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Il Pessimismo di Schopenhauer: Volontà, Rappresentazione e il Mondo come Illusione, Schemi e mappe concettuali di Filosofia

appunti riassuntivi sulle lezioni riguardanti Schopenhauer

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 21/03/2023

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bennyy_ 🇮🇹

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Schopenhauer:
Conosceva molto bene Hegel, ma criticherà molto Hegel, lo chiama un
ciarlatano.
Secondo Schopenhauer il reale non è razionale, il contrario di ciò che
pensava Hegel. Critica di Hegel anche il fatto che la storia sia un
percorso provvidenziale, mentre lui la considera un teatro in cui ci sono
degli eventi tutti staccati l’uno dall’altro, i fatti non sono collegati,
accadono e basta. Nella filosofia di Schopenhauer c’è molto di Kant, del
romanticismo, c’è il pessimismo e c’è tantissima interpretazione della
filosofia Indiana/orientale.
L’opera più importante di Schopenhauer si chiama “il mondo come
volontà e rappresentazione”.
Per Schopenhauer tutto è corpo, non esistono le idee poiché non hanno
nessuna realtà concreta, tutto è materia, l’energia vitale è corpo.
Che cosa sono le idee quindi? Le idee sono delle rappresentazioni, (ecco
perché il titolo dell’opera “il mondo come volontà e rappresentazione”) le
idee sono dei fenomeni. Utilizzando la terminologia di Kant, Kant diceva
che le idee sono le forme a priori della conoscenza, spazio e tempo e
sono i fenomeni, che sarebbero le leggi della scienza per Kant e per Kant
la cosa in sé è il pensiero. Schopenhauer capovolge tutto ciò, poiché per
Schopenhauer i fenomeni sono rappresentazioni e sono semplicemente
delle illusioni, qualcosa di ingannevole, il mondo dell’apparenza lui lo
chiama utilizzando la terminologia orientale “il velo di Maya” (Maya era
una divinità della filosofia indiana, era una divinità che copriva il mondo
con un velo) ovvero un velo che nasconde la vera realtà delle cose,
un’illusione. E paragono questo ai maghi indiani che trasformano i
bastoni di legno in serpenti, pura illusione.
Che cos’è però il mondo come illusione?
Il mondo di Schopenhauer si regge su tre principi, e questi tre principi
nascono con l’uomo è muoiono con l’uomo, sono delle idee pensate
dall’uomo quindi non hanno una loro realtà al di fuori della mente
dell’uomo che li pensa (sono pure illusioni).
Questi principi sono: (quelle che per Kant erano le intuizioni fondamentali
delle cose, mentre per Schopenhauer sono delle rappresentazioni delle
illusioni)
lo spazio: l’uomo rappresenta lo spazio come qualcosa che è il
limitare del corpo, qualcosa all’interno del quale c’è il corpo, ma di fatto
lo spazio vero non so cos’è
Il tempo: per l’uomo è una successione ma noi non sappiamo se è
veramente così
La casualità: il principio di casualità secondo Schopenhauer è una
categoria sorretta dal principio di causa efficiente qualcosa che rende
conoscibile il mondo, ma è un’illusione perché non è detto che sia vero, è
così per l’uomo. È sorretto dal principio di causa efficiente nel senso che
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Schopenhauer:

Conosceva molto bene Hegel, ma criticherà molto Hegel, lo chiama un ciarlatano. Secondo Schopenhauer il reale non è razionale, il contrario di ciò che pensava Hegel. Critica di Hegel anche il fatto che la storia sia un percorso provvidenziale, mentre lui la considera un teatro in cui ci sono degli eventi tutti staccati l’uno dall’altro, i fatti non sono collegati, accadono e basta. Nella filosofia di Schopenhauer c’è molto di Kant, del romanticismo, c’è il pessimismo e c’è tantissima interpretazione della filosofia Indiana/orientale. L’opera più importante di Schopenhauer si chiama “il mondo come volontà e rappresentazione”. Per Schopenhauer tutto è corpo, non esistono le idee poiché non hanno nessuna realtà concreta, tutto è materia, l’energia vitale è corpo. Che cosa sono le idee quindi? Le idee sono delle rappresentazioni, (ecco perché il titolo dell’opera “il mondo come volontà e rappresentazione”) le idee sono dei fenomeni. Utilizzando la terminologia di Kant, Kant diceva che le idee sono le forme a priori della conoscenza, spazio e tempo e sono i fenomeni, che sarebbero le leggi della scienza per Kant e per Kant la cosa in sé è il pensiero. Schopenhauer capovolge tutto ciò, poiché per Schopenhauer i fenomeni sono rappresentazioni e sono semplicemente delle illusioni, qualcosa di ingannevole, il mondo dell’apparenza lui lo chiama utilizzando la terminologia orientale “il velo di Maya” (Maya era una divinità della filosofia indiana, era una divinità che copriva il mondo con un velo) ovvero un velo che nasconde la vera realtà delle cose, un’illusione. E paragono questo ai maghi indiani che trasformano i bastoni di legno in serpenti, pura illusione. Che cos’è però il mondo come illusione? Il mondo di Schopenhauer si regge su tre principi, e questi tre principi nascono con l’uomo è muoiono con l’uomo, sono delle idee pensate dall’uomo quindi non hanno una loro realtà al di fuori della mente dell’uomo che li pensa (sono pure illusioni). Questi principi sono: (quelle che per Kant erano le intuizioni fondamentali delle cose, mentre per Schopenhauer sono delle rappresentazioni delle illusioni) ⁃ lo spazio: l’uomo rappresenta lo spazio come qualcosa che è il limitare del corpo, qualcosa all’interno del quale c’è il corpo, ma di fatto lo spazio vero non so cos’è ⁃ Il tempo: per l’uomo è una successione ma noi non sappiamo se è veramente così ⁃ La casualità: il principio di casualità secondo Schopenhauer è una categoria sorretta dal principio di causa efficiente qualcosa che rende conoscibile il mondo, ma è un’illusione perché non è detto che sia vero, è così per l’uomo. È sorretto dal principio di causa efficiente nel senso che

ci deve essere almeno un motivo per cui le cose accadono e questo motivo è il principio di casualità. Questo principio nel mondo del divenire si traduce nella trasformazione (le cose sono effetti di cause). Anche la conoscenza si regge sul principio di casualità perché la conoscenza è un trarre delle conseguenze da delle premesse. Spiegato con un sillogismo avremo: se A è B e C è A, allora B è C; questa è un ricavare delle conseguenze da delle premesse, e questa è la conoscenza per l’uomo, non c’è una conoscenza vera. Il principio di casualità si manifesta anche nell’essere, l’essere per Schopenhauer è il ragionamento matematico, i principi della matematica (tra due punti passa una sola retta) e da questo principio si hanno le conseguenze. (Un ingegnere utilizza la matematica per costruire le case). L’ultima applicazione della casualità è nella morale, nell’azione dell’uomo, io agisco per un obbiettivo, l’azione è finalizzata al raggiungimento di un obiettivo, l’obiettivo è quindi la conseguenza dell’azione, indipendentemente dal fatto che questa azione sia buona o cattiva. Tutto questo per Schopenhauer è un mondo dell’apparenza, ovvero come l’uomo si rappresenta il mondo, perché la cosa in sé è qualcosa di irrazionale che non si può spiegare. E questo qualcosa inspiegabile è il corpo, la materia. Il corpo non è qualcosa di tangibile, è un principio irrazionale, nel senso che non si può ridurre a qualcosa di concreto. Il corpo è energia, è una pulsione che poi fa nascere qualcosa di concreto, un oggetto, e in quanto energia non è rappresentabile, non né causa, né spazio, né tempo. (Dall’imputato di mangiare nasce l’apparato digerente). Il principio è paragonabile al fuoco che arde all’interno della terra e che poi erutta, una forza (ovviamente non concreta, è energia) che si sprigiona. Per Schopenhauer il corpo, inteso come energia, è qualcosa di metafisicò, quindi è eterno, infinito e unico (come l’essere di Parmenide) e non può essere ridotto a nulla di concreto. Questo principio poi appare come corpo e non è più principio, ma si trasforma in fenomeno. Noi stessi nel nostro corpo siamo fenomeni visibili, pur provenendo da un fondamento unico che però non appare mai. Anche se ricordiamo che i corpi sono delle apparenze, non hanno nulla di vero, poiché il vero è il principio che li fa nascere. Schopenhauer chiama questo principio la VOLONTÀ. Volontà nel senso di qualcosa che vuole emergere, che vuole apparire, ma una volta apparsa diventa corpo e non è più volontà. La volontà incanalata nel nostro corpo sa di dover morire, da qui nasce il pessimismo di Schopenhauer. L’uomo è l’unico essere consapevole di morire, conosce la provvisorietà del suo essere e la volontà è frenata dalla consapevolezza di dover morire, e quindi per questo l’uomo vive nel PESSIMISMO. Mentre la volontà come principio in sé stessa è eterna, inconsapevole, irrazionale, essendo l’uomo consapevole è consapevole che morirà quindi la volontà nell’uomo c’è ma non é eterna e questa cosa fa soffrire l’uomo. Volontà nell’individuo significa consapevolezza di non essere eterni, anche se lo scopo della volontà è quella di non morire. Però l’uomo nonostante questo non vuole tornare nel principio, tornare nel principio vorrebbe dire

Sostiene che le cose sembrano frammentate e individualizzate. Tale apparenza è data tre categorie: spazio, tempo e causalità. Queste tre nel loro insieme costituiscono, appunto, il principio d’individuazione. Delle tre la categoria principale è lo spazio, che non è qualcosa di esistente, ma una proiezione dell’uomo sulle cose… IL PIACERE E IL DOLORE PER SCHOPENHAUER: Schopenhauer dice che la volta dell’uomo è come un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore. La noia è quando il dolore non c’è, è l’oscillare tra stati illusori (tra uno stato vero di dolore e uno stato illusorio di piacere) in cui si pensa che il piacere sia fondamentale, ma in realtà il piacere non è altro che una mancanza di dolore. Il piacere è qualcosa di momentaneo, è quando il desiderio raggiunge momentaneamente una soddisfazione di cui però non possiamo godere perché sappiamo che finirà. Per quanto riguarda il dolore, il dolore fisico è percepibile mentre quello psicologico è un’illusione. La vita è dolore fisico e spirituale intervallato da momenti illusori di piacere. L’amore invece per Schopenhauer si riduce all’atto sessuale, che non è piacere ma riproduzione (quindi una volontà cieca), oltre che uno stato illusorio di piacere. (Per Schopenhauer l’amore è quello della mantide de religiosa, si moltiplica moltiplicando il dolore e poi uccide il partner). Non ci sono emozioni. Ci sono però per Schopenhauer tre vie (illusorie) per abbandonare il dolore: La prima è la negazione della volontà individuale L’uomo per uscire da questo circolo vizioso (del dolore) può negare la propria volontà, ovvero non pensarsi come volontà. La stessa volontà è un’illusione perché è imbrigliata dal principio di individuazione, è un’illusione pensare che io abbia una mia volontà e che questa sia cosciente. Se io mi privo della mia volontà non desidero più nulla, perch se io desidero provo un piacere momentaneo che pero poi mi riporta ad uno stato di dolore, quindi è meglio non provare neanche il piacere momentaneo. Ci si può liberare della volontà in tre modi ⁃ attraverso l’arte: attraverso la bellezza dell’arte (anche questa illusoria) poiché ad esempio quando io guardo un’opera d’arte, mi stacco dalla bruttezza mondo e mi dimentico della mia volontà il che è positivo. La massima espressione dell’arte per Schopenhauer è la musica perché è priva di forme che quasi ci stordisce. (Non è come la droga, perché una persona si droga perché vorrebbe il concetto di migliore, non per dimenticare, e in questo modo non fa altro che affermare la propria volontà). La seconda via di liberazione dal dolore è l’amore inteso come pietà, il mettersi nei panni di chi sta soffrendo (per esempio dei senzatetto) L’ultima è il nirvana, che riprende dalla filosofia orientale ma reinterpreta in chiave cristiana. Interpretava l’annullamento della volontà come l’auto flagellarsi, il digiuno, il vivere nelle sofferenze. Ma il nirvana non è così.

Esempio: c’è un discepolo che va dal maestro e gli chiede cosa deve fare per raggiungere La Sapienza, e il maestro gli da un libro da leggere nel quale era contenuta La Sapienza. Il discepolo lo studia e poi ritorna dal maestro, che gli chiede se ha raggiunto lo stato di sapienza e il discepolo dice di si. Allora il maestro gli chiede di dimostrargli di aver raggiunto La Sapienza e allora il discepolo prende il libro e inizia a distruggerlo per poi buttarlo in un braciere. A questo punto il maestro ha uno scatto d’ira e il discepolo gli risponde con “ma che dici?” Dimostrandogli così di aver raggiunto La Sapienza, mente il maestro ha dimostrato di non averla raggiunta, il maestro era ancora succube delle sue volontà (della rabbia) mente e il discepolo si era liberato da queste. Come la vita è illusione anche la morte è illusione. Nel caso del suicidio è l’affermazione dell’illusoria pretesa della propria volontà. Ogni cosa del mondo è illusoria. La vera realtà, come corpo sono queste particelle che lottano dentro il corpo per sopraffarsi.