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Riassunto del libro attaccamenti multipli per l'esame di psicologia dello sviluppo
Tipologia: Appunti
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Il termine attaccamento può essere interpretato in tre diverse accezioni:
Bowbly individua 4 fasi nello sviluppo dell’attaccamento. Le prime tre compaiono nel primo anno, la quarta agli inizi del terzo:
La Strange Situation (Ainsworth): è una situazione osservativa, condotta in laboratorio, per valutare la qualità e le differenze d’attaccamento; essa è costituita da 8 episodi distinti (guardo pag 28) che vengono proposti alla diade secondo una sequenza specifica (la madre viene istruita in anticipo sulla sequenza degli avvenimenti); grazie ad essa sono state individuate 3 tipologie di attaccamento : Il bambino con un attaccamento sicuro utilizza la madre come base sicura per l’esplorazione; durante gli episodi di separazione, dà segno di accorgersi dell’assenza della madre e se è triste o sta piangendo, segnala alla madre di desiderare contatto fisico e lo cerca attivamente; una volta confortato dalla madre torna ai giochi ed a esplorare l’ambiente. Il bambino con attaccamento insicuro-evitante è pronto a interessarsi al contesto fisico, ma si concentra totalmente su di esso manifestando pochi comportamenti di base sicura o di affetto verso il genitore. Durante episodi di separazione dal genitore, non manifesta un particolare disagio, alla riunione con esso finge di accorgersi del suo rientro e preferisce focalizzare l’attenzione sui giocattoli. Il bambino con un attaccamento insicuro-ambivalente fa fatica ad interessarsi ai giochi e se la madre si allontana raggiunge alti livelli di stress e di disagio. Al suo rientro può alternare comportamenti che segnalano il desiderio di contatto fisico con la mamma e segni di rabbia e rifiuto; anche quando il genitore lo prende in braccio e cerca di consolarlo, il bambino non riesce facilmente a calmarsi. È stata identificata un’ulteriore categoria d’attaccamento insicuro, definita attaccamento disorganizzato o disorientato dove il comportamento del bambino non sembra finalizzato al raggiungimento di obiettivi e difficilmente interpretabile. Qui i bambini mettono in atto comportamenti contraddittori tra loro. Grazie a questi risultati la Strange Situation è stata definita come lo strumento di valutazione dell’attaccamento per eccellenza, però ha alcuni limiti: è applicabile solo a bambini fra i 12 e 24 mesi di vita , e non è adatta per valutazioni condotte al di fuori di ambiti istituzionali, per questo si è rivolta attenzione a tipi di valutazione alternativa.
Secondo Bowbly l’individuo costruisce dei “modelli operativi interni”, ovvero delle rappresentazioni molto realistiche degli aspetti più rilevanti delle esperienze fatte , utilizzati poi dallo stesso individuo per percepire ed interpretare gli altri eventi, prevedere le situazioni future e costruire piani d’azione. Importanti per l’adattamento dell’individuo sono i modelli operativi interni relativi al Sé e alle figure principali d’attaccamento (es: se l’individuo si sente accettabile agli occhi della figura d’attaccamento): un bambino che ha avuto modo d’interagire con una figura d’attaccamento accessibile e disponibile a soddisfare i suoi bisogni, costruirà un modello operativo di sé come persona meritevole di essere amata e capace di segnalare i propri bisogni. Questi modelli si sviluppano nel contesto degli scambi interattivi. Tali modelli operativi interni, tendono a rimanere piuttosto stabili nel tempo, ma se la corrispondenza con la realtà che rappresentavano viene a mancare, i modelli necessitano di opportuni “aggiornamenti” per “accomodarsi” alla realtà rappresentata; l’aggiornamento dei modelli operativi interni, può, in qualche caso, essere ostacolato dalla presenza di alcuni meccanismi di difesa che operano attraverso l’ esclusione difensiva di specifiche informazioni. L’esclusione difensiva può attivarsi in risposta ad un dolore mentale o a un conflitto considerati intollerabili. Es: le situazioni nelle quali una figura di attaccamento è solita ridicolizzare le richieste d’affetto o di contatto da parte del bambino, ed esso si trova costretto a reinterpretare il rifiuto della madre come motivato da amore materno e questo lo fa in modo da poter escludere in maniera difensiva dalla propria coscienza gli aspetti più “negativi” dell’esperienza di relazione con la madre e mantenere a livello cosciente solo il modello positivo di genitore amorevole.
Per spiegare meglio il fenomeno dell’esclusione difensiva, Bowbly ha preso in prestito la distinzione fra “ memoria episodica ” e “ memoria semantica ”: la prima raccoglie ricordi autobiografici di eventi specifici che si sono verificati nella vita dell’individuo (diretta) , l’altra, invece, immagazzina eventi di carattere più generale, quindi è basata su informazioni ricevute dagli altri. Quando le informazioni ricavate dall’esperienza e quelle basate sulle comunicazioni (fornite dagli altri) entrano in contraddizione tra loro si produce un forte conflitto psichico e in tal caso, l’esclusione difensiva può intervenire sulla memoria episodica facendo dimenticare, ad esempio, l’evento spiacevole, ponendo fine al conflitto. Così che gli individui che hanno potuto stabilire un legame d’attaccamento sicuro hanno genitori che oltre ad essersi dimostrati disponibili alle richieste dei figli, hanno permesso ed incoraggiato la loro autonomia e grazie alla loro capacità di comunicare in modo franco e aperto sui modelli operativi del Sé del bambino e degli altri hanno trasmesso ai figli importanti indicazioni sulla necessità e sulle modalità di mantenere questi modelli aperti alla revisione.
Bowbly ipotizza che il comportamento sensibile della madre nei confronti dei bisogni espressi del bambino sia il maggior responsabile della sicurezza dell’attaccamento. Grazie alle risposte sensibili ricevute dal genitore, infatti, il piccolo può costruirsi delle aspettative circa la disponibilità del caregiver a rispondere ai suoi bisogni. Ainsworth e i suoi collaboratori hanno rilevato una forte associazione tra il livello di sensibilità manifestato dalle madri e la sicurezza dell’attaccamento sviluppata dai figli; più specificamente è emerso che i bambini classificati come insicuri, avevano madri più apertamente arrabbiate e meno disponibili nei confronti rispetto a quelle dei bambini sicuri. Bowbly, per ciò che riguarda il ruolo della sicurezza dell’attaccamento sullo sviluppo dell’individuo, ha ipotizzato, inoltre, che la sicurezza/insicurezza dei legami d’attaccamento esercitano un forte impatto sullo sviluppo della personalità dell’individuo : le prime relazioni d’attaccamento servono come base per l’apprendimento della regolazione delle emozioni e mettono l’individuo nelle condizioni di crearsi rappresentazione di ciò che può attendersi dal mondo e dalle persone e di come può aspettarsi di essere trattato. I modelli operativi interni, però, non consentono di fare previsioni su qualsiasi evento della vita dell’individuo, ma solo su sé stessi, sulle altre persone e sulle relazioni, per questa ragione, la sicurezza dei modelli operativi interni dovrebbe influenzare solo il successivo adattamento dell’individuo nel campo delle relazioni interpersonali e delle questioni connesse. Diversi studi hanno confermato tali previsioni: i bambini con attaccamento sicuro confidano maggiormente nelle proprie capacità di auto-affermazione ; i bambini con attaccamento insicuro nutrono scarsa fiducia nelle proprie capacità di riuscita e sono più portati a pensare che i loro sforzi serviranno a poco e che il soddisfacimento dei loro bisogni dipenderà in gran parte dagli altri. Secondo Bowbly, il bambino che riceve costantemente risposte empatiche dal genitore impara egli stesso a essere empatico poiché ha potuto sperimentare che, quando una persona ha bisogno l’altra generalmente risponde; a tal proposito è stato rilevato che, i bambini in età prescolare con storie d’attaccamento evitante tendevano a vittimizzare i loro compagni di gioco più di quanto non facessero gli altri gruppi (ambivalenti e sicuri); gli ambivalenti ricoprivano il ruolo delle vittime, i sicuri non erano né vittime né tormentatori.
La figura paterna ha iniziato a suscitare interesse solo intorno agli anni ’70, quando nella società occidentale si sono verificati una serie di cambiamenti sociali e culturali che hanno condotto il padre ad assumere compiti e funzioni legati alla cura dei figli. L’immagine e il ruolo paterno sono ancora fortemente differenziati in relazione al contesto sociale e culturale nel quale la famiglia è inserita, tuttavia si assiste ad un incremento nel contatto emotivo che il padre crea con il figlio e a un maggior coinvolgimento.
Bowlby suggerisce una distinzione tra “figure di attaccamento” e “compagni di gioco”, le prime vengono ricercate dal bambino quando ha necessità di sentirsi protetto, quando è stanco e quando la raggiunge vuole essere coccolato; gli altri vengono cercate quando il bambino è di buon umore e desidera intraprendere con tale figura attività ludiche; ovviamente le due funzioni possono combaciare.
Bowbly ha individuato diversi fattori che portano il bambino a indirizzare il comportamento d’attaccamento verso particolari persone. L’apparato percettivo del neonato funziona in modo tale da orientarlo verso la figura materna, l’apprendimento per esposizione, poi, fa sì che il bambino impari a riconoscere le caratteristiche distintive della persona che si prende cura di lui e quindi di discriminarla dalle altre. Per ciò che riguarda l’intensità del legame di attaccamento, essa risulta associata a 2 particolari caratteristiche dell’interazione tra la figura d’attaccamento e il bambino. Bowbly identifica come prima condizione la prontezza con cui il caregiver risponde ai segnali di pianto del piccolo e come seconda la capacità del caregiver di coinvolgere il bambino in frequenti interazioni sociali. E’ interessante sottolineare che le condizioni che sono alla base della scelta delle figure primarie sono le stesse delle scelte secondarie. Da tutti gli studi condotti emerge che ci siano 4 fattori che giocano un ruolo importante per determinare la struttura gerarchica all’interno della quale il piccolo colloca le diverse figure d’attaccamento:
Negli anni successivi, crescono per l’individuo le opportunità di stabilire legami significativi con persone esterne al nucleo familiare, quali, ad esempio, gli insegnanti ed i pari e subentra, dall’adolescenza, la possibilità di costruire legami d’attaccamento con altre figure significative, quali il partner. Allo stato attuale, disponiamo di 2 differenti criteri per l’identificazione delle figure d’attaccamento, messi a punto da due diversi gruppi di ricerca: Criteri proposti da van Ijzendoorn e colleghi propongono 5 condizioni che debbono essere soddisfatte perché si possa parlare d’attaccamento a figure diverse da quella materna (dati dalle teorie dell’attaccamento e strange situation).
madre-bambino costituisca un prototipo per le altre relazioni, e ciò sarebbe in contrasto con la teoria dell’attaccamento.
Per quello che riguarda i criteri suggeriti dal gruppo di van Ijzendoorn, essi appaiono fortemente imperniati sulla misurazione della sicurezza dell’attaccamento (prima proposta fa continuo riferimento alla Strange Situation). L’altro gruppo di ricerca guidato da Howes propone, invece, criteri svincolati dalla misura della sicurezza del legame e fanno riferimento ai fattori indicati da Ainsworth e Bowbly: la presenza costante della figura d’accudimento, il soddisfacimento dei bisogni fisici ed emotivi del piccolo da parte del caregiver e il coinvolgimento del bambino negli scambi sociali. Mentre il gruppo di van Ijzendoorn è più interessato ad identificare le categorie di caregiver che possono svolgere il ruolo di figure d’attaccamento, il gruppo di Howes cerca, invece, di identificare le condizioni che promuovono un caregiver a figura d’attaccamento (individuare all’interno di una stessa categoria di caregiver, gli individui che presentano le caratteristiche distintive delle figure d’attaccamento). Un’altra importante differenza esistente fra le dure proposte riguarda l’ età in cui tali criteri sono utilizzabili: i criteri proposti dal gruppo di van Ijzendoorn sono utilizzabili nei primi 2 anni di vita; i criteri proposti dal gruppo di Howes sono utilizzabili in un arco di tempo più vasto. I criteri utilizzati da van Ijzendoorn consentono di verificare che esistono figure d’attaccamento diverse da quella materna; dall’altra parte i criteri individuata da Howes hanno il pregio di far emergere alcune importanti questioni che vanno necessariamente affrontate nello studio degli attaccamenti multipli.
sicuro con la madre, non necessariamente stabilivano un attaccamento sicuro con l’educatrice e viceversa, quindi un bambino che ha stabilito un legame di tipo insicuro con uno dei caregiver (madre o padre o educatrice ecc) ha ancora delle possibilità di costruire relazioni di attaccamento più sicure con altre figure. È stato evidenziato che le educatrici dei bambini classificati come sicuri si erano rivelate più sensibili ai segnali del bambino, rispetto alle educatrici di riferimento di bambini classificati come insicuri. Più l’educatrice sarà sensibile verso il bambino più il legame sarà di qualità. Inoltre, i bambini sicuri dimostrano di essere più empatici, indipendenti, di avere una maggiore competenza sociale con i pari ed esibiscono meno comportamenti aggressivi degli insicuri.
La frequenza a tempo pieno all’asilo nido risulta associata a effetti positivi nello sviluppo delle capacità d’ interazione tra pari; a tal proposito, Andersson sostiene che l’effetto positivo dell’asilo nido persisterà anche quando il bambino verrà inserito nella scuola dell’infanzia , poiché questi disporrà già delle competenze necessarie alla vita e ai giochi di gruppo. Tali risultati contrastano però fortemente con quelli di alcuni studi che hanno evidenziato la presenza di deficit cognitivi e affettivi in bambini precocemente istituzionalizzati. Relativamente allo sviluppo delle abilità sociali, è emerso, per esempio, che la presenza di cure non materne nei primi anni di vita risulta associata a una maggiore aggressività nei confronti dei pari e a una minore accondiscendenza verso gli adulti. Ancora più inquietante è l’allarme lanciato da alcuni autori relativamente all’effetto negativo della frequenza dell’asilo nido sulla qualità del legame d’attaccamento alla madre. Questi autori ipotizzano che inserire precocemente il bambino al nido significhi esporlo a frequenti separazioni dal genitore che possono essere vissute come abbandoni soprattutto nel caso in cui il bambino non sia ancora in grado di mantenere viva la rappresentazione mentale della madre e di prevederne il ritorno. Alcune caratteristiche dell’asilo nido, quali la tipologia del servizio, gli standard di qualità da esso raggiunti, la stabilità delle educatrici, così come alcune caratteristiche temperamentali del bambino, unite a quelle del contesto familiare, potrebbero interagire fra loro nel determinare gli esiti di sviluppo nel piccolo. Diversi sono gli studi che analizzano il ruolo giocato dalla qualità del servizio: mentre nei nidi di alta qualità fattori quali l’età d’inserimento o le condizioni familiari del bambino non sembrano incidere sulla presenza del comportamento aggressivo, incidono, invece nei riguardi della qualità bassa dell’asilo nido. In altri termini, frequentare un nido di eccellente qualità significa poter neutralizzare alcuni potenziali fattori di rischio. Un altro gruppo di studi si focalizza, invece, sui fattori legati all’esperienza di separazione dal genitore: frequentare il nido sin dall’infanzia e per molte ore a settimana, può voler dire sperimentare un distacco precoce dai genitori, ma anche disporre di maggiori occasioni di scambi e interazioni con i pari. L’unica ricerca che ha valutato l’effetto dell’età d’inserimento sull’adattamento del bambino al nido è stata la ricerca condotta da Varin e colleghi, che hanno trovato che inserire il bambino in particolari momenti dello sviluppo può esporlo a maggiori difficoltà relazionali (tra i 6-12 mesi e 18-23). È probabile che la crisi di riavvicinamento al genitore che i bambini vivono intorno alla fine del secondo anno di vita, renda problematico l’inserimento tra i 18 e i 24 mesi, e anche quello che avviene prima dei 12 mesi, in cui il bambino sta costruendo il legame d’attaccamento con la madre. Altri studiosi suggeriscono di tener conto, nell’interpretazione dei risultati, del possibile effetto dei contesti culturali nei quali le ricerche sono state svolte (dal quale dipende l’attenzione posta su vari fattori).
Se anche la qualità dell’attaccamento verso l’educatrice gioca un ruolo determinate nello sviluppo del bambino, l’asilo nido dovrà favorire la creazione di tali legami , e soprattutto la fase d’inserimento dovrà essere organizzata tenendo conto delle esigenze fisiche e psicologiche dei piccoli: l’inserimento dovrebbe avvenire in modo graduale, magari, nei primi giorni, in presenza del genitore, così il bambino può iniziare ad esplorare il nuovo ambiente utilizzando il genitore come base sicura; nello stesso tempo, l’educatrice, non essendo coinvolta in primo piano nella cura del bimbo, può imparare a conoscerne le caratteristiche, le
abitudini ecc. Un elemento essenziale perché si stabilisca una relazione d’attaccamento con l’educatrice è l’utilizzo del contatto fisico (coccole, protezione e sicurezza), soprattutto per i bimbi più piccoli. Un altro elemento, anche se non responsabile in maniera diretta, è la qualità e la disposizione degli ambienti e degli arredi, infatti se l’organizzazione degli ambienti consente all’educatrice di monitorare continuamente tutti i bambini del proprio gruppo, è più probabile che i segnali dei piccoli vengano colti con maggiore prontezza ed efficacia e che l’educatrice possa rispondervi in maniera pronta e contingente. Perché l’educatrice possa costituire una figura d’attaccamento è necessario, che essa si prenda cura stabilmente dello stesso gruppo di bambini, e una volta stabilito tale legame, dovrà comunque aiutare il piccolo a preservare i legami d’attaccamento già esistenti verso i genitori. Bisognerebbe sempre tener presente che l’arrivo al nido continua a essere per il bambino uno dei momenti più difficili della giornata dato il distacco dal genitore, per questa ragione l’educatrice deve essere attenta ad accogliere il bambino al suo arrivo per aiutarlo a tollerare il distacco : cercherà di stimolare il suo interesse nei giochi con i pari, di tranquillizzare lui e la madre ecc. Se il bambino viene inserito al nido nel corso del primo anno di vita è probabile che la costruzione della relazione d’attaccamento con la madre e con l’educatrice proceda in parallelo; i bambini inseriti al nido in età successive, tenderanno inizialmente a riproporre nell’interazione con l’educatrice le modalità relazionali già consolidate coi genitori. Se il bambino ha un atteggiamento evitante l’educatrice dovrà comunque promuovere la relazione e la condivisione.
Per molti bambini i nonni diventano vere e proprie figure di riferimento, specialmente quando i genitori sono impossibilitati a prendersi cura di loro costantemente. I nonni offrono al nipote occasioni ed esperienze importanti a sostegno del suo sviluppo fisico, emotivo, cognitivo e sociale. Anche quando i contatti sono meno sistematici e prolungati, la relazione fra nonni e nipoti sembra assumere ugualmente una rilevanza significativa. Dal canto loro i nonni risultano soddisfatti di poter prendersi cura del piccolo instaurando con esso un rapporto affettivo più libero dalle complicazioni emotive che caratterizzano il rapporto genitori-figli, non essendo tenuti a stabilire regole o a imporre una particolare disciplina i nonni possono dedicarsi con maggiore spensieratezza agli scambi interattivi con i nipoti. Tuttavia, la nascita di un nipotino comporta una trasformazione nelle dinamiche relazionali esistenti tra i nonni e i loro figli, i primi devono riconoscere il ruolo genitoriale dei propri figli, ma spesso capita che sentano l’essere nonni come una seconda possibilità di fare i genitori in modo diverso e migliore; i loro figli, invece, devono imparare a saper regolare e gestire il rapporto con le proprie figure genitoriali, poiché il coinvolgimento dei propri genitori nella cura del figlio, può, infatti, riattivare sentimenti di dipendenza, competizione o conflitto. Una figlia alla prima esperienza di madre può essere, ad esempio, combattuta tra il desiderio d’indipendenza, d’affermazione della propria identità di adulta e il bisogno di dipendenza. L’esperienza del prendersi cura del nipote può risultare anche particolarmente gravosa in casi in cui i nonni vedono mettere sottosopra la propria vita quando pensavano di potersi riorganizzare dopo gli anni spesi a crescere i figli. Poca attenzione è stata dedicata, però, all’analisi delle relazioni d’attaccamento tra nonni e nipoti; si è solo trattato di 2 tematiche specifiche : la trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento lungo 3 generazioni e il ruolo che i nonni giocano nel favorire la costruzione di un legame d’attaccamento tra figli e nipoti. Es: per lo studio intergenerazionale è stato applicato uno studio longitudinale che ha misurato la sicurezza dell’attaccamento in un campione di 100 bambini, nelle loro madri e nelle loro nonne materne. I risultati hanno rilevato che c’è molta somiglianza tra l’attaccamento del della madre e quella del bambino, ma anche fra quello della nonna e quella del bambino; quindi i modelli d’attaccamento materno si traducono in esperienze interattive col bambino che lo condurranno a costruire, a sua volta, modelli operativi interni simili a quelli della madre. Va tenuto presente, però, che questo meccanismo di trasmissione intergenerazionale può essere interrotto dall’intervento di alcuni fattori quali: altre esperienze
Quanto descritto sopra non vale solo per le separazioni definitive come la morte, ma può anche essere attivato per separazioni di più breve durata come quelle routinarie, o dettate dal servizio militare. Se la relazione di coppia costituisce un legame d’attaccamento, dobbiamo aspettarci che i partner, nelle situazioni difficili, traggano conforto dalla presenza e dalla vicinanza l’uno dall’altro, cioè svolgono la funzione di “rifugio sicuro”. Tuttavia, cercare rifugio nel partner, anziché farsi aiutare per risolvere i problemi, non facilità l’adattamento o la sopravvivenza, ma aumenta il rischio anche per il partner; quindi, il legame d’attaccamento nell’età adulta non può svolgere la stessa funzione di protezione esercitata nei confronti dei piccoli dalla figura materna. I fattori che guidano la scelta del partner in età adulta: innanzitutto ci sono delle differenze legate al genere sessuale nei criteri che guidano le scelte, i maschi tendono ad attribuire maggior importanza all’apparenza fisica, le femmine privilegiano nella scelta lo status sociale e le opportunità di guadagno, per garantire il mantenimento della prole. Questi criteri, sembrano prevalere solo nella fase di selezione del compagno, quando invece si tratta di instaurare una relazione di coppia lunga e duratura, i fattori che influenzano la scelta sono simili per entrambi e riguardano la capacità del partner di essere comprensivo, gentile ed intelligente. È interessante notare come gli individui tendano a scegliere partner molto simili a loro sotto diversi aspetti, inclusi lo status socio-economico e il livello d’attrazione fisica. Questo può riflettere la tendenza più generale a preferire ciò che è familiare e conosciuto. I criteri individuati richiamano quelli utilizzati dai bambini nella selezione della figura d’attaccamento: i bambini infatti mostrano maggiore preferenza per ciò che è noto e familiare.
Esistono, tuttavia, alcune importanti differenze tra l’attaccamento adulto e quello stabilito dai bambini verso le figure che li accudiscono.
Nel corso dello sviluppo, Weiss e Ainsworth hanno sottolineato la possibilità che i genitori vengano sostituiti come figure d’attaccamento primarie da altri individui, ovviamente gradualmente. Abbandonare una relazione d’attaccamento che è stata fonte importante di sicurezza, infatti, comporta dei rischi: l’adolescente che decide di affrontare questo nuovo compito evolutivo ha bisogno di procedere con cautela nell’esplorazione di altri legami significativi. Le relazioni tra pari assumono un’importante rilevanza già dai primi anni di vita e, con l’aumentare dell’età, i soggetti dimostrano di preferire la vicinanza fisica con i pari a quella con i genitori.
Alcuni autori hanno ipotizzato la possibilità che le funzioni del legame d’attaccamento vengano spostate gradualmente dalla relazione con i genitori a quella coi i pari e che l’ultima funzione a essere spostata sia quella di base sicura. Fu messo a punto uno strumento che prendeva in esame separatamente le 4 componenti del legame d’attaccamento: mantenimento della vicinanza (con chi preferisci trascorrere il tuo tempo?); funzione di rifugio sicuro (a chi ti rivolgi quando ti senti triste?); funzione di base sicura (su chi senti di poter contare sempre?); stress di separazione (da chi ti dispiace maggiormente separarti?). All’intervista parteciparono ragazzi fra i 6 e i 17 anni e adulti, i quali dovevano rispondere con il nome della persona preferita per ogni domanda che veniva fatta. Emerse che: la maggior parte degli adulti (90%) ha scelto in tutte e 4 le situazioni proposte un coetaneo; 3/4 degli adolescenti riferivano che la persona con cui preferivano stare e a cui si rivolgevano per avere un sostegno emotivo era un pari, se erano fidanzati la persona scelta era il proprio partner, ma la maggioranza dei ragazzi, però, continuava a far affidamento sui genitori per la funzione di base sicura. Solo intorno alla tarda adolescenza, i ragazzi cominciano a spostare sui pari anche la funzione di base sicura. I risultati presentati testimoniano come le funzioni d’attaccamento non vengano trasferite in blocco da una figura all’altra ma piuttosto vengono spostate gradualmente nella relazione con i pari, secondo una sequenza precisa, che vede la funzione di base sicura come l’ultima ad essere trasferita sui pari.
La nascita e il consolidamento del legame di coppia sono simili a quelle d’attaccamento fra bambino e genitore: La prima fase del legame di coppia è simile a quella del pre-attaccamento (orientamento e segnali senza discriminazione della persona), prima dei 6 mesi il bambino non manifesta comportamenti che esprimono l’esistenza di un legame d’attaccamento, ma è comunque dotato di espressioni e comportamenti che poi verranno indirizzati alle persone che attireranno la sua attenzione. Quando, infatti, gli adulti flirtano, vengono inviati segnali d’interesse relativamente indiscriminati, facilmente riconoscibili, quali ammiccamenti, sorrisi, espressioni facciali esagerate. Tali segnali hanno la funzione di promuovere l’eccitamento , favorendo l’avvicinamento e il desiderio di contatto che predispongono la costruzione di un legame d’attaccamento. Perché i due individui possano sviluppare un legame, devono infatti, prima incontrarsi, e la motivazione alla ricerca della vicinanza fisica è sollecitata dall’attrazione sessuale. La seconda fase, che per il bambino è caratterizzata dall’orientamento e segnali diretti verso una o più persone discriminate , nel legame di coppia, corrisponde a quella dell’innamoramento: così come il bambino indirizza i suoi segnali sociali in modo selettivo verso il caregiver primario, allo stesso modo gli innamorati rivolgono i segnali di interesse verso una persona specifica. Il passaggio dall’attrazione fisica all’innamoramento è caratterizzato da una serie d’attenzioni prolungate. Sebbene questa fase sia caratterizzata da una forte attrazione fisica e psicologica, è possibile osservare anche diversi comportamenti che rassicurano e danno un senso di tranquillità (abbracciarsi e tenersi per mano). Tali comportamenti, simili per certi versi a quelli fra genitori e figli, sono accompagnati anche da un tono di voce più pacato e da forme di linguaggio paragonabili a tratti al “baby-talk” ovvero parole inventate o onomatopeiche, che sembrano giocare un ruolo importante nel consentire l’espressione delle emozioni e nel facilitare la confidenza tra i partner. La terza fase vede il legame d’attaccamento già bene delineato. Nel contesto relazione genitore- bambino è caratterizzato da una forte discriminazione della figura d’attaccamento da tutte le altre presenti nel contesto di cure; nella relazione di coppia questa fase corrisponde a quella dell’amore reciproco. Diversi sono i cambiamenti che segnano il passaggio dalla fase dell’innamoramento a quella dell’amore: diminuisce la frequenza dell’attività sessuale e aumenta l’importanza attribuita al sostegno emotivo da parte del partner.
prevedibilità delle risposte di una figura d’attaccamento, consentendo all’individuo di anticipare il comportamento del partner. Tali studiosi hanno trovato che i soggetti sicuri descrivono le loro relazioni con i genitori come più calorose, i soggetti evitanti descrivevano i loro genitori come più freddi e scostanti, quelli ansioso-ambivalenti li consideravano invece, ingiusti. Le diverse esperienze avute con i genitori esercitano un’importante influenza sulle aspettative maturate dai soggetti nei confronti del proprio partner: coloro che percepivano la propria relazione con i genitori come calorosa erano più sicuri di poter contare sul partner e non temevano di essere lasciati o di non essere amati. Al contrario, i soggetti che ricordavano i propri genitori come freddi e incostanti, manifestavano alti livelli d’ansia nella relazione e trovavano difficile fidarsi del partner o sentirsi dipendente da esso. I modelli operativi interni giocano un ruolo importante anche nel regolare il trasferimento delle funzioni del legame d’attaccamento dai genitori al partner. I fattori responsabili della stabilità dei modelli operativi interni dall’infanzia all’età adulta possono essere diversi: un primo fattore è legato alla tendenza degli individui a selezionare i contesti che corrispondono alle aspettative maturate riguardo a sé stessi e gli altri. Es: per esempio una donna ansiosa-ambivalente, tenderà a scegliere un partner evitante, così che sebbene tale scelta non assicuri il benessere della coppia, ne garantisce la stabilità poiché conferma le aspettative dei modelli operativi interni di entrambi i partner, ovvero, l’atteggiamento evitante del partner, conferma, infatti, il desiderio di quella donna di raggiungere una maggiore intimità con esso. Un secondo fattore che contribuisce alla stabilità dei modelli operativi interni è la loro tendenza ad auto- perpetuarsi. Il partner che ritiene di non potersi fidare dell’altro tenderà ad assumere comportamenti difensivi che non faciliteranno la costruzione di un rapporto con l’altro basato sulla fiducia, ma che porteranno il partner, al contrario, a incrementare risposte di rifiuto. Un terzo fattore sostiene che i modelli operativi interni influenzano i processi di elaborazione delle informazioni spingendo l’individuo a interpretare gli eventi in modo conforme alle aspettative generate dal proprio modello d’attaccamento. Nonostante ciò, i modelli d’attaccamento sono suscettibili a revisioni. Infatti, il fatto di essere coinvolti in una relazione stabile e soddisfacente può indurre un cambiamento nelle persone che erano scettiche circa la possibilità di costruire legami stabili. Allo stesso modo, una persona sicura coinvolta in una relazione negativa, può diventare insicura. Diversi fattori possono contribuire alla modifica dei modelli operativi interni (fattori ambientali, psicoterapia, relazioni sbagliate o giuste).
L’attrazione per il partner è il risultato di una molteplicità di fattori che, orientano l’individuo nella scelta. L’individuo può essere attratto dal partner che gli somiglia nelle caratteristiche di personalità , di status sociale o nelle convinzioni sull’amore. Anche la similarità dei modelli operativi interni dell’attaccamento sembra esercitare un importante ruolo sul processo di formazione della coppia. Inoltre ci si deve aspettare che tra i soggetti insicuri gli accoppiamenti si verifichino maggiormente tra partner con modelli complementari piuttosto che di tipologia analoga: gli evitanti dovrebbero essere attratti maggiormente dai soggetti ansioso-ambivalenti e viceversa. In questo caso, infatti, nel corso dell’interazione, ciascuno dei partner confermerebbe i modelli operativi interni dell’altro; la scelta di un partner con uno stile d’attaccamento insicuro complementare al proprio fa sì che il partner evitante veda giustificato il proprio bisogno di mantenere una distanza psicologica dal partner e che il partner ambivalente esasperi le richieste d’intimità per colmare la distanza frapposta dal partner. Sulla scelta del partner non va trascurata
nemmeno l’influenza esercitata dalla somiglianza fra lo stile d’attaccamento del proprio partner e lo stile d’accudimento dei propri genitori e in particolar modo di quello del genitore di sesso opposto; i genitori c’insegnano come funzionano le relazioni, cosa possiamo aspettarci da esse, cosa significhi essere oggetto di cure e di amore, in particolare il genitore di sesso opposto può servire come modello per le relazioni eterosessuali. Il genitore di sesso opposto può costituire un modello per immaginare come sono o come dovrebbero essere le relazioni col proprio partner.
Un’importante questione nello studio della relazione di coppia riguarda i legami esistenti tra lo stile d’attaccamento e la qualità della vita di coppia : diversi autori hanno evidenziato come la sicurezza dell’attaccamento risulti fortemente associata ad alti livelli di fiducia, soddisfazione, interdipendenza e coinvolgimento nella relazione di coppia. Al contrario, i soggetti insicuri riferiscono bassi livelli di coinvolgimento e d’interdipendenza. Per altri aspetti della qualità della relazione, le dimensioni dell’attaccamento che influenzano la valutazione espressa dai partner sono diversi per maschi e femmine. Nelle donne i giudizi più negativi sulla qualità del rapporto col partner risultano associati a livelli personali d’ansia piuttosto alti; negli uomini, invece, il livello di soddisfazione per la vita di coppia è maggiormente legato alla propria capacità di apprezzare la vicinanza e l’intimità col partner. Per quanto riguarda il basso livello di soddisfazione espresso dalle donne ansiose sulla qualità del rapporto, è probabile che accada perché queste donne, riponendo poca fiducia nel partner, manifestino alti livelli di gelosia e dipendenza nei confronti del compagno; tali atteggiamenti possono essere vissuti dai maschi come una minaccia alla propria libertà e potrebbero interferire con la costruzione di un legame di coppia armonico. Tuttavia non possiamo escludere che l’ansia delle donne possa anche riflettere semplicemente la mancanza di coinvolgimento e d’intimità della coppia, anziché esserne la causa. Relativamente ai giudizi espressi dai maschi, invece, è probabile che siano più soddisfatti della relazione coloro che apprezzano l’intimità poiché quest’ultima risulta associata ad una buona capacità di comunicazione e a una maggiore propensione a confidarsi e a essere ascoltatori sensibili e cordiali, elementi importantissimi per le donne nella costruzione di una relazione stabile. Le differenze di genere emerse dagli studi citati possono essere attribuiti agli stereotipi culturali che possono guidare e influenzare i processi di socializzazione degli individui. Mentre le donne vengono sollecitate a cercare di raggiungere nelle relazioni un buon livello di vicinanza emotiva, gli uomini sono maggiormente spinti a sviluppare e salvaguardare la loro libertà personale.
Kobak e Hazan hanno sottolineato che l’adulto che intende portare avanti una relazione, deve compiere un “aggiornamento” dei modelli operativi interni con lo scopo d’incorporare le nuove informazioni disponibili su sé stessi e sulla relazione. I modelli operativi aggiornati, consentono di avere aspettative sul comportamento dell’altro aderenti alla realtà e di mettere in atto strategie efficaci per relazionarsi col partner, coordinare le attività e risolvere le situazioni di conflitto. Un elemento che può contribuire alla revisione e all’aggiornamento dei modelli operativi interni è la comunicazione , infatti, attraverso lo scambio di informazioni congruenti con quelle immagazzinate nei modelli, ma anche d’informazioni che contraddicono le aspettative esistenti, i partner hanno l’opportunità di verificare lo stato dei propri modelli ed eventualmente di aggiornarli per renderli più precisi e accurati. Quindi la conoscenza dei modelli operativi dell’altro, sembra giocare un ruolo importante nel facilitare l’adattamento raggiunto all’interno della coppia.
L’amore di coppia è il risultato dell’integrazione di 3 sistemi comportamentali indipendenti, ovvero, l’attaccamento, la sessualità e l’accudimento. Poiché l’attaccamento è il primo ad attivarsi, in ordine temporale, nello sviluppo dell’individuo, tale sistema può influenzare l’espressione degli altri due. In uno studio su coppie sposate, la sicurezza d’attaccamento del partner è risultata positivamente associata al prendersi cura dell’altro : il partner sicuro era molto propenso a offrire cure non compulsive, ma adeguate rispetto alle esigenze del partner. Altri studi hanno evidenziato come i soggetti evitanti siano poco sensibili ai bisogni del partner, col quale raggiungono livelli bassi d’intimità, i soggetti ansioso-ambivalenti, invece, si prendono cura in modo compulsivo del proprio partner dimostrandosi però nel contempo poco capaci di cogliere i suoi bisogni e di rispondervi in maniera sensibile. Il sistema comportamentale d’attaccamento, quindi, sembra incidere fortemente sullo stile d’accudimento. Diversi studi hanno suggerito l’idea che l’approccio dell’individuo alla sessualità possa essere associato allo stile d’attaccamento. I soggetti evitanti, ad esempio, preferiscono relazioni caratterizzate da un orientamento non restrittivo verso la sessualità, privilegiando le relazioni caratterizzate da un basso livello di coinvolgimento, interesse e intimità. I soggetti sicuri e quelli ansioso-ambivalenti, invece, preferiscono relazioni romantiche caratterizzate da un orientamento sessuale restrittivo; i partner sicuri, infatti, sono a proprio agio quando la relazione raggiunge alti livelli d’intimità e coinvolgimento, mentre quelli ansioso-ambivalenti hanno un bisogno ossessivo di coinvolgimento e d’intimità.
La teoria dell’attaccamento si presta all’analisi di aspetti dello sviluppo sociale e del funzionamento psicologico dell’individuo nell’intero ciclo di vita. Kirkpatrick , ad esempio, ha proposto un interessante interpretazione di diversi aspetti della fede e dei comportamenti religiosi alla luce della teoria dell’attaccamento; alcuni psicologi della religione hanno individuato somiglianze tra le esperienze di relazione con le figure genitoriali e quella religiosa: l’immagine di Dio che i credenti si costruiscono è molto più simile all’immagine materna che a quella patern a. La novità introdotta da Kirkpatrick è quella di considerare l’immagine di Dio come la rappresentazione di una figura d’attaccamento o, addirittura, della figura d’attaccamento ideale. Nella Bibbia il rapporto con Dio viene paragonato a quello che il bambino ha con la madre. Dio viene visto come un genitore protettivo e amorevole, perennemente affidabile e disponibile a soddisfare i bisogni del proprio figlio. Il rapporto con Dio viene, inoltre, concepito come una relazione d’amore: il sentimento d’amore che caratterizza tale rapporto è più simile alla relazione che s’instaura tra un bambino e i suoi genitori che non all’amore di coppia, infatti è assente la componente sessuale.
Anche la relazione con Dio, per essere considerata alla stregua di un legame d’attaccamento, deve presentare alcune caratteristiche specifiche : Le relazioni d’attaccamento sono, innanzitutto, caratterizzata dalla ricerca e mantenimento del contatto con la figura d’attaccamento; il soggetto mette in atto, cioè, una serie di comportamenti finalizzati alla ricerca del contatto fisico e al mantenimento dello stesso una volta che sia stato raggiunto; il bambino crescendo apprende nuove abilità che lo pongono, sul piano fisico e cognitivo, nelle condizioni di raggiungere e mantenere la vicinanza con la figura d’attaccamento anche attraverso il linguaggio e il contatto visivo; inoltre, l’acquisizione della capacità di rappresentazione mentale e la costruzione dei modelli operativi intern i fanno sentire al bambino la presenza e la vicinanza del genitore anche quando questi non è presente fisicamente. È proprio la componente rappresentazionale della relazione che rende possibile la costruzione di un legame
d’attaccamento con un’entità priva di corpo: la religione cristiana assicura al credente la possibilità di stabilire un contatto continuo con Dio attraverso la preghiera e l’ invocazione. La modalità più consueta di mantenersi costantemente vicino a Dio è, comunque la preghiera, attraverso essa il credente si affida a Dio per trovare le soluzioni, per chiedere aiuto in caso di bisogno, per trovare una guida o un suggerimento da seguire (oppure la vicinanza in alcune religione viene stabilita nel luogo sacro). Alcune modalità di preghiera utilizzano, addirittura, gesti che somigliano a quelli che i bambini indirizzano ai genitori, ad esempio il mandare baci alle immagini sacre, accarezzarle, proprio come un bambino fa con i genitori quando cerca conforto. Altra caratteristica delle figure d’attaccamento è quella di assicurare protezione e rifugio nelle situazioni difficili (separazione, paura, malattia o fatica). La religione spesso propone l’immagine di Dio come rifugio ideale nella situazione di pericolo, infatti, come i bambini cercano la figura d’attaccamento soprattutto nelle situazioni di difficoltà, così anche gli uomini sembrano più propensi a rivolgersi a Dio nelle situazioni difficili. Un’altra caratteristica saliente della figura d’attaccamento è la sua funzione di base sicura , come per il bambino, la madre, che dà conforto, forza, e saggezza nell’affrontare la vita. L’ultimo criterio che definisce una figura d’attaccamento è la protesta alla separazione dalla propria figura d’attaccamento, e quest’ultima caratteristica è più difficile da rintracciare nella relazione di fede con Dio poiché, a differenza degli uomini, Dio o i santi, non muoiono. Dio, inoltre, è per definizione onnipresente nella nostra vita. È però possibile, in alcune circostanze, che il credente percepisca chiaramente l’allontanamento di Dio, reagendo con protesta e rabbia. Una forma più metaforica di separazione da Dio, è, per il credente, la condizione di peccato , inteso come lontananza da Dio e dai suoi insegnamenti. La religione offre, l’opportunità di pentimento e la richiesta di perdono in condizioni necessarie per riconciliarsi con Dio e ristabilire quella vicinanza e quell’intimità che erano andate perse.
In tutte le relazioni d’attaccamento, la qualità del legame è influenzata dalla storia relazione della diade, ovvero dagli esiti dei continui scambi interattivi tra i due, ma nel caso del legame d’attaccamento a Dio, gli scambi mancano di concretezza e di fisicità. Kirkpatrick e Shaver hanno proposto due possibili ipotesi: quella della corrispondenza dei modelli mentali e quella della compensazione. La prima ipotesi dice che l’individuo tende a vivere la relazione con Dio alla luce dei modelli operativi interni riferiti alle proprie figure genitoriali ; La seconda ipotesi, invece, suggerisce la possibilità che alcuni aspetti della religione, e in particolare la fede in un Dio disponibile, amorevole e sensibile, possano funzionare come una relazione d’attaccamento sicuro sostitutiva per quegli individui che non hanno mai avuto l’opportunità di sperimentare la sicurezza nelle relazioni con le proprie figure d’ attaccamento. Ipotesi della corrispondenza = tale ipotesi prevede che le differenze individuali esistenti nei legami d’attaccamento già costruiti si riflettano nel rapporto di fede tra Dio e il credente, così che gli individui che possiedono un modello operativo interno di tipo sicuro, avranno un attaccamento sicuro anche con Dio, coloro che posseggono un modello operativo interno di tipo evitante dovrebbero rilevarsi atei o agnostici nei confronti della relazione poiché non accettando di dipende da nessuno, non accettano di dipendere nemmeno da Dio, ed è probabile che i soggetti che hanno costruito un modello operativo interno di tipo ansioso-resistente verso le figure d’attaccamento, vivano una relazione altrettanto ambivalente verso la religione.