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Storia: Metodi, Periodizzazioni e Prospettive - Prof. Bartolini, Appunti di Storia Contemporanea

appunti storia contemporanea per professore bartolini, utili al parziale

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 09/11/2023

Megcor00
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STORIA CONTMEPORANEA
IL PASSATO E LA STORIA
La storia è uno dei modi di osservare e interpretare la realtà. La storia non è il passato ma una
ricostruzione del passato alla luce del presente. È una disciplina che si occupa della relazione tra passato e
presente, in modo implicito, esplicito, consapevole o inconsapevole. Noi cerchiamo nel passato delle
risposte, che ci possono essere utili per interpretare il presente. Non si ripetono gli avvenimenti, però esiste
un legame. Questa realtà del presente è fortemente condizionata da quello che è accaduto. Questo è
importante anche nella didattica alla primaria perché, se raccontiamo la storia come qualcosa che è
avvenuto anni fa, lontano da noi, difficilmente attireremo l’attenzione degli alunni. Dobbiamo invece parlare
della storia come qualcosa che riguarda noi anche al giorno d’oggi. La storia dell’universo e la storia
dell’umanità non possono continuare ad essere due campi di studio completamente separati.
Il passato è un dato non modificabile, eppure la storia come ricostruzione dei fatti continua a cambiare in
base alle varie ere storiche. Ciò nasce dal fatto che la storia è un’analisi del passato alla luce del presente.
Cambiano le domande che nel corso del tempo ci facciamo sul passato, perché si decide a volte di
concentrarsi più su alcuni aspetti che in quel momento sembrano più significativi. Fare storia significa
adottare un metodo nella ricostruzione del passato e porsi delle domande che per noi sono fondamentali
per capire il presente e verso quale futuro stiamo andando. La storia, quindi, può essere considerata una
ricostruzione “selettiva” del passato, il docente o lo storico è consapevole di trattare solo alcuni aspetti di un
determinato evento perché quei determinati aspetti son funzionali a ciò che si vuole approfondire.
La ricerca storica, quindi, evolve e ha un progresso con il passare del tempo. La rivoluzione francese, ad
esempio, un secolo fa veniva vista in un certo modo, mentre oggi in un altro cambiano le priorità. Negli
ultimi decenni si è fatto un grosso sforzo per tentare di riconnettere i tempi dell’umanità con il passato
dell’universo (es. oggi gli storici si occupano della questione ambientale a causa del forte cambiamento
climatico). Questione del riflettere su una visione che ha posto sempre l’uomo al centro delle ricerche, ma
l’uomo non è stato sempre all’apice dell’evoluzione. In base a ciò si è arrivati a riflettere sul tema del
rispetto di tutti gli esseri viventi. Ad oggi l’impatto dell’uomo sull’ambiente è talmente importante che forse
l’uomo sta ponendo le basi per la sua stessa estinzione.
Le origini dell’indagine storica: necessità fin dall’antichità di tener traccia del passato per tener memoria di
alcune questioni ritenute importanti. I due padri fondatori sono Erodote e Tucidite, che si pongono il
problema non solo di registrare gli eventi, ma anche di capire le cause che li hanno scatenati. Inoltre, inizia
ad emergere il concetto di storia come un racconto di cui si hanno delle testimonianze e delle prove. Tutti
gli elementi di fantasia, che non possono essere dimostrati, non possono essere utilizzati come fatti di una
ricostruzione storica, al massimo possono essere considerati come ipotesi o come possibilità, non come
certezze. Tucidide era molto interessato alle questioni politiche, mentre Erodoto era molto attento anche
all’ambiente e ai contesti sociali e culturali: questi due diversi approcci sono ancora oggi caratterizzanti
della ricerca storica.
Storia = memoria?
La memoria è una fonte della storia e l’oggetto di studio della storia. La memoria può essere individuale o
collettiva ed esistono memorie condivise e memorie conflittuali. Gli storici indagano le memorie attraverso
le fonti orali. La storia svolge una funzione critica della memoria (in cui spesso incidono le proprie emozioni
ed entra in gioco la soggettività). La memoria viene usata dagli storici in due modi:
- Fonte da usare con approccio critico;
- Diventa oggetto di indagine storica soprattutto la memoria collettiva di intere comunità (es. memorie
familiari, ma anche le memorie conflittuali come le stragi compiute durante la Seconda Guerra
Mondiale)
Il metodo storico: è un requisito fondamentale della ricostruzione storica, per essere chiamata tale deve
essere caratterizzata da un preciso metodo:
1. Ricerca delle fonti e delle testimonianze per arrivare ad una ricostruzione storica il più possibile
oggettiva.
2. Atteggiamento critico dello storico, non basta raccogliere le fonti, ma queste devono essere decostruite:
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STORIA CONTMEPORANEA

IL PASSATO E LA STORIA

La storia è uno dei modi di osservare e interpretare la realtà. La storia non è il passato ma una ricostruzione del passato alla luce del presente. È una disciplina che si occupa della relazione tra passato e presente, in modo implicito, esplicito, consapevole o inconsapevole. Noi cerchiamo nel passato delle risposte, che ci possono essere utili per interpretare il presente. Non si ripetono gli avvenimenti, però esiste un legame. Questa realtà del presente è fortemente condizionata da quello che è accaduto. Questo è importante anche nella didattica alla primaria perché, se raccontiamo la storia come qualcosa che è avvenuto anni fa, lontano da noi, difficilmente attireremo l’attenzione degli alunni. Dobbiamo invece parlare della storia come qualcosa che riguarda noi anche al giorno d’oggi. La storia dell’universo e la storia dell’umanità non possono continuare ad essere due campi di studio completamente separati. Il passato è un dato non modificabile, eppure la storia come ricostruzione dei fatti continua a cambiare in base alle varie ere storiche. Ciò nasce dal fatto che la storia è un’analisi del passato alla luce del presente. Cambiano le domande che nel corso del tempo ci facciamo sul passato, perché si decide a volte di concentrarsi più su alcuni aspetti che in quel momento sembrano più significativi. Fare storia significa adottare un metodo nella ricostruzione del passato e porsi delle domande che per noi sono fondamentali per capire il presente e verso quale futuro stiamo andando. La storia, quindi, può essere considerata una ricostruzione “selettiva” del passato, il docente o lo storico è consapevole di trattare solo alcuni aspetti di un determinato evento perché quei determinati aspetti son funzionali a ciò che si vuole approfondire. La ricerca storica, quindi, evolve e ha un progresso con il passare del tempo. La rivoluzione francese, ad esempio, un secolo fa veniva vista in un certo modo, mentre oggi in un altro cambiano le priorità. Negli ultimi decenni si è fatto un grosso sforzo per tentare di riconnettere i tempi dell’umanità con il passato dell’universo (es. oggi gli storici si occupano della questione ambientale a causa del forte cambiamento climatico). Questione del riflettere su una visione che ha posto sempre l’uomo al centro delle ricerche, ma l’uomo non è stato sempre all’apice dell’evoluzione. In base a ciò si è arrivati a riflettere sul tema del rispetto di tutti gli esseri viventi. Ad oggi l’impatto dell’uomo sull’ambiente è talmente importante che forse l’uomo sta ponendo le basi per la sua stessa estinzione. Le origini dell’indagine storica: necessità fin dall’antichità di tener traccia del passato per tener memoria di alcune questioni ritenute importanti. I due padri fondatori sono Erodote e Tucidite, che si pongono il problema non solo di registrare gli eventi, ma anche di capire le cause che li hanno scatenati. Inoltre, inizia ad emergere il concetto di storia come un racconto di cui si hanno delle testimonianze e delle prove. Tutti gli elementi di fantasia, che non possono essere dimostrati, non possono essere utilizzati come fatti di una ricostruzione storica, al massimo possono essere considerati come ipotesi o come possibilità, non come certezze. Tucidide era molto interessato alle questioni politiche, mentre Erodoto era molto attento anche all’ambiente e ai contesti sociali e culturali: questi due diversi approcci sono ancora oggi caratterizzanti della ricerca storica. Storia = memoria? La memoria è una fonte della storia e l’oggetto di studio della storia. La memoria può essere individuale o collettiva ed esistono memorie condivise e memorie conflittuali. Gli storici indagano le memorie attraverso le fonti orali. La storia svolge una funzione critica della memoria (in cui spesso incidono le proprie emozioni ed entra in gioco la soggettività). La memoria viene usata dagli storici in due modi:

  • Fonte da usare con approccio critico;
  • Diventa oggetto di indagine storica soprattutto la memoria collettiva di intere comunità (es. memorie familiari, ma anche le memorie conflittuali come le stragi compiute durante la Seconda Guerra Mondiale) Il metodo storico: è un requisito fondamentale della ricostruzione storica, per essere chiamata tale deve essere caratterizzata da un preciso metodo:
  1. Ricerca delle fonti e delle testimonianze per arrivare ad una ricostruzione storica il più possibile oggettiva.
  2. Atteggiamento critico dello storico, non basta raccogliere le fonti, ma queste devono essere decostruite:
  • Prima fase  decifrare;
  • Seconda fase  capire le informazioni;
  • Terza fase  porsi il problema dell’autenticità della fonte;
  • Quarta fase: capire quanto l’informazione è attendibile. Si devono confrontare fonti di natura diversa che riguardano lo stesso fenomeno per capire se coincidono le informazioni. Jaques Le Goff dice: “Il documento è monumento. È il risultato dello sforzo compiuto dalle società per imporre al futuro – nolenti o dolenti – quella data immagine di sé stesse. Al limite, non esiste un documento-verità”.
  1. Linguaggio della storia, è un linguaggio comune, ma anche la storia ha dei termini tecnici, che spesso derivano da un gergo politico, come “imperialismo”, “dittatura”, “autoritarismo” ecc. Nell’insegnamento della storia alcune parole devono essere utilizzate in senso proprio (es. cultura e civiltà nel linguaggio di tutti i giorni possono essere utilizzate indistintamente, ma in un discorso storico no). Le fonti storiche sono delle tracce del passato. Esiste una distinzione tra fonti primarie e fonti secondarie: le primarie sono quelle coerenti a ciò che stiamo studiando, le fonti secondarie sono quelle successive al fenomeno che sto studiando, l’elaborazione di ciò che gli storici hanno già esaminato in relazione ad un evento. È il ricercatore che trasforma alcuni resti del passato in fonti.

CRONOLOGIE E PERIODIZZAZIONI

Nell’approccio della World History c’è una periodizzazione storica atipica, ovvero si parla per grandi periodizzazioni come l’era dei raccoglitori e cacciatori (prima dell’agricoltura organizzata), l’era della rivoluzione agricola (dal 10000 a.C. circa alla metà del XVIII secolo), la scoperta dell’America (cambia l’assetto del mondo, l’Europa si connette con l’America), la modernità (dalla prima Rivoluzione industriale ad oggi con l’ingresso del mondo digitale). Una datazione è una necessità per lo storico di collocare un evento nel tempo. Noi studiamo i processi di trasformazione nel tempo, se non riesco a collocarli nel tempo è un problema. La cronologia è una selezione di eventi e fenomeni che dovrebbero aiutarci a dare un significato all’analisi di un fenomeno. Una cronologia ha senso in relazione ad un aspetto specifico. Dobbiamo scegliere una cronologia che abbia senso in relazione a ciò che stiamo affrontando. Periodizzare significa dare un inizio e una fine a un fenomeno, dare un’interpretazione ad un fenomeno o evento. Bisogna superare le solite cesure di periodizzazione, che spesso sono essenziali per comprendere la storia, ma necessitano di un atteggiamento critico. Abbiamo deciso che l’età antica coincide con la fine dell’Impero romano; l’età medievale coincide con la scoperta dell’America. La periodizzazione è un aspetto critico e deve essere legittimata perché alcune periodizzazioni tradizionali che troviamo nei manuali scolastici, sono diverse da quelle dei paesi orientali; ad esempio, i concetti di Medioevo sono difficili da rendere credibili fuori dall’Occidente perché non tutto il mondo lo ha affrontato. Le periodizzazioni che valgono per l’Europa non possono essere utilizzate in qualsiasi contesto.

Le prospettive della storia

L’insegnamento della storia: il rapporto tra passato e presente ha iniziato ad essere specificato in maniera netta nelle I.N. solo recentemente. L’insegnante, quindi, deve far comprendere il passato, per quali motivi certi eventi si sono verificati. La comprensione è una questione fondamentale: comprendere culture lontane dalla nostra, in generale comprendere gli altri. In questo modo è possibile sviluppare l’empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri, la capacità di capire per quale motivo un’altra persona la pensa diversamente da noi, senza necessariamente cambiare idea o giustificare. È importante, inoltre, educare alla cittadinanza, ovvero educare a un pensiero, un metodo, un’idea di dover rispettare le regole, ma non significa disciplinare la società. L’uso pubblico della storia significa da una parte divulgare la storia al di fuori delle istituzioni specialistiche come le università, dall’altra parte utilizzare la storia ai fini della lotta politica (uso strumentale della storia, accezione negativa). La storia, infine, può essere utilizzata per la critica del discorso pubblico, cioè dell’opinione pubblica. Il mestiere di storico  quando è nata la storia? La storia come disciplina viene istituzionalizzata a partire dall’Illuminismo. L’Illuminismo crede profondamente nel progresso e questo è un concetto fondamentale per la storia. Con il passare del tempo e usando la ragione si spera che il futuro sia sempre migliore del passato. Prima dell’Illuminismo accadeva esattamente il contrario: si credeva in un passato idealizzato che si andava via via sempre più degradando (età dell’oro). Nell’età dei lumi inizia anche il processo di laicizzazione della storia. Nelle epoche prima, infatti, la religione cristiana condizionava molto questa

bastano solamente i programmi elettorali come fonti, ma si deve andare a cercare e leggere diari privati, simbologie, manifestazioni. La storia della politica, quindi, soprattutto all’interno della società di massa, ha cambiato radicalmente il proprio modo di procedere e indagare. La storia economica Nasce con l’economia politica alla fine del ‘700 dagli studi di Smith sulle cause della ricchezza delle Nazioni. Da qui nasce un interesse per una disciplina nuova, l’economia, che poi diventerà un asse portante per lo studio delle vicende del presente e del passato. Per lo sviluppo della storia economica un ruolo fondamentale lo ha avuto il marxismo (reazione alle teorie di Hegel). Marx inizia a sviluppare una forte critica nei confronti dell’idealismo che ribalta un modo di osservare la realtà sia dal presente che dal passato. Lui parla di struttura e sovrastruttura: la prima riguarda i proprietari dei mezzi di produzione, chi dà lavoro e i proletari, le seconde invece riguardano la politica. Parla anche di lotta di classe, alla fine della quale si arriva ad avere una rivoluzione nella quale vincerà il proletariato, che instaurerà un breve periodo di dittatura che ha come fine una società senza classi (sotto alcuni aspetti si avvicina alla visione cristiana: da una parte il giudizio universale per vivere nella pace, dall’altra una società senza ingiustizie a seguito di una rivoluzione). Il marxismo, ancora oggi, rappresenta un importante filone per lo studio della storia e del presente, soprattutto per quanto riguarda la storia economica. La storia sociale Dal ‘900 in poi la storia ha iniziato ad avvicinarsi sempre di più alle scienze sociali. Lo scopo degli storici era quello di studiare e parlare delle società passate usando categorie e strumenti usati per le società del presente. Inizia a prendere piede il concetto di identità, utilizzato già in psicologia e in antropologia. Soprattutto dopo la Rivoluzione delle Annales, si inizia a diffondere l’idea che la storia darebbe dovuta essere una disciplina n-dimensioni, ovvero che include tutto e perciò doveva usare categorie e linguaggi anche di altre discipline. La storia sociale si sviluppa soprattutto con Weber. In questo periodo si verificano grandi trasformazioni sociali come i movimenti femministi. Ceto non è uguale a classe. Il ceto è una forma di distinzione giuridica. Oggi indica una posizione che è data da delle convenzioni culturali, ma non indica distinzioni nette (i poveri e i ricchi hanno stessi diritti e doveri). La classe riguarda il posto che si occupa all’interno del sistema produttivo ed economico. Gli storici sociali si ponevano come obiettivo quello di raccontare la storia dal basso, raccontando tradizioni folcloristiche, tradizioni popolari, storie di vita quotidiana, sia attraverso metodi quantitativi che qualitativi. Storia culturale Tra le specializzazioni più recenti. Questo tipo di storia parla della storia delle idee, delle ideologie e delle mentalità. Ad esempio, indagare su come le società occidentali hanno sviluppato e modificato il concetto di morte. Le ideologie riguardano un sistema di pensiero e di valori utilizzato per vedere e concepire la realtà, ad esempio il liberalismo o il marxismo. Le mentalità, invece, riguardano la percezione che si ha di alcuni valori. Gli storici culturalisti indagano attraverso un’attenzione importante al linguaggio  svolta linguistica, gli storici usano termini specifici di altre discipline come la psicologia e l’antropologia. Si studiano le pratiche culturali, questioni che riguardano soprattutto la sfera della percezione e le emozioni, la soggettività. Storia di genere È uno dei settori più nuovi e si sta diffondendo sempre di più. A lungo la storia ha parlato e si è occupata sostanzialmente di uomini, che hanno fatto la politica. Ciò soprattutto perché la società del passato era principalmente maschilista e le donne non avevano voce. Negli anni ’50 e ’60 nasce un nuovo femminismo (es. suffragette), in cui l’identità femminile non deve essere condizionata dall’identità maschile. Il primo passaggio è stato quello di occuparsi della storia delle donne, cercando di capire che ruolo hanno avuto nella società e ciò che hanno fatto. Ad un certo punto, alla luce dei principi del femminismo, inizia a svilupparsi il concetto di “genere”. Si cerca, quindi, di capire come molte delle categorie che utilizziamo siano condizionate dai rapporti tra generi diversi. Con la storia di genere non si fa solo la storia delle donne, ma anche degli uomini. Su questa base si è sviluppata una questione di come queste categorie siano relative in funzione di costruzioni culturali. Il problema è che il dato biologico non è sufficiente per comprendere e capire.

3 dimensioni

Per la ricostruzione del passato è possibile usare diverse scale, anche in relazione all’oggetto d’indagine. La storia si è sempre regolata su 3 dimensioni spaziali/geografiche: la prima è la dimensione locale che rientra nella nostra percezione quotidiana e di esperienza di uno spazio familiare. Essa permette di riferirsi all’esperienza diretta che i bambini hanno con le loro circostanze e contesti. In ogni caso è sempre in relazione con la grande storia perché un caso specifico è comunque inserito in un contesto più ampio. La seconda è la dimensione nazionale che è la dimensione più forte, che si è istituzionalizzata più di tutti perché la storia a scuola nasce proprio per ricostruire il passato della nazione e dei suoi aspetti politici. Si pensa alla comunità nazione in cui il popolo partecipa e si sente unito da una storia comune, da delle tradizioni e da un linguaggio. Anche in questo caso bisogna tenere presente il contesto in maniera più estesa: ad esempio, studiando la nazione Italia, non si parla solo del territorio della Repubblica Italiana, ma anche di tutte le comunità di italiani che si trovano all’estero. I patrioti rinascimentali dell’800, quindi, quando pensavano alle origini della Nazione italiana non facevano riferimento all’antica Roma perché era l’inizio di un impero vedevano l’Impero romano come oppressione delle popolazioni che vivevano nella penisola italica. Gli storici hanno iniziato a studiare la storia della nazione in modo diverso, a polemizzare la nazione. Una terza dimensione è quella globale che è emersa solo negli ultimi decenni perché è nata la necessità di capire cosa sia successo nel passato. Si introduce un’ottica globale anche nell’ottica locale. Queste 3 scale sono interconnesse tra loro e si usano in maniera simultanea.

La world history

La world history tradotta letteralmente significa ‘storia globale’, ma non è corretto perché in realtà la world history non vuole fare storia della globalizzazione, ma cerca invece di avere una prospettiva globale. Alcuni dicono che la world history è una disciplina autonoma, con delle sue specificità, specialisti, problematiche ed obiettivi perché ha una propria metodologia, mentre altri la considerano una branca della storia. La WORLD HISTORY è lo studio delle esperienze dell’umanità a livello globale. Si parla di umanità come comunità e di globale quindi con riferimento al mondo. Si parla di comunità che può essere sovrapposta all’idea di specie. La world history costruisce degli spazi che sono individuati dall’analisi storica, che costruisce questi spazi a seconda di ciò che stiamo indagando. Tra I TEMI della World History troviamo le trasformazioni delle società umane in relazione al contesto ecologico; la formazione delle culture; l’incontro tra culture e i tre tipi di analisi proposte dagli storici (comparata, translocale-transnazionale, dei sistemi). Esempi di storici che iniziano ad avere una visione universale della storia: Il primo è Erodoto (V secolo a. C.), uno storico incuriosito dalle civiltà ma le vedeva come barbare considerandole inferiori rispetto ai suoi concittadini (visione etnocentrica). Poneva l’attenzione anche sugli spazi e i contesti e non solo sulla politica. Il secondo è Sima Quian (II-I secolo a.C.), storico cinese che racconta quasi 3000 anni di storia cinese, ma parla anche delle popolazioni che vivevano ai confini dell’impero cinese. Era attento alla dimensione dinastica e aveva una forte visione sinocentrica. La storiografia cinese è stata per lunghissimo tempo basata su una visione che vedeva l’impero cinese come centro del mondo, fino ad invertire totalmente la rotta con la tendenza a isolarsi dal resto del mondo. Il terzo è Ibn Khaldùn (XIV secolo d. C.), storico arabo che tenta di scrivere una storia del popolo berbero, adottando un taglio più sociologico che politico. Può essere considerato il padre della World History; egli testimonia il fatto che la cultura araba era molto interessata a una ricerca storica universale e che vuole indagare sul mondo. L’ultimo è Bousset (XVII secolo), un ecclesiastico francese, la cui opera ha un approccio fortemente cattolico, ma è un esempio di attenzione alla visione universale ripresa successivamente dagli storici illuministi. Con il passare del tempo si va diffondendo la cosiddetta secolarizzazione della storia e si allontana la visione religiosa e cristiana.

Demografia e sviluppo: La teoria d Malthus Poiché la popolazione aumenta in modo geometrico, mentre invece la produzione di cibo aumento in maniera aritmetica, si arriva a un momento di rottura che determina una mancanza di cibo con conseguente peggioramento delle condizioni in cui deve vivere la popolazione. Malthus sosteneva che la popolazione sarebbe sempre ciclicamente arrivata a crisi demografiche per poi ricominciare a svilupparsi. Ha avuto 2 possibilità: la prima è che nel ‘700 aveva già costruito imperi coloniali, potendo così esportare la popolazione. Inoltre, lo sviluppo tecnologico ha favorito l’approvvigionamento di cibo, ad esempio, ma anche l’emigrazione della parte più povera della popolazione verso altri continenti. Tutti questi fattori hanno favorito l’ascesa dell’Europa verso una posizione più privilegiata. Limitazione delle nascite e migrazioni come strumenti di controllo demografico. Anche la limitazione delle nascite dettata da scelte individuali, leggi, modelli di funzionamento della società. Se decido come le eredità vengono distribuite condiziono lo sviluppo demografico, così come il controllo di emigrazioni e immigrazioni.

Famiglia, malattia, morte, migrazioni

Le comunità dei cacciatori-raccoglitori derivano dall’Homo Sapiens che si trovava in Africa. Gli studiosi si sono interessati al rapporto di genere in queste comunità e l’ipotesi più sostenuta è quella secondo cui si immagina una sorta di parità tra i sessi dovuta a una distribuzione equa del lavoro e un ruolo paritario all’interno della stessa famiglia. È possibile affermare che l’elemento che ha introdotto delle differenze tra uomini e donne sia stato l’agricoltura. Infatti, fin quando le comunità cacciavano e raccoglievano non esisteva una possibilità di divisione del lavoro, inoltre la fertilità era molto bassa e la gestione di questa non richiedeva molto tempo. Con l’avvento dell’agricoltura, invece, la natalità è aumentata e allo stesso tempo anche il tempo necessario per occuparsi degli ortaggi e del bestiame. Per questo motivo hanno iniziato a dividersi i ruoli tra maschi e femmine all’interno delle comunità e delle famiglie. Anche l’invenzione dell’aratro ha incentivato la divisione dei ruoli: per usarlo serviva molta più forza fisica. I modelli di famiglia in Europa e Cina. In Cina tradizionalmente la nuova coppia rimane nella casa del genitore (periodo preindustriale) e i matrimoni sono molto precoci perché non c’è quel rapporto così vincolante tra popolazione e risorse che c‘era in Europa in quel periodo. Alcune scelte sono condizionate da contesti esterni e ambientali. L’Europa ha un lungo vissuto, ha innescato una serie di forma di matrimonio finzionale per controllare le nascite e favorire lo sviluppo demografico. Gli atteggiamenti nei confronti delle seconde nozze sono più tollerati in alcuni contesti piuttosto che in altri; ad esempio, dove ci sono più donne che uomini. Nascono anche da questioni molto pratiche, legittimate da modelli culturali. In Europa dopo la riforma e la scissione della Chiesa cattolica, comincia una sorta di maggior controllo delle autorità politiche sulla dimensione sessuale. La donna diventa oggetto di attenzione da parte delle autorità religiose, controllo degli atteggiamenti. L’Europa assiste a una crescita demografica importante che spinge a un controllo delle nascite più pesante. In africa è consentita la poligamia e in Europa no, perché? A parte le tradizioni e la cultura, perché si portavano via tutti gli uomini giovani e per secoli si è trovata senza forza lavoro maschile, quindi si consentiva la poligamia perché era consentito sposare più donne e fare più figli. La malattia e la morte Nel corso dell’Ottocento ci sono state carestie che hanno colpito la popolazione e hanno provocato un’alta mortalità. Con la rivoluzione industriale si esce da questo panorama. Poi ci sono le carestie e le epidemie dettate dalle guerre. Il Novecento è il secolo che ha provocato più morti dal punto di vista delle guerre. Ma anche rispetto ai genocidi. Hanno avuto un impatto sulla relazione tra demografia e sviluppo. Il nostro paese era uno di quelli che era uscito più devastato dopo la seconda guerra mondiale. Le epidemie infettive sono state una delle principali cause di mortalità infantile. Le migrazioni È un tema di attualità. È una questione molto rilavante nella storia dell’umanità. Gli storici della world history, una fase in cui le diverse comunità perdono il contatto tra di loro e dopo un periodo riavviano un periodo di convergenza tra di loro fino a chiamarlo mondo globale. Alcuni continenti come Europa e asia che sono stati sempre in contatto tra loro soprattutto dal medioevo in poi, si crearono delle grandi aree di interrelazioni. Esisteva una grande area di connessione globale soprattutto situata in asia e coinvolgeva

l’asia e in parte l’Europa. Successivamente la scoperta dell’America, questo centro progressivo della globalizzazione si sposta verso l’oceano Atlantico e diventa il centro di connessione. La vera e propria esplosione delle migrazioni di massa è legata anche alla rivoluzione dei trasporti, le navi a vapore che consentono di attraversare l’oceano molto più rapidamente e in modo economico. Ci sono tre grandi movimenti nella seconda metà dell’Ottocento e nella prima del Novecento che vede tre grandi flussi: dall’Europa all’America settentrionale, dalla Cina all’Asia settentrionale e dalla Cina e dall’India all’Asia sudorientale.

ECOLOGIA E TECNOLOGIA

La storia dell’ambiente ha cominciato ad assumere rilevanza all’interno della ricerca storica soprattutto dagli anni 60/70 del Novecento. I primi consumatori sono gli stessi lavoratori dell’industria. Il modello di Ford è un modello che garantisce uno sviluppo economico e un aumento dei consumi che in Italia trasforma radicalmente la società. Questo ciclo virtuoso arriva a un momento di esaurimento, un momento preciso che è quello della crisi petrolifera. Il prezzo del petrolio è stabile e garantisce la possibilità per il sistema industriale di poter aumentare la produttività senza dover confrontarsi con un aumento dei costi di produzione. Comincia ad emergere il problema della consapevolezza del degrado ambientale. L’Environmental history e la big history si occupano della relazione tra storia umana e storia naturale. Ci sono studi che si occupano di misurare quanto la presenza dell’antica Roma abbia inquinato le acque dei territori. La big history tenta di ricollocare e ricostruire la storia umana all’interno della storia dell’universo. Quando parliamo di storia ambientale parliamo di periodizzazioni che hanno senso con il cambiamento ecologico. Nel 1985 in una ricerca sul cambiamento dell’ambiente nel corso del tempo appariva evidente come lo spartiacque fosse la seconda metà del Novecento, in cui avviene una trasformazione importante, momento iniziale del cambiamento ambientale. Nel rapporto instabile tra storia umana e naturale c’è chi ha enfatizzato l’impatto dell’umanità sull’ambiente. Se noi proiettiamo lo sguardo indietro nel tempo, quello che è stato molto enfatizzato è anche il contesto. Alla domanda classica sul perché alcune civiltà si siano sviluppate più velocemente e sono state più capaci di resistere rispetto ad altre che sono scomparse, sono arrivate spiegazioni connesse al loro contesto ambientale. Anche l’ascesa dell’Europa è determinata da una serie di condizioni geografiche. La visione ecologica di Jared Diamond cerca di dare una risposta al perché l’Europa domina il pianeta. Questo perché in Europa e in asia c’è una presenza di piante e animali domesticabili assai maggiore, più capaci di sviluppare un modello di società più sofisticata; Si sviluppa lungo un asse est-ovest che significa avere un grandissimo territorio con condizioni climatiche molto più simili rispetto all’Africa. Non ci sono grandi ostacoli per una circolazione est-ovest tra Europa e Asia. Ci sono state interazioni tra Europa e asia assai più facili rispetto agli altri continenti; Questo è stato incrementato da una maggiore crescita demografica determinata da una disponibilità maggiore di risorse. La trasformazione del clima è un tema centrale ma che ha cominciato a interessare gli storici e non solo i climatologi. Ci sono dei fattori naturali che hanno sempre determinato i cambiamenti del clima: principalmente dal movimento delle placche della terra e anche delle variazioni della geometria orbitale terrestre. Gli storici hanno cominciato ad occuparsi di queste cose perché è un fenomeno che non si può non tenerne conto. Un argomento molto indagato è quello della piccola età glaciale: gli storici hanno registrato, dall’inizio del quattordicesimo secolo fino al 600/700, un abbassamento della media della temperatura che ha determinato una serie di questioni importanti. Alcuni pensano che questa piccola età della glaciazione abbia favorito la diffusione della peste. Le variazioni del clima hanno innescato dei cambiamenti con conseguenze sulla storia dell’umanità. Alcuni cambiamenti sono dovuto a variazioni naturali altri sono di origine antropica. Negli ultimi due secoli si è verificato un aumento dell’anidride carbonica probabilmente dovuto alla deforestazione. L’Europa è stata responsabile del 22% delle emissioni dei gas serra. Gli storici pongono l’attenzione sulle differenze geografiche nel consumo di energia. Salta agli occhi la differenza tra le nostre società e le società neolitiche. Il consumo non è stato omogeneo nel corso del tempo. Nel Novecento Europa e stati uniti hanno consumato circa il 90% dei combustibili fossili. Oggi circa il 10% della popolazione mondiale consuma la metà dell’energia disponibile nel mondo. Il divario del consumo dell’energia è basato anche sulle questioni politiche esistenti.

verso ovest con conseguenze di lunghissimo periodo. Tutto ciò che veniva coltivato soprattutto in America, veniva poi consumato in Europa. Tutto ciò che abbiamo oggi è il risultato di connessioni, molti prodotti sono frutto delle migrazioni o il risultato di un’ibridazione, una connessione, con altri paesi. Il capitalismo nelle campagne significa un tentativo di rendere più efficiente la produzione agricola. Nelle grandi proprietà terriere si fanno degli investimenti. Ovviamente un’agricoltura più efficiente stimola una crescita, innovare le tecniche agricole e sostenere l’aumento della popolazione. La grande rivoluzione dell’agricoltura comporta anche l’introduzione di fertilizzanti chimici che permettono di aumentare la resa dei prodotti. Rende possibile lo spostamento di tanta manodopera dall’agricoltura all’industria e rende possibile l’industrializzazione. Nel corso del 900 è iniziata la rivoluzione verde. Grazie agli OGM capacità di produrre anche in aree del pianeta in cui le condizioni potrebbero diventare anche più difficili negli anni. Ma non sappiamo che effetti potrebbero avere a lungo termine. La soglia che è geneticamente modificata, che consente di ridurre i prezzi, di dare alimentazione anche a zone povere, non sappiamo se avranno conseguenze. Un altro aspetto importante dell’agricoltura nel XXI secolo è che è sempre più limitato lo spazio per i piccoli agricoltori, che consentono l’alimentazione a km0, e questo è una questione in cui si intrecciano sensibilità ambientale ed economica. Alcuni paesi non riescono a vendere i loro prodotti e non riescono a innescare il meccanismo di sviluppo. Questo ci aiuta a capire perché la distribuzione dei prodotti non è distribuito allo stesso modo e ciò comporta carestie e malnutrizioni. Questo processo di invenzione dell’agricoltura ha comportato anche lo sviluppo della popolazione, ma ha anche trasformato il territorio. L’impatto dell’uomo è planetario. Degli urbanisti parlano di urbanizzazione planetaria, non c’è più un luogo del pianeta che può essere considerato senza l’intervento dell’uomo. essere in grado a forme di agricoltura sostenibile, di sostenere dal punto di vista alimentare, l’intera popolazione mondiale. Un modello di distribuzione alimentare che deve essere più efficiente.

IMPERI E STATI

La storia nasce come tentativo di ricostruire il passato dello stato moderno. Al centro dell’indagine della storia c’è la storia dello stato e delle sue istituzioni. la world history vuole ridefinire approcci e tempi della costruzione dello stato moderno. Si pone il problema di ampliare l’analisi e si cerca di storicizzare lo stato e farne oggetto di indagine all’interno di un processo storico che a un certo punto nasce e che progressivamente prende il sopravvento come stati. Non esistono più gli imperi o città stato. Gran parte della politica internazionale è costituita da circa 200 stati. Le prime forme di organizzazione politica possiamo includerle in una categoria chiamata minisistema politico costituito fondamentalmente da una popolazione piuttosto esigua e una popolazione caratterizzata da una sostanziale unità etnico culturale. Possiamo dividerle in più tipologie che coesistono. Il clan , la forma di organizzazione tipica dei cacciatori-raccoglitori, una fase del paleolitico, caratterizzato da un rapporto di parentela, anche esteso, da una dozzina di membri. L’altro aspetto è l’assenza di una gerarchia formalizzata. Non esisteva una distinzione di genere. Esiste un capo clan ma a titolo informale. Non esisteva una proprietà privata e dunque gli scambi avvenivano su base reciproca. Questo tipo di organizzazione evolve con le tribù , cioè l’unione di diversi clan. Poteva essere costituita da alcune centinaia di persone con un capo che veniva eletto. Le chiefdoms , si sviluppano nelle aree in cui si sviluppa l’agricoltura, quindi medio oriente. In questo caso sono popolazione di migliaia di individui dove il capo diventa una sorta di re ereditario creando quindi una sorta di dinastia con formalizzazione dell’autorità centrale ed emergono i diritti di proprietà. Nasce una società più complessa anche grazie all’avvento dell’agricoltura che consente una divisione dei ruoli. Le donne non si occupavano più dell’agricoltura e sono state più relegate progressivamente ad un ruolo di cura della prole. Esistono quindi gerarchie sociali con status sociali diversi, l’idea che gli uomini svolgono ruoli diversi che comportano diritti e privilegi diversi finché non arriviamo al principio di uguaglianza politica con la rivoluzione francese. Le chiefdoms si trasformano in imperi. La prima caratteristica che caratterizza il passaggio da chiefdoms a impero è la crescita demografica. Per formare un impero serve anche una massa più elevata di popolazione. Poi è importante l’investimento nei confronti delle infrastrutture necessarie per l’agricoltura. Un altro aspetto è la gestione dei conflitti in quanto c’è necessità di gestire i conflitti e le minacce che arrivano dall’esterno, così l’impero costituisce una difesa. Un altro tema è quello dei sistemi distributivi e delle comunicazioni che ne deriva dalla nascita della scrittura.

Prima degli stati ci sono gli imperi. L’impero è una costruzione economica e politica autosufficiente. Include molte culture, talvolta riesce a creare una civiltà coordinando diverse culture. Gli imperi hanno spesso confini mobili, di influenza reciproca e non c’è un controllo delle frontiere. Ha un controllo sul territorio assai meno attento e minuzioso. Lo stato è un’invenzione europea che viene esportato in tutto il mondo. Lo stato progressivamente fa un processo di centralizzazione del potere. Lo stato non è autonomo, non riesce a sopravvivere senza l’esistenza di altri stati. Siamo davanti ad una costruzione politica del tutto nuova, determinata da confini ben definiti e dalla sovranità con un controllo pubblico. Siamo davanti ad uno stato che è considerato come una proprietà che appartiene al re. Esistono servizi di cui si fa carico lo stato come la protezione, le infrastrutture fisiche e le infrastrutture sociali. Il rapporto tra i cittadini dello stato cambia nel corso del tempo, acquisendo diversi diritti. Non siamo più sudditi ma cittadini. L’idea politica di nazione ha cominciato ad assumere un significato politico diverso, prima era un concetto identitario legato all’origine. Ora ha un significato polito, usato in politica. Il processo di accentramento dei poteri che era stato avviato dal monarchico, anche nel passaggio alla nazione, è come se la nazione sostituisse il re. Il problema non è più come limitare il potere del re ma diventa quali sono i confini della nazione, chi fa parte della nazione e chi ha diritto a parteciparne o no. In alcuni stati vige la legge considerata come legge di sangue. Ma ci sono altri stati che considerano cittadini chi nasce nello stesso stato. Gli stati nazionali introducono un problema che esisteva anche prima, cioè quello di educare le masse ai valori della nazione. Gli stati nazionali dell’800 introducono l’istruzione primaria obbligatoria in modo di educare ai principi dell’umanità. L’altro elemento che diventa decisivo è quello dell’esercito che diventa obbligatorio per i maschi che ha significato un significativo elemento di nazionalizzazione delle masse. Sorgono questi stati nazione ma mancava la nazione, bisognava educare alla nazione. Lo stato nazionale nel corso del 900 ha un’ulteriore evoluzione, diventa anche stato sociale, cioè, assume dei compiti di intervento nella dimensione sociale ed economica, di sostegno al cittadino, così si pensa che lo stato dovesse avere il ruolo da regista per tenere sotto controllo e guidare il paese. Un altro aspetto di questa evoluzione è come gli stati nazionali europei, al culmine di rafforzamento, siano capaci di dar vita agli imperi coloniali. Imperi coloniali I caratteri dell’imperialismo europeo sono le motivazioni economiche e politico-ideologiche. Hanno una missione di carattere culturale, cioè della civilizzazione delle altre società. Inizia un processo di costruzione degli imperi coloniali. Siamo guidati da questa idea di civilizzare altri popoli. Apre un rapporto tra colonizzatori e colonizzati. La decolonizzazione dà il via a una dinamica di cui ne misuriamo ancora gli effetti. Un’eredità pesante che crea ancora incomprensione, ma un tema di cui bisogna tener conto. Questo imperialismo viene definito formale, domini formalmente di controllo europeo. Quello informale ha caratteristiche diverse, tipo la capacità di controllare aree del pianeta, di altri stati formalmente indipendenti ma informalmente dipendenti dalle scelte di altri. C’è l’idea di raccontare queste dinamiche politiche attraverso quelli che vengono definiti cicli dell’egemonia, di imporre un nuovo ordine. Nella storia dalla scoperta dell’America in poi, si trova una serie di potenze dominanti legate ad un ciclo. La spagna che scopre l’America e riesce a prendere il controllo tra America e Europa e riesce a svolgere un ciclo di egemonia sulla politica e sull’economia. Poi c’è l’olanda che conquista la Spagna, ma verrà presto sorpassato dalla gran Bretagna che consente di controllare tutti i mari nel corso dell’800, capace di sfruttare al massimo l’economia e continuano tutt’ora a cercare di mantenere un ruolo da protagonista, anche se sta attraversano una sorta di declino. Il 900 e gli stati uniti, che spiazzano l’Inghilterra come potenza egemone e diventano competitivi. Costruisce un apparato industriale straordinario tanto che non danno mai vita ad un impero coloniale, essendo ostile. Gli stati uniti diventano la potenza egemone dopo le due guerre mondiali, possedevano i due terzi delle riserve del mondo. Oggi il problema è che il ciclo di egemonia americana è finito, la cosiddetta pax americana. La questione è controversa in quanto il XXI secolo potrebbe essere il momento dell’ascesa della Cina.

avrebbero sostanzialmente segnato una cesura netta rispetto al passato. Questi sostengono che l’economia, il capitalismo globale, ha scardinato completamente l’autonomia dello stato nazionale, perdendo autonomia, capacità, potere, giungendo al capolinea. In parte confermata da un’analisi del presente e in parte no. È una tesi che si fonda sul concetto di multinazionali, colossi che non sono più legati ad uno stato nazionale ma che hanno il loro centro logistico, ma poi sono così distribuiti che producono molto di più rispetto al pil di uno stato. Gli scettici sostengono la globalizzazione come fenomeno antichissimo e non vedono questa novità. Sostengono che lo stato nazionale è più forte che mai in quanto l’Unione Europea continua ad essere presente. I trasformazionalisti sostengono la globalizzazione come un processo storico non lineare, che ha avuto la sua origine e le sue fasi, con andamenti diversi. Essi sostengono che inizi con la scoperta dell’America. Ci sono stati momenti di espansione della globalizzazione e momenti di deglobalizzazione. Tra la fine dell’ e l’inizio del 900 c’è stato il picco della globalizzazione. Quattro diverse opzioni interpretative sugli inizi della globalizzazione:

  1. Origini delle civiltà, con gli scettici che pensano che la globalizzazione sia connaturata agli inizi delle prime civiltà, 5 mila anni fa;
  2. Origini del sistema mondiale occidentale, enfatizza la costruzione del sistema mondiale occidentale, cioè il predominio e l’ascesa dell’Europa e la sua capacità di costruire un ciclo di egemonia sul mondo; 500 anni fa che è quella più gettonata dagli storici;
  3. Diffusione della rivoluzione industriale che ha significato l’invenzione dei nuovi mezzi di trasporto, l’avvento del capitalismo finanziario, 150 anni fa;
  4. Crisi degli anni Settanta-Ottante, ipotesi che dice che tutto sia cominciato 40 anni fa, nel momento in cui entra il modello di rivoluzione industriale, mettendo in crisi lo stato nazionale. Gli anni 70 come cesura Anni 70 come cesura perché nell’immaginario di moltissimi ci sono alcune trasformazioni che guardano alla dimensione finanziaria, economica e la percezione e la rappresentazione del passato, presente e futuro da parte dele società. Il primo punto riguarda il tema finanziario in quanto negli anni 70 avviene la fine del sistema aureo. La circolazione della moneta nel sistema aureo, che aveva funzionato fino a quel momento, era agganciata alle riserve aure. La moneta è un pezzo di carta, una banconota, che rappresentava un valore in oro. Le banche emettevano banconote in funzione della quantità di riserve auree che possedevano nei loro forzieri. Significa che la moneta è agganciata alle riserve auree. Questo meccanismo di stretta dipendenza è il meccanismo sul quale nasce la moneta, che rappresentava un valore riscattabile. Fino agli anni 70, uno stato che possedeva dollari, poteva andare alla banca centrale degli stati uniti e dire io ho 7 miliardi di dollari, mi dai 7 miliardi di riserve auree in oro. Gli stati uniti, che erano l’economia più potente perché il valore delle altre monete erano agganciate al dollaro in quanto c’era il cambio fisso tra dollaro e un'altra moneta. Si basava tutto sul presupposto che gli stati uniti possedessero riserve auree proporzionate alla quantità di dollari che circolavano nel mondo. Per poter emettere una banconota che vale 100 dollari, significa che io possiedo la stessa cifra di oro nella riserva. La quantità di moneta che circola nel mondo deve essere uguale a quella presente nelle riserve. La fine di questo sistema ha significato che gli stati uniti possedessero banconote emesse in quantità superiore rispetto alle riserve auree; lo stato decide di emettere moneta quando servono i soldi. Il meccanismo dice che ci deve essere la stessa quantità, una proporzionalità diretta. Le vicende della realtà politica hanno portato gli stati uniti ad emettere più banconote e se tutti gli stati che possedevano dollari fossero andati alla riserva aurea e chiedere oro, sarebbero andati in bancarotta. Succede allora che gli stati uniti sganciano il dollaro dall’oro con un conseguente sganciamento di tutte le monete dal dollaro. Questo ha significato l’inizio di una competizione su scala globale per attrarre capitali che possono dare profitti più alti. Il valore di una moneta è determinato da una serie di valutazioni che riguardano una moneta troppo forte, che può essere un ostacolo per l’economia perché indebolisce le esportazioni; una moneta troppo debole penalizza le importazioni. Il meccanismo finanziario delle monete è completamente stravolto agli inizi degli anni 70. Dal punto di vista finanziario è una rivoluzione. Dal punto di vista del sistema produttivo fino agli anni 60 erano industrie basate sul sistema fordista, organizzazione scientifica del lavoro, catena di montaggio, grande consumo di risorse fossili come petrolio che a lungo è costato pochissimo. Non c’era nessuna attenzione

sul consumo efficiente di petrolio e non c’era nessuno stimolo all’innovazione e all’efficienza energetica. Succede che agli inizi degli anni 70, per ragioni politiche, comincia una crisi dell’approvvigionamento del petrolio. Comincia una guerra in cui i paesi arabi attaccano Israele, e a quel punto i paesi arabi per protestare e danneggiare l’occidente che sosteneva Israele, decidono di aumentare di 4/5 volte il prezzo del petrolio e di ridurne la produzione; diminuiscono l’offerta e aumentano il prezzo. Questo crea uno shock al mondo occidentale in quanto non si sa più dove prendere il petrolio e l’energia diventa un’arma politica. L’occidente reagisce con una trasformazione radicale del sistema produttivo. Provocando una riorganizzazione del fenomeno della rivoluzione industriale, basato su meccanismi più flessibili, più capaci di rispondere alla domanda del mercato di una società più attenta ai consumi individuali. Prima era invece molto standardizzato. Si inizia a porre maggiore attenzione al consumo energetico, e comincia un processo molto significativo, cioè lo spostamento della produzione industriale in luoghi del pianeta in cui il costo del lavoro era inferiore; le industrie si trovano di fronte ad aumenti dei costi molto significativi allora vanno a cercare luoghi del pianeta in cui possono abbassare questi costi. Comincia quindi una fase di deindustrializzazione dell’occidente, chiudono le fabbriche in occidente e si spostano prima nel sud est asiatico e poi si concentrano soprattutto in Cina. La Cina consente di produrre a costi assai inferiori. Nel mondo occidentale con queste rivoluzioni comincia a conoscere l’idea che in realtà quel modello di sviluppo non è più sostenibile dal punto di vista economico, ambientale. Dunque, significa, dal punto di vista culturale, ripensare il nostro rapporto futuro. Comincia ad apparire sempre più evidente la fine della modernità. Un modello di modernizzazione e di sviluppo che arriva al capolinea. Da qui si comincia a parlare di post-modernismo, post-fordismo. Non ci sono parole per descrivere quello che dovrebbe essere il nuovo modello. Questo ha avuto conseguenze importanti anche dal punto di vista politico, sono finite le ideologie che immaginavano la storia come fasi che avrebbe portato a un obiettivo futuro di miglioramento. La società del benessere era anche lo stato sociale, cioè lo stato si occupa nella sfera economica per assistere e aiutare i cittadini in una più equa distribuzione del reddito. Lo stato non è più un agente neutrale ma interviene direttamente per far si che marginalità, povertà, disabilità, vecchiaia, non siano più elementi di sofferenza ma stati in cui si può contare sul sostegno dello stato. uno stato che produce velocemente significa molte tasse, molte entrate nel fisco, e dunque risorse da introdurre. Questo meccanismo, nel momento in cui lo stato occidentale entra in crisi, aumenta la disoccupazione e quindi più persone da dover sostenere, ma meno risorse perché chi è disoccupato non contribuisce con le tasse. Cambia il clima politico: ci sono due personaggi molto importanti che sono Margaret Thatcher e Ronald Reagan, che diventano interpreti di nuove politiche neoliberali. Negli anni 70 comincia ad emergere un’idea molto diversa dello stato, che non si deve occupare di tutte queste cose. Ci sono economisti che sostengono che lo stato deve tornare ad occuparsi di poche cose, che riguardano soprattutto il buon funzionamento del mercato. La loro idea è che, se noi facciamo in modo di ridurre le tasse, ci saranno più soldi nelle tasche dei cittadini, quindi quelli più abili si arricchiranno, diventeranno ricchi ma l’accrescimento dei più ricchi avranno conseguenze benefiche anche per i più poveri, perché potranno dare vita a nuove imprese. Il pensiero del welfare state è che in questo modo si va a creare un sistema sempre più polarizzato in cui i più ricchi possiedono tutto e gli altri niente. Sono due visioni completamente diverse con un obiettivo comune. Il crollo del comunismo è un altro elemento decisivo che ha significato che quella che era una globalizzazione dimezzata diventa una globalizzazione a tutto tondo.

ENERGIA E SOCIETA’

L’antropocene, un’ipotesi Periodizzare la storia della terra: era Cenozoica, periodo Quaternario, epoca dell’Olocene. L’antropocene nasce dall’idea che noi siamo già passati a un’altra epoca e siamo testimoni di un cambiamento epocale. Paul Crutzen parla dell’idea di antropocene, lui era un chimico specializzato nello studio dell’atmosfera. Il tema è il ruolo dell’azione umana. Mai come prima il genere umano si è imposto come un’influenza decisiva sul mondo globale. La presenza dell’uomo ha cambiato il sistema di funzionamento della terra. È un’ipotesi fortissima. Ma queste ipotesi vanno confermate con delle prove e che diventino elemento inconfutabile della tesi. I geologici lavorano sulle stratigrafie, selezionano la terra e in base ai diversi strati che si sono formati con il tempo, riescono a trovare prove scientifiche che avrebbero determinato un