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La Crisi Finanziaria Asiatica del 1997: Cause, Conseguenze e Risanamento - Prof. Cerchia, Tesine universitarie di Politica Economica Internazionale

La crisi finanziaria asiatica del 1997, esplorando le sue cause, le conseguenze e i tentativi di risanamento. Il concetto di 'miracolo asiatico', le politiche economiche che hanno contribuito alla crisi, il ruolo del fondo monetario internazionale (fmi) e le critiche al suo intervento. Una panoramica completa della crisi, evidenziando le sfide e le opportunità per l'integrazione regionale in asia orientale.

Tipologia: Tesine universitarie

2021/2022

Caricato il 01/12/2024

federica-degan
federica-degan 🇮🇹

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LA CRISI FINANZIARIA ASIATICA
A:
Miracolo asiatico
La rapida crescita economica delle otto economie dell'Asia orientale, spesso definita come Asian
miracle solleva due domande:
- Quali politiche e altri fattori hanno contribuito a questa crescita?
- E possono altri Paesi in via di sviluppo replicare queste politiche per stimolare una crescita
altrettanto rapida?
Però prima di analizzarle bisogna fare un passo indietro chiedendoci perché nascono questi quesiti:
all’inizio degli anni ’90 le cosiddette High-Performing Asian Economies (HPAES) racchiudevano
Giappone, Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan, Singapore, Malesia, Indonesia e Thailandia. Tutti
questi Paesi furono in grado di distinguersi dalle altre nazioni in via di sviluppo presenti nel mondo
perché furono protagoniste di una crescita rapida dal 1965 al 1990. La risposta alla domanda per
quale motivo queste economie stavano registrando tassi di crescita più rapidi rispetto al resto dei
Paesi asiatici e ben più superiori ad altre regioni del mondo stava tutto nel concetto del miracolo
asiatico che, proprio in quegli anni, aveva raggiunto il suo massimo periodo di splendore. CAMBIA
SLIDE
In generale, prima di analizzare attentamente i singoli fattori, possiamo dire che gli HPAE hanno
puntato su settori chiave per un rapido sviluppo e in questi settori l'allocazione delle risorse in
particolare è stata gestita in modo rigoroso.
Quali sono i fattori che avevano stimolato il successo di questi Paesi?
Si va dalla presenza di un ambiente macroeconomico stabile all’inflazione tenuta sotto controllo, infatti
gli HPAE hanno tenuto sotto controllo le distorsioni dei prezzi.
Si passa da un elevato tasso di risparmio e d’investimento al capitale umano di qualità fino alla
promozione delle esportazioni e all’apertura dei Foreign Direct Investments . L'investimento
diretto all'estero è una forma di internazionalizzazione delle imprese. Rappresenta una voce della
contabilità nazionale nella quale vengono indicati i trasferimenti di capitale e di tecnologie da un
paese all'altro
Gli HPAE hanno adottato anche delle riforme strutturali per migliorare la competitività delle loro
economie. Queste riforme hanno incluso la liberalizzazione del commercio, la riduzione del deficit di
bilancio e la ristrutturazione delle imprese.
I paesi colpiti hanno riformato il loro sistema bancario per garantire maggiore trasparenza e
responsabilità, ridurre il rischio di fallimento bancario e migliorare l’efficienza del sistema finanziario.
Però i tre ingredienti principali che hanno consentito la crescita economica asiatica nell’era moderna:
1. L’attenzione ad una riforma agraria che ha sostenuto la produttività, richiedendo solo tasse
modeste. Infatti quando il capitale umano è a buon mercato, abbattere il costo degli affitti dei
terreni agricoli e distribuire la proprietà degli stessi tra i contadini aumenta la produttività e, al
tempo stesso, consente alle persone di “salire” nella curva del reddito. Una volta realizzato il
primo stadio della crescita economica, la riforma agraria consente di accumulare la ricchezza
necessaria per dare vita ad una prima industrializzazione basata sulla manifattura.
2. Ruolo del governo: che sottolinea l’abilità del sistema finanziario di ciascun Paese nel
gestire al meglio le risorse economiche accumulate. I governi dei paesi colpiti hanno attuato
politiche di stimolo fiscale per sostenere l’economia, attraverso l’incremento della spesa
pubblica e la riduzione delle tasse.
3. Tra gli accorgimenti troviamo l’idea di adottare barriere economiche all’ingresso dei mercati
nazionali per promuovere l’industria nazionale. Il fatto che la finanza sia stata controllata da
una vera a propria politica industriale, anziché da interessi nepotisti, sembrerebbe aver avuto
un impatto importante sulla qualità degli investimenti in questa regione.
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LA CRISI FINANZIARIA ASIATICA

A:

Miracolo asiatico La rapida crescita economica delle otto economie dell'Asia orientale, spesso definita come Asian miracle solleva due domande:

**- Quali politiche e altri fattori hanno contribuito a questa crescita?

  • E possono altri Paesi in via di sviluppo replicare queste politiche per stimolare una crescita altrettanto rapida?** Però prima di analizzarle bisogna fare un passo indietro chiedendoci perché nascono questi quesiti: all’inizio degli anni ’90 le cosiddette High-Performing Asian Economies (HPAES) racchiudevano Giappone, Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan, Singapore, Malesia, Indonesia e Thailandia. Tutti questi Paesi furono in grado di distinguersi dalle altre nazioni in via di sviluppo presenti nel mondo perché furono protagoniste di una crescita rapida dal 1965 al 1990. La risposta alla domanda per quale motivo queste economie stavano registrando tassi di crescita più rapidi rispetto al resto dei Paesi asiatici e ben più superiori ad altre regioni del mondo stava tutto nel concetto del miracolo asiatico che, proprio in quegli anni, aveva raggiunto il suo massimo periodo di splendore. CAMBIA SLIDE In generale, prima di analizzare attentamente i singoli fattori, possiamo dire che gli HPAE hanno puntato su settori chiave per un rapido sviluppo e in questi settori l'allocazione delle risorse in particolare è stata gestita in modo rigoroso. Quali sono i fattori che avevano stimolato il successo di questi Paesi? Si va dalla presenza di un ambiente macroeconomico stabile all’inflazione tenuta sotto controllo, infatti gli HPAE hanno tenuto sotto controllo le distorsioni dei prezzi. Si passa da un elevato tasso di risparmio e d’investimento al capitale umano di qualità fino alla promozione delle esportazioni e all’apertura dei Foreign Direct Investments. L'investimento diretto all'estero è una forma di internazionalizzazione delle imprese. Rappresenta una voce della contabilità nazionale nella quale vengono indicati i trasferimenti di capitale e di tecnologie da un paese all'altro Gli HPAE hanno adottato anche delle riforme strutturali per migliorare la competitività delle loro economie. Queste riforme hanno incluso la liberalizzazione del commercio, la riduzione del deficit di bilancio e la ristrutturazione delle imprese. I paesi colpiti hanno riformato il loro sistema bancario per garantire maggiore trasparenza e responsabilità, ridurre il rischio di fallimento bancario e migliorare l’efficienza del sistema finanziario. Però i tre ingredienti principali che hanno consentito la crescita economica asiatica nell’era moderna:
    1. L’attenzione ad una riforma agraria che ha sostenuto la produttività, richiedendo solo tasse modeste. Infatti quando il capitale umano è a buon mercato, abbattere il costo degli affitti dei terreni agricoli e distribuire la proprietà degli stessi tra i contadini aumenta la produttività e, al tempo stesso, consente alle persone di “salire” nella curva del reddito. Una volta realizzato il primo stadio della crescita economica, la riforma agraria consente di accumulare la ricchezza necessaria per dare vita ad una prima industrializzazione basata sulla manifattura.
    2. Ruolo del governo: che sottolinea l’abilità del sistema finanziario di ciascun Paese nel gestire al meglio le risorse economiche accumulate. I governi dei paesi colpiti hanno attuato politiche di stimolo fiscale per sostenere l’economia, attraverso l’incremento della spesa pubblica e la riduzione delle tasse.
    3. Tra gli accorgimenti troviamo l’idea di adottare barriere economiche all’ingresso dei mercati nazionali per promuovere l’industria nazionale. Il fatto che la finanza sia stata controllata da una vera a propria politica industriale, anziché da interessi nepotisti, sembrerebbe aver avuto un impatto importante sulla qualità degli investimenti in questa regione.

B:

La straordinaria crescita dell’Asia iniziò ad apparire come una sorta di miraggio di uno sviluppo mai realmente espresso o comunque totalmente oscurato dalla portata dalla crisi. Già durante il boom economico, i settori finanziari delle economie del miracolo asiatico avevano mostrato alcune lacune in termini di sostenibilità, nonostante queste fossero mascherate dalla continua crescita e dalla fiducia in questi mercati. Dagli anni novanta in avanti, iniziarono ad emergere alcuni problemi a livello macroeconomico - la gestione dei flussi di capitale in entrata, l’apprezzamento dei tassi di cambio reali - e microeconomico - espansione del credito e bassa regolamentazione fiscale - che resero queste economie sempre più vulnerabili a shock finanziari. Col rallentamento della crescita economica, emersero infatti le debolezze di queste economie, i cui sistemi vennero prima stressati dalle riforme di liberalizzazione del sistema finanziario, e poi messi definitivamente in crisi dal panico degli investitori. Nonostante i paesi del miracolo asiatico siano riusciti nel giro di pochi anni a costruire un sistema di produzione ed esportazione di manifatture in grado di competere nel mercato internazionale, non riuscirono a sviluppare parallelamente un sistema finanziario in grado di sostenere i volumi di capitali in entrata dall’estero. Già nel 1996 la crescita dei paesi asiatici iniziò infatti a rallentare per effetto degli eccessi produttivi e della diminuzione delle esportazioni. La crisi asiatica fu una crisi finanziaria che interessò alcuni Paesi del Sud-Est asiatico tra il 1997 e il 1998, il cui scoppio fu dovuto principalmente all’eccessivo indebitamento a breve termine in valuta estera (dollaro e yen). Tale situazione portò ad una serie di speculazioni finanziarie che provocarono una svalutazione della moneta e lo sganciamento delle valute interessate dal dollaro. Partendo dalle Nazioni “periferiche”, la crisi si estese rapidamente e a macchia d’olio sui principali mercati finanziari globali In questo ambito assume fondamentale importanza il cosiddetto “ azzardo morale“ , ovverosia la tendenza di alcuni attori economici ad assumere posizioni di rischio eccessive nei prestiti o negli investimenti, sono elementi comuni alle economie emergenti che nel caso della crisi tailandese determinarono il crollo del sistema finanziario e la formazione di bolle speculative nel settore immobiliare. La bolla immobiliare è un tipo di bolla speculativa che si presenta periodicamente nei mercati immobiliari locali, o anche su scala globale. È caratterizzata da un rapido aumento dei prezzi immobiliari che si portano a livelli insostenibili in rapporto ai redditi medi o ad altri parametri economici. Come drammatica conseguenza il prezzo di vendita degli immobili non corrisponde al loro valore reale. A questo punto la tensione che si crea è talmente insostenibile (culmine della fase di incremento) che la bolla scoppia. I modelli asiatici di sviluppo avrebbero forti tendenze all’azzardo morale, specialmente a causa delle politiche industriali. Le garanzie implicite dei governi dei paesi asiatici ad investire in particolari settori strategici e i legami politici tra i membri del governo e le istituzioni finanziarie avrebbero infatti portato alcuni attori economici ad esporsi ad investimenti e prestiti eccessivamente rischiosi e insostenibili.

Come in tutte le crisi dell'ultimo mezzo secolo, il Capitale non ne soffrì molto e non ci fu alcuna recessione mondiale. Ne soffrirono invece le popolazioni, che per prima cosa videro i prezzi degli alimentari andare alle stelle. Si trattava degli effetti di una politica imposta dal Fondo Monetario Internazionale che dettò le seguenti misure di risanamento: ● Restrizioni fiscali : si riduce la spesa pubblica e/o si aumentano le entrate fiscali, al fine di migliorare la situazione fiscale di un paese. Inoltre, l'aumento delle tasse può ridurre il reddito disponibile delle famiglie e delle imprese. ● Riduzione o eliminazione dei sussidi su alcuni beni: il governo elimina i finanziamenti pubblici che vengono dati ai consumatori di un determinato bene o servizio. In altre parole, il governo smette di sostenere direttamente l'industria o il settore e lascia che il mercato operi in modo indipendente. ● Imposizione di una politica monetaria restrittiva : è una politica economica che prevede un aumento dei tassi di interesse e una diminuzione della base monetaria al fine di ridurre la domanda aggregata, l’inflazione e l’offerta di moneta. ● Adozione di tassi di cambio flessibili ; ● Incremento della flessibilità nel mercato del lavoro per favorire licenziamenti e assunzioni ● Liberalizzazione dell’accesso di capitali stranieri soprattutto nel settore finanziario e creditizio. Quello che fu un disastro per le popolazioni fu un affare per i privati stranieri (tra i quali FMI). Infatti la liberalizzazione significò vendere a prezzo stracciato industrie e banche in difficoltà. Una volta riassestate, fabbriche e banche furono rivendute ad alto prezzo, con enormi profitti. Il piano di risanamento imposto dall'FMI suscitò diverse critiche, poiché le politiche di austerità colpirono i settori più vulnerabili della società, aumentando la disoccupazione e la povertà. ll ruolo del FMI è stato lungamente dibattuto in ambito economico, raccogliendo le maggiori critiche da parte dell'economista americano Joseph Stiglitz. Quest'ultimo ha criticato l'operato del fondo sia prima che durante la crisi asiatica, accusandolo di aver inutilmente esposto economie con alti tassi di risparmio alla volatilità dei capitali esteri. COME MAI NON HA FUNZIONATO IL FMI? La questione se il FMI abbia funzionato o meno è oggetto di dibattito tra gli economisti e gli osservatori della politica economica. Ci sono diversi fattori che possono aver contribuito al fallimento dell'intervento del FMI durante la crisi, tra cui:

  1. Condizioni economiche restrittive: alcune delle condizioni economiche imposte dal FMI possono aver avuto un impatto negativo sulla qualità della vita delle persone.
  2. Mancanza di attenzione alle cause profonde della crisi:
  3. Mancanza di coordinamento tra i paesi: il FMI ha agito in modo indipendente in ciascuno dei paesi colpiti dalla crisi, senza coordinarsi con gli altri paesi interessati dalla crisi. Questo può aver ostacolato gli sforzi per risolvere la crisi in modo efficace e coordinato. Dopo lo shock di quegli anni, le Tigri asiatiche lentamente cominciarono a stabilizzare l'economia. La Banca Mondiale e i Paesi del G7 si unirono al supporto del FMI. La Thailandia produsse un nuovo sistema fiscale che le permise nel 2004 di annullare il deficit; mentre nel 2006 il Bath cominciò un percorso di rafforzamento che si accompagnò a una crescita sostenuta del Paese. L'Indonesia seguì un percorso simile, ma la grande sorpresa fu la Corea del Sud che ha dovuto affrontare diversi casi di bancarotta e di alcune grosse aziende come Daewoo che furono salvate grazie a operazioni di incorporazione. xxx conclusioni L’elaborato ha infatti evidenziato la natura esogena del processo di integrazione regionale in Asia orientale sia dal punto di vista della regionalizzazione che da quello del regionalismo. In questo scenario, la Crisi Finanziaria Asiatica ha avuto un ruolo centrale come spillover di integrazione regionale influenzando il rapporto tra regionale e globale alcuni tra gli attori statali principali della regione. Tuttavia, l’integrazione regionale necessita della coordinazione con il sistema multilaterale per esprimere a pieno il suo potenziale. L’attenzione dell’elaborato si è

infine spostata sulle iniziative del regionalismo asiatico e sulla coesistenza di queste con il ruolo delle istituzioni globali come il FMI. L’importanza della Crisi nello sviluppo dell’integrazione regionale asiatica viene affrontata nella parte centrale dell’elaborato. Il secondo capitolo, infatti, indaga le caratteristiche comuni che hanno favorito la crescita economica, il vertiginoso aumento delle interconnessioni commerciali globali e regionali e, in ultimo, la dipendenza dai capitali stranieri. L’analisi prosegue quindi nel terzo capitolo in cui vengono ricercati i motivi che hanno portato alla crisi e, in seguito, alla cooperazione per la stabilità finanziaria. L’esperienza regionale asiatica, così come il rapporto tra la globalizzazione e la regionalizzazione in Asia orientale, ha, quindi, le sue radici nella traiettoria di ascesa e crisi delle principali economie della regione. La Crisi Finanziaria Asiatica, infatti, palesò, dal punto di vista domestico, le lacune dei modelli di sviluppo asiatici nascoste dalla straordinaria crescita economica e, dal punto di vista regionale, la vulnerabilità generata dall’interconnessione tra le reti economico-finanziarie globali responsabili della diffusione della crisi. Nonostante l’esperienza della crisi, l’integrazione regionale dell’Asia orientale non era finalizzata all’isolamento dai questi network globali: lo sfruttamento di queste reti per la produzione e l’esportazione risultò infatti il fondamento anche della ripresa delle economie asiatiche. La cooperazione si fondava invece sull'esigenza di trovare soluzioni multilaterali per la prevenzione di potenziali nuove crisi, per il mantenimento della stabilità regionale e per lo sviluppo economico. Alla luce dello sviluppo della Cina e dell’intera regione dell’Asia Orientale come hub della produzione globale, la priorità della regione rimane la riduzione della dipendenza dai cambiamenti dell’economia internazionale, dal dollaro e dalla domanda esterna CLOSING: Al termine della nostra ricerca ci siamo domandate in che modo si sarebbe potuta evitare questa crisi? Potrebbe accadere anche da noi in Occidente? Esiste una formula perfetta? ovviamente purtroppo non esiste una formula perfetta Però documentandoci, qui riportiamo testi di economisti pubblicati ad esempio sul sole 24 ore, abbiamo capito che - in realtà - i due fattori che avrebbero potuto evitare la crisi sono fattori che può sembrare non rientrino nell'ambito economico in maniera diretta ma sono comunque fondamentali.

  • un fattore culturale: cioè un'approccio più cauto e possiamo dire anche più etico all'investimento e all'attività di impresa e delle banche e dall'altro lato invece
  • un fattore giuridico: cioè delle regole più restrittive rispetto alla trasparenza e una regolamentazione più incisiva a livello generale, come ad esempio l'introduzione delle assicurazioni sui depositi avvenuta dopo il 2008 in america. E sono anche gli elementi che differenziano l'economia asiatica da quella occidentale, o da quella di Hong Kong che seppure ha un approccio più simile a quello occidentale. A noi ha colpito come questi due elementi che sembrano non incidere o incidere meno di altri in realtà sono quelli che possono fare la differenza.