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Esame archeologia greca anno 2017-2018 con professoressa Romeo
Tipologia: Sbobinature
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1- ETA' PROTOGEOMETRICA E GEOMETRICA (X-VIII secolo a.C) Il passaggio tra II e I millennio a.C è di difficile comprensione. E' sbagliato definirli secoli bui, ma d'altro canto storici, filologi, archeologi e antropologi non hanno ancora trovato un accordo sulla continuità e sulle rotture delle due epoche. Tra fine XIII secolo e metà XII secolo, il mondo miceneo inizia il suo declino; vengono distrutti i palazzi di Micene, Tirinto e Pilo nel Peloponneso, e quello di Iolco in Tessaglia. Scompare dunque la tipica organizzazione palaziale con tutta la sua burocrazia. Scompare anche la scrittura ''lineare B'', inisieme alle grandi architetture di pietra, le decorazioni affrescate e gli oggetti d'oro e d'avorio. La cultura materiale si impoverisce e la popolazione è prettamente analfabeta. La distruzione dei palazzi può essere stata causata sia da cause naturali quali terremoti e incendi, oppure da ribellioni sociali interne al palazzo stesso. La celeberrima spedizione contro Troia viene infatti collocata alla fine del II millennio, con esiti disastrosi sia per la città collocata sullo stretto dei Dardanelli, sia per i Micenei che non tornarono in patria per molti decenni (→ Ulisse). Ma all'epoca della guerra di Troia i regni micenei sono già entrati in crisi, e questa spedizione rispecchia la data archeologica del collasso dei palazzi micenei (→ XIII secolo a.C). In seguito a questo progressivo indebolimento dei Micenei, si assiste anche a quella che viene chiamata ''L'invasione Dorica'', avvenuta, secondo le fonti storiografiche, nel 1104 a.C, ottant'anni dopo la guerra di Troia. I Dori però non vengono definiti distruttori ma conquistatori e si pensa che più che inserire la loro struttura all'interno del mondo miceneo, essi abbiano riempito il vuoto lasciato da esso. In questo periodo buio i testi egiziani alludono alla presenza di ''Popoli del Mare'', che annullarono lentamente la società faraonica. A metà XI secolo vi fu un massivo spostamento di persone. Si parla di '' colonizzazione ionica'', ovvero l'occupazione stabile delle coste della penisola anatolica. Venivano ricercati spazi vuoti per la creazione di nuovi insediamenti e per sfruttare territori di facile conquista, ad esempio la dodecapoli eolica di cui fanno parte Cuma e Smirne, in Asia Minore. La storia di Smirne viene raccontata da Erodoto. La presa avvenne dopo la guerra contro Mileto. Non ci dà nessuna indicazione dal punto di vista cronologico ma si può comprendere la datazione tramite alcune accortezze. Ci sono due ipotesi: la prima nel 611 a.C mentre la seconda nel 604 a.C. Erodoto è fondamentale per comprendere le popolazioni dominate dalla Grecia, poiché scrive un libro antropologico. Tra il II e il I millennio c'è un mutamento significativo riguardo l'uso dei metalli. Ci fu il passaggio dal bronzo al ferro, per un esigenza materiale, poiché c'erano molti conflitti con le popolazioni del Vicino riende, da cui giungevano i rifornimenti di stragno, necessario per la lega in bronzo. Mutarono le aree di reperimento della materia prima, nacquesto nuove tecniche metallurgiche e si diffusero le armi in ferro. Nel rito funebre fu inserito la cremazione e cambiò anche il modo di produrre vasi e di decorarli. Questo periodo, che combacia anche con lo stile utilizzato, prende il nome di ''geometrico'' che interessa i secoli IX/VIII a.C, preceduto da uno stile/periodo ''protogeometrico''. Nasce una nuova realtà istituzionale e sociale: la polis, la città greca, fondamentale per tutto lo sviluppo della civiltà ellenica. In questo momento la polis è una città aristocratica di matrice oplitico-contadina. E' guidata da un gruppo di aristoi, la cui ricchezza e tutte le prerogative amministrative e militari dipendono dalla proprietà terriera e dalle possibilità di procurarsi un'armatura e dei cavalli. L'origine del potere consiste nel valore militare, nella forza e nella virtù. Un uomo di rango elevato di solito si occupava di agricoltura e di allevamento, ma anche di commercio navale, che spesso sfociava in pirateria. Tramite mare i Greci entrarono in contatto con grandi mercanti navali, quali i fenici, dai quali i greci appresero anche l'uso dell'alfabeto. Le prime iscrizioni risalgono infatti al VIII secolo a.C.
COPPA DI NESTORE ( seconda metà dell'VIII secolo a.C) Vaso tardogeometrico, prodotto a Rodi ma esportato e rinvenuto a Pithecusa nella tomba di un bambino. L'iscrizione è incisa dopo la cottura del vaso e dice: ''Sono di Nestore, la coppa in cui è piacevole bere. Chi beve da questa coppa subito lui prenderà desiderio di Afrodite della bella corona.'' L'iscrizione inneggia all'ambiente conviviale e ai piaceri del vino e dell'amore. Nestore è l'eroe omerico, e questa allusione a lui rimanda a quei valori etici e morali dell'élite aristocratica di età geometrica, anche lontano dalla madrepatria. Inoltre è chiaro che a Pithecusa si conosce Omero. Le lettere sono dell'alfabeto Calcide, dunque si esclude l'incisione a Rodi ma si crede che sia stata incisa a Pithecusa. Si conosce anche la metrica Omerica, poiché l'incisione segue l'esametro Omerico. I Greci nell'VIII secolo a.C iniziarono a spostarsi, per superare i problemi centrali di questi secoli. La crisi in questi secoli è dovuta da sovrappopolamento e carestia, anche se il numero delle tombe non giustificherebbe una presenza poi così ingente di persone morte per carestia.Nacque un massiccio fenomeno di spostamento verso occidente, come ad esempio in Sicilia, a nord dell'Egeo, e verso l'Egitto e la Cirenaica. Si parla dunque di ''colonizzazione arcaica''. Si parla di apoikia (ἀποικία), che significa ''lontano dalla patria''. L'obiettivo di questi uomini era di abbandonare per sempre la loro patria. La scelta non è voluta da loro ma dalla città. Lontani dalla patria organizzano una società agricola, finalizzata alla coltivazione per la sopravvivenza. Inizia a farsi centrale l'idea di agorà, poiché in queste città sorge un altare che è il luogo del ricordo del sacrificio comune, e dove nasce un altare c'è sempre un tempio. Le strutture in questo periodo sono costruite in materiali deperibili, usando pietre di piccoli taglio e ciottoli di fiume, con alzati in mattoni crudi, inseriti in telai lignei di pali e travi leggere. Le strutture crescono progressivamente e le tecniche professionali vengono affinate. In greco il termine architekton significa ''capo dei carpentieri'' (t ektones ), ossia capo di coloro che sanno tesse il legname della struttura progettata. La parte fondamentale della costruzione è quindi la struttura lignea e il suo assemblaggio. Le costruzioni navali sono stati importanti elementi per lo studio della geometria, della fiscia e della meccanica. In età protogeometrica non c'era il modo di mettere in campo molta forza lavoro, a differenza di quello che facevano gli egizi, dunque dovevano riuscire a risolvere il problema in altri modi, come ad esempio con presupposti tecnologici e organizzativi. Le principali soluzioni architettoniche per la creazione di edifici sono due: il megaron miceneo e l'oikos. MEGARON MICENEO → Vano rettangolare allungato con terminazione ad abside ovvero ortogonale. La sua forma deriva dalla sala micenea, divisa in due o tre navate da file di colonne/pilastri, all'interno del quale l'anax, il signore, si mostrava e con lui si poteva sacrificare e consumare pasti vicino al focolare. Il Megaron è l'ambiente più adatto a delimitare lo spazio della divinità. E' la casa del dio e del suo agalma ( immagine di culto), e qui la comunità compie i sacrifici. OIKOS → Ambiente quadrangolare di modeste dimensioni, absidato o normale. E' una tipologia abitativa, ma viene anche adattata per edifici templari più piccoli (→ naiskoi).
Il modellino dell'Heraion di Argo suggerisce la presenza di uno spazio vuoto formato dalle falde del tetto, che sarà in futuro occupato dal frontone. Possiamo dunque dire che in area dorica il tempio ricalca il modello della casa, sia nel caso più colossale dell megaron, sia in quello più modesto dell'oikos. In Ionia sono proposte soluzioni architettoniche diverse. L'idea generatrice è quella di un recinto che abbraccia lo spazio scoperto per la teofania del dio. All'interno del recinto c'è la statua di culto. ARTEMISION DI EFESO Periptero geometrico di 8x4 colonne. Peristasi lignea che avvolge il recinto nel quale viene avvolto un tabernacolo. L'area risulta frequentata a scopo sacro dal X secolo a.C. Gli Ioni avrebbero assimilato alla dea Artemide un culto precedente della dea madre, signora della natura. L'orientamento del tempio non è canonico, verso ovest, poiché la divinità era legata alla notte. HERAION DI SAMO Edificio rettangolare molto allungato con copertura piana. Nei pressi del delta dell'Imbrasos sorge un hekatompedon rettangolare in mattoni crudi, il cui tetto era sostenuto da una fila centrale di pilastri lignei in funzione di un architrave. Vi si accedeva tramite un tristilo con tre colonne tra le ante. La statua del culto della dea era collocata sul fondo, su una base fuori asse. Il tempio non è più per celebrare un eroe ma diventa un vero e proprio luogo sacro. Si colgono i segni premonitori di una ricerca di forme idonee all'edificio di culto. L'archeologia non fa distizione tra grande e piccola arte, dunque è fondamentale anche lo studio delle abitazioni. Lo spazio è concepito tra considerazioni di natura pratica e sociale. La tipica casa di età geometrica è un oikos, ambiente quadrangolare monovano, privo di suddivisioni strutturali, grande circa 15/20 mq. La famiglia è mononucleare, e l'attività è spostata anche all'esterno della casa, in spazi complementari ad essa.
Le famiglie di tipo aristocratico invece hanno abitazioni più considerevoli, a pianta rettangolare absidata con il tetto sorretto da pali e colonne. Il modello è derivato dal megaron miceneo. Entrambe le case si reggono su muretti di piccolo taglio con alzati straminei o in mattoni crudi, con pavimenti di terra battuta. Nell'antica Smirne sono state rinvenute case di forma ovale e rettangolare, con fondamenta in pietra e alzati in legno e mattoni crudi. Le abitazioni sono addossate l'una all'altra dentro delle mura costruite con massi irregolari. Alla fine dell'VIII secolo a.C Smirne subisce un incendio e la città viene ricostruita seguendo un impianto più regolare. Un'area della città diventa l'agorà e nell'altra viene inserito un tempio. A Emporio, la città si installa su pendio di un colle, con 100m di dislivello tra città alta e bassa. L'acropoli è ovale, cinta da mura. C'è un megaron, la residenza del signore. Le case sono a oikos quadrangolare, sparse secondo la morfologia del terreno. GLI STILI DELLA CERAMICA ANTICA PROTOGEOMETRICO → 1050-900 a.C [PG] Non presenta una cesura netta con quello submiceneo. Linea ondulata, ornato di larghe bande, linee sottili, triangoli a reticolo, losanghe, scacchiere e cerchi concentrici creati con strumenti di precisione. L'età protogeometrica non crea forme nuove ma porta ad una nuova consapevolezza di ordine strutturale nelle forme e nelle decorazioni. LEKYTHOI PROTOGEOMETRICHE Forma caratteristica dell'età protogeometrica. La decorazione è estremamente modesta ed è concentrata sulla spalla lasciando il centro e la parte bassa del vaso verniciati. Il corpo del vaso appare tripartito. Sulla spalla si ha un'opposizione tra schemi curvilinei dei semicerchi concentrici e gli andamenti angolari dei quadrati e triangoli a reticolato. SKYPHOS PROTOGEOMETRICO Forma ereditata dall'età micenea e rappresenta anche una delle forme più diffuse nel mondo ellenico. Gli Skyphos erano coppe per il simposio, il bere collettivo. I rapporti tra parte verniciata e parte decorata sono 1:1. Il numero di tre cerchi concentrici è uno dei più equilibrati e popolari che sia dato incontrare. GEOMETRICO ANTICO → 900-850 a.C [GA] Riprese dei contatti col vicino oriente. I fregi sono sovrapposti a scandire la dinamica del vaso, insieme a elementi rettilinei e obliqui. Scompaiono le forme tracciate col compasso mentre persistono le campiture di nero delle superfici. Le forme maggiormente utilizzate sono le anfore, i crateri, gli skyphoi e le pissidi globulari. Le anfore venivano utilizzate per trasportare l'acqua e per contenere i corredi femminili da mettere nelle tombe. GEOMETRICO MEDIO → 850-760/750 a.C [GM] Le geometrie si estendono all'intea superficie e compaiono figure di animali e uomini (es: Skyphos di Eleusi). I vasi acquistano monumentalità e ha notevole successo la pisside a scatola bassa, il cui coperchio ha un'impugnatura plastica con forme a cavallini. Diventano fondamentali i vasi destinati a comporre corredi funebri oppure quelli destinati ad essere veri e propri monumenti tombali. Nell'agorà di Atene ad esempio è stato rinvenuto un corredo che, oltre alle solite onoranze funebri,
Non si tratta di un vaso di corredo ma di ''sema'', eretto sulla tomba. Il pittore imprime tratti personalissimi della sua visione. Tramite effetti ritmici si sviluppa lentamente il tessuto decorativo del vaso che gli dà la forma, fino alla grande scena metopale con figure al centro, nel punto più espanso del ventre. Per alcuni la figura stesa è una donna in tunica, per altri un uomo avvolto in un telo, come narrato per Patroclo nell'Iliade. Un fanciullo si aggrappa con un gesto di dolore alla testata del letto. Ai piedi vi sono due figure inginocchiate e due sedute, portando le mani al capo, sono impegnate in gesti di lamento rituale, cui si unisce il coro dei presenti, disposti al lato del feretro. Ci sono anche casuali figure animali, che si sono forzate una strada nel tessuto astratto della decorazione geometrica. Si ha dunque una gerarchia di valori che culmina con le scene corali umane. I fregi animali ripiegati in andamenti identici costituiscono un elemento ritmico sul collo. Il compianto funebre invece si svolge in ampie cadenze, in una visione spaziale più ampia e libera. CRATERE ATTICO CON SCENA DI EKPHORA' 990 Alto 1,23 m, con episodio di Ekphorà di sapore omerico. Il corpo del defunto è trasportato su un carro trainato da una coppia di cavalli. Il tono è decisamente meno privato che nell'anfora del Dipylon. Qui partecipa l'intera comunità aristocratica, con gli opliti e i loro carri. Lo stile della bottega del Dipylon non durerà a lungo. In una fase più tarda si dissolverà l'adesione agli schemi geometrici. Il segno del pennello diventerà meno preciso, le figure umane e animali saranno sempre dipinte a silhouette ma con un contorno più pesante e meno preciso. CRATERE GEOMETRICO ARGIVO (ARGO- m 0,47) Uno degli esempi più limpidi della produzione geometrica in Argolide. La struttura è elastica e ben bilanziata, indice di una lunga elaborazione tecnica. La veste decorativa rivela una notevole chiarezza dìimpianto. Nel basso le linee sono sottili, e servono ad esaltare le
curve ed il rigonfiamento delle pareti. Al centro si ha la grande metopa, con il meantro a scala che costituisce la cifra distintiva della ceramica argiva. Ci sono pochi elementi della produzione attica, dove prevalgono le forme di animali. Alla fine del VIII secolo la decorazione è sovraccaricata e pletorica. Il patrimonio decorativo è privato di organicità. LABETE SUBGEOMETRICO DA TEBE (m 0,18) I temi figurativi della ceramografia geometrica comprendono temi estremamente drammatici e spettacolari della vita antica. Battaglie, naufragi e cerimonie funebri. Sono stati riconosciuti spesso anche elementi mitici, come lo scudo di Eracle descritto da Esiodo. In questo labete da Tebe si può vedere un ratto presso una grande nave, probabilmente una storia di Elena. LA PICCOLA PLASTICA La storia della scultura greca si faceva iniziare con la microplastica in bronzo, terracotta e avorio del secolo VIII a.C, mentre ora si può risalire indietro fino all'ultimo quarto del X secolo a.C, con il cervo fittile ritrovato in una tomba protogeometrica di Atene, evidentemente decorato da un pittore di vasi. CENTAURO DI LEFKANDI Alto circa 36 cm e rinvenuto spezzato e diviso tra due tombe nella necropoli di Toumba. Gli elementi iconografici mostrano legami con la produzione cipriota, che testimonia una ripresa dei contatti con il vicino oriente. Un incisione sul ginocchio ha sollevato l'ipotesi che il centauro sia Chirone (o Nesso?), ferito da Eracle con una freccia, poiché vleva rapire la moglie. E' già attivo il mito, alla base della comunità Greca. I racconti venivano intonati all'interno dell' Heroon, la tomba dell'eroe, nella quale venivano raccontate le sue gesta. I motivi decorativi sono quelli rinvenuti a Lefkandi, dunque è sicuramente stato creato nell'isola. Dal secolo VIII a.C uomini e animali verranno anche dipinti sulle ceramiche, e si assiste alla definizioni delle grandi aree santuariali, come Atene, Samo, Delfi e Olimpia. CAVALLINO IN BRONZO (Berlino) BRONZETTO DI UN CONDUCENTE DI CARRO
Si hanno i primi segni di un progressivo definirsi degli ordini dorico e ionico, ovvero quei sistemi costruttivi ed estetici che regolano le relazioni statiche, proporzionali e visive tra elementi in gioco, del pavimento, delle pareti, dei sostegni e del tetto (Vitruvio, IV). Per quanto riguarda la Grecia peloponnesica, la fonte più significativa è l'Heraion di Argo, citato da Vitruvio come l'edificio originario dei Dori. E' datato agli inizi del VII secolo a.C, ed è il più antico dei templi peloponnesiaci con peristasi. La struttura è molto allungata ed è impiantata su una terrazza tardogeometrica, con peristesi lignea sormontata da capitelli in pietra piatti. TEMPIO DI POSEIDONE AD ISTMIA (metà VII secolo) Periptero di 7x18 colonne con una cella rettangolare di 100 piedi, preceduta da un pronao profondo. La colonna centrale del lato breve è in asse con una fila di colonne interne che attraversano sia il naòs che il pronao, a sostegno della copertura. La struttura è sostenuta da pilastri lignei. Il basamento è in poros (calcare locale), e l'elevato costruito in mattoni crudi. L'intera trabeazione era in legno. Nel muro esterno del naòs c'è un rivestimento di stucco bianco con una decorazione figurata dipinta che scandisce gli spazi compresi tra i pilastri lignei. HERAION DI OLIMPIA (VII secolo) Notevole avanzamento nella definizione dell'ordine dorico. Transizione dall'edificio in legno e mattoni a quello in pietra e, grazie al suo stato di consevazione degli alzati, è un utile punto di osservazione per l'evoluzione della peristasi e della trabeazione. Intorno al 650 a.C viene eretta una cella di 100 piedi, preceduta da un pronao di 20, con un distilo in antis, ovvero due colonne tra le ante. L'edificio viene poi ricostruito con l'aggiunta di un opistodomo simmetrico al pronao e una peristasi di 6x16 colonne lignee. Queste 40 colonne lignee sono poi rimpiazzate da esemplari in calcare che ci mostrano l'evoluzione del capitello dorico. Nel II secolo d.C Pausania descrive una colonna lignea che sussiste ancora nell'opistodomo. Sempre in questa seconda fase si ha la suddivisione dello spazio della cella in piccole cappelle laterali, a cui si addossano due file di otto colonne lignee con capitelli in pietra, e al centro del naos si hanno le statue di Zeus e Hera. La trabeazione era in legno, e le metope erano qui inchiodate, mentre nel frontone venne inserito un altorilievo in pietra raffigurante una sfinge. Questa scansione di pronao, cella e opistodomo diventerà canonica in età dorica. La cella, o naòs, è inserita nella peristasi in maniera pianificata; la fronte è esastila, e dialoga con il pronao e con l'opistodomo con colonne in antis. Essa non è più divisa in due navate con il colonnato centrale, ma in tre, con il vantaggio di liberare il centro della cella. La trabeazione ha già il tipico fregio dorico di triglifi e metope. I triglifi sono collocati sull'asse delle colonne della peristasi e lo spazio vuoto che separa un triglifo dall'altro è lo spazio della metopa, che può essere in bronzo, argilla, o pietra. Questa scansione consente l'inserimento tra una colonna e l'altra di due
metope. Ad Olimpia vengono applicati anche i primi aggorgimenti per la correzione del conflitto angolare. Nell'angolo ci dovrebbero essere due triglifi ma questo è impossibile. Lo spostamento dei triglifi angolari dall'asse delle colonne al margine del tempio viene compensato o tramite l'allargamento delle componenti della trabeazione (età arcaica), o tramite la diminuzione degli interassi agli angoli (età classica, più armonioso). TEMPIO DI APOLLO A THERMOS ( 630/625 a.C) Il tempio è senza pronao, ma con un opistodomo molto profondo. La cella è divisa in due navate ed è costruita in mattoni crudi. La peristasi è di 5x15 colonne lignee e regge una trabeazione lignea ed un fregio dorico con metope fittili dipinte con immagini mistiche. Non sappiamo se queste immagini siano originali o ridipinte intorno al III/II secolo a.C. Queste metope erano destinate al tempio di Apollo. La commissione arriva direttamente dalla poleis. Vi è rappresentato Perseo con la testa di Medusa che scappa dalle altre due gorgoni. Lo stile è migliore, e i pittori seguono lo stile a figure nere, tipico della ceramografia.
sphyrelata, statue ottenute martellando una lamina in bronzo intono ad un nucleo di legno a cui la lamina viene inchiodata. La tecnica degli sphyrelata è di origine orientale, e la sua applicazione ebbe vita breve perchè sostituita dalla tecnica della fusione cava. SPHYRELATA IN BRONZO DI APOLLO, ARTEMIDE E LATONA DA DREROS (metà VII secolo a.C) Triade divina, raffigurante Apollo, la gemella Artemide e la madre Latona, rinvenuta nel tempiodi Apollo Delphinios a Dreros. La figura di Apollo è quella centrale, di maggiori dimensioni (80cm), e manifesta anche una spiccata vitalità; le braccia sono separate dal corpo e probabilmente reggevano gli attributi del dio. Le due immagini femminili sono alte 40 cm, e sono caratterizzate da staticità. Gli arti superiori sono lungo i fianchi e la struttura è tubolare. Non vi è traccia delle gambe, e la parte inferiore del corpo è caratterizzata da una lunga veste completata dalle mantelline per le spalle. C'è un accenno dei seni che ci fa intuire che le figure siano femminili. Il polos sulla testa è di carattere orientale. Rispetto all'Apollo di Mantiklos si ha una rotondità più marcata e i volumi sono più consistenti. La tecnica dello sphyrelaton consente di raggiungere dimensioni maggiori rispetto a quella dei bronzetti a figura piena. Questi sphyrelata precedono lo sviluppo di quello che sarà lo stile dedalico. TEMPIO DI APOLLO DELPHINIOS (Dreros, fine VIII secolo a.C) Oikos quadrangolare, con breve portico di ingresso e muri di pietre sbozzate. Il pronao è in antis. I pali per sorreggere il tetto sono lignei. Esso rappresenta la forma architettonica che deriva dai templi di tipologia fenicia, come quello rinvenuto a Kommos. All'interno coesistono ancora il focolare, l'altare e la base su cui erano esposti i tre sphyrelata. Fondamentali per il culto di Apollo erano le corna di cervo che sono state rinvenute a Dreros. Anche a Delos erano presenti le corna di cervo, secondo le fondi, ma non sono state rinvenute. DAMA DI AUXERRE (640/630 a.C) Ritrovata in Francia. Il luogo di provenienza è sconosciuto ma viene assimilata alla plastica cretese orientalizzante. Le forme sono solide e compatte, il peplo è aderente e decorato con quadrati concentrici + motivo a squame sul petto. La cintura ginge la vita, si ha una mantellina sulle spalle come negli sphyrelata di Dreros. La silhouette non è a struttura ritagliata ma esprime vigore e potenza. Il volto è trapezoidale, gli occhi sono grandi è c'è un accenno di sorriso. Il gesto è di offerta verso la divinità. La statua è dunque votiva ma non sappiamo se essa rappresenti la divinità o la dedicante. E' in pietra cretese, alta circa 60cm. Il volto è un blocco compatto e volumicamente definita. La novità sta nel gesto. E' il primo esempio di Korè, di fanciulla. E' una figura a tutto tondo.
Viene datata intorno a metà del VII secolo a.C poiché viene confrontata con un aryballos protocorinzio del Louvre, la cui imbccatura ricorda molto da vicino la testa della dama di Auxerre. Questo è uno dei pochi aryballoi completato da una testa femminile. Nel vaso molte figure di guerrieri si agitano intorno ad un eroe caduto con sfoggio di scudi decorati. Il volto è dedalico ed è fortemente accentato e di notevole valore plastico. SCULTURE DEL TEMPIO DI PRINIAS (VII secolo a.C) Elementi tipici dello stile dedalico. La struttura di questo tempio è ancora semplice e arcaica. La novità però consiste nell'inserimento di sculture nell'architettura dell'edificio. Le due dee, sedute l'una di fronte all'altra, probabilmente erano collocate sopra l'architrave d'ingresso. Il fregio di animali è di gusto orientalizzante, e probabilmente era collocato sotto le dee. I volti sono triangolari, segnati da grande arcate sopraccigliari, da ogni allungati e da mento arrotondato. C'è l'attitudine per il tipo di figura femminile vestita, eventualmente seduta. Il tipo scultoreo è ispirato da modelli orientali. In una metopa di Gortina datata 630/620 a.C si ha anche una figura nuda, molto rara per la Grecia protocorinzia. A Creta non è conosciuto il tipo del Kouros, la figura maschile. TESTA DI HERA (inizio VI secolo a.C) Testa colossale (52 cm) in pietra locale, rinvenuta nell'Heraion di Olimpia. Il colosso si chiama così poiché immobile, più che per le dimensioni. E' fissato nel terreno. La dea doveva comporre il gruppo culturale dell'antico tempio, visto e descritto anche da pausania molti secoli più tardi. Essa, secondo Pausania, era seduta in trono e Zeuso le stava accanto, in pieni. La testa ha l'aspetto di un potente solido geometrico, con grandi occhi con iride e pupilla incisi. La bocca è tagliente e il naso largo. Dalla capigliatura emergono poche giocche, incise sotto il pesante polos di stile orientalizzante. Iniziano le prime produzioni in marmo, di dimensioni ancora non eccessive. La scoperta del marmo si affianca alla scoperta che il materiale si adatta alla produzione monumentale. I centri di diffuzione di creazione dedalica sono:
incorniciano il volto, purtroppo rocinato. L'impostazione è monumentale e l'iscrizione ci mostra l'orgoglio della dedicante. Ha molta potenza volumentrica, conferita soprattutto dall'originale policromia. Di Corinto, città ricca per il suo commercio, non resta più niente poiché essa fu rasa al suolo nel 146 a.C da Roma. La città, oltre ai suoi commerci, era celebre anche per lo stile raffinato delle sue ceramiche. Plinio il Vecchio afferma che il tornio ceramico fu inventato proprio a Corinto. Nacque in una fertile pianura ai piedi dell'Acorinto, alto circa 600m, dove si pensa sorgesse l'Agorà. Sorgeva inoltre su due golfi, quello Corinzio a Nord e quello Saronico a Sud, avendo libero accesso a diverse rotte sul Mediterraneo. Dall'VIII secolo a.C le ceramiche Corinzie ebbero maggiore fortuna all'estero che in patria, infatti sono state ritrovate soprattutto a Delfi, nel Golfo Corinzio, in Epiro, a Itaca, in Italia meridionale ed in Sicilia. Intorno al 720 a.C a Corinto si ha un processo di differenziazione dalla produzione ceramica, con l'aggiunta di elementi soprattutto orientali. Le ceramiche protocorinzie sono di piccole dimensioni, fabbricate con un'argilla fine, chiara e ben depurata, che in cottura assume i toni del giallo, del verdino e del camoscio. Sono infine decorate con una vernice che oscilla dal rossastro al nero. L'ornato è miniaturistico, con fregi animali, figurati a vocazione narrativa o mitologica. Si individuano inoltre, in tutta la produzione, una cinquantina di mani pittoriche. GLI STILI DELLA CERAMICA PROTOCORINZIA PROTOCORINZIO ANTICO (PCA) 720 → 690 a.C Elementi nuovi quali uccelli, cervi, pesci, cani e leoni, insieme a figure umani a silhouette senza ordine narrativo che segnano solo il principio decorativo. Si ritrovano inoltre rosette, trecee, spirali chiaramente orientali. PROTOCORINZIO MEDIO (PCM) 690 → 650 a.C Le figure iniziano a connotarsi meglio, dividendo gli episodi mitologici, a differenza del protocorinzio antico. Nasce la tecnica a figure nere, e vengono inseriti graffiti e sovraddipinture, che conferiscono dinamicità. Un esempio di protocorinzio medio si ha nel fregio dell'aryballos di Bellerofonte contro la Chimera, in cui si ha, in basso la caccia alla lepre, e nel punto centrale la lotta. Questa nuova maturità dei ceramisti si ritrva anche in alcuni unguentari, in particolare quello a forma di civetta conservato oggi al Louvre. PROTOCORINZIO TARDO (PCT) 650 → 630 a.C Le figure sono disposte ora in profondità, in spazi liberi da geometrie. C'è il dissolversi della tensione e della vivacità a differenza del protocorinzio medio. Il disegno è manieristico e privo di vigore.
OLPE CHIGI (640/630 a.C; Veio) L'oinchoe Chigi è sicuramente una delle più importanti opere del periodo protocorinzio tardo. Sebbene sia alta solo 26cm, ha in sé una varieta di fregi e di storie diverse. Le minatre sono poste su pareti di maggiore ampiezza ed inserite in un contesto narrativo. Le figure sono fini ed incise. Il vaso è di notevoli proporzioni e qui rimangono validi i principi decorativi; si hanno fiori di loto e palmette in alto, fregi figurati nelle zone intermedie e, nella parte in basso, scene di caccia alla lepre. I temi fondamentali sono la vita, la guerra, la caccia al leone, l'ammirazione dei cani e il giudizio di Paride. Il primo fregio dall'alto raffigura gli Opliti, la forza militare di Corinto, guidati dal tiranno Cipselo. La processione segue la quadriga del tiranno. Al centro si ha la scena di caccia al leone, seguito dal giudizio di Paride insieme alle tre dee, Afrodite, Atena ed Hera. Questa è l'unica scena mitologica del vaso. Sopra il piede si ha la scena di caccia alle lepri e alle vopi, con un giovane nascosto dietro un cespuglio: si pensa che fosse una scena di iniziazione del giovane. Lo spazio e tempo sono cadenzati sul ritmo dei flautisti che suonano. Il mito non è presente in molti vasi, in questo ad esempio ci si concentra di più sul fine educativo delle vicende. Si pensa che dietro questi fregi ci sia una costruzione ideologica: le fatiche sono viste come una prova di virtù da parte di un giovane efebo, con premio le nozze ed il coronamento di esse. Si crede inoltre che la processione sia un allusione alla guerra di Troia, da prendere come esempio di punizione in seguito alle nozze sbagliate. L'interesse è soprattutto spaziale, e lo si nota nella parte della lotta contro il leone, dove le figure sono aggruppate. Le scene sono scandite da una coralità e da una velocità crescente. L'olpe Chigi rimane tuttavia un'eccezione poiché i vasi protocorinzi tardi non la eguaglieranno mai in qualità e ampiezza di contenuti. Atene resta aggrappata più a lungo al linguaggio geometrico che perde equilibrio verso la fine dell' VIII secolo a.C. Fondamentale qui è il pittore di Analalos, che si distacca dalla tradizione geometrica, creando uno stile ''protoattico'', nella quale rientrano vasi attici di età orientalizzante.
Ad Atene, nel VI secolo, emerge la figura di Solone (594-593 a.C), che pacificò le tensioni civili, creando leggi e inserendo novità più moderne, come l'abolizione della schiavitù. Egli, terminato il suo arcontato, si ritirò a vita privata; incontrò Creso in Egitto, secondo le leggende, ma da un punto di vista cronologico è praticamente impossibile, dato che Creso regnò a Creta nel 560 a.C, data in cui Solone era già probabilmente morto. Ad Atene compare la figura di Pisistrato, che tenta per tre volte (561-549-534 a.C) di stabilire una tirannide, prima in maniera tradizionale e poi in maniera illegale. Atene grazie alle alleanze riesce a rovesciare Pisistrato, fino a quando egli non vince nel 534 a.C. Gli Alcmeonidi vennero esiliati, rifugiandosi a Delgi dove ricostruirono il tempio di Apollo distrutto nel 548 a.C. Nonostante l'illegalità, la tirannide di Pisistrato è vista dalla storiografia come positiva, poiché egli regnò con moderazione. Incrementò l'agricoltura, e creò anche una flotta. In politica estera, la potenza di Atene venne ristretta alla sfera regionale, sebbene grazie ad Ippia, la sua presenza di sposterà anche nel Golfo Saronico. Molti artigiani si spostarono dalle isole nella città. Ippia, figlio di Pisistrato, salirà al potere nel 528 a.C, alla morte del padre. Ipparco, l'altro figlio, era l'intellettuale della famiglia, amante delle arti e della poesia. Ippia rafforza il potere personale, che porterà alla crisi nel 514 a.C. Ipparco verrà ucciso da Armodio e Aristogitone, sebbene fosse il fratello il vero problema. I due tirannicidi diventano simbolo di libertà. Due gruppi bronzei infatti verranno commissionati dalla cità per celebrare la gloria dei due. I gruppi bronzei sono di Antenore e di Kritios. Nel 511/510 a.C ad Atene si riaccende la contesa tra i sostenitori di Clistene e quelli di Isagora. Il primo riesce ad improsi e muta completamente l'rodinamento di atene. Nasce la boulè, i cui membri sono sorteggiati per ogni tribù territoriale. Nasce la democrazia ateniese che si affinerà nei secoli successivi. Nel VI secolo a.C Sparta ha un ruolo fondamentale nell'egemonia del Peloponneso. Nascono i presupposti per la lega peloponnesiaca, formata dagli Spartani e dai loro alleati. Sparta fino alla metà del VI secolo a.C, mantiene un grande fervore economico con le ceramiche figurate e i bronzi distribuiti in tutto l'occidente grazie alla colonia di Taranto. Sparta si chiuderà lentamente, e questo porterà alla società rigida che è tipica dell'immaginario comune. Anche Corinto in questo periodo ha una consistente importanza politica e commerciale. Le ceramiche figurate corinzie saranno affiancate a quelle attiche, che porteranno alla decadenza dell'arte della città. Nel VI secolo a.C si affermerà l'espressione armonica e matura del tempio greco. Si impone l'edificio periptero per esprimere le tensioni tra le componenti della cella chiusa e della loggia aperta, portando ad un nuovo dinamismo plastico. Il naòs e la peristasi si collegheranno in una connessione di disposizioni assiali e di rapporti modulari, fino alla definizione del canone dell'edificio. Prendono forma i vari ordini architettonici, ionico e dorico, sia nelle colonne che nella trabeazione. Hanno forme severe nell'ordine dorico, e tutto è regolato da rapporti modulari e proporzionali. Nell'ordine ionico invece le forme sono più fantasiose, con colonnati flessibili ed esuberanti. Nei fregi continui ionici e nei capitelli si esprimono la ricchezza economica e la vivacità culturale delle città greche dell'area microasiatica, in contatto con le cività orientali. APOLLONION DI SIRACUSA (VI secolo a.C) Tempio periptero esastilo (6x17 colonne) con uno dei più antichi colonnati in pietra. Il tempio ha proporzioni allungate, a conseguenza della progettazione di una fronte fastosa che si contraddistingue per un doppio colonnato in facciata. Le colonne sono monolitiche, di
8m e presentano scanalature. La cella è in pietra su un crepidoma di 3 gradini; il pronao è distilo in antis. Il naòs è interno e il doppio colonnato guida il visitatore all'adyton, che chiude la cella. L'architetto si firma su uno stilobate come ''Kleomenes, figlio di Knidieidos'', dicendo che fece il tempio e alzò il colonnato, facendo opere belle. Il ritmo sullo stilobate è serrato, a sostegno dell'architrave di 2m. Il capitello si origina dalla trabeazione ed ha un abaco quadrangolare e un echino circolare che segna il raccordo col sommoscapo della colonna. Non si hanno metope e triglifi. ARTEMISION DI CORCIRA (580 a.C) Peristilo largo per disporre il porticato per le feste e le processioni. Ottastilo, 8x17 colonne. Le proporzioni sono canoniche, ed anticiperanno quelle dell'età ellenistica. Il ritmo delle colonne è ravvicinato, ci sono 24 scanalature, a differenza delle 16 dell'Heraion di Olimpia. Il capitello ha una corona di foglio nel sommoscapo. Il timpano occidentale ha al centro Medusa, alta 3m, nello schema arcaico di corsa inginocchiata. Ai lati ci sono Pegaso e Crisaore, nati dal cadavere decapitato della Gorgone. A fianco del mostro si hanno due pantere, di stile orientalizzante. Nello spazio discendente ci sono altre narrazioni mitiche. Tutto il timpano è raffigurato da narrazioni. Il tema che le collega non è immediato, ma qui la Gorgone sembra una Potnia Théron, una signora degli animali, titolo di solito attribuito ad Artemis. I rilievi sono lavorati, si hanno piani staccati e sovrapposti; inoltre inizia a comparire sui volti il tipico sorriso arcaico. APOLLONION DI CORINTO (VI SECOLO a.C) Tempio ricreato e rimasto parzialmente in piedi nonostante la distruzione della città dal parte del romano Lucio Mummio nel 146 a.C. Sono state trovato 7 colonne monolitiche di 6,40 m, che hanno portato a teorizzare che ci fosse un periptero esastilo di 6x15. Si hanno due celle contrapposte, che si crede servissero per un