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Appunti delle lezione della prof. Lucia Pasetti su Plauto e la commedia dei Menaechmi.
Tipologia: Appunti
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I Menaechmi è una delle commedie più conosciute e che hanno avuto più fortuna, affronta il tema dei gemelli: in questo caso è un gioco scenico che risponde alle leggi della commedia. Età arcaica : comincia nel III sec. a.C. e finisce intorno al 90, l’esistenza di Plauto è piuttosto evanescente, sappiamo veramente poco e ciò che sappiamo è frutto di autoschediasmi (operazione fatta dai grammatici: attribuivano agli autori di cui si sapeva poco le caratteristiche delle loro opere). Anche il nome stesso di Plauto sembra un nome falso, perché è un nome parlante, come quelli delle sue commedie, Titus Maccius Plautus : aveva il trianomina , come gli aristocratici, sembra che il suo nome derivi da “maccus”, la maschera delle tellana, tipica dello stolto e dello stupido; Plutus deriva dall’umbro “plotus” che descrive una caratteristica fisica o “dalle orecchie grandi” o “dai piedi piatti”; si è discusso anche su Titus che potrebbe celare un’allusione oscena al fallo. Plauto era originario di Sarsina : un tempo Sarsina era nell’antica Umbria, oggi è in Romagna. Plauto arrivò a Roma e qui ebbe grandissimo successo con le sue commedie. In età arcaica ci sono due generi letterari che si affermano a Roma: il teatro (commedia e tragedia) e l’epica. Questi due generi convivono perché è un periodo in cui la civitas romana è molto unita e compatta, è il periodo in cui i Romani conquistano prima tutta l’Italia (siamo agli sgoccioli del III sec. a.C.) e poi si arriverà alla conquista dell’Oriente: la civitas romana è molto attenta a celebrare i suoi successi e quindi utilizza l’epica. Per quanto riguarda il teatro esisteva un genere teatrale chiamato praetexta : era un tipo di tragedia ambientata a Roma e i protagonisti erano esponenti dell’aristocrazia romana, la praetexta era la tipica toga che portavano i senatori romani,il teatro diventa un modo per celebrare pubblicamente le conquiste. Nel teatro esistono 4 tipi di rappresentazione:
Nelle città greche le rappresentazioni erano patrocinate dalla città stessa e avvenivano sotto forma di agoni , gare; a Roma il teatro arriva al III sec. e il pubblico non è abituato a questo tipo di rappresentazioni, la popolazione era abituata alle tellane. Quindi Plauto inserisce battute tipiche romane, musica e canto. Il testo della palliata veniva anche cantato , come se fosse un’operetta o un moderno musical e questo non c’era nella commedia greca da cui Plauto prende ispirazione. Le trame complicate piacevano al pubblico e quindi vengono conservate ma il mondo dei personaggi diventa in Plauto molto più stereotipato perché ciò faceva ridere il tipo di pubblico a cui si rivolgeva Plauto. Il tipo di personaggio più stereotipato che piace al pubblico è lo schiavo che nelle commedie di Plauto è il tipico imbroglione. A Roma le commedie vengono rappresentata in strutture lignee montate in città non negli anfiteatri come in Grecia, c’erano diversi appuntamenti teatrali legati a celebrazioni cittadine e avvenivano durante la bella stagione. Gli edili facevano di tutto per allestire delle gare a cui partecipano diversi poeti, però, in realtà, c’erano degli impresari che alla propria indipendenza avevano dei poeti e contrattavano con gli edili che sceglievano le commedie sulla base del gusto del pubblico. A Roma si cominciano a costruire dei teatri in muratura dal 55 a.C. Nel teatro greco si usavano delle maschere, per il teatro romano non abbiamo testimonianze dell’utilizzo di maschere, se venivano utilizzate erano fatte di materiali deperibili. Nel prologo dei Menaechmi non c’è qualcosa che differenzia i gemelli ma ci sono degli elementi che il pubblico coglieva e poteva distinguerli: scambi di oggetti, carattere, uno dei due canta e l’altro no, i movimenti di scena. Alla sinistra degli spettatori c’era un uscita che conduceva al porto, alla destra degli spettatori c’era il foro: uno dei gemelli era di Siracusa e quindi arriva dal porto, l’altro invece si muoveva sempre all’interno della città. LINGUA DI PLAUTO La lingua di Plauto è il latino arcaico :