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Il Welfare State: Evoluzione, Obiettivi e Critiche, Appunti di Scienze Umane

Appunti scienze umane quinto anni Welfare State

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 31/10/2021

Chiaramilano1712
Chiaramilano1712 🇮🇹

4.1

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Nella seconda metà del XX secolo, dopo la guerra negli Stati europei si creo un
nuovo modello di rapporto tra Stato e società, lo Stato sociale (o Welfare
State).
Welfare State significa letteralmente “stato che assiste”, è, infatti, lo Stato che
non abbandona il cittadino, ma lo assiste sempre fornendogli una serie di
servizi essenziali (formativi, sanitari e assistenziali di vario tipo) che ai cittadini
più deboli non potrebbero altrimenti essere assicurati.
L’unico modo per farlo pero è aumentare la spesa pubblica, questo determina
un potenziamento dei servizi pubblici ma allo stesso tempo causa un’eccessiva
espansione del debito pubblico.
Inizialmente questo tipo di stato si diffonde in Inghilterra con l’attuazione del
servizio sanitario nazionale gratuito. Arrivando poi anche in altri Stati europei,
tra cui l’Italia, con una serie di riforme sociali come la nazionalizzazione
dell’industria elettrica; l’ innalzamento dell’obbligo scolastico a 14 anni e
scuola media unificata; riforma del diritto di famiglia; una legge sull’equo
canone di affitto; la creazione del sistema sanitario nazionale.
L’obiettivo principale del Welfare State, è quello di garantire l’uguaglianza
sociale in contesti economici di libero mercato, per questo, aumentando la
spesa pubblica e rende più equa la distribuzione della ricchezza.
È chiaro che si aspira ad un obiettivo non semplice, pensiamo ad esempio ad
un aiuto per aprire una nuova azienda, andrebbe a vantaggio del proprietario
ma a svantaggio delle persone che ci lavorano.
attenendoci sempre a questo esempio, per tutelare le condizioni di lavoro e gli
stipendi di una nuova azienda si rischierebbe anche di scoraggiare
l’imprenditore nell’aprirne una nuova. questo per dire che, ogni tentativo di
difendere la liberta di iniziativa economica rischia di alimentare la
disuguaglianza, e allo stesso modo ogni intervento per ridurre la
disuguaglianza rischia di limitare la libertà personale.
All’interno di qualsiasi stato pero i lavoratori devono essere tutelati non solo sul
posto di lavoro e non solo per il periodo in cui sono in grado di lavorare ma
anche in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia o disoccupazione
involontaria.
La previdenza sociale si basa su assicurazioni sociali obbligatorie finanziate da
contributi in parte dei lavoratori e in parte dei datori di lavoro (a volta c’è
l’intervento statale).
In italia, ad esempio ci sono molti aiuti per i lavoratori, come ad esempio una
somma di denaro a chi è stato licenziato fino a due anni o la cassa
integrazione.
i due istituti provvidenziali italiani piu conosciuti ad esempio sono l’Inps, è
l’ente di previdenza sociale; e l’Inail: assicura le prestazioni mediche e di
riabilitazione nel caso di infortuni sul lavoro o di malattie professionali.
il Welfare State tutela i diritti sociali, come il diritto all’istruzione, alla casa, alla
salute, all’integrità fisica sul posto di lavoro. In questo modo lo Stato,
attraverso il prelievo fiscale ridistribuisce la ricchezza del Paese a favore dei
ceti più deboli.
Ha sicuramente portato a molti risultati, dall’allungamento della durata media
di vita dei cittadini (con migliori condizioni di esistenza) alle maggiori garanzie
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Nella seconda metà del XX secolo, dopo la guerra negli Stati europei si creo un nuovo modello di rapporto tra Stato e società, lo Stato sociale (o Welfare State). Welfare State significa letteralmente “stato che assiste”, è, infatti, lo Stato che non abbandona il cittadino, ma lo assiste sempre fornendogli una serie di servizi essenziali (formativi, sanitari e assistenziali di vario tipo) che ai cittadini più deboli non potrebbero altrimenti essere assicurati. L’unico modo per farlo pero è aumentare la spesa pubblica, questo determina un potenziamento dei servizi pubblici ma allo stesso tempo causa un’eccessiva espansione del debito pubblico. Inizialmente questo tipo di stato si diffonde in Inghilterra con l’attuazione del servizio sanitario nazionale gratuito. Arrivando poi anche in altri Stati europei, tra cui l’Italia, con una serie di riforme sociali come la nazionalizzazione dell’industria elettrica; l’ innalzamento dell’obbligo scolastico a 14 anni e scuola media unificata; riforma del diritto di famiglia; una legge sull’equo canone di affitto; la creazione del sistema sanitario nazionale. L’obiettivo principale del Welfare State, è quello di garantire l’uguaglianza sociale in contesti economici di libero mercato, per questo, aumentando la spesa pubblica e rende più equa la distribuzione della ricchezza. È chiaro che si aspira ad un obiettivo non semplice, pensiamo ad esempio ad un aiuto per aprire una nuova azienda, andrebbe a vantaggio del proprietario ma a svantaggio delle persone che ci lavorano. attenendoci sempre a questo esempio, per tutelare le condizioni di lavoro e gli stipendi di una nuova azienda si rischierebbe anche di scoraggiare l’imprenditore nell’aprirne una nuova. questo per dire che, ogni tentativo di difendere la liberta di iniziativa economica rischia di alimentare la disuguaglianza, e allo stesso modo ogni intervento per ridurre la disuguaglianza rischia di limitare la libertà personale. All’interno di qualsiasi stato pero i lavoratori devono essere tutelati non solo sul posto di lavoro e non solo per il periodo in cui sono in grado di lavorare ma anche in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia o disoccupazione involontaria. La previdenza sociale si basa su assicurazioni sociali obbligatorie finanziate da contributi in parte dei lavoratori e in parte dei datori di lavoro (a volta c’è l’intervento statale). In italia, ad esempio ci sono molti aiuti per i lavoratori, come ad esempio una somma di denaro a chi è stato licenziato fino a due anni o la cassa integrazione. i due istituti provvidenziali italiani piu conosciuti ad esempio sono l’Inps, è l’ente di previdenza sociale; e l’Inail: assicura le prestazioni mediche e di riabilitazione nel caso di infortuni sul lavoro o di malattie professionali. il Welfare State tutela i diritti sociali, come il diritto all’istruzione, alla casa, alla salute, all’integrità fisica sul posto di lavoro. In questo modo lo Stato, attraverso il prelievo fiscale ridistribuisce la ricchezza del Paese a favore dei ceti più deboli. Ha sicuramente portato a molti risultati, dall’allungamento della durata media di vita dei cittadini (con migliori condizioni di esistenza) alle maggiori garanzie

di libero accesso agli studi per tutti (senza distinzioni di classe sociale), alla maggiore tutela dei diritti dei lavoratori (con il sistema pensionistico) e in particolare delle lavoratrici (con i congedi per maternità), possiamo dire che non ci sia stato ambito della vita sia personale che pubblica che non abbia beneficiato di queste risorse create dallo Stato per i cittadini. negli anni Settanta, pero ce stato un periodo di crisi e di declino del Welfare State, a causa di un’espansione incontrollata della spesa pubblica. L’assistenza, fornita a tutti senza scegliere i soggetti realmente bisognosi ha portato un aumento della spesa pubblica che ricade sulla collettività. C’è stato quindi bisogno di un ricorso al debito pubblico. Per questo i governi hanno attuato politiche di restrizione della spesa pubblica, con la privatizzazione di alcuni servizi importanti (come i trasporti o l’energia elettrica), operando dei tagli di spesa sul sistema del pubblico impiego, sulla scuola e sulla sanità (aumentando l’orario e il carico di lavoro di alcune categorie professionali o il pagamento di un ticket sanitario). Il principio regolativo del nuovo sistema è quello della sussidiarietà, con il quale lo Stato da una somma di denaro a chi non ha altri redditi e si trova quindi sotto la soglia di povertà. Con l’idea che il ruolo “sussidiario” dello Stato sia quello più adeguato a consentire ai diversi soggetti della società civile di perseguire liberamente le proprie finalità, valorizzando al meglio l’iniziativa, la creatività e la responsabilità personali. si passa cosi dal Welfare State alla Welfare Society, una rete di supporto ai bisogni che coinvolga più soggetti sociali (associazioni, volontariato) nei confronti dei quali lo Stato può svolgere un’opera di coordinamento. Una questione di rilievo è quella degli interventi del Welfare State nei confronti della famiglia. Oltre alla Costituzione, che da alla famiglia una centralità particolare, riconoscendola portatrice di autonomi diritti e ascrivendo allo Stato il compito di sostenerla con misure economiche e altri tipi di provvedimenti, soprattutto in relazione alla funzione di cura, socializzazione e educazione che svolge nei confronti dei figli.Ma la centralità della famiglia è sottolineata anche dal principio di sussidiarietà, il nucleo familiare da un lato rivendica spazi autonomi di esistenza e di azione, dall’altro richiede di essere sostenuto quando non è in grado di portare a compimento le proprie funzioni.