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Narrazioni Estese: Derivazione, Crossmedialità ed Ecosistema, Appunti di Architettura

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Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 13/02/2023

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CAP 1
NARRAZIONI ESTESE
Le narrazioni estese sono ecosistemi aperti paragonabili ad ambienti o universi.
Permanenti nel tempo e nello spazio mediale, integrano narrazioni, personaggi, utenti in un
contesto mediale.
Esse usano pratiche di franchising e una costruzione high concept, vale a dire costruiscono
diramazioni crossmediali la cui struttura è modulare, accomunate da un look riconoscibile, ben
definito.
Un caso di studio fondamentale è la serie TV Lost (2004-2010) con le sue linee temporali
sovrapposte e le reti sociali dei suoi personaggi estremamente complesse, che avrebbero
potuto generare diramazioni infinite rispetto al nucleo narrativo principale.
L’universo narrativo di serie come Lost non è orientato tanto alla coerenza o alla continuità ma
alla creazione di ambienti sociali abitati tanto dai personaggi quanto dal pubblico, e in quanto
tali adattabili a eventuali pressioni esterne o interne
Queste serie assumono forma ecosistemica sia a livello progettuale sia in riferimento alle
dinamiche di interazione fra i loro molteplici elementi, e in particolare per quanto riguarda le
loro modalità di evoluzione nel tempo, ispirate a modelli ecologici e organici di trasformazione.
Gli ecosistemi narrativi sono dunque basati su strutture complesse e reticolari di elementi, le
cui relazioni sono improntate a un principio di equilibrio quantitativo prima ancora che
qualitativo.
Le loro trasformazioni potrebbero non essere del tutto imprevedibili, ma un modello evolutivo di
studio potrebbe anzi risultate predittivo oltre che analitico.
Tali ecosistemi non sono determinati da una catena sintagmatica di funzioni, ma piuttosto da
elementi che già nella fase progettuale ne descrivono personaggi e relazioni generando
ambienti in cui il fruitore può muoversi in modo autonomo.
Molti studi si sono concentrati soprattutto sulla categorizzazione dei rapporti fra storytelling e
media coinvolti evidenziando le forme che tali racconti assumono e le esperienze che
producono.
L’approccio ecosistemico vuol cercare di rendere conto della permanenza delle narrazioni
estese nel tempo oltre che nello spazio, andando a leggere le relazioni che intessono con il
contesto economico e sociale di produzione e fruizione, a sua volta in continua trasformazione.
Il modello di lettura delle narrazioni come ecosistemi narrativi oltrepassa le riflessioni sul tempo
nell’epoca digitale come disseminato e problematico riprendendo le questioni sulla non linearità
per poi ricomporle in un contesto di durata e trasformatività.
Queste proposte di approccio all’analisi delle narrazioni estese si avvicinano in parte alle
riflessioni contemporanee dell’ecologia dei media, ovvero lo studio che legge il movimento
delle informazioni attraverso i dispositivi in quanto comportamento biologico, che da vita a reti
sociali e culturali.
L’idea di media come ambienti sottende una logica autonoma e una dimensione olistica delle
loro trasformazioni e dei modelli con cui vengono percepiti dai soggetti.
Una peculiarità dell’approccio ecosistemico è quella di tenere conto sia degli assetti globali che
delle individualità delle strutture narrative prese in considerazione, per cui i cambiamenti
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CAP 1

NARRAZIONI ESTESE

  • (^) Le narrazioni estese sono ecosistemi aperti paragonabili ad ambienti o universi.
  • Permanenti nel tempo e nello spazio mediale, integrano narrazioni, personaggi, utenti in un contesto mediale.
  • (^) Esse usano pratiche di franchising e una costruzione high concept , vale a dire costruiscono diramazioni crossmediali la cui struttura è modulare, accomunate da un look riconoscibile, ben definito.
  • (^) Un caso di studio fondamentale è la serie TV Lost (2004-2010) con le sue linee temporali sovrapposte e le reti sociali dei suoi personaggi estremamente complesse, che avrebbero potuto generare diramazioni infinite rispetto al nucleo narrativo principale.
  • (^) L’universo narrativo di serie come Lost non è orientato tanto alla coerenza o alla continuità ma alla creazione di ambienti sociali abitati tanto dai personaggi quanto dal pubblico, e in quanto tali adattabili a eventuali pressioni esterne o interne
  • (^) Queste serie assumono forma ecosistemica sia a livello progettuale sia in riferimento alle dinamiche di interazione fra i loro molteplici elementi, e in particolare per quanto riguarda le loro modalità di evoluzione nel tempo, ispirate a modelli ecologici e organici di trasformazione.
  • (^) Gli ecosistemi narrativi sono dunque basati su strutture complesse e reticolari di elementi, le cui relazioni sono improntate a un principio di equilibrio quantitativo prima ancora che qualitativo.
  • (^) Le loro trasformazioni potrebbero non essere del tutto imprevedibili, ma un modello evolutivo di studio potrebbe anzi risultate predittivo oltre che analitico.
  • Tali ecosistemi non sono determinati da una catena sintagmatica di funzioni, ma piuttosto da elementi che già nella fase progettuale ne descrivono personaggi e relazioni generando ambienti in cui il fruitore può muoversi in modo autonomo.
  • (^) Molti studi si sono concentrati soprattutto sulla categorizzazione dei rapporti fra storytelling e media coinvolti evidenziando le forme che tali racconti assumono e le esperienze che producono.
  • (^) L’approccio ecosistemico vuol cercare di rendere conto della permanenza delle narrazioni estese nel tempo oltre che nello spazio, andando a leggere le relazioni che intessono con il contesto economico e sociale di produzione e fruizione, a sua volta in continua trasformazione.
  • (^) Il modello di lettura delle narrazioni come ecosistemi narrativi oltrepassa le riflessioni sul tempo nell’epoca digitale come disseminato e problematico riprendendo le questioni sulla non linearità per poi ricomporle in un contesto di durata e trasformatività.
  • (^) Queste proposte di approccio all’analisi delle narrazioni estese si avvicinano in parte alle riflessioni contemporanee dell’ecologia dei media, ovvero lo studio che legge il movimento delle informazioni attraverso i dispositivi in quanto comportamento biologico, che da vita a reti sociali e culturali.
  • (^) L’idea di media come ambienti sottende una logica autonoma e una dimensione olistica delle loro trasformazioni e dei modelli con cui vengono percepiti dai soggetti.
  • Una peculiarità dell’approccio ecosistemico è quella di tenere conto sia degli assetti globali che delle individualità delle strutture narrative prese in considerazione, per cui i cambiamenti

tecnologici vengono letti nel confronto con un determinato prodotto mediale, pur mantenendo solitamente il disegno frattale nella loro trasformazione. Ogni frammento dell’ecosistema ne contiene tutti gli elementi principali, e diviene dunque una perfetta interfaccia di relazione, una struttura modulare e scalabile che permette l’accesso a mondi narrativi in espansione.

  • Nel panorama mediale contemporaneo è possibile individuare sostanzialmente tre modalità di progettazione dei contenuti narrativi seriali:
    1. Derivazione
    2. Crossmedialità
    3. Ecosistema NARRAZIONI ESTESE: DERIVAZIONE
  • (^) La modalità per derivazione è tipica delle prime narrazioni multilineari a partire dalla metà degli anni Ottanta. Prevede che a partire da oggetti tradizionali per struttura narrativa abbiano origine estensioni transmediali, cioè prodotti derivati che non erano stati previsti durante la progettazione della serie.
  • (^) Un esempio molto affrontato di approccio derivativo è la progressiva estensione narrativa di Buffy l’ammazzavampiri (1997-2003). La serie nasce da un film del 1992 di scarso successo per allargarsi in uno spin-off, Angel (1999-2004), in alcune serie di fumetti, romanzi e alcuni videogame ufficiali. Oltre a una quantità infinita di materiale non ufficiale generato da utenti e fan.
  • (^) Questa forma progettuale è quella che ha dato vita all’idea di ”complessità” nella serialità televisiva proposta da Mittel nel 2015 NARRAZIONI ESTESE: CROSSMEDIALITÀ
  • Prevede la progettazione di tutte le estensioni in parallelo alla produzione principale in un unico disegno organizzativo.
  • Sono forme narrative esplorate da Jenkins e dalla sua riflessione sul transmedia storytelling.
  • Per poter fruire appieno dell’esperienza narrativa, e in alcuni casi estremi anche per poter comprendere il racconto, è necessario consumare tutti i prodotti concepiti in funzione di un dato universo narrativo.
  • L’aspetto più complesso di questa prospettiva è evitare la perdita di informazioni. Oltre al prevedere con esattezza la tempistica per la commercializzazione dei vari prodotti perché l’universo venga mantenuto in vita.
  • Esempio di questa modalità di narrazione estesa è il franchise Matrix, che include i tre film, il film di animazione Animatrix, i videogiochi, la serie a fumetti, e una rivista, tutti usciti tra il 1999 e il 2005