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Appunti storia contemporanea Bartolini, Appunti di Storia Contemporanea

Appunti del corso di storia contemporanea del Professor Bartolini divisi per lezioni dell'anno accademico 2021/2022

Tipologia: Appunti

2021/2022
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STORIA CONTEMPORANEA
Testi (A)dottati, (C)onsigliati
1. (A) Eric Vanhaute Introduzione alla World History il Mulino, Bologna,
2015 » Pagine/Capitoli: pp. 9-237
2. (A) F. Bartolini, B. Bonomo, A. Gagliardi L'Europa del Novecento. Una storia Carocci,
Roma, 2020 »Pagine/Capitoli: pp. 277-387
3. (A) Walter Panciera Insegnare storia nella scuola primaria e dell'infanzia Carocci,
Roma, 2016 »Pagine/Capitoli: pp. 11-90
4 moduli:
1. Definire cos’è la storia e le sue prospettive (approcci, metodologie come ad es. World History
ecc.)
2. Grandi questioni che attraversano la storia dall’antichità fino al presente (es. migrazioni,
ecologia, tecnologia, campagne e città, organizzazioni politiche, ascesa dell’occidente)
3. Esame parziale su metà programma (facoltativo, il voto può essere rifiutato) à 3 ore, 3
domande aperte (26 ottobre 2022 ore 8:00 al posto della lezione)
4. Storia dell’Europa contemporanea (com’è cambiata l’Europa dagli anni ’70 ad oggi, guerra
fredda, collasso dell’Europa comunista, fine dell’Unione Sovietica, trasformazioni culturali e
sociali)
5. Tema dello sviluppo delle competenze di storia (indicazioni nazionali, insegnamento della storia
alla scuola primaria, publuc history, musei didattici ecc.)
MODULO 1
LEZIONE 1 – 28.09.2022
Passato e storia: il passato è un dato non modificabile, eppure la storia come ricostruzione dei fatti
continua a cambiare. Ciò nasce dal fatto che la storia è un’analisi del passato alla luce del presente
à legame continuo tra passato e presente. Cambiano le domande che nel corso del tempo ci
facciamo sul passato, perché si decide a volte di concentrarsi più su alcuni aspetti che in quel
momento sembrano più significativi. Quindi in base a varie ere storiche la storia e l’analisi del
passato cambia. Fare storia significa adottare un metodo nella ricostruzione del passato e porsi delle
domande che per noi sono fondamentali per capire il presente e verso quale futuro stiamo andando.
La ricerca storica, quindi, evolve e ha un progresso con il passare del tempo. La rivoluzione francese,
ad esempio, un secolo fa veniva vista in un certo modo, mentre oggi in un altro à cambiano le
priorità. Negli ultimi decenni si è fatto un grosso sforzo per tentare di riconnettere i tempi
dell’umanità con il passato dell’universo (es. oggi gli storici si occupano della questione ambientale
a causa del forte cambiamento climatico).
Questione del riflettere su una visione che ha posto sempre l’uomo al centro delle ricerche, ma
l’uomo non è stato sempre all’apice dell’evoluzione. In base a ciò si è arrivati a riflettere sul tema
del rispetto di tutti gli esseri viventi à ad oggi l’impatto dell’uomo sull’ambiente è talmente
importante che forse l’uomo sta ponendo le basi per la sua stessa estinzione.
Nell’approccio della World History c’è una periodizzazione storica atipica, ovvero si parla per grandi
periodizzazioni come l’era dei raccoglitori e cacciatori (prima dell’agricoltura organizzata), l’era della
rivoluzione agricola (dal 10000 a.C. circa alla metà del 18esimo secolo), la scoperta dell’America
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STORIA CONTEMPORANEA

Testi (A)dottati, (C)onsigliati

  • 1. (A) Eric Vanhaute Introduzione alla World History il Mulino, Bologna, 2015 » Pagine/Capitoli: pp. 9- 237
  • 2. (A) F. Bartolini, B. Bonomo, A. Gagliardi L'Europa del Novecento. Una storia Carocci, Roma, 2020 » Pagine/Capitoli: pp. 277- 387
  • 3. (A) Walter Panciera Insegnare storia nella scuola primaria e dell'infanzia Carocci, Roma, 2016 » Pagine/Capitoli: pp. 11- 90 4 moduli:
    1. Definire cos’è la storia e le sue prospettive (approcci, metodologie come ad es. World History ecc.)
    2. Grandi questioni che attraversano la storia dall’antichità fino al presente (es. migrazioni, ecologia, tecnologia, campagne e città, organizzazioni politiche, ascesa dell’occidente)
    3. Esame parziale su metà programma (facoltativo, il voto può essere rifiutato) à 3 ore, 3 domande aperte (26 ottobre 2022 ore 8:00 al posto della lezione)
    4. Storia dell’Europa contemporanea (com’è cambiata l’Europa dagli anni ’70 ad oggi, guerra fredda, collasso dell’Europa comunista, fine dell’Unione Sovietica, trasformazioni culturali e sociali)
    5. Tema dello sviluppo delle competenze di storia (indicazioni nazionali, insegnamento della storia alla scuola primaria, publuc history, musei didattici ecc.) MODULO 1 LEZIONE 1 – 28.09.202 2 Passato e storia: il passato è un dato non modificabile, eppure la storia come ricostruzione dei fatti continua a cambiare. Ciò nasce dal fatto che la storia è un’analisi del passato alla luce del presente à legame continuo tra passato e presente. Cambiano le domande che nel corso del tempo ci facciamo sul passato, perché si decide a volte di concentrarsi più su alcuni aspetti che in quel momento sembrano più significativi. Quindi in base a varie ere storiche la storia e l’analisi del passato cambia. Fare storia significa adottare un metodo nella ricostruzione del passato e porsi delle domande che per noi sono fondamentali per capire il presente e verso quale futuro stiamo andando. La ricerca storica, quindi, evolve e ha un progresso con il passare del tempo. La rivoluzione francese, ad esempio, un secolo fa veniva vista in un certo modo, mentre oggi in un altro à cambiano le priorità. Negli ultimi decenni si è fatto un grosso sforzo per tentare di riconnettere i tempi dell’umanità con il passato dell’universo (es. oggi gli storici si occupano della questione ambientale a causa del forte cambiamento climatico). Questione del riflettere su una visione che ha posto sempre l’uomo al centro delle ricerche, ma l’uomo non è stato sempre all’apice dell’evoluzione. In base a ciò si è arrivati a riflettere sul tema del rispetto di tutti gli esseri viventi à ad oggi l’impatto dell’uomo sull’ambiente è talmente importante che forse l’uomo sta ponendo le basi per la sua stessa estinzione. Nell’approccio della World History c’è una periodizzazione storica atipica, ovvero si parla per grandi periodizzazioni come l’era dei raccoglitori e cacciatori (prima dell’agricoltura organizzata), l’era della rivoluzione agricola (dal 10000 a.C. circa alla metà del 18esimo secolo), la scoperta dell’America

(cambia l’assetto del mondo à l’Europa si connette on l’America), la modernità (dalla prima Rivoluzione industriale ad oggi con l’ingresso del mondo digitale). Le origini dell’indagine storica: necessità fin dall’antichità di tener traccia del passato per tener memoria di alcune questioni ritenute importanti. I due padri fondatori sono Erodote e Tucidite, che si pongono il problema non solo di registrare gli eventi, ma anche di capire le cause che li hanno scatenati. Inoltre inizia ad emergere il concetto di storia come un racconto di cui si hanno delle testimonianze e delle prove. Tutti gli elementi di fantasia, che non possono essere dimostrati, non possono essere utilizzati come fatti di una ricostruzione storica, al massimo possono essere considerati come ipotesi o come possibilità, non come certezze. Tucidide era molto interessato alle questioni politiche, mentre Erodoto era molto attento anche all’ambiente e ai contesti sociali e culturali à questi due diversi approcci sono ancora oggi caratterizzanti della ricerca storica. La storia, quindi, può essere considerata una ricostruzione “selettiva” del passato, il docente o lo storico è consapevole di trattare solo alcuni aspetti di un determinato evento perchè quei determinati aspetti son funzionali a ciò che si vuole approfondire. Storia = memoria? No. La storia svolge una funzione critica della memoria (in cui spesso incidono le proprie emozioni ed entra in gioco la soggettività). La memoria viene usata dagli storici in due modi:

  • fonte da usare con approccio critico;
  • diventa oggetto di indagine storica soprattutto la memoria collettiva di intere comunità (es. memorie familiari, ma anche le memorie conflittuali come le stragi compiute durante la Seconda Guerra Mondiale: alcuni accusano i partigiani che hanno provocato la reazione dei nazisti, altri ricordano che in realtà i partigiani hanno cercato di difendere la loro comunità). Il metodo storico: la ricostruzione per essere chiamata storia deve essere caratterizzata da un preciso metodo.
  1. ricerca delle fonti e delle testimonianze per arrivare ad una ricostruzione storica il più possibile oggettiva. Fonte: traccia del passato, non solo documenti scritti, ma anche oggetti (es. reperti archeologici come opere d’arte, vasi, materiali usati), fonti iconografiche, romanzi ecc.
  2. atteggiamento critico dello storico, non basta raccogliere le fonti, ma queste devono essere decostruite:
  • prima fase à decifrare
  • seconda fase à capire le informazioni
  • terza fase à porsi il problema dell’autenticità della fonte (es. il documento è falso? Se è falso per quale motivo è stato prodotto? Chi aveva interesse a creare un documento falso? à il falso stesso diventa una fonte per ciò che sto indagando)
  • quarta fase: capire quanto la fonte, l’informazione è attendibile. Si devono confrontare fonti di natura diversa che riguardano lo stesso fenomeno per capire se coincidono le informazioni. Jaques Le Goff dice: “Il documento è monumento. È il risultato dello sforzo compiuto dalle società per imporre al futuro – nolenti o dolenti – quella data immagine di se stesse. Al limite, non esiste un documento-verità”.
  1. linguaggio della storia, è un linguaggio comune, ma anche la storia ha dei termini tecnici, che spesso derivano da un gergo politico, come “imperialismo”, “dittatura”, “autoritarismo” ecc. Nell’insegnamento della storia alcune parole devono essere utilizzate in senso proprio (es. cultura e civiltà nel linguaggio di tutti i giorni possono essere utilizzate indistintamente, ma in un discorso storico no).

creati da soli non usando la ragione e la razionalità – Kant). L’Illuminismo crede profondamente nel progresso e questo è un concetto fondamentale per la storia. Con il passare del tempo e usando la ragione si spera che il futuro sia sempre migliore del passato. Prima dell’Illuminismo accadeva esattamente il contrario: si credeva in un passato idealizzato che si andava via via sempre più degradando (età dell’oro). Nell’età dei lumi inizia anche il processo di laicizzazione della storia. Nelle epoche prima, infatti, la religione cristiana condizionava molto questa disciplina (si aspetta il giudizio universale che può arrivare in qualsiasi momento à esiste il presente e poi l’eternità). Il concetto di progresso costruisce una linea che connette passato presente e futuro, cioè una linea del tempo. Non c’è più una visione circolare come quella cristiana. Successivamente prende avvio l’età romantica, in cui vengono esaltati i sentimenti a discapito della ragione, si guarda al passato e alla tradizione, e lo storico romantico inizia a ricoprire un ruolo ancora più importante rispetto allo storico illuminista. Tutto ciò perché si vuole andare ad indagare le origini delle varie comunità e i caratteri identitari della società, abbandonando il concetto di cosmopolitismo. Nel corso dell’ cambia anche il concetto di Nazione: prima indicava semplicemente il luogo di nascita, poi diventa un concetto politico. In quest’ottica il passato è l’origine del destino politico della nazione. L’800 si può definire il secolo della storia che diventa asse portante del sistema educativo. Nello stesso periodo la storia inizia ad entrare nelle università e lo storico diventa una figura professionale e accademica. La sua funzione, però, era una sorta di sostenitore delle istituzioni politiche, dando un senso alle vicende politiche come le guerre. Questa concezione di storia e storico inizia ad entrare in crisi verso la metà del ‘900, quando emerge la storiografia delle Annales. La rivoluzione delle Annales à gli storici della prima metà del ‘900 sostenevano che la storia non era una semplice successione di eventi, ma sentono la necessità di occuparsi delle strutture politiche e dell’economia, dei modelli di sistemi di produzione agricola e industriale, del modo di pensare della società a loro contemporanea. Non basta più concentrarsi sulle questioni politiche e trovare delle giustificazioni a queste. All’inizio questo pensiero viene rifiutato da molti storici e per questo inizia a prendere piede solo intorno agli anni ’50 del Novecento, quando la storia inizia a specializzarsi e ad occuparsi di questioni mai affrontate precedentemente. Le specializzazioni della storia

  1. STORIA POLITICA: è la dimensione originaria della storia. La storia nasce per raccontare le istituzioni, i governi, le guerre, le rivoluzioni, in generale la politica del tempo (già da Tucidide). Questo modo di raccontare il passato è ancora uno dei modi più diffusi. Si deve, però, provare a scandagliare cosa significa l’esperienza della politica nella vita delle persone, come sono stati vissuti, che effetto hanno avuto nell’evoluzione di una società, come la politica cambia il mondo. Un primo punto che è cambiato dagli anni 80 è stato il modo di intendere e studiare la nazione. A lungo si è immaginato che il nazionalismo fosse destinato a estinguersi, era un discorso indebolito dopo la seconda guerra mondiale perchè le due guerre era l’esito dello scontro di un nazionalismo esasperato. L’idea di nazione era scontata, gli storici non si occupavano di come era cambiata nel corso nel tempo e che significato avesse, la nazione era un concetto naturale (siamo italiani perchè siamo in Italia e parliamo italiano). Nel corso degli anni’80 inizia a svilupparsi un processo di decostruzione del concetto di Nazione à idea di nazione come patria, come condivisione di un legame biologico e culturale. Questa idea, però, ha la necessità di trovare una propria legittimazione nel passato. Gli storici iniziano a mettere in dubbio questo concetto e si accorgono che fosse possibile parlare di un’invenzione della tradizione, ovvero si prendono degli elementi e si fanno risalire a tempi antichissimi quando non è così. Ciò mette in risalto l’importanza della dimensione simbolica della politica. Per tale motivo gli storici iniziano a concentrarsi su come si è costruito il concetto di “nazione”: prima era così e basta, ora ci si pone delle domande e si va a capire come è

nato e come si è sviluppato. Nel nostro Paese molto importante era anche lo studio dei movimenti e dei partiti politici, ma ad oggi non può bastare sapere semplicemente la storia del partito in sè, ma serve sapere come è stata vissuta, ad esempio, la cultura comunista o cosa significava effettivamente essere democristiani. Non bastano solamente i programmi elettorali come fonti, ma si deve andare a cercare e leggere diari privati, simbologie, manifestazioni. La storia della politica, quindi, soprattutto all’interno della società di massa, ha cambiato radicalmente il proprio modo di procedere e indagare.

  1. STORIA ECONOMICA: nasce con l’economia politica alla fine del ‘700 dagli studi di Smith sulle cause della ricchezza delle Nazioni. Da qui nasce un interesse per una disciplina nuova, l’economia, che poi diventerà un asse portante per lo studio delle vicende del presente e del passato. Per lo sviluppo della storia economica un ruolo fondamentale lo ha avuto il marxismo (reazione alle teorie di Hegel). Marx inizia a sviluppare una forte critica nei confronti dell’idealismo che ribalta un modo di osservare la realtà sia dal presente che dal passato. Lui parla di struttura e sovrastruttura: la prima riguarda i proprietari dei mezzi di produzione, chi dà lavoro e i proletari, le seconde invece riguardano la politica. Parla anche di lotta di classe, alla fine della quale si arriva ad avere una rivoluzione nella quale vincerà il proletariato, che instaurerà un breve periodo di dittatura che ha come fine una società senza classi (sotto alcuni aspetti si avvicina alla visione cristiana: da una parte il giudizio universale per vivere nella pace, dall’altra una società senza ingiustizie a seguito di una rivoluzione). Il marxismo, ancora oggi, rappresenta un importante filone per lo studio della storia e del presente, soprattutto per quanto riguarda la storia economica. Oltre al problema del conflitto di classe, Marx fa emergere anche i concetti di sviluppo e sottosviluppo che ancora oggi è una questione aperta: perché l’Europa si sviluppa di più rispetto al resto del mondo? Esiste davvero l’occidente e l’oriente? Per quanto riguarda il capitalismo, esso è al centro di un dibattito .........
  2. LA STORIA SOCIALE: dal ‘900 in poi la storia ha iniziato ad avvicinarsi sempre di più alle scienze sociali. Lo scopo degli storici era quello di studiare e parlare delle società passate usando categorie e strumenti usati per le società del presente. Inizia a prendere piede il concetto di identità, utilizzato già in psicologia e in antropologia. Soprattutto dopo la Rivoluzione delle Annales, si inizia a diffondere l’idea che la storia darebbe dovuta essere una disciplina n-dimensioni, ovvero che include tutto e perciò doveva usare categorie e linguaggi anche di altre discipline. La storia sociale si sviluppa soprattutto con Weber. In questo periodo si verificano grandi trasformazioni sociali (movimenti femministi ad esempio). Ceto non è uguale a classe.
  • Ceto: forma di distinzione giuridica (fino alla Riv. Francese, ad esempio il ceto di nobili che indicava un preciso gruppo di persone con dei precisi diritti e doveri) e culturale (dall’avvento della società di massa). Oggi indica una posizione che è data da delle convenzioni culturali, ma non indica distinzioni nette (i poveri e i ricchi hanno stessi diritti e doveri).
  • Classe: riguarda il posto che si occupa all0interno del sistema produttivo ed economico. Gli storici sociali si ponevano come obiettivo quello di raccontare la storia dal basso, raccontando tradizioni folcloristiche, tradizioni popolari, storie di vita quotidiana, sia attraverso metodi quantitativi che qualitativi.
  1. STORIA CULTURALE: tra le specializzazioni più recenti. Questo tipo di storia parla della storia delle idee, delle ideologie e delle mentalità. Ad esempio indagare su come le società occidentali hanno sviluppato e modificato il concetto di morte.

La World History è una disciplina autonoma? Alcuni dicono di sì perché ha una propria metodologia, mentre alti la considerano solamente una branca della storia. Non è possibile capire cosa è successo nel passato se non si adotta una visione globale. L’approccio teorico pone delle questioni, innanzitutto non è possibile capire cosa è successo del passato se non adottiamo una visione globale. La storia di macerata può essere immaginata facendola con un approccio mondali, mi pongo delle domande tenendo conto del contesto del mondo. Come si è sviluppata macerata? In che contesto? Che influenze ha subito? Perchè devo pormi la domanda globale?

  • indagare qualcosa rinunciando all’etnocentrismo, ossia indagare non solo il nostro passato ma anche quello del contesto globale. A lungo la storia è stata vista dal punto di vista dell’Europa, usiamo le altre civiltà solo quando entrano in contatto con noi e parliamo di colonialismo, imperialismo… è difficile ricostruire il passato senza un punto di vista, ma dobbiamo essere consapevoli che quello che osserviamo dal nostro punto di vista può essere osservato anche da un altro punto di vista. E’ difficile avvalorare l’idea di una storia mondiale che non è consapevole del suo etnocentrismo. Questa esigenza nasce da una sorta di democratizzazione degli studi storici. Negli ultimi 60 anni la disciplina storica era concentrata nel mondo occidentale, i centri erano in nord America, la lingua tra le comunità scientifiche era inglese, era poco internazionalizzata rispetto alla fisica, gli storici non erano interessati a dialogare con altri storici che si occupavano di storie nazionali. Qualcosa è cambiato quando è venuto meno ulteriormente il predominio europeo, ad esempio con la fine degli impero coloniali a fine anni ’70. La decolonizzazione cambia anche la percezione del passato. Cominciano a svilupparsi storiografie in modo diverso del mondo occidentale: studi post coloniali. L’idea è che il colonialismo non è finito, ma sopravvive come mentalità, approccio, condizionamento sui modi di intendere altre civiltà. Gli storici post coloniali hanno criticato alcuni assunti della storia eurocentrica e insieme alla globalizzazione hanno imposto la necessità di una storia globale. La word history non è la storia della globalizzazione, ma può occuparsi della storia della globalizzazione. E’ un approccio globale in una prospettiva mondiale a qualsiasi fenomeno del passato. Parole chiave della word history:
  • Storia del passato tramite analisi di comunità.
  • Necessità di comparare percorsi storici di diverse comunità—> è difficile studiare qualcosa del passato se non lo compariamo a nulla
  • Tema della connessione —> la vera novità della word history è che pone l’attenzione sulla dimensione degli scambi, mentre prima eravamo interessati alle singole società. Questo perchè nella connessione capiamo meglio ciò che accade
  • Idea del sistema —> è una connessione di alcuni elementi. La teoria del sistema prevede che un conto è analizzare un elemento del sistema separato e un conto è vedere come funziona nel sistema. Il sistema cambia gli elementi, perchè nel sistema lo metto in relazione con altri elementi.
  • tenere sempre conto dell’interazione tra comunità umane e ambiente ecologico —> pone il problema dell’importanza dello spazio, dell’ambiente. Riusciamo a capire la storia dell’umanità s non teniamo conto dell’ambiente in cui si è svolta? Stiamo parlando di evoluzione biologica degli ambienti, che hanno una loro storia da connettere a quella dell’umanità. La metodologia Tutto questo ci porta alla necessità di ricavare alcuni momenti chiave:
  • questione della comparazione: strumento per cogliere similitudini e differenze. Parte dall’assunto che tutte le società hanno caratteristiche di base comuni come l’economia, strutture politiche. strutture di relazioni sociali e di genere, modelli di orientamento nella vita culturale, sistemi riproduttivi demografici e familiari. Dobbiamo capire cosa c’è sotto gli eventi che sono manifestazioni di fenomeni molto profondi. Il problema è come rispondono le varie comunità alle questioni che emergono nell’evoluzione delle società, come reagiscono e si adattano ai cambiamenti.
  • connessione come modalità di scambio e ibridazione —> capire noi come risulto di scambi e ibridazioni. Nessune società si sviluppa in isolamento. L’idea di sistema è l’idea che l’interconnessione abbia la capacità di trasformare. Posso dire che la società mondiale è una rete e quindi siamo in connessione ma questo non dà l’idea dei rapporti di forza, ad esempio che il nodo degli Usa è più forte dell’Angola. Può dar l’idea di un mondo pacificato, è fuorviante. L’idea di rete funziona peggio che quella di sistema, che invece prevede nodi con più influenza rispetto a altri.
  • costruzione dello spazio —> se prima non ci si rifletteva, oggi il problema è giustificare che scala geografica sto adottando. Gli storici sono più sensibili alle questioni spaziale.
  • periodizzazioni —> devono essere pensato in relazione a specifiche culture, non ha senso parlare di medioevo per l’africa. Il problema di fondo è ricostruire categorie di peridiozizazione non solo in funzione dei temi ma anche immaginare forme di periodizzazioni più funzionali per comprendere l’evoluzione delle società umane in un contesto mondiale. Ad esempio in una periodizzazione non si usa a.C. e d.C., si evita di imporre una visione occidentale cristiano centrica, si cerca di eliminare qualsiasi forma di etnocentrismo. Si usa “prima dell’era volgare” e “dopo dell’era volgare”. Parole chiave Comunità Comparazione: comparare percorsi storici di diverse comunità. Connessione: tema più importante, perché la vera novità della World History è che pone l’attenzione sugli scambi, mentre prima si era interessati alle singole comunità o società. Sistema: connessione di alcuni elementi. La teoria del sistema prevede che un conto è analizzare un elemento del sistema separato da tutto il resto, un altro è studiare lo stesso elemento all’interno del sistema. Se isolato l’elemento avrà delle caratteristiche, all’interno del sistema ne avrà altre (es. Italia isolata è un conto, Italia nel Mediterraneo o della Terra è un altro) Si deve sempre tener conto dell’interazione tra comunità umana e sistema ecologico à lo spazio e l’ambiente sono fattori determinanti. I temi La World History si occupa di vari aspetti:
  • la trasformazione delle società umane in relazione al contesto ecologico
  • la formazione delle culture
  • l’incontro tra le culture
  • l’analisi comparata, l’analisi translocale-transnazionale e l’analisi dei sistemi La storia della World History È sempre esistita fin dalle origini una storia universale, quindi la volontà di occuparsi dell’intero mondo allargando gli orizzonti rispetto al proprio contesto. Una prospettiva universale è già percepibile nelle tradizioni storiografiche europee e asiatiche (no India). Queste diverse visioni universali hanno degli elementi comuni:
  • teleologismo à la storia ha il fine di giustificare la gloria della cultura a cui i vari storici appartengono.

separate. Avviene negli usa perché è una società multietnica, c’erano corsi di storia delle civiltà occidentale nelle università. Si insegnava questa materia a studenti multietnici e inizia a essere un problema perchè è come se la civiltà occidentale fosse il centro del mondo e per gli studenti era difficile identificarsi in questa storia. L’approccio Mc Neil suscita un dibattito fondamentale che in due tre decenni cambia i programmi di insegnamento di storia nelle università americane. Oggi ci sono corsi di word history. Cominciano a uscire volumi importanti di word history sul commercio di schiavi nell’atlantico, emigrazioni… temi che iniziano a attirare attenzione. Ci sono molte indagini sul sistema economico, sulle malattie. Arriva anche l’apporto di storici che vengono dal di fuori del mondo occidentale e iniziano a produrre riflessioni di carattere metodologico. Cresce il dibattito internazionale, si inizia a usare l’inglese e a confrontare le proprie ricerche. Gli storici post coloniali sono sopratutto indiani, caratterizzati dalla decontrazione di categorie colonialiste nell’interpretare la storia indiana. Uno di essi scrive “provincializzare l’Europa”. Dice di rimettere l’Europa al suo posto, riportiamo la storia occidentale a un ruolo periferico. Questa situazione ha causato il declino dello stato come primaria unità di analisi. Inoltre c’è lo sforzo di superare l’etnocentrismo. Infine l’importante distinzione tra storia delle civiltà e word history. Quest’ultima è focalizzata sui rapporti. Insegnare la word history E’ uno degli approcci più fruttuosi per la storia. E’un modo di pensare al passato, non semplicemente aggiungere un nuovo capitolo sulla Cina. Questo passato deve essere contestualizzato sulla scala globale che fa comprendere meglio i fenomeni. Parlare di schiavitù a Roma significa anche parlare di schiavitù nel presente. La word history incentiva a chiedersi il perchè. Ha una funzione pedagogica? Sì perchè pone una questione che riguarda il rapporto tra me e gli altri, la possibilità di pensare me stesso in una comunità mondiale, che non posso vivere senza gli altri, l’importanza delle relazioni, della comunità. Porta anche la questione della diversità e interazione globale come caratteri del passato e del presente dell’esperienza umana. Ha anche degli svantaggi, come l’indebolimento del pensiero storico, di non costruire un solido senso storico nel bambino. Inoltre rischia di introdurre una visione deterministica nella storia, quindi le condiziono ambientale determinano il successo/fallimento delle civiltà ad esempio. Inoltre toglie l’etnocentrismo ma dobbiamo guardare la storia da qualche parte, il pericolo è togliere un punto di osservazione. La word history dice che dobbiamo adottare un punto di vista ma dobbiamo esserne consapevoli. MODULO 2 LEZIONE 4 – 06.10. Popolazioni e migrazioni Attraverso le trasformazioni delle migrazioni è possibile vedere i cambiamenti della società e delle singole comunità. La crescita demografica può essere divisa in quattro fasi.

  1. Riguarda la diffusione dell’Homo Erectus in Africa e in Eurasia, che si è spostato per vrie ragioni per la sopravvivenza. L’Homo Erectus aveva già scoperto il fuoco e utilizzava utensili in pietra à crea e usa strumenti per garantirsi l’adattabilità in contesti climatici e ambientali diversi. Il suo picco massimo di estensione è stato circa intorno al milione e mezzo di individue, poi si è estinto (ci sono state diverse estinzioni di massa durante il corso delle ere).
  2. Riguarda le migrazioni e la crescita dell’Homo Sapiens. Per varie ragioni si pensava che l’Homo sapiens si fosse sviluppato contemporaneamente in varie parti del globo, ma oggi si sa che in realtà tutti hanno un’origine comune nel continente africano. Solo successivamente si divide in diverse

comunità che col tempo hanno iniziato a spostarsi in Eurasia, Oceania e America (seconda ondata migratoria). Gli spostamenti sono favoriti o sfavoriti da diversi fattori come le glaciazioni (quando si ritirano si possono spingere più a nord, quando si espandono possono attraversare il mare). Di generazione in generazione (come oggi) si tramandavano un patrimonio di conoscenze dovuto all’esperienza delle generazioni precedenti. Il suo picco di estensione è stato attorno ai 5- 10 milioni di individui. Con l’invenzione dell’agricoltura e dell’allevamento di animali (Riv. Neolitica) l’Homo Sapiens inizia a stabilirsi e ad abbandonare il nomadismo.

  1. Riguarda lo sviluppo delle società agrarie e in questa fase la popolazione mondiale cresce notevolmente fino ad arrivare ad un miliardo di abitanti circa.
  2. Riguarda l’età dell’industrializzazione, grazie alla quale la crescita demografica è esponenziale fino ad arrivare a circa agli anni ’70 del XXI secolo, in cui si pensava che la crescita sarebbe stata così veloce che si pensava che si sarebbe arrivata al punto in cui non ci sarebbe stata nemmeno la possibilità di sfamare tutti. Ad oggi abbiamo superato gli 8 miliardi di abitanti e si prevede che nel 2050 si arriverà ad avere una crescita zero facendo in modo che la popolazione globale si stabilizzerà attorno ai 10 miliardi di individui. Il tempo di raddoppio della popolazione, se fino al 1750 circa si aggirava attorno ai 1000-1500 anni, durante la fase dell’industrializzazione è diminuito a circa 150 anni, alla fine del ‘900 era di circa 40 anni. Ad oggi, invece, sta rallentando. È importante anche capire qual è la distribuzione della popolazione nelle varie aree del mondo:
  • Europa 11%
  • Asia 59%
  • Africa 15%
  • America 14%
  • Oceania 1% Problema delle transizioni demografiche: momento di passaggio in cui cambia l’atteggiamento che ha una comunità rispetto alla fertilità e alla nascita dei figli. Fare figli è determinato da tanti fattori sia esterni che interni. Tra quelli esterni si possono inserire ad esempio carestie e catastrofi naturali, tra quelli interni rientrano le scelte delle famiglie e della società. Sono 2 le transizioni che attirano maggiormente l’attenzione degli storici:

La teoria d Malthus: poiché la popolazione aumenta in modo geometrico (2,4,8,16,32), mentre invece la produzione di cibo aumento in maniera aritmetica (2,4,6,8,10), si arriva a un momento di rottura che determina una mancanza di cibo con conseguente peggioramento delle condizioni in cui deve vivere la popolazione (comprese epidemie, carestie ecc.). Malthus sosteneva che la popolazione sarebbe sempre ciclicamente arrivata a crisi demografiche per poi ricominciare a svilupparsi. Come ha fatto l’Europa a uscire dal ciclo malthusiano? Ha avuto 2 possibilità: la prima è che nel ‘700 aveva già costruito imperi coloniali, potendo così esportare la popolazione. Inoltre, lo sviluppo tecnologico ha favorito l’approvvigionamento di cibo, ad esempio, ma anche l’emigrazione della parte più povera della popolazione verso altri continenti. Tutti questi fattori hanno favorito l’ascesa dell’Europa verso una posizione più privilegiata. Limitazione delle nascite e migrazioni come strumenti di controllo demografico Anche la limitazione delle nascite dettata da scelte individuali, leggi, modelli di funzionamento della società. Se decido come le eredità vengono distribuite condiziono lo sviluppo demografico, così come il controllo di emigrazioni e immigrazioni. I MODELLI DI FAMIGLIA Le comunità dei cacciatori-raccoglitori derivano dall’Homo Sapiens che si trovava in Africa. Gli studiosi si sono interessati al rapporto di genere in queste comunità e l’ipotesi più sostenuta è quella secondo cui si immagina una sorta di parità tra i sessi dovuta a una distribuzione equa del lavoro e un ruolo paritario all’interno della stessa famiglia. È possibile affermare che l’elemento che ha introdotto delle differenze tra uomini e donne sia stato l’agricoltura. Infatti fin quando le comunità cacciavano e raccoglievano non esisteva una possibilità di divisione del lavoro, inoltre la fertilità era molto bassa e la gestione di questa non richiedeva molto tempo. Con l’avvento dell’agricoltura, invece, la natalità è aumentata e allo stesso tempo anche il tempo necessario per occuparsi degli ortaggi e del bestiame. Per questo motivo hanno iniziato a dividersi i ruoli tra maschi e femmine

all’interno delle comunità e delle famiglie. Anche l’invenzione dell’aratro ha incentivato la divisione dei ruoli: per usarlo serviva molta più forza fisica. Modelli di famiglia in europa e cina à chiedi appunti La malattia e la morte: le malattie infettive sono sicuramente quelle che hanno portato ad epidemie peggiori come peste, vaiolo, varicella, covid ecc.