



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
La crisi finanziaria asiatica del 1997, esplorando le sue cause, le conseguenze e i tentativi di risanamento. Il concetto di 'miracolo asiatico', le politiche economiche che hanno contribuito alla crisi, il ruolo del fondo monetario internazionale (fmi) e le critiche al suo intervento. Una panoramica completa della crisi, evidenziando le sfide e le opportunità per l'integrazione regionale in asia orientale.
Tipologia: Tesine universitarie
1 / 5
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Miracolo asiatico La rapida crescita economica delle otto economie dell'Asia orientale, spesso definita come Asian miracle solleva due domande:
**- Quali politiche e altri fattori hanno contribuito a questa crescita?
La straordinaria crescita dell’Asia iniziò ad apparire come una sorta di miraggio di uno sviluppo mai realmente espresso o comunque totalmente oscurato dalla portata dalla crisi. Già durante il boom economico, i settori finanziari delle economie del miracolo asiatico avevano mostrato alcune lacune in termini di sostenibilità, nonostante queste fossero mascherate dalla continua crescita e dalla fiducia in questi mercati. Dagli anni novanta in avanti, iniziarono ad emergere alcuni problemi a livello macroeconomico - la gestione dei flussi di capitale in entrata, l’apprezzamento dei tassi di cambio reali - e microeconomico - espansione del credito e bassa regolamentazione fiscale - che resero queste economie sempre più vulnerabili a shock finanziari. Col rallentamento della crescita economica, emersero infatti le debolezze di queste economie, i cui sistemi vennero prima stressati dalle riforme di liberalizzazione del sistema finanziario, e poi messi definitivamente in crisi dal panico degli investitori. Nonostante i paesi del miracolo asiatico siano riusciti nel giro di pochi anni a costruire un sistema di produzione ed esportazione di manifatture in grado di competere nel mercato internazionale, non riuscirono a sviluppare parallelamente un sistema finanziario in grado di sostenere i volumi di capitali in entrata dall’estero. Già nel 1996 la crescita dei paesi asiatici iniziò infatti a rallentare per effetto degli eccessi produttivi e della diminuzione delle esportazioni. La crisi asiatica fu una crisi finanziaria che interessò alcuni Paesi del Sud-Est asiatico tra il 1997 e il 1998, il cui scoppio fu dovuto principalmente all’eccessivo indebitamento a breve termine in valuta estera (dollaro e yen). Tale situazione portò ad una serie di speculazioni finanziarie che provocarono una svalutazione della moneta e lo sganciamento delle valute interessate dal dollaro. Partendo dalle Nazioni “periferiche”, la crisi si estese rapidamente e a macchia d’olio sui principali mercati finanziari globali In questo ambito assume fondamentale importanza il cosiddetto “ azzardo morale“ , ovverosia la tendenza di alcuni attori economici ad assumere posizioni di rischio eccessive nei prestiti o negli investimenti, sono elementi comuni alle economie emergenti che nel caso della crisi tailandese determinarono il crollo del sistema finanziario e la formazione di bolle speculative nel settore immobiliare. La bolla immobiliare è un tipo di bolla speculativa che si presenta periodicamente nei mercati immobiliari locali, o anche su scala globale. È caratterizzata da un rapido aumento dei prezzi immobiliari che si portano a livelli insostenibili in rapporto ai redditi medi o ad altri parametri economici. Come drammatica conseguenza il prezzo di vendita degli immobili non corrisponde al loro valore reale. A questo punto la tensione che si crea è talmente insostenibile (culmine della fase di incremento) che la bolla scoppia. I modelli asiatici di sviluppo avrebbero forti tendenze all’azzardo morale, specialmente a causa delle politiche industriali. Le garanzie implicite dei governi dei paesi asiatici ad investire in particolari settori strategici e i legami politici tra i membri del governo e le istituzioni finanziarie avrebbero infatti portato alcuni attori economici ad esporsi ad investimenti e prestiti eccessivamente rischiosi e insostenibili.
Come in tutte le crisi dell'ultimo mezzo secolo, il Capitale non ne soffrì molto e non ci fu alcuna recessione mondiale. Ne soffrirono invece le popolazioni, che per prima cosa videro i prezzi degli alimentari andare alle stelle. Si trattava degli effetti di una politica imposta dal Fondo Monetario Internazionale che dettò le seguenti misure di risanamento: ● Restrizioni fiscali : si riduce la spesa pubblica e/o si aumentano le entrate fiscali, al fine di migliorare la situazione fiscale di un paese. Inoltre, l'aumento delle tasse può ridurre il reddito disponibile delle famiglie e delle imprese. ● Riduzione o eliminazione dei sussidi su alcuni beni: il governo elimina i finanziamenti pubblici che vengono dati ai consumatori di un determinato bene o servizio. In altre parole, il governo smette di sostenere direttamente l'industria o il settore e lascia che il mercato operi in modo indipendente. ● Imposizione di una politica monetaria restrittiva : è una politica economica che prevede un aumento dei tassi di interesse e una diminuzione della base monetaria al fine di ridurre la domanda aggregata, l’inflazione e l’offerta di moneta. ● Adozione di tassi di cambio flessibili ; ● Incremento della flessibilità nel mercato del lavoro per favorire licenziamenti e assunzioni ● Liberalizzazione dell’accesso di capitali stranieri soprattutto nel settore finanziario e creditizio. Quello che fu un disastro per le popolazioni fu un affare per i privati stranieri (tra i quali FMI). Infatti la liberalizzazione significò vendere a prezzo stracciato industrie e banche in difficoltà. Una volta riassestate, fabbriche e banche furono rivendute ad alto prezzo, con enormi profitti. Il piano di risanamento imposto dall'FMI suscitò diverse critiche, poiché le politiche di austerità colpirono i settori più vulnerabili della società, aumentando la disoccupazione e la povertà. ll ruolo del FMI è stato lungamente dibattuto in ambito economico, raccogliendo le maggiori critiche da parte dell'economista americano Joseph Stiglitz. Quest'ultimo ha criticato l'operato del fondo sia prima che durante la crisi asiatica, accusandolo di aver inutilmente esposto economie con alti tassi di risparmio alla volatilità dei capitali esteri. COME MAI NON HA FUNZIONATO IL FMI? La questione se il FMI abbia funzionato o meno è oggetto di dibattito tra gli economisti e gli osservatori della politica economica. Ci sono diversi fattori che possono aver contribuito al fallimento dell'intervento del FMI durante la crisi, tra cui:
infine spostata sulle iniziative del regionalismo asiatico e sulla coesistenza di queste con il ruolo delle istituzioni globali come il FMI. L’importanza della Crisi nello sviluppo dell’integrazione regionale asiatica viene affrontata nella parte centrale dell’elaborato. Il secondo capitolo, infatti, indaga le caratteristiche comuni che hanno favorito la crescita economica, il vertiginoso aumento delle interconnessioni commerciali globali e regionali e, in ultimo, la dipendenza dai capitali stranieri. L’analisi prosegue quindi nel terzo capitolo in cui vengono ricercati i motivi che hanno portato alla crisi e, in seguito, alla cooperazione per la stabilità finanziaria. L’esperienza regionale asiatica, così come il rapporto tra la globalizzazione e la regionalizzazione in Asia orientale, ha, quindi, le sue radici nella traiettoria di ascesa e crisi delle principali economie della regione. La Crisi Finanziaria Asiatica, infatti, palesò, dal punto di vista domestico, le lacune dei modelli di sviluppo asiatici nascoste dalla straordinaria crescita economica e, dal punto di vista regionale, la vulnerabilità generata dall’interconnessione tra le reti economico-finanziarie globali responsabili della diffusione della crisi. Nonostante l’esperienza della crisi, l’integrazione regionale dell’Asia orientale non era finalizzata all’isolamento dai questi network globali: lo sfruttamento di queste reti per la produzione e l’esportazione risultò infatti il fondamento anche della ripresa delle economie asiatiche. La cooperazione si fondava invece sull'esigenza di trovare soluzioni multilaterali per la prevenzione di potenziali nuove crisi, per il mantenimento della stabilità regionale e per lo sviluppo economico. Alla luce dello sviluppo della Cina e dell’intera regione dell’Asia Orientale come hub della produzione globale, la priorità della regione rimane la riduzione della dipendenza dai cambiamenti dell’economia internazionale, dal dollaro e dalla domanda esterna CLOSING: Al termine della nostra ricerca ci siamo domandate in che modo si sarebbe potuta evitare questa crisi? Potrebbe accadere anche da noi in Occidente? Esiste una formula perfetta? ovviamente purtroppo non esiste una formula perfetta Però documentandoci, qui riportiamo testi di economisti pubblicati ad esempio sul sole 24 ore, abbiamo capito che - in realtà - i due fattori che avrebbero potuto evitare la crisi sono fattori che può sembrare non rientrino nell'ambito economico in maniera diretta ma sono comunque fondamentali.