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Appunti del corso (non contiene parti dei libri inseriti in bibliografia)
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Disciplina che ruota attorno alla conservazione di documenti e archivi. Capire come le società hanno organizzato la loro memoria. È utile anche per il presente in quanto tutta la documentazione utile per ricerche di tipo storico è contenuta in archivi. Anche l’uso di banche dati bibliografiche. Più genericamente anche la mia stessa vita è contenuta in un archivio documenti che attestano i miei diritti. È composta da tantissime norme. La parte finale del corso tratterà della documentazione falsa (chi è e perché agisce il falsario?). Due epoche piene di documenti falsi sono state il Rinascimento e il ‘900. Archivio definizione : insieme di documenti conservati in una certa maniera(ordinata) Più tecnicamente = insieme dei documenti prodotti o acquisiti da una persona fisica o giuridica (ente, industria, pubblica amministrazione) nello svolgimento delle proprie attività. Altre 2 definizioni:
ES: il marchesato di Monferrato passa sotto al controllo dei duchi di Mantova trasferimento dei documenti a Mantova poi a Vienna essendo stato posto sotto il controllo degli Asburgo poi preso dai Savoia e portati a Torino DIMOSTRAZIONE DELLA MOBILITA’ DI UN ARCHIVIO. Anche se l’archivio non si sposta fisicamente non potremo vederlo per come era nel passato, perché è stato più e più volte riordinato = TRASFORMAZIONE. Com’erano nel passato gli archivi? Gli archivi si possono anche frammentare. Nessuna società mai al mondo nella storia conserva tutta la documentazione che produce o acquisisce. Si fanno delle scelte, scartando una parte del proprio archivio. Lo stato italiano prevede che venga scartata della documentazione. Di molte epoche possediamo quasi nessuna documentazione rispetto a quelle che realmente furono prodotte. Possediamo solo l’1/2% di quella documentazione. Domandiamoci perché certi documenti si sono conservati e altri no? Persa a causa di guerre, incendi, trasformazioni politiche? Nella maggior parte dei casi la documentazione persa è stata scartata APPOSITAMENTE , non erano più attuali. Quali sono i processi/criteri decisionali che hanno portato a scartare la maggior parte dei documenti che possedevano. ETA’ ROMANA: nell’antica Roma nelle varie città esistevano degli archivi pubblici,
anche quella dove si conservava un esemplare (copia) dei vari contratti stipulati dai privati nel territorio della città. L’atto del deposito della copia si chiama insinuazione (mettere in seno all’archivio) il potere pubblico così facendo si faceva garante della loro conservazione (anche adesso esiste l’ufficio del registro che conserva copia di tutti i contratti stipulati dai notai). Si perde questa modalità nel momento in cui falliscono le vecchie istituzioni romani e anche perché al termine dell’età romana e passaggio all’alto medioevo, si verifica un crollo vertiginoso dell’alfabetizzazione. Gli alfabetizzati erano quasi totalmente ricchi/religiosi, di conseguenza i luoghi della produzione e conservazione dei manuali diventano le chiese/cattedrali/monasteri. Le biblioteche e gli archivi sono di Chiese e monasteri. Le fonti che ci sono giunte dall’alto Medioevo provengono da ambienti religiosi (attività che svolgevano al loro interno/ attività svolte tra privati ma che si riferiscono a beni o diritti acquisiti dall’ente religioso successivamente). Com’è fatto un archivio di un ente religioso? Non possiamo vedere la sua struttura risalente a 1000 anni fa, non abbiamo nemmeno fonti di tipo manualistico. Possiamo fare ricostruzioni solo sulle testimonianze dei religiosi stessi. Ma come facciamo a definire come era strutturato un archivio, realmente? Era collocato in un luogo protetto da eventuali danneggiamenti, ad esempio in torri e campanili delle chiese. Oppure sempre in strutture isolate e poste in alto, evitando incendi (poiché isolata) o allagamenti. I tipi di documenti contenuti in archivio religioso erano:
controllo della famiglia francese degli Orleans. Gli atti sono stati messi in ordine di luogo. All’inizio di ciascuna sezione/luogo venne realizzata una miniatura del borgo di cui si sta parlando con la bandiera di Asti. All’inizio di questo libro iurium è stata realizzata una mappa del contado. Cosa troviamo negli archivi comunali? Nella fase podestarile (‘200) ci sarà una trasformazione della documentazione, la cosiddetta rivoluzione documentaria prodotta moltissima documentazione aperta di tipo amministrativo, relativa la gestione quotidiana e corrente delle attività di governo/ amministrazione finanziaria e contabile. Saranno realizzati su carta, poiché molto più economica. Cartulari e libri iurium sono libri realizzati tramite copiatura in una volta sola!! 11/11/ Per tornare al discorso dei registri contabili:
seri per effettuarla (es: Montpellier lo fa per conservare bene documenti che possono aiutare la sua indipendenza).
La camera actorum ha prodotto delle fonti straordinarie = i MEMORIALI , i notai registravano e scrivevano tutti i documenti entrati nell’archivio comunale (data, titolo, segnature e dove li avevano collocati), e ci ha permesso di capire ancora una volta l’organizzazione dell’archivio. 18/10/ Gli archivi del Medioevo possono essere al plurale: più sedi. Si affacciano due nuovi soggetti produttori di archivi alla fine del Medioevo:
diritti dei proprietari molti documenti sono stati persi (es: figlia che si sposa e molti documenti confluiscono nelle proprietà del marito) + non ci sono regole per la manutenzione e la conservazione. i. Archivio Datini : famiglia di mercanti toscani e lavora nel Basso Medioevo con sede a Prato ii. Bergamo : conservati moltissimi archivi della fine del Medioevo/Rinascimento, perché a BG esisteva un’istituzione fondata nel ‘200 Consorzio della Misericordia Maggiore , a cui viene lasciato il patrimonio di molti ricchi bergamaschi (documenti + beni). Questi archivi dei mercanti (libri
Es: Quando all’inizio del ‘700 i Savoia diventano Re una delle prime cose che fanno è chiamare l’architetto di corte e fanno costruire un edificio che contenga i loro documenti. Anche a Napoli nasce il “Grande archivio”. Diventa un’operazione sistematica quella di fare PULIZIA , con perdite enormi. Gli esiti sono differenti, negli archivi sabaudi si propose di distruggere tutte le lettere relative ai sovrani precedenti ma non venne approvato, si distrusse comunque molto documentazione ritenuta “vecchia”. Molto peggiore la situazione prodotta in Toscana, negli archivi del Granducato di Toscana avranno luogo i cosiddetti “ SPURGHI ” in cui tonnellate di documentazione amministrativa dal periodo medioevale vengono distrutte per fare spazio. In parallelo con questi scarti e spurghi, si fa strada l’idea che una parte degli archivi degli stati ritenuta più antica e di maggior valore possa essere aperta agli studiosi. Vengono individuati dei raggruppamenti di documentazione antica, prevalentemente pergamenacea alla quale si garantisce l’accesso a degli studiosi. Prima a Firenze con la
Il ‘700 è un’epoca nella quale si decide di riordinare tutti gli archivi, poiché fino a quel momento si erano affastellati. Alla fine del ‘700 questa cosa non può più succedere!! Seguire un ordine uguale per tutti serve agli impiegati della P.A che devono essere in grado di individuare rapidamente un documento. Queste operazioni di riordino complessivo continueranno in età napoleonica, restando in piedi anche durante la Restaurazione. Nella maggior parte dei casi questa messa in ordine avverrà secondo un criterio dell’ordinamento per materie (tutta la documentazione, indipendentemente da dove viene, dove è stata prodotta, viene ripartita all’interno di uno schema di argomenti, in base all’oggetto trattato). 19/10/ Non esisteva una scienza Archivistica fino all’800, che spiegasse in modo teorico come disporre la documentazione negli archivi. Esistevano dei trattati sugli archivi nel Rinascimento, ma più sulla struttura edilizia, del mobilio ecc. L’ordinamento per materie soppianta altre forme di ordinamento che nell’età moderna erano state prevalenti. L’ordinamento precedente era per tipologia delle carte. Perché si opta per questo tipo di ordinamento? Innanzitutto, la cultura illuminista diffonde un sapere enciclopedico (mettere in ordine alfabetico). Anche la spinta politica porta a questa scelta, poiché gli archivi erano essenziali per l’amministrazione pratica dei bisogni quotidiani dello Stato. I grandi complessi archivistici devono essere utili per portare avanti in modo efficiente le pratiche amministrative. Era come avere un grande indice indicante tutti gli argomenti = praticità. Quando arrivano dei nuovi documenti questi vengono protocollati, ovvero viene riconosciuta la materia/oggetto di cui trattano; tutto ciò nasce proprio alla fine del ‘ principalmente sul territorio tedesco, successivamente con Napoleone in tutti i territori sotto il dominio. La documentazione arriva quindi già raggruppata. Il problema sta nel fatto che l’ordinamento per materie non è qualcosa che escluse il passato = si crea così una spaccatura (???). Il caso più celebre di ordinamento per materie di interi archivi centrali: archivi governativi di Milano alla fine del ‘700 durante la fine del dominio austriaco della Lombardia. I loro archivi confluiscono negli archivi milanesi = “Atti di governo” archivio
gigantesco. Il governo austriaco per rendere fruibile a tutto il personale l’archivio, sistema la documentazione grazie a Luca Peroni l’ordinamento per materia verrà anche detto PERONIANO. Anche a Torino negli archivi sabaudi si ordina, ma si fanno corrispondere le materie a singole funzioni di governo, si creano raggruppamenti come “materie finanziare”, “materie ecclesiastiche”, “materie giuridiche”. È meno impattante sulla struttura preesistente. Il contraltare dell’ordinamento per materie che nell‘800 diventerà maggioritario rispetto dei fondi/ PRINCIPIO DI PROVENIENZA , la documentazione rimane come era stata. Si crea nell’archivio un fondo che rispecchia la sistemazione/provenienza precedente. È un principio utilissimo allo storico, studioso perché permette di ricostruire l’azione nel passato di singole personalità uffici, perché la loro azione del passato viene lasciata intatta. Es di archivi che sfruttarono il principio di Provenienza:
che l’istituzione produttrice ha stabilito da dare. Le carte si ordinano da sé. Porta alle estreme conseguenze le teorie di Bonaini. L’archivio rispetta e rispecchia l’istituto TEORIA DEL RISPECCHIAMENTO. CENCETTI: A. Universitas rerum: non divisibile B. All’interno dell’insieme unico i documenti hanno un rapporto voluto dal soggetto creatore dell’archivio C. Legame tra i documenti è un VINCOLO ARCHIVISTICO D. Teoria del RISPECCHIAMENTO: l’archivio rispecchia l’istituzione/ente che lo ha prodotto. L’ente è l’archivio e l’archivio è l’ente: totale sovrapposizione. 27/10/ Stessi concetti di Bonaini ma più estremizzati! RISPOSTA AI PUNTI DI CENCETTI Claudio Pavone nel 1970 scrive un articolo “Ma è poi tanto pacifico che l’archivio rispecchi l’istituto?” in risposta ai punti di Cencetti. La risposta è no, perché:
Metà ‘800 nasce lo Stato italiano. Ma esistevano già nelle ex capitali degli archivi con moltissimi documenti all’interno. Cosa farne? Unificare cosa?? Il parlamento decide di istituire una commissione parlamentare che dovrà scodellare una legge generale sugli archivi in Italia. Questa commissione “Cibrario” dall’omonimo parlamentare. Nel 1874/1875 si delineano le linee di funzionamento degli archivi italiani. Gli archivi prima erano sottoposti ad archivi diversi. Dal 1874 al 1985 (100 anni). Si decide anche di affiancare all’interno del Ministero dell’Interno un consiglio per gli archivi, un organo composta da uomini eruditi sull’amministrazione archivistica. La commissione Cibrario voleva centralizzare: nelle capitali c’erano già grandi concentrazioni archivistiche. L’equilibrio tra le due necessità. Istituiti degli enti statali:
Emerge la responsabilizzazione degli uffici produttori nei confronti dei documenti dell’archivio. Nella pratica, però, non è qualcosa di sostenibile poiché dieci anni sono pochi e perché attribuire ai direttori degli archivi statali la responsabilità di effettuare gli scarti è poco sostenibile (pile di documenti da suddividere tra “tenere” e “gettare”). Sarebbe molto più efficace portare negli archivi statali solo la documentazione da scartare. Questa legislazione del 1975 designa quali devono essere gli esami che i funzionari devono sostenere nelle scuole per la formazione. La disciplina archivistica deve ancora nascere nel 1875, di conseguenza i corsi insegnati erano relativi all’analisi e lettura di un documento, più che vera e propria archivistica (ad oggi la scuola “archivistica, diplomatica paleografia” maggiormente sulla prima). All’interno degli enti pubblici troviamo:
Si prende atto delle criticità nella gestione degli archivi = revisione della struttura archivistica Essendo un periodo dal pov politico la legge passò in secondo piano e verrà “inglobata” in una successiva. Dopo 25 anni, si approda alla prima legge archivistica dell’Italia Repubblicana del 1963, che disegna il quadro attuale dell’archivistica italiana.
La legge del 63 riprende la parte degli archivi privati, ma sono talmente importanti per la storia che lo stato decide di vigilare sulla loro conservazione, impedendo ai proprietari delle norme. Interviene la dichiarazione di notevole interesse storico (culturale). È emessa dal soprintendente archivistico, che individua degli archivi privati che meritano di essere sottoposti ad una speciale vigilanza. Questa dichiarazione obbliga a rispettare delle regole di condotta:
generale (per ogni bene culturale). Dopo la parte iniziale seguono diverse parti specifiche per tipologia di bene INIZIO Il testo serve per attuare:
Ci sono enti statali che sono periferici (tribunale, archivio notarile, questura) al termine degli anni verseranno la loro documentazione all’interno dell’ASBg (archivio di stato di Bergamo). Il ComuneBg (comune di Bergamo), decorsi i termini, la sua documentazione non viene portata via, ma messa nell’Archivio storico del comune di Bergamo questo perché è un ente pubblico non statale. La ProvinciaBg decorsi i termini verserà la sua documentazione all’interno dell’Archivio storico della Provincia di Bg.
A livello di conservazione centrale ci sono due istituti che hanno una funzione particolare: conservano un determinato tipo di documentazione molto preciso e fungono anche da deposito legale (scopo di distribuzione, che obbliga all’invio allo stato) :
- CINETECA NAZIONALE: video/audiovisivi
Possiamo individuarne 3 fasi di vita
Classificare i documenti significa organizzarli in raggruppamenti di natura logica, secondo una struttura di voci gerarchicamente organizzata (categorie, classi, sottoclassi) che rappresentano in modo sistematico le funzioni e le materie attribuite al soggetto produttore da provvedimenti istruttivi e regolamenti. Es: pensiamo ad un comune, ha molte competenze che vanno a formare una griglia a cui ciascuna griglia corrisponde una categoria (attività di governo del comune: sindaco, vicesindaco, giunta, assessori tutta la documentazione che ha a che vedere con questi organi andrà a finire all’interno della categoria “governo”, all’interno della quale troverò le classi (sottoinsiemi più piccoli: quelli che riguardano il sindaco, giunta ecc) e poi troverò delle sottoclassi (ordini del giorno della giunta/ i verbali delle riunioni della giunta). Classificare significa prendere un documento e individuare a quale categoria appartiene. Esistono delle griglie/modelli uguali per gli enti di uno stesso tipo che servono a guidare l’attività di classificazione titolario di classificazione (secondo strumento dell’archivio corrente). Dopo aver individuato categoria, classe e sottoclasse si realizza l’indice di classificazione. A cosa serve nella pratica la classificazione dei documenti? A ciascuno dei sottoinsiemi logici corrisponderà nell’archivio dell’ente un raggruppamento fisico dei documenti che appartengono a quella classe lì = quando io passo dall’archivio corrente alla fase successiva, dell’archivio di deposito, i documenti si raggrupperanno fisicamente sulla base delle categorie = Il piano di classificazione guida la sedimentazione dei documenti. Si chiamano serie , i raggruppamenti di tutti i documenti appartenenti ad una determinata categoria. La classificazione è un procedimento che fu introdotto da Napoleone. Durante l’unità fu necessario realizzare delle procedure omogenee sul territorio intorno al 1900 arriva una legislazione unitaria circolare del ministero dell’Interno che viene detta “ circolare Astengo ” (funzionario che emise questa circolare) del 1897 che è molto importante per la storia degli archivi italiani, perché detta delle regole unitarie per le operazioni svolte nell’archivio corrente relativamente all’ufficio comunale. L’art 2 ci dice che gli atti sono classificati in base all’annessa tabella (altri articoli vedi slide). La circolare è così importante perché le norme ivi contenute saranno seguite fino ai giorni nostri (2005).
(1897) Categoria I – Amministrazione Classe