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primi 5 capitoli del libro Archeologia greca di Enzo Lippolis e Rocco
Tipologia: Sintesi del corso
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A. A. 2014-2015, Prof. Enzo Lippolis
PARTE PRIMA: DALLE ORIGINI ALLE GUERRE PERSIANE
1.1 Fonti letterarie e testimonianze materiali
Inizialmente le fonti letterarie antiche erano l’unico “testimone” per la ricostruzione della Grecia Classica, elaborando modelli lontani dalla realtà storica. Questo fu possibili grazie all’Archeologia che non mirava ad esaltare la civiltà Greca come modello fuori tempo, ma perseguendo la conoscenza mirata a capirne la formazione, le strutture, i fenomeni sociali, le motivazioni culturali e le dinamiche generali. La conoscenza attuale quindi si fonda sul confronto di vari ambiti: studio della lingua e della letteratura, tradizione antiquaria, critica storica, ricerca storico religiosa e quella antropologica. Un primo passo verso la costituzione di una filologia dei documenti può essere rappresentata dalla ricerca condotta da Winckelmann sulla scultura antica o lo studio che nel 1831 portò Gerhard a proporre di attribuire ad Atene gran parte delle ceramiche figurate rinvenute in Etruria. Riguardo la ricerca direttamente sui siti, va ricordato la spedizione in Grecia nei primi anni dell’Ottocento compiuta dalla società inglese “dei dilettanti”. Dal 1831, anno di liberazione della Grecia dall’Impero Ottomano, si avvia una nuova fase di ricerche:
Anche l’unificazione dell’Italia in una sola nazione ha dato l’impulso per nuove ricerche riscoprendo i Greci d’Occidente, Paolo Orsi è stato il vero fondatore dell’archeologia dell’Italia merdionale.
1.2 Prima della storia
Il crollo del sistema miceneo
La cultura micenea fiorisce maggiormente nel Peloponneso tra il 1400 e il 1100 ca. Il suo centro è l’Argolide, l’insediamento principale Micene alla quale se ne affiancano altri, sedi di riferimento di aree regionali. La società ha una struttura piramidale con al vertice il wanax, la lingua è protogreca (Lineare B). Dal 1400 si nota un’espansione non solo commerciale nell’Egeo e sulle coste dell’Anatolia e dell’Italia. Gli abitati principali sono: Tebe, Pilo, Micene, Tirinto, Lacedemone e Atene. Il controllo del territorio era capillare e ogni insediamento s’identificava con il palazzo, posto in una rocca fortificata, era il centro del processo distributivo e produttivo dei beni all’interno della regione di pertinenza. Tra il XIII e il XII secolo i palazzi e tutta la loro organizzazione, compresa la scrittura scompaiono. La crisi del sistema miceneo è probabilmente dovuta alla debolezza del sistema economico in un momento in cui ogni palazzo sosteneva un grande sforzo per espandersi a livello mediterraneo.
Elladico Recente IIIB2 (1250-1200) Micene e Tirinto riorganizzano le difese, vengono costruite le prime fortificazioni dall’Acropoli di Atene. Alla fine del periodo i siti più importanti sono interessati da eventi distruttivi, ma durante il XII secolo Micene e Tirinto mostrano segni di ripresa;
Elladico Recente IIIC (1200-1050) continuità culturale, Micene e Tirinto sembrano rimanere per tutto il XII secolo centri di potere. Intorno al 1125-1100 si ha la cesura definitiva col sistema palaziale e il mondo ad esso collegato (distruzione di Micene e abbandono di Tirinto), ha inizio la Dark Age. L’Attica mostra una continuità di popolamento tra età micenea e fase proto geometrica.
Problema delle migrazioni
I Greci tramandavano la loro storia più antica tra mito e realtà, queste ricostruzioni servivano a giustificare il sistema di popolamento o le differenze linguistiche. I dialetti (ionico, dorico ed eolico) erano associati a tradizioni e origini mitiche comuni.
Ioni presenza molto antica, vasta area compreso il Peloponneso, da qui sarebbero stati cacciati dall’invasione dei Dori, spostandosi verso est (Attica ed Eubea), le isole dell’egeo e infine la costa anatolica centrale (Mileto, Efeso);
Eoli a causa della pressione dei Tessali si sarebbero spinti verso la costa anatolica settentrionale;
Doririconoscevano la loro origine e l’occupazione dei territori come recenti, ma dichiaravano che si trattasse di una riconquista avvenuta al seguito della mitica dinastia degli Eraclidi. Il loro arrivo avrebbe segnato la crisi e la fine del mondo miceneo, fornendo una spiegazione a quell’evento del quale si conservava memoria.
Va sottolineato però che la lingua non costituisce di per sé un marcatore culturale esclusivo, popoli che parlano la stessa lingua possono avere strutture politiche e sociali fortemente diversi, possibile è anche il contrario popoli parlanti lingue diverse possono avere forme culturali simili. Il miceneo (lineare B) rivela che l’arrivo di popolazioni ellenofone va fatto risalire agli inizi del II millennio a.C.
1.3 I Greci nell’ambiente e nel tempo
L’ambiente
2.1 Il rapporto dei Greci con il passato protostorico
Anche se con l’interruzione del sistema miceneo si ha l’abbandono del sistema amministrativo palaziale e tutto ciò che gli era legato, sono evidenti rimandi alla civiltà micenea nella lingua e in alcuni aspetti legati all’abito religioso (pantheon e rituali), questo passato diventa argomento di narrazione mitologica, costituendo il patrimonio mitico. Si trattava di un passato visibile tramite i resti che precedentemente costituivano il paesaggio protostorico; i siti e gli oggetti inerenti al mondo miceneo venivano considerate “reliquie dell’età del mito”, una testimonianza materiale del mondo degli eroi, andavano a costituire motivazioni d’identità e solidarietà sociale oltre al fatto che la loro reinterpretazione era strettamente legata alle azioni di culto. Questi oggetti venivano reinterpretati alla luce delle storie dei vari eroi, contribuendo allo sviluppo di centri intorno ai quali si sviluppano manifestazioni religiose. Un chiaro esempio è il Pelopion ad Olimpia, un tumulo funerario attribuito all’eroe Pelope, attorno al quale venivano celebrati riti comuni, l’eroe in queste rielaborazioni assume il ruolo di “pròtos euretès” (primo inventore), che viene visto come precursore di comportamenti, il cui apporto culturale fu determinante le istituzioni locali. La venerazione delle tombe degli eroi, soprattutto per quanto riguarda gli ecisti (es. Teseo), conferivano sicurezza alla popolazione di una città come elemento di difesa dalle minacce esterne. Il passato immaginato e ricostruito era la base della nuova solidarietà sociale e del suo patrimonio culturale.
2.2 Il popolamento in età protogeometrica
Una società diversa
Con l’inizio dell’Elladico Recente IIIC (1200-1050) si attesta un decremento siti occupati e delle evidenze archeologiche, vi è una mancanza di un’amministrazione centralizzata, emerge la figura di potere del basilèus. Interessante è la proposta interpretativa di Snodgrass, insiste sul fatto che differenti modelli di società determinano una visibilità archeologica quantitativamente diversa, vale a dire che il calo degli insediamenti, dei reperti mobili potrebbero essere collegati al passaggio da un’economia agricola a un’altra basata sull’allevamento e su forme di transumanza/seminomadismo. Ciò non esclude la presenza di un’instabilità politica del sistema miceneo che ha portato alla scelta di nuove forme insediative e di produzione. A Creta in questo periodo si affermano i “siti-rifugio”, abitati di altura con funzioni difensive.
Il mosaico insediativo
Durante la Dark Age non tutte le regioni sono state interessate dalla forte contrazione demografica, produttiva e commerciale; un esempio ne è l’Eubea, mantenne contatti con l’esterno e raggiunse forme di sviluppo complesse, testimonianza ne è la residenza aristocratica del X secolo di Lefkandi (Heròon) oppure l’adozione precoce della cremazione a Creta. Un aumento degli scambi si registra solo dal X secolo, tra il VIII e il VII secolo raggiunge proporzioni importanti. Se nel mondo miceneo prevaleva un’omogeneità culturale, nella fase successiva emergono comunità caratterizzate da una forte individualità espressiva e politica, possibile grazie alla mancanza di un potere centrale che ha portato a maturazione processi autonomi di formazione dell’identità.
2.3 La formazione delle Pòleis
Nell’VIII secolo con l’incremento della produzione e del consumo, il consolidarsi di pratiche religiose e sociali, e la comparsa della scrittura, si ha in alcune regione della Grecia l’affermazione del modello della pòlis. Non è il centro di un’autorità dinastica ma “un’aggregazione sociale che si basa su un legame di partecipazione che si articola progressivamente (classi)”, i fattori che hanno contribuito alla sua formazione sono stati soprattutto la crescita demografica parallela all’affermazione di un ceto sociale emergente. La gestione delle attività sacre sembra che fosse una prerogativa dei gruppi dominanti, un mezzo fondamentale per costruire l’identità e la solidarietà della comunità Si affermano le divinità poliadi, divinità che vengono viste come protettrici di una determinata comunità e alle quali viene riservato uno spazio specifico nella polis, esse vengono visti come garanti del patto sociale che pongono fuori dal confronto politico la gestione e l’origine del potere, oltre a rappresentare in maniera visibile l’unità e l’identità collettiva. La crescita dei santuari urbani dal punto di vista archeologico emerge solo dal tardo geometrico (dal 750 a.C. ca.). Gli insediamenti minori (nuclei rurali o villaggi) vanno analizzati prendendo in analisi determinate problematiche, come il potere esercitato su queste comunità da parte di gruppi familiari o gentilizi, oppure ciò che li ha portati a far parte del sistema più ampio della pòlis (“comunità dipendenti”). Il fenomeno delle comunità dipendenti può avvenire per:
L’ultimo caso è stato analizzato da Osborne, che ha sottolineato come molti insediamenti di età protogeometrica e geometrica non abbiano avuto continuità, scomparendo in favore di un sistema insediativo centralizzato (es: Zagorà, isola di Andros e Lefkandi, Eubea scomparse a favore di Palepolis ed Eretria). Nelle fasi più antiche il termine pòlis veniva attribuito a tutte le comunità indipendenti, ma in seguito definisce solo quelle che hanno un’organizzazione complessa, importante è l’aspetto urbanistico. Le esperienze di centri come Corinto, Argo o Atene portano alla formazioni di modelli di urbanizzazione. I centri noti in maniera adeguata di età geometrica sono: Lefkandi (Eubea), Nichoria (Messenia) Zagorà (isola di Andros) Koukounariès (Paros) Xoburgo (Tinos) Emporion (isola di Chios) Smirne (asia minore), sono insediamenti d’estensione ridotta, abitati di varie forme e modeste dimensioni. Le abitazioni sono monocellulari ed absidate, strutture in mattoni crudi o con pareti di fango. Tra il VIII e il VII secolo la forma absidata coesiste con quella rettangolare, utilizzata nei nuovi abitati.
Zagora situato su un promontorio tra due insenature, protetto da un muro di difesa che lo collega alla terra ferma, si articola in agglomerati di casa addossate le une alle altre. Le abitazioni dalla fine del VIII secolo passano da monocellulari a più vani, si articolano attorno a un cortile e lungo le pareti interne hanno delle banchine;
Emporion abitazioni isolate poste lungo un percorso sul pendio della collina, importanza della fortificazione;
Xoburgoabitato più regolare, case disposte a schiera lungo le terrazze di un’altura;
Smirne abitazioni disposte su file regolari, separate da strade e racchiuse da una cinta muraria (presente dalla fine del IX sec).
Assieme all’altare sono presenti: i loutèria e perirrhantèria (bacini per la purificazione rituale posti all’ingresso dello spazio sacro) e tavole di offerta. Partecipare al banchetto collettivo conferma il patto sociale che unisce tutti i membri e li separa dalle classi subalterne o dall’esterno.
L’architettura
Le prime strutture sacre collettive risalgono al VIII secolo, la Dark Age costituisce la fase di trasformazione e ricostruzione della tradizione rituale, si rielabora l'organizzazione dello spazio sacro. Le costruzioni di età geometrica, hanno omogeneità compositiva, è all’interno della dimora che l’attività religiosa prende luogo nelle fasi più antiche, non si può escludere, però, delle attività di culto estere alle case aristocratiche. Soprattutto nell’VIII secolo i luoghi sacri collettivi sono identificabili dalla deposizione di materiale votivo, ma dall’VII secolo si sviluppano i santuari interni ed esterni agli abitati. Degli esempi possono essere:
C’è una tradizione mitostorica che tramanda l’esistenza in periodi più antichi di costruzioni semplici, il tempio di alloro nel santuario di apollo a Delfi, quello di salice nello Heràion di Samos e quello di cera dell’Appollònion di Delo, è ipotizzabile che con questi racconti si tramandi memoria dei primi edifici costruiti in materiale deperibile. Si può dedurre che durante la Dark Age l’attività religiosa abbia valorizzato l’ambiente naturale, più che focalizzarsi sulla costruzioni di spazi esclusivi. L’emergenza dei luoghi di culto segnalerebbe la fase della costituzione della pòlis, infatti, il trasferimento delle attività di culto in aree collettive implica anche l’allargamento della partecipazione (estensione dei diritti, comportamenti simili in ambito funerario). La crescita urbana può essere stata la causa primaria della specializzazione degli edifici e della differenziazione delle attività comuni. La comparsa del naòs (tempio) accompagna la diffusione dei santuari, la sua funzione era quella di ospitare l’immagine di culto, gli oggetti liturgici e di consentire lo svolgimento delle rappresentazioni rituali, e accogliere le offerte preziose del santuario. In molti tempi sono presenti delle banchine e indicano che il pasto rituale veniva anticamente consumato all’interno del tempio, connotando un utilizzo più ampio della struttura templare rispetto a quella che avrà in età storica, quando si elaboreranno tipologie diverse per ospitare attività complementari (hestiatòria). Nelle fasi terminali del geometrico medio si afferma una nuova forma templare, simile ai mègara o alle residenze dei basilèis del secolo precedente: la casa del dio riprende le residenze della classe dominante, monumentalizzandole (tempio di Ano Mazaraki VIII sec. Lefkandi X sec.)
2.5 Produzioni, consumi e commerci
superfici risparmiate nel fondo chiaro dell’argilla, sul quale vengono dipinte linee, fasce e figure geometriche, sia riversamenti in nero con decorazione risparmiata; già in questa fase si nota l’attenzione per la geometria della decorazione e l’uso di strumenti tecnici, rimangono comunque decorazioni con linee ondulate a mano libera. Vi sono più fabbriche che comportano caratteri differenti:
■ Attica vasi di grandi dimensioni (anfore, crateri, hydrìai);
■ Eubea qualità e impegno formale in alcuni vasi (forma curata e decorazione quasi calligrafica), quantità e dispersione geografica (coppe semicerchi penduli;
■ Cnossoalcuni elementi geometrici, ma rimangono legami con la tradizione submicenea.
Grazie alla ceramica è possibile notare la ripresa della navigazione da parte dei Greci nell’Egeo (fine II mil. Contatti con Cipro, X sec. Contatti con Panfilia, Siria e città fenice)
■ Produzione atenieseinserimento progressivo della figura umana e di scene narrative (tra il (^) TG I 760-725 e il (^) TG II 725-700), decresce la cura per l’ornamentazione geometrica (si frammenta tra i riempitivi isolati tra le figure). Pittore di Hirschfeldtemi funerari (ekphorà e pròthesis) vasi di grandi dimensioni. TGII il disegno geometrico si frammenta ulteriormente, al fregio continuo si sostituisce la metopa isolata o in sequenza, compare la figura femminile vestita, poche rappresentazioni
Rodi e Creta). Primo gruppo di fondazioni Dodecapoli Etolia (Kyme, Phriconis, Larisa, Neon Teichos, Cilia, Notium, Aegiroessa, Pitane, Aegae, Myrna, Gryneion e Smirne). Dodecapoli ionica (Samos, Chios, Mileto, Myus, Priene, Efeso, Celofone, Lebedos, Teos, Clazomene, Erythrae, Focea) centro culturale santuario di Poseidone Eliconio di Micale; la colonizzazione ionica fu promossa da Androclos (Strabone), figlio di Codros ed ecista di Efeso. Esapoli dorica Rodi (Lindos, Camiros, Ialisos), Kos, Cnido e Alicarnasso, centro federale santuario di Apollo al Triopion (area con testimonianze di frequentazione micenea, popolamento dorico forme d’integrazione tra Greci e barbari). Poche testimonianze insediative prime fasi della colonizzazione. Le comunità euboiche (Eretria e Calcide) hanno rivestito un ruolo attivo nell’intensificazione dello scambio marittimo già nell’VIII sec. La colonizzazione dell’Egeo settentrionale (ricco di risorse), Strabone riporta che una prima colonizzazione della penisola Calcidica si deve a Eretria e Calcide, a rafforzamento di tali ipotesi è stata ritrovata ceramica euboica sin dalle prime fasi di mobilità nel Mediterraneo. VIII sec. Seconda fase colonizzazione Egeo Settentrionale (fondazione di Methone by Eretria 733); i coloni di Andros raggiungono la penisola Calcidica. Inizio VII sec. Abitanti di Paros colonizzano Thasos e le coste tracie fondando empòria. VI sec. Anche Pisistrato e Histiaios s’interessano all’area (fondazioni:
Megabazos 513/ Mardonio 492). Tracia orientale colonizzazione agricola; prima colonizzazione eolica poi una fase milesia. Colonizzazione del Mar Nero soprattutto ad opera di Megara e Mileto; prima pòlis fondata per tradizione è Istro (657), Olbia (647) e Sinope (631), luoghi di scambio e di esportazione; prima fase, coste meridionali e occidentali; prime città a est del Chersoneso Taurico (Crimea) inizio VI sec. (Theodosia e Pentikapaion). Africa settentrionale manifestazione greca 630 (fondazione di Cirene); Erodoto Amasis concesse empòrion di Naukratis.
La colonizzazione in Occidente
Seconda metà VIII e VII sec. a.C. Espansione traffici trasmarini verso le coste del Mediterraneo centrale; decenni centrali VIII sec. Sfruttamento rotte micenee, primo
insediamento Otranto; scopo prime frequentazioni reperimento materie prime; intensa mobilità interna al bacino Egeo, fenomeni di scambio e contatto o di trasferimento nuclei di popolazione; dopo il 740-730 il fenomeno si amplia ad aree esterne dell’Egeo, superando il modello emporico e iniziando una vera presenza coloniale; di questa fase sono le fondazioni di Cuma e Naxos (genti euboiche),al contrario, Siracusa (Corrinto), Megara Hyblaia (Megara Nisea), Reggio (colonia euboica come Zankle), Crotone e Sibari (colonie achee) sono successive; fondazione di Taranto (tradizionalmente 706) ad opera del gruppo Laconico dei Partheni; gli ultimi interventi si devono ai Focei (Massalia 600 ca.), Alalia (corsica) ed Elea (Poseidonia) 545-540 ca.; subcolonia di Massallia è Emporion (Ampurias) centro più ad ovest dell’intero movimento coloniale.
Quale forma di colonizzazione?
Douwe Yntema insediamenti di carattere misto che avrebbero costituito gradualmente la loro “identità greca”, aquistando gradualmente una fisionomia specifica. Ma nei siti delle grandi pòleis coloniali la ricerca ha mostrato dalla fine del VIII sec. Una brusca cesura con i sistemi precedenti: oranizzazione dello spazio, forme insediative e tecnologie tipici del mondo Egeo. Si può ipotizzare che nella Grecia propria esistesse un modello di pòleis “esportabile”.
Il rapporto tra coloni e popolazioni locali: il caso dell’Italia
Nella maggior parte dei casi si adotta un modello di affermazione bellica, solo raramente nascono situazioni non conflittuali. Condizionamenti reciproci tra le civiltà locali e quelle greche, pòlis coloniale = cellula alimentata da un continuo scambio con gli ambienti anellenici vicini. Espansione coloniale “macrofenomeno con risvolti plurimi”, contribuisce a costruire lo sviluppo e la ricchezza della “madre patria”, facendone il centro del meccanismo sociale (intensi scambi dal VII sec. D’idee tecnologie e comportamenti oltre alle mercanzie).
3.Espansione e sviluppo (l’orientalizzante)
3.1 L’affermazione delle Pòleis
VII sec. Sviluppo degli insediamenti, distinzione tra gli abitati; durante l’età orientalizzante si trovano soluzioni organiche per gestione dello spazio (suddivisione regolare); insediamenti coloniali sistema di lotti omogenei, ogni lotto comprende una casa e uno spazio libero; Individuazione degli spazi comunitari Atene netta distinzione tra abitato e necropoli, la zona del Ceramico, e le pendici dell’Areopago sviluppano funzioni insediative e produttive e accolgono le prime aree di culto (rinuncia all’uso dei sepolcreti per ospitare nuove funzioni abitative).
3.2 L’architettura sacra
Durante il VII sec. La costruzione degli edifici sacri è soggetta al fenomeno di “litizzazione”, oltre alla definizione degli ordini architettonici. La trasformazione avviene contemporaneamente nella Madrepatria e nel Mediterraneo Orientale, si affermano due linguaggi: il dorico (nella madrepatria) e lo ionico (egeo e area microasiatica), si diffondono anche delle varianti. Nella Grecia continentale compaiono anche le coperture fittili (tetto protocorinzio tempio di Apollo I, Corinto/tempio di Poseidone, Isthmia; tetto argivo tempio di Aphàia I, Egina; tetto laconico Tempio di Artemide Orthìa,Sparta), i centri più avanzati già dalla prima metà del VII secolo sono anche Corinto e Argo, ma è Corinto che guida la prima fase di litizzazione. Il notevole aumento del peso del tetto portò al ridimensionamento delle strutture portanti. Corinto prime coperture protocorinzie secondo quarto VII sec. Tempio di Apollo I e Tempio di Poseidone; seconda metà del VII sec. vitalità architettura corinzia in una forte espansione commerciale fino al primo quarto VI sec. Attestazioni frammentarie Santuario di Apolli a Delfi (riconducibili a Cipselo, tiranno di Corinto) e all’Heraion di Perachora. Argo il sistema di copertura argivo evolve direttamente da quello protocorinzio (metà VII secolo), esemplari più antichi sono un tempio e un thesauros riconducibili a Fidone a Olimpia; l’edificio più importante riconducibile alle officine argive è il tempio nell’Heraion di Argo, significativo è anche il tempio arcaico di Micene datato al 625 (avanzato grado di litizzazione e prima definizione ordine dorico); l’influenza argiva arriva fino alle aree di Trifilia, Egina e Sicione, dove sono attestati tetti fittili di tipologia argiva dagli ultimi decenni del VII sec. Regimi tirannici committenza edilizia pubblica abiti di lavoro specializzato agevolazione crescita polis. Produzione Laconica Santuario più significativo è Artemide di Orthìa a Saprta fine VIII secolo (altare in pietra e costruzione primo tempio), prima copertura in falde di terracotta metà VII sec, sostituita nell’ultimo quarto di secolo e mostra una specifica produzione laconica. Scarsa documentazione per l’Attica, a partire dalla seconda metà del VII sec. Si sviluppa una produzione di terrecotte architettoniche originale, destinata ad influenzare Kerkyra e l’Occidente greco, un esempio è il tempio di Apollo presso il santuario si Thermon (630-620), copertura fittile a tre falde con frontone sul prospetto principale. VII
Atene Durante il VII secolo si utilizza una ceramica detta Protoattica, che rimane però rimane ai margini delle produzioni internazionali in questa fase, le pratiche funerarie, monumentali nella fase tardogeometrica ora sono più contenute, con delle eccezioni. Protoattico Antico (700-675) ancora legato a stilemi tardogeometrici, resistendo alle nuove mode iconografiche, le figure umane si fanno più definite (più grandi e strutturate), la composizione si fa più libera; Pittore di Analatos. Protoattico Medio (675-630) nasce un nuovo stile bianco e nero, si prediligono vasi di grandi dimensioni con rappresentazioni impegnative, formazione delle botteghe del: Pittore di Scacchiera, Pittore di Polifemo, Pittore della Brocca degli Arieti; nella seconda metà del VI secolo la bottega del Pittore del Nesso di New York elabora un nuovo stile a figure nere. Protoattico Tardo (630-610) passaggio alla pittura vascolare a figure nere con il Pittore di Berlino A34 e il Pittore di Nasso (attico tra il 625 il 600); alcuni pittori come quello del Leone o del Pireo raggiungono un calligrafismo e una capacità disegnativa notevole, la personalità più importante è il Pittore della Gorgone (600-580).
Il resto della Grecia è caratterizzato da un forte regionalismo che aveva caratterizzato l’ultima fase del geometrico:
Nella prima fase dell’orientalizzante la piccola plastica in Grecia propria era ancora legata a modelli geometrici, Creta, invece, sviluppa una scultura monumentale totalmente nuova, le fonti la ricollegano a Dedalo e specificano che le statue di culto più antiche erano in legno o in lamina di bronzo sbalzata (immagini di culto da Dreros di Apollo, Artemide e Latona), per il resto la scultura cretese è in Calcare, ed è omogenea (figure femminili, vestite con una stretta tunica e una mantellina con una spessa cintura, le vesti presentano decorazioni di tipo geometrico, come i capelli); la Dama di Auxerre riassume tutte le caratteristiche dello stile dedalico (cretese). Conosce un grande sviluppo anche la bronzistica, Creta al riguardo offre un’ampia documentazione, offerte nei santuari ed anche esportati, furono prodotto in officine attive fino al 650 (Gortina). In Italia la cultura orientalizzante si diffonde nelle città magno- greche e siceliote che ripropongono iconografie note in Grecia ma rielaborate localmente. I centri di produzione ceramica orientalizzante nel VII sec. Sono in Sicilia (Hyblaia, Siracusa, Gela e Naxos), in Sibaritide, Siris, Metaponto e Cuma; a metà del VII sec. Si affianca una
produzione di plastica fittile legata ad esigenze di culto e i centri di diffusione sono Gela, Megara Hyblaia, Sibari, Metaponto e Taranto.
4.L’identità religiosa
4.1 Il politeismo greco
Per le comunità greche il politeismo che le accomunava, come la lingua, era segno d’identità comune; il loro pantheon in parte era composto da un’eredità micenea (Zeus, Atena, Poseidone, Dioniso, Ilizia, forse anche Kore e Demetra), ma resta difficile stabilire quanto della loro pratica rituale dipenda da una tradizione protostorica. È attestata una cesura nella frequentazione e nella forma dei luoghi di culto, salvo eccezioni (Hagia Irini nell’isola di Kea, luogo sacro di Afrodite ed Hermes a Kato Symi o nella grotta di Ilizia ad Amnisos entrambi a Creta), ma in linea generale si registra un’interruzione e solo a volte qualche ripresa successiva. Già nell’VIII secolo il pantheon greco aveva la conformazione che manterrà fino al IV-V secolo d.C. Il sistema del pantheon greco è composto da molteplici figure con ruoli e competenze distinte, i rapporti tra di esse vengono concepiti secondo forme di parentela e legami della società umana (corte dinastica). Ogni comunità greca ha tradizioni locali, con storie e divinità protettrici particolari, ma all’interno dell’immaginario religioso greco una notevole importanza è ricoperta dal culto degli eroi. L’eroe, solitamente con una genealogia complessa, viene ricollegato ad origini divine e vive in un passato storico, egli è talvolta considerato il progenitore di una comunità o di un gruppo sociale, o ancora più frequentemente, responsabile di un comportamento specifico (invenzioni di forme culturali di espressione collettiva), Eracle fu l’eroe panellenico: “fondatore di culti e dominatore delle forze selvagge della natura e delle comunità anelleniche”.
4.2 il rituale
Il rituale rappresenta la rappresentazione concreta dell’attività religiosa, permette di creare legami d’identità, trasmettere la conoscenza, consolidare ed organizzare l’unione sociale e regolare i rapporti tra i singoli e l’intera comunità. Il centro dell’attività sacra è rappresentato dall’altare per il sacrificio, ma anche da alcuni elementi naturali (Gaion di Atene presso l’Olympièion, pétra agèlastos e il Plutonion del santuario di Demetra a Elusi, la grotta di Zeus sul monte Ida a Creta), in questi casi le offerte sono versate direttamente in queste emergenze particolari. Lo svolgimento del rito poteva prevedere travestimenti rituali, questo può riguardare l’abbigliamento del sacerdote o il fedele impegnato nello svolgimento di uno specifico rito. L’acconciatura riceve un’attenzione particolare, il rito si svolge a capo non velato, ma indossando elementi specifici (la corona, la benda o un copricapo rituale). Le bende sono variamente acconciate (Strophion) possono essere completate da corone o elementi vegetali; i copricapi sono noti dalle fonti e dall’iconografia, possono essere a foglie di palma intrecciate o cappelli a falde larghe decorate (Kàlathoi); le acconciature femminili a volte sono integrate con diademi o sormontate dal pòlos. Gli strumenti rituali: i canestri per le offerte, il coltello per effettuare il sacrificio, lo Sphagèia, la Phiàle (se dotata di un’emisfera centrale a rilievo è definita mesòmphalos), il Thymiatèria, gli strumenti musicali (l’Aulòs o l’Echèion).
4.3 Funzioni e tipologie costruttive del sacro
In un santuario oltre all’altare, sono presenti altre strutture: Naos (dove è conservata l’immagine divina, “àgalma”), Hestiatòrion (sala per i banchetti onorari), Telestèrion (edificio per raccogliere i fedeli nello svolgimento dei culti misterici), àbaton (spazio sacro interno al tempio in cui non si poteva entrare), Thesauròs (custodire donari e offerte), Stoà (fornire
dell’evento cerimoniale, per esempio, i depositi di fondazione hanno sempre una relazione fisica con l’edificio di cui stabiliscono la costruzione o il rinnovamento. “Il deposito votivo è espressione e parte integrante delle pratiche rituali, ma non costituisce una pratica in sé”.
4.5 Gli anathèmata
Il termine Anathèma indica generalmente tutto ciò che viene offerto in dono alla divinità. Lo scambio di doni si basa sulla “logica della reciprocità”, oltre ad essere nella società aristocratica un mezzo per affermare e legittimare il proprio status, nell’età geometrica questo scambio passa dalla sfera laica a quella religiosa, contemporaneamente si vede la diminuzione della concentrazione di beni nelle tombe, che il santuario sostituisce come luogo d’esibizione della ricchezza. Il benessere economico della comunità deve rispecchiarsi nelle offerte all’interno del santuario. L’epigrafia contribuisce a conoscere il vocabolario delle offerte e le iscrizioni dedicatorie. Quest’ultime risultano molto ripetitive, ricordano il nome dell’offerente e la motivazione della dedica. Per i doni che fanno parte di categorie non conservati archeologicamente sono indispensabili gli inventari compilati dai responsabili dell’amministrazione dei luoghi di culto. Analizzando le varie fonti si può constatare la grande varietà di tipologie di Anathèmata, ciò fa presupporre che in alcuni casi vi era libertà di scelta, mentre in altri erano imposti standard in base all’evento cerimoniale (Loutrophoros nel Santuario della Ninfa ad Atene, Pinakes fittili nel santuario della Mannella a Locri Epizefiri). Per quanto riguarda i “riti di passaggio” anche questi erano occasioni per offrire doni alla divinità prescelta per il cambiamento (maschere fittili a Sparta per Artemide Orthia dal 650, ciocche di capelli per Artemide o Apollo, sandali/nastri per capelli/vesti/ cinture a Ilizia o Artemide). A partire dal VII secolo l’Acropoli di Atene e altri centri come il santuario di Apollo Ptoios in Beozia, Delos, si popolano di statue di marmo o bronzo, ciascuna di queste sculture è insieme “Anathema, Agalma e mnèma”, legato alla forma di devozione nel dedicare un oggetto alla divinità, c’è anche la volontà di autorappresentazione.
4.6 La produzione per il consumo sacro
La tèchne specializzata destinata al consumo sacro non va estesa a tutti i materiali consacrati nei santuari, è necessario distinguere tra votivi “per trasformazione” e “per destinazione”. Una produzione interessante è quella della coroplastica, l’utilizzo dell’argilla per la realizzazione di terrecotte figurate è attestato fin dal Neolitico in un’ampia area geografica, la modellazione a mano dell’intero manufatto era la tecnica più diffusa. Anche nel mondo greco in età geometrica la coroplastica è sempre lavorata a mano, solo a volte è combinata con la lavorazione al tornio; l’uso di stampi per la lavorazione della coroplastica è documentato in Grecia dal 700, anche se è dal VII secolo che la tecnica inizia a diffondersi per dominare nel secolo successivo. Nell’ultimo quarto del VII secolo, forse a Samos, vengono introdotte le matrici bivalve che permettono di ottenere figure cave definite anche sul retro (precedentemente la parte posteriore era costituita da una placca). Con la diffusione della pratica votiva si afferma un’industria specializzata, questo porta la coroplastica ad adottare un linguaggio comune, con sviluppi locali. Atene è certamente uno dei centri più importanti, la produzione coroplastica qui è attestata sin dall’età del bronzo, tanto d dare origine nel 320 alla “tanagrine”, statuine fittili di particolare espressività. Nel Peloponneso i principali centri sono Argo e Corinto dove compaiono i più antichi votivi fittili anatomici, in Laconia le produzioni fittili sono legate a Sparta, anche il santuario di Olimpia inizio una propria produzione coroplastica, ma derivante dalle altre botteghe (Atene, Sparta, Beozia, Ionia). La tradizione Ionica inizia a elaborare specifiche tipologie formali nel corso del VII secolo, per poi esportarne i modelli nelle colonie d’Oriente e Occidente; i modelli iconografici attribuiti alla tradizione ionica sono:
In area magnogreca e siceliota si diffondono le statuette in stile “dedalico” attestando che la produzione fittile ha inizio nel VII secolo. Ogni Polis creava prodotti con caratteri ben definiti:
La coroplastica non è l’unica produzione legata all’indutria “del pellegrino”, anche i vasi miniaturistici sono destinati esclusivamente all’uso cultuale, si tratta, come per la coroplastica, di oggetti prodotti in grande quantità grazie alla grande richiesta dei fedeli. Alcuni prodotti possono essere:
4.7 Il rituale funerario
Pratica funeraria fasi:
Prothesisesposizione del defunto;
Ekphorà trasporto nel sepolcreto.
La sepoltura ha 2 soluzioni: