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Arthur SCHOPENHAUER, Appunti di Filosofia

SCHOPENHAUER: vita e pensiero(Il mondo come volontà e rappresentazione, velo di maya, arte, etica\morale, ascesi, pessimismo, illusione d'amore, ottimismo sociale e storico)

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 05/07/2022

Lorenzo3003
Lorenzo3003 🇮🇹

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SCHOPENHAUER 1788-1860
Lo scopo principale di Schopenhauer è quello di ripensare l’eredità di Kant ed
elaborare una diversa relazione dei rapporti tra metafisica ed etica.
In “Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente”, Schopenhauer ci dice
che esso esprime tutto ciò che rende ragione di qualcosa e si articola in 4 forme:
1- ratio fiendi (ragione dell’accadere)
2- ratio cognoscendi (ragione del conoscere)
3- ratio essendi (ragione dell’essere)
4- ratio agendi (ragione dell’agire)
Schopenhauer fa corrispondere alle prime tre forme tre differenti classi di oggetti,
alla quarta invece il soggetto del volere.
La prima classe è costituita dalle rappresentazioni empiriche complete, prodotte dal
soggetto in base al principio secondo cui ogni mutamento è sempre dovuto da una
causa. Istituisce inoltre quello che è il ruolo costitutivo dell’intelletto, che da ora in
poi si esercita a pattire dalle intuizioni empiriche; dunque Schopenhauer ritiene che
tutta la conoscenza dipenda fin dall’inizio dall’intelletto che unifica le forme di spazio
e tempo e che quelle che per Kant erano intuizioni empiriche in realtà per
Schopenhauer sono intuizioni intellettuali.
La seconda classe è costituita dalle rappresentazioni di rappresentazioni, quindi dai
concetti astratti prodotti dalla ragione.
La terza classe è costituita dalle intuizioni pure di spazio e tempo, che definiscono le
condizioni di esistenza in ambito geometrico e matematico.
La quarta classe è determinata invece dal soggetto del volere (o volontà), secondo
il quale l’agire rimanda a un principio di ragion sufficiente che regola e costituisce le
rappresentazioni.
Inizia dunque a prendere corpo quella che è la tensione tra oggettività e soggettività.
Il pensiero di Schopenhauer ha due presupposti: la filosofia di Kant (dalla quale
riprende i concetti di fenomeno e noumeno) e il pensiero legato alle religioni orientali
(per esempio buddismo e induismo)
Schopenhauer aggiunge degli elementi alla filosofia kantiana, elementi che
possiamo già identificare a partire dal titolo della sua opera più importante: “Il
mondo come volontà e rappresentazione”, dove per rappresentazione si intende il
risultato del rapporto oggetto-soggetto, mentre per volontà ciò che è nel corpo dell’io
penso, ossia un impulso interno al soggetto stesso.
Il mondo per Schopenhauer si divide in due parti:
- fenomenico (fenomeni, illusioni, parvenze, rappresentazioni);
- noumenico (noumeno, cosa in sé);
tra questi due “strati” non vi è il nulla, bensì si trova il velo di Maya.
Ma che cos’è? Esso divide le due parti ed è una sorta di “filtro” che distorce la realtà
non facendola apparire a noi in quanto tale, infatti Maya in sanscrito significa proprio
illusione.
Dunque per Schopenhauer la realtà non è altro che un’illusione, e considera ciò in
maniera totalmente negativa. Squarciare il velo di Maya è impossibile, ma un modo
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SCHOPENHAUER 1788-

Lo scopo principale di Schopenhauer è quello di ripensare l’eredità di Kant ed elaborare una diversa relazione dei rapporti tra metafisica ed etica. In “Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente”, Schopenhauer ci dice che esso esprime tutto ciò che rende ragione di qualcosa e si articola in 4 forme: 1- ratio fiendi (ragione dell’accadere) 2- ratio cognoscendi (ragione del conoscere) 3- ratio essendi (ragione dell’essere) 4- ratio agendi (ragione dell’agire) Schopenhauer fa corrispondere alle prime tre forme tre differenti classi di oggetti, alla quarta invece il soggetto del volere. La prima classe è costituita dalle rappresentazioni empiriche complete, prodotte dal soggetto in base al principio secondo cui ogni mutamento è sempre dovuto da una causa. Istituisce inoltre quello che è il ruolo costitutivo dell’intelletto , che da ora in poi si esercita a pattire dalle intuizioni empiriche; dunque Schopenhauer ritiene che tutta la conoscenza dipenda fin dall’inizio dall’intelletto che unifica le forme di spazio e tempo e che quelle che per Kant erano intuizioni empiriche in realtà per Schopenhauer sono intuizioni intellettuali. La seconda classe è costituita dalle rappresentazioni di rappresentazioni, quindi dai concetti astratti prodotti dalla ragione. La terza classe è costituita dalle intuizioni pure di spazio e tempo, che definiscono le condizioni di esistenza in ambito geometrico e matematico. La quarta classe è determinata invece dal soggetto del volere (o volontà), secondo il quale l’agire rimanda a un principio di ragion sufficiente che regola e costituisce le rappresentazioni. Inizia dunque a prendere corpo quella che è la tensione tra oggettività e soggettività. Il pensiero di Schopenhauer ha due presupposti: la filosofia di Kant (dalla quale riprende i concetti di fenomeno e noumeno) e il pensiero legato alle religioni orientali (per esempio buddismo e induismo) Schopenhauer aggiunge degli elementi alla filosofia kantiana, elementi che possiamo già identificare a partire dal titolo della sua opera più importante: “ Il mondo come volontà e rappresentazione ”, dove per rappresentazione si intende il risultato del rapporto oggetto-soggetto, mentre per volontà ciò che è nel corpo dell’io penso, ossia un impulso interno al soggetto stesso. Il mondo per Schopenhauer si divide in due parti:

  • fenomenico (fenomeni, illusioni, parvenze, rappresentazioni);
  • noumenico (noumeno, cosa in sé); tra questi due “strati” non vi è il nulla, bensì si trova il velo di Maya. Ma che cos’è? Esso divide le due parti ed è una sorta di “filtro” che distorce la realtà non facendola apparire a noi in quanto tale, infatti Maya in sanscrito significa proprio illusione. Dunque per Schopenhauer la realtà non è altro che un’ illusione , e considera ciò in maniera totalmente negativa. Squarciare il velo di Maya è impossibile, ma un modo

per giungere alla cosa in sé c’è: l’uomo deve abbandonare il corpo in cui risiede ed accedere alla dimensione dell’io penso, un corpo diverso da quello che si percepisce come proprio: in questo modo il corpo abbandona la rappresentazione e accede al mondo della volontà. Quindi, come si accede all’io penso? Schopenhauer individua tre strade per giungervi:

1. arte : è utile per accedere alla dimensione della volontà in quanto l’artista sospende la rappresentazione per dedicarsi alla contemplazione , e l’atto artistico è perciò visto come una vera e propria espressione della volontà cosmica. Per arte però non si vuol intendere la pittura o la scultura (forme artistiche “denigrate” dal filosofo), perché esse di fatto sono delle rappresentazioni, dunque come arte si intende la musica : una forma artistica immediata che porta alla pulsazione simpatetica dei corpi e di conseguenza porta alla manifestazione di un’altra forma d’arte, la danza. 2. etica/morale : queste due parole sono di norma sinonime, ma Schopenhauer ne fa una distinzione netta, infatti intende la morale nel mondo delle rappresentazioni, e l’etica nel mondo della volontà. Per accedere dunque dalla rappresentazione alla volontà bisognerà effettuare un passaggio dalla morale all’etica, e Schopenhauer individua nella compassione l’unico mezzo per effettuare questo passaggio. Questa va intesa in senso letterale: cum+patior = soffrire insieme. Agisce in modo etico colui che non critica l’altro ma soffre con lui, senza porsi in una condizione di superiorità e senza aiutarlo (aiutare significherebbe porsi “al di sopra”). Ciò che fa provare la compassione è il pessimismo cosmico , grazie al quale noi sappiamo che l’altro è come noi in balia degli eventi quindi possiamo soltanto empatizzare con lui. 3. ascesi (salita): è l’ultima strada per giungere all’io penso. Le forme di ascesi religiosa sono tante e diverse (es. grazia per i cristiani, nirvana per i buddisti ecc) e sono tutte forme di liberazione dalla volontà. La parola ascesi (salita) indica quello che è un distaccamento dal corpo e ad esempio quella cristiana consiste nella libertà che Dio ha nel dare la grazia (dono libero e gratuito che non si ottiene per merito). L’asceta non vuole nulla, nemmeno la grazia, in quanto se volesse la grazia farebbe in modo di guadagnarsela, e allora essa non sarebbe più un dono. Nelle religioni orientali si crede che l’anima sia intrappolata nel samsara (infinito ciclo di reincarnazioni), ma ricevendo l’illuminazione si giunge alla fine del samsara. L’illuminazione coincide col raggiungimento dell’ascesi, dunque con l’annullamento di qualsiasi desiderio e con l’indifferenza totale verso le cose del mondo. Chi raggiunge l’illuminazione si identifica con il nulla, si sottrae all’essere e dunque alla dimensione della rappresentazione. Il velo di Maya è importante perché ci tiene legati alla dimensione fenomenica e ci impedisce di raggiungere la dimensione della volontà.