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Appunti su atmosfera, meteorologia e clima.
Tipologia: Appunti
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Il nostro pianeta è avvolto da un involucro gassoso che contiene però anche piccole percentuali di liquidi e solidi. La metà della massa atmosferica è compresa nei primi 5 km, il 95% del totale si trova sotto i 20 km. L’atmosfera viene divisa in bassa atmosfera ( omosfera ) e alta atmosfera ( eterosfera ).
e diossido di carbonio 0,033% grazie al continuo rimescolamento dei gas. Il vapore acqueo si trova in quantità maggiore a bassa quota, è fondamentale per l’equilibrio termico. Nell’aria della bassa atmosfera è abbondante il pulviscolo atmosferico proveniente da erosioni, eruzioni, meteoriti, processi
L’ alta atmosfera non è chimicamente omogenea perché i gas che la compongono si stratificano in base alla loro densità 90-200 km N e O molecolari, 200-1100 gas leggeri (H e He) e O monoatomico,
L’atmosfera è costituita da strati sovrapposti di densità decrescente, sfere , separate da zone di transizione, pause.
La troposfera è lo strato più basso e denso e comprende circa i ¾ dell’intera massa. Ospita la maggiore parte del vapore acqueo ed è sede delle perturbazioni meteorologiche. La temperatura diminuisce all’aumentare della quota 0,6° ogni 100 m ( gradiente termico verticale ). Al livello del mare la temperatura è di 25° nelle regioni equatoriali e -10° in quelle polari questo è dovuto allo spessore della troposfera, il limite superiore infatti cambia -80° Eq. -50° Polo. Sono queste differenze a causare i moti convettivi. La tropopausa è spessa appena 2 km, qui la temperatura tocca il valore minimo e vi sono velocissime correnti a getto.
La stratosfera è costituita da gas più rarefatti ma uguali a quelli della troposfera, meno per il vapore acqueo. La temperatura non varia rispetto a quella della tropopausa fino alla quota di 20 km, poi aumenta di 1°-3° per km. Questo aumento di temperatura è provocato dal processo di formazione dell’ ozono (O 3 ) che assorbe radiazione solari ultraviolette. Le radiazioni scincono le molecole biatomiche dell’ossigeno: O 2 + O ⇔ O 3. L’ozono formandosi e dissociandosi impedisce alle radiazioni di raggiungere la superficie terrestre. La maggior parte dell’ozono è nell’ ozonosfera (30-60 km), qui la temperatura raggiunge gli 0°. In questa situazione di aria calda sopra aria fredda si ha un inversione termica.
La mesosfera è caratterizzata da una crescente rarefazione dei gas e l’aumento della % dei gas leggeri non ci sono ozono e vapore acqueo. La temperatura riprende a diminuire fino a raggiungere i
Nella termosfera la densità dei gas continua a decrescere. Non ci sono venti e turbolenze, la temperatura è quindi influenzata solo dall’energia proveniente dal Sole 0° 110-120 km, 1000° 300km. I valori si riferiscono ad una temperatura cinetica energia cinetica delle particelle di gas. La temperatura “classica” è di molto inferiore, il calore si trasferisce tramite gli urti tra particelle ma essendocene poche anche gli urti diminuiscono. Sopra i 70-80 km di altezza e radiazioni solari causano la ionizazione da molecole a ioni dei gas atmosferici. Questo fenomeno avviene nella ionosfera divisa in quattro strati ionizzanti D, E, F 1 e F 2. Che riflettono rispettivamente onde lunghe, medie,
corte e cortissime. Le particelle ionizzate, anche se poche, danno luogo a fenomeni di notevole importanza. Influenza la propagazione delle onde radio. La ionosfera è anche la sede della aurore polari effetto dell’evanescenza dell’azoto (blu/viola) e dell’ossigeno (rosso/giallo/verde) eccitate dalle collisioni con le particelle del vento solare.
L’ esosfera è la parte più esterna, la temperatura continua ad aumentare con la quota fino ai 2000°, temperatura cinetica. La densità raggiunge valori minimi. Le particelle di vento solare possono essere catturate dal campo magnetico terrestre se la loro velocità è inferiore a 11,2 m/s, velocità di fuga. Lo spazio in cui sono presenti le linee di forza del campo magnetico si chiama magnetosfera. I gas ionizzanti si dispongono lungo le linee di forza e nel frattempo interagiscono con il vento solare che li comprime e crea la classica forma a ciambella. Le particelle raccolte si concentrano nelle fasce di Van Allen una 9000 km, composta prevalentemente da protoni e una a 22000 km, composta da elettroni. Il bilancio radioattivo e genetico della terra Il Sole invia annualmente sulla Terra 1,07· 1024 kJ di energia = 4,4·10^16 W. Al limite superiore dell’atmosfera arrivano 1366 W per m^2 : irradianza solare W/m^2. In ogni istante solo la metà della terra è esposta quindi l’irradiazione si dimezza 683. Essendo che solo all’equatore i raggi sono perpendicolari l’irradianza diminuisce a 340 W/m^2 consideriamola come il 100%. Di questa percentuale i gas assorbono il 16% e le nubi il 2%. Le nubi e il pulviscolo ne riflettono il 23% e il vapore acqueo il 7%. Solo il 52% di 340 W/m^2 arriva alla superficie: radiazione globale , che raggiunge la terra o come radiazione diretta 26% o radiazione diffusa 26%. Anche la superficie terrestre riflette una piccola parte 4%. La percentuale riflessa da un corpo illuminato è detto albedo misura della capacità riflettente, quello della Terra è del 35%. La radiazione effettiva ammonta al 165 W/m^2. La superficie terrestre riemette parte di questa energia: radiazione terrestre. La radiazione solare arriva con una lunghezza d’onda compresa tra 0,17 a 4 μm che la superficie terrestre converte con m che la superficie terrestre converte con una lunghezza d’onda da 4 a 300 μm che la superficie terrestre converte con m, che non viene dispersa nello spazio perché trattenuta dall’atmosfera ( controradiazione atmosferica ). Questo fenomeno è conosciuto come effetto serra quindi la Terra assorbe più energia di quella che arriva dal Sole: 492 W/m^2 questo effetto mantiene la temperatura media del pianeta a 15°. Grazie all’effetto serra solo il 18% della radiazione effettiva viene disperso nello spazio. Con i dati sopra riportati si può determinare il bilancio radioattivo globale : Q = Rc + Rt = 48% - 18% = 30% Q bilancio radioattivo, Rc la radiazione effettiva e Rt la radiazione terrestre netta. Totale circa 100 W/m^2. L’ evapotraspirazione è l’evaporazione di tutte le acque del pianeta e assorbe il 25% dell’energia solare. Viene poi rilasciata come calore latente. Il restante 5% dell’energia passa direttamente dal suolo all’aria disperdendo il calore nello spazio: calore sensibile. Grazie a tutti questi meccanismi il bilancio genetico globale è nullo. Questo non vale in tutte le zone della Terra che possono essere in surplus equatore o in deficit poli di energia. La temperatura dell’aria La temperatura vaia in base a diversi fattori:
La velocità (km/h) dei venti si misura tramite gli anemometri , e vengono classificati in base alla scala di Beaufort vedi tabella. È il gradiente barico a determinare la velocità a bassa quota non è costante, folate. La direzione dipende da: gradiente barico , effetto Coriolis e attrito col suolo. La forza di Coriolis che subisce l’effetto della rotazione terrestre; solo con il gradiente il vento si muoverebbe dalle zone anticicloniche a quelle cicloniche spinge i venti a destra nell’emisfero boreale a a sinistra in quello australe. I venti escono dalle aree anticicloniche con traiettorie a spirale in senso orario boreale /antiorario australe. L’effetto è massimo ad alte latitudini. La legge di Buys-Ballot serve per collocare le zone anticicloniche: se un osservatore volge le spalle al vento la zona anticiclonica si troverà dietro e a destra. Funziona al contrario nell’emisfero australe. L’attrito con il suolo è presente solo sotto i 1000 m si contrappone alla forza Coriolis. I venti a bassa quota sono quindi obliqui rispetto alle isobare non sono venti geostrofici che spirano parallelamente alle isobare.
La circolazione atmosferica generale riguarda i venti planetari che vano divisi in due tipologie: a circolazione nella bassa atmosfera condizionata dal moto di rotazione terrestre e dalla superficie e a circolazione nell’alta atmosfera. Esistono sulla Terra fasce di alta e bassa pressione alternate: prossimità equatore basse pressioni equatoriali ; intorno ai 25-30° di latitudine alte pressioni subtropicali ; tra i 50-60° di latitudine basse pressioni subpolari ; a zone di latitudine elevata alte pressioni polari. Dalle fasce di pressioni subtropicali spirano gli alisei zona equatoriale, velocità media di 15/20 km/h da Nord-Est, Boreale e Sud-Est Australe e i venti occidentali tra i 30-60° di latitudine, da Sud-ovest a Nord- Est e viceversa in quello australe. Nelle zone di bassa pressione subpolare convergono i venti orientali polari originati in zone di alta pressione spirano in direzione NE-SO boreale e SE-NO australe. I venti caldi tropicali e quelli freddi polari si incontrano lungo una superficie di separazione detta fronte polare. La circolazione atmosferica è determinata dal riscaldamento disomogeneo della superficie terrestre. Si formano perciò, nella troposfera, tre celle convettive , nelle quali i movimenti delle masse d’aria creano circuiti chiusi.
(500 Km/h) alle medie latitudini e prendono nome di correnti a getto (jet stream), fiumi d’aria larghi centinaia di kilometri e con qualche kilometro di spessore. Esistono due correnti a getto per ogni emisfero: corrente a getto del fronte polare e corrente a getto subtropicale. Queste correnti subiscono variazioni stagionali di velocità, direzione e latitudine, spostandosi verso i poli in estate e verso i tropici in inverno. L’andamento sinuoso (quasi rettilineo) delle correnti a getto può subire variazioni cicliche: se la velocità diminuisce oltre i 70 Km/h (dai 150 Km/h iniziali), si formano anse molto accentuate, la corrente a getto diventa instabile e si fraziona in zone cicloniche e anticicloniche alternate. Queste osservazioni hanno indotto alcuni studiosi a proporre un modello teorico “dinamico” , contrapposto alla teoria classica. La circolazione in bassa quota e i fenomeni meteorologici dipenderebbero dal comportamento delle correnti zonali in alta quota e non dagli squilibri termici al suolo (che rappresentano un motore importante, ma non unico e fondamentale). La circolazione ciclonica e quella anticiclonica esistenti alle medie latitudini, con flussi d’aria calda tropicale verso Nord in estate e correnti fredde verso Sud in inverno, non vengono fatte risalire all’esistenza della cella di Ferrel.
I monsoni sono venti regionali di carattere periodico stagionale. Imponenti movimenti di masse d’aria che vanno dai 35-70 km/h con un altezza di 3000-6000 m. I monsoni estivi bassa pressione sono carichi di umidità dall’oceano scaricano piogge sui territori attraversati si ipotizza siano correnti occidentali troposferiche. I monsoni invernali alta pressione sono invece secchi e freddi si ipotizza siano gli alisei. Le brezze costiere sono venti periodici locali che spirano fra il mare e la costa invertendo la loro direzione con ritmo giornaliero. Di notte le coste si scaldano più delle acque circostanti e si crea una zona di bassa pressione sulla terra che richiama aria dal mare ( brezza di mare ). Di notte il mare rilascia calore più lentamente delle rocce e su di esso si crea una zona di bassa pressione che provoca un flusso d’aria verso il mare ( brezza di terra ). In entrambi casi si formano delle controbrezze.
Nel bacino Mediterraneo si vengono a creare spesso gradienti barici temporanei che provocano la formazione di venti variabili locali spirano saltuariamente. Fra questi troviamo: il libeccio e lo scirocco venti caldi e umidi; il maestrale e la tramontana venti freddi che di solito portano il sereno; la bora vento veloce dalla spira violenta colpisce Trieste.
Dell’acqua sulla terra solo il 0,001% è in forma gassosa. Il vapore acqueo si origina dall’evaporazione dei bacini oceanici e in forma nettamente minore dalla traspirazione delle piante, si condensa in nuvole e poi alimenta le varie forme di precipitazione: ciclo dell’acqua. L’ umidità assoluta è la quantità di vapore acqueo ( g ) in un m^3 d’aria. Tanto è maggiore la temperatura tanto è satura l’aria di vapore acqueo fino ad arrivare al limite di saturazione. L’ umidità relativa rapporto fra la quantità di vapore acqueo presente e la massima quantità che ne potrebbe contenere umidità dell’aria in rapporto al limite di saturazione. Il punto di rugiada è la temperatura alla quale l’aria diventa satura.
Vicino a bacini d’acqua l’aria può raggiungere il punto di rugiada e quindi iniziare il fenomeno di condensazione o brinamento in caso la temperatura sia bassa. Questi passaggi avvengono solo se sono presenti nuclei di condensazione/ solidificazione intorno alla quale si aggregano le particelle d’acqua la loro efficacia aumenta rispetto alla loro dimensione. In assenza di nuclei l’aria diventa soprasatura. Da condensazione e brinamento derivano rugiada e brina , nebbia bassa quota e nubi alta quota.
La coalescenza dipende dalla presenza, nella nube, di goccioline di forme diverse: le gocce più grandi cadendo collidono con gocce più piccole accrescendo ancora di più le loro dimensioni.
Le nubi cumuliformi temporalesche possono dare origine alla grandine chicchi di ghiaccio di dimensione variabile (ghiaccio trasparente e lattiginoso che le rende opache). Il processo di formazione consiste nel deposito dello strato di ghiaccio lattiginoso ricco d’aria intorno ad un aghetto di ghiaccio; il chicco scende in una zona più bassa e fredda dove si deposito un altro strato di ghiaccio più trasparente povero d’aria. La loro dimensione dipende da quante volete le correnti ascensionali lo riportano in alto.
Le precipitazioni sono distribuite in maniera disomogenea sulla Terra. Il regime pluviometrico indica l’andamento delle precipitazione annuali in una determinata regione si può rappresentare nei diagrammi pluviometrici. Le isoiete sono le linee che congiungono regioni con lo stesso regime pluviometrico. In base a questi dati si può dividere la terra in 4 diverse zone:
I dati provenienti dalle stazioni meteorologiche vengono inseriti in complesse operazioni matematiche che permettono di predire l’evolversi dello stato dell’atmosfera usando le leggi della dinamica dei fluidi e della termodinamica.
Ciascun parametro atmosferico è rappresentabile su carte meteorologiche. Su di esse possiamo trovare lo stato presente situazione o quello previsto prognosi. Esistono carte di superficie e carte di quota.
La paleoclimatologia scienza che studia i climi del passato ci permette di ricostruire la cronologia delle variazioni climatiche avvenute sulla Terra dopo l’ultima glaciazione. Le informazioni si possono ottenere con: Dosaggio di alcuni isotopi dell’ossigeno presenti nei foraminiferi dei fondali marini; Studio dei pollini nel suolo, che permette di conoscere le caratteristiche delle associazioni vegetali dominanti in un dato periodo; Dendroclimatologia, che analizzando gli anelli di accrescimento degli alberi fornisce informazioni sulle modificazioni del regime pluviometrico e sulle oscillazioni di temperatura; Carotaggi e analisi fisico-chimiche dei ghiacciai (perforazioni nella calotta artica e groenlandese). Il risultato di tali studi è: Prima di 1000 anni fa (Olocene): glaciazione wurmiana 1000-8000 anni fa: graduale riscaldamento del clima (con fluttuazioni) 8000-4000 anni fa: optimum climatico postglaciale, periodo con alte temperature stabili 2000a.C. - 800d.C: varie oscillazioni climatiche con periodi freddi 800-1200: periodo caldo medievale 1200-1400: periodo freddo medievale 1400-1550: periodo caldo 1550-1950: piccola età glaciale (-1.5° di variazione) 1950-oggi: riscaldamento globale del climatiche
L’ effetto serra mantiene la temperatura della troposfera su valori relativamente alti, compatibili con l’esistenza della vita sul nostro pianeta. Vapore acqueo, metano e diossido di carbonio i “gas serra” lasciano passare indisturbate le radiazioni solari in entrata, ma respingono le radiazioni elettromagnetiche a lunghezza d’onda maggiore infrarosso termico in uscita, riflettendole nuovamente verso la superficie terrestre. La teoria che associa i cambiamenti climatici alla CO 2 nella Troposfera si fonda sulla considerazione che, dato il particolare comportamento del diossido di carbonio nei confronti delle radiazioni, una qualsiasi variazione della quantità di questo gas nella bassa atmosfera debba provocare una modificazione della temperatura. In età preindustriale, la quantità di CO 2 in atmosfera era di circa 280 ppm, mentre oggi è di 375 ppm. Alcune ipotesi prevedono che raggiungerà le 560 ppm tra il 2030 e il 2050, se non si inverte la tendenza. Una parte della CO 2 si scioglie nelle acque degli oceani o viene assorbita dalle piante, ma circa il 50% rimane in atmosfera.