Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Archeologia Greca (6CFU), Dispense di Archeologia

dispense di Archeologia Greca da 6CFU

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 18/02/2023

Colonnanto
Colonnanto 🇮🇹

4.3

(11)

6 documenti

1 / 178

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Lezione1: archeologia e storia dell’arte Greca
Introduzione
Prima ancora di cominciare ad analizzare l’arte greca è fondamentale
conoscere le diverse regioni della Grecia antica poiché ogni regione ha
caratteristiche lievemente diverse rispetto alle altre nel campo artistico e
culturale.
Guarda la mappa riascolta 1:27
Le tre civiltà del bronzo
Durante l’eta del bronzo, quindi 2 millennio a. c., la Grecia aveva visto
svilupparsi due grandi civiltà, la civiltà delle Cicladi o cicladica, con base
nell’odierna Santorini, allora Thera, e quella Minoica che prende il nome dal
leggendario re Minosse che aveva come centro Cnosso; infine, vi era anche
una terza civiltà, nella Grecia vera e propria, quella micenea, che si sviluppa
attorno ai grandi palazzi di Micene, Pilo, Tirinto e Argo.
I Micenei, dopo la misteriosa e poco chiara scomparsa della civiltà Minoica,
conquistano Creta (tanto che il palazzo di Cnosso diventa la sede del re
miceneo nell’isola).
La lingua
Tra queste tre civiltà una sola è quella che si esprime in lingua greca, la
civiltà micenea, che non usava l’alfabeto che noi oggi conosciamo (introdotto
nel IX secolo dai Fenici) ma una forma di scrittura sillabica detta LINEARE B
(realizzata incidendo con una punta su una tavoletta di terracotta cruda, poi
cotta), ben conosciuta grazie ai grandi archivi trovati nei principali palazzi
micenei e non (come ad esempio l’archivio ritrovato a Tebe in Beozia).
Differente è la situazione per la scrittura chiamata LINEARE A, utilizzata dai
minoici, che ancora oggi non è stata ben decifrata.
La civiltà micenea
La società micenea era una civiltà gerarchica e strutturata in maniera
complessa attorno a grandi palazzi, che non erano solo residenze, ma anche
centri di potere con magazzini, depositi… e quindi centri che detenevano
anche il potere economico.
Nei palazzi si accentravano anche la cultura e la conoscenza e si svolgeva
anche la vita associata della corte, attorno al re detto wanax.
Attorno al palazzo si trovavano le residenze private e i villaggi.
Di questi maestosi palazzi ne rimangono molte testimonianze architettoniche
(Micene, Argo, Pilo, Tirinto, ma anche Atene, Tebe…).
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
pf41
pf42
pf43
pf44
pf45
pf46
pf47
pf48
pf49
pf4a
pf4b
pf4c
pf4d
pf4e
pf4f
pf50
pf51
pf52
pf53
pf54
pf55
pf56
pf57
pf58
pf59
pf5a
pf5b
pf5c
pf5d
pf5e
pf5f
pf60
pf61
pf62
pf63
pf64

Anteprima parziale del testo

Scarica Archeologia Greca (6CFU) e più Dispense in PDF di Archeologia solo su Docsity!

Lezione1: archeologia e storia dell’arte Greca

Introduzione Prima ancora di cominciare ad analizzare l’arte greca è fondamentale conoscere le diverse regioni della Grecia antica poiché ogni regione ha caratteristiche lievemente diverse rispetto alle altre nel campo artistico e culturale. Guarda la mappa riascolta 1: Le tre civiltà del bronzo Durante l’eta del bronzo, quindi 2 millennio a. c., la Grecia aveva visto svilupparsi due grandi civiltà, la civiltà delle Cicladi o cicladica, con base nell’odierna Santorini, allora Thera, e quella Minoica che prende il nome dal leggendario re Minosse che aveva come centro Cnosso; infine, vi era anche una terza civiltà, nella Grecia vera e propria, quella micenea, che si sviluppa attorno ai grandi palazzi di Micene, Pilo, Tirinto e Argo. I Micenei, dopo la misteriosa e poco chiara scomparsa della civiltà Minoica, conquistano Creta (tanto che il palazzo di Cnosso diventa la sede del re miceneo nell’isola). La lingua Tra queste tre civiltà una sola è quella che si esprime in lingua greca, la civiltà micenea, che non usava l’alfabeto che noi oggi conosciamo (introdotto nel IX secolo dai Fenici) ma una forma di scrittura sillabica detta LINEARE B (realizzata incidendo con una punta su una tavoletta di terracotta cruda, poi cotta), ben conosciuta grazie ai grandi archivi trovati nei principali palazzi micenei e non (come ad esempio l’archivio ritrovato a Tebe in Beozia). Differente è la situazione per la scrittura chiamata LINEARE A, utilizzata dai minoici, che ancora oggi non è stata ben decifrata. La civiltà micenea La società micenea era una civiltà gerarchica e strutturata in maniera complessa attorno a grandi palazzi, che non erano solo residenze, ma anche centri di potere con magazzini, depositi… e quindi centri che detenevano anche il potere economico. Nei palazzi si accentravano anche la cultura e la conoscenza e si svolgeva anche la vita associata della corte, attorno al re detto wanax. Attorno al palazzo si trovavano le residenze private e i villaggi. Di questi maestosi palazzi ne rimangono molte testimonianze architettoniche (Micene, Argo, Pilo, Tirinto, ma anche Atene, Tebe…).

Tra la fine del XII e del XII sec. a.C., quindi grossomodo tra il 1250 e il 1150, i grandi palazzi micenei (in particolar modo quelli di Atene e Pilo) vengono violentemente distrutti. Cade quindi la civiltà micenea, in concomitanza forse con dei terremoti (le cui tracce sono state ritrovate nei palazzi dell’argolide); la civiltà micenea viene a mancare per una serie di concause umano e naturali, che sono complicate da determinare nel dettaglio, anche se successive fonti mettono in relazione la scomparsa di questa civiltà con le invasioni doriche, che lo storico greco del V sec. Tucidide colloca nel 1104 a.C., cioè 80 anni dopo quella che i greci ritenevano la data della caduta della città di Troia. Queste fonti tramandano che i Dori, una popolazione che parlava il dialetto greco-dorico, e che in origine occupava la Grecia centrale, cominciano una discesa verso il Peloponneso, condotti dagli Eracliti, i discendenti del dio Ercole, che avevo il compito di riportarli nella terra dei padri. Non ci sono conferme della migrazione dorica da parte dell’archeologia e dell’epigrafia, quindi molti storici si sono chiesti se realmente sono state le invasioni doriche a causare la caduta di questa importante civiltà. Questi sconvolgimenti che hanno interessato la Grecia si devono inserire in un quadro molto più ampio, infatti nello stesso periodo, secondo testimonianze egizie, un gruppo di popoli, genericamente chiamato i popoli del mare invase l’Egitto, gli achei presumibilmente nello stesso periodo conquistarono Troia, alterando gli equilibri della zona medio orientale; si tratta quindi di un periodo di sconvolgimenti che causarono lo spostamento di molti popoli e che portò al cambiamento sotto molti punti di vista. In questo quadro, infatti, si situa anche un altro fenomeno, stavolta storicamente provato, quello della migrazione ionica che si colloca tra il 1050 e il 1000 a.C. Oltre il mar Egeo infatti si trova l’Anatolia, culla di antiche civiltà. Intorno al 1050 dalla Grecia partono delle spedizioni verso la costa della Turchia, e vengono fondate alcune colonie, cioè delle città legate da rapporti politici ed economici alle città greche, che a lungo rimasero di etnia greca, (Alicarnasso, Smirne, Bisanzio, Mileto, Samo…) sulla costa. in senso lato con il termine Ionia si intende quindi quel tratto di terra che viene conquistato dai greci ed utilizzato per fondare colonie, il nome Ionia deriva dal fatto che la maggior parte di questi greci erano di etnia Ionica (questo perché erano divisi in tre grandi gruppi etnici: i dori, gli ioni e gli eoli). Cosa comportarono questi sconvolgimenti? Da un altro punto di vista, questi sconvolgimenti causarono una crisi economica civile e culturale di gigantesche dimensioni, che condussero alla scomparsa della scrittura e finiscono di essere scritte le tavolette in LINEARE

corpo dell’uomo è stato cremato e sepolto dentro un grande calderone bronzo accompagnato da armi. In questo sito abbiamo quindi la coesistenza di due riti funerari: l’inumazione, meno costosa per la donna, e la cremazione, processo più costoso perché prevedeva la costruzione della pira funeraria, la raccolta delle spoglie e infine lo spargimento delle libagioni. il calderone è molto importante perché non è originario di Lefkandì, ma dell’isola di Cipro, non è un prodotto greco, quindi questo è testimonianza di come, seppur in casi sporadici ed isolati, i commerci con altre civiltà continuassero e fossero presenti. Il calderone, forse inizialmente usato per bollire le carni e poi come urna cineraria, era stato fatto importare da questa famiglia, che doveva avere un ruolo di leadership all’interno di questo villaggio, della cui organizzazione sociale però non si sa nulla. La struttura forse era inizialmente la casa di questa coppia, venne trasformata in tomba alla morte dei due proprietari e in parte ricopre di terra, trasformata quindi in una sorta di tomba a tumulo. Non sapendo come definire l’uomo sepolto all’interno della struttura, gli archeologi lo hanno convenzionalmente chiamato big man, nel senso di uomo forte, perché doveva avere sicuramente un ruolo economico preponderante e anche una grande disponibilità economica. La ceramica protogeometrica Il periodo protogeometrico prende il nome dalla ceramica prodotta in quel periodo. La ceramica infatti per studiare l’arte greca è un fossile guida fondamentale, un indicatore cronologico di grandissima importanza, questo perché, già a partire dagli studi di archeologia filologica di fine ottocento, è stata classificata con estrema perizia e attenzione, mettendo assieme i dati cronologici che si desumevano dall’archeologia, dall’epigrafia e quelli che si desumevano dalla letteratura è stato possibile creare una seriazione dei vasi greci al “quarto di secolo”, cioè ogni 25 anni si ha una fase evolutiva della ceramica greca. La ceramica essendo sostanzialmente indistruttibile, ci permette ogni volta che viene ritrovata di capire perfettamente a che periodo appartiene non solo il frammento o l’oggetto ritrovato ma anche il luogo e il contesto nel quale è stato ritrovato. Oltre ad avere questo ruolo fondamentale nella datazione dell’arte greca, la ceramica ha comunque un valore fondamentale in qualità di opera d’arte (es. vaso di Eufronio). Si tratta quindi di oggetti di valore economico inestimabile tanto allora quanto oggi. Per capire al meglio i vasi e la produzione ceramica greca bisogna capire i diversi tipi di vaso e conoscerne la terminologia:

ANFORA= erano utilizzate per contenere i liquidi come vino o acqua, il nome deriva dal fatto che avevano due anse per tenerle. HIDRIE= vasi specializzati per il trasporto d’acqua, erano caratterizzati da tre anse, due sulla spalla e una che va dall’orlo alla spalla. OLPE= hanno un’ansa sola e corrispondono alla brocca CRATERI= erano vasi dalla forma aperta, cioè a bocca larga, usati per mescolare il vino con l’acqua; ne esistono di diversi tipi a volute (quando le anse sono decorate da volute), a calice (quando è svasato come un calice), a campana (quando il corpo assomiglia a una campana) LEKITOI= un vaso affusolato usato per portare le libagioni durante i riti funebri ONOIKOE= brocche da vino KANTAROS=con anse molto alte, usato come coppa per bere il vino KILIX= coppe usate durante il simposio SKYPHOS=usato per bere I vasi sono infatti descritti utilizzando un linguaggio parzialmente antropomorfo, si dice infatti che hanno: un orlo o bocca: la parte superiore del vaso, quella aperta; un collo: la parte stretta, dove si impostano le anse; una spalla: la parte dove terminano le anse e inizia il rigonfiamento centrale del vaso; una pancia: il punto di massimo diametro del vaso un piede: dove il vaso poggia a terra. Il proto geometrico ha una sua produzione ceramica, questo è importante perché, a seguito della scomparsa dei regni micenei, si era persa anche la capacità di usare il tornio, cosa che invece nel periodo del protogemetrico, viene riscoperta e riutilizzata. Si tratta in questo periodo di vasi realizzati al tornio. La cosa importante è che in questo periodo, dopo che veniva data la forma al vaso, che avevano un colore un po’ rosato dovuto all’alta concentrazione di ferro, prima di essere cotto veniva dipinto con l’utilizzo di un pennello con motivi geometrici Skyphos protogeometrico Questo skyphos ha due anse che partono dal collo e arrivano alla pancia, e poggia su un alto piede troncoconico. L’orlo è leggermente estroflesso ed è campito di nero a formare una banda, subito sotto una zona naturale e seguita da una sottile linea nera, a seguire un motivo a zigzag ed infine, nella pancia, tre cerchi concentrici che sono realizzati con un compasso.

Prima di diventare poleis, sono degli agglomerati urbani composta da villaggi apparentemente distinti tra loro che si riconoscono in un’unica identità politica (anche se cominciano a nascere le prime città come centri abitati più grandi) Le città più importanti sono in Attica Atene (che già spicca, è la più avanzata culturalmente e tecnologicamente), nel Peloponneso Argo, Corinto, Sparta, in Beozia Tebe. Nell’ambito sociale comincia ad esserci una maggiore differenziazione, si passa da una società livellata verso il basso, come quella dell’età precedente, ad una società in cui si distinguono le classi agiate da quelle povere, con frequenza e facilità. Si sviluppano i primi nuclei dei grandi santuari come Delfi ed Olimpia. Nel 766 a.C., nel periodo geometrico medio, ad Olimpia si tengono le prime olimpiadi della storia greca; comincia così ad esser tenuto conto della scansione temporale. L’anfora del dipylon La più antica iscrizione greca proviene da un vaso ritrovato in una necropoli vicino ad Atene, detta necropoli del Dipylon. Il nome, vuol dire doppia porta, e deriva dalla porta doppia che conduceva al di fuori delle mura cittadine, fuori dalla quale si trovava una necropoli. Si tratta di un’anfora decorata a motivi geometrici e sul cui orlo è stata rinvenuta una scritta, la più antica iscrizione in greco, che in questo caso inneggia al defunto. È stata graffita dopo la cottura sul vaso. Santuario di Apollo Daphnephoros Nella città di Eretria, nell’isola di Eubea , sorgeva il santuario di Apollo Daphnephoros, cioè Apollo portatore di alloro. Questo santuario conosce molto fasi di sviluppo, questo perché le zone dove sono edificati i templi in Grecia vedono un susseguirsi di fasi costruttive, le une sulle altre; questo perché trattandosi di aree sacre il luogo di culto rimaneva uguale ma veniva ammodernato ed espanso in base al periodo. Nel caso di questo santuario il piccolo edificio absidato è il santuario più antico, sopra il quale sono stati costruiti altri templi che hanno pure cambiato forma diventato rettangolari. La pianta è absidata perché ai tempi della costruzione del santuario per le mura esterne venivano ancora usate rami e fango che erano facilmente modellabili per ottenere questa forma, cosa che non era un blocco di pietra. Alla base vi è uno zoccolo in pietrisco che serviva a rafforzare la base e con un tetto straminio. L’edificio, lungo solo 10 m, è databile introno al 750 a.C.

Verso la fine del secolo, cioè intorno al 700, a questa piccola struttura si affianca un edificio molto più grande ma anch’esso costruito in legno; chiamato Hekadopedon, cioè edificio dei 100 piedi. La struttura è lunga 29,6 m, questo perché un piede greco, nel nostro sistema decimale corrisponde a 29,60 cm, quindi 100 piedi sono circa 30 metri. In questo santuario è assente la peristasi. Nei secoli successivi, il tempio avrà una forma canonica (con peristasi, colonne, pietra e forma rettangolare…) I modellini Un’idea degli edifici di questo periodo ci viene restituita dai modellini che sono stati trovati nei santuari del Peloponneso. Il modellino da perakora Si tratta di un modellino che ci è stato restituito dagli scavi condotti a perakora, una località vicino Corinto. Si tratta di un modellino in terracotta che mostra un edificio absidato, con ingresso preceduto da due pilastri, nella realtà lignei, un ingresso svasato, dei fori per le travi di sostegno delle falde spioventi del tetto, verosimilmente stramineo, e un foro centrale per far uscire i fumi delle offerte alla divinità che venivano bruciate dentro i santuari. Non molto diverse dovevano essere le case. Nella realtà il tempio doveva essere in legno e mattoni crudi misti a fango lasciati cuocere ed essiccare al sole. Il modellino è anch’esso decorato a motivi geometrici a meandro tipico motivo decorativo di età geometrica Il modellino da Argo Si tratta di un altro modellino più completo rispetto al precedente. Ha già una forma rettangolare, con un ripido tetto spiovente e un foro sul fronte per consentire la fuoriuscita dei fumi, ed una sorta di pronao sostenuto da pilastri per entrare nell’edificio. La decorazione del modellino è anche in questo caso a motivi geometrici. La zona ionica La zona della ionia, era stata colonizzata dai greci intorno al 1000 a.C, con la fondazione di alcune città sulla costa. Dall’età geometrica viene proposto un modello architettonico diverso. Si tratta infatti du un idea architettonica basata su cortili scoperti monumentali forse molto influenzato dalle civiltà orientali precedenti.

Questo tempio si può dire estastilo perché sui lati corti ha sei colonne; si tratta di un tempio di 6X18 colonne, quindi anche una forma molto allungata.

Lezione 2: l’età arcaica

La produzione ceramica geometrica I vasi più importanti del geometrico antico vengono da una necropoli ateniese. Questi vasi provengono dalle tombe a pozzetto ed erano stati quindi calati nel terreno; potevano contenere le ceneri del defunto o della defunta oppure potevano contenere le libagioni che venivano offerte. Un’altra necropoli importantissima è quella del Dipylon, lontana dal centro città. Vicino a questa necropoli si trovava anche il ceramico, cioè una sorta di zona industriale destinata alla produzione dei vasi. I vasi prodotti avevano spesso una relazione con il sesso della persona sepolta:

• le anfore erano usate per le donne perché simboleggiavano la raccolta

dell’acqua, che era una delle attività femminili principali;

• i crateri, usati per mescere vino e acqua erano usati per gli uomini.

Spesso oltre ai vasi che venivano calati nella terra e usati per conservare le ceneri del defunto; altri vasi venivano posti sopra il tumulo come segnacolo della presenza di una sepoltura, si trattava dei sema/semata (segni) anch’essi diversi a seconda del sesso del defunto e si trattava di vasi dalle dimensioni colossali (più di un metro). Come si distinguono le anfore dei diversi periodi del geometrico? Dalla quantità di vernice nera che ricopre il vaso. L’argilla dell’Attica è molto rossa perché ricca di ferro. Tanto più è estesa la superficie dipinta di nero, tanto più è antico il vaso. Nel geometrico medio cominciano ad esserci meno campiture di colore nero, con più zone riservate alla decorazione geometrica. Nel geometrico medio per la prima volta l’artista nel decorare il vaso presta attenzione alla tettonica del vaso cercando di evidenziare attraverso le decorazioni le parti più visibili e meglio riuscite del vaso. Oltre alle semplici linee vengono usati altri motivi decorativi; fra cui triangoli zigzag e meandri. Per la prima volta, nel geometrico antico, se pur raramente cominciano a comparire figure prima di animali e poi alla fine del IX sec. quelle umane. Atene continua ad essere il centro più importante di queste produzioni, oltre le anfore abbiamo anche le pissidi (pixides al plurale) che sono dei contenitori per oggetti da toilette o per gioielli, dotati di coperchio spesso raffigurato. La tomba della ricca signora ateniese In una tomba sull’areopago è stato ritrovato un oggetto dall’importanza fondamentale; si tratta di un modellino che si ritene essere il modellino di un granaio, con cinque stalli per conservare le primizie. Questo oggetto proviene

muniti dallo scudo a doppia pelta (c’è anche rappresentato il proprietario del carro che non coincideva con l’auriga) che trasporta il corso del defunto, in questo caso un’uomo, verso la necropoli. Scene di carattere funerario sono le preferite da rappresentare nei vasi di questo periodo. Cratere del Louvre Al Louvre, in Francia, oggi è conservato un altro cratere, chiaro esempio dell’arte ceramica di questo periodo. É decorato con motivo a meandro, e sotto una scena di combattimento che prevede la presenza di carri, caduti…; le figure sono leggermente più dettagliate perché ad esempio si pone attenzione all’anatomia, è infatti risparmiata una piccola parte nelle figure umane che dovrebbe corrispondere all’occhio. gli studiosi dibattono se la scena rappresentata sia una battaglia realmente accaduta, oppure la rappresentazione di una battaglia epica (visto che i poemi avevano cominciato a diffondersi proprio in quel periodo, visto che essi si datano a partire dal 700 a.C.) Oinokoe di Monaco A Monaco di Baviera è conservata un’oinokoe, cioè un’anfora per la conservazione del vino, che rappresenta un personaggio seduto sulla chiglia di una nave, quindi una scena di naufragio. la figura, con occhio risparmiato, si salva, mentre i compagni in balia dei flutti vengono divorati dai pesci. Secondo una parte della critica si tratta della figura di Odisseo. Età geometrica Sin dal periodo geometrico, cio che si nota è l’intensa carica narrativa delle raffigurazioni presenti sui vasi ateniesi. Questo perché, i pittori volevano trasmettere il contenuto narrativo degli eventi storici o mitici che rappresentavano (questa sarà una caratteristica fondamentalmente ateniese). Il declino sociale ed economico ateniese alla fine del periodo geometrico conduce al declino anche delle arti figurative, comprese le opere su vasi. i vasi sono dominati dalla produzioni della città di Corinto, che intorno al 720 a.C. comincia una produzione ricca e numerosa di vasi che vengono esportati anche nelle colonie recentemente fondate in maga Grecia (Ischia, Cuma, Siracusa, Gela, Taranto, Messina…). Le ceramiche esportate non sono attiche ma corinzie, questo perché essendo la città un porto commerciale che si trovava sull’omonimo istmo, aveva il controllo delle tratte commerciali con l’occidente del mediterraneo e si era quindi imposta sulle tratte commerciali.

La produzione in bronzo Nel momento in cui vengono istituite le prime olimpiade il santuario di Zeus Olimpo nella città di Olimpia, comincia ad assumere un ruolo di primo piano, come luogo di raccolta dei fedeli, e luogo in cui tutti i greci si riunivano. Credendo sotto questo punto di vista, il santuario diventa anche un importantissimo centro di scambi commerciali, e si sviluppa pure l’arte. Cominciano ad essere fatte delle offerte, spesso in bronzo e poteva variare tra calderoni e statuette votive. La maggior parte di queste offerte oggi sono conservate al museo del santuario di Olimpia. Le statuette Non si sa se rappresentino il dio a cui sono dedicate, l’offerente oppure il vincitore delle gare. Ad esempio vi è un gruppo che rappresenta l’incontro/scontro tra un personaggio di maggiori dimensioni, presumibilmente una divinità e una figura più piccola, un centauro. È dubbio se si tratti dell’incontro tra Zeus e un centauro oppure il primo abbozzo di centauromachia (tema che avrà molta fortuna nell’iconografia classica). Le figure sono in silhouette, quindi stilizzate e fuse in bronzo puro Bronzetto da atene Il bronzetto da Atene è stato ritrovato nella città dell’Attica, ed è molto curato stilisticamente. Potrebbe essere confrontato con una statuetta sempre in bronzo ritrovata ad Olimpia e risalente allo stesso periodo. La statuetta di Olimpia ha una faccia molto umanizzata, anche se ancora il corpo è molto stilizzato, nella mano destra sollevata forse doveva sostenere una lancia, nella sinistra doveva invece avere uno scudo, si tratta quindi forse di un guerriero. Il bronzetto trovato ad Atene ha una testa dai volumi più evoluti, meno sferico, i capelli lunghi che poggiano sulle spalle, occhi dettagliati e soprattutto accenna un sorriso. Inoltre è dotato di movimenti molto più sciolti, visto che la resa anatomica è più chiara e le singole parti non sono divise e nettamente separate tra loro ma si pongono in seguito. Apollo mantiklos A Boston è conservata una statuetta di bronzo del dio Apollo che è stat aritrovata a Tebe in Beozia.

Lezione 3: periodo orientalizzante

Il periodo orientalizzante e tempio dorico canonico Il nome di periodo orientalizzante è dato a questo lasso temporale a seguito dell’intensificarsi dei traffici e degli scambi commerciali tra oriente e occidente, per oriente non si intende solo la penisola anatolica ma anche la Siria, l’Assiria e le zone della Mesopotamia. Questa non è certamente la prima volta che i greci hanno contatti con l’oriente, perché già nelle epoche precedenti avevano preso la struttura dei palazzi da questi territori e avevano anche intrattenuto degli scambi commerciali, se pur deboli e sporadici. La differenza sostanziale è che in questo periodo gli scambi si fanno sempre più consistenti, e soprattutto hanno un impatto totalmente diverso sulla cultura greca. Il secolo precedente aveva visto per tutta la Grecia un periodo di grande intensità culturale ed economica, un ruolo fondamentale lo avevano avuto la fondazione di alcune colonie, che avevano intensificato gli scambi tra Grecia, coste settentrionale dell’Africa, magna Grecia e mar nero. Ed è proprio in questi territori che si trovano città che svolgono un ruolo fondamentale in questo periodo, come Cirene. Oltre alle colonie un ruolo fondamentale è svolto dai così detti empori, un emporio era una città già abitata e creata dagli abitanti di quelle zone dove i greci scambiavano merci, quindi erano delle città mercato. Ruolo di primo piano lo svolgeva la città che si trovava nella Siria del nord oggi nota come Al-mina, che si trovava a ridosso di altre città fenicie. Questi empori svolgevano un ruolo di primo piano, perché erano crocevia per culture diverse, luoghi dove persone provenienti da posti diversi potevano incontrarsi scambiare idee e intraprendere dialoghi culturali. Nel frattempo le città fondate dai greci in oriente vedono nascere una nuova classe sociale, mercanti e famiglie che si erano arricchiti grazie ai commerci e che spesso assurgevano a posizioni di potere, i cosi detti tiranni. I tiranni non erano governatori dispotici come sembrerebbe implicare la parola, il tiranno è una sorta di demagogo che governa grazie al consenso popolare, non per diritto di sangue. Un esempio è la città di Corinto, famosi sono i tiranni della famiglia dei bacchiadi, a Mileto il tiranno Trasibulo… In questo periodo comincia ad affermarsi la città di Sparta, che intratteneva ottimi rapporti con l’oriente già da tempo. Le città greche erano quindi diverse tra loro per situazione politica e anche per organizzazione, i ceti cominciano a differenziarsi, le antiche famiglie aristocratiche iniziano a definirsi… queste trasformazioni sociali portarono al definirsi di un periodo di crisi che a sua volta portò ad una particolare

sensibilità per i temi dell’irrazionale e del mostruoso che avevano tanta parte nell’immaginario dell’oriente. Il traffico con l’oriente si materializzo in un’afflusso molto consistente di oggetti dall’ambiente sirofenicio, ma anche con Assiri e Persia. Ad esempio adottano le raffigurazioni di alcuni animali come sfingi e grifoni, uso di materiali preziosi come l’avorio. I greci in questo secolo cominciano a conoscere i primi oggetti di lusso che sono importati dall’oriente. Un esempio ne sono i calderoni, che non sono più tripodi, ma hanno sostegni più elaborati (anche a tronco di cono), assenza di anse circolari, ma con protomi, cioè musi, di animali fantastici, oppure figure di sirene. Le decorazioni sono applicate sul corpo del vaso con la tecnica della fusione piena. Riguardo la realizzazione di queste componenti sono state avanzate più ipotesi:

  1. si tratta di decorazioni che erano già applicate sui vasi o venivano commerciate dall’oriente
  2. gli scultori greci erano in grado di copiare perfettamente queste opere
  3. gli artisti orientali erano itineranti e realizzavano queste sculture su commissione I grandi santuari in questo periodo cominciano ad ottenere regali dall’oriente come ci è testimoniato da Erodoto che descrive come ad esempio il re Mida dono il suo trono a Delfi, o i sovrani della Lidia e della Frigia regalavano grandi quantità di oro e argento; queste notizie sono state confermate dall’archeologia che ha trovato i resti di queste grandi donazioni. Contemporaneamente in questo periodo assistiamo alla migrazione degli artisti orientali verso occidente, questo perché gli Assiri si erano spinti fino alle coste del mar Egeo e avevano costretto le popolazioni costiere a migrare verso aree più sicure. Allo stesso tempo la Grecia comincia a diventare sempre più regionale, le varie regioni presentano caratteristiche diverse l’una dall’altra dal punto di vista economico, politico, sociale e culturale; caratteristiche che permettono di distinguere gli stili regionali nell’arte di queste zone. Anche l’area ionica risente di questo fenomeno e si impregna di ispirazioni orientali. Gli ioni diventano simbolo di vita lussuosa e raffinata che i greci continentali, quelli propri invidiano e anche espressa benissimo nella poesia lirica di poeti come Saffo e Mimnermo. L’impatto che la cultura orientale ebbe sulla Grecia fu la causa che determinò la crisi dei valori del periodo geometrico. Un’invenzione fondamentale in questo periodo fu l’introduzione dell’architettura in pietra, infatti fino a quel momento tutto era realizzato in legno e paglia. In questo secolo i greci, grazie alle nuove tecnologie, sono in

l’opistodomo , cioè la stanza sul retro dove era possibile porre dei doni votivi chiusi da grate, grate poste tra le due colonne che consentivano l’accesso in questi due vani. Queste colonne quando sono poste tra le ante si chiamano colonne in antis. I muri della cella erano costruiti con blocchi di pietra a forma di parallelepipedo. Spesso dentro le celle si trovavano due ordini di colonne sovrapposti per lato che avevano un diametro minore rispetto alle colonne esterne e circondavano la statua della divinità.

- L’altare : si trovava fuori dal tempio ed era il punto in cui fedeli si raccoglievano per assistere al rito vero e proprio. Era posto davanti all’entrata del tempio che si trovava sempre ad est. Le parti dell colonna: - Il fusto : era la parte della colonna vera e propria, era composta da pezzi di pietra di forma rotonda detti rocchi , collegati tra loro per mezzo di un perno. - Il capitello : poggiava sopra la colonna. Il capitello dorico era formato da soli due elementi, l’echino , una sorta di ciambella, quindi un elemento ricurvo sovrastato da un abaco , un elemento schiacciato quadrangolare. Dalla forma dell’echino si può datare l’età di un tempio dorico. - La trabeazione: il capitello faceva da raccordo tra il fusto e la trabeazione. La trabeazione andava dal tetto fino all’architrave, che correva sopra i capitelli. - Il fregio dorico : il fregio correva sopra l’architrave ed era composto dall’alternanza di metope (spazi quadrangolari lisci o scolpiti) e triglifi (spazi più piccoli decorati con tre listelli verticali). - Il timpano frontonale : è l’area triangolare formata dai due spioventi del tetto e una cornice orizzontale. Poteva essere o non essere decorato da sculture. Le cornici avevano diversi nomi: gheison quella orizzontale, sime le due cornici spioventi che seguono l’andamento del tempio. - La trave di colmo : la trave apicale che attraversa l’intero tempio connettendo i due frontoni. - Il tetto : era fatto di tegole che ricoprivano una capriata lignea (una struttura adatta a sostenere un tempio a doppio spiovente). Gli angoli del tetto erano ornati da elementi decorativi che in greco si chiamano acroteria , che potevano essere elementi vegetali al centro del tetto, mentre sfingi o altre figure mitologiche alla fine dei frontoni. - Le antefisse : ogni tempio con il tetto in tegole doveva avere un sistema che consentisse il deflusso di acqua piovana. L’acqua scendeva lungo le tegole e arrivava alla grondaia , e da qua usciva attraverso protomi di animali, spesso leoni, con le fauci aperte. Ciascun coppo (che era la parte di giunzione tra due tegole) essendo cavo alle estremità, veniva chiuso con una decorazione in terracotta chiamata antefissa , spesso a palmetta, talvolta decorata con esseri mitologici.

Tempio di tipo orientalizzante

Tempio di Apollo a Thermos Nella regione dell’Etolia, quindi Grecia nord-occidentale, nella località di Thermos, si trova un tempio di stile orientalizzate dedicato al Dio Apollo. Pur essendo un tempio dorico ha delle caratteristiche diverse rispetto ai templi dorici canonici, in quanto si tratta di uno dei primi templi di questo tipo ad essere stato costruito. È si dotato di peristasi, ma ha la cella molto più lunga e stretta, con un colonnato assiale e non colonne adiacenti alle pareti, manca il pronao, ma ha l’opistodomo. Inoltre è un tempio eccezionale in quanto non è orientato verso est; infatti la stanza posteriore è ad est, mentre l’ingresso a ovest; questo è dovuto alla particolare orografia del terreno che non consente la realizzazione di una pianta canonica. Questo tempio è in gran parte costruito con il legno, le colonne sono 5x (non rispetta quindi la canonica regola del 6x13). La cella ha le pareti in mattoni crudi su fondazioni in pietra. La trabeazione in questo tempio ci ha restituito degli oggetti di eccezionale importanza. Abitualmente quando i templi erano costruiti con le colonne di legno, ma con le fondazioni in pietra, si ritrovano solo le fondamenta mentre dell’elevato dell’edificio non ne rimane traccia; nel caso di Thermos, è stato ritrovato qualcosa in più, tra cui le metope originali del VII sec. a.C. in terracotta, e le antefisse con un’alternanza di volti maschili e femminili, un motivo a guilloche sempre in terracotta che copriva la cornice del lato lungo. Mentre i triglifi coprivano le testate delle travi della capriata, le metope coprivano gli spazi vuoti tra una capriata e l’altra. Le metope sono giunte fino a noi nella loro sgargiante policromia. Riconosciamo che erano decorate con soggetti del mito. Possiamo riconoscere un personaggio che indossa un copricapo a falda ampia che corre nel mitico della corsa in ginocchio, con il busto di scorcio e le gambe di profilo, che porta sotto il braccio una testa mostruosa, si tratta quindi di Perseo che porta con se la testa di medusa o Gorgone che aveva ucciso; abbiamo poi tre figure femminili riccamente abbigliate sedute l’una accanto all’altra, si potrebbe trattare delle charites, cioè delle tre grazie, e infine un personaggio dal nome iscritto forse Orione il cacciatore. Le metope di Thermos, non sono solo uno dei rarissimi esempi di metope e triglifi in terracotta ad essere giunti fino a noi, inoltre hanno anche conservato la loro policromia originale con tinte come ocra, arancio, marrone, rossastro, bianco, nero… che sono gli stessi colori che ritroviamo anche nella ceramica corinzia contemporanea. Potrebbe essere considerato come una sorta di