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Petronio, satira, Persio, Giovenale, Appunti di Latino

Petronio, satira, Persio, Giovenale

Tipologia: Appunti

2021/2022

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è un personaggio curioso perché anche il nome è incerto, dato che
non abbiamo informazioni specifiche sulla sua biografia e la
sua opera ci è pervenuta in parti, non in maniera unitaria. Perciò
potremmo dire che sono più le cose che non sappiamo rispetto alle
cose che sappiamo di lui.
La caratteristica che rende Petronio particolarmente importante è il fatto che lui abbia inaugurato
un nuovo genere letterario: il romanzo. Egli sostanzialmente racconta una storia. Ciò che ci è
pervenuto di questa storia è il racconto della cena di Trimalchione
La cena di Trimalchione (pag. 210)
É il racconto di un banchetto durante il quale vediamo usi e abitudini di come si mangiava a Roma,
frammenti di conversazione e un linguaggio più colloquiale, quasi al limite della volgarità, è una
cena conviviale in cui vengono messi in risalto anche argomenti rozzi. Questo è l’episodio che rende
famoso il Satyricon di Petronio.
Le parole chiave sono: cattivo gusto > ricchezza non significa raffinatezza
Sazietà > centrale non solo perché connesso al cibo, ma proprio all'idea di
eccesso
Nausea > il lettore resta disturbato, infastidito e ciò che legge non aumenta
la sua umanità ma l pone di fronte al vuoto etico
L’arrivo a casa di Trimalchione
Petronio accompagna il lettore in un mondo dominato da cibo e denaro, in cui in rilievo è posta la
figura del liberto arricchito che vuole stupire i suoi ospiti con una serie di magnificenze ostentando il
lusso. Anche le portate si trasformano in uno spettacolo particolare, a basso livello si mantiene anche
una cena tra gli invitati, mentre i servitori non osano prendere parola. Perciò il Satyricon presenta
racconto di una cena in cui i convitati sono liberti che hanno una bassa cultura e che per questo
intavolano una bassa e poco profonda conversazione: parlano di cibo, di denaro e ostentano una
conoscenza che non hanno concretamente spacciandosi per colti. Sono dei gradassi gli ospiti,
parlano per far vedere ciò che concretamente non sono. Quello che conta è far vedere l’abbondanza
e la ricchezza anche con dell’eccesso fuori luogo. Le portate hanno lo scopo di far mostrare chi
ospita come una persona particolarmente ricca e che si possa permettere una cena di livello, perciò
non possiamo di parlare di una vera e propria cena di livello.
Il narratore Encolpio, l'amico Asclito, il giovinetto Gitone e il rettore Agamennone sono stati invitati a
cena a casa di Trimalchione (chi ospita), un liberto tanto ricco quanto rozzo e ignorante.
Trimalchione, secondo il quale il valore di una persona è data dal suo patrimonio, nel corso del
banchetto non risparmierà messe in scena di pessimo gusto per impressionare i commensali
ostentando i propri mezzi. Tuttavia le trovate pacchiane non si limitano agli effetti speciali organizzati
per la cena: appena i protagonisti entrano nella sua dimora si trovano di fronte una sequenza di
installazioni e allestimenti grotteschi (iscrizioni, affreschi, improbabili trofei, servi appositamente
addetti a mansioni sconcertanti) che nelle intenzioni del padrone di casa dovrebbero magnificarne lo
status e sottolinearle l'importanza, vorrebbe dunque mostrare come si sia arricchito, attraverso
effetti speciali e per far vedere lo sfarzo a cui poter aspirare, ma resta lo stesso una persona incolta
e rozza. Si tratta in realtà di maldestri e involontariamente spassosi tentativi di imitare le
consuetudini delle grandi famiglie romane, che nelle stanze di rappresentanza delle proprie Domus,
atrio e ingresso, collocavano una sorta di galleria delle glorie della propria stirpe.
L’intento di Petronio nel mettere in scena questa cena è satirico: vuole prendere in giro le abitudini delle
ricche e nobili famiglie romane, quindi la grottesca messa in scena è fatta per enfatizzare ciò che nelle
nobili case succede davvero, un po' ingigantito per creare il sorriso.
Vi sono numerose messe in scene, e tutto questo serve per catturare e creare una grande
attenzione e per far capire che si sta entrando in una nobile casa. Non c’è un aspetto filosofico, si
nota dalla lettura una grande differenza ad esempio con Seneca.
Petronio
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è un personaggio curioso perché anche il nome è incerto, dato che

non abbiamo informazioni specifiche sulla sua biografia e la

sua opera ci è pervenuta in parti, non in maniera unitaria. Perciò

potremmo dire che sono più le cose che non sappiamo rispetto alle cose che sappiamo di lui.

La caratteristica che rende Petronio particolarmente importante è il fatto che lui abbia inaugurato

un nuovo genere letterario: il romanzo. Egli sostanzialmente racconta una storia. Ciò che ci è

pervenuto di questa storia è il racconto della cena di Trimalchione

La cena di Trimalchione (pag. 210)

É il racconto di un banchetto durante il quale vediamo usi e abitudini di come si mangiava a Roma,

frammenti di conversazione e un linguaggio più colloquiale, quasi al limite della volgarità, è una

cena conviviale in cui vengono messi in risalto anche argomenti rozzi. Questo è l’episodio che rende

famoso il Satyricon di Petronio.

Le parole chiave sono: cattivo gusto > ricchezza non significa raffinatezza

Sazietà > centrale non solo perché connesso al cibo, ma proprio all'idea di

eccesso

Nausea > il lettore resta disturbato, infastidito e ciò che legge non aumenta

la sua umanità ma l pone di fronte al vuoto etico L’arrivo a casa di Trimalchione

Petronio accompagna il lettore in un mondo dominato da cibo e denaro, in cui in rilievo è posta la

figura del liberto arricchito che vuole stupire i suoi ospiti con una serie di magnificenze ostentando il

lusso. Anche le portate si trasformano in uno spettacolo particolare, a basso livello si mantiene anche

una cena tra gli invitati, mentre i servitori non osano prendere parola. Perciò il Satyricon presenta

racconto di una cena in cui i convitati sono liberti che hanno una bassa cultura e che per questo

intavolano una bassa e poco profonda conversazione: parlano di cibo, di denaro e ostentano una

conoscenza che non hanno concretamente spacciandosi per colti. Sono dei gradassi gli ospiti,

parlano per far vedere ciò che concretamente non sono. Quello che conta è far vedere l’abbondanza

e la ricchezza anche con dell’eccesso fuori luogo. Le portate hanno lo scopo di far mostrare chi

ospita come una persona particolarmente ricca e che si possa permettere una cena di livello, perciò non possiamo di parlare di una vera e propria cena di livello. Il narratore Encolpio, l'amico Asclito, il giovinetto Gitone e il rettore Agamennone sono stati invitati a

cena a casa di Trimalchione (chi ospita), un liberto tanto ricco quanto rozzo e ignorante.

Trimalchione, secondo il quale il valore di una persona è data dal suo patrimonio, nel corso del

banchetto non risparmierà messe in scena di pessimo gusto per impressionare i commensali ostentando i propri mezzi. Tuttavia le trovate pacchiane non si limitano agli effetti speciali organizzati

per la cena: appena i protagonisti entrano nella sua dimora si trovano di fronte una sequenza di

installazioni e allestimenti grotteschi (iscrizioni, affreschi, improbabili trofei, servi appositamente

addetti a mansioni sconcertanti) che nelle intenzioni del padrone di casa dovrebbero magnificarne lo

status e sottolinearle l'importanza, vorrebbe dunque mostrare come si sia arricchito, attraverso

effetti speciali e per far vedere lo sfarzo a cui poter aspirare, ma resta lo stesso una persona incolta

e rozza. Si tratta in realtà di maldestri e involontariamente spassosi tentativi di imitare le

consuetudini delle grandi famiglie romane, che nelle stanze di rappresentanza delle proprie Domus,

atrio e ingresso, collocavano una sorta di galleria delle glorie della propria stirpe.

L’intento di Petronio nel mettere in scena questa cena è satirico: vuole prendere in giro le abitudini delle

ricche e nobili famiglie romane, quindi la grottesca messa in scena è fatta per enfatizzare ciò che nelle

nobili case succede davvero, un po' ingigantito per creare il sorriso.

Vi sono numerose messe in scene, e tutto questo serve per catturare e creare una grande

attenzione e per far capire che si sta entrando in una nobile casa. Non c’è un aspetto filosofico, si

nota dalla lettura una grande differenza ad esempio con Seneca. Petronio

Trimalchione buongustaio (pag. 213)

Uno dei mezzi cui Trimalchione ricorre per impressionare i propri convitati è costituito dal cibo; nel

corso della cena verranno proposte pietanze improbabili ed elaborate e, soprattutto, si cercherà

sempre l'effetto sorpresa, anche con l'ausilio di scenette evidentemente preparate in precedenza, che

coinvolgono il padrone di casa, il cuoco e i servitori addetti alla tavola. Gli applausi con cui vengono

accompagnati questi colpi di scena sottolineano la dimensione spettacolare teatrale.

Per quanto le trovate di Trimalchione siano esagerate ed iperboliche, si può sospettare che questi

siano tra i passi del Satyricon, paradossalmente più realistici. Una caratteristica importante del

Satyricon è il realismo, ciò che viene raccontato è realistico, un po' enfatizzato ma parte dalla realtà.

La ricerca di effetti speciali a tavola è effettivamente presente nei manuali antichi di ricette, in

particolare quello di Apicio, ed è noto che sale da pranzo attrezzate con meccanismi e marchingegni

per stupire gli ospiti erano state allestite, per esempio da Nerone nella sua Domus aurea. Si può

pensare, nello specifico alla cosiddetta coenatio rotunda, una sala da banchetto circolare, descritta

da Svetonio, che, ruotando su sé stessa, imitava il movimento del cielo. Si discute da sempre se

Petronio, nel descrivere le stravaganze di Trimalchione, si fosse ispirato a quello che accadeva nel

palazzo imperiale; certo è affascinante pensare che, leggendo questi passi, si possa almeno

intravedere qualcosa di ciò che arrivava sulla tavola di Nerone. Ciò che noi leggiamo prende spunto dalla realtà, non sappiamo fino a che punto ma sappiamo che gli effetti speciali venivano utilizzati. Ciò che viene valorizzata è la presentazione, importante è l’idea dell’effetto. Nel testo trapassa qualcosa di eccessivo. Tutti sono coinvolti in un sistema messo in scena da Trimalchione stesso.

Non sappiamo sostanzialmente chi possa essere Petronio, ma possiamo formulare un’ipotesi: un uomo

di rilievo vissuto alla corte di Nerone sulla base di due elementi:

I manoscritti che ci trasmettono la sua opera si trasmettono con il nome di “Petronius Arbiter”.

Tacito nei suoi Annales che raccontano la storia di Roma, racconta di un personaggio, un certo

Petronio vissuto presso la corte di Nerone, chiamato come Arbiter elegantiae. Questo ci fa

pensare che lo scrittore del Satyricon e questo cortigiano possano essere la stessa persona. Di

quest’uomo sappiamo poco, morì suicida ed era un uomo che si divertiva, capace di godersi i

piaceri e la vita, ma allo stesso tempo serio nelle sue mansioni. Sulla sua morte viene raccontato un

aneddoto folcloristico, ovvero che si sia tagliato le vene, che le abbia intrecciate, poi aperte, richiuse.

C’è coerenza tra il tipo di personaggio che era, dunque anche la sua personalità, e l’opera che ha scritto.

Petronio è uno scrittore moderno, la cosa che ci fa sorridere è che pur essendo vissuto nel primo

secolo d.C. è moderno per i contenuti, per la forma. Uno degli elementi che ci fa capire questo è che

scrive un’opera molto frammentaria, noi possediamo solo dei piccoli pezzi e questo ci fa capire la

struttura stessa, non c’era coerenza nel progetto ad esempio anche nella trama (≠ da Seneca che

invece cerca di rendere sempre coerente la sua opera).

La frammentarietà dell’opera come elemento di novità (riferimento al 1900: la perdita di centralità:

l’idea che l’io non sia più un unico che si percepisce ma che si frammenta). L’opera di Petronio è qualcosa di unico nella storia antica ed è quello più vicino al romanzo. Il Satyricon è un’opera frammentaria (sia perché Petronio ha scritto in modo incoerente ma anche perché l’opera noi la possediamo solo in frammenti). Da questi frammenti noi abbiamo ricostruito il

fatto che si trattasse di un’opera molto estesa (24 LIBRI) con un finale aperto: dove succedono

tante cose che si perdono nella narrazione, che si intrecciano… questo è un elemento di grande

modernità.

Che genere letterario è? La parziale conoscenza che abbiamo del Satyricon ci permette comunque di riconoscere al suo interno l'influenza di diversi generi letterari:

Epos > C’è anche la Parodia dell’odissea >> Ulisse perseguitato da Poseidone fa tutti i suoi viaggi

per tornare a casa, invece i protagonisti del Satyricon sono perseguitati dal Dio della virilità,

Priapo, ed è per questo che fanno i vari viaggi. È particolare perché si mette sullo stesso piano

diPoseidone, uno degli dei principali con una piccola divinità, per questo si parla di parodia.

Grottesco= comico e tragico insieme. Il grottesco è la scena che è tragica di per sé tanto da essere

paradossale.

La finalità del Satyricon è mostrare come, nelle epoche di crisi, alla caduta dei valori etici, si accompagni

una caduta del gusto, un aumento della volgarità e, in generale, una perdita di senso. Questo perché

durante la Dinastia Giulio-claudia, e, con Nerone, si verifica una crisi dei valori e una perdita di senso:

infatti Seneca si ritirò a vita privata e Petronio ritraette la società attraverso una parodia, senza giunizo morale. Questa mancanza di giustizio gli permette di rappresentare la realtà in modo completamente privo di etica. La perdita di senso di valori viene esemplificata nella cena di Trimalchione e nella storia della Matrona di Efeso che si configura come la parodia di una nobildonna romana. Lo stile del Satyricon Il satyricon sa, con eleganza e padronanza, mescolare i generi più eterogenei e discordanti. Si possono

fare tre esempi I monologhi di Agamennone o Encolpio che si scagliano contro la decadenza

oratoria e poetica del tempo riflettono il carattere gonfio e declamatorio dei

personaggi che vengono descritti con uno stile ampio e ampolloso.

Quando Encolpio paragona le sue avventure ai grandi poemi epici, questo è

descritto con uno stile epico, con termini poetici ed un registro altisonante.

Durante la cena di trimalchione domina il sermo vulgaris, la lingua quotidiana dei

ceti di bassa cultura. Fabula Milesiae: La matrona di Efeso Una donna, dapprima vedova inconsolabile, viene sedotta da un soldato e pur di salvare il suo nome e il nome del soldato, espone sul crocifisso il corpo del marito. Petronio ne fa una rappresentazione della

debolezza dell'uomo nei confronti della natura senza proporre un commento moralistico e

rimproverare la donna per aver mancato alle norme di costume che una matrona dovrebbe

seguire. La vicenda è posta in una cornice che la ripropone come exemplum a riprova di una tesi

misogina in modo didascalico. In ogni caso i personaggi sono tipici di questo tipo di racconto: i due amanti e l'ancella, affiancati talvolta da genitori (parentes), magistrati e la gente del popolo. Ci sono anche caratterizzazione ambientali che ricordano l'oriente come era tipico della fabula milesia.

Il ritratto della Matrona è affidato ad una caratterizzazione di tipo etico che enfatizza l'aspetto

dell'esemplarità e della fama che questo comporta. Questa esemplarità viene ribalta nel corso del

racconto. La presentazione del soldato introduce una diversa caratterizzazione estetica ed

intellettuale più che etica, in quanto viene descritto attraverso gli occhi della matrona. Il personaggio

dell'ancella, invece è un personaggio dinamico che anticipa e giustifica il comportamento della

matrona orientato verso il trionfo della fisicità sulla ratio e la virtus. Il cibo rappresenta un'anticipazione della relazione e sono l'obiettivo finale della seduzione. Matrona quaedam Ephesi tam notae erat pudicitiae, ut vicinarum quoque gentium feminas ad spectaculum sui evocaret. Haec ergo cum virum extulisset, non contenta vulgari more funus passis prosequi crinibus aut nudatum pectus in conspectu frequentiae plangere, in conditorium etiam prosecuta est defunctum, positumque in hypogaeo Graeco more corpus custodire ac flere totis noctibus diebusque coepit. Sic adflictantem se ac mortem inediā persequentem non parentes potuerunt abducere, non propinqui; magistratus ultimo repulsi abierunt, complorataque singularis exempli femina ab omnibus quintum iam diem sine alimento trahebat. Adsidebat aegrae fidissima ancilla, [...] Proximā ergo nocte, cum miles, qui cruces asservabat, ne quis ad sepulturam corpus detraheret,

notasset sibi lumen inter monumenta clarius fulgens et gemitum lugentis audisset, vitio gentis humanae concupiit scire quis aut quid faceret. [...] Ne hanc quidem partem corporis mulier abstinuit, victorque miles utrumque persuasit. [...] Mulier non minus misericors quam pudica: 'Ne istud, inquit, dii sinant, ut eodem tempore duorum mihi carissimorum hominum duo funera spectem. Malo mortuum impendere quam vivum occidere.' Secundum hanc orationem iubet ex arcā corpus mariti sui tolli atque illi, quae vacabat, cruci affigi. Usus est miles ingenio prudentissimae feminae, posteroque die populus miratus est quā ratione mortuus isset in crucem. Considerazioni finali su Petronio

Petronio è un autore che testimonia che testimonia un momento di crisi, e come spesso accade in

momenti di crisi e come spesso accade quando ci sono dei momenti di crisi sociali, questo ha delle

ricadute perché si vede una crisi nell’uso del linguaggio, involgarimento dei costumi e dei

modi espressivi.

Riflessioni sullo stile di Petronio: = parola usata una sola volta nel testo, una sorta di neologismo. Etimologia La prima volta che venne utilizzata la parola satira fu con Orazio: Satura Lanx II, I.I. Probabilmente il riferimento è a saturas lanx = questa parola deriva dal lessico gastronomico e significa piatto farcito in cui sono presenti cibi scelti, delle primizie che vengono offerte agli dei durante dei riti, delle celebrazioni religiose. In un secondo momento la stessa parola fa riferimento ad una sorta di insalata mista, quindi in cui sono presenti cibi di vario tipo >>> quello che viene percepito è l’idea di molteplicità e varietà sia da un punto di vista metrico che da un punto di vista dei contenuti. Ma potrebbe anche essere un riferimento alla lex per Saturam, ovvero la tendenza ad incorporare più disegni di legge in un unico progetto. Quindi questo termine non è improbabile che indicasse la varietas, in un primo momento riferita a stile e contenuti e in un secondo solo ai contenuti. Si parla anche dell'ipotesi per cui nell'opera di Livio, ab urbe condita, si parlasse di un genere detto satura legato alla mescolanza tra danze e musiche ma tra gli studiosi non c'è accordo. Origine del genere letterario Il primo a dire che la satira fosse un genere letterario a tutti gli effetti fu Quintiliano (è come se fosse stato un critico) in un’opera che è “Institutio oratoria” (X.1.93), in cui disse “Satura tota nostra est”: mentre tutta la letteratura latina è copia di generi greci, la satira non esiste nella letteratura greca > la satira ricalca un gusto che è propriamente italico , l'italicum acetum>>> La presa in giro, sorriso mordace, appartiene ad un gusto italico. Indubbiamente, secondo Orazio, questa fu una condizione necessaria e determinante per il sorgere della satira, ma una cosa è ammettere che l’humus culturale latino-italico si prestava a favorire certi generi letterari, altra è affermare che anche il seme è indigeno. Infatti nella letteratura greca c’era la commedia che è un genere teatrale, in cui esistono degli spunti comici o dei modi di trattare gli argomenti che ricordano il gusto della satira. La commedia in parte ha l’inclinazione che ricorda la satira. Il primo a indicare nella commedia un modello per la propria satira fu Orazio che disse che si ispirò ad Aristofane, un commediografo greco. Ma anche la poesia giambica di Callimaco avrebbe potuto essere una fonte di ispirazione sia per il carattere mordace che La satira

Intenzione si colloca sotto il principato di Nerone, perciò nel primo secolo d.C. (probabilmente è nato nel 34 d.C e morto nel 62 d.C), è morto molto giovane, dovrebbe esser vissuto tra i 26 e i 30 anni. Nato a Volterra, di provenienza italica. Ha avuto come precettore Anneo Cornuto dal quale ha ricevuto un'impostazione filosofica è di carattere stoica. Persio scrive un unico libro in cui vengono raccolte sei satire scritte in versi, nello specifico lui scrive in esametri. Per lo scopo morale che si prefigge di raggiungere, la satira rappresenta il genere letterario che meglio esprime la sua personalità dominata dall'istinto polemico alimentato dallo stoicismo. La satira di Persio che non è volta a dare consigli sul comportamento ma punta più sull’invettiva, sull’attacco (come Giovenale). Persio poeta: i temi e le poesie Il poeta si punta ad attaccare i mores corrupti et depravati e si pone nella posizione di colui che vede dei comportamenti immorali, corrotti, contrari al buon costumi quindi depravati che non rispettano la moralità, che deve sanzionare questi costumi. Usa due verbi: il poeta deve radere (raschiare via) e revellere (strappare). Il vizio è qualcosa che deve essere rimosso dall’uomo. Le parole che sceglie di usare sono più forti, si utilizza un lessico più graziante. Secondo Persio il poeta è paragonabile a un chirurgo che attraverso un’operazione morale deve estirpare dall’uomo il vizio > malattia. Il poeta deve dunque fare un’operazione di chirurgia morale. Le immagini utilizzate o il lessico usato da Persio attinge alla sfera del corpo. Da una parte c’è un’idea di concretezza, attacca l’uomo sui suoi comportamenti e sul vizio, quindi il riferimento è strettamente legato alla corporeità e alla realtà e dall’altra parte questo linguaggio è un’estrema e diretta conseguenza pensando all’idea di poeta-chirurgo. Si concentra sull’idea del ventre (come Petronio). Persio fa delle allusioni ai vizi umani. Il ventre diventa l’emblema dell’uomo vizioso. Il ventre rappresenta la parte non ragionevole del corpo. Questi poeti giocano sulla sfera del corpo, sulla sfera della sessualità sia a livello tematico che a livello linguistico. Le satire di Persio Da un punto strutturale troviamo due parti: pars destruens = critica (parte denigratoria) >>> a Persio non interessa l’uomo, ma gli uomini vengono tipizzati. Persio ricalca dei modelli, dei tipi perché è interessato a mettere a fuoco la fenomenologia del vizio. Non gli interessa la persona in sé ma il vizio (non parla di com’è fatta una persona umanamente nella sua complessità). Le persone vengono ridotte a schematiche tipologie umane. Il vizio lo guarda come si manifesta, il modo in cui si esprime. La persona è una tipologia umana, uno stereotipo umano, essenzializza le persone (già con Plauto avevamo visto questo: si interessava a degli aspetti con una ricaduta comica, serviva per muovere il riso), non gli interessa descrivere le conseguenze date dal

Persio

Orazio: scrive con l’intenzione di creare un clima di complicità con il proprio lettore, non desidera assolutamente dare un’impronta moralistica. Mette l’uomo davanti ai propri difetti non perché lo giudica ma perché desidera farlo rende conto di alcuni comportamenti, renderlo consapevole delle proprie azioni e di sé stesso ma di accompagnarlo ad una presa di coscienza (senza giudicare) > l’uomo deve essere consapevole di come è fatto. (simile a Seneca rispetto al sapiens) Persio e Giovenale: il poeta è il giudice/ castigatore dei costumi corrotti, è il giudice e il censore dei comportamenti umani. Il poeta castiga, dice ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Dice che l’uomo adotta dei comportamenti corrotti. Il poeta da un giudizio di carattere morale. Persio e Giovenale sono molto più duri nell’approcciarsi al pubblico. È un pubblico che si sente allontanato e giudicato. Orazio e Seneca condividono il contesto culturale. Orazio è epicureo, Seneca è stoico. Orazio e Seneca sono più per il “vivi tranquillo”, “non lasciarti abbandonare alle passioni”. Orazio da un consiglio di vita, mentre Persio e Giovenale no. Persio e Giovenale condividono una posizione più intransigente: cinico stoico >>> Loro dicono c’è chi si comporta bene e può dire agli altri che sbagliano.

vizio o anche i motivi per cui si arriva a quel vizio specifico. Persio usa delle tipologie romane fisse, di cui ne analizza i vizi. pars costruens = buoni consigli sul vivere bene (vivere rettamente > recte vivere) >>> troviamo pauca praecepta sul vivere bene. I pochi consigli hanno una matrice stoica > dice che l’uomo che vuole raggiungere la saggezza deve allontanarsi da ogni forma di corruzione, dalle passioni e seguire il principio del vivere nascostamente. Questi principi sono l'unico viatico sicuro della vita, che deve escludere del tutto l'impegno politico, preferendo di gran lunga il vivere nascostamente > lathe biosas. (come Orazio, anche se il loro modo di fare satira è nettamente differente, l’impronta stoica è la stessa: Orazio si pone sullo stesso piano dei suoi amici, instaura una sorta di rapporto di complicità; mentre Persio si pone su un livello più alto, si pone come giudice, castigatore dei costumi, mantiene un certo distacco). In Persio, la pars destruens è la parte che prevale e occupa maggior spazio, è la parte che gli interessava di più, da meno spazio alla parte dei buoni consigli, gli interessa più criticare ciò che vede. La realtà stessa viene storpiata, esagerata nei suoi aspetti macabri e grotteschi, c’è un gusto per la deformazione della realtà, racconta le cose che vede esasperandole un po' che è tipico dello sguardo allucinato moralista. Lo stile Obscuritas = un tipo di scrittura poco chiara, poco comprensibile generato da una manipolazione della lingua su più livelli per esprimere una verità non banale> sintassi complessa, uso di termini rari, uso di neologismi, una manipolazione generale del linguaggio = risemantizzazione (da sema = segno; poi c’è la semiotica > dare un significato nuovo) gioca con le parole in modo tale da non essere così comprensibile il dare un senso nuovo della parola. Acris iunctura vs callida iunctura di Orazio. Orazio aveva nella sua caratteristica di scrittura era la callida iunctura che invitava a risemantizzare o comunque a rivitalizzare i termini consunti dall’uso mediante una collocazione sapientemente studiata, mentre Persio ha l’acris iunctura. Persio fa sua la lezione oraziana ricalcandola nella forma, ma riadattandola autonomamente, spingendola alle estreme conseguenze. In comune hanno il fatto di fare dei collegamenti inusuali tra le parole (le parole accostate in modo non scontato = aspetto poetico per creare degli effetti). L’acris iunctura è un accostamento di parole aspre, stridenti l’effetto che genera è un effetto pungente, fastidioso, lo fa con lo scopo di infastidire (esempio: ventre stridente), sceglie delle parole che per contenuto e per forma diano fastidio, siano aspre e che diano fastidio. Linguaggio altamente metaforico, che usa tante espressioni, artifici retorici per creare degli effetti. Un effetto particolare è l'aprosdoketon = ciò che non ti aspetti (esempio: molte persone rimangono spiazzate se leggono una frase che non finisce nel modo in cui loro patata). La frase o per contenuto o per forma genera un’aspettativa che nel finale ha un effetto a sorpresa (leggendo una frase ti crei quest’aspettativa che poi viene a mancare al termine della frase stessa). Magister virtutis Orazio non si atteggia a magister virtutis, ma insieme all’amico cui si rivolge, con un gesto sociativo ed un procedimento quasi maieutico fatto di comprensione ed indulgenza, percorre un cammino verso l’obiettivo prefissosi. In Persio, invece, i ruoli restano nettamente distinti: non vi è più una collaborazione tra poeta e destinatario per la conquista di una verità, ma un ribadire, in modo dogmatico, un’etica prestabilita. In definitiva la pacata bonomia del sermo oraziano cede il posto in Persio ad un atteggiamento intransigente, intenzionalmente aspro ed aggressivo perché ritenuto inevitabile per il buon esito della terapia morale. Es. letterario “Nescio tam mults quid scribas, faustem peullis: // hoc scio, quod scribit nulla puella tibi” deriva da un epigramma di Marziale. “Non so che cosa fausto, tu scriva a molte fanciulle: so questo che nessuna fanciulla ti scrive”. La chiusura è una stoccata finale, è una sorta di battuta finale. Idea che ci sia un imprevisto nell’aspettativa, ciò che non mi aspetto. La stoccata finale prende il nome di Fulmen in clausola >>> fulmine in chiusura = la chiusura finale pungente.

Giovenale declama le sue satire in pubblico, legge ciò

che scrive, per questo possiamo dedurre il carattere di intrattenimento, scriveva qualcosa destinato ad essere letto a voce alta. Giovenale

un evidente cambiamento di toni si avverte due libri, in cui rinuncia all’ indignatio e affidandosi alla ratio di

tipo stoico assume un atteggiamento più distaccato e sembra ravvicinarsi a quella tradizione

diatribica della satira da cui si era drasticamente staccato: pertanto all’ indignatio succede la

riflessione filosofica, all’invettiva l’intento di ammonire e ammaestrare, ma come dice G. B. Conte “sulla

facciata dell’impassibilità si aprono qua e là le crepe dell’antico furore, riaffiora la rabbia di sempre, giacché nemmeno il rimedio dell’indifferenza filosofica riesce a placare la coscienza ferita e frustrata”.