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ARCHIVISTICA
LA DIFFERENZA TRA BIBLIOTECA E ARCHIVIO
Biblioteca e archivio sono due beni culturali diversi e presentano caratteristiche completamente differenti e si possono considerare due settori agli antipodi.
- BIBLIOTECA: a disposizione anche degli utenti più piccoli, a differenza degli archivi
- ARCHIVIO: è frequentabile solo a partire dalla maggiore età, in quanto, essendo un luogo in cui si conservano documenti antichi; sorge quindi un problema di consultazione ↓ ◌ i documenti conservati negli archivi sono spesso unici, hanno valore giuridico e non ne esistono copie: sono più o meno rari a seconda del periodo, questo porta a una selezione per la frequentazione per evitare danni ◌ è possibile frequentazione degli archivi per i minorenni ma con un accompagnatore che compili le schede di accesso di archivio, assumendosi le responsabilità dei danni eventualmente arrecati ai documenti ⇒ solo genitori o docenti si possono assumere la responsabilità accompagnando i minorenni ◌ un esempio di archivio sono gli Estimi di Bologna, nei quali sono conservati gli atti di valutazione di numerosi beni (proprietà) ⇒ dal valore di un terreno o di un bene immobile si determinano le tasse ◌ i documenti conservati in archivio sono per la maggior parte scritti a mano, quindi è necessaria una competenza particolare per riuscire a leggerli (ad esempio, abbreviazioni e date in base ai calendari locali) → CFR in Italia pre unitaria cambiano le modalità di abbreviazione e datazione (spesso l’anno parte da momenti diversi dell’anno, a volte datazione non corrisponde a quella odierna) EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI ARCHIVIO L’archivio contiene documenti che hanno un valore giuridico ben preciso = questo deriva dalla tradizione romana, che considera l’archivio come un complesso di documenti che hanno un valore giuridico, cosa che invece non è propria di un libro a stampa (si ha quindi un’erronea sovrapposizione di beni archivistici e librari) → sono quindi due beni culturali distinti e che hanno valori diversi. Se si parte dall’epoca romana, il concetto di archivio cambia:
- inizialmente per archivio si intende il luogo dove vengono conservati i documenti importanti,
che vanno quindi tenuti dove la conservazione è sicura (denominati sancta santorum →
solitamente templi)
a. L’archivio viene quindi definito inizialmente come luogo in cui si conservano gli acta
publica.
b. Piano Domizio, dal 203 al 228 d.C: archivum est locus publicus in quo instrumenta
deponuntur / l’archivio è il luogo pubblico nel quale vengono conservati i documenti;
c. Servio Mario: archivum est locus in quo acta publica asservantur / l’archivio è il luogo nel
quale vengono conservati gli atti pubblici). ⇒ la dignità di archivio per secoli e secoli l’ha avuta solo l’atto pubblico (documento prodotto da un soggetto pubblico: Stato, tribunali, regioni, soggetti pubblici statali o soggetti pubblici non statali)
- il primo Stato che riconosce gli archivi di famiglie gentilizie e commercianti è l’Italia, per poi essere trasferiti negli archivi di stato = si afferma che anche gli archivi privati hanno la dignità di archivio ≠ a livello europeo questo accade intorno alla Seconda Guerra Mondiale
- col passare dei secoli il concetto di archivio si modifica, diventa più raffinato e metodologico → l’archivio non è più il luogo ma diventa il complesso di documenti pubblici
l’archivio è un complesso di scritture che, legate da un vincolo naturale, sono prodotte da entità
pubbliche o private
nell’espletamento della loro attività per il raggiungimento di finalità contingenti e per la conservazione
della propria
memoria. (A. Romiti)
Quando si parla di archivi e si va in epoche pre unitarie si parla sempre di archivi pubblici. Gli archivi privati spesso erano gestiti da figure come professori o bibliotecari; a differenza, l’archivio pubblico ha sempre avuto delle regole di legge precise e pesanti. TUTELA DEGLI ARCHIVI NELLA POLITICA ITALIANA
◌ si è sempre parlato di archivi, biblioteche, beni archeologici, beni artistici e beni monumentali, ma solo dopo la Convenzione dell’Aia del 1954 c’è l’ufficialità più completa dei beni culturali ◌ con la legge di riforma amministrativa, i beni archivistici (che ricoprono il ruolo sia di beni culturali che di documenti ufficiali) vengono inseriti nella giurisdizione del Ministero della Pubblica Istruzione (dopo l’Unità d’Italia), per poi passare sotto il Ministero degli Interni: questo passaggio mette in risalto il valore giuridico degli archivi a discapito della definizione di beni culturali (CFR presenza di contratti e convenzioni internazionali, divisione che rimane tale per anni → gli archivi hanno la propria legge e regolamento, prodotto dal Ministero dell’Interno, mentre gli altri beni culturali rispondono alla pubblica istruzione) ◌ a differenza dell’Italia, gli altri Paesi istituiscono un Ministero dei Beni culturali: la proposta viene fatta anche in Italia ma è prematura e non trova terreno fertile ↓ LA NASCITA DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI (1 gennaio 1975)
- proposta fatta da Spadolini, che sostiene che il gran numero di beni presenti in Italia non è adeguatamente rappresentato
- tra il ‘73 e il ‘74 Aldo Moro è in politica come presidente del consiglio, uomo abile che riesce a tessere accordi e grande uomo di cultura, scrive libri legati ai beni culturali in Italia
- dopo un confronto tra i due, il progetto di Spadolini viene approvato o nel 1974 iniziano una serie di lavori preparatori o dal 1 gennaio 1975 il Ministero dei Beni culturali inizia la sua attività ↓ Sotto il nuovo ministero si radunano i Beni artistici, monumentali, archeologici e librari, ma vengono esclusi quelli archivistici in quanto rimangono documenti sotto il controllo del Ministero dell’Interno. In una serie di carteggi Spadolini e Moro discutono sulla questione dei beni archivistici, ma nessuno dei
due prende una decisione a riguardo: viene quindi indetto un referendum negli archivi e di poco vince il
passaggio al nuovo ministero (in questo modo si pone l’accento sulla valenza culturale degli archivi) o il 1 gennaio 1975 i cinque beni culturali vengono riuniti sotto il nuovo ministero, che parte con grande entusiasmo, in particolare tra i membri che tutelano i beni culturali (dai dati ISTAT l’Italia possiede l’80% dei beni culturali) L’EVOLUZIONE DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI
- Spadolini è il primo ministro dei beni culturali, si dimette dopo due anni e mezzo con una lettera estremamente critica nei confronti dell’apparato burocratico
- il ministero appena nato necessita una forza sia politica che culturale che sostenga il progetto: dopo le dimissioni di Spadolini l’istituzione ministeriale continua a vivere ma perde quasi completamente importanza ⇒ riduzione di investimenti
- Metà degli anni ‘80, intorno all ‘84, diventa il Ministero per i beni e le attività culturali → aggiunte le attività culturali (DAMS = danza, arte, musica e spettacolo vengono inserite sotto la dicitura di attività culturali, e sono considerate diverse dai beni culturali, che sono materiali)
- Negli anni ‘90 viene aggiunto un altro bene culturale, quello demo etnoantropologico = settore che va a toccare l’uomo nella sua origine più lontana
→ Beni demo etnoantropologici = ethnos sono anche le etnie, comprende tutto quello che
riguarda l’uomo inteso come
essere vivente [ anthropos come essere vivente senza distinzione tra uomo e donna]
- Da febbraio 2020 il Ministero dei beni culturali cambia in ministero della cultura (MIC) con un decreto improvviso: nessuna discussione sul fatto LEGISLAZIONE
- ogni settore, al momento della nascita del ministero, è seguito dalla propria legge ⇒ si sente la necessità di creare una legge che tenga in considerazione tutti i beni culturali ↓ La prima legge viene fatta nel 1999 a tutela dei beni culturali ed è emanata dal Ministero dei beni culturali (prima, quando il ministero inizia ad operare nel ‘75, i vari beni culturali conservano le loro leggi separate, portate dal ministero precedente) → è una legge con numerosi errori, seguita da una nuova legge redatta in seguito nel 2004
antiche su pergamena → l’operazione si estende anche negli Archivi di Stato di Lucca, Firenze e Napoli, ma sono di grandi dimensioni, quindi non viene portata a termine CARTA Nasce in Cina, e arriva per la prima volta in territorio italiano a Genova, fiorente centro commerciale dominato dal porto → da lì poi si diffonde Il primo documento cartaceo è conservato all'Archivio di stato di Genova e risale al Trecento: di lì pian piano la carta prende il sopravvento, la produzione cartacea si affina continuamente, quindi si predilige alle altre soluzioni: quest’ultima risulta comoda perchè leggera e facilmente trasportabile, ma comunque non è infallibile: ci sono infatti problemi con l’umido e le infiltrazioni d’acqua anche perchè l’inchiostro si dissolve a contatto con l’acqua, quindi possibile recuperare la carta ma non il testo → spesso anche se l’inchiostro si rovina, rimane il solco se lo scrittore incide: attraverso la lampada di Wood, che emette raggi
ultravioletti, è possibile recuperare il ductus
= questo metodo viene usato per documenti brevi, perchè difficile stare esposti ai raggi UV ↓ Ricerca di una tecnica per un inchiostro resistente
- Si iniziano a fare esperimenti sull’inchiostro per la creazione di un inchiostro resistente sulla carta: dagli studi emerge che mescolando lo zafferano tritato con l’inchiostro, questo rimane più impresso sulla carta
- Il Settecento è un secolo che produce dei danni: nonostante la produzione di un’ottima carta (in Italia nascono numerosi centri importanti di produzione della carta), i documenti che appartengono a quel periodo a volte risultano privi di alcune parti → durante le riunioni spesso amanuensi e cancellieri trascrivono i discorsi e al momento di girare il foglio, per far asciugare velocemente l’inchiostro vengono utilizzate manciate di polvere di ferro, che si amalgama con l’inchiostro e la fa asciugare. Alla fine si soffia per rimuovere la polvere in eccesso. Soprattutto nei registri rimane nella cucitura. La polvere corrode e si mangia l’inchiostro e anche la carta. Numerosi documenti di quel periodo vengono restaurati = i danni arrecati dalla polvere si vedono dopo secoli, per cui la pratica continua ad essere usata, prevalentemente nel Settecento ma anche nei Seicento e raramente per i primi dell’Ottocento, causando un processo di degrado della carta Il processo di restauro avviene grazie all’utilizzo della carta giapponese: carta sottilissima che blocca il processo distruttivo se inserita sia sul retto che sul verso del foglio, oppure se è già distrutto incolla insieme i pezzi in cui la carta è logorata per fare in modo che si ricomponga + viene usata anche per rinforzare il foglio e permette che non si distrugga o che non deperisca rapidamente ◌ il momento di massima fioritura della carta si ha con l’invenzione della stampa di Gutenberg → i documenti su carta man mano nel tempo sono sempre più prodotti e la carta, che inizialmente è un bene prezioso, inizia a diffondersi In certi archivi ogni pezzo di carta non viene buttato = se arriva una lettera dentro una busta spesso viene riutilizzata per scriverci ◌ l’arrivo della fotocopiatrice segna il boom definitivo dell’uso di carta, in quanto la maggior parte dei documenti vengono fotocopiati, cosa che danneggia molto gli archivi SUPPORTO DIGITALE
- cambia il supporto ma non la struttura del documento, che si compone di cinque parti → intestazione → oggetto → testo → data della lettera → firma
- elementi indispensabili per una lettera, che vengono rispettati in ogni secolo = disciplina che studia il documento che è la diplomatica, che definisce la struttura del documento = il documento non cambia nei secoli la sua struttura, ma il suo supporto Vantaggi e svantaggi del supporto digitale
- si affina negli ultimi anni, è più comodo, veloce e facilmente reperibile, ma anche qui il documento originale rimane uno. È un sistema agile ma che presenta un problema grosso, ovvero quello della conservazione: la conservazione è sicura di qualche anno, dopo di che il documento deve essere messo su un nuovo supporto
- il rischio di un documento su supporto digitale è che diventa attaccabile e facilmente falsificabile; inoltre al momento della
conservazione digitale, le parti del documento vengono smembrate, per essere assemblate al momento della consultazione del documento: questo viene fatto per limitare il rischio di attacco, tuttavia in caso di malfunzionamento di tale sistema, il documento è compromesso
- per la legge ogni 5 anni il documento deve essere aggiornato, ed essere riversato su un nuovo supporto digitale: per questa manovra è quindi necessario numeroso personale e i dispositivi ◌ Codice amministrazione digitale (CAD), prima legge che esce a dicembre 2005, e viene continuamente aggiornata: è un codice che riunisce e organizza le norme riguardanti l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione nei rapporti con i cittadini e le imprese. Istituito con il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, è stato successivamente modificato e integrato prima con il decreto legislativo 22 agosto 2016 n. 179 e poi con il decreto legislativo 13 dicembre 2017 n. 217 per promuovere e rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale Con l'ultimo intervento normativo il CAD è stato ulteriormente razionalizzato nei suoi contenuti. Si è proceduto a un'azione di deregolamentazione, sia semplificando il linguaggio, sia sostituendo le precedenti regole tecniche con linee guida, a cura di AgID, la cui adozione risulterà più rapida e reattiva rispetto all'evoluzione tecnologica. Inoltre, come evidenziato dalla relativa relazione illustrativa del decreto legislativo n. 217/17: o è stata sottolineata con maggior forza la natura di carta di cittadinanza digitale della prima parte del CAD con disposizioni volte ad attribuire a cittadini e imprese i diritti all'identità e al
domicilio digitale, alla fruizione di servizi pubblici online e mobile oriented, a partecipare
effettivamente al procedimento amministrativo per via elettronica e a effettuare pagamenti online; o è stata promossa l’integrazione e l’interoperabilità tra i servizi pubblici erogati dalle pubbliche amministrazioni in modo da garantire a cittadini e imprese il diritto a fruirne in maniera semplice; o è stata garantita maggiore certezza giuridica alla formazione, gestione e conservazione dei documenti informatici prevedendo che non solo quelli firmati digitalmente – o con altra firma elettronica qualificata - ma anche quelli firmati con firme elettroniche diverse possano, a certe condizioni, produrre gli stessi effetti giuridici e disporre della stessa efficacia probatoria senza prevedere l'intervento di un giudice caso per caso; o è stata rafforzata l’applicabilità dei diritti di cittadinanza digitale e promosso l'innalzamento del livello di qualità dei servizi pubblici e fiduciari in digitale, sia istituendo presso l’AgID l’Ufficio del Difensore civico per il digitale, sia aumentando la misura delle sanzioni irrogabili qualora i fornitori di servizi fiduciari violino le norme; o è stato promosso un processo di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico riconducendolo tra le finalità istituzionali di ogni amministrazione.^1
- per i CAD i rapporti tra pubbliche amministrazioni devono essere solo digitali
- la manovra di digitalizzazione e aggiornamento dei documenti negli archivi richiede numeroso personale e fondi, per questo le aziende spesso affidano a gestori esterni la conservazione della documentazione digitale, con determinate regole
- il problema della breve durata dei supporti digitali porta le aziende a cercare un modo efficace per produrre un supporto duraturo (kodak, sono in atto numerosi esperimenti) ↓ Questo porta alla PRODUZIONE DI MICROFILM
- negli archivi di stato è stata attuata una politica di salvaguardia (ad esempio Lucca, archivio in cui vengono microfilmate tutte le pergamene) = vengono quindi prodotti milioni di negativi di alcune porzioni di archivio, definiti microfilm di salvataggio ↓ gli atti originali erano nella sede dell’archivio, mentre i microfilm vengono conservati in un palazzo isolato fuori dalla città
- attraverso l’utilizzo di macchine ad ampio raggio, che scattano delle immagini del documento, viene conservato sia in positivo che in negativo
- a volte vengono utilizzati per far revisionare dei registri agli studiosi, diventati illeggibili ma al momento della creazione del (^1) Dal sito dell’AGID, Agenzia per l’Italia digitale
sede dell’archivio vescovile
- questa tipologia di soggetto non risponde alle normative dello Stato italiano, ma sono proprietà dello Stato del Vaticano ⇒ tutti i soggetti ecclesiastici fanno capo alla Chiesa, quindi sono archivi esteri, su cui lo stato italiano non ha nessuna competenza
- gli archivi ecclesiastici hanno leggi e regole diverse da quelle imposte allo stato italiano: non sono regolati da numerose normative, ma da poche e generali, in quanto spesso i parroci sono persone che sanno tenere gli archivi; quindi, non si sente la necessità di creare tante leggi specifiche (problema, perché col tempo la società sta cambiando)
- un’altra parte ecclesiastica è quella legata agli ordini religiosi (conventi e monasteri); questi ultimi fanno capo a un ordine preciso, che solitamente ha la casa madre a Roma (nella maggior parte dei casi, anche se non sempre è così) ⇒ gli archivi prodotti in questi monasteri, nel momento in cui viene chiuso, tornano alla casa madre
- i regolamenti che amministrano gli archivi ecclesiastici non vanno in contrasto con i dettami della Chiesa, in quanto sono redatti in modo da essere conformi ai valori cattolici IL RUOLO STORICO DEGLI ARCHIVI ECCLESIASTICI
- la Chiesa è organizzata sul territorio con le parrocchie e le diocesi → soprattutto in epoca preunitaria, i censimenti sulla popolazione sono pochi, in alcune regioni non vengono fatti CFR all’interno di un comune di solito è presente almeno una parrocchia, che possiede un archivio. se è una parrocchia antica, ha un archivio antico (alcune hanno i primi documenti ancora in pergamena)
- archivi delle varie chiese nel mondo, presenti archivi ecclesiastici anche all’estero I censimenti
- con l’arrivo di Napoleone nel 1799 in Toscana c’è uno dei primi censimenti: l’apparato burocratico ed amministrativo francese è più avanzato, i registri redatti sono fatti in modo scrupoloso, seguendo una logica territoriale (comunità per comunità, poi divisi per vie); è il primo vero censimento che viene fatto, fino all’unità d’Italia non ce ne sono altri
- nonostante non vengano fatti censimenti ufficiali, alcuni dati sulla popolazione possono essere recuperati all’interno degli archivi ecclesiastici: le comunità piccole hanno sicuramente una chiesa, che spesso censiva i propri parrocchiani ↓
1. la Chiesa segue l’ iter della vita di una persona battesimo (registra la nascita), poi registro dei
matrimoni e registri dei morti → tre tipologie di registri
2. I parroci poi conservavano un altro registro, detto Status animarum^2 (parroco si occupa delle
anime delle persone → quando il parroco andava prima di Pasqua a benedire le case, censiva in ogni casa chi ci abitava, capofamiglia, moglie, bambini o anziani, parenti). Questo registro viene aggiornato annualmente
- le parrocchie avevano i loro censimenti (che a livello statale non si hanno queste notizie, si hanno invece a livello ecclesiastico)
- la realtà di una comunità ad oggi non è più rispettata nei registri ecclesiastici = società multietnica e culturale: oggi queste notizie sono presenti negli archivi comunali
- organizzazione molto capillare da parte della chiesa per “gestire” i propri fedeli: lo Stato vaticano tiene in grande considerazione i propri archivi, anche se le leggi, i regolamenti e le normative non sono precise, lascia, soprattutto per le parrocchie, molto alla capacità dei parroci I registri ecclesiastici: l’importanza delle parrocchie nella vita del parrocchiano Le informazioni che si trovano negli archivi parrocchiali sono informazioni che vanno a toccare i cittadini di una comunità specifica Le serie archivistiche dei registri dei battezzati, dei matrimoni e dei morti vanno sotto il nome di libri canonici , e comprendono la documentazione presente da secoli nelle parrocchie antiche (^2) Molte donne mancano nei registri delle anime, in particolare a Pistoia, perchè vanno a fare le balie nei paesi vicini = notizie ricavate comunque dai registri di alcune parrocchie della zona
La Chiesa rende obbligatoria la tenuta dei registri con un editto del Concilio di Trento, ma comunque anche prima, nonostante fosse assente una linea guida, i parroci li tengono o Registri di Battesimo: nonostante il tipo di informazioni che contengono sia di carattere religioso, comunque sono ricchi di informazioni importanti riguardo alla famiglia, al padrino e alla madrina del bambino Per battezzare in una parrocchia è necessaria la qualifica di pieve. Presenza nei documenti di richieste dei parrocchiani per qualifica della chiesa, spesso lontani quindi lunghi viaggi, in particolare in inverno, i bambini dopo essere stati battezzati morivano di polmonite per il lungo viaggio al freddo o Cresima: notizie registrate, per molti anni ci sono i registri delle cresime, poi ritengono più funzionale annotarla sui registri dei battezzati o Registri di Matrimonio: i parroci conservano i registri dei matrimoni, dove viene reso ufficiale l’atto In caso di annullamento di matrimonio = interviene la chiesa e il Tribunale della Chiesa → è un processo molto lungo, e viene annotato nel registro dei matrimoni in quanto è un atto ecclesiastico ≠ divorzio è un atto dello Stato, la Chiesa non interviene o Registri dei Morti: quando una persona muore, il parroco che presiede il funerale inserisce il nome del defunto, in cui dice se è sposato (con nome e cognome del compagno), genitori del defunto, mestiere, abitazione, e in alcuni registri redatti con più cura si trova anche la causa della morte
o Status animarum: compilati prima di Pasqua durante la benedizione delle famiglie
(avviene una specie di censimento durante questo atto, infatti di ogni membro è presente nome, cognome ed età, con mestieri)
- registri devoti sono una fonte di informazioni incredibile, figura dell’uomo che arrivato a morire ha una vita sulle spalle, parroco che è in quella zona già da un po’ e conosce i parrocchiani, quindi a volte ci sono delle aggiunte
- i documenti prodotti dalla chiesa vanno a scandire la vita della persona, anche se di carattere ecclesiastico, in quanto i parroci se ne occupano dal punto di vista dell’anima ≠ Stato che analizza un aspetto prevalentemente materiale ↓
- dopo il 1861 iniziano i censimenti statali MA numerosi secoli sono coperti solo dal materiale ecclesiastico = mettendo insieme i censimenti delle singole parrocchie in un territorio preciso, si hanno dei dati ampi
- nel 1809: censimenti fatti dai funzionari napoleonici, dove sono presenti numerose informazioni → primo censimento fatto negli stati pre unitari, evento isolato nella storia = per gli studi demografici necessario consultare i registri ecclesiastici, anche se in alcuni casi sono lacunosi, sono dispersi, sono presi per delle ricerche e non vengono ricollocati, quindi presenza di notevoli lacune INOLTRE più si va indietro nel tempo più le notizie sono essenziali, più si va avanti, più le notizie inserite diventano anche di tipo informativo Le visite pastorali
- serie di ‘visite pastorali’: il vescovo, con una certa cadenza da lui stabilita, si reca nelle parrocchie della sua diocesi e le va a visitare, accompagnato dallo scrivano archivista
- il vescovo fa una ricognizione seria della zona di sua competenza, iniziando dalla chiesa (controlli anche delle strutture degli edifici): è un lavoro particolarmente importante, molte chiese cambiano la loro struttura, dove agli inizi c’era l’ingresso magari dopo secoli viene modificato l’assetto della chiesa, ristrutturazione ⇒ grazie alla consultazione di questi documenti è possibile seguire lo sviluppo della struttura della chiesa
- visita pastorale fornisce numerose informazioni sulla struttura della chiesa (anche arredi come doni dei parrocchiani) ↓ serie di oggetti d’arte^3 (per la celebrazione), numerosi quadri = a volte, quando la chiesa era particolarmente ricca, viene fatto fare al parroco un inventario da allegare alla visita pastorale (continuamente aggiornato, quando poi un parroco viene trasferito, il successore controlla gli oggetti e viene dichiarata la presa consegna (^3) a volte nelle chiese viene cambiata la cornice del quadro, più piccola rispetto all’opera, il quadro viene rifilato = a volte scompare la firma dell’autore che si trovava in fondo → importante fare la ricerca insieme ai dati degli archivi notarili (che fanno da tramite tra il pittore, il donatore e la chiesa): il soggetto dichiara cosa vuole, il pittore accetta l’incarico e stabilisce una durata dell’incarico, poi si stabilisce la cifra, viene concordata la cifra, quindi impegno preciso da tutte e due le parti (viene scritto anche il luogo)
l’intervento del Ministero (dopo l’approvazione del direttore dell’archivio di stato ) e poi di atto che regoli il rapporto tra il direttore dell'archivio di stato e quello dell’archivio privato. Spesso per problemi di spazio le richieste dei soggetti privati vengono rifiutate ≠ per i soggetti pubblici statali, necessario che la procedura avvenga per legge, quindi si trova lo spazio
- una volta che la documentazione arriva in archivio sono previsti 40 giorni di isolamento, per verificare che non abbia parassiti e intervenire in caso contrario in tempo, per evitare di danneggiare anche gli altri documenti già presenti
- con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 1409 del 1963 si arriva all’organizzazione completa degli archivi
- In ogni capoluogo è presente un archivio di Stato (Roma ha due archivi di stato, quello antico e storico, in centro e l’archivio centrale che conserva la documentazione più recente)
- Nel caso venisse creata una provincia nuova, con quella nasce un nuovo archivio di stato
- È presente inoltre un articolo nel quale si prevede che ad alcune città, che non sono capoluoghi (e quindi non possono per legge possedere un archivio di stato) ma che hanno un ruolo importante nella storia (e sono quindi ricche di documentazione storica) viene assegnata una sezione dell’archivio di stato del capoluogo a cui corrispondono, dedicata a quella provincia specifica (in Toscana avviene per Pescia, città con un ruolo storico importante in passato in quanto è una sede vescovile → archivio di Pistoia; Pontremoli, zona importante per la situazione geografica, zona di grandi traffici → archivio di Massa; Prato, prima che diventasse capoluogo → archivio di Firenze LE COMPETENZE DEGLI ARCHIVI E LE SOPRINTENDENZE ARCHIVISTICHE → le soprintendenze archivistiche hanno un compito preciso, ovvero quello di occuparsi degli archivi dei soggetti pubblici non statali e di alcuni archivi privati, che vengono dichiarati di notevole interesse storico dal Ministero della Cultura, in base all’art
13 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (spesso gli archivi di letterati o artisti diventano di
notevole interesse storico). Gli archivi pubblici non statali e quelli privati di notevole interesse storico sono sotto la soprintendenza → sono presenti in tutti i capoluoghi di regione, esattamente come gli archivi → nel momento in cui un archivio viene dichiarato di notevole interesse storico questo diventa un bene culturale, quindi è vincolato dalle leggi che regolano la tutela dei beni culturali COMPRAVENDITA DI UN ARCHIVIO
- un archivio può essere venduto ma secondo le regole imposte dallo Stato
- All’atto di vendita dell’archivio si stabilisce una cifra → il notaio redige l’atto ma questo non diventa esecutivo: è necessario, infatti che siano trascorsi 60 giorni, durante i quali l’atto viene inviato al Ministero, che a questo punto ha il diritto di prelazione^5
- Il notaio mette a conoscenza le parti che l’atto che sta facendo è provvisorio
- In caso il Ministero decida di esercitare il diritto di prelazione, il notaio ritira l’atto e ne redige uno nuovo, di accordo tra il venditore e il ministero: il compratore non può ribattere dopo che il ministero ha esercitato il diritto di prelazione
- Se il Ministero non è interessato a quel bene, allora si procede alla vendita. Nel caso in cui il bene fosse acquistato da uno straniero, deve comunque rimanere in Italia, in quanto è un bene dello Stato italiano Quando il Ministero decide di mettere il vincolo di notevole interesse storico prima si documenta, indagini sul soggetto produttore dell’archivio; a volte il proprietario non è favorevole al vincolo Quando la soprintendenza si muove di solito è già informata sulle condizioni (spesso muore il soggetto produttore e viene ereditato dai successori, che hanno spesso problemi di spazio → depositati, donati o comodati) ↓ Per trattare i documenti negli archivi è necessario richiedere l’autorizzazione alla soprintendenza → il privato, nel momento in cui il suo archivio viene dichiarato di notevole interesse storico, deve passare sempre dalla soprintendenza (controlli sui locali dell’archivio, interviene nelle trattative per il prestito dei materiali ecc.. = tutela del bene) Problema della consultazione: richiesta dell’intervento della soprintendenza
Documenti hanno dei limiti di consultabilità CFR Codice dei beni culturali e del paesaggio
(^5) Il diritto di prelazione è il diritto riconosciuto a un soggetto (prelazionario) di essere preferito ad altri, a parità di condizioni, nel momento in cui un soggetto si deve costituire un determinato negozio giuridico; il Ministero ha diritto di prelazione su tutti i beni culturali
RAPPORTI TRA DUE SOGGETTI
- i rapporti tra soggetti si modificano in base alla natura giuridica delle due parti a. VIGILANZA: avviene tra due soggetti che non hanno la stessa natura giuridica Gli archivi pubblici di cui si occupa la soprintendenza sono non statali, e quindi non hanno la stessa natura giuridica di quelli statali → il rapporto che intercorre tra i due è di vigilanza b. SORVEGLIANZA: un’azione che intercorre fra due soggetti che hanno la stessa natura giuridica Il rapporto che intercorre tra l’archivio di stato e i soggetti pubblici statali che sono su quel territorio, dal momento che hanno la stessa natura giuridica è di sorveglianza Gli archivi in Italia: l’organizzazione del mondo archivistico sul territorio italiano
- i soggetti pubblici statali presenti in ogni provincia sono prefettura, tribunali e questure sono quelli più importanti
- gli archivi di stato hanno l’obbligo di prendere gli archivi dei soggetti pubblici statali quando questi entrano nella fase storica
- le soprintendenze svolgono attività di vigilanza sugli archivi dei soggetti pubblici non statali e le soprintendenze hanno un territorio molto ampio (una in ogni capoluogo di regione) LA VITA ARCHIVISTICA DI UN SOGGETTO PUBBLICO
- suddivisione in tre fasi
- archivio corrente a. in atto ora, per convenzione viene fatto coincidere con la tenuta del registro di protocollo, che può essere cartaceo o digitale b. ha validità di un anno solare c. contiene documentazione corrente prodotta dal soggetto produttore e inviata all’esterno d. fase molto movimentata, nella quale si svolgono numerose operazioni importanti
- archivio di deposito a. al termine dell’anno solare, il protocollo si chiude e se ne apre un altro per l’anno seguente b. il protocollista, quando si chiude l’anno, nei primi mesi dell’anno seguente, in particolare quando la documentazione era cartacea, prende dagli uffici le pratiche concluse (dai vari uffici recupera il materiale e versa le pratiche nell’archivio di deposito del soggetto, dove la legge dice che le pertiche concluse vengono messe nell’archivio di deposito, in cui rimangono per 40 anni) i. nuova regola del decreto Franceschini che impone 30 anni per i soggetti pubblici statali che versano il proprio archivio all’archivio di stato (prefetture, tribunali…), per gli altri rimangono 40 c. passaggio della documentazione all’archivio di deposito, dove avvengono alcune operazioni
- archivio storico o sezione separata a. dopo 40 anni, in cui avvengono anche operazioni di scarto, la documentazione che è pronta viene versata nell’archivio storico, spesso negli enti pubblici chiamata anche sezione separata (archivio storico è una definizione generale)
- spesso la gestione di queste tre fasi diventa complessa
- convenzione presa a livello internazionale di corrispondenza a livello globale ⇒ se la documentazione non è organizzata bene nel momento in cui nasce e non vengono rispettate le convenzioni si creano problemi per le fasi successive
- il registro di protocollo per secoli è cartaceo, oggi continua ad essere cartaceo nei registri pubblici, altra protocollazione digitale ↓ Registro su cui vengono registrati tutti i documenti che il soggetto riceve (documenti che entrano nella memoria del soggetto produttore) e quelli che il soggetto spedisce = rapporto di documenti che entrano e documenti che escono ⇒ si crea la memoria di quel soggetto. In base alle dimensioni la memoria dell’archivio è più o meno cospicua PROTOCOLLO^6 :
- perché il soggetto abbia un archivio è necessario che abbia un’attività rivolta verso l’esterno, di conseguenza ha dei documenti che vengono dall’esterno
- soggetto produttore che svolge un’attività rivolta verso l’esterno (^6) archivio nasce nel momento in cui il soggetto pubblico rivolge un’attività verso l’esterno: via via che la documentazione aumenta dev’essere conservata dal soggetto pubblico
I. Il protocollo è assente negli Stati prima dell’Ottocento → sostituiti da registri cartacei (copia lettere) dove il segretario dello stato o chi gestiva la documentazione segnava le lettere che riteneva più importanti (copiate)
- questa è una pratica molto soggettiva, in quanto dipende dai documenti che il cancelliere o il segretario riteneva importanti II. Si comincia a parlare di protocollo con Napoleone, quando inizia a conquistare gli stati pre unitari
- in Francia già presente la pratica del protocollo, amministrativi vengono lasciati nei luoghi conquistati o di passaggio = questi si rendono conto che nell'Italia pre unitaria non esiste la pratica di protocollo e quindi instaurano un nuovo sistema ↓ Già presenza dei quattro elementi fondamentali: infatti i registri fatti produrre dai francesi sono simili a quelli attuali Concetto di protocollo che arriva con l’avvento napoleonico Registro di protocollo serve inizialmente solo per gestire la documentazione e per trovarla meglio, in quel momento non esiste ancora in concetto di valore giuridico del documento Sul nostro territorio il protocollo parte con l’arrivo degli amministrativi napoleonici, e pian piano si va sempre più rafforzando III. Con la legge di riforma amministrativa, passaggio da Stati pre unitari a un unico Stato (17 marzo 1861) si ha un’azione politica, ma la riforma amministrativa impiega molto più tempo
- unico stato deve avere una struttura amministrativa omogenea → passaggio complesso, si crea una commissione composta da personale di giuristi, economisti, amministrativi e politici esperti che aveva il compito di creare uno stato italiano unico dal punto di vista amministrativo
- viene nominata una commissione nel marzo del ‘61, e porta a termine i lavori nel marzo del 1865: la legge proposta dalla commissione viene approvata in Parlamento Legge di grande calibro, entra in vigore dal 1 gennaio 1866 (da aprile a dicembre del 1865 ci si organizza e si prende visione della legge, gli uffici si preparano ad ammettere il nuovo sistema) IV. Tutta la parte dal 61 al 66 non si cerca nell’archivio post unitario ma in quello pre unitario, che arriva fino a dicembre 1865 = disposizione di legge del ministero → periodo di passaggio, si iniziano a modificare molte cose, ma nella forma ufficiale si ha il 1866 V. Dal 1866 l’Italia è unita anche dal punto di vista amministrativo VI. Una normativa importante che viene emanata nel 1897: viene indirizzata agli archivi dei comuni (numero altissimo in Italia)
- si sente la necessità di dare delle indicazioni, in particolare i comuni = viene emanata una circolare a marzo del 1897 denominata circolare Estengo (dal nome di colui che l’ha firmata, passata alla storia come circolare Astengo) ⇒ per la prima volta viene data una serie di informazioni sulla tenuta del registro di protocollo
1. parte iniziale in cui si specifica come realizzare un protocollo e chiarisce alcuni aspetti :
parte suddivisa da articoli dove vengono date indicazioni pratiche
- circolare rivoluzionaria, fino a quel momento ogni protocollista gestiva il protocollo con regole personali, applicazione di certi aspetti da lui consolidati nel tempo
- dopo la pubblicazione della circolare alcuni protocollisti non accettano certe novità, ci sono delle resistenze: in alcune zone viene applicata molto rapidamente, in altre parti viene applicata anche cinquant’anni dopo = difficile smantellare certi sistemi
- citazione dei quattro elementi e si dice che devono essere assegnati in maniera giusta: consapevolezza diversa di gestione del protocollo
- inserimento di elementi nuovi che fino a quel momento non sono stati enunciati ⇒ disposizioni: quando, anche un semplice cittadino, invia una lettera a un ente, non può inserire nella lettera più di una richiesta insieme → MOTIVAZIONE: i comuni^7 (ad esempio) hanno svariate competenze, e vanno svolte tutte attraverso gli uffici (documento viene protocollato e poi mandato all’ufficio tecnico ⇒ se in una lettera ci sono due richieste che (^7) I comuni sono i soggetti pubblici non statali più numerosi. Nei documenti antichi il comune viene denominato “parrocchia”: questo genera numerosi errori, successivamente si pensa che sia un registro ecclesiastico. Alcuni documenti sciolti causano confusione, anche in chi li studia : solo studiando l’organizzazione, e quindi le leggi emanate in quegli anni dall’amministrazione francese, si vede la riforma e quindi si riesce ad evitare l’equivoco
competono a due uffici diversi, il protocollista si trova un unico documento su due funzioni diverse) ◌ prima dell’avvento delle fotocopiatrici, il protocollista invia il documento all’ufficio tecnico, poi all’altro ufficio invia un foglio compilato con le informazioni che competono al secondo ufficio → appunto del protocollista per poter attuare anche la seconda richiesta ◌ produzione dei due documenti che vengono poi mandati ai due uffici = si hanno due risposte separate dagli uffici: il d documento non si può smembrare, quindi diventa un’operazione complessa, divisione tra originale e appunto ⇒ raccomandazione della circolare Estengo ◌ soggetti pubblici hanno varie competenze che espletano attraverso vari uffici
2. seconda parte nella quale è inserito un titolario di classificazione per i comuni
- il titolario non è altro che uno schema diviso per "categorie" o "titoli" numerati, che corrispondono ciascuno ai vari rami dell'attività svolta dall'ente; a loro volta essi sono suddivisi ciascuno in "classi" o "sezioni", che corrispondono alle varie tipologie di documenti per ciascuna funzione
- il titolario di classificazione è uno strumento che serve ad ordinare i documenti e a contestualizzarli, in modo tale da trovarli quando ci servono, capirne la funzione (se si tratta di documenti relativi ad una attività di gestione del personale, piuttosto che del patrimonio, piuttosto che degli organi direttivi, ecc.) metterli in relazione con gli altri documenti appartenenti allo stesso procedimento o affare amministrativo
- per titolario di classificazione, in sintesi, quindi, un quadro alfanumerico di riferimento per l’archiviazione, la conservazione e l'individuazione dei documenti
- primo vero titolario di classificazione: strumento prettamente archivistico che individua quali sono le competenze di un determinato soggetto e, individuata una competenza generale, si specifica attraverso quali funzioni si porta a termine la competenza generale SI SUDDIVIDE o titoli i quali si suddividono in classi
- titoli e le classi sono nel numero prestabilito dal titolario di classificazione e non sono modificabili né nel numero né nell'oggetto, se non attraverso particolari procedure che coinvolgono il gruppo lavoro interuniversitario o le quali si suddividono in fascicoli
- ogni classe ha un numero variabile di fascicoli, cioè dipendente dagli affari e dai procedimenti amministrativi istruiti che, all'interno della medesima classe
- essi vengono numerati progressivamente e annotati nel repertorio dei fascicoli ◌ individuazione delle competenze: si prende il soggetto pubblico e si inquadrano i ruoli svolti da quel soggetto^8 INIZIALMENTE: organizzazione che non viene imposta, è naturale, competenze diverse
- ogni documento ha una sua collocazione, necessario che il personale al protocollo conosca bene la struttura
- il titolario della Circolare Astengo per i comuni è composto da 15 titoli (inserisce una categoria, la 14esima delle ‘varie’, per il materiale che non trova collocazione specifica = mossa anti archivistica, nel titolario ogni documento dev’essere classificato)
- titolario dev’essere uno strumento duttile, creazione di nuove categorie in base alle competenze specifiche dei singoli comuni
- nel caso in cui il titolo rimanga vuoto, in quanto il comune perde una competenza, è comunque presente ma non vengono (^8) Ad esempio un comune si occupa di numerosi settori, ha un sindaco, giunta e consiglio comunale: la parte amministrativa del comune è gestita dalla segreteria amministrativa (si occupa della parte dedicata al sindaco, giunta e consiglio); parte relativa alla contabilità e bilanci del comune (preventivo e consuntivo), che rientra nella competenza della contabilità, parte dedicata all’anagrafe e stato civile (nascita, morte e matrimoni, spostamenti dei cittadini, residenze, censimenti ecc…)
- divenendo classe emergente anche la borghesia anela a una preparazione di tipo diverso: questo porta all’invenzione di nuovi metodi per diffondere le conoscenze, anche se basilari e non approfondite, e porta alla pubblicazione
dell’ Encyclopédie (Diderot
e d’Alembert) → l’enciclopedia raccoglie lo scibile umano in ordine alfabetico, senza fornire voci approfondite ma che permettono la rapida diffusione di una conoscenza base^10 LO STESSO CONCETTO APPLICATO AGLI ARCHIVI, che vengono organizzati o in parte riorganizzati secondo una classificazione per lettera alfabetica: questo porta a una divisione finale dei documenti per materia (danni maggiori vengono fatti in Francia, patria di nascita del movimento e del pensiero illuminista) Di questo aspetto si risente in futuro in Europa ma non tanto come in Francia ↓ per questo fu enunciato il principio di pertinenza in ambito archivistico: Il principio di pertinenza è frutto dell'impostazione illuminista: prevede la divisione della documentazione secondo un titolario di classificazione per materie, intervenendo pesantemente sull'ordine originario e distruggendo i criteri di organizzazione nati durante la fase di formazione dell'archivio
- spesso vengono riordinati archivi, in particolare le sezioni più antiche, secondo questo principio
- no divise per materia, sulla stessa pratica ci sono più documenti che vengono smistati in base all’oggetto: a seguito del periodo illuminista in Europa si ha la tendenza ad operare per materia anche negli archivi (su imitazione
dell’ Enciclopedia, che raccoglie
gli elementi per materia) = esempio: documentazione dell’archivio di stato di Milano viene compromessa da accorpamenti per materia, a volte non si riesce a ricostruire TUTTAVIA ci si rende conto che è molto difficile trovare i documenti con questo sistema di catalogazione proclamazione del principio del Respect du fonds , ovvero il rispetto del fondo archivistico, per cui non si possono prendere documenti dall’archivio di un soggetto e mescolarli con quelli dell’archivio di un altro soggetto ↓ ◌ Nel 1819, all’Accademia di Berlino, inizia ad essere teorizzato il principio di provenienza , che nasce in maniera semplice e lentamente si elabora in opposizione al principio di pertinenza, fino a diventare un principio importante che vede il suo evolversi a Firenze e in Toscana: i fondi, in base a tale principio, dovevano mantenere la loro unitarietà, dando una priorità a una classificazione basata sull'individuazione dell'ente produttore
- il principio di provenienza prevede il rispetto della territorialità (perciò l’archivio deve rimanere nel luogo in cui viene prodotto)
- i documenti prodotti da un soggetto nascono bene, non hanno bisogno di interventi, basta lasciarli come stanno
- tutti questi documenti sono collegati tra loro da un nesso: non avulsi, collegati fra loro da un vincolo archivistico fondamentale ⇒ collegati perchè sono funzioni diverse ma collegate tra loro: se messi insieme si annulla il vincolo archivistico, quindi non risponde alla vera natura dell’archivio Vincolo archivistico: Giorgio Cencetti, nel suo articolo L'archivio come "universitas rerum" del 1937, indicò un altro elemento essenziale per l'identificazione di un archivio, ovvero il vincolo archivistico: «I singoli componenti di un archivio non solo provengono da un medesimo individuo, aggregato familiare o ente...ma poiché costituiscono niente altro che uno dei mezzi usati dall'ente o individuo per raggiungere i propri scopi, portano in loro stessi fin dall'origine il vincolo della destinazione comune, sintetizzato nell'adempimento dalle funzioni dell'ente o individuo medesimo.»
(Cencetti, L'archivio come universitas rerum)
Due anni più tardi, nell'articolo Il fondamento teorico della scienza archivistica, ribadisce l'unitarietà dell'archivio nelle sue tre fasi di vita, ribadisce l'assoluto valore del vincolo e pone le basi teoriche per lo svolgimento del mestiere d'archivista che ancora oggi sono valide IL METODO STORICO
- il principio di pertinenza, di provenienza e il metodo storico sono principi che vengono adottati nella fase dell’archivio storico che spesso è in disordine, e nel caso ci sia da riordinarlo, bisogna avere una consapevolezza di che documentazione si sta riordinando (^10) sul territorio italiano Lucca pubblica l’enciclopedia, anche se non ci fu un grande seguito
e una base teorica; la documentazione della fase storica è quella che rimane e dove va applicata la teoria. Di ogni soggetto (dei soggetti pubblici), del quale si vuole riordinare l’archivio, si devono fare alcune operazioni
- Prima di affrontare le carte o l’archivio è necessario uno studio sul soggetto produttore a. Quando è nato b. Che competenze/finalità ha c. Che sviluppi ha avuto d. Momenti determinanti, in base a certe leggi che hanno cambiato l’assetto di quello stato e. Vedere se ci sono stati studi precedenti f. Come è organizzato
- Dopo che si conosce l'organizzazione dell’archivio si può intervenire sulle varie serie archivistiche a. Studio archivistico di storia delle istituzioni precede l’operazione, molto importante Teoria che viene formulata nell’Ottocento, importante conoscere la storia delle istituzioni → archivi di diversi stati pre unitari hanno i propri uffici e ministeri, anche se possibile che ci siano spesso modifiche (di forme di governo) = necessario studiare la storia di quel soggetto → archivio di uno stato pre unitario difficile da studiare, va in contro a numerosi cambiamenti ⇒ dal concetto di provenienza già a metà Ottocento c’è un teorico dell’archivistica, Francesco Bonaini (sovraintendente degli archivi preunitari in Toscana e successivamente dopo l’Unità anche quello di Lucca), che capisce che con l’Unità d’Italia bisogna riordinare gli archivi preunitari per renderli fruibili in maniera migliore all’utenza tramite anche archivisti validi e individua due archivi su cui può intervenire meglio perché di grande importanza: quello di Firenze e quello di Lucca
- alla dirigenza dell’archivio di Lucca c’era Tommasi che però non era la persona adatta e dopo aver visto lo studio sulle magistrature lucchesi di un giovane: Salvatore Bongi e lo assume come direttore dell’archivio. Inizia questa collaborazione elaborando il metodo storico: in ogni soggetto bisogna, prima di tutto, fare uno studio sul soggetto produttore (nascita, competenze, finalità, organizzazione, funzioni e momenti determinanti in base alle leggi) vedendo anche se qualcuno ha già scritto qualcosa dal punto di vista archivistico e sulle istituzioni
- all’epoca di Bonaini già c’erano già degli studi ma l’opera più importante è la guida degli archivi di stato italiani, il Ministero dei beni culturali quando nasce si impone di creare dei volumi in ordine alfabetico in cui si prendono in esame tutti gli archivi di stato italiani e si dice quali archivi contengono e le magistrature, nei grandi archivi di stato si conservano tutti gli archivi degli stati preunitari di cui erano capitali, il Ministero quindi decide di fare un censimento del contenuto degli archivi di stato
- la guida degli archivi di stato è composta da una ventina di volumi e vengono inserite anche le sezioni di archivio di Stato → nella guida degli archivi di Lucca sono inserite tutte le magistrature e gli uffici dell’epoca repubblicana, il carteggio degli anziani e la parte del consiglio generale.
- Bonaini non scrive mai nulla sul metodo storico ma lo fa applicare da Bongi che ha scambi continui con lui, c’è un’altra figura che è quella di Guasti che fa parte della sovraintendenza archivistica toscana e collabora con Bonaini e fa da punto di incontro tra Bongi e Bonaini. In tutto il contatto Bonaini vuole che l’archivio di stato di Lucca sia organizzato con una struttura che possa agevolare la consultazione, per fare ciò bisognava partire da uno studio delle istituzioni prima di intervenire sulle carte partendo dalla ricerca delle leggi più importanti per capire la struttura: ogni ufficio che ha delle funzioni è una piccola realtà territoriale da rispettare ognuna con la propria autonomia. C’è stata una raccolta di Defeo con i carteggi scelti di Guasti, Bongi e Bonaini dove emergono molti aspetti del metodo storico. Bongi pur giovanissimo non accoglie passivamente gli insegnamenti di Bonaini ma li rielabora e tra i due si crea un contatto importante tra
deposito, che viene chiamato registratura di deposito, dopo c’è una fase in più che serve per fare uno scarto, il pre-archivio, infine si arriva alla fase dell’archivio storico, delle prime tre fasi si occupano dei registratori mentre dell’ultima un archivista. Il volume di Brenneke non è stato scritto da lui ma è l’insieme degli appunti dei suoi allievi perché lui non aveva mai scritto nulla. La scuola francese è identica a quella italiana ma ha un momento in più: c’è l’archivio corrente, l’archivio di deposito, una fase per lo scarto che si chiama archivio intermedio e poi l’archivio storico. Del libro di Brenneke è stata fatta anche una traduzione in italiano alla fine degli anni ’50 perché negli anni ’60 ci sono delle polemiche al metodo storico in quanto Brenneke si chiede se l’archivio rispecchia fedelmente il soggetto che l’ha prodotto, Pavone e Valenti riprendono questa critica e ne fanno una riesamina che arriva a conseguenze estreme. Il metodo storico è stato aggiornato negli anni e viene applicato anche agli archivi privati. ITALIA
In Italia la posizione tedesca fu recuperata da Elio Lodolini (1922-viv.) che, nel suo Archivistica. Principi
e problemi del 1985, dichiarò che:
«L'archivio è un complesso di documenti formatisi presso una persona fisica o giuridica o anche di un'associazione di fatto nel corso della esplicazione della sua attività e pertanto legati da un vincolo necessario, i quali, una volta perduto l'interesse per lo svolgimento dell'attività medesima, sono stati selezionati per la conservazione permanente quali beni culturali.» (Lodolini) Posizione ancora più esplicita la espone ancora Lodolini nel suo ancora attuale Lineamenti di storia dell'archivistica italiana: «La stessa espressione "archivio storico" va considerata come una formula di comodo, adottata perché nell'uso più frequente in lingua italiana la parola "archivio" - a differenza dell'uso costante in altri Paesi, come la Germania o il Nordamerica - è adoperata anche per indicare i complessi di documenti correnti, cioè quelle che, ad evitare equivoci, è preferibile chiamare "registrature correnti" [...] Inoltre, l'archivio definitivo, o archivio destinato alla conservazione permanente, cioè l'"archivio" propriamente detto...» (Lodolini, 1991) Molte delle linee per redigere l’inventario degli olandesi sono già state applicate dal Bongi e dal Bonaini, gli olandesi non citano mai gli inventari del Bongi forse perché non le conoscevano ma questo è molto strano perché gli scritti degli olandesi sono successivi a quelli del Bongi e fa venire dei dubbi perché alcuni linee sono identiche. Gli inventari del Bongi sono distribuiti in tutti gli archivi di stato italiani e nelle grandi biblioteche direttamente dal ministero dell’interno ma non sono stati tradotti in tutte le lingue. Anche nel riordinare gli archivi delle associazioni bisogna applicare il metodo storico studiando il soggetto (nascita, finalità, struttura); le associazioni sono tutte strutturate in maniera diversa, hanno tutte un presidente e un consiglio direttivo, a volte una giunta e delle commissione, e per capire come sono organizzate bisogna cercare lo statuto che ci deve essere in quanto governa l’associazione, quelle più organizzate hanno anche un regolamento, lo statuto è più complesso e per operare in maniera più snella c’è un regolamento, lo statuto può essere rifatto dopo aver fatto cessare quello precedente, ogni modifica deve essere approvata dall’assemblea dei soci. Le prime associazioni che nascono con l’Unità d’Italia non sempre hanno il primo statuto e bisogna vedere anche i cambiamenti che ci sono stati nel corso del tempo, a volte le associazioni pubblicavano a stampa il proprio statuto che veniva dato a tutti i soci. Nel momento in cui si fondava un’associazione bisognava mandare lo statuto alla prefettura.