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Archivistica generale, Schemi e mappe concettuali di Archivistica

Appunti del corso (non contiene parti dei libri inseriti in bibliografia)

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

Caricato il 15/11/2025

marta-prussiani
marta-prussiani 🇮🇹

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ARCHIVISTICA GENERALE
4/10/22
Disciplina che ruota attorno alla conservazione di documenti e archivi. Capire come le
società hanno organizzato la loro memoria. È utile anche per il presente in quanto
tutta la documentazione utile per ricerche di tipo storico è contenuta in archivi. Anche
l’uso di banche dati bibliografiche.
Più genericamente anche la mia stessa vita è contenuta in un archivio documenti che
attestano i miei diritti.
È composta da tantissime norme.
La parte finale del corso tratterà della documentazione falsa (chi è e perché agisce il
falsario?). Due epoche piene di documenti falsi sono state il Rinascimento e il ‘900.
Archivio definizione: insieme di documenti conservati in una certa maniera(ordinata)
Più tecnicamente = insieme dei documenti prodotti o acquisiti da una persona fisica o
giuridica (ente, industria, pubblica amministrazione) nello svolgimento delle proprie
attività.
Altre 2 definizioni:
1. istituzione che ha come scopo la conservazione della documentazione (es: archivio di
Stato di Bergamo)
2. luogo fisico in cui i documenti sono conservati (l’archivio dello stato di Bergamo oltre
ad essere un’associazione è anche un luogo fisico).
Definizione di documento:
un suo sinonimo può essere il termine “fonte” ma, in senso stretto è un documento
GIURIDICO. È una narrazione scritta di un fatto o un evento compilata secondo
determinate forme che servono a darle valore di prova.
Dunque, non solo una narrazione, un racconto volto a dare qualche informazione ma è
una narrazione che segue dei certi schemi e strutture che servono a certificare ciò che è
narrato. Es: patente.
Es: lo scontrino fiscale.
Es: banconota.
Differenze tra:
- documenti chiusi: documento che non potrà subire riscritture, non si può modificare,
es: scontrino o carta d’identità.
- documenti aperti: documento che si può modificare vengono compilati a più riprese
(transazioni commerciali).
5/10/22
STORIA DEGLI ARCHIVI: come le varie società hanno conservato i documenti
Gli archivi sono estremamente mobili (fisicamente e geograficamente) e si
trasformano, sono strumenti che servono a dimostrare dei diritti (es: archivi di stato).
Gli archivi si spostano in base agli equilibri (personali o geopolitici se parliamo di
persone o stati). Sono il progressivo incorporamento di archivi passati, si spostano nel
tempo e nello spazio (es: spostamento di una proprietà terriera da una famiglia ad
un’altra, al contempo si spostano i documenti relativi a quella proprietà / ugualmente se
un territorio passa da uno stato ad un altro gli archivi e i documenti passano nei rispettivi
archivi).
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ARCHIVISTICA GENERALE

Disciplina che ruota attorno alla conservazione di documenti e archivi. Capire come le società hanno organizzato la loro memoria. È utile anche per il presente in quanto tutta la documentazione utile per ricerche di tipo storico è contenuta in archivi. Anche l’uso di banche dati bibliografiche. Più genericamente anche la mia stessa vita è contenuta in un archivio  documenti che attestano i miei diritti. È composta da tantissime norme. La parte finale del corso tratterà della documentazione falsa (chi è e perché agisce il falsario?). Due epoche piene di documenti falsi sono state il Rinascimento e il ‘900. Archivio definizione : insieme di documenti conservati in una certa maniera(ordinata) Più tecnicamente = insieme dei documenti prodotti o acquisiti da una persona fisica o giuridica (ente, industria, pubblica amministrazione) nello svolgimento delle proprie attività. Altre 2 definizioni:

  1. istituzione che ha come scopo la conservazione della documentazione (es: archivio di Stato di Bergamo)
  2. luogo fisico in cui i documenti sono conservati (l’archivio dello stato di Bergamo oltre ad essere un’associazione è anche un luogo fisico). Definizione di documento : un suo sinonimo può essere il termine “fonte” ma, in senso stretto è un documento GIURIDICO. È una narrazione scritta di un fatto o un evento compilata secondo determinate forme che servono a darle valore di prova. Dunque, non solo una narrazione, un racconto volto a dare qualche informazione ma è una narrazione che segue dei certi schemi e strutture che servono a certificare ciò che è narrato. Es: patente. Es: lo scontrino fiscale. Es: banconota. Differenze tra:
  • documenti chiusi : documento che non potrà subire riscritture, non si può modificare, es: scontrino o carta d’identità.
  • documenti aperti : documento che si può modificare vengono compilati a più riprese (transazioni commerciali). 5/10/ STORIA DEGLI ARCHIVI : come le varie società hanno conservato i documenti Gli archivi sono estremamente mobili (fisicamente e geograficamente) e si trasformano, sono strumenti che servono a dimostrare dei diritti (es: archivi di stato). Gli archivi si spostano in base agli equilibri (personali o geopolitici se parliamo di persone o stati). Sono il progressivo incorporamento di archivi passati, si spostano nel tempo e nello spazio (es: spostamento di una proprietà terriera da una famiglia ad un’altra, al contempo si spostano i documenti relativi a quella proprietà / ugualmente se un territorio passa da uno stato ad un altro gli archivi e i documenti passano nei rispettivi archivi).

ES: il marchesato di Monferrato passa sotto al controllo dei duchi di Mantova  trasferimento dei documenti a Mantova poi a Vienna essendo stato posto sotto il controllo degli Asburgo poi preso dai Savoia e portati a Torino  DIMOSTRAZIONE DELLA MOBILITA’ DI UN ARCHIVIO. Anche se l’archivio non si sposta fisicamente non potremo vederlo per come era nel passato, perché è stato più e più volte riordinato = TRASFORMAZIONE. Com’erano nel passato gli archivi? Gli archivi si possono anche frammentare. Nessuna società mai al mondo nella storia conserva tutta la documentazione che produce o acquisisce. Si fanno delle scelte, scartando una parte del proprio archivio. Lo stato italiano prevede che venga scartata della documentazione. Di molte epoche possediamo quasi nessuna documentazione rispetto a quelle che realmente furono prodotte. Possediamo solo l’1/2% di quella documentazione. Domandiamoci perché certi documenti si sono conservati e altri no? Persa a causa di guerre, incendi, trasformazioni politiche? Nella maggior parte dei casi la documentazione persa è stata scartata APPOSITAMENTE , non erano più attuali. Quali sono i processi/criteri decisionali che hanno portato a scartare la maggior parte dei documenti che possedevano. ETA’ ROMANA: nell’antica Roma nelle varie città esistevano degli archivi pubblici,

ciascun municipium aveva la sua curia (dove si esercitava il potere pubblico) e c’era

anche quella dove si conservava un esemplare (copia) dei vari contratti stipulati dai privati nel territorio della città. L’atto del deposito della copia si chiama insinuazione (mettere in seno all’archivio) il potere pubblico così facendo si faceva garante della loro conservazione (anche adesso esiste l’ufficio del registro che conserva copia di tutti i contratti stipulati dai notai). Si perde questa modalità nel momento in cui falliscono le vecchie istituzioni romani e anche perché al termine dell’età romana e passaggio all’alto medioevo, si verifica un crollo vertiginoso dell’alfabetizzazione. Gli alfabetizzati erano quasi totalmente ricchi/religiosi, di conseguenza i luoghi della produzione e conservazione dei manuali diventano le chiese/cattedrali/monasteri. Le biblioteche e gli archivi sono di Chiese e monasteri. Le fonti che ci sono giunte dall’alto Medioevo provengono da ambienti religiosi (attività che svolgevano al loro interno/ attività svolte tra privati ma che si riferiscono a beni o diritti acquisiti dall’ente religioso successivamente). Com’è fatto un archivio di un ente religioso? Non possiamo vedere la sua struttura risalente a 1000 anni fa, non abbiamo nemmeno fonti di tipo manualistico. Possiamo fare ricostruzioni solo sulle testimonianze dei religiosi stessi. Ma come facciamo a definire come era strutturato un archivio, realmente? Era collocato in un luogo protetto da eventuali danneggiamenti, ad esempio in torri e campanili delle chiese. Oppure sempre in strutture isolate e poste in alto, evitando incendi (poiché isolata) o allagamenti. I tipi di documenti contenuti in archivio religioso erano:

  • Fondativi : che istituiscono le prerogative di quella chiesa/monastero, diplomi imperiali o pontifici che eseguono delle donazioni. Conservati scrupolosamente;
  • Operazioni economiche : atti notarili fatti con privati;
  • Amministrativi/ contabili : relative ad ampi possedimenti e proprietà terriere;

Da Asti ci è giunto il Codex Astensis (fine XIV secolo) realizzato quando Asti passa sotto il

controllo della famiglia francese degli Orleans. Gli atti sono stati messi in ordine di luogo. All’inizio di ciascuna sezione/luogo venne realizzata una miniatura del borgo di cui si sta parlando con la bandiera di Asti. All’inizio di questo libro iurium è stata realizzata una mappa del contado. Cosa troviamo negli archivi comunali? Nella fase podestarile (‘200) ci sarà una trasformazione della documentazione, la cosiddetta rivoluzione documentaria  prodotta moltissima documentazione aperta di tipo amministrativo, relativa la gestione quotidiana e corrente delle attività di governo/ amministrazione finanziaria e contabile. Saranno realizzati su carta, poiché molto più economica. Cartulari e libri iurium sono libri realizzati tramite copiatura in una volta sola!! 11/11/ Per tornare al discorso dei registri contabili:

  • Registri degli “ordinati ” (delibere del consiglio comunale) del comune di Moncalieri (1421): sulla coperta molto spesso hanno dei disegni; sono cartacei e all’interno hanno i verbali dei consigli comunali, oppure i registri delle attività quotidiane dei tribunali (es: dei malefici)
  • Registro della giustizia criminale (liber maleficiorum) Tutta questa documentazione amministrativa ha la tendenza a strutturarsi secondo le fasi delle procedure amministrative (es: istruttoria, interrogatori, deposizioni, sentenza, condanna  registro delle istruttorie, registro degli interrogatori, registro delle deposizioni, registro delle sentenze, registro delle condanne). Tutti questi registri devono essere collegati funzionalmente per poter funzionare = SISTEMA. Come si è verificato il passaggio dalle pergamene ad avere piramidi organizzative dei vari registri? Per amministrare e rendere fruibile questo sistema è il personale che possieda il dominio intellettuale, ovvero essere in grado di sapere la posizione di determinati documenti = PERSONALE ARCHIVISTICO  reclutato nell’ambito comunale tra i notai (scrivono questa documentazione e sviluppano le competenze per conservarla e tenerla in ordine). Per descrivere gli archivi medievali uno studioso ne ha parlato al plurale = non esiste l’archivio del comune nel Medioevo, come unico luogo di conservazione, ma molto spesso la conservazione avviene su tante sedi diverse, alcune addirittura esterne al comune stesso. Es:
  • Montpellier  ‘200 le autorità del comune decidono di fare un inventario dei documenti; grazie a ciò scopriamo che i documenti più importanti si trovano nel Convento degli Ospitalieri, in una cassa, ripartita in vari cassettini tematici riconoscibili grazie ad una segnatura [marchio che identifica un gruppo di documenti] e una lettera. Erano documenti fondativi, che hanno a che fare con l’origine della città, e li hanno messi lì perché la Chiesa è un luogo sacro = hanno sacralizzato i documenti + non servivano tutti i giorni; erano scritti in franco – provenzale). Questi cassetti erano organizzati sulla base dell’interlocutore del comune:
  • Stemma dei re di Maiorca: documenti che hanno a che vedere con il rapporto con il regno di Maiorca;
  • Tiara pontificia: documenti che hanno a che vedere con i rapporti con il papa;
  • Giglio: documenti che hanno a che vedere con il re di Francia

Questa organizzazione comporta un grosso investimento in denaro e personale = motivi

seri per effettuarla (es: Montpellier lo fa per conservare bene documenti che possono aiutare la sua indipendenza).

  • Moncalieri  comune che decide di riordinare e inventariare l’archivio comunale, perché cambiò signore passando sotto al Duca di Savoia. Il comune deve tenersi pronto per far valere le sue autonomie di fronte al nuovo signore + il comunque stava chiedendo molti soldi. Mandano dei messi nelle case private chiedendo se possedessero dei documenti comunali per prelevarli e portarli nell’archivio; poi procedono alla redazione dell’inventario = ARCHIVIO AL PLURALE una parte della documentazione stava dentro al palazzo del comune, un’altra parte è conservata nel convento dei Francescani (tanti armadioni con dentro documenti comunali: documenti fondativi, documenti vecchi non necessari quotidianamente). L’inventario riporta le segnature dei documenti (dove sta, in quale armadio si trova e riprodotta la segnatura che si trova sul verso di questo documento) ordina alfabetico, disegni grafici.
  • Bologna grandissimo comune da dover amministrare, richiede una raccolta più accorta. Nel 1217 ci sono documenti comunali custoditi dal massarius (ufficiale comunale che si occupava dell’amministrazione delle finanze = l’archivio attesta anche le tendenze economiche del comune). A metà del ‘200 la documentazione è troppa, è necessario un ufficio dedito solo agli archivi= nasce la CAMERA ACTORUM , gestita da notai AD ACTA (pagati per gli atti che rilasciano: guadagnano grazie ai privati che chiedono delle copie dei documenti del comune). Nel 1303 la documentazione è talmente tanta che devono trovare altre sedi: usano il criterio del valore all’interno dei documenti si distingue tra il grande valore, e quelli

nullius valoris (privi di valore).

La camera actorum ha prodotto delle fonti straordinarie = i MEMORIALI , i notai registravano e scrivevano tutti i documenti entrati nell’archivio comunale (data, titolo, segnature e dove li avevano collocati), e ci ha permesso di capire ancora una volta l’organizzazione dell’archivio. 18/10/ Gli archivi del Medioevo possono essere al plurale: più sedi. Si affacciano due nuovi soggetti produttori di archivi alla fine del Medioevo:

  • Privati : non è scontato che un privato conservi autonomamente la propria documentazione archivi di famiglie nobili/aristocratiche/mercanti/compagnie mercantili o artigianali

Nasce una vera e propria cultura della memoria. Dato che la documentazione segue i

diritti dei proprietari molti documenti sono stati persi (es: figlia che si sposa e molti documenti confluiscono nelle proprietà del marito) + non ci sono regole per la manutenzione e la conservazione. i. Archivio Datini : famiglia di mercanti toscani e lavora nel Basso Medioevo con sede a Prato ii. Bergamo : conservati moltissimi archivi della fine del Medioevo/Rinascimento, perché a BG esisteva un’istituzione fondata nel ‘200 Consorzio della Misericordia Maggiore , a cui viene lasciato il patrimonio di molti ricchi bergamaschi (documenti + beni). Questi archivi dei mercanti (libri

Es: Quando all’inizio del ‘700 i Savoia diventano Re una delle prime cose che fanno è chiamare l’architetto di corte e fanno costruire un edificio che contenga i loro documenti. Anche a Napoli nasce il “Grande archivio”. Diventa un’operazione sistematica quella di fare PULIZIA , con perdite enormi. Gli esiti sono differenti, negli archivi sabaudi si propose di distruggere tutte le lettere relative ai sovrani precedenti ma non venne approvato, si distrusse comunque molto documentazione ritenuta “vecchia”. Molto peggiore la situazione prodotta in Toscana, negli archivi del Granducato di Toscana avranno luogo i cosiddetti “ SPURGHI ” in cui tonnellate di documentazione amministrativa dal periodo medioevale vengono distrutte per fare spazio. In parallelo con questi scarti e spurghi, si fa strada l’idea che una parte degli archivi degli stati ritenuta più antica e di maggior valore possa essere aperta agli studiosi. Vengono individuati dei raggruppamenti di documentazione antica, prevalentemente pergamenacea alla quale si garantisce l’accesso a degli studiosi. Prima a Firenze con la

nascita dell’ “ Archivio diplomatico”.

Il ‘700 è un’epoca nella quale si decide di riordinare tutti gli archivi, poiché fino a quel momento si erano affastellati. Alla fine del ‘700 questa cosa non può più succedere!! Seguire un ordine uguale per tutti serve agli impiegati della P.A che devono essere in grado di individuare rapidamente un documento. Queste operazioni di riordino complessivo continueranno in età napoleonica, restando in piedi anche durante la Restaurazione. Nella maggior parte dei casi questa messa in ordine avverrà secondo un criterio dell’ordinamento per materie (tutta la documentazione, indipendentemente da dove viene, dove è stata prodotta, viene ripartita all’interno di uno schema di argomenti, in base all’oggetto trattato). 19/10/ Non esisteva una scienza Archivistica fino all’800, che spiegasse in modo teorico come disporre la documentazione negli archivi. Esistevano dei trattati sugli archivi nel Rinascimento, ma più sulla struttura edilizia, del mobilio ecc. L’ordinamento per materie soppianta altre forme di ordinamento che nell’età moderna erano state prevalenti. L’ordinamento precedente era per tipologia delle carte. Perché si opta per questo tipo di ordinamento? Innanzitutto, la cultura illuminista diffonde un sapere enciclopedico (mettere in ordine alfabetico). Anche la spinta politica porta a questa scelta, poiché gli archivi erano essenziali per l’amministrazione pratica dei bisogni quotidiani dello Stato. I grandi complessi archivistici devono essere utili per portare avanti in modo efficiente le pratiche amministrative. Era come avere un grande indice indicante tutti gli argomenti = praticità. Quando arrivano dei nuovi documenti questi vengono protocollati, ovvero viene riconosciuta la materia/oggetto di cui trattano; tutto ciò nasce proprio alla fine del ‘ principalmente sul territorio tedesco, successivamente con Napoleone in tutti i territori sotto il dominio. La documentazione arriva quindi già raggruppata. Il problema sta nel fatto che l’ordinamento per materie non è qualcosa che escluse il passato = si crea così una spaccatura (???). Il caso più celebre di ordinamento per materie di interi archivi centrali: archivi governativi di Milano alla fine del ‘700 durante la fine del dominio austriaco della Lombardia. I loro archivi confluiscono negli archivi milanesi = “Atti di governo” archivio

gigantesco. Il governo austriaco per rendere fruibile a tutto il personale l’archivio, sistema la documentazione grazie a Luca Peroni  l’ordinamento per materia verrà anche detto PERONIANO. Anche a Torino negli archivi sabaudi si ordina, ma si fanno corrispondere le materie a singole funzioni di governo, si creano raggruppamenti come “materie finanziare”, “materie ecclesiastiche”, “materie giuridiche”. È meno impattante sulla struttura preesistente. Il contraltare dell’ordinamento per materie che nell‘800 diventerà maggioritario rispetto dei fondi/ PRINCIPIO DI PROVENIENZA , la documentazione rimane come era stata. Si crea nell’archivio un fondo che rispecchia la sistemazione/provenienza precedente. È un principio utilissimo allo storico, studioso perché permette di ricostruire l’azione nel passato di singole personalità uffici, perché la loro azione del passato viene lasciata intatta. Es di archivi che sfruttarono il principio di Provenienza:

  • 1765 redatto un documento, la relazione programmatica scritta per gli archivi di Genova che dice che non bisognava spezzare l’ordine originario della documentazione ma era necessario mantenerli intatti.
  • A Lucca in età Napoleonica si incamerarono numerosi uffici senza dividerli per materia.
  • A Napoli nel 1812 i grandi archivi centrali di Napoli acquisiscono la documentazione di tutti i tribunali della zona, senza divisione per materie.
  • Nel 1822 nella Restaurazione c’è una sistemazione degli archivi del Granducato di Firenze: una fase di distruzione dei documenti (bruciati), seconda fase tenendo d’occhio lo sviluppo storico degli uffici che li hanno prodotti. SCUOLA DI ARCHIVISTI In Toscana nasce una scuola di Archivisti che definisce sé stessa come scuola del metodo storico , quel metodo di ordinamento di tenuta degli archivi che corrisponde ai principi di provenienza e rispetto dei fondi = salvaguardare l’unitarietà dei documenti. Siamo negli anni attorno all’unità d’Italia. I maggiori esponenti furono:
  • Francesco Bonaini (muore nel 1874) = verrà contattato dal neo-stato italiano per capire le politiche da dover adottare negli archivi. Scrive un documento programmatico in cui dice che l’ordinamento degli archivi deve prendere le mosse da una estesa cognizione della storia. Bonaini va oltre l’idea del rispetto dei fondi, dice anche che bisogna prendere la documentazione e riordinarla internamente per riportarla all’ordine originario che ciascun ufficio le aveva dato. Si basa su due massime: i. Uno studioso entrando in un archivio non deve cercare le materie ma le istituzioni e il loro sviluppo. ii. L’ordinamento di un archivio costituisce il diritto pubblico di uno Stato applicato ai documenti se ho la documentazione di un ufficio e voglio sistemarla devo andare a prendere tutti i regolamenti/ leggi che regolavano il funzionamento di quell’ufficio e la tenuta dei suoi documenti. Il problema è che siamo nel pieno del positivismo (sostiene che attraverso le scienze sia possibile, applicando un metodo scientifico, si arrivi ad una conclusione esatta, certa). Ma gli archivi non erano precisi ed esatti come i regolamenti prescrivevano. Bonaini vuole fare i fondi diplomatici (prendere tutte le pergamene), ma è in contraddizione con il principio di provenienza.

che l’istituzione produttrice ha stabilito da dare. Le carte si ordinano da sé. Porta alle estreme conseguenze le teorie di Bonaini. L’archivio rispetta e rispecchia l’istituto  TEORIA DEL RISPECCHIAMENTO. CENCETTI: A. Universitas rerum: non divisibile B. All’interno dell’insieme unico i documenti hanno un rapporto voluto dal soggetto creatore dell’archivio C. Legame tra i documenti è un VINCOLO ARCHIVISTICO D. Teoria del RISPECCHIAMENTO: l’archivio rispecchia l’istituzione/ente che lo ha prodotto. L’ente è l’archivio e l’archivio è l’ente: totale sovrapposizione. 27/10/ Stessi concetti di Bonaini ma più estremizzati! RISPOSTA AI PUNTI DI CENCETTI Claudio Pavone nel 1970 scrive un articolo “Ma è poi tanto pacifico che l’archivio rispecchi l’istituto?” in risposta ai punti di Cencetti. La risposta è no, perché:

  • Non è vero che gli archivi debbano seguire la struttura che la legge impone di dare a questi archivi; al complesso di norme che regolano bisogna aggiungere il fatto che la struttura sarà interessata dalla prassi amministrativa. L’archivistica è molto meno imbrigliata nella complessità delle norme, seguiva un po’ l’utilità e la funzionalità che i funzionari richiedevano.
  • Bisogna studiare i rapporti sociali nei confronti dei suoi interlocutori e la cittadinanza
  • Molti archivi si sono evoluti inglobano archivi di uffici preesistenti (es: Archivio di Bergamo ingloba l’archivio dei pupilli l’archivio di destinazione avrà criteri diversi).
  • L’archivio non rispecchia l’ufficio, rispecchia invece IL MODO CON CUI L’ISTITUTO ORGANIZZA LA PROPRIA MEMORIA , cioè la propria capacità di auto documentarsi in rapporto alle proprie finalità pratiche. È a questo scopo che l’archivio riceve un “ordine”. Deve essere facile trovare i documenti, deve favorire l’utilità!! PAVONE DICE CHE L’ARCHIVIO RISPECCHIA LA MEMORIA, ARCHIVIO COME LUOGO ORDINATO DELLA MEMORIA.

LEGISLAZIONE ARCHIVISTICA ITALIANA: PRIMI

ELEMENTI

Metà ‘800 nasce lo Stato italiano. Ma esistevano già nelle ex capitali degli archivi con moltissimi documenti all’interno. Cosa farne? Unificare cosa?? Il parlamento decide di istituire una commissione parlamentare che dovrà scodellare una legge generale sugli archivi in Italia. Questa commissione “Cibrario” dall’omonimo parlamentare. Nel 1874/1875 si delineano le linee di funzionamento degli archivi italiani. Gli archivi prima erano sottoposti ad archivi diversi. Dal 1874 al 1985 (100 anni). Si decide anche di affiancare all’interno del Ministero dell’Interno un consiglio per gli archivi, un organo composta da uomini eruditi sull’amministrazione archivistica. La commissione Cibrario voleva centralizzare: nelle capitali c’erano già grandi concentrazioni archivistiche. L’equilibrio tra le due necessità. Istituiti degli enti statali:

  • Centrali: competenza su tutto lo stato
  • Periferici: competenza su un singolo territorio dello Stato Gli archivi dei regni antecedenti all’unità diventano archivi di Stato, ma i documenti rimangono lì (es: quelli del Granducato di Toscana rimangono a Firenze). (art 2) La documentazione posteriore all’unità degli enti statali, passato un certo periodo di tempo, dopo che diventa inutile ai bisogni ordinari, deve essere raccolta in un unico archivio

Emerge la responsabilizzazione degli uffici produttori nei confronti dei documenti dell’archivio. Nella pratica, però, non è qualcosa di sostenibile poiché dieci anni sono pochi e perché attribuire ai direttori degli archivi statali la responsabilità di effettuare gli scarti è poco sostenibile (pile di documenti da suddividere tra “tenere” e “gettare”). Sarebbe molto più efficace portare negli archivi statali solo la documentazione da scartare. Questa legislazione del 1975 designa quali devono essere gli esami che i funzionari devono sostenere nelle scuole per la formazione. La disciplina archivistica deve ancora nascere nel 1875, di conseguenza i corsi insegnati erano relativi all’analisi e lettura di un documento, più che vera e propria archivistica (ad oggi la scuola “archivistica, diplomatica paleografia” maggiormente sulla prima). All’interno degli enti pubblici troviamo:

  • Statali
  • Non statali (regionali, comunali, provinciali): non devono prendere la loro documentazione e portarla in un archivio dello Stato, ma la tengono e la mettono in un loro archivio “storico” (es: Comune di BG dopo anni dalla chiusura delle varie pratiche porta la documentazione nel suo archivio storico del comune di BG). Per vigilare questi archivi pubblici non statali sovraintendenti (art 23) (REGIO DECRETO 1911 NOOO)

Si prende atto delle criticità nella gestione degli archivi = revisione della struttura archivistica Essendo un periodo dal pov politico la legge passò in secondo piano e verrà “inglobata” in una successiva. Dopo 25 anni, si approda alla prima legge archivistica dell’Italia Repubblicana del 1963, che disegna il quadro attuale dell’archivistica italiana.

La legge del 63 riprende la parte degli archivi privati, ma sono talmente importanti per la storia che lo stato decide di vigilare sulla loro conservazione, impedendo ai proprietari delle norme. Interviene la dichiarazione di notevole interesse storico (culturale). È emessa dal soprintendente archivistico, che individua degli archivi privati che meritano di essere sottoposti ad una speciale vigilanza. Questa dichiarazione obbliga a rispettare delle regole di condotta:

  • Rendere il loro archivio accessibile agli studiosi (con limitazioni di tempo)
  • Non possono smembrare l’archivio
  • Possono vendere interamente l’archivio a patto che non esca dal territorio nazionale e che prima di farlo si debba denunciare allo Stato, che avrà la prelazione nell’acquisto
  • Consentire l’inventario e l’eventuale restauro
  • Garantire la conservazione (nel caso non fosse in grado può venderlo/ darlo in deposito [fisicamente + la proprietà rimane al produttore] allo Stato). DECRETO LEGGE 14 DICEMBRE L’amministrazione degli archivi passa dal ministero dell’interno a quello dei beni culturali Da questo momento in poi gli archivi saranno a tutti gli effetti dei beni culturali. 8/11/ 1974  Istituzione del Ministro per i beni culturali e per l’ambiente 1975  L’amministrazione degli Archivi passa dal Ministero dell’Interno al Ministero dei beni culturali. A seguito della riforma costituzionale del 2001  del titolo V della Costituzione per cui molte competenze furono devolute alle regioni.

PARTE INIZIALE DEL CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO DRL 2004

generale (per ogni bene culturale). Dopo la parte iniziale seguono diverse parti specifiche per tipologia di bene INIZIO Il testo serve per attuare:

  • l’art 9 (invariabile)= tutela del patrimonio culturale
  • l’art 117 (modificato nel 2001) = adeguamento costituzionale La repubblica ha due compiti: a. Art 3 Tutela dei beni culturali, sapere quali sono i beni della nazione e proteggerli per fini di pubblica fruizione = CONSERVAZIONE b. Art 6 Valorizzazione dei beni culturali, studiare i beni culturali, comunicarli al pubblico e renderli fruibili in maniera consapevole. Queste due azioni spettano a numerosi soggetti, dispersi sul territorio a. Tutela prerogativa dello Stato b. Valorizzazioneenti locali e privati che vogliono contribuire ARTICOLI SUGLI ARCHIVI – Geografia degli archivi È necessario stabilire la geografia e le regole della conservazione archivistica Tipologia degli istituti archivistici (è tutta documentazione che equivale a bene culturale) toccati dalla normativa italiana: ARCHIVI DI STATO
  • ARCHIVIO CENTRALE: documentazione esaurita dagli enti statali centrali
  • ARCHIVI DI STATO in ogni provincia (capoluogo) i. Documentazione degli enti statali periferici ii. Documentazione degli stati preunitari iii. Documenti versati e dati in deposito da terzi
  • SEZIONI DI ARCHIVI DI STATO (non capoluoghi) i. Molta documentazione storica o uffici statali importanti ARCHIVI STORICI DEGLI ENTI PUBBLICI NON STATALI  Regioni, province, Comuni ed enti che vi fanno capo La legge prevede che questi detengano sempre la loro documentazione in una sezione separata di archivio storico. ARCHIVI STORICI PROPRI : Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Corte costituzionale, Ministero degli Esteri, Stato maggiori di Marina, Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri 9/11/

Esempio concreto della geografia degli archivi – Bergamo

Ci sono enti statali che sono periferici (tribunale, archivio notarile, questura) al termine degli anni verseranno la loro documentazione all’interno dell’ASBg (archivio di stato di Bergamo). Il ComuneBg (comune di Bergamo), decorsi i termini, la sua documentazione non viene portata via, ma messa nell’Archivio storico del comune di Bergamo questo perché è un ente pubblico non statale. La ProvinciaBg decorsi i termini verserà la sua documentazione all’interno dell’Archivio storico della Provincia di Bg.

A livello di conservazione centrale ci sono due istituti che hanno una funzione particolare: conservano un determinato tipo di documentazione molto preciso e fungono anche da deposito legale (scopo di distribuzione, che obbliga all’invio allo stato) :

- CINETECA NAZIONALE: video/audiovisivi

  • DISCOTECA DI STATO: dischi - BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE (a FI) Ci sono poi le istituzioni europee che producono documentazione che finisce in un archivio storico che si trova a Fiesole, nel Centro Studi Europei. Si conservano i documenti dell’UE e precedenti (CEE, CECA). FINE PARTE TEORICAAAAAAAAAA INIZIO PARTE PRATICAAAA

Come funziona un archivio?

Possiamo individuarne 3 fasi di vita

  1. Archivio corrente : parte iniziale delle azioni sui documenti, quando si producono e utilizzano documenti in uso/ pratiche aperte
  2. Archivio di deposito : fase intermedia, durante la quale il documento non è più in uso quotidiano; la pratica è chiusa ma si suppone che il documento possa ancora servire e quindi lo si tiene presso la PA; qui avviene anche la selezione tra i documenti utili, e che passeranno alla terza fase, e quelli da poter distruggere.
  3. Archivio storico : i documenti destinati alla conservazione permanente una volta passati gli anni disposti dalla legge vengono collocati nella loro destinazione finale 1. ARCHIVIO CORRENTE Corrisponde alla fase di nascita di un documento = nel momento in cui un ufficio produce o acquisisce un documento. Si eseguono poi tre operazioni nei confronti del documento, fondamentali nell’archivio corrente, si eseguono contemporaneamente nella realtà: i. Registrazione : quando un documento è prodotto o acquisito esso viene registrato da parte dell’ufficio all’interno del registro di protocollo (registro all’interno del quale si inseriscono le principali informazioni che permettono di identificare il documento). Viene registrata la data di arrivo, l’oggetto, il mittente, il destinatario, il numero di protocollo (nome del documento composto da un numero progressivo [timbro]. È possibile che un documento abbia due numeri di protocollo? Si, quando i documenti vengono scambiati tra gli uffici. Perché si effettuano le operazioni di protocollo? Per questioni di gestione pratica dell’archivio, e legale (sentenza della corte di Cassazione del 1980, che dice che il registro di protocollo di un PA è un atto pubblico di fede privilegiata), dimostrare che un certo invio di documenti ha avuto luogo. Le prime PA ad avere una prassi di registrazione di protocollo risalgano ad alcuni stati della Germania. Napoleone la imporrà a tutti gli uffici pubblici del suo impero. 15/11/ ii. Classificazione : si attribuisce un indice/codice di classificazione ad ogni documento.

Classificare i documenti significa organizzarli in raggruppamenti di natura logica, secondo una struttura di voci gerarchicamente organizzata (categorie, classi, sottoclassi) che rappresentano in modo sistematico le funzioni e le materie attribuite al soggetto produttore da provvedimenti istruttivi e regolamenti. Es: pensiamo ad un comune, ha molte competenze che vanno a formare una griglia a cui ciascuna griglia corrisponde una categoria (attività di governo del comune: sindaco, vicesindaco, giunta, assessori  tutta la documentazione che ha a che vedere con questi organi andrà a finire all’interno della categoria “governo”, all’interno della quale troverò le classi (sottoinsiemi più piccoli: quelli che riguardano il sindaco, giunta ecc) e poi troverò delle sottoclassi (ordini del giorno della giunta/ i verbali delle riunioni della giunta). Classificare significa prendere un documento e individuare a quale categoria appartiene. Esistono delle griglie/modelli uguali per gli enti di uno stesso tipo che servono a guidare l’attività di classificazione titolario di classificazione (secondo strumento dell’archivio corrente). Dopo aver individuato categoria, classe e sottoclasse si realizza l’indice di classificazione. A cosa serve nella pratica la classificazione dei documenti? A ciascuno dei sottoinsiemi logici corrisponderà nell’archivio dell’ente un raggruppamento fisico dei documenti che appartengono a quella classe lì = quando io passo dall’archivio corrente alla fase successiva, dell’archivio di deposito, i documenti si raggrupperanno fisicamente sulla base delle categorie = Il piano di classificazione guida la sedimentazione dei documenti. Si chiamano serie , i raggruppamenti di tutti i documenti appartenenti ad una determinata categoria. La classificazione è un procedimento che fu introdotto da Napoleone. Durante l’unità fu necessario realizzare delle procedure omogenee sul territorio  intorno al 1900 arriva una legislazione unitaria  circolare del ministero dell’Interno che viene detta “ circolare Astengo ” (funzionario che emise questa circolare) del 1897 che è molto importante per la storia degli archivi italiani, perché detta delle regole unitarie per le operazioni svolte nell’archivio corrente relativamente all’ufficio comunale. L’art 2 ci dice che gli atti sono classificati in base all’annessa tabella (altri articoli vedi slide). La circolare è così importante perché le norme ivi contenute saranno seguite fino ai giorni nostri (2005).

TITOLARIO ASTENGO

(1897) Categoria I – Amministrazione Classe

  1. Ufficio Comunale
  2. Archivio
  3. Economato
  4. Elezioni amministrative – Liste – Riparto consiglieri per frazioni
  5. Sindaco – Assessori – Consiglieri
  6. Impiegati – Inservienti – Personale avventizio, ecc.
  7. Locali per gli uffici
  8. Sessioni ordinarie e straordinario del consiglio – Deliberazioni
  9. Cause – Liti – Conflitti riguardanti l’Amministrazione comunale
  10. Andamento dei servizi amministrativi
  11. Inchieste