa validità esterna → più un esperimento è controllato, meno è possibile estendere i risultati alla vita reale. Ex. Esperimento di Latane i partecipanti venivano bendati e indossavano delle cuffie. Lo sperimentatore li divideva in 2 gruppi: una metà doveva gridare in gruppo (così credevano), mentre l'altra metà ognuno per conto proprio → la presenza degli altri altera la nostra performance; più persone ci sono, meno ogni persona è produttiva ( inerzia sociale ) 2 motivi:

  • Coordinazione: per lavorare in gruppo bisogna coordinarsi
  • Motivazione: all'interno dei gruppi le persone si deindividuano e si impegnano meno ESPERIMENTI SUL CAMPO vantaggi: alta validità esterna → non sempre, dipende da quanto la manipolazione è compatibile, coerente con le condizioni di vita normali oppure crea delle situazioni anomale. Svantaggi: difficile controllo sule variabili confondenti, impossibilità di randomizzare, nessuna validità interna. Ex. Esperimento di Dutton e Aron dei partecipanti maschi vengono fermati da una sperimentatrice mentre attraversano un ponte traballante sospeso su un canyon oppure un ponte stabile su un fiumiciattolo → nella prima condizione gli uomini erano più attratti dalla ricercatrice rispetto alla seconda teoria del trasferimento dell'eccitazione : quando proviamo una forte attivazione fisica (cuore che batte più veloce, tensione, adrenalina,…), questa rimane nel corpo per un po'; se nel frattempo succede qualcos'altro, il nostro cervello può attribuire quell'attivazione alla nuova situazione, e quindi farci reagire in modo più intenso del normale.
  • Confusione → capita a volte che invece di manipolare solo una variabile indipendente se ne manipolino più che covariano, in questo modo è impossibile sapere qual è la causa dell'effetto osservato.
  • Caratteristiche della richiesta → informazioni dedotte dal contesto sperimentale che permettono al partecipante di intuire le ipotesi dello sperimentatore; per evitarlo si usa l'inganno.
  • Effetto dello sperimentatore → lo sperimentatore può influenzare il risultato dell’esperimento alterando il comportamento dei partecipanti; in questo caso si usa il metodo del doppio cieco. METODI DI RACCOLTA DEI DATI Self-report Tutte le misure che si basano sulla testimonianza diretta del partecipante alla ricerca. Vantaggi: si possono indagare una grande quantità di costrutti psicologici e sono particolarmente semplici ed economiche da implementare e somministrare Svantaggi: si tratta di metodiche particolarmente intrusive e distanti dall'effettivo comportamento delle persone; potrebbe essere controproducente per esempio indagare con questo metodo variabili come gli stati di attivazione fisiologica o il livello di attenzione. Archivio e tracce Si basano su dati raccolti precedentemente per scopi indipendenti da quelli dell'attuale ricerca. Vantaggi: i partecipanti non sanno di essere stati oggetto di una specifica ricerca, e rilevano variabili più vicine al comportamento effettivo. Inoltre, permettono di confrontare i cambiamenti nel comportamento sociale su un arco temporale piuttosto lungo. Svantaggi: molto spesso i ricercatori si devono accontentare di operalizzazioni di fortuna, che possono essere quindi piuttosto distanti da quello che si vuole effettivamente misurare. Osservazione Osservare e annotare ciò che la gente fa. Vantaggi: si accede direttamente al comportamento Svantaggi: la presenza del ricercatore in un certo contesto potrebbe alterarlo rendendolo poco rappresentativo di quello che avviene in realtà.

Misure psicofisiologiche Permettono di acquisire informazioni relative al substrato fisiologico dei processi psicologici. Vantaggi: permettono di studiare fenomeni automatici e difficilmente accessibili in altri modi Svantaggi: particolarmente intrusive, complessità di implementazione e costi di utilizzo, validità. Misure implicite Rilevano i pensieri, gli atteggiamenti e i sentimenti delle persone in modo indiretto.

  • studiare processi che potrebbero risultare misurati in modo distorto attraverso i self-report
  • si basano sui tempi di reazione e sugli effetti di facilitazione o interferenza cognitiva. ESISTE LA REALTÀ OGGETTIVA E POSSIAMO CONOSCERLA?
    • VISIONE HARD: il mondo è governato da leggi e meccanismi che possono essere conosciuti appieno tramite la ricerca scientifica. Il metodo sperimentale è quello ideale perché permette di comprendere le cause dei fenomeni e quindi le leggi che le regolano.
    • VISIONE SOFT: rappresenta una prospettiva parzialmente critica: sebbene esista una realtà esterna, essa può essere conosciuta solo in modo imperfetto e probabilistico. DOMANDE DI RIPASSO
    1. Quali sono gli elementi distintivi di una teoria?
    2. Cosa si intende per operalizzazione e a cosa serve?
    3. Cosa si intende per variabile indipendente e dipendente?
    4. Quali sono le 3 metodologie di ricerca e quali sono le caratteristiche di ciascuna?
    5. Quali sono i principali vantaggi e svantaggi degli esperimenti di laboratorio e sul campo?
    6. Quali sono i 3 possibili effetti indesiderati in un disegno sperimentale?
    7. Descrivere vantaggi e limiti dei tipi di misura.

CAP. 3 – LA COGNIZIONE SOCIALE

La cognizione sociale analizza l’individuo immerso nel contesto sociale alle prese con la raccolta, l’elaborazione e l’interpretazione di informazioni. Studia le strutture e i processi che permettono alle persone di pensare e dare un senso a sé stesse, agli altri e alle situazioni sociali. BREVE STORIA

  1. Ricercatore di coerenza (Festinger, 1957) Individuo alle prese con la risoluzione delle discrepanze percepite tra le proprie emozioni, cognizioni e comportamenti. DISSONANZA COGNITIVA: mancanza di equilibrio → pulsione negativa → motivazione a modificare la configurazione esistente
  2. Scienziato ingenuo (anni ’70) Gli individui sono concepiti come esseri razionali, alla ricerca di una spiegazione plausibile dei comportamenti delle persone e delle cause dei fenomeni sociali sulla base delle proprie capacità cognitive e delle informazioni a propria disposizione. STUDIO DI ATTRIBUZIONE CAUSALE: studio dei percorsi e delle strategie utilizzate dalle persone per spiegare causalmente eventi osservati nel proprio contesto sociale.
  3. Economizzatore di risorse cognitive (anni ’80) Gli esseri umani, dotati di risorse cognitive limitate e sotto pressione temporale, sono propensi all’utilizzo di processi rapidi e poco controllati. EURISTICHE DI PENSIERO: regole veloci che non richiedono eccessive risorse cognitive come i arginamenti logici; le usiamo ogni volta che possiamo.
  4. Stratega motivato (anni ’90) Gli individui utilizzano in maniera strategica i processi a loro disposizione, sia consapevoli che inconsapevoli, per raggiungere i loro obbiettivi. KRUGLANSKI → siamo pensatori flessibili, capaci di scegliere tra una strategia logica e razionale o una strategia veloce e intuitiva, sulla base di obbiettivi, motivazioni e bisogni correnti.
  • Richiede risorse cognitive: necessità di capacità di attenzione e concentrazione
  • Il suo funzionamento è compromesso quando le risorse cognitive non sono disponibili, ad esempio in situazioni di multitasking, stanchezza o distrazione, livelli di arousal molto bassi o livelli di attivazione molto alti
  • Non coglie tutte le informazioni che arricchiscono dal sistema percettivo, ma solo quelle che riescono ad avere un livello di attenzione sufficiente e che la persona ha risorse cognitive da dedicare
  • Gli stimoli subliminali vengono percepiti dal sistema impulsivo ma spesso non passano al sistema riflessivo, pur avendo un effetto sui processi di elaborazione Il sistema impulsivo opera sempre, anche in assenza di elevate capacità di attenzione, fornendo una modalità di base di funzionamento; è quindi più forte del sistema riflessivo, in quanto funziona in modo più indipendente dalle condizioni esterne e interne della persona. Il sistema riflessivo si può disattivare. Il sistema riflessivo opera sui contenuti attraverso regole sillogistiche (ragionamenti logici che partono da premesse per arrivare ad una conclusione necessaria). Una volta presa una decisione, si attiva il meccanismo dell’ intenzionalità , che permette di mettere in atto il comportamento immediatamente o di mettere in un cassetto la decisione per eseguirla nel momento opportuno. INTERAZIONE TRA I 2 SISTEMI INFLUENZA BIDIREZIONALE
  • Il sistema impulsivo influenza il sistema riflessivo. I contenuti su cui opera il sistema riflessivo provengono dal sistema impulsivo. Questo significa che i ragionamenti logici, pur creduti neutri e oggettivi, sono influenzati da fattori non sotto il controllo logico (frequenza e recenza delle attivazioni impulsive). Il pool di informazioni di partenza non è necessariamente bilanciato, esaustivo, valido o corretto.
  • Il sistema riflessivo influenza il sistema impulsivo. Quando si attiva un ragionamento, si immagina o si pianifica, queste operazioni pescano contenuti dal sistema impulsivo, alterando la frequenza dell’attivazione e la forza dei legami associativi. Pensare consapevolmente ad una cosa può modificare le associazioni mentali. CONGRUENZA E CONFLITTO
  • CONGRUENZA: se i 2 sistemi sono d’accordo (attivano schemi comportamentali congruenti), si genera una percezione di fluidità del comportamento, che viene eseguito senza grande sforzo cognitivo.
  • CONFLITTO: se i 2 sistemi non sono d’accordo, si genera un conflitto e uno dei due sistemi prevarrà sull’altro. FATTORI CHE DETERMINANO LA PREVALENZA DI UN SISTEMA
  • Risorse cognitive disponibili: se si è stanchi, stressati o distratti, il sistema impulsivo ha più probabilità di vincere. Al mattino, con più risorse, il sistema riflessivo può prevalere.
  • Motivazione: una forte motivazione può rafforzare il controllo del sistema riflessivo.
  • Informazioni disponibili: il livello di informazione posseduto può influenzare la decisione del sistema riflessivo
  • Forza dell’impulso: impulsi molto forti, specialmente in condizioni di deprivazione, possono sbilanciare a favore del sistema impulsivo. Le azioni compulsive sono determinate da associazioni mentali molto forti e radicate.
  • Emozioni: emozioni intense possono compromettere le risorse cognitive, impedendo al sistema riflessivo di concentrarsi e operare in modo sistematico.
  • Tempo: il sistema riflessivo ha bisogno di tempo per operare. Se il tempo a disposizione è pochissimo, prevale il sistema impulsivo. Questi fattori sono gli stessi che regolano l’interazione tra i 2 sistemi di pensiero, come visto nel modello dello stratega motivato.

LA FORMAZIONE DELLE IMPRESSIONI

Lo studio del processo di formazione di impressioni si occupa di comprendere come le persone sviluppano un giudizio sociale sugli altri partendo dai primissimi millisecondi della percezione, come lo perfezionano anche attraverso meccanismi più controllati ed elaborati e come, in alcuni casi, riescono ad aggiornarlo e modificarlo. La formazione di un’impressione è un processo di organizzazione in una struttura coerente di conoscenze delle informazioni relative ad un individuo, derivate sia da un’esperienza diretta o da un accesso diretto i dati sia attraverso inferenze legate al processo di tipo top-down. Effetto alone → si attribuiscono caratteristiche positive a partire dalla bellezza e dall’avvenenza delle persone. I ricercatori hanno indagato quali caratteristiche della struttura del volto siano associate a determinate inferenze sociali, variando sistematicamente dei tratti delle facce create al computer e chiedendo ai partecipanti di giudicare questi avatar sulla base di diverse dimensioni sociali. Hanno dimostrato che dopo solo 100 ms di esposizione ai volti, gli individui attribuiscono al target le caratteristiche sociali associate. MODELLO CONFIGURAZIONALE – SALOMON ASCH, 1946 (forming impressions of personality) Quando formuliamo un giudizio sociale sull’altro ci troviamo spesso ad elaborare diverse informazioni che riguardano il suo aspetto ma anche i suoi diversi comportamenti emersi in episodi e contesti sociali disparati → la formazione delle impressioni è guidata da un nucleo interpretativo e le diverse informazioni sono organizzate e unificate all’interno di configurazioni dotate di senso e non scomponibili. Alcuni tratti guidano maggiormente la nostra formazione delle impressioni (tratti centrali) rispetto ad altri (tratti periferici):

  • Tratti centrali : assumono un’influenza sproporzionata sulla formazione delle impressioni perché sono associati d un gran numero di altri tratti o caratteristiche nel sistema impulsivo. La loro presenza o assenza modifica moltissimo l’impressione finale.
  • Tratti periferici : sono collegati ad un numero minore di altri tratti o caratteristiche e hanno un’influenza meno decisiva sull’impressione. Ma come facciamo a stabilire quali tratti sono centrali? Esistono due dimensioni centrali della percezione sociale:
  • Calore : tutti quegli aspetti di una persona che rispecchiano amichevolezza, socievolezza, sincerità, buone intenzioni e fiducia
  • Competenza : attributi di intelligenza, abilità, capacità, creatività ed efficacia Quando entriamo in contatto con una persona sconosciuta, ci poniamo due domande fondamentali: è un amico o un nemico (calore); è in grado di mettere in atto le sue intenzioni? (competenza) Combinando le due dimensioni, si ottiene una matrice di reazioni:
  1. Calore alto + competenza alta → simpatia e rispetto
  2. Calore basso + competenza bassa → antipatia e mancanza di rispetto
  3. Calore alto + competenza bassa → simpatia ma mancanza di rispetto
  4. Calore basso + competenza alta → antipatia ma rispetto Tra calore e competenza, il calore è primario: è la prima cosa che percepiamo ed è la dimensione a cui diamo più importanza, a causa del suo grande valore per la sopravvivenza. EFFETTI DEL’ORDINE EFFETTO PRIMACY : le informazioni presentate per prime hanno un’influenza maggiore sulla formazione dell’impressione finale. È osservato molto più frequentemente. È determinato dall’attivazione di reti associative nel sistema impulsivo; queste prime associazioni influenzano il ragionamento successivo, e il sistema riflessivo opera su contenuti che sono arrivati in modo preponderante dal sistema impulsivo. Non sempre riusciamo a soppesare le informazioni attribuendo la stessa importanza a ciascun tratto.

EURISTICHE

Le euristiche indicano delle scorciatoie di pensiero, delle strategie nella risoluzione di problemi che si affidano all’intuito e allo stato temporaneo delle circostanze più che a processi controllati. L’uso di queste porta talvolta ad esiti non accurati o a veri e propri errori nel giudizio sociale.

  1. EURISTICA DELLA RAPPRESENTATIVITÀ → gli individui utilizzano scorciatoie di pensiero quando devono fare inferenze sulla probabilità che un certo evento o esemplare appartenga ad una categoria data.
  2. EURISTICA DELLA DISPONIBILITÀ → le persone tendono a giudicare più frequente o più probabili un certo evento o un dato esemplare sulla base della facilità con cui vengono alla mente esemplari o eventi simili. Questa euristica può avere numerose conseguenze nella vita quotidiana ed essere anche opportunatamente sfruttata per fini specifici.
  3. FALLACIA DELLO SCOMMETTITORE → il modello matematico-statistico vede nella legge dei grandi numeri uno dei suoi fondamenti teorici più importanti. Affinché la statistica inferenziale sia affidabile è importante che il campione estratto dalla popolazione di riferimento sia sufficientemente ampio. Gli studi hanno messo in evidenza come gli individui non riescano a tener presente gli assunti della legge dei grandi numeri nel corso del ragionamento probabilistico. TEORIE IMPLICITE DI PERSONALITÀ – Schneider, 1973 Alcuni tratti sono associati ad altri con minore o maggiore forza; la percezione nell’altro di una di queste caratteristiche presente nel nostro schema ci porta a fare delle inferenze circa la presenza degli attributi ad essa associati. Queste associazioni possono fondarsi su base semantica oppure su base valutativa (tratti positivi e tratti negativi tendono ad essere associati tra loro). I tratti analizzati possono essere collocati nello spazio definito da 2 dimensioni principali, la desiderabilità sociale e la desiderabilità intellettuale; tendono ad organizzarsi in gruppi, per cui caratteristiche viene tra loro saranno quelle più associate psicologicamente dagli individui. Oltre che dal contesto culturale, le nostre teorie implicite di personalità possono anche essere influenzate dalle nostre esperienze oltre che dalla percezione di noi stessi. INFERENZA CORRISPONDENTE Deduzione delle caratteristiche stabili di una persona (come il suo carattere o le sue intenzioni) a partire dal suo comportamento. Per spiegare un comportamento, si può far riferimento a 2 fattori:
  4. Fattore esterno , ambientale e situazionale
  5. Fattore interno , legato all’individuo Quando osservano un’azione, le persone commettono un errore fondamentale di attribuzione, o errore di corrispondenza, che consiste nell’attribuire le cause del comportamento a caratteristiche interiori e stabili dell’attore anche quando esistono altre possibili cause nel contesto in grado di fornire una valida spiegazione. Nonostante in letteratura si parli di errore, questo è un processo utile e altamente adattivo. Le persone hanno bisogno di costruire una rappresentazione della realtà sociale sufficientemente stabile e affidabile che permetta loro di fare anche delle previsioni sul comportamento futuro dell’attore. I fattori situazionali sono troppo mutevoli per permetterci di elaborare una spiegazione solida e durevole. L’osservazione di un comportamento genera un’inferenza corrispondente quando l’azione ha alcune caratteristiche particolari:
  • È percepita come libera ed intenzionale
  • È inaspettata, atipica, scarsamente desiderabile a livello sociale o non corrispondente al ruolo dell’attore
  • Ha effetti distintivi che non possono essere spiegati da altri fattori Quando assistiamo al comportamento degli altri, tendiamo a fare inferenza corrispondente e attribuire l’azione a disposizioni interne, mentre quando siamo noi a mettere in atto comportamenti siamo più propensi a spiegare i nostri atti riferendoci a fattori esterni → self-serving bias

BIAS DI CONFERMA

Tendenza a cercare, interpretare e ricordare informazioni in modo da confermare le proprie ipotesi o schemi preesistenti. Ci sono 3 meccanismi coinvolti:

  1. Quantità e tipo di informazioni ricercate : abbiamo una forte tendenza a cercare informazioni che supportino la nostra impressione iniziale (positive testing) ESPERIMENTO DI SCHNEIDER E SCHWANN Intervistatori divisi in 2 condizioni: ipotesi di estroversione o ipotesi di introversione per l’intervistato. Gli intervistatori ponevano più domande congruenti con la loro ipotesi. Non si chiedevano se l’ipotesi alternativa potesse essere valida. Se abbiamo uno schema attivo, cerchiamo informazioni congruenti.
  2. Interpretazione, ricordo e giudizio delle nuove informazioni : siamo ciechi di fronte alle informazioni falsificanti e sopravvalutiamo le informazioni a sostegno delle nostre ipotesi inziali CORRELAZIONE ILLUSORIA: la nostra capacità di distorcere le informazioni disponibili ci porta a percepire correlazioni tra eventi o caratteristiche anche quando non esistono o sono molto più deboli di quanto pensiamo. Cause:
  • Focalizzazione cognitiva: l’attenzione si concentra sulla presenza contemporanea delle due caratteristiche che confermano l’ipotesi. Si trascurano le celle di non-conferma.
  • distintività condivisa
  1. Risposta comportamentale : come dimostrato dall’esperimento di Schneider e Schwann, le videoregistrazioni delle interviste mostravano che gli intervistati venivano giudicati più estroversi nella condizione di estroversione e più introversi nella condizione di introversione. Questo conferma la profezia che si autoavvera : le domande poste dagli intervistatori inducevano gli intervistati ad assumere comportamenti che confermavano l’ipotesi iniziale. La qualità delle informazioni ricercate influenza le reazioni degli altri. CATEGORIZZAZIONE SOCIALE I processi di categorizzazione e di stereotipizzazione sono la base cognitiva su cui si erge il pregiudizio e la discriminazione verso gruppi diversi dal proprio. Sono meccanismi onnipresenti e inevitabili che agiscono in modo rapido e inconsapevole influenzando profondamente il nostro vivere sociale ma che sono anche estremamente utili e con un alto valore adattivo. Categorizzazione = si basa su un processo analogo di riduzione del molteplice l’unità, attraverso l’assimilazione in una stessa classe di componenti originariamente distinti tra loro. Può riguardare anche stimoli sociali → categorizzazione sociale = processo attraverso cui suddividiamo individui e gruppi sociali in classi sulla base di somiglianze percepite.
  • Si basa su un processo di astrazione (ci si dimentica dei dettagli peculiari e ci si concentra su quelli comuni) e di generalizzazione (tutti i membri di una categoria sociale hanno caratteristiche analoghe)
  • Risponde al principio di economia cognitiva
  • Funge da base per i processi inferenziali
  • Ci permette una risposta comportamentale rapida ed efficace basata su dei modelli di risposta Tuttavia, non è un processo neutro → produce delle distorsioni cognitive: PRINCIPIO DI ACCENTUAZIONE INTERCATEGORIALE: tendenza ad accentuare ed esagerare le differenze tra categorie diverse. PRINCIPIO DI ASSIMILAZIONE INTRACATEGORIALE: tendenza a percepire gli elementi appartenenti alla stessa categoria come più simili tra loro di quanto siano realmente.

Quando diventiamo autoconsapevoli tendiamo a confrontare il nostro comportamento con standard, valori e norme, e abbiamo maggiori probabilità di mantenere comportamenti coerenti con essi. Si distinguono 2 dimensioni:

  • Coscienza di sé privata → tendenza alla consapevolezza dei propri stati interiori (pensieri, emozioni, convinzioni). È associata a emozioni più intense, maggiore riflessione sui propri stati interni, forte ancoramento alle proprie convinzioni e comportamenti coerenti con le proprie idee. Le persone con elevata coscienza di sé privata possono essere più sensibili allo stress perché prestano molta attenzione ai propri stati interni.
  • Coscienza di sé pubblica → tendenza a concentrarsi sulla propria immagine pubblica, cioè su come si appare agli altri. Implica propensione a lasciare che le opinioni degli altri guidino i propri comportamenti, preoccupazione di fare una buona impressione, maggiore attenzione all'aspetto fisico, maggiore probabilità di aderire alle norme del gruppo e tendenza a giudicare gli altri sulla base dell'aspetto fisico. CONCETTO DI Sé: rappresentazione della conoscenza che possediamo su noi stessi, comprese: caratteristiche personali, abilità, valori, ruoli sociali, obbiettivi e convinzioni. Questa conoscenza è organizzata sotto forma di schemi di sé. SCHEMI DI Sé Strutture di conoscenza, generalizzazioni cognitive derivate da esperienze passate che organizzano in memoria e ordinano tutte le rappresentazioni che una persona ha dei propri attributi, caratteristiche e ruoli sociali.
  • MARKUS, 1977 Sono rappresentazioni centrali e relativamente stabili del sé.
  • Facilitano l'elaborazione delle informazioni riguardo al sé
  • Favoriscono il ricordo delle informazioni e degli episodi che ci hanno coinvolto
  • Guidano il nostro comportamento futuro
  • Orientano la nostra attenzione verso le informazioni coerenti con l'immagine che abbiamo di noi stessi TRATTI SCHEMATICI E ASCHEMATICI Tratti schematici → caratteristiche centrali per definire la propria identità. Tratti aschematici → caratteristiche per le quali una persona non ha un'idea precisa di dove si colloca e che quindi non sono centrali nella definizione del sé. EFFETTO DEL FALSO CONSENSO → tendenza a proiettare sugli altri le nostre opinioni, credenze e preferenze, credendo che siano condivise dalla maggior parte delle persone. SELF-ANCHORING BIAS → bias cognitivo per cui l'immagine dell'ingroup viene ancorata alla rappresentazione del sé, cioè utilizziamo noi stessi come punto di riferimento per descrivere il nostro gruppo fino a farlo somigliare alla nostra immagine personale. In pratica attribuiamo al gruppo le stesse caratteristiche che attribuiamo a noi stessi. MOTIVAZIONI DEL Sé I contenuti degli schemi di sé sono influenzati da alcune motivazioni fondamentali. AUTOVALUTAZIONE Motivazione a cercare nuove informazioni sul nostro conto per scoprire che tipo di persona siamo davvero e ottenere informazioni accurate sulle nostre capacità. AUTOVERIFICA Motivazione a ricercare informazioni che confermino ciò che già pensiamo di noi stessi, anche quando queste informazioni sono negative. AUTOACCRESCIMENTO Motivazione a sviluppare e mantenere un'immagine positiva di sé. TEORIA DELLA VERIFICA DEL Sé → sostiene che le persone cercano informazioni che confermino il proprio concetto di sé, perché la coerenza del sistema di conoscenze su di sé è psicologicamente importante. Anche chi possiede un concetto di sé negativo può cercare relazioni e situazioni che lo confermino.

STRATEGIE PER CREARE UN MONDO SOCIALE AUTO-CONFERMANTE

Secondo la teoria della verifica del sé, le persone possono utilizzare 3 strategie principali:

  1. Cercare e costruire relazioni che confermano il proprio concetto di sé e uscire dalle relazioni che non soddisfano questo bisogno.
  2. Comunicare attivamente il proprio concetto di sé agli altri, in modo che gli altri reagiscano coerentemente con questa immagine.
  3. Vedere conferme anche dove non esistono, reinterpretando le informazioni in modo coerente con l'immagine che abbiamo di noi stessi. STRATEGIE DI PROTEZIONE DEL Sé Quando la nostra motivazione è minacciata, utilizziamo diverse strategie per preservare un'immagine positiva di noi stessi.
  • Bias egocentrico : attribuire i propri successi a fattori interni e gli insuccessi a fattori esterni Ex. Partecipanti ad un test di intelligenza che ricevono un feedback negativo criticano il test, mettendone in dubbio la validità, piuttosto che accettare il risultato come indicativo delle proprie capacità.
  • Strategia di affermazione del sé : quando l'autostima è minacciata, si dirige l'attenzione su aspetti dell'identità non compromessi che forniscono un'immagine positiva Ex. Dopo un brutto voto in un esame, una persona potrebbe enfatizzare altre qualità positive.
  • Confronto verso il basso : confrontarsi con persone che si trovano in una condizione peggiore o che sono meno brave, al fine di rafforzare il proprio senso di sé Ex. dopo un esame con un risultato non ottimale, pensare a chi ha ottenuto un risultato peggiore per sentirsi meglio. Queste strategie contribuiscono al bisogno di auto accrescimento, che mira a mantenere una valutazione globalmente positiva di sé. AUTOSTIMA È la valutazione soggettiva di sé stessi, che per la maggior parte delle persone tende ad essere globalmente positiva. È influenzata da numerosi fattori, tra cui i risultati delle prestazioni e le relazioni precoci. L’autostima può essere considerata sia una variabile di tratto che una variabile di stato: Tratto : riflette caratteristiche relativamente durevoli e stabili che differenziano gli individui tra loro. Queste differenze sono relativamente stabili nel tempo e non si modificano facilmente. L'autostima di tratto rappresenta il livello base o tendenziale di autostima di una persona. Stato : riflette fluttuazioni temporanee nell'autostima che avvengono in risposta ad eventi specifici o situazioni diverse. Queste variazioni sono temporanee e avvengono attorno al livello di base. FUNZIONI EVOLUTIVE L'autostima sembra essersi evoluta perché svolge funzioni fondamentali per la sopravvivenza e il benessere: PROMOZIONE DEL BENESSERE PSICOLOGICO E FISICO
  • Studi mostrano un’associazione tra alta autostima e numerosi esiti positivi, tra cui migliori voti, minore depressione, minore vulnerabilità allo stress e maggiore longevità.
  • Le persone con alta autostima tendono ad essere più attive, proattive, ad avviare nuove relazioni, ad integrarsi meglio socialmente, a prendere l'iniziativa nei gruppi e a riprovare dopo un fallimento. SEGNALE RELAZIONALE (TEORIA SOCIOMETRICA DI LEARY)
  • L'autostima funziona come un sociometro, un sistema psicologico che segnala il nostro livello di accettazione sociale.
  • Un calo dell'autostima indica che il nostro comportamento potrebbe non essere in linea con le aspettative del gruppo e serve da campanello d'allarme per modificare tale comportamento e mantenere l’integrazione sociale.

Secondo la teoria dell'identità sociale e la teoria della capitalizzazione di sé , il concetto di sé è fluido:

  • processo di depersonalizzazione : quando ci si identifica con un gruppo, si tende a definire se stessi in termini delle caratteristiche stereotipiche del gruppo di appartenenza, piuttosto che delle proprie caratteristiche individuali uniche. Ci si considera più simili agli altri membri del proprio gruppo rispetto ai membri di altri gruppi.
  • Oscillazione tra identità personale e sociale : l'identità di una persona oscilla continuamente tra il polo dell'identità personale e il polo dell'identità sociale Questa prospettiva suggerisce che il concetto di sé è molto più flessibile e modificabile di quanto precedentemente ipotizzato, influenzato sia dalle interazioni individuali che dall'appartenenza a gruppi sociali. CONCETTO DI Sé FLUIDO Questa fluidità deriva da almeno 2 fattori principali:
  • Oscillazione tra poli di identità: il sé oscilla continuamente tra 2 poli principali, collocandosi in un punto intermedio. Questa posizione può avvicinarsi più ad un polo o all'altro, a seconda dei tipi di identità attivate.
  • Molteplicità delle identità sociali: gli individui possiedono un numero innumerevole di identità speciali diverse. Questo significa che molti e diversificati insiemi di identità possono essere attivati in diversi contesti. ESPERIMENTO DI TURNER Per dimostrare la natura fluida del concetto di sé, Turner condusse un esperimento. È importante notare che Turner non negava l'esistenza di aspetti stabili e coerenti della personalità. Piuttosto, sosteneva che la parte stabile del sé non fosse l'unico o necessariamente il concetto di sé predominante. La prospettiva della psicologia sociale enfatizza l'importanza di considerare l'identità sociale al pari dell'identità personale, non come un elemento secondario. IPOTESI L'ipotesi centrale dell’esperimento di Turner era che, quando l'identità sociale è saliente, gli uomini tenderebbero ad associarsi più parole legate all'indipendenza e meno alla dipendenza, indipendentemente dal loro schema personale. Al contrario, per le donne, si sarebbe verificato l'opposto: in un contesto di identità di genere saliente, si sarebbero definite come dipendenti, anche se a livello personale si consideravano indipendenti. Questo perché indipendenza e dipendenza sono categorie stereotipiche associate a uomini e donne in determinati contesti sociali. PROCEDURA SPERIMENTALE La procedura sperimentale seguita da Turner era simile a quella dell'esperimento di Marcus, ma con delle modifiche: 1 - Partecipanti: l'esperimento coinvolse 6 uomini e 3 donne. 2 - Compilazione delle scale: i partecipanti compilarono scale relative a tratti di indipendenza, dipendenza e aschematicità. 3 - Classificazione dei partecipanti: i partecipanti vennero classificati in base ai loro punteggi su queste scale, dividendoli in gruppi con punteggi compresi tra 8 e 11 tra 1 e 4 tra 5 e 7. 4 - Salienza dell'identità sociale: questo fu il passaggio cruciale che differenziava i 2 esperimenti; per rendere saliente l'identità sociale, i partecipanti vennero dividi in gruppi di 3
  • Omogeneità per schema personale e genere: all'interno di questi gruppi, i partecipanti erano omogenei sia per il loro schema personale, sia per il loro genere. Questo serviva a controllare gli effetti di interazione e conversazione tra persone con schemi diversi.
  • Discussione su temi di identità sociale: ai gruppi di uomini venne chiesto di discutere di termini associati all’identità maschile. Alle donne venne chiesto di discutere di termini associati all'identità femminile. Questi temi erano scelti perché considerati stereotipicamente maschili o femminili. 5 - Comito noi vs loro modificato: subito dopo la discussione, venne somministrata una versione modificata del compito. In questo caso, i partecipanti dovevano premere un tasto “noi” se ritenevano che gli aggettivi proiettati sullo schermo definissero la loro identità sociale di gruppo, e un tasto “loro” se non la definissero.

RISULTATI

  • Uomini: nel complesso, si attribuirono una proporzione maggiore di tratti legati all'indipendenza rispetto a quelli legati alla dipendenza.
  • Donne: si attribuirono una proporzione maggiore di tratti legati alla dipendenza rispetto a quelli legati all'indipendenza.
  • Assenza di effetto dello schema personale: un dato significativo fu che lo schema personale dei partecipanti non produsse effetti significativi sula loro auto-attribuzione di tratti quando l'identità sociale di genere era saliente. Questo suggerisce che l'identità sociale può prevalere sull'identità personale in determinate circostanze. INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI
  • Prevalenza dello stereotipo sociale: quando l'identità sociale è saliente, prevale lo stereotipo sociale nella definizione del sé. Gli individui tendono ad adottare le caratteristiche stereotipiche del gruppo di appartenenza, anche se queste differiscono dalla loro identità personale.
  • Fluidità del concetto di sé: questo risultato supporta l'idea della fluidità del concetto di sé. Le persone non sono rigidamente definite da un singolo set di caratteristiche, ma possono adattare la loro auto-percezione in base al contesto sociale.
  • Attivazione strategica delle identità: le persone possono attivare strategicamente le identità sociali che sono più funzionali in un dato momento o contesto, permettendo loro di enfatizzare aspetti dell'identità che ritengono utili.
  • Adattabilità ai contesti: gli individui sono altamente adattabili ai contesti sociali. La nostra identità può modificarsi a seconda dell'ambiente in cui ci troviamo. Questo adattamento è automatico e ci permette di navigare diverse situazioni sociali.
  • Differenza tra identità personale e sociale: l'esperimento dimostra che l'identità sociale può portare le persone a manifestare un'identità opposta alla propria identità personale. Ad esempio, un uomo che si definisce personalmente dipendente potrebbe auto-attribuirsi tratti di indipendenza quando l'identità sociale maschile è saliente. NASCITA DI STEREOTIPI E CORRELAZIONE ILLUSORIA Gli stereotipi possono essere appresi non solo dall'esperienza diretta, ma anche dai media e dal contesto culturale. Questo porta ad avere aspettative negative nei confronti di gruppi sociali che non si conoscono personalmente. CORRELAZIONE ILLUSORIA: questo fenomeno si verifica quando si percepisce una relazione tra due variabili che in realtà non esiste o è molto debole.
  • Informazione negativa e saliente : la correlazione illusoria è particolarmente potente quando l'informazione associata al gruppo è negativa, distintiva e saliente. Ad esempio, se un evento negativo associato ad un gruppo minoritario viene frequentemente riportato, si può sviluppare uno stereotipo negativo anche se la maggior parte dei membri di quel gruppo non ha quel comportamento.
  • Mancanza di informazioni dirette : la mancanza di esperienza diretta con un gruppo rende più probabile l'adesione a stereotipi basati su informazioni limitate o distorte, spesso amplificate dai media. TEORIA SULLE DISCREPANZE DEL Sé Secondo Higgins, ciascuno di noi possiede 3 tipi di schema di sé:
  1. Sé reale → riferito a come realmente siamo
  2. Sé ideale → rispecchia come vorremmo essere; è ben rappresentato dalle aspirazioni e dai desideri che l'individuo ha
  3. Sé normativo → relativo a come pensiamo che dovremmo essere; rappresentato dai doveri e dagli obblighi che l'individuo sente Higgins prese spunto dal modello teorico di Carver e Scheier; delinearono 2 sistemi motivazionali, questi due sistemi esplicavano le funzioni del sé, attraverso 2 ben distinti sistemi regolatori:
  • Di approccio → volto a mirare comportamenti di approccio al fine di ottenere esperienze piacevoli
  • Di evitamento → volto a inibire determinati comportamenti al fine di evitare potenziali esperienze spiacevoli
  1. Cosa afferma la teoria del confronto sociale?

CAP. 5 – GLI ATTEGGIAMENTI

In psicologia sociale, con il termine atteggiamento si intende una valutazione relativamente durevole di un oggetto, una persona, un evento o una situazione. La valutazione nei confronti dell’oggetto di atteggiamento si esprime con attributi quali positivo-negativo, buono-cattivo, piacevole-spiacevole. Non si intende una reazione momentanea o passeggera, ma una disposizione relativamente durevole o stabile nel corso del tempo, sebbene gli atteggiamenti possano modificarsi. ABC DEGLI ATTEGGIAMENTI L’atteggiamento è formato da 3 componenti:

  1. Reazione affettiva (affective component)
  2. Disposizione comportamentale (behavioural component)
  3. Insieme di credenze cognitive (cognitive component) Gli atteggiamenti possono essere precursori del comportamento, ma talvolta le persone esprimono i propri atteggiamenti o valutazioni attraverso il comportamento. Atteggiamenti espliciti → valutazioni deliberate e consapevoli, che si fondano su processi di pensiero di tipo riflessivo o controllato. Sono generalmente misurati attraverso scale di misura self-report Atteggiamenti impliciti → valutazioni automatiche e per lo più non consapevoli di un oggetto di atteggiamento e sono radicate nelle associazioni mentali immagazzinate nella memoria a lungo termine. Una volta attivati, possono influenzare il comportamento senza che la persona ne sia consapevole. Sono solitamente inferiti dalla performance in compiti di categorizzazione al computer, in termini di velocità delle risposte e/o di numero di errori. IMPLICIT ASSOCIATION TEST = si compone di 2 blocchi di prove, detti congruente ed incongruente; in ciascuna prova, il partecipante ha solo 2 tasti di risposta, destra e sinistra, per ricondurre una parola o immagine a una di quattro classi. L’assunto di base è che le persone siano più veloci a rispondere quando l’associazione tra due concetti è più forte. FORMAZIONE AUTOMATICA DEGLI ATTEGGIAMENTI CONDIZIONAMENTO CLASSICO E OPERANTE Il condizionamento classico è un processo di apprendimento nel quale uno stimolo neutro (stimolo condizionato) viene ripetutamente associato a uno stimolo in grado di suscitare una reazione affettiva positiva o negativa (stimolo incondizionato). In seguito all’associazione ripetuta, la valenza positiva o negativa dello stimolo incondizionato viene associata allo stimolo che inizialmente era neutro. Ha effetti più forti quando non vi è alcuna conoscenza dell’oggetto di atteggiamento o quando la conoscenza pregressa è assai limitata. Nel condizionamento operante, un comportamento viene rinforzato se è seguito da un premio o ricompensa e indebolito se seguito da una punizione. MERA ESPOSIZIONE L’esposizione ripetuta ad uno stimolo determina un atteggiamento più favorevole nei suoi confronti. ESPERIMENTO DI ZAJONC (1968) → presentò ai suoi partecipanti degli ideogrammi cinesi per un numero diverso di volte; lo studio era presentato come una ricerca sull’apprendimento di una lingua sconosciuta. Disse ai partecipanti che ciascun ideogramma esprimeva un aggettivo e che il loro compito era di indovinare se tali aggettivi avessero una connotazione positiva o negativa. L’effetto della mera esposizione è più forte quando siamo esposti ad un oggetto di atteggiamento inizialmente neutro o positivo.

OSSERVAZIONE DEL COMPORTAMENTO

È possibile che un atteggiamento si formi a partire dall’osservazione del nostro comportamento. Teoria dell’autopercezione di Bem = inferiamo i nostri atteggiamenti a partire dalle nostre azioni, ovvero attribuiamo un nostro comportamento ad una causa interna. Anche le nostre espressioni facciali possono suggerirci qual è il nostro atteggiamento nei confronti di un determinato oggetto o situazione, come indica l’ipotesi del feedback facciale. FORMAZIONE CONSAPEVOLE DEGLI ATTEGGIAMENTI Le persone possono anche formarsi atteggiamenti in modo consapevole, attraverso un’attenta riflessione su argomenti, oggetti, comportamenti che ritengono importanti. L’approccio funzionale indaga le ragioni per cui le persone sviluppano degli atteggiamenti; si formano perché svolgono delle funzioni psicologiche e soddisfano dei bisogni psicologici.

  1. Funzione utilitaristica → atteggiamenti che si sviluppano allo scopo di massimizzare le ricompense e minimizzare le perdite. Dipendono dall’utilità percepita dell’oggetto di atteggiamento.
  2. Funzione conoscitiva → atteggiamenti che permettono di rispondere al bisogno di conoscenza e di organizzazione delle informazioni. Consentono di conoscere le caratteristiche degli oggetti, di organizzare le conoscenze sui vari oggetti e sul mondo, e quindi di interpretare nuovi oggetti ed eventi.
  3. Funzione ego-difensiva → atteggiamenti sviluppati per protezione da minacce e pericoli esterni o da impulsi interni percepiti come inaccettabili. Permettono di ridurre l’ansia derivata da minacce interne ed esterne, preservando senso di sicurezza ed autostima.
  4. Funzione di espressione di valori → atteggiamenti che permettono di esprimere a sé stessi e agli altri i valori che sono centrali per il sé e di affermare la propria identità. GLI ATTEGGIAMENTI PREVEDONO IL COMPORTAMENTO? Per lungo tempo l’atteggiamento è stato considerato un valido predittore del comportamento. L’idea che i nostri atteggiamenti determinino i nostri comportamenti è piuttosto intuitiva. Negli anni ’30, il sociologo francese LAPIERE dimostra che la relazione tra atteggiamenti e comportamenti non è così diretta e lineare: OBBIETTIVO: studiare la relazione tra gli atteggiamenti di pregiudizio e comportamenti nei confronti discriminatori nei confronti dei cinesi. PARTECIPANTI: proprietari di diverse strutture negli Stati Uniti. PROCEDURA: lo sperimentatore assieme ad una coppia di cinesi chiedevano ospitalità ai proprietari delle diverse strutture (misura del comportamento). Successivamente, a distanza di circa un mese, i proprietari venivano ricontattati e indicavano se sarebbero stati disposti ad accettare persone cinesi nella loro struttura (misura dell’atteggiamento). RISULTATI: è emersa una forte discrepanza tra atteggiamento dichiarato e comportamento messo in atto. Il 92% dei partecipanti rispondeva che non sarebbe stato disposto ad ospitare una coppia cinese nella propria struttura (atteggiamento discriminatorio) ma solo in un caso su 250, il proprietario si era realmente rifiutato di accogliere la coppia cinese (comportamento non discriminatorio). Vi sono alcuni fattori che possono influenzare il grado di associazione tra comportamenti e atteggiamenti:
  • Specificità della misurazione: un atteggiamento può aiutarci a prevedere il comportamento quando tutti e due sono rilevati con lo stesso grado di specificità.
  • Principio di compatibilità : atteggiamento e comportamento si compongono di 4 elementi: azione, target, contesto, tempo. La corrispondenza tra atteggiamento e comportamento sarà massima quando entrambi sono misurati allo stesso livello di specificità, in relazione ad uno o più di questi 4 elementi.
  • Accessibilità dell’atteggiamento : grado in cui un atteggiamento è facilmente recuperabile dalla memoria e disponibile. Gli atteggiamenti maggiormente accessibili hanno una maggior capacità di influenzare i nostri comportamenti. Tra gli elementi che determinano l’accessibilità di un atteggiamento vi sono la frequenza dell’attivazione, attraverso l’esperienza diretta con l’oggetto di atteggiamento o attraverso la riflessione su un certo argomento, ma anche la forza dell’associazione tra oggetto e sua valutazione.