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Georges Jacques Danton, rivoluzionario francese di umile origine, fu coinvolto nel massacro delle carceri di Parigi e non fece nulla per fermarlo. Fu eletto ministro della giustizia e capo del consiglio esecutivo, ma la sua politica fu respinta. Nella convenzione nazionale, cercò di cancellare le divisioni tra i partiti rivoluzionari, ma fallì. Richiese la pena di morte per coloro che proponevano una dittatura e fece appelli all'unità nazionale. Tuttavia, la sua carriera fu segnata da controversie, come la sua venalità e il coinvolgimento nella corte. Un personaggio controverso, amato da alcuni e odiato da altri.
Tipologia: Appunti
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Pochi uomini della rivoluzione hammo lasciato un segno come danton , una traccia altrettanto profonda nella memoria collettiva del popolo francese , tuttavia è uno dei personaggi ad aver sollevato le maggiori controversie, fu un grande rivoluzionario, ma soprattutto un uomo con i suoi vizi e le sue contraddizioni.
Non era di nobile nascita, ma neppure di umile condizione, lavorò inizialmente presso un procuratore al parlamento di Parigi e qui vi ritornò in seguito per svolgere l’avvocatura. Inizialmente la sua carriera politica era svolta all’interno dei cordiglieri, venne eletto presidente della guardia borghese, dopo esservi entrato, e per ben quattro volte venne rieletto, suscitando le accuse da parte dei suoi antagonisti, i quali lo accusarono di essersi comprato i voti. Fondò una società popolare che divenne famosa come club dei cordiglieri e qui iniziò la sua carriera politica; in seguito alla fuga di Varennes egli si impegnò a fondo nel movimento rivoluzionario, dopo un periodo di lontananza, dovuto al mandato di arresto nei suoi confronti, tornò a Parigi dove partecipò alle elezioni dell’assemblea legislativa. La caduta della monarchia gli aprì le porte della carriera di tribuno popolare, incarico che ricoprì per due volte.
Deciso a farla finita con il definitivo tradimento di Luigi XVI favorì il movimento popolare del 10 agosto. Con ciò però non si vuol dire che Danton non partecipasse all’azione.
Venne eletto ministro della giustizia, probabilmente anche grazie ai girondini, e tra i membri del comitato giudiziario nominò anche Robespierre, il quale rifiutò. La sua figura prevaleva sulle altre grazie al suo carattere e al suo passato rivoluzionario. Fu il vero capo del consiglio esecutivo,.
Durante la guerra contro la Prussia egli si battè per aprire le barriere di Parigi per evitare che la città venisse affamata. Durante questi eventi nelle carceri parigine avveniva il massacro; secondo alcuni fu lui stesso ad organizzarli per avere la fedeltà dei volontari parigini, ma nulla prova la sua colpevolezza diretta, tuttavia non fece nulla per arrestare questo fenomeno. Intanto negoziava con le potenze nemiche, sperando di avere una pace di compromesso, in cui il re sarebbe stato risparmiato dai rivoluzionari, ma le sue contraddizioni mostrarono il contrario. La sua politica si avvicina a quella girondina, ma questa rifiutandolo, fa sì che da questo momento Danton non abbia più una politica propria.
Intanto la sua carriera avanzava a passi svelti, venendo eletto deputato di Parigi nella convenzione nazionale, tuttavia non potendo unire la funzione di rappresentante del popolo con quella di ministro rinuncià a quest’ultima, cercò in tutti i modi di cancellare tutte le opposizioni ed i rancori tra i partiti rivoluzionari, ma fallì. Richiese la pena di morte per tutti quelli che proponevano un triumvirato o una dittatura, fece un appello continuo all’unità ed indivisibilità della nazione. Tuttavia la gironda continuava ad attaccarlo, soprattutto sui conti, che risultavano sempre sospetti.
Venendo mandato presso l’esercfito non assistette ai primi dibattiti del processo al re, ma quando fu presente alle successive votò a favore della sua morte, pur desiderando, in cuor suo, di risparmiarlo, la sua tattica sarebbe stata quella di aggiornare indefinitamente il processo, ma falliti i suoi sforzi ritenne più giusto votare per la sua esecuzione. Con la sua morte e la dichiarazione di guerra all’Inghilterra iniziava la crisi della rivoluzione. Danton rimase nella corrente rivoluzionaria, non astenendosi da intrighi nascosti. Con l’istituzione nel 93 del tribunale rivoluzionario si arrivò alla definitiva rottura tra egli ed i girondini. Entrò nel primo comitato di salute pubblica fino alla sua eliminazione e fu di fatto il capo del governo, attuando una politica di difesa nazionale.
Cercò sempre di trattare con i nemici esterno e di trovare dei compromessi, ciò gli costò l’accusa di aver anche favorito la regina a fuggire. La sua condotta divenne deplorevole nei suoi ultimi mesi di vita; intanto nel comitato i risultati fueono negativi.
Rifiuta di entrare in esso, ma lo appoggia e ne contribuisce a rafforzarne i poteri, ma finisce per apparire il capo degli indulgenti e dei moderati, intanto cercò uomini per una leva straordinaria e la leva in massa finalmente venne decretata , favorendolo ancora come uomo rivoluzionario fedele alla Francia.
La convenzione decretò l’arresto dei sospetti e iniziò cos’ il Terrore, a cui Danton aveva contribuito non poco, furono istituiti i grandi processi e la regina giustiziata, a questa situazione Danton rispose allontanandosi dalla vita politica, decretando così la sua lontananza da questi mezzi. al suo ritorno si oppose all’opera di scristianizzazione, ed alla separazione tra chiesa e stato, si oppose inoltre ad Hebert e ai cordiglieri. Assunse pian piano la figura di capo dell’opposizione, rifiutò ancora di entrare nel secondo comitato di salute pubblica, ma lo sostenne, alemno inizialmente.voleva moderare il terrore.
Il suo errore fu quello di non entrarvi e di attuare un’opera di moderazione verso Robespierre.
La convenzione continuò la sua politica, con gli arresti del giornalista Desmoulins e di d’Eglantine, che Danton difese indirettamente. I capi cordiglieri, visti come una minaccia furono giustiziati e così anche gli indulgenti, compreso Danton , cercò di difendersi, ma non valse, venne ghigliottinato nel 1794.
Tuttavia non si seppe mai se Robespierre, amico di Danton, avesse dissimulato questo sentimento o semplicemente lo aveva condannato perché colpevole nei confronti del governo e della nazione stessa.
Danton venne anche conosciuto come un uomo estremamente venale, molte cariche probabilmente furono acquistate, sbrigò moltissimi affari e soprattutto viveva in modo molto agiato; si pone così il problema della sua venalità. Tuttavia non fu mai provata quando fu in vita. Si narra inoltre che egli versò del denaro per salvare il re, ebbe sempre rapporti con i ministri degli affari esteri e fece molti versamenti sospetti nella lista civile. Non si seppe mai inoltre se spese del denaro pubblico per i suoi fini personali. Inoltre venne utilizzato, a sua insaputa, dalla corte.
Le sue contraddizioni furono moltissime , ad esempio sulla vicenda dell’esecuzione di LuigiXVI dove lo condannò, ma non essendo d’accordo con questa decisione. Si crea così il doppio fronte, di chi lo considera un politico di bassa levatura, corrotto e chi lo considera un realista, capace di agire sempre per la salvezza della patria.
Si rassegnava spesso agli spargimenti di sangue e improvvisava essendo molto sensibile alle reazioni della folla. Fu un vero trascinatore di uomini, ma capace di tradirli a sangue freddo sempre. Era adatto a entrare in comunione con le masse dei sanculotti e a condividerne le passioni, piaceva al popolo per la sua vitalità, passione alla vita, virilità ed energia; tratti che gli permisero di imporsi come vero e proprio leader rivoluzionario.