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Analisi di Luzi e Levi: Ermetismo, Neorealismo e Memoria Letteraria - Prof. Paino, Appunti di Letteratura Contemporanea

Analisi di opere di Mario Luzi, tra cui 'Epifania' e 'Se mai solo vivendo', esplorando temi come il divino e la crisi della parola, in dialogo con teologia e filosofia. Approfondimento sul neorealismo, con 'Se questo è un uomo' di Primo Levi, analizzando il rapporto tra letteratura, guerra e memoria, e la lingua come strumento di testimonianza. Panoramica critica di ermetismo e neorealismo nel Novecento italiano, riflettendo sulla condizione umana e la ricerca di significato, contestualizzando le opere di Luzi e Levi.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 21/05/2025

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stefania-giannetto 🇮🇹

4.2

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LUZI
Testo
Epifania
Luzi non esclude la possibilità di un divino ma non la può dare per certezza poiché la sua è una continua
interrogazione su questi punti.
Già il titolo allude a un immaginario cristiano, c'è l'attesa di qualcosa. Il poeta è in una fase di sospensione, è sulla
soglia di qualcosa che deve accadere. La poesia suggerisce la possibilità di una continua epifania. Il Luzi degli anni
60/70 si trova in uno scenario completamente diverso, sopraggiunge la quotidianità della gestione del paese.
Luzi si era riconosciuto nella corrente dell'ermetismo ma, finita questa corrente, la sua attività procede in maniera
autonoma e resta immune da qualsiasi suggestione di tipo realistico, questa adesione al reale non ha niente di neo-
realista, così come non avrà niente a che fare con le avanguardie.
Mario Luzi,+quarantenne all’epoca della stesura di questi versi, scritti l’ultimo dell’anno del 1954, medita, come
altrove nei testi di quel periodo su questa età di mezzo che si bilancia tra un passato non ancora del tutto archiviato
e un futuro indecifrabile: ecco allora l’ansia e la vertigine del primo verso. La notte viene a significare l’incertezza,
il buio nel quale non ci si può muovere. Ma c’è anche un barlume che ci può indicare la strada: il seme che muore
per dare frutto, di evangelica memoria, è il segnale che mostra l’uscita da quell’oscurità.
E allora il viaggio è quello dei Magi verso l’umile grotta di Betlemme: la sapienza che si mette in cammino per
onorare la Verità e la Vita.
Notte, la notte d’ansia e di vertigine
quando nel vento a fiotti interstellare,
acre, il tempo finito sgrana i germi
del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.
Chi spinge muli su per la montagna
tra le schegge di pietra e le cataste
si turba per un fremito che sente
ch’è un fremito di morte e di speranza.
In una notte come questa,
in una notte come questa l’anima,
mia compagna fedele inavvertita
nelle ore medie
nei giorni interni grigi delle annate,
levatasi fiutò la notte tumida
di semi che morivano, di grani
che scoppiavano, ravvisò stupita
i fuochi in lontananza dei bivacchi
più vividi che astri. Disse: è l’ora.
Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
per via ci unimmo a gente strana.
Ed ecco
Il convoglio sulle dune dei Magi
muovere al passo dei cammelli verso
la Cuna. Ci fu ressa di fiaccole, di voci.
Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
E tutto passò via tra molto popolo
e gran polvere. Gran polvere.
Chi andò, chi recò doni
o riposa o se vigila non teme
questo vento di mutazione:
tende le mani ferme sulla fiamma,
sorride dal sicuro
d’una razza di longevi.
Non più tardi di ieri, ancora oggi.
Testo
Se mai solo vivendo
Dal dentro si guarda verso fuori, dove avviene il
mutamento. Il segno che viene da fuori è la luce. Si
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LUZI

Testo  Epifania

Luzi non esclude la possibilità di un divino ma non la può dare per certezza poiché la sua è una continua interrogazione su questi punti. Già il titolo allude a un immaginario cristiano, c'è l'attesa di qualcosa. Il poeta è in una fase di sospensione, è sulla soglia di qualcosa che deve accadere. La poesia suggerisce la possibilità di una continua epifania. Il Luzi degli anni 60/70 si trova in uno scenario completamente diverso, sopraggiunge la quotidianità della gestione del paese. Luzi si era riconosciuto nella corrente dell'ermetismo ma, finita questa corrente, la sua attività procede in maniera autonoma e resta immune da qualsiasi suggestione di tipo realistico, questa adesione al reale non ha niente di neo- realista, così come non avrà niente a che fare con le avanguardie. Mario Luzi, quarantenne all’epoca della stesura di questi versi, scritti l’ultimo dell’anno del 1954, medita, come altrove nei testi di quel periodo su questa età di mezzo che si bilancia tra un passato non ancora del tutto archiviato e un futuro indecifrabile: ecco allora l’ansia e la vertigine del primo verso. La notte viene a significare l’incertezza, il buio nel quale non ci si può muovere. Ma c’è anche un barlume che ci può indicare la strada: il seme che muore per dare frutto, di evangelica memoria, è il segnale che mostra l’uscita da quell’oscurità. E allora il viaggio è quello dei Magi verso l’umile grotta di Betlemme: la sapienza che si mette in cammino per onorare la Verità e la Vita. Notte, la notte d’ansia e di vertigine quando nel vento a fiotti interstellare, acre, il tempo finito sgrana i germi del nuovo, dell’intatto, e a te che vai persona semiviva tra due gorghi tra passato e avvenire giunge al cuore la freccia dell’anno… e all’improvviso la fiamma della vita vacilla nella mente. Chi spinge muli su per la montagna tra le schegge di pietra e le cataste si turba per un fremito che sente ch’è un fremito di morte e di speranza. In una notte come questa, in una notte come questa l’anima, mia compagna fedele inavvertita nelle ore medie nei giorni interni grigi delle annate, levatasi fiutò la notte tumida di semi che morivano, di grani che scoppiavano, ravvisò stupita i fuochi in lontananza dei bivacchi più vividi che astri. Disse: è l’ora. Ci mettemmo in cammino a passo rapido, per via ci unimmo a gente strana. Ed ecco Il convoglio sulle dune dei Magi muovere al passo dei cammelli verso la Cuna. Ci fu ressa di fiaccole, di voci. Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa. E tutto passò via tra molto popolo e gran polvere. Gran polvere. Chi andò, chi recò doni o riposa o se vigila non teme questo vento di mutazione: tende le mani ferme sulla fiamma, sorride dal sicuro d’una razza di longevi. Non più tardi di ieri, ancora oggi.

Testo  Se mai solo vivendo

Dal dentro si guarda verso fuori, dove avviene il mutamento. Il segno che viene da fuori è la luce. Si

rivolge al tu che occupa tutta la storia, sta alludendo a una divinità che si nasconde, la novità è la possibilità di conoscere ciò che non può essere conosciuto. È una sorta di personale approfondimento di quella che era la linea alta e di ricerca del senso dell'esistenza umana che Luzi aveva iniziato negli anni ermetici, nonostante ora sia uno scavo più intimo e personale. Mutamenti da un'ora all'altra di nuvole oscurano, rischiarano la stanza, variano il corso dei pensieri. Il cane sonnecchia steso tra la madia e l'angolo o si strofina contro muri e spigoli finché ritorna ad accucciarsi. Le ore passano senza che altro ne dia segno o storni almeno un po' la mente. La luce infiamma o lascia oscuro il tavolo e il vassoio, sul vassoio le arance. E' un giorno senza novità o persone... Tu che occupi tutta quanto è vasta epoca dopo epoca la storia in tutta la sua distesa, in tutta l'altezza dai fondali alle montagne dove in rocce vietate all'uomo incerto muove i passi lo sherpa ma diffondi oscurità difficile a forare e se mai solo vivendo, se mai solo scendendo questa scala, è un giorno senza novità o persone ora di batticuore ora più certo d'un libro aperto sulla giusta pagina, un giorno, un giorno tra il prima e il poi, tra il cibo e il sonno.

Testo  Per il battesimo dei nostri frammenti

Luzi mette in dialogo la creazione artistica con l'interrogazione di quel tu che si nasconde, la possibilità di un divino. Nell'ultima parte della lirica capiamo come questo pensiero del divino sorga nella mente del poeta mentre è in un luogo di creazione artistica (l'atelier dell'amico Venturino).

però è anche il suo impenetrabile nasondiglio. E poi l'incarnazione- si ripara dalla sua eternità sotto una gronda umana, scende nel più tenero grembo verso l'uomo, nell'uomo....sì, ma il figlio dell'uomo in cui deflagra lo manifesta e lo cela...... Così avanzano nella loro storia. Neorealismo

Senza la presenza della dittatura fascista e quindi della nascita dell'anti-fascismo, della resistenza, il neorealismo non sarebbe nato. Qui vi è interdipendenza tra cultura letteraria e cinematografica e antifascismo. È un movimento associato al partito comunista italiano, erano anni in cui non si poteva non avere la tessera del PCI, era come una sorta di "patente" in quell'Italia post-fascista (la prese anche Cesare Pavese). "la Terra trema" è il capolavoro del cinema neorealista, è un progetto iniziato dal partito comunista, in cui si parla dei comunisti che "facevano tremare" durante la rivoluzione. Nel dopoguerra si afferma la "critica marxista". Il neorealismo, cinematograficamente parlando, inizia da "Ossessione" di Luchino Visconti siamo nell'americanismo di Pavese e Vittorini. Il film è ambientato nel Nord Italia, viene censurato allora dalla censura fascista ma nel ‘43 sta per iniziare la Resistenza. Maria Corti individua il nucleo ispiratore e aggregante del neorealismo nell'esperienza bellica ed esistenziale, ha confini cronologici piuttosto contratti. Il neorealismo nasce da qualcosa che l'aveva preceduto, ossia il racconto del reale di alcuni romanzi che abbiamo conosciuto, come ad esempio "Gli indifferenti" di Moravia, la descrizione impietosa di quella famiglia borghese, realistica anche per via degli incesti che si aggira sui protagonisti principali e, in seguito, "Paesi tuoi" e "Conversazione in Sicilia"; un antecedente del nostro neorealismo è l'americanismo, sul piano cinematografico non sarebbe possibile senza la presenza della cultura americana precedente -ritorno al reale; vi è anche l’impegno politico. Verga, Vittorini di Conversazione in Sicilia e Pavese di Paesi tuoi sono modelli tramite cui poter guardare al neorealismo. È un modo di intendere la cultura e trascende il tema esistenziale in senso stretto; c'è una larga fetta di neorealismo regionalistico. Nella prefazione a "Se questo è un uomo" Levi scrive che nessuno dei fatti è inventato, ma la letteratura non è mai vera, è sempre frutto di una rielaborazione inventiva, anche il testo autobiografico, nulla ci dice dell'identità della coincidenza tra i fatti narrati dall'autore e i fatti realmente accaduti. PRIMO LEVI Nel momento in cui rientra a Torino scrive che anche lui stesso non era convinto che queste cose fossero realmente accadute. Gli internati del Lager avevano vissuto una realtà estrema, limite, che non era la realtà di tutti, l'orrore del lager è estremo e tornati nella realtà di tutti i giorni, gli internati temono di perdere quella memoria e non crederci più. È la narrazione che dà la consistenza a quell'orrore che si cercò di non fare narrare a nessuno, timore di non essere creduti. Levi creò una sua personale mitografia attorno al romanzo "Se questo è un uomo", sulla scorta dell'urgenza del narrare quello che è stato; vi è la presenza di Dante l'immaginario dantesco, vi è l'inferno con un abbassamento prosastico che lo rende più orribile, inoltre anche la ricerca di una lingua trasparente e asettica. Levi dice che il problema linguistico fa parte del lager; il perdere la possibilità dell'uso della lingua faceva regredire l'uomo. La parola che non riesce ad esprimere. Levi non ha una formazione da letterato. Un testo dell' "I sommersi e i salvati" era il titolo che voleva dare a "Se questo è un uomo".