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Guido Piovene: Scrittura e crisi del linguaggio nel Novecento, Appunti di Letteratura Italiana

Una dettagliata analisi della scrittura di guido piovene, uno dei più importanti scrittori italiani del novecento. Esplorando la sua formazione, le sue opere e la sua carriera, il documento illustra come piovene abbia affrontato la crisi del linguaggio del suo tempo attraverso la sua scrittura scorrevole, cristallina e attenta alla letteratura e alla parola come linguaggio. Inoltre una panoramica della produzione letteraria di piovene, dalla sua prima opera, il romanzo giovanile 'il ragazzo di buona famiglia', fino alla sua ultima opera, 'le stelle fredde', vincitrice del premio strega. Particolarmente utile per chi studia la letteratura italiana del novecento e la scrittura di guido piovene.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 28/02/2024

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GUIDO PIOVENE
Piovene reportage degli anni ’60. Interessante capire come la sua scrittura influisce nel
giornalismo e confronto con la scrittura della Lagorio.
Scrittura scorrevole, cristallina, rappresenta una delle risposte più importanti ai problemi del
tempo; la parola di Piovene, la sua scrittura, l’attenzione alla letteratura e alla parola come
linguaggio può essere la soluzione.
Le stelle fredde è un romanzo sulla incomunicabilità (come uno, nessuno, centomila). L’io
contemporaneo che progressivamente si scolla dalla realtà che lo circonda e non riesce più
ad entrare in contatto con essa. Crisi del linguaggio, della comunicazione, dei punti di
riferimento per l’individuo.
Uno degli aspetti positivi dell’operazione di Piovene è proprio la sua scrittura che definisce
Zanzotto è quasi una scrittura poetica, il linguaggio fa ben sperare per la comunicazione
stessa. In una realtà in cui il linguaggio è in crisi, la scrittura di Piovene costituisce una speranza
per poter superare proprio questa crisi.
A livello di stile Piovene rappresenta uno degli esempi più significativi per la scrittura del
Novecento.
Condusse una doppia vita, è stato sia giornalista che scrittore, armonizzò queste due anime
per tutta la sua carriera.
Profilo biografico
Nasce il 27 luglio del 1907 a Vicenza dal conte Francesco e da Stefani di Valmarana.
Condizione sicuramente agiata, tuttavia i genitori non furono presenti, passa la sua infanzia
con i nonni e la prozia. Tra le figure che più hanno segnato la sua formazione c’è un’autrice
senese di nome Pia, grazie a lei Guido entra in contatto con le questioni legate alla lingua
italiana, piccoli racconti, filastrocche, poesie, libri. Segue la sua formazione in collegio
(situazione di isolamento, non felice); al liceo che cambia al terzo anno; università di Milano,
dove si laurea in Filosofia, tesi sull’estetica di Vico.
Nel 1926 inizia a collaborare con diverse riveste e realizza già racconti raccolti in volume
(1931) in cui iniziano già a vedersi temi che si realizzeranno nei romanzi successivi di Piovene.
Consolida la sua attività di giornalista mentre continua a dedicarsi all’attività di scrittura.
Il ragazzo di buona famiglia (scritto tra il 1927/8, ma pubblicato postumo) romanzo giovanile,
interessante la dinamica di interazione tra i personaggi principali: un nonno, un padre e un
nipote le cui esperienze vengono analizzate proprio alla luce della complessità dei rapporti,
soprattutto dal punto di vista interiore; la menzogna.
Già da queste prime opere, si delineano i due criteri principali, elementi attivi della produzione
di Piovene:
- Indagine psicologica dei personaggi, attenzione all’interiore;
- Grande attenzione al paesaggio.
Nel ’33 si trasferisce a Firenze; nel ’35 viene nominato corrispondente per il “Corriere della
Sera.
Nel ’32 prende la tessera del partito fascista. Tutta la sua vita è caratterizzata da indecisione in
ambito politico, non prende una vera e propria posizione. Questo si vede anche dai suoi
articoli di inviato all’estero (prima in Inghilterra e poi in Spagna) che per la redazione non
erano abbastanza incisivi (dovevano infatti celebrare l’Italia e denigrare gli stranieri). Il tono
era più quello dello scrittore giornalista che non quello da propagandista fascista.
Questa incapacità di schierarsi pro o contro il fascismo provocarono (secondo lo stesso
Piovene) umiliazioni, auto inganni, patteggiamenti, pensieri oscuri, occasioni di sdoppiamento;
Piovene sente di essere in una situazione in cui deve dissimulare qualcosa.
Nel ’37 viene inviato in Spagna e torna in Italia l’anno dopo. Si occupa di cultura e critica
cinematografica.
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GUIDO PIOVENE

Piovene reportage degli anni ’60. Interessante capire come la sua scrittura influisce nel giornalismo e confronto con la scrittura della Lagorio. Scrittura scorrevole, cristallina, rappresenta una delle risposte più importanti ai problemi del tempo; la parola di Piovene, la sua scrittura, l’attenzione alla letteratura e alla parola come linguaggio può essere la soluzione. Le stelle fredde è un romanzo sulla incomunicabilità (come uno, nessuno, centomila). L’io contemporaneo che progressivamente si scolla dalla realtà che lo circonda e non riesce più ad entrare in contatto con essa. Crisi del linguaggio, della comunicazione, dei punti di riferimento per l’individuo. Uno degli aspetti positivi dell’operazione di Piovene è proprio la sua scrittura che definisce Zanzotto è quasi una scrittura poetica, il linguaggio fa ben sperare per la comunicazione stessa. In una realtà in cui il linguaggio è in crisi, la scrittura di Piovene costituisce una speranza per poter superare proprio questa crisi. A livello di stile Piovene rappresenta uno degli esempi più significativi per la scrittura del Novecento. Condusse una doppia vita, è stato sia giornalista che scrittore, armonizzò queste due anime per tutta la sua carriera. Profilo biografico Nasce il 27 luglio del 1907 a Vicenza dal conte Francesco e da Stefani di Valmarana. Condizione sicuramente agiata, tuttavia i genitori non furono presenti, passa la sua infanzia con i nonni e la prozia. Tra le figure che più hanno segnato la sua formazione c’è un’autrice senese di nome Pia, grazie a lei Guido entra in contatto con le questioni legate alla lingua italiana, piccoli racconti, filastrocche, poesie, libri. Segue la sua formazione in collegio (situazione di isolamento, non felice); al liceo che cambia al terzo anno; università di Milano, dove si laurea in Filosofia, tesi sull’estetica di Vico. Nel 1926 inizia a collaborare con diverse riveste e realizza già racconti raccolti in volume (1931) in cui iniziano già a vedersi temi che si realizzeranno nei romanzi successivi di Piovene. Consolida la sua attività di giornalista mentre continua a dedicarsi all’attività di scrittura. Il ragazzo di buona famiglia (scritto tra il 1927/8, ma pubblicato postumo) romanzo giovanile, interessante la dinamica di interazione tra i personaggi principali: un nonno, un padre e un nipote le cui esperienze vengono analizzate proprio alla luce della complessità dei rapporti, soprattutto dal punto di vista interiore; la menzogna. Già da queste prime opere, si delineano i due criteri principali, elementi attivi della produzione di Piovene:

  • Indagine psicologica dei personaggi, attenzione all’interiore;
  • Grande attenzione al paesaggio. Nel ’3 3 si trasferisce a Firenze; nel ’35 viene nominato corrispondente per il “Corriere della Sera”. Nel ’32 prende la tessera del partito fascista. Tutta la sua vita è caratterizzata da indecisione in ambito politico, non prende una vera e propria posizione. Questo si vede anche dai suoi articoli di inviato all’estero (prima in Inghilterra e poi in Spagna) che per la redazione non erano abbastanza incisivi (dovevano infatti celebrare l’Italia e denigrare gli stranieri). Il tono era più quello dello scrittore giornalista che non quello da propagandista fascista. Questa incapacità di schierarsi pro o contro il fascismo provocarono (secondo lo stesso Piovene) umiliazioni, auto inganni, patteggiamenti, pensieri oscuri, occasioni di sdoppiamento; Piovene sente di essere in una situazione in cui deve dissimulare qualcosa. Nel ’37 viene inviato in Spagna e torna in Italia l’anno dopo. Si occupa di cultura e critica cinematografica.

Nel ’39 e agli inizi degli anni ’40 si occuperà di più della scrittura letteraria, pubblica romanzi la cui atmosfera rifletterà gli stessi turbamenti che stava sperimentando Piovene stesso (complessità dei rapporti, situazioni complesse con l’individuo e la realtà che lo circonda) e sono:

  • Lettere di una novizia , 1941
  • La gazzetta nera , 1943. Il clima che emerge da questi romanzi è quello di una situazione dominata dal male, da una negatività, una malattia diffusa che però è anche unico tramite per cercare di raggiungere la salvezza. In un contesto del genere la forza morale sta nel trasformare in virtù il vizio che le corrisponde. Dal ’43 al ’44 collabora con il quotidiano “Mercurio” e poi con “Il tempo”. Più tardi nel ’46 pubblica Pietà contro Pietà sempre sulla linea della visione della società attraverso il filtro della guerra. Nel ’49 I falsi redentori , mondo dominato dall’odio, dalla vendetta. Nel ’49 viene incaricato direttore della “Sezione Arte e Lettere” dell’UNESCO. Nel ’50 Piovene torna in Italia e inizia uno dei periodi più dedicati al reportage di viaggio. Progetto del viaggio in America, inizia il decennio di Piovene saggista. Parte per l’America (coast to coast) con la moglie che guida mentre lui prende appunto; raccoglie oltre cento articoli pubblicati in un volume. L’idea dell’esplorazione della realtà di Piovene è di tipo immersivo e quindi per conoscere la realtà bisogna viverla, entrarci dentro, immergersi appunto. Nel ’53 pubblica De America con appunto gli articoli del suo reportage di viaggio in America. Sempre nello stesso anno inizia a collaborare con La Stampa di Torino e la Rai e dal maggio del ’53 a ottobre del ’56 fa una serie di trasmissione radiofoniche per coprire il suo viaggio in Italia; reportage radiofonico in cui Piovene esplorava l’Italia e cercava di mostrare, fare un quadro della situazione dell’Italia post-guerra. Nel ’57 pubblica Viaggio in Italia che rappresenta il suo reportage più noto, opera monumentale che conferma la sua capacità di sguardo come reporter. Continuano i viaggi, in Brasile, a Londra, a Parigi e negli anni ’60 in Unione Sovietica. In questi anni sta anche scrivendo Le furie romanzo complesso, in cui convergono tutte le linee biografiche, di pensiero, riflessione, tutte le questioni tecniche della scrittura del romanzo. Per Piovene rappresenta il suo culmine come scrittore. Il romanzo viene pubblicato nel ’63. Per questo non riceve il premio Viareggio a causa della non chiarezza su alcuni articoli antisemiti pubblicati anni prima che, seppur anonimi, erano facilmente riconducibili a lui per lo stile di scrittura. Anni ’60 e ’70 proseguono i viaggi. Nel 1970 pubblica Le stelle fredde , rappresenta l’ultimo romanzo compiuto e pubblicato da Piovene, per il quale vince il Premio Strega.

Le stelle fredde

Rientra nella fase del romanzo esistenziale. Romanzo particolare per due motivi generali:

  • Rappresenta una caduta vertiginosa nella coscienza dell’io. Anche qui si ha un precipitare nell’interiore di un personaggio che ha problemi a relazionarsi con la realtà esterna, nevrastenico, dall’atteggiamento indifferente, quasi apatico ed uno dei tratti che lo caratterizzano nel suo rapporto con il reale.
  • Grande attenzione per il paesaggio. Presenza della descrizione della vita oltre la morte. La trama è molto frammentata e surreale. Zanzotto parla di narrazione onirica. Il realismo di Piovene è reso attraverso una narrazione a pezzi. Combinazione tra realismo e fantastico, una delle tante coppie di opposti presenti nel romanzo. Narrazione: storia di questo io anonimo con la realtà e il suo progressivo distaccarsi da essa. Come per Vitangelo Moscarda, anche qui è un personaggio femminile a rompere l’equilibrio della vita del protagonista maschile. Nelle stelle fredde tutto ha inizio quando il protagonista viene lasciato dalla compagna Ida; questo comporta un progressivo ed inesorabile

Il paesaggio non è mai sfondo, ma è un elemento fondamentale della narrazione. Nucleo centrale da cui si diramano tutte le linee narrative del testo. Centro catalizzatore del romanzo. Scelto per il suo colore, per la sua componente bianca; il bianco come componente cromatica molto significativa per Piovene. Momento in cui il personaggio torna alla casa del padre. Il ciliegio come primo incontro che fa in quest’occasione. La percezione della luce emanata dal ciliegio come fredda, ma altrettanto forte ed attraente. Il primo impatto con il ciliegio è visivo, cromatico, poi uditivo, il nido d’api. Impressione che il ciliegio rappresenti qualcosa di più importante del personaggio. Albero descritto come qualcosa di energetico, vivo. La concentrazione del personaggio è incentrata sull’albero. “il bianco è assoluto” passaggio che ritroviamo in un saggio sull’Unione Sovietica. L’albero ha il suo linguaggio, il quale anche se non comprensibile è per il personaggio qualcosa di positivo, che gli tramette tranquillità. Il personaggio si addormenta sotto il ciliegio in un senso di pace (a differenza di Zeno che si addormentava per cercare il suo passato sotto un segno di sfiducia nei confronti della psicanalisi). Tutte le vicende narrative ruotano intorno al ciliegio anche dopo il suo abbattimento. Anche al centro dell’ultima scena finale. L’ultima parola del romanzo è “bianco”, a sottolineare l’importanza che questo colore ha per l’autore all’interno dell’intero romanzo. Articolo in cui Piovene approfitta per sottolineare una sua visione all’uscita dal castello di Peterhof. Vero e proprio inserto giallo nel romanzo. Elementi del giallo: omicidio, enigma, presenza del detective, nonché ero del genere (capacità speciale di lettura della realtà, degli indizi). Si risolverà da sé. La domanda più importante del giallo passerà in secondo piano. Tema della nevrosi. Più segnali di malattia diffusi in tutto il romanzo e che si concretizzano in alcuni meccanismi di rapporto del personaggio, es. ossessioni, fobie, alterazioni della percezione. Le stelle sono fredde perché lontane, possiamo solo vederle e non interagire con loro. Anche queste rappresentano un tipo di interazione passiva con la realtà. La luce che arriva a noi delle stelle è segnale di qualcosa che non c’è già più. Vedi saggio Zanzotto. Zanzotto divide in tre fasi la crisi del linguaggio nel romanzo. Tre modi diversi di crisi del linguaggio stesso.

  • Prima parte, siamo in un contesto cittadino, quotidiano, contesto definito da logiche economiche. Soprattutto slogan pubblicitario, linguaggio retorico, linguaggio che si è impoverito nelle sue capacità comunicative, ma che viene impiegato solo a scopo conoscitivo.
  • Seconda fase. Linguaggio associato ai morti, qualcosa che muore / è già morto. Incontro con Dostoevskij e il padre che è prossimo a morire.
  • Terza fase. Linguaggio che si riduce a schedare. Pura passività, perdita della capacità espressiva. Zanzotto sottolinea che in questa sua tripartizione c’è un elemento che fa sperare e dona unità all’intero romanzo ed è la scrittura di Piovene. Nella ricerca stilistica delle stelle fredde. Proprio grazie alla qualità, raffinatezza della scrittura pioveniana abbiamo una rivincita del linguaggio come qualcosa di vivo, in contesto in cui invece il linguaggio appare come qualcosa di morto. Collochiamo le stelle fredde nella fase del romanzo esistenziale. Piovene è esponente del romanzo esistenziale per tutta la sua produzione (inizio anni ’20 – anni ‘70). Tendenza dell’indagine interiore come criterio di analisi della realtà stessa.

Anni ’60 diverse linee di sviluppo del genere romanzo (si fa portavoce di diverse culture, società, ecc.). Si mantengono, si consolidano alcune linee nate decenni prima. Indagine sulla malattia, una di quelle linee che si snoderà nel corso del tempo. Dopo il periodo segnato dall’interesse per la dimensione interiore, segue, appunto negli anni, ’60 (anni del boom economico), il romanzo medio che nasce in risposta aa una richiesta di mercato di un romanzo contestualizzato nel mondo borghese, e quindi storie relative al salotto, alla provincia, impianto tradizionale e di facile lettura. Esempi di romanzi medi la ragazza di bube di Carlo Cassola (1960) o il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani (1962). In questi anni di convivenza di diverse linee troviamo testi come testi di recupero della memoria, testimonianza storica come Se questo è un uomo di Primo Levi (ripubblicato nel ‘58) o libera nos a Malo di Meneghello, in questo caso parliamo di schemi romanzeschi più tradizionali. Il romanzo si fa veicolo di recupero di una memoria. La vita agra del ’62 di Luciano Bianciardi e filone di letteratura industriale nel quali si inseriscono anche Calvino e Vittorini; inchiesta sulle condizioni degli operai di fabbrica. Si può anche citare ad esempio Paolo Volponi con Memoriale sempre nel ’ 62. Anni ’60 ulteriore linea di sperimentazione del romanzo, si sviluppa una fase in cui il romanzo viene destrutturato, scomposto e si concretizza in una sorta di antiromanzo. Alcuni esempi Giorgio Manganelli e Gianni Celati. Questa linea di sperimentazione con queste nuove forme di soluzioni narrative saranno determinanti per quell’ulteriore fase di sperimentazione degli anni ’70. Questa sensazione di benessere (contesto creatosi in conseguenza alle influenze positive del boom economico) non poteva durare a lungo – crisi degli anni ’70, fase di protesta in cui lo schema del decennio precedente viene ribaltato. Nel periodo degli anni ’70 il romanzo è meno percorso a favore invece di una scrittura saggistica che si occupasse delle questioni reali. Meno narrativa di finzione e più di analisi. Anche la gestione diversa della prosa porta alla sperimentazione pure dal punto di vista sia linguistico che formale. Calvino che con il Castello dei destini incrociati (1973) crea una sorta di ipertesto letterario; sperimenta con le forme della narrazione. Lo stesso Petriolo di Pasolini (pubblicato postumo nel ’92, ma già scritto negli anni ‘70), romanzo che punta a superare le convenzionalità del genere tradizionale. Anche in un periodo votato alla sperimentazione linguistica e formale sopravvivono le forme del romanzo medio e anche forme più tradizionali, ad es. nel ‘74 esce “ La storia” di Elsa Morante, romanzo storico. Ultima fase degli anni ’70 – definita la linea iperletteraria: fase del romanzo in cui si applica una specifica sperimentazione. Due romanzi che segnano questa linea iperletteraria, definizione più precisa di quella sperimentazione diffusa per tutti gli anni ’70. Due esempi storici:

  • 1979 Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino , sperimentazione nei confronti soprattutto delle strutture narrative, votata ad infrangere i piani della struttura narrativa, giocando anche con la fruizione stessa della narrazione;
  • 1980 Il nome della rosa di Umberto Eco , sperimentazione che consiste nel gioco della mescolanza dei diversi generi letterari. Esempio di romanzo appratente alla linea iperletteraria anche il romanzo La variante di Lüneburg che si avvicina al nome della rosa e che esce nel ’93, altra la linea dominante dell’evoluzione del romanzo, incontro con la dimensione popolare della società, sfera giovanile, ciò che possiamo trovare in sostanza nella letteratura cannibale (nella quali rientrano quei giovani letterati definiti gioventù cannibale) come quella di Vittorio Tondelli e Palandri. La variante di Lüneburg è più vicino al gioco di generi presente nel nome della rosa di Eco. Compresenza del romanzo storico, poliziesco ecc. si occupa di storia e testimonianza. Ricostruisce il mondo della Seconda guerra mondiale puntando così al recupero della memoria. La forma del romanzo come recupero della memoria rimanda ad altri momenti dell’evoluzione del romanzo.