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Luzi letteratura contemporanea
Tipologia: Dispense
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Mario Luzi (1914-2005) è stato uno dei protagonisti dell’Ermetismo fiorentino degli anni ’30 e, in seguito, un poeta di lunghissimo corso che ha attraversato buona parte del Novecento riflettendo sul destino umano, la storia e la spiritualità. Il suo esordio letterario avvenne nel 1935, in piena epoca ermetica: Luzi, insieme a Carlo Bo, Bigongiari, Parronchi e altri amici che si riunivano al caffè Le Giubbe Rosse di Firenze, diede vita alla rivista Il Frontespizio , organo dell’ermetismo cattolico. In quegli anni l’ambiente culturale era segnato da un lato dal regime fascista (cui gli ermetici si opponevano con una poesia “pura” e antiretorica, rifugiata nell’interiorità), dall’altro dalla presenza di grandi maestri come Ungaretti e Montale (che Luzi conobbe). Dopo la guerra, negli anni ’50-’60, mentre dominavano il Neorealismo e poi le neoavanguardie, Luzi perseguì una via personale: abbandonò in parte l’oscurità ermetica per confrontarsi con i drammi storici (la guerra fredda, la minaccia atomica) e soprattutto con un’intensa ricerca spirituale e filosofica. Negli anni ’70 e ’80 la sua poesia divenne più discorsiva e meditativa, inserendosi nel contesto di un’epoca di riflusso e di rinnovato interesse per la metafisica. In sintesi, Luzi visse tre fasi (come la critica sottolinea ): la prima ermetica (anni ’30-’40), la seconda di inquietudine esistenziale (anni ’50-’60) e la terza di maturità prosastica e memoriale (anni ’70-’90). Nel 2004 fu nominato Senatore a vita, riconoscimento dell’importanza culturale della sua figura. È sepolto fra i grandi di Santa Croce a Firenze.
Luzi nacque nel 1914 a Castello (Firenze). Studiò Letteratura francese all’Università di Firenze, dove si laureò nel 1936 e strinse amicizia con Carlo Bo e altri giovani letterati. Partecipò attivamente all’ambiente di Solaria e Il Frontespizio , conoscendo Montale, Vittorini, Gadda e altri. Nel 1935 pubblicò la sua prima raccolta La barca , che lo impose subito come voce ermetica emergente. Dopo la laurea insegnò qualche anno a Parma, poi si trasferì a Roma lavorando come bibliotecario presso il Ministero dell’Educazione. Nel 1943, sposato da poco con Elena, riparò in campagna (Val d’Arno) per sfuggire alla guerra. Tornato a Firenze nel 1945, riprese l’insegnamento al liceo e si dedicò intensamente alla poesia e alla traduzione (tradusse ad esempio Baudelaire, Rimbaud, Shakespeare). Negli anni ’50-’60 pubblicò diverse raccolte che lo consacrarono (vedi oltre). Dagli anni ’70 fu riconosciuto come uno dei maggiori poeti viventi, ricevendo premi (Premio Montale 1985, Premio Feltrinelli 1987). Oltre alla poesia, Luzi scrisse saggi critici (raccolti in Scritti , 1989) e alcuni testi teatrali (celebre il dramma Ipazia , 1978). Negli anni ’90, già anziano, continuò a pubblicare opere di grande intensità e fu insignito della laurea honoris causa in Lettere a Bologna. Nel 2004 il Presidente Ciampi lo nominò Senatore a vita. Morì a Firenze nel febbraio 2005. La sua lunga vita attraversa periodi diversi, ma costante è stata la sua fedeltà alla poesia come missione quasi “sacra” di conoscenza. Elementi biografici rispecchiati nella sua poetica includono: la solida formazione letteraria (dalla mistica francese a Dante, che influenzerà i suoi temi), l’esperienza della guerra (che, seppur vissuta lontano dal fronte, alimentò la riflessione sul male storico) e un profondo sentimento religioso in continua evoluzione.
La poesia di Mario Luzi ha come tema centrale il mutamento : è una poesia che canta la trasformazione continua della realtà e dell’essere, in cui “tutto si trasforma e il tempo e la morte inghiottono ogni cosa”. Fin dagli inizi ermetici, Luzi è affascinato dal divenire: le sue immagini preferite sono quelle di luce che cambia, di fiumi che scorrono, di stagioni e ore del giorno colte nel passaggio (albe, crepuscoli). Questa impermanenza si lega a una ricerca spirituale: la sete di assoluto e la fede. Nei primi libri, sotto l’influsso cattolico, c’è un sentimento religioso implicito, una tensione verso l’Assoluto nascosto nelle apparenze. Col tempo, il suo rapporto col sacro diventa più problematico: Luzi non abbandona mai il bisogno di Dio, ma la sua è una fede inquieta, spesso mistica e interrogativa. Ad esempio, in Su fondamenti invisibili (1971) esprime l’angoscia di non vedere i fondamenti divini del mondo, e nei testi successivi cerca segni di trascendenza nel quotidiano. L’inquietudine esistenziale: soprattutto nella seconda fase, la poesia di Luzi è percorsa da angoscia, amarezza, senso tragico. Evocando “paesaggi tetri” e immagini quasi apocalittiche (deserti, vulcani, ombre), egli rappresenta la condizione moderna di chi cerca un senso che sembra sfuggire. Ricorre spesso la metafora del viaggio notturno o dell’attraversamento di una terra desolata (la realtà contemporanea percepita come arida spiritualmente). E tuttavia, questa inquietudine è accompagnata da una fiducia nella parola : Luzi crede nella poesia come conoscenza in divenire. La sua poetica è dinamica: ogni componimento è un processo , un interrogare continuo piuttosto che affermare. Il “lievito” della vita: un altro filone tematico è l’aspirazione alla rigenerazione. Nonostante il dolore e il negativo, in Luzi c’è sempre l’idea di una possibile rinascita (simboli come