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Petronio menzionato negli Annales di Tacito: funzione di elegantiae arbiter (“maestro di cerimonie”) presso la corte di Nerone, personalità eccentrica e gaudente. Coinvolto nella congiura dei Pisoni (65 d.C.) si suicida ascoltando “levia carmina et faciles versus”. Menzione in Plinio il Vecchio e in Plutarco di un Petronio console nel 62 d.C. Nell’opera richiami alla vita politica, sociale e culturale dell’età di Nerone:
Plurilinguismo e pluristilismo: personaggi colti con latino semplice ma elegante, personaggi di livello sociale basso con sermo plebeius (termini colloquiali, diminutivi, neologismi, modi di dire e grecismi. Nomi parlanti: Encolpio “ che sta in grembo” (ingenuità), Eumolpo “dal bel canto”, Trimalchione “tre volte potente”, Fortunata “aiutata dalla buona sorte”. Discorsi di livello più basso con periodare spezzato e paratattico (immediatezza della lingua parlata) e innalzamento dello stile negli inserti poetici della Troiae halosis e del Bellum civile. Anche combinazione di registri diversi nello stesso passo con intento parodico e ironico.
Nasce a Cordova nel 39 d.C., è nipote di Seneca ed è discepolo dello stoico Anneo Cornuto a Roma. Compie un viaggio di istruzione in Grecia ed entra nella cerchia degli amici di Nerone, iniziando la carriera politica come questore. Viene incoronato nel 60 d.C. da Nerone per le Laudes Neronis. Rottura con Nerone (forse anche per rivalità letteraria) e accusato di essere coinvolto nella congiura dei Pisoni, è costretto al suicidio nel 65 d.C. Opere perdute di diversi generi letterari: poema epico sulla guerra di Troia (Iliacon) incentrato sulla more di Ettore, i Saturnali, il Catachthonion (carme sulla discesa agli Inferi forse su Orfeo), il De incendio Urbis (poemetto sull’incendio di Roma), la tragedia Medea, libretti per pantomimi, le Silvae (10 libri di poesie di argomento vario), alcuni epigrammi e le Laudes Neronis (forse anche un testo denigratorio). BELLUM CIVILE (Pharsalia)—> poema epico sulla guerra civile tra Cesare e Pompeo, culminata con la battaglia di Farsalo (48 a.C.). il testo pervenuto si interrompe al libro X, si pensa prevedesse 12 libri (come Eneide). Si doveva concludere con il cesaricidio o con il suicidio di Catone Uticense (forse divisa in tre blocchi da 4 libri con protagonisti Cesare, Pompeo e Catone). Fonti: Ab Urbe condita di Livio, lettere di Cicerone, Commentarii di Cesare, opere storiografiche di Asinio Pollione e Seneca Padre. Forse posizione polemica contro Nerone, identificabile con il tiranno Cesare, ma presenza nel libro I di un inserto laudativo a Nerone. Cambio di rotta del poeta spinto dalla progressiva involuzione tirannica dell’imperatore, quindi opera “aperta” da loda e critica con angoscia e inquietudine per il destino di Roma. Volontà di distacco dall’Eneide: argomento storico e non mitologico, eroi senza dei e senza fato, ma provvidenza negativa che trascina Roma verso la catastrofe. Excursus e forma barocca tipica della retorica del tempo. Anche allusioni all’Eneide con 12 libri e scena della necromanzia nel libro VI come discesa nell’Ade di Enea, non esposizione del glorioso futuro, ma profezia degli orrori della guerra. Poema privo della dimensione encomiastica, della speranza di un futuro glorioso e della fiducia nel divino della tradizione (“anti-Eneide”).
contrapposizione di termini del linguaggio colto quotidiano con quelli volgari. Anche lessico medico-chirurgico per effetto di aspro realismo e poeta satirico come terapeuta delle coscienze.
Nasce ad Aquino tra il 50 e il 65 d.C., riceve una buona educazione retorica e forse esercita l’avvocatura. Forse cliente perché molte descrizioni della vita dei clientes nella sua opera. Tradizione dice sia morto in Egitto dove era n esilio intorno al 140 d.C. SATIRE—> 16 satire suddivise in 5 libri, pubblicate dopo la morte di Domiziano in un clima politico più sereno. Due successivi momenti ispiratori: indignatio nei primi 7 componimenti, poi atteggiamento meno estremistico, più distaccato e ironico (toni oraziani con temi moralistici) per disillusone delle speranze. Distacco da Lucilio, Orazio e Persio nella sua ideologia, con richiami all’eredità della diatriba tipica della letteratura moralistica. Ideali del ceto medio italico con morale catoniana, sobria, contadina, repubblicana e xenofoba (contrasto con la società contemporanea). La nobilitas era stata ridotta a una timorosa congrega di servili adulatori, con mancanza di virtù politica. Al posto dei nobili hanno più potere i liberti arricchiti, gli schiavi astuti, e gli stranieri, soprattutto i Graeculi (anche astio nei confronti di Adriano filoellenico). Società basata su denaro, commercio, speculazione, ricerca del lusso e sull’avidità, quindi pessimismo e continuità con il dispotismo di Domiziano perché è sempre sovvertita la gerarchia sociale. Crisi del matrimonio nella satira 6: misoginia del poeta con matrone che non riescono a resistere alla libidine e mariti deboli di carattere. Descrizione degli aspetti negativi della realtà, realismo con visione deformata e quadri di perversione e mostruosità. Toni di pathos cupi con ispirazione dall’oratoria politica, dall’epica storica di Lucano e dalla storiografia. Anche toni truculenti del genere tragico e toni sarcastici. No organicità e coerenza strutturale ma si susseguono immagini, commenti mordaci e tirate moralistiche. Grandi capacità espressive con vilire espressionistico e figure come anafore, domande retoriche, sentenze gnomiche, iperbole, antitesi, ellissi e climax. Tono enfatico e declamatorio senza toni giocosi di Orazio. Componenti colloquiali bassi propri della tradizione satirica e termini aulici o ricercati arcaismi. Raro uso di termini osceni.