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Tipologia: Appunti
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R. Feminò
Per morte improvvisa cardiaca (MIC) si intende la morte naturale dovuta a cause cardiache entro un’ora dall’inizio dei sintomi acuti in soggetti con o senza preesistenti patologie cardiache, in cui il momento e le circostanze delle morte sono inaspettate. I termini di “morte improvvisa cardiaca” ed “arresto cardiaco “ (AC) sono correntemente impiegati in letteratura come sinonimi. In senso stretto, la morte improvvisa cardiaca non può essere considerata sinonimo di AC, in quanto la prima è per definizione inattesa, mentre il secondo può costituire un evento prevedibile nel corso di gravi affezioni cardiovascolari. Inoltre, mentre per MIC si sottintende una cessazione irreversibile di tutte le funzioni biologiche, l’AC è da considerarsi un evento reversibile in seguito ad un tempestivo intervento, sebbene sempre letale in caso contrario.
In corso di AC, la fibrillazione ventricolare, spesso preceduta da tachicardia, rappresenta il ritmo di più frequente osservazione. Nell’80% dei casi l’evento terminale è causato da fibrillazione ventricolare (nel 50% preceduta da tachicardia ventricolare, nel 20% da torsione di punta e nel 10% insorta primitivamente), mentre nel restante 20% si tratta di una bradiaritmia. La fibrillazione è una eccitazione elettrica caotica del miocardio che si traduce in una perdita di contrazione meccanica coordinata caratteristica di ogni battito di cuore normale. Il meccanismo alla base è la combinazione di un blocco di conduzione dell’eccitazione cardiaca ed una rapida depolarizzazione ricorrente delle membrane cellulari. Una volta instauratasi la fibrilazione, l'altezza delle onde elettriche, documentabili con l'elettrocardiogramma, si abbassa progressivamente entro pochi minuti, sino a giungere all’asistolia. Il tasso di FV diminuisce, infatti, rapidamente e si riduce sino al 40-60% alla fine di 4-8 minuti dall’esordio dell’arresto cardiocircolatorio, per giungere intorno allo 0% fra il 10 ed il 12° minuto. Tale rapida evoluzione spiega il riscontro di diversi ritmi e tassi di sopravvivenza in base alla sede dell’arresto. Elevati livelli di FV/TV sono, infatti, riscontrabili in caso di arresto ambulatoriale o intraospedaliero, ove si presume che il monitoraggio ed il soccorso
abbiano inizio entro i primissimi minuti dall’arresto; un’ incidenza inferiore a favore della asistolia viene riportata per gli arresti extra-ospedalieri per i quali maggiore è l’intervallo tra arresto e primo soccorso.
Il paziente è in stato di incoscienza ed alla valutazione ABC (vedi BLS) mostra apnea o gasping e assenza di polso. Il primo obiettivo è quello di collegare il defibrillatore per evidenziare il ritmo responsabile dell’arresto. Se il defibrillatore non è disponibile, iniziare le manovre di CPR in attesa del defibrillatore. L’obiettivo primario è quello di raggiungere la vittima con un defibrillatore entro pochi minuti.
(^100) 2030
4050
6070
8090
100
1' 2' 3' 4' 5' 6' 7' 8' 9' 10' Minuti trascorsi dall'evento
% Sopravvivenza
Figura 1. dall’evento – Cummins RO et al. From Concept to standard of care? Review of the clinical experience of with automatic external Rappresentazione schematica della percentuale di sopravvivenza da arresto cardiaco in rapporto ai minuti trascorsi defibrillators. Ann Emerg Med. 1989; 18: 1269-
In linea con tali dati, la lotta alla Morte Improvvisa Cardiaca è da anni fondata sull’immediata attivazione della "Catena della Sopravvivenza" – il cui obiettivo è garantire tempestivamente le prime cure del caso direttamente sul posto, per poi delegare al pronto soccorso ospedaliero il trattamento avanzato. Riportiamo di seguito un breve richiamo sulle sequenze operative:
a) Allarme Immediato : la necessità di intervenire quanto più rapidamente possibile ha spinto a rendere il personale d'emergenza preparato ed equipaggiato "a portata di paziente". L’allertamento del servizio di emergenza avviene attraverso un’unica centrale per un determinato territorio attraverso un unico numero telefonico (centrale 118) che ha il compito di attivare le risorse idonee (dispatching) per il paziente in oggetto. Il primo punto critico nell’affrontare la MIC è proprio la corretta interpretazione di quanto riferito via telefono dai testimoni generalmente non educati al riconoscimento di un AC. La conseguenza è spesso l’errato dispiegamento delle risorse con automezzi medicalizzati
erogato da un defibrillatore. Lo scopo della defibrillazione è quella di terminare le rapide e ricorrenti onde di eccitazione attraverso la depolarizzazione simultanea di gran parte delle cellule del miocardio con una forte corrente elettrica. I pacemaker naturali del miocardio hanno così l’opportunità di ritrovare una normale attività. Il defibrillatore esterno è da anni uno strumento “salvavita” nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica ed è proprio grazie ad esso, insieme al continuo monitoraggio dei pazienti, che la mortalità per arresto cardiaco all’interno degli ospedali è significativamente diminuita. Per ciò che riguarda l’arresto cardiaco extraospedaliero, e quindi la gran parte dei casi, il discorso è sostanzialmente diverso. Non raramente accade che il mezzo di soccorso sul luogo dell’arresto sia sprovvisto di defibrillatore o che il dispositivo sia pronto sull’autoveicolo, ma non utilizzabile per l’assenza di un medico a bordo. La successiva defibrillazione al pronto soccorso risulta decisamente di minore efficacia. Tali programmi consistono nell’introduzione di modelli di defibrillatore automatico esterno che hanno reso possibile l’esecuzione della defibrillazione a più ampie fasce di soccorritori.
Intervento (^) Classe di Intervento Terapeutico ∗ Qualsiasi soccorritore sia in gradi di effettuare la RCP dovrebbe conoscere il funzionamentodel defibrillatore ed essere autorizzato ad usarlo IIa
La defibrillazione precoce (intesa come attrezzature e fomazione dei first responders) deveessere introdotta in tutti gli ospedali IIa
L’obiettivo all’interno dell’ospedale è quello di realizzare la defibrillazione entro i 3 minutidalla perdita di coscienza I
la formazione di poliziotti, vigili del fuoco, responsabili per la sicurezza e assistenti di volonella RCP e DAE IIa
Programmi di Public Access Defibrillation (PAD) devono essere attivati nelle aree ove:
∗ Classe I: Classificazione degli interventi terapeutici in RCP e trattamento cardiaco di emergenza: Opzione terapeutica generalmente indicata, sempre accettabile, utile ed efficace. Classe IIa:Classe IIb: Opzione terapeutica accettabile, per la quale l’evidenza scientifica è favorevole per utilità ed efficacia.Opzione terapeutica non valutabile in base all’evidenza scientifica, ma probabilmente utile e non dannosa. Classe III: Opzione terapeutica inappropriata, potenzialmente dannosa.
Tali apparecchi, in grado di riconoscere autonomamente un ritmo defibrillabile ed erogare dopo comando manuale lo shock, sono stati progettati per permettere anche a personale
laico scarsamente preparato di effettuare la defibrillazione precoce e rappresentano uno dei maggiori investimenti al fine di consolidare la catena della sopravvivenza. In Tabella riportiamo alcuni cambiamenti delle linee guida BLS dell’American Heart Association in seguito all’introduzione dei DAE. Di fatto, già da alcuni anni in USA e in Italia sempre più diffusi sono gli istruttori ed i soccorritori BLS-D – ovvero operatori in grado di eseguire sia manovre di RCP che di defibrillazione attraverso i DAE.
d) Istituzione precoce di cure avanzate : la rapida ripresa di un ritmo cardiaco spontaneo è alla base di quello che resta l’obiettivo massimo ovvero di restituire ad un essere umano una stato di buona salute con uno stato neurologico che sia quanto più simile a quello pre-arresto. Così, se la defibrillazione precoce rappresenta il momento chiave per un recupero del ritmo, altrettanto importanti sono gli altri interventi di ACLS che permettono di trattare le cause alla base dell’arresto ed a prevenirne la ricomparsa. Anche in questo caso, quanto più tempestivo è l’intervento, tanto più elevate sono le probabilità di sopravvivenza. Trattamenti più avanzati come l'intubazione oro-tracheale o la somministrazione di farmaci endovena (EV) sono da considerare come strettamente connessi con il BLS e possono essere eseguiti già prima di raggiungere l'ospedale anche se i risultati delle esperienze sul campo non sono univoci. Un’ intensificazione di interventi aggressivi, come la defibrillazione e l’ACLS precoce, avevano indotto il dubbio che all'aumento della sopravvivenza per i pazienti si potesse associare un aumento di casi di pazienti con funzione neurologica compromessa. Interessanti, a tale proposito, sono i risultati dell'esperienza di Monaco di Baviera ove la riduzione dei casi fatali di fibrillazione ventricolare non si è accompagnato ad un aumentata morbidità: solo il 9% dei pazienti ha mostrato una disabilità di grado compreso tra moderato e grave. (Una trattazione più completa sulla somministrazione dei farmaci è svolta nel capitolo dedicato alle singole aritmie).
L’utilizzazione rapida e diffusa dei defibrillatori convenzionali è essenzialmente limitata dalla difficolta’ di interpretare presto e bene una traccia elettrocardiografica, soprattutto in condizioni operative extraospedaliere meno favorevoli, sia dal punto di vista tecnico che sotto l’aspetto psicoemozionale. La disponibilità di un apparecchio “intelligente”, affidabile e facile da usare, agevola l’intervento defibrillatorio da parte di operatori che non siano (o non si ritengano) adeguatamente esperti in elettrocardiografia. Sempre più frequenti sono i
La valutazione del ritmo viene avviata dall’operatore e dura pochi secondi. L’attuazione di tale analisi inizia con la conversione dei segnali elettrocardiografici analogici in informazioni digitali. Nel corso dell’ analisi devono essere sospese le manovre rianimatorie ed evitato qualsiasi altro movimento del paziente (incluse le vibrazioni da movimento dell’ambulanza). I moderni DAE sono, tuttavia, predisposti per interrompere l’analisi (con sensibilità variabile da modello a modello) qualora avvertano movimenti del paziente: cio’ rappresenta un ulteriore meccanismo di sicurezza, per evitare che errori operativi (ad es.: attivazione del DAE anche in presenza di movimenti respiratori o muscolari spontanei) o artefatti tecnici (ad es.: succussioni) possano ingannare l’apparecchio ed un soccorritore non adeguatamente esperto ed obiettivo. L’analisi dell’attività cardiaca ed il riconoscimento di FV e TV sono effettuati attraverso la registrazione di velocità, frequenza, ampiezza, pendenza e caratteristiche della linea isoelettrica del complesso QRS. Il DAE, quindi, accertato che l’impedenza rilevata dagli elettrodi rientri nel range di sicurezza, classifica i segmenti elettrocardiografici di tre secondi ciascuno, secondo 4 categorie: da trattare, da non trattare, asistolia, artefatti o disturbi. Qualora i complessi anormali siano almeno il doppio dei complessi QRS nel corso di 3 diversi check, allora il DAE si predisporrà allo shock. Ad esempio, il segmento elettrocardiografico viene considerato “positivo” se 6 o più deflessioni sono maggiori di 0. mV ed hanno una pendenza del tratto iniziale maggiore di 3.2 mV/sec. I ritmi non defibrillabili sono la tachicardia sopraventricolare, la bradicardia sinusale, la fibrillazione atriale, il ritmo idioventricolare, qualsiasi ritmo in cui vi sia un ritmo palpabile e l’asistolia. Una volta diagnosticato il ritmo defibrillabile, l’apparecchio si predispone ad una prima scarica di 200 J (salvo diverso valore impostato dall’operatore) per i dispositivi ad onda monofasica o meno, se si tratta di dispositivi ad onda bifasica; se si rendono necessarie ulteriori scariche , dopo un secondo shock di 200 J, il DAE si predispone per erogare 360 J. Come già anticipato, mentre i modelli automatici, in genere appositamente privi di schermo visualizzante la traccia ECG, erogano automaticamente la scarica, i defibrillatori semi-automatici attendono invece la conferma dell’operatore. Se egli concorda con la scelta defibrillatoria, preme l’apposito pulsante e provoca così l’erogazione dello shock. Tutti i modelli piu’ moderni di DAE possono essere utilizzati anche in modo manuale, mediante appositi comandi che li rendono del tutto simili ai defibrillatori convenzionali (fatta
in genere eccezione per la possibilita’ di sincronizzare la scarica: tale opzione non e’ infatti generalmente utile in un apparecchio destinato esclusivamente all’emergenza). Alcuni modelli possono operare anche direttamente “a rete”, pur essendo dotati di accumulatori ricaricabili; alcuni DAE offrono altresì la possibilità di trasmettere gli stimoli di un pace- maker incorporato, attraverso le stesse piastre autoadesive. Una volta attivato il DAE, la RCP deve essere interrotta, oltre che per eliminare disturbi di interpretazione della macchina anche per evitare accidentali scariche ai soccorritori. Il tempo che intercorre tra attivazione del DAE (contemporanea interruzione della RCP) e la scarica è compreso tra i 10 ed i 15 secondi (non previsto, ma tollerato dalle Linee Guida AHA che limitano la sospensione della RCP fino a 5 secondi). Tra i possibili effetti collaterali del DAE c’è quello della defibrillazione non necessaria. La probabilità che un DAE riconosca erroneamente come defibrillabile un ritmo che non lo sia viene stimato al di sotto dell’1% – un rischio estremamente basso dovuto ad un errore di interpretazione da parte del software dell’apparecchio e da artefatti dovuti al trasporto del paziente. Le conseguenze di una defibrillazione non necessaria possono essere due. La scarica può non influire sul ritmo cardiaco del paziente lasciando immutata la sua condizione clinica – tale evenienza viene descritta come quella di più frequente riscontro nella pratica clinica. E’, tuttavia, possibile che la scarica venga somministrata nel corso del cosiddetto “momento vulnerabile” del ciclo elettrico cardiaco e che questo shock possa provocare l’insorgere di una fibrillazione ventricolare, causando perciò un danno reale al paziente. Ma, la fibrillazione indotta sarebbe riconosciuta dallo stesso automatismo con una probabilità superiore al 99,5% dei casi. Tale riconoscimento automatico produrrà il caricamento automatico dei condensatori e l’erogazione di un nuovo shock con un’alta probabilità di ripristino del ritmo sinusale vista la rapidità di intervento. A questo punto, la possibilità di riconoscimento del ritorno di ritmo sinusale di un paziente da parte del defibrillatore è nuovamente assai elevata, mentre la possibilità che si verifichi un secondo errore è estremamente bassa.
I DAE sono altamente affidabili e necessitano di minima manutenzione. I primi DAE usavano batterie ricaricabili che avevano bisogno di un’attenta manutenzione. A causa della mancanza di sicurezza nella ricarica delle batterie, i DAE necessitavano di particolare attenzione al cambio delle batterie, in modo tale da essere sempre pronti all’impiego. Ma la scomodità delle tecniche di ricarica delle batterie e la non puntuale
essere condizionata dalla posizione dell’apparecchio rispetto alla vittima. E se l’apparecchio, anche in relazione alla concitazione delle fasi di approccio alla vittima, non sarà collocato in luogo e distanza appropriati per consentire l’applicazione degli elettrodi nelle sedi opportune per il corretto riconoscimento del ritmo cardiaco in corso, vi sarà il rischio di un’ impropria collocazione delle piastre elettrodiche con prevedibili conseguenze sulla qualità della detezione o della terapia somministrata. La possibilità, invece, di applicare le piastre prima di connetterle ai defibrillatori semiautomatici di ultima generazione e di connetterle successivamente in modo sicuro ed efficace ad un apparecchio leggero di dimensioni ridotte risolve in modo semplice tale problema.
I DAE sono di dimensioni ridotte, in modo da poter stare in spazi angusti sugli automezzi dei Vigili del Fuoco, sulle auto della polizia, sulle ambulanze e nei kit di primo soccorso dei soccorritori che devono spostarsi tra la folla nei teatri o negli stadi. I primi DAE pesavano tra i 5 e i 10 kg ed erano di dimensione simile ad una macchina da scrivere. La nuova tecnologia ha permesso di realizzare dispositivi che si presentano significativamente più piccoli, di dimensioni comparabili ad un libro con copertina rigida e un peso di circa 2 kg.
I diversi dispositivi possiedono una varietà di caratteristiche che possono differire in particolari come registrazione su carta dei tracciati, monitoraggio del ritmo, livelli di energia e messaggi all’operatore. Tuttavia, sono quattro i punti fondamentali che l’operatore deve osservare:
In caso di team ideale, composto da due persone, una deve farsi carico della BLS, mentre l’altra procede simultaneamente all’attivazione del DAE. Le manovre devono tutte essere
finalizzate all’analisi del ritmo e successivo shock, tralasciando altre operazioni come predisporre l’erogatore per l’ossigeno, preparare l’aspiratore, ottenere una via venosa.
Accensione del dispositivo Il DAE viene collocato alla sinistra del capo del paziente così da rendere più semplice la collocazione degli elettrodi. Nel contempo l’altro soccorritore può continuare la RCP. L’accensione avviene previa pressione di un bottone e/o apertura del monitor che attivano una guida vocale che indica le operazioni successive da seguire. Alcuni dispositivi sono in grado non solo di analizzare e registrare l’attività elettrica del cuore, ma anche di registrare suoni ambientali e commenti degli operatori.
Collegamento elettrodi Le placche adesive si aprono facilmente e devono essere collegate prima ai cavi del defibrillatore e poi poste sul petto del paziente – alcuni modelli presentano elettrodi preconnessi al dispositivo. La posizione standard degli elettrodi corrisponde ad una derivazione II modificata (margine sternale superiore destro e costato inferiore sinistro all’apice del cuore). Una volta applicate le placche, le manovre RCP devono essere sospese poiché inizia l’analisi del ritmo. Il tempo che va dall’attivazione dell’analisi del ritmo alla somministrazione dello shock è compreso tra i 10 ed i 15 secondi. Questo lasso di tempo senza RCP, che si verifica durante l’uso dei DAE, viene “tollerato” come eccezione dalle linee guida AHA, le quali raccomandano che la rianimazione non deve essere sospesa per più di 5 secondi. Più precisamente nei pazienti con FV refrattaria al primo shock, la RCP può essere sospesa fino a 90 secondi al fine di poter impartire le tre scariche con i DAE.
Analisi dl ritmo Una volta sicuri che nessuno tocchi la vittima e che essa non sia sottoposta a movimenti che possano essere successivamente interpretati come artefatti dal defibrillatore, si può attivare l’analisi dl ritmo previa pressione dell’apposito bottone. Alcuni DAE procedono automaticamente all’attivazione dell’analisi dl ritmo.
Verifica delle condizioni di sicurezza ed erogazione dello shock Entro 5-15 secondi il dispositivo annuncia l’indicazione visiva o vocale allo shock. L’operatore deve enunciare ad alta voce un messaggio per l’allontanamento dell’equipe dal paziente ed una volta constatata la posizione di sicurezza di tutti preme il pulsante
deve in ogni caso continuare a praticare le terapie per mantenere pervie le vie respiratorie, somministrare ossigeno supplementare, monitorare i segni vitali e trasportare il paziente verso un presidio attrezzato.
Coordinamento tra operatori esperti di ACLS e personale dotato di DAE Una volta intervenuti sul posto, gli operatori ACLS assumono il controllo e la responsabilità del trattamento dopo aver richiesto un sintetico resoconto della situazione agli operatori DAE. Il personale ACLS può subentrare immediatamente senza necessità di sostituire il DAE nel momento in cui il dispositivo in questione sia dotato di monitor e possa essere “convertito” da automatico a funzionamento manuale. Se il paziente permane in FV dopo il primo ciclo di tre scariche, si dovrà procedere all’intubazione, all’incannulamento di una vena ed alla somministrazione di adrenalina.
DAE in ambulanza Il DAE può essere lasciato connesso al paziente a bordo di un’ambulanza in movimento senza che venga però richiesta l’analisi del ritmo. Il movimento può creare un artefatto che riproduca una FV; in tal caso è necessario fermare l’autoambulanza e procedere ad una nuova analisi prima di erogare lo shock.
Singolo soccorritore Il primo provvedimento è quello di attivare al momento opportuno il sistema d’emergenza (118) una volta constatato lo stato di incoscienza del paziente o, se non è possibile immediatamente, una volta ricevuto il messaggio “shock non indicato” o dopo il 3° shock prima di iniziare il minuto di RCP. Dopo aver avuto conferma dell’assenza di respiro provvedere a due ventilazioni e successivamente valutare i segni della ripresa della circolazione. Se assenti, collegare il DAE al paziente e seguire l’algoritmo. Sono accettabili ragionevoli variazioni da paese a paese sulla seguente procedura.
Revisione dei dati caso per caso Ogni caso che abbia previsto o che avrebbe potuto prevedere l’uso di DAE va riesaminato dal medico responsabile o da chi ne fa le veci per verificare che la vittima sia stata trattata secondo quanto stabilito dagli standard internazionali e dai protocolli della Centrale Operativa. Il rapporto scritto, la revisione dei dati sul nastro voce-ECG dei DAE permette, innanzitutto, di evidenziare l’appropriatezza della scarica defibrillatoria; oggetto di valutazione dovrebbero essere la correttezza dell’assunzione della leadership sulla scena,
l’efficienza, la sicurezza, la velocità e l’interazione tra gli operatori. L’archiviazione dei dati deve essere in accordo con le Linee Guida dell’Utstein Style circa la raccolta dei dati degli arresti cardiocircolatori extraospedalieri. La raccolta uniforme e continuata dei dati permetterà di decidere quali interventi possono incrementare le percentuali di sopravvivenza.
Paziente bagnato o in prossimità d’acqua L’acqua può rappresentare un pericolo sia per il paziente che per il soccorritore. Portare il paziente su una superficie asciutta, asciugare accuratamente il torace prima di applicare gli elettrodi del defibrillatore. Nel caso in cui sia associato un trauma spinale, provvedere ad una immobilizzazione del paziente.
Linee guida pediatriche L’AC in età pediatrica non è frequente e si verifica generalmente entro il primo anno di vita
Medicazioni Transdermiche Gli elettrodi del DAE non devono essere posti al di sopra di medicazioni transdermiche (nitroglicerina, antiipertensivi, analgesici, nicotina ...), poiché il cerotto potrebbe bloccare il passaggio di energia elettrica. E’ necessario quindi prima rimuoverlo e ripulire la superficie del torace prima di far aderire gli elettrodi.
Defibrillatori automatici impiantabili (DAI) Il posizionamento di un elettrodo in prossimità di un dispositivo interno per la defibrillazione può ridurre l’efficacia della scarica. La distanza tra elettrodo e DAI deve essere almeno di 2,5cm. Nel caso in cui il dispositivo interno stia erogando lo shock (visibili contrazioni muscolari della vittima) è bene lasciar trascorrere dai 30 ai 60 secondi.
(secondo le linee guida Italian Resuscitation Council, 2001)
L’attrezzatura per un supporto avanzato permette una gestione delle vie aeree con tubo oro-tracheale/maschera laringea e somministrazione dei farmaci con accesso venoso. Una volta verificato lo stato di arresto cardiaco, se immediatamente disponibile, il monitor- defibrillatore deve essere connesso al paziente ed avviata l’analisi; il BLS non deve ritardare, infatti, la somministrazione dello shock. Anche in questo caso vengono distinti ritmi defibrillabili (FV/TV) dai non defibrillabili (asistolia e Pulseless Electric Activity). Nel corso dell’eventuale RCP si devono ricercare le possibili cause dell’arresto ed, oltre a verificare il corretto posizionamento delle piastre, si deve cercare di assicurare la ventilazione attraverso il posizionamento del tubo oro-tracheale o la maschera laringea con ossigeno al 100%. Se non è già disponibile, è necessario cercare un accesso venoso, generalmente periferico, che permetta la somministrazione di farmaci (1mg di adrenalina ad ogni loop). In caso di resistenza a ripetute somministrazioni di adrenalina è possibile considerare altri farmaci come l’amiodarone (se il ritmo è FV/TV) o l’atropina la cui somministrazione però non può e non deve in alcun modo ritardare l’erogazione degli shock. Nel caso in cui il ritmo non sia defibrillabile è necessario avere una conferma dell’asistolia controllando che gli elettrodi siano ben posizionati, controllando l’ampiezza del tracciato ECG e verificando il ritmo in due derivazioni diverse. Le manovre di RCP vanno effettuate per 3 minuti (1 minuto se dopo uno shock) ed anche in questo caso è indicata l’intubazione oro-tracheale o il posizionamento di maschera laringea e la ricerca di un accesso venoso con somministrazione di 1mg adrenalina per ogni loop. In caso di PEA associata a bradicardia (< 60 bpm) deve essere somministrata atropina in dose di 3mg per via endovenosa. La sopravvivenza in caso di FV refrattaria e di ritmo non defibrillabile dipende dal pronto riconoscimento e dalla correzione di cause potenzialmente reversibili qui sotto riportate. CAUSA INTERVENTO IPOSSIA Ventilazione con ossigeno 100% IPOVOLEMIA Fluidoterapia con colloidi e cristalloidi IPERPOTASSEMIA Infusione endovena di calcio cloruro IPOTERMIA Riscaldare il paziente con coperte ed aria calda PNEUMOTORACE IPERTESO Toracentesi mediante ago e drenaggio toracico TAMPONAMENTO CARDIACO Pericardiocentesi SOSTANZE TOSSICHE Antidoti TROMBOEMBOLIA Trombolisi o rimozione chirurgica del trombo
(secondo le linee guida dell’Italian Resuscitation Council, 2001)
1 minuto di RCP
Valutazione del ritmo al monitor-defibrillatore
Defibrillare fino a 3 volte se necessario
Algoritmo BLS, se indicato
Non FV/TV
3 minuti di RCP (1 minuto se immediatamente dopo defibrillazione)
Durante la RCP
Considerare ed eventualmente somministrare antiaritmici (lidocaina, bretilio, procainamide)
Defibrillare a 360 J entro 30-60 secondi.
A questo punto si entra in un loop "farmaco_RCP_shock" nel quale bisogna tener conto che ogni farmaco va ripetuto a distanza di 3-5 minuti dalla propria dose precedente, fino al raggiungimento dell'eventuale dosaggio massimo, cosa che avviene dopo 2- somministrazioni per la lidocaina e dopo 2 per il bretilio. L'adrenalina non ha dose massima, anzi in caso di insuccesso possono essere considerati dosaggi superiori: intermedio: 2-5 mg ogni 3-5 minuti scalare: 1 mg - 3 mg - 5 mg ogni 3 minuti alto: 0,1 mg/kg ogni 3-5 minuti.
(da Manuale ACLS, Trattamento Avanzato dell’Emergenza Cardiorespiratoria / American Heart Associaton)
ABC se non c’è polso RCP fino a collegamento delle piastre
FV/TV senza polso
FV/TV persistente o ricorrente
Continua CPR Intubazione Accesso Venoso
Ripresa del circolo spontaneo (^) (vai all’algoritmoPEA PEA)
Asistolia (vai all’algoritmo asistolia)
Adrenalina 1 mg ev da ripetere ogni 3’ CLASSIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI Classe I:Classe IIa: probabilmente utile sicuramente utili Classe IIb: possibilmente utile Classe III: controindicato, può essere dannoso
Defibrillare fino a 3 volte se necessario (200-200-360J)
Considera altri farmaci (f,g) di probabile beneficio (classe IIa) oltre adrenalina
Defibrillare fino a 3 volte se necessario (360J)
Note: Se FV/TV persiste:^ Vedi pagina successiva Defibrilla a 360J dopo la somministrazione del farmaco L’alternanza dovrebbe essere farmaco-shock- farmaco-shock