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Una dettagliata analisi della scrittura di guido piovene, uno dei più importanti scrittori italiani del novecento. Esplorando la sua formazione, le sue opere e la sua carriera, il documento illustra come piovene abbia affrontato la crisi del linguaggio del suo tempo attraverso la sua scrittura scorrevole, cristallina e attenta alla letteratura e alla parola come linguaggio. Inoltre una panoramica della produzione letteraria di piovene, dalla sua prima opera, il romanzo giovanile 'il ragazzo di buona famiglia', fino alla sua ultima opera, 'le stelle fredde', vincitrice del premio strega. Particolarmente utile per chi studia la letteratura italiana del novecento e la scrittura di guido piovene.
Tipologia: Appunti
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Piovene reportage degli anni ’60. Interessante capire come la sua scrittura influisce nel giornalismo e confronto con la scrittura della Lagorio. Scrittura scorrevole, cristallina, rappresenta una delle risposte più importanti ai problemi del tempo; la parola di Piovene, la sua scrittura, l’attenzione alla letteratura e alla parola come linguaggio può essere la soluzione. Le stelle fredde è un romanzo sulla incomunicabilità (come uno, nessuno, centomila). L’io contemporaneo che progressivamente si scolla dalla realtà che lo circonda e non riesce più ad entrare in contatto con essa. Crisi del linguaggio, della comunicazione, dei punti di riferimento per l’individuo. Uno degli aspetti positivi dell’operazione di Piovene è proprio la sua scrittura che definisce Zanzotto è quasi una scrittura poetica, il linguaggio fa ben sperare per la comunicazione stessa. In una realtà in cui il linguaggio è in crisi, la scrittura di Piovene costituisce una speranza per poter superare proprio questa crisi. A livello di stile Piovene rappresenta uno degli esempi più significativi per la scrittura del Novecento. Condusse una doppia vita, è stato sia giornalista che scrittore, armonizzò queste due anime per tutta la sua carriera. Profilo biografico Nasce il 27 luglio del 1907 a Vicenza dal conte Francesco e da Stefani di Valmarana. Condizione sicuramente agiata, tuttavia i genitori non furono presenti, passa la sua infanzia con i nonni e la prozia. Tra le figure che più hanno segnato la sua formazione c’è un’autrice senese di nome Pia, grazie a lei Guido entra in contatto con le questioni legate alla lingua italiana, piccoli racconti, filastrocche, poesie, libri. Segue la sua formazione in collegio (situazione di isolamento, non felice); al liceo che cambia al terzo anno; università di Milano, dove si laurea in Filosofia, tesi sull’estetica di Vico. Nel 1926 inizia a collaborare con diverse riveste e realizza già racconti raccolti in volume (1931) in cui iniziano già a vedersi temi che si realizzeranno nei romanzi successivi di Piovene. Consolida la sua attività di giornalista mentre continua a dedicarsi all’attività di scrittura. Il ragazzo di buona famiglia (scritto tra il 1927/8, ma pubblicato postumo) romanzo giovanile, interessante la dinamica di interazione tra i personaggi principali: un nonno, un padre e un nipote le cui esperienze vengono analizzate proprio alla luce della complessità dei rapporti, soprattutto dal punto di vista interiore; la menzogna. Già da queste prime opere, si delineano i due criteri principali, elementi attivi della produzione di Piovene:
Nel ’39 e agli inizi degli anni ’40 si occuperà di più della scrittura letteraria, pubblica romanzi la cui atmosfera rifletterà gli stessi turbamenti che stava sperimentando Piovene stesso (complessità dei rapporti, situazioni complesse con l’individuo e la realtà che lo circonda) e sono:
Rientra nella fase del romanzo esistenziale. Romanzo particolare per due motivi generali:
Il paesaggio non è mai sfondo, ma è un elemento fondamentale della narrazione. Nucleo centrale da cui si diramano tutte le linee narrative del testo. Centro catalizzatore del romanzo. Scelto per il suo colore, per la sua componente bianca; il bianco come componente cromatica molto significativa per Piovene. Momento in cui il personaggio torna alla casa del padre. Il ciliegio come primo incontro che fa in quest’occasione. La percezione della luce emanata dal ciliegio come fredda, ma altrettanto forte ed attraente. Il primo impatto con il ciliegio è visivo, cromatico, poi uditivo, il nido d’api. Impressione che il ciliegio rappresenti qualcosa di più importante del personaggio. Albero descritto come qualcosa di energetico, vivo. La concentrazione del personaggio è incentrata sull’albero. “il bianco è assoluto” passaggio che ritroviamo in un saggio sull’Unione Sovietica. L’albero ha il suo linguaggio, il quale anche se non comprensibile è per il personaggio qualcosa di positivo, che gli tramette tranquillità. Il personaggio si addormenta sotto il ciliegio in un senso di pace (a differenza di Zeno che si addormentava per cercare il suo passato sotto un segno di sfiducia nei confronti della psicanalisi). Tutte le vicende narrative ruotano intorno al ciliegio anche dopo il suo abbattimento. Anche al centro dell’ultima scena finale. L’ultima parola del romanzo è “bianco”, a sottolineare l’importanza che questo colore ha per l’autore all’interno dell’intero romanzo. Articolo in cui Piovene approfitta per sottolineare una sua visione all’uscita dal castello di Peterhof. Vero e proprio inserto giallo nel romanzo. Elementi del giallo: omicidio, enigma, presenza del detective, nonché ero del genere (capacità speciale di lettura della realtà, degli indizi). Si risolverà da sé. La domanda più importante del giallo passerà in secondo piano. Tema della nevrosi. Più segnali di malattia diffusi in tutto il romanzo e che si concretizzano in alcuni meccanismi di rapporto del personaggio, es. ossessioni, fobie, alterazioni della percezione. Le stelle sono fredde perché lontane, possiamo solo vederle e non interagire con loro. Anche queste rappresentano un tipo di interazione passiva con la realtà. La luce che arriva a noi delle stelle è segnale di qualcosa che non c’è già più. Vedi saggio Zanzotto. Zanzotto divide in tre fasi la crisi del linguaggio nel romanzo. Tre modi diversi di crisi del linguaggio stesso.
Anni ’60 diverse linee di sviluppo del genere romanzo (si fa portavoce di diverse culture, società, ecc.). Si mantengono, si consolidano alcune linee nate decenni prima. Indagine sulla malattia, una di quelle linee che si snoderà nel corso del tempo. Dopo il periodo segnato dall’interesse per la dimensione interiore, segue, appunto negli anni, ’60 (anni del boom economico), il romanzo medio che nasce in risposta aa una richiesta di mercato di un romanzo contestualizzato nel mondo borghese, e quindi storie relative al salotto, alla provincia, impianto tradizionale e di facile lettura. Esempi di romanzi medi la ragazza di bube di Carlo Cassola (1960) o il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani (1962). In questi anni di convivenza di diverse linee troviamo testi come testi di recupero della memoria, testimonianza storica come Se questo è un uomo di Primo Levi (ripubblicato nel ‘58) o libera nos a Malo di Meneghello, in questo caso parliamo di schemi romanzeschi più tradizionali. Il romanzo si fa veicolo di recupero di una memoria. La vita agra del ’62 di Luciano Bianciardi e filone di letteratura industriale nel quali si inseriscono anche Calvino e Vittorini; inchiesta sulle condizioni degli operai di fabbrica. Si può anche citare ad esempio Paolo Volponi con Memoriale sempre nel ’ 62. Anni ’60 ulteriore linea di sperimentazione del romanzo, si sviluppa una fase in cui il romanzo viene destrutturato, scomposto e si concretizza in una sorta di antiromanzo. Alcuni esempi Giorgio Manganelli e Gianni Celati. Questa linea di sperimentazione con queste nuove forme di soluzioni narrative saranno determinanti per quell’ulteriore fase di sperimentazione degli anni ’70. Questa sensazione di benessere (contesto creatosi in conseguenza alle influenze positive del boom economico) non poteva durare a lungo – crisi degli anni ’70, fase di protesta in cui lo schema del decennio precedente viene ribaltato. Nel periodo degli anni ’70 il romanzo è meno percorso a favore invece di una scrittura saggistica che si occupasse delle questioni reali. Meno narrativa di finzione e più di analisi. Anche la gestione diversa della prosa porta alla sperimentazione pure dal punto di vista sia linguistico che formale. Calvino che con il Castello dei destini incrociati (1973) crea una sorta di ipertesto letterario; sperimenta con le forme della narrazione. Lo stesso Petriolo di Pasolini (pubblicato postumo nel ’92, ma già scritto negli anni ‘70), romanzo che punta a superare le convenzionalità del genere tradizionale. Anche in un periodo votato alla sperimentazione linguistica e formale sopravvivono le forme del romanzo medio e anche forme più tradizionali, ad es. nel ‘74 esce “ La storia” di Elsa Morante, romanzo storico. Ultima fase degli anni ’70 – definita la linea iperletteraria: fase del romanzo in cui si applica una specifica sperimentazione. Due romanzi che segnano questa linea iperletteraria, definizione più precisa di quella sperimentazione diffusa per tutti gli anni ’70. Due esempi storici: