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articolo in inglese article text 1252 dilungato
Tipologia: Appunti
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to innovate teaching
Uno dei principali obiettivi dell’istruzione superiore è quello di garantire che gli studenti acquisiscano competenze utili per raggiungere il successo non soltanto negli studi, ma anche nelle carriere pro- fessionali. I rapidi cambiamenti propri della società della conoscenza, l’accelerazione tecnologica e la centralità dei processi di networking delineano oggi le cosiddette competenze del XXI secolo, raggrup- pandole idealmente in competenze individuali, le- gate alla comunità ed epistemiche. Al fine di pro- muoverle, la didattica dovrebbe comprendere atti- vità autentiche che implicano l’utilizzo di tecnologie attuali, la capacità di gestire la complessità e un sostanziale rinnovamento delle pratiche didattiche (Bereiter, 2002; Mills-Dick & Hull, 2011). Per innovare la didattica in tal senso, si propo- ne l’utilizzo dell’approccio “trialogico” (Paavola & Hakkareinen, 2005) – Trialogical Learning Approach (TLA). Tale approccio capitalizza molte tecniche tipiche dell’apprendimento collaborativo, puntando a rafforzarle attraverso la strutturazio- ne delle attività attorno alla costruzione di oggetti destinati ad un uso concreto. L’approccio trialogi- co registra una discreta diffusione in alcuni Paesi del Nord Europa, in particolare in Finlandia, ri- portando risultati rilevanti in termini di effetti sia sulla didattica sia sulla professionalizzazione dei docenti (Ilomäki, 2015; Ilomäki, Paavola, Lakkala & Kantosalo, 2016). In Italia, i primi casi di ap- plicazione del TLA sono stati implementati a par- tire da un progetto Europeo^1 che ha portato alla formazione di un Consorzio internazionale finaliz- zato proprio alla sperimentazione dell’approccio, in un’ottica ispirata al Design-Based Research (DBR) (Design-Based Research Collective, 2003): prima si pianificano interventi innovativi, poi si identifica- no gli elementi funzionali e gli eventuali limiti, infine si ri-disegnano i successivi interventi. In questo articolo saranno illustrati i fondamenti teorici e le peculiarità di questo approccio e, suc- cessivamente, sarà descritta un’esperienza di im- plementazione e un’analisi quali-quantitativa dei dati raccolti. LA CORNICE TEORICA L’approccio “trialogico” all’apprendimento viene così definito perché integra la componente indivi- duale (approccio “monologico”) e sociale (approc- cio “dialogico”) dell’apprendimento, attraverso un terzo elemento: i processi intenzionali nel produrre collaborativamente artefatti di conoscenza condivi- si, utili e motivanti (Fig.1). Il TLA unisce le metafore dell’acquisizione e del- la partecipazione (Sfard, 1998) con quella del- la creazione di conoscenza (Paavola, Lipponen & Hakkarainen, 2004), recuperando il ruolo della co- munità, del network e degli strumenti, ponendosi l’obiettivo di generare pratiche didattiche innovative e nuovi artefatti di conoscenza. In questa visione gli artefatti sono contemporaneamente strumento e oggetto finale dell’apprendimento. La tecnologia, infatti, supporta la creazione di nuova conoscen- za in quanto può essere utilizzata per “reificare” le idee e condividerle in uno spazio digitale comune, confrontandole e sviluppandole, fino a farne emer- gere di nuove (Scardamalia & Bereiter, 1994). Costruzione di conoscenza e collaborazione, tut- tavia, non sono competenze innate, ma possono essere apprese praticandole direttamente. A tal fine, è necessaria un’attenta progettazione didatti- ca che supporti interazioni intra-gruppo fortemente strutturate attorno a scripts ben definiti e ancorati a precisi modelli pedagogici. L’approccio trialogico, infatti, si serve di numerose strategie didattiche, tra cui, ad esempio, il Role Taking (Lombard & Biglan, 2009; Pozzi, 2011; Strijbos & Weinberger, 2010; Weinberger, 2008), il Jigsaw (Aronson & Patnoe, 1997; Pozzi, 2010) e il Progressive Inquiry Model (Hakkarainen, Lipponen & Järvelä, 2002). L’uso di queste strategie è guidato dai seguenti sei principi con cui il TLA viene concretamente applicato nei contesti didattici, i cosiddetti design principles :
e il docente hanno concordato l’oggetto da realiz- zare attraverso il corso: il Fisicario, una guida mul- timediale, contenente i principali concetti di Fisica utilizzati in Osteopatia, con richiami alle tecniche specifiche della professione ed esempi concreti di applicazione. Il corso è durato complessivamente otto mesi ed è stato diviso in cinque moduli, ognuno avviato da una lezione in presenza di quattro ore e proseguito online per circa otto settimane. La struttura dei moduli si è ripetuta ciclicamente e ha previsto:
Realizzazione L’oggetto finale da realizzare collettivamente, il Fisicario, ha guidato la progettazione delle attività intermedie e dei prodotti di ciascun modulo. Le due classi sono state divise in tre gruppi della stessa numero- sità, all’interno dei quali sono stati promossi processi e realizzati prodotti sia individuali sia di gruppo. Anche la valutazione ha tenuto conto di entrambi i livelli, bilanciando individuo e gruppo. I prodotti dei moduli sono stati sottoposti a revisione attraverso la condivisione di bozze preliminari e la promozione di un sistema di feedback reciproco, sia online sia in aula. Anche l’oggetto fi- nale è stato concepito come suscettibile di ulteriori miglioramenti attraverso la condivisione dello stesso con le successive prime classi. Tutto il corso ha previsto una continua alternanza fra diverse modalità di lavoro e diversi formati: lezione frontale, esercitazioni pratiche, studio delle fonti teoriche, confronto coi pari, visione di video. Le conoscenze acquisite sono state “trasformate” e rese pratiche progettando mappe concettuali che collegassero con- cretamente i concetti di Fisica alle tecniche osteopatiche. Infine, attraverso un questionario finale, gli studenti hanno attivato una riflessione personale sul percorso, riportando la conoscenza pra- tica alla riflessione teorica e metacognitiva. Il programma di studio è stato rivisto nell’ottica di stabilire un forte ancoraggio con altre discipline, attraverso scambi e collabo- razioni tra gli insegnanti. Durante le attività, gli studenti hanno potuto sperimentare le po- tenzialità formative delle tecnologie: dalle mailing list per l’orga- nizzazione ai forum per la costruzione collaborativa di conoscen- za, a spazi digitali per la scrittura collaborativa (Google docs), a software specifici per la realizzazione di mappe interattive. Principio
questionario iniziale teso ad accertare atteggiamen- ti, conoscenze e competenze in tema di tecnologie. Il profilo finale è dato, invece, dai risultati delle ana- lisi effettuate in questo studio che non hanno evi- denziato differenze rilevanti tra le due classi. Evoluzione dell’apprendimento Applicando il protocollo di valutazione modulo dopo modulo, a fine corso è stato possibile rilevare l’evoluzione della media dei risultati conseguiti in entrambe le classi (Fig. 2): Dalla figura emerge come review e mappe presen- tino un trend costantemente in crescita che con- ferma un avvenuto apprendimento dei concetti di Fisica e Biofisica, via via maggiore dall’inizio alla fine del corso. La discussione, invece, presenta un andamento irregolare, pur mostrando un migliora- mento a fine corso rispetto alla qualità rilevata nei moduli iniziali. Riteniamo di poter attribuire questa evoluzione globalmente positiva da un lato alle pe- culiarità del TLA (es. l’approccio per oggetti, l’uso delle tecnologie a supporto della discussione, la multidisciplinarietà), dall’altro al sistema di valuta- zione da noi introdotto nella sperimentazione e con- diviso con gli studenti ad ogni modulo, rendendo così trasparenti i criteri rilevanti (Tab.2) che defini- vano la qualità dei prodotti e delle attività e pro- muovendo la presa di responsabilità e la riflessività degli studenti. In questo modo, gli studenti hanno potuto rendersi conto in tempo reale della propria valutazione, potendo eventualmente correggere le proprie strategie grazie alle precise indicazioni rice- vute circa gli aspetti migliorabili del proprio lavoro, come risulta dal seguente commento inserito da uno studente a fronte della valutazione ricevuta nel terzo modulo: «Grazie del tempo che dedicate a valutarci! Sapere subito come sono andato e cosa ho sbagliato op- pure “azzeccato” mi guida nello studio successivo. Ho capito che devo essere meno analitico nelle mie sintesi e che la mappa non deve riportare tut- to ma solo parole chiave e collegamenti da cui si capisce se abbiamo davvero capito l’argomento! Se la valutazione arrivasse solo a fine corso, sa- rebbe ormai tardi per migliorarci». Per quanto riguarda, invece, la differenza riscon- trata tra le medie delle valutazioni dei prodotti e quelle delle discussioni, una possibile interpretazio- ne rimanda al Principio 1 per cui review e mappe, in quanto oggetti concreti da realizzare, assumono più facilmente significato, promuovendo impegno e motivazione; nel caso della discussione, invece, l’u- tilità non è immediatamente evidente, trattandosi di un’attività a supporto della costruzione di altri pro- dotti. Inoltre, nel caso delle mappe e delle review, il docente ha offerto uno specifico modellamento, attraverso feedback puntuali nei primi due moduli; un modellamento così sistematico, invece, è man- cato per le discussioni. Evoluzione dello stile di insegnamento Come appare in figura (Fig.3), lo stile del docente ini- zialmente è focalizzato sul trasferimento dei conte- nuti e sulla gestione della classe. Progressivamente, si assiste a un cambiamento a favore di sempre più frequenti stimoli a sostegno dell’iniziativa degli stu- Figura 2. Media delle valutazioni. Modulo 30 29 28 27 26 25 24 23 22 21 20 19 18 17 16 15 Modulo2 Modulo3 Modulo4 Modulo Review Discussione Mappa
70% 65% 60% 55% 50% 45% 40% 35% 30% 25% 20% 15% 10% 5% 0% Trasferimento contenuti Gestione classeConsolidamento PianificazioneSupporto tecnico Stimolo alla proattività Modulo 1 Modulo 2 Modulo 3 Modulo 4 Modulo 5 Frequenza di interventi Figura 3. Lo stile di insegnamento durante il corso. Quanto queste affermazioni descrivono quello che hai imparato grazie al corso? Media D.S. N= Ho imparato a valutare lo sviluppo di un prodotto condiviso 3,94 0, Ho imparato a usare la tecnologia per far progredire il lavoro collaborativo 3,66 0, Ho imparato a capire quanto è importante la competenza degli altri quando si sviluppano prodotti 3,91 0, Ho imparato a usare le diverse applicazioni digitali e ad usarle insieme ogni volta che è stato utile 3,59 0, Ho imparato ad assumermi la responsabilità per il lavoro in gruppo 4,06 0, Ho imparato a valutare quanto sforzo è necessario per sviluppare un prodotto 4,16 0, Ho imparato a ricevere feedback sui miei prodotti per svilupparli ulteriormente 3,81 0, Ho imparato a svolgere compiti impegnativi collaborando con gli altri 3,78 0, Ho imparato a valutare l’efficacia del mio lavoro 3,84 0, Ho imparato a commentare il lavoro degli altri 4,00 0, denti e dell’espressione di idee originali, riducendo il numero di interventi di spiegazione o di richiesta di focalizzazione dell’attenzione. Questa trasformazione può essere considerata un effetto della formazione ricevuta dal docente prima di avviare il corso e del suo partecipare alla rifles- sione in itinere sui dati raccolti dal ricercatore: una modalità tradizionale di insegnamento si trasforma gradualmente in una più costruttivista, in cui dar spazio alla discussione tra pari e alle attività prati- che, stimolando gli studenti a lavorare in gruppetti e a prendere poi la parola come portavoce del gruppo. Il punto di vista dei partecipanti L’analisi dei questionari ci ha permesso di rilevare la percezione complessiva degli studenti rispetto al nuovo metodo didattico. Per quanto riguarda l’acqui- sizione di competenze, gli studenti hanno attribuito a tutti i 13 item relativi a quest’aspetto un punteggio medio superiore a 3 su 5. In particolare, ritengono di aver sviluppato competenze relative al lavoro in gruppo, trovandosi in forte accordo con le afferma- zioni « So come trarre vantaggio dalla discussione con gli altri per capire meglio quello che studio» (M=4,03, D.S. 0,54) e « So discutere con gli altri gli argomenti da studiare » (M=4,06; D.S. 0,56). Nella tabella seguente (Tab. 4) sono riportate le medie relative agli apprendimenti specifici che gli studenti ritengono di aver acquisito durante il corso. Gli studenti affermano sì di aver imparato ad usare le tecnologie per il lavoro collaborativo (M=3.66; D.S. 0,70), ma soprattutto a condividere l’esperien- Tabella 4. La percezione degli apprendimenti acquisiti.
Aronson, E., & Patnoe, S. (1997). The jigsaw classroom: Building cooperation in the classroom (2nd ed. ). New York, NY: Longman. Barbier, R. (2007). La ricerca – azione. Roma, Italia: Armando. Bereiter, C. (2002). Education and Mind in the Knowledge Age. Hillsdale, NJ: Erlbaum. Bruner, J.S. (1991). La costruzione narrativa della “realtà”. In M. Ammaniti & D.N. Stern (Eds.), Rappresentazioni e narrazioni (pp. 17- 38). Bari, Italia: Laterza. Design-Based Research Collective (2003). Design based research: An emerging paradigm for educational inquiry. Educational Researcher , 32 (1), 5-8. Retrieved from http:// www.designbasedresearch.org/reppubs/ DBRC2003.pdf Dochy, F., & McDowell, L. (1997). Assessment as a tool for learning. Studies in Educational Evaluation , 23 (4), 279-298. Guba, E. G., & Lincoln, Y. S. (1994). Competing paradigms in qualitative research. In N. K. Denzin & Y. S. Lincoln (Eds.), Handbook of qualitative research (pp. 105-117). Thousand Oaks, CA: Sage. Hakkarainen, K., Lipponen, L. & Järvelä, S. (2002). Epistemology of inquiry and com- puter-supported collaborative learning. In T. Koschmann, N. Miyake, & R. Hall (Eds.), CSCL2: Carrying Forward the Conversation (pp. 129-156). Mahwah, NJ: Erlbaum. Ilomäki, L. (2015). Promoting knowledge work practices in upper secondary schools: case studies in Finland and Bulgaria. XVI EARLI Conference “ Towards a Reflective Society: Synergies between Learning, Teaching and Research” , Limassol, Cyprus, 25-29 Agosto,
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