Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Politiche sociali e servizi per le dipendenze patologiche in Italia, Sintesi del corso di Sociologia

riassunto diverse aree d'intervento manuale assistente sociale e assistente sociale specialista (preparazione esame di stato alno A/B)

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 26/10/2021

miriana-crea
miriana-crea 🇮🇹

5

(1)

10 documenti

1 / 2

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Politiche sociali e servizi ad alta integrazione socio-sanitaria per le dipendenze patologiche.
La realtà delle dipendenze patologiche in Italia.
Con il termine dipendenza si indica la mancanza di capacità di controllare un impulso verso un
oggetto o un comportamento. Si parla di dipendenza fisiologica per l’implicazione di processi
fisiologici e l’insorgenza di sintomi da astinenza. Invece si definisce dipendenza psicologica il
legame che si viene a creare tra chi assume la sostanza e la sostanza stessa, tra il giocatore ed il
gioco. Questo tipo di dipendenza si ritiene sia più difficile da superare ed in questo senso possiamo
distinguere:
- Le forme di dipendenza classiche o storiche come la tossicodipendenza o
l’alcodipendenza;
- Le nuove dipendenze quali il gioco d’azzardo patologico, il tabagismo, i disordini
alimentari, la dipendenza da relazione, lo shopping compulsivo ecc.
Per quanto riguarda la droga è possibile delineare un’evoluzione storica della diffusione e del
consumo di droghe. Negli anni ’50 il fenomeno era contenuto, mentre dal 1968 al 1977 si assiste ad
un incremento del consumo orientato all’hashish, alla marijuana e agli allucinogeni. Dagli anni ’70
in poi fino a metà anni ’80 prevale la dipendenza da eroina e successivamente fino agli inizi degli
anni ’90 s’impone al consumatore l’uso di cocaina. Inoltre in questi anni si diffonde l’MDMA.
La normativa e le politiche sociali in ambito di dipendenze patologiche.
Nel nostro ordinamento viene preso in considerazione il fenomeno droga con la legge n. 396 del 18
febbraio 1923 con la quale vengono introdotte sanzioni penali ed amministrative per reprimerne il
commercio. Sostanzialmente però fino al 1975 era completamente assente la prevenzione, la cura e
la riabilitazione delle tossicodipendenze e dell’alcoldipendenza. Con la legge 685/1975 vengono
utilizzati per la prima volta i termini tossicodipendenza e tossicofilia. L’articolo 80 della suddetta
legge sancisce il principio della non punibilità per l’acquisto o la detenzione, per uso personale, di
una modica quantità di sostanza stupefacente a scopo non terapeutico. Vengono istituiti i Centri
Medici di Assistenza Sociale con il compito di fornire assistenza alle strutture sanitarie, gestire le
richieste di aiuto dei tossicodipendenti e si cerca di arrivare ad un successivo reinserimento. Per
mettere in atto tutte le strategie necessarie vengono create delle équipe multidisciplinari formate da
un medico, un assistente sociale, uno psicologo ed altri operatori. Inoltre viene garantito
l’anonimato nell’accesso ai servizi per chi lo desidera. Viene invece escluso l’internamento della
persona tossicodipendente in ospedale psichiatrico.
Con il D.P.R. 309/1990 si raccoglie tutta la normativa italiana in tema di stupefacenti: il consumo
di droghe non è perseguito, ma la detenzione o l’acquisto per uso personale è passibile di sanzione
amministrativa che di solito è avviata dal Prefetto, il quale a sua volta di solito opta per un’azione
dissuasiva ed invita il soggetto ad effettuare un programma presso il Ser.T. (Servizio
tossicodipendenze). Nel caso in cui invece si dovesse trattare di una pena detentiva, l’interessato
può richiedere in qualsiasi momento di essere affidato in prova al servizio sociale. Dopo il
referendum del 18-19 aprile 1993 viene sospeso il limite quantitativo di dose media giornaliera e la
detenzione e l’acquisto per uso personale ha carattere di esclusivo illecito amministrativo. Il
decreto del Ministero della Salute 11 aprile 2006 indica i limiti quantitativi massimi delle
sostanze stupefacenti e psicotrope riferibili all’uso personale.
Per quanto riguarda nello specifico il problema dell’alcolismo dobbiamo ricordare:
-il Decreto del Ministro della Sanità 3 agosto 1993;
- la legge 125/2001;
pf2

Anteprima parziale del testo

Scarica Politiche sociali e servizi per le dipendenze patologiche in Italia e più Sintesi del corso in PDF di Sociologia solo su Docsity!

Politiche sociali e servizi ad alta integrazione socio-sanitaria per le dipendenze patologiche. La realtà delle dipendenze patologiche in Italia. Con il termine dipendenza si indica la mancanza di capacità di controllare un impulso verso un oggetto o un comportamento. Si parla di dipendenza fisiologica per l’implicazione di processi fisiologici e l’insorgenza di sintomi da astinenza. Invece si definisce dipendenza psicologica il legame che si viene a creare tra chi assume la sostanza e la sostanza stessa, tra il giocatore ed il gioco. Questo tipo di dipendenza si ritiene sia più difficile da superare ed in questo senso possiamo distinguere:

  • Le forme di dipendenza classiche o storiche come la tossicodipendenza o l’alcodipendenza;
  • Le nuove dipendenze quali il gioco d’azzardo patologico, il tabagismo, i disordini alimentari, la dipendenza da relazione, lo shopping compulsivo ecc. Per quanto riguarda la droga è possibile delineare un’evoluzione storica della diffusione e del consumo di droghe. Negli anni ’50 il fenomeno era contenuto, mentre dal 1968 al 1977 si assiste ad un incremento del consumo orientato all’hashish, alla marijuana e agli allucinogeni. Dagli anni ’ in poi fino a metà anni ’80 prevale la dipendenza da eroina e successivamente fino agli inizi degli anni ’90 s’impone al consumatore l’uso di cocaina. Inoltre in questi anni si diffonde l’MDMA. La normativa e le politiche sociali in ambito di dipendenze patologiche. Nel nostro ordinamento viene preso in considerazione il fenomeno droga con la legge n. 396 del 18 febbraio 1923 con la quale vengono introdotte sanzioni penali ed amministrative per reprimerne il commercio. Sostanzialmente però fino al 1975 era completamente assente la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle tossicodipendenze e dell’alcoldipendenza. Con la legge 685/1975 vengono utilizzati per la prima volta i termini tossicodipendenza e tossicofilia. L’articolo 80 della suddetta legge sancisce il principio della non punibilità per l’acquisto o la detenzione, per uso personale, di una modica quantità di sostanza stupefacente a scopo non terapeutico. Vengono istituiti i Centri Medici di Assistenza Sociale con il compito di fornire assistenza alle strutture sanitarie, gestire le richieste di aiuto dei tossicodipendenti e si cerca di arrivare ad un successivo reinserimento. Per mettere in atto tutte le strategie necessarie vengono create delle équipe multidisciplinari formate da un medico, un assistente sociale, uno psicologo ed altri operatori. Inoltre viene garantito l’anonimato nell’accesso ai servizi per chi lo desidera. Viene invece escluso l’internamento della persona tossicodipendente in ospedale psichiatrico. Con il D.P.R. 309/1990 si raccoglie tutta la normativa italiana in tema di stupefacenti: il consumo di droghe non è perseguito, ma la detenzione o l’acquisto per uso personale è passibile di sanzione amministrativa che di solito è avviata dal Prefetto, il quale a sua volta di solito opta per un’azione dissuasiva ed invita il soggetto ad effettuare un programma presso il Ser.T. (Servizio tossicodipendenze). Nel caso in cui invece si dovesse trattare di una pena detentiva, l’interessato può richiedere in qualsiasi momento di essere affidato in prova al servizio sociale. Dopo il referendum del 18-19 aprile 1993 viene sospeso il limite quantitativo di dose media giornaliera e la detenzione e l’acquisto per uso personale ha carattere di esclusivo illecito amministrativo. Il decreto del Ministero della Salute 11 aprile 2006 indica i limiti quantitativi massimi delle sostanze stupefacenti e psicotrope riferibili all’uso personale. Per quanto riguarda nello specifico il problema dell’alcolismo dobbiamo ricordare:
  • **il Decreto del Ministro della Sanità 3 agosto 1993;
  • la legge 125/2001;**

- il Piano nazionale alcol e salute approvato dalla Conferenza Stato e Regioni il 5 aprile 2007 , promosso dal Ministero della Salute e che ha valenza triennale. L’obbiettivo principale del Piano è quello di ridurre i consumi e prevenire i danni provenienti dall’uso di alcol. L’organizzazione dei servizi per le dipendenze patologiche. I Ser.T. sono unità operative delle Aziende Sanitarie Locali. Si caratterizzano come gruppo operativo interdisciplinare e comprendono competenze in campo medico, sociale, psicologico ed educativo. L’obbiettivo è quello di aiutare le persone che vogliono uscire da qualsiasi tipo di dipendenza. Le attività svolte dai Ser.T. possono essere di tipo ambulatoriale, programmi terapeutici e riabilitativi, gruppi di sostegno psicologico, prevenzione e tutela della salute mediante incontri con le scuole. In particolare garantiscono accoglienza, presa in carico e diagnosi dell’utente. Nell’ambito di ogni Ser.T. può anche essere individuata una specifica unità per gli interventi di prevenzione, trattamento e riabilitazione della dipendenza da alcol. tali servizi garantiscono l’anonimato quando richiesto; la situazione è diversa per i minorenni in quanto nel loro caso è necessario far riferimento a chi esercita la potestà genitoriale. Il ruolo del servizio sociale professionale e gli interventi a favore delle persone con problemi di dipendenza. L’assistente sociale che lavora in un Ser.T. svolge la sua attività in stretta collaborazione con altre figure professionali e partecipa a tutte le attività di prevenzione, cura, riabilitazione, riduzione del danno, consulenza e formazione del proprio servizio. Nello specifico svolge: colloqui di accoglienza e sostegno dell’utente e della sua famiglia; organizza i gruppi di auto aiuto; valuta ed elabora un programma individualizzato per ogni utente; attività di segretariato sociale; visite presso il carcere su richiesta della persona detenuta; attività di prevenzione ed informazione sull’uso di sostanze, sulla trasmissione dell’HIV e delle altre malattie sessualmente trasmissibili. In tal senso ricordiamo le borse lavoro finalizzate all’inserimento lavorativo, l’assistenza economica e sociale , i gruppi di auto mutuo aiuto ed infine gli interventi di bassa soglia che sono rivolti a coloro che non vogliono o non riescono ad astenersi dall’uso di sostanze. L’operatività “on the road” è rivolta alla riduzione dei rischi di overdose e di mortalità. Le competenze della Prefettura (Ufficio Territoriale del Governo) in materia di sostanze stupefacenti. In tema di tossicodipendenze vengono istituiti dei Nuclei Operativi Tossicodipendenza (N.O.T.) presso le Prefetture. Gli assistenti sociali dei N.O.T. hanno il compito di gestire i rapporti con i servizi sociali del territorio. La legge 309/1990 prevede che chiunque possieda sostanze stupefacenti venga segnalato al Prefetto. Infatti quando le forze dell’ordine procedono al sequestro della sostanza, dopo il narcotest e la redazione del verbale, trasmettono le informazioni ai N.O.T. La Prefettura inserisce i dati anagrafici e quelli relativi alla segnalazione per verificare se è la prima volta o se ci sono dei precedenti. Successivamente l’individuo dovrà fare un colloquio con l’assistente sociale del N.O.T. al termine del quale propone il “formale invito a non fare più uso di sostanze stupefacenti”, cioè un’ ammonizione ; oppure vengono applicate delle sanzioni amministrative (sospensione o divieto di conseguire la patente di guida o apposizione sulla carta d’identità della dicitura “non valida per l’espatrio”) o di effettuare un pian riabilitativo presso un Ser.T.