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architettura informazione, Appunti di Architettura

architettura informazione appunti

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 13/02/2023

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mb1992 🇮🇹

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Cap 2 Come si misurano le narrazioni estese (Marta Martina)
L’equivoco della misurazione che accompagna la percezione sulle narrazioni estese torva forza nel fatto che i confini di
queste narrazioni si presentano come netti. I confini si sfidano al momento dell’uso. Per la maggior parte degli
spettatori, utenti o fan, le narrazioni estese sono già iniziate in fase avanzate, in una condizione di fruizione che
possiamo definire di presente continuo. Un presente continuo che caratterizza la fruizione sia di chi vede evolvere
l’universo da zero e si sente di chi trova a esplorare una civiltà già nel suo massimo splendore, comportandosi come un
urbanista e per rimanere vicino al nostro esempio principale. “Doctor who” rappresenta uno dei casi più adatti per
mettere in luce alcune costanti di produzione e di fruizione nelle narrazioni estese. Questi mondi, vasti e complessi,
hanno una perseverante capacità di espansione e il loro potere di durare e riconfigurarsi di decennio in decennio si basa
su alcune caratteristiche precise (espansioni e mutabilità per il piacere di perdersi; la durabilibilità e permanenza per il
piacere di ritrovarsi). Le narrazioni estese allestiscono delle possibilità di attraversamento e di fruizione incongrua
rispetto alle storie che si sviluppano secondo il formato narrativo canonico più classico. Le narrazioni estese si
concentrano sulla descrizione catalografica della complessità del mondo ( e la sua relativa misurazione) e questo
provoca una proliferazione della narrazione su diversi media.
2.2 Dalla durata al design (degli universi narrativi)
L’apertura al tempo rimette al centro il tempo come vero e proprio misuratore della durata e dell’esplorazione. Noi
possiamo rifugiarci nel dominio in apparenza molto semplice e regolare del tempo dell’episodio, del tempo stabilito
della stagione, ma contemporaneamente abbiamo una durata che non è semplice da comprendere. Ogni cosa inizia,
dopo un certo tempo termina ma questo non significa che l’inizio e la fine siano chiari. L’intensità del colore o del
segno, la profondità prospettica, la sfumatura e l’ombreggiatura sono altrettante fonti di identità che, poste a confronto,
acquistano un valore scalare. I dialoghi, i costumi, le prove attoriali, le citazioni, i setting sono fonti anch’esse di identità
e acquistano misurabilità. Questo tipo di proporzioni anch’esse misurabili, ma non in valore assoluto ci conduce poi alla
visualizzazione delle narrazioni estese attraverso i data art (salti e riduzioni di scala che conducono a delle particolari
forme di scomposizione degli universi narrativi come ad esempio infografiche, timeline, mappe e altro, che danno la
possibilità di visualizzarli e maneggiarli in modi inediti).
2.3 Il concetto di scala negli ecosistemi narrativi
Negli ultimi due decenni, le serie che hanno avuto più successo sono quelle che hanno saputo orchestrare un forte e
complesso senso di community. Con la nascita di una forma narrativa non teleologica e non lineare, si assolvono le due
principali funzioni che garantiscono la permanenza e la durata delle serie:
1) !Maggiore coinvolgimento delle audience, reso possibile grazie all’apparato tecnologico
2) !Cambiamento radicale delle modalità di visione non più legate soltanto alla cadenza
settimanale, ma condotte attraverso visioni estese e prolungate (binge-watching). La produzione delle
narrazioni seriali, infatti, è passata dal mettere enfasi sui meccanismi del plot ad un approccio architettonico
alle serie.
Il saggio dal titolo “Design. Dal grande al piccolo: il modello nella progettazione architettonica” può venirci in aiuto per
evidenziare le potenzialità dell’approccio architettonico alle narrazioni estese. L’esperienza di Yaneva le permette di
entrare in contatto con il ritmo e la variazione di scala nella progettazione architettonica di un edificio. I modelli vengono
scalati e riscalati in base a innumerevoli configurazioni materiali, pratiche e relazionali. Yaneva cerca di mostrare come
un edificio prenda forma a partire dal materializzarsi di diverse operazioni. La pratica della costruzione architettonica si
svolge all’interno di un campo di battaglia nel quale si ritrovano energie, ordini e disordini. Una serie, allo stesso modo,
viene creata per esistere all’interno di un mondo già abitato: da spettatori che stanno guardando altro, da prodotti seriali
appartenenti allo stesso genere, da un contesto mediale governato da leggi e regolamenti esistenti a livello locale. La
vastità e la complessità sono dunque date da questo incessante andirivieni dal “conoscere di meno” al “conoscere di
più”, tra l’idea astratta e la molteplicità dei dettagli empirici. In “Doctor Who” quello che lo spettatore vede non è l’inizio
di un percorso narrativo, ma una sua conclusione e lo svolgimento avverrà in maniera non lineare nelle tre stagioni
successive. Il modello grande è generato a partire dal modello in scala inferiore, ma non tutti i parametri iniziali vengono
inscritti nella sua produzione: è il modello in scala ridotta che guida quello grande, non il contrario.
Fare un repentino salto di scala può essere pericoloso così come iniziare con un modello in scala molto grande perché
si finisce per perdersi nei dettagli. Si rischia di perdere la coerenza del modello in scala ridotta e le sue caratteristiche
essenziali (definito kernel). Ciò che deve essere mantenuto è la coerenza dell’assemblaggio in scala ridotta che
rappresenta lo stato di progettazione in cui sono “note poche informazioni”. Saltare di scala interrompe quel processo
graduale che consiste nel raddoppiare il modello. L’incremento della potenzialità conoscitiva del modello grande che si
produce nel corso del tempo non indebolisce la capacità di quello piccolo di fornire una visione astratta: costruito allo
scopo di saperne di più sull’edificio, il modello astratto viene spinto verso quello grande per facilitarne il raggiungimento
di certi specifici risultati, ma il modello rimarrà sempre più astratto, uno strumento per definire e perfezionare l’edificio. I
due modelli si informano reciprocamente e devono essere modificati simultaneamente. Infatti nel caso delle narrazioni
stesse, la modificazione repentina di un personaggio può contraddire il suo kernel. Il prodotto finale del progetto
architettonica è quel particolare insieme di forme astratte dal continuum dei cambiamenti di scala e dalle loro relazioni.
È necessario così ricordare che le serie, a dierenze degli edifici, hanno un processo di design costante. Infine la
progettazione della serie quasi si inaugura con la consegna del suo pubblico.
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