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L'evoluzione dell'amore: dalla relazione madre-bambino al legame di coppia - Prof. Leone, Sintesi del corso di Psicologia Sociale

Riassunto del libro Attaccamento e Amore di Grazia Attili.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021
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ATTACCAMENTO E AMORE
INTRODUZIONE
L’AMORE TRA BIOLOGIA E CULTURA
Le opinioni di filosofi, psicologi e sociologi che discutono sulle relazioni di coppia sottolineano il contrasto tra
l’innamoramento e l’amore. Freud scriveva: «dove amiamo non proviamo desiderio e dove lo proviamo non
possiamo amare». Alcuni sostengono che il matrimonio, con la sua istituzionalizzazione di un legame stabile e
duraturo sia frutto della cultura e della società.
La teoria dell’attaccamento fu formulata negli anni ’60 da uno psichiatra inglese di nome John Bowlby per
dimostrare che le relazioni sentimentali si sviluppano secondo un percorso, che è allo stesso tempo biologico e
sociale, secondo un itinerario che evolve per tappe imprescindibili e necessarie.
L’amore può essere considerato sinonimo di attaccamento e parte di quel processo. Esso può essere visto come
frutto dell’evoluzione e della selezione naturale e può essere considerato ancorato con le sue radici nel nostro
patrimonio genetico ed è assimilabile all’amore che lega un bambino alla madre.
Il rapporto madre-bambino può essere utilizzato per capire la complessità del legame d’amore tra adulti. Anche
questo si è evoluto proprio attraverso un forte coinvolgimento con una persona specifica (madre, partner) che
ciascun individuo può sopravvivere al meglio ed ottenere successo riproduttivo.
A guidare le nostre azioni ci sarebbe una sorta di bisogno inconsapevole di immortalità, di raggiungere la vita
eterna attraverso la propagazione delle nostre caratteristiche nella discendenza. I principi neodarwiniani vedono
nella selezione naturale delle forze che hanno operato al fine di far che noi, inconsapevolmente, facciamo il
possibile perché sopravvivano quante più copie possibili di noi stessi nei nostri discendenti.
Parlare dell’amore (e attaccamento) come parte di un processo universale non significa non tener conto che non
tutti amano alla stessa maniera, così come non tutti i legami di coppia hanno le stesse caratteristiche. La
struttura che assume un legame sentimentale o la scelta stessa del partner sono da ricondurre alle aspettative
che ciascuno ha su sé stesso e sugli altri e al valore che ciascuno assegna ai propri bisogni affettivi. Queste
aspettative e il modo e il modo in cui ci si lega alla persona amata e si vive il rapporto di coppia sono influenzati
dalle esperienze che ciascuno ha avuto da bambino con la propria figura di attaccamento (di solito la madre),
così che il rapporto madre-bambino può essere considerato il prototipo del legame di coppia. Ciò accade anche
nelle specie animali (es. nel mondo delle oche, dei macachi). Quindi, da adulti si tende ad instaurare legami che
somigliano a quelli di cui si sia fatta esperienza da piccoli.
L’interazione organismo-ambiente è una costante nel processo di sviluppo degli esseri viventi, ed è tanto più
continuamento in progress quanto più gli individui sono complessi.
CAPITOLO 1
L’AMORE NEI RAPPORTI DI COPPIA COME PROCESSO DI ATTACCAMENTO
QUANDO UNA RELAZIONE È UN LEGAME SENTIMENTALE?
Esistono degli indicatori obiettivi, scientifici, che fanno definire una relazione come relazione sentimentale?
Quando una storia si configura come un legame che può andare addirittura al di di quello che di solito
chiamiamo amore, e che, pertanto, viene definito legame di attaccamento dagli psicologi che utilizzano la teoria
dell’attaccamento, messa appunto da John Bowlby?
GLI INDICATORI DEL VERO AMORE
Gli psicologi che studiano l’attaccamento, con le loro ricerche, hanno potuto mostrare che quando si è legati
sentimentalmente a qualcuno, il rapporto è caratterizzato da quattro fondamentali domande, le quali appaiono
in sequenza lungo il percorso che porta allo strutturarsi del rapporto di coppia. La persona che viene indicata
nelle 4 risposte e quella a cui si è più legati. Queste domande sono:
1. Con chi mi piace passare il mio tempo e a chi mi piace essere vicino?
2. A chi mi rivolgo quando ho un problema o non mi sento bene?
3. Chi mi manca molto quando non c’è?
4. Su chi sento di poter contare sempre e so che farebbe tutto il possibile per me?
Si desidera mantenere la vicinanza con quella persona specifica piuttosto che con un’altra, sia ha l’effetto
mantenimento del contatto (1); si cerca proprio quella specifica persona quando si sta male o si è turbati e solo
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ATTACCAMENTO E AMORE

INTRODUZIONE

L’AMORE TRA BIOLOGIA E CULTURA

Le opinioni di filosofi, psicologi e sociologi che discutono sulle relazioni di coppia sottolineano il contrasto tra l’innamoramento e l’amore. Freud scriveva: «dove amiamo non proviamo desiderio e dove lo proviamo non possiamo amare». Alcuni sostengono che il matrimonio, con la sua istituzionalizzazione di un legame stabile e duraturo sia frutto della cultura e della società. La teoria dell’attaccamento fu formulata negli anni ’60 da uno psichiatra inglese di nome John Bowlby per dimostrare che le relazioni sentimentali si sviluppano secondo un percorso, che è allo stesso tempo biologico e sociale, secondo un itinerario che evolve per tappe imprescindibili e necessarie. L’ amore può essere considerato sinonimo di attaccamento e parte di quel processo. Esso può essere visto come frutto dell’evoluzione e della selezione naturale e può essere considerato ancorato con le sue radici nel nostro patrimonio genetico ed è assimilabile all’amore che lega un bambino alla madre. Il rapporto madre-bambino può essere utilizzato per capire la complessità del legame d’amore tra adulti. Anche questo si è evoluto proprio attraverso un forte coinvolgimento con una persona specifica (madre, partner) che ciascun individuo può sopravvivere al meglio ed ottenere successo riproduttivo. A guidare le nostre azioni ci sarebbe una sorta di bisogno inconsapevole di immortalità, di raggiungere la vita eterna attraverso la propagazione delle nostre caratteristiche nella discendenza. I principi neodarwiniani vedono nella selezione naturale delle forze che hanno operato al fine di far sì che noi, inconsapevolmente, facciamo il possibile perché sopravvivano quante più copie possibili di noi stessi nei nostri discendenti. Parlare dell’amore (e attaccamento) come parte di un processo universale non significa non tener conto che non tutti amano alla stessa maniera, così come non tutti i legami di coppia hanno le stesse caratteristiche. La struttura che assume un legame sentimentale o la scelta stessa del partner sono da ricondurre alle aspettative che ciascuno ha su sé stesso e sugli altri e al valore che ciascuno assegna ai propri bisogni affettivi. Queste aspettative e il modo e il modo in cui ci si lega alla persona amata e si vive il rapporto di coppia sono influenzati dalle esperienze che ciascuno ha avuto da bambino con la propria figura di attaccamento (di solito la madre), così che il rapporto madre-bambino può essere considerato il prototipo del legame di coppia. Ciò accade anche nelle specie animali (es. nel mondo delle oche, dei macachi). Quindi, da adulti si tende ad instaurare legami che somigliano a quelli di cui si sia fatta esperienza da piccoli. L’ interazione organismo-ambiente è una costante nel processo di sviluppo degli esseri viventi, ed è tanto più continuamento in progress quanto più gli individui sono complessi.

CAPITOLO 1

L’AMORE NEI RAPPORTI DI COPPIA COME PROCESSO DI ATTACCAMENTO

QUANDO UNA RELAZIONE È UN LEGAME SENTIMENTALE?

Esistono degli indicatori obiettivi, scientifici, che fanno definire una relazione come relazione sentimentale? Quando una storia si configura come un legame che può andare addirittura al di là di quello che di solito chiamiamo amore, e che, pertanto, viene definito legame di attaccamento dagli psicologi che utilizzano la teoria dell’attaccamento, messa appunto da John Bowlby?

GLI INDICATORI DEL VERO AMORE

Gli psicologi che studiano l’attaccamento, con le loro ricerche, hanno potuto mostrare che quando si è legati sentimentalmente a qualcuno, il rapporto è caratterizzato da quattro fondamentali domande, le quali appaiono in sequenza lungo il percorso che porta allo strutturarsi del rapporto di coppia. La persona che viene indicata nelle 4 risposte e quella a cui si è più legati. Queste domande sono:

1. Con chi mi piace passare il mio tempo e a chi mi piace essere vicino? 2. A chi mi rivolgo quando ho un problema o non mi sento bene? 3. Chi mi manca molto quando non c’è? 4. Su chi sento di poter contare sempre e so che farebbe tutto il possibile per me? Si desidera mantenere la vicinanza con quella persona specifica piuttosto che con un’altra, sia ha l’ effetto mantenimento del contatto (1); si cerca proprio quella specifica persona quando si sta male o si è turbati e solo

quella persona ha il potere di farci sentire confortati, secondo quello che viene detto effetto rifugio sicuro (2); ci si rattrista quando lei non c’è, e questo è l’ effetto ansia da separazione (3); infine, se quella persona viene percepita come vicina e disponibile, in caso di necessità, ci si sente leggeri e se ha voglia di esplorare il proprio ambiente sociale e fisico, questo è l’ effetto base sicura (4). Potrebbe anche accadere che non a tutte le domande si risponda con la stessa persona ma ciò è dovuto anche dall’età e dalla fase in cui si trova il rapporto. Ad esempio, in alcune ricerche emerge che solo tra i 15 e 17 anni iniziano a non essere più genitori i target della sensazione di angoscia provocata dalla separazione, quindi nel corso dello sviluppo solo da ora in poi che altre figure si pongono come vere figure di attaccamento, come partner sentimentali, e che I legami degli adolescenti si strutturano come relazioni d’amore a tutti gli effetti. Cindy Hazan e Debra Zeifman hanno intervistato 100 adulti tra i 18 e gli 82 anni, raggruppandoli in tre gruppi sulla base della durata delle loro relazioni:

1. Soggetti con relazioni non sentimentali (solo sessuali) o della durata di meno di un anno; 2. Soggetti con relazioni sentimentali che duravano da meno di due anni; 3. Soggetti con relazioni che duravano da più di due anni. È emerso che due anni è uno spartiacque cruciale per la qualità di un legame, e che la differenza consiste nella presenza o assenza dei fenomeni di ansia da separazione (3) e base sicura (4). Coloro che avevano un rapporto da più di 2 anni indicavano il proprio partner non solo come colui del quale si gradiva la vicinanza e ci sentiva confortati (1), ma anche come colui la cui assenza creava ansia, dal quale non si sopportava di stare lontani più di tanto e come colui sul quale si sapeva di poter contare (2). Per coloro che avevano una durata sentimentale inferiore di due anni solamente un terzo aveva come target il partner, e per nessuno di quelli con una storia non sentimentale inferiore a un anno.

IL LEGAME MADRE-BAMBINO COME PROTOTIPO DEL LEGAME DI COPPIA

Ciò accade anche nel comportamento di un bambino nei confronti della principale figura di accudimento, la madre. I bambini cercano di starle sempre vicino (1); se stanno male si rifugiano dalla madre e si sentono consolati solo se lei è presente (2); se la madre non c’è e si è separati da lei, provano ansia e protestano (3); infine, se nel momento di necessità la madre viene percepita come disponibile, riescono ad allontanarsi e ad esplorare l’ambiente, giocando anche con i coetanei (4). Come per le relazioni di coppia, anche il rapporto madre-bambino attraversa varie fasi in base all’emergere e al prevalere di un determinato aspetto rispetto ad un altro. Per capire appunto il legame di coppia sentimentale, è necessario interrogarsi su queste somiglianze.

SIGMUND FREUD E LA MOTIVAZIONE SECONDARIA

Freud spiega la struttura simile delle due relazioni e diceva: « la relazione del bambino con la madre è unica, tale che una volta stabilita si mantiene inalterabile per tutta la vita come la prima e più forte relazione d’amore, e come il prototipo di tutte le successive relazioni d’amore ». Egli faceva riferimento alle caratteristiche che assume, per ciascuno, l’amore per il proprio partner, in funzione del tipo di relazione instaurata da bambino con il genitore. Non tutti, appunto, amano lo stesso modo, né i rapporti di coppia hanno le stesse caratteristiche per ciascuno di noi, ed è proprio il legame madre-bambino può essere considerato il prototipo del legame di coppia nella sua impalcatura universale. Freud hai interpretato il legame del bambino con la madre in termini di motivazione secondaria. La madre è colei che può soddisfare i bisogni considerati primari dagli psicoanalisti e la madre è colei che può soddisfare i bisogni considerati primari dagli psicoanalisti ed è essa è l’oggetto su cui il piccolo può scaricare le tensioni derivanti dall’ accumulo di energia che si verificherebbe se queste necessità non fossero soddisfatte. È proprio questo il vero motivo per cui il piccolo si lega alla madre, infatti il suo sarebbe un amore «interessato» , fattore collaterale del bisogno di eliminare le condizioni di disagio. Alcune ricerche più recenti condotte all’interno della teoria dell’attaccamento fanno però ipotizzare che le cose non stiano proprio così.

L’AMORE NEI MACACHI, IL SUCCESSO RIPRODUTTIVO E I BISOGNI PRIMARI

Questo rapporto madre-bambino non avviene solo negli esseri umani, ma anche nei mammiferi, soprattutto in quelle specie più simili a noi, come gli scimpanzé (98%) o i macachi , con i quali abbiamo in comune il 96% del nostro patrimonio genetico. Harry Harlow ha condotto una serie di esperimenti proprio sui macachi che hanno evidenziato queste osservazioni e hanno portato a risultati importanti per la comprensione dell’intera vita affettiva, anche della

Per dimostrare l’irreversibilità di questi apprendimenti, Lorenz introdusse nel lago la madre vera ; i piccoli e ignorarlo, scappando addirittura via. Anche la madre biologica, essendo stata allontanata prima della loro nascita non li «riconosceva», ed iniziò a beccarli per ucciderli. Il valore per la sopravvivenza di questo apprendimento rapido va rintracciato nella possibilità che esso offre ai cuccioli, prima che diventino autonomi, di mantenere la possibilità proprio con chi ha interesse a proteggerli e non con altri adulti. Infatti, altri adulti potrebbero avere interesse a sopprimerli non avendo in comune le loro caratteristiche genetiche. In conclusione, ai fini della trasmissione del proprio patrimonio genetico, è interesse di un individuo accudire la propria prole ed è interesse dei piccoli a prendere al più presto le caratteristiche di quell’individuo e farsi accudire e proteggere proprio e solo da quello. Per un fenomeno che viene detto monotropia , se esposti a più figure allevanti, i piccoli umani ne scelgono una sola ed è proprio da quella che riescono a sentirsi confortati se hanno paura o stanno male.

CHE COS’È L’AMORE

Qual è la funzione della madre? Grazie agli esperimenti sui macachi e sugli anatroccoli possiamo dire che una madre che ama è una madre che si prende cura del suo piccolo, assicurandogli la sua protezione e amare significa prendersi cura di qualcun altro, proteggerlo e confortarlo. Sono i comportamenti di cura a rendere durevoli i rapporti tra madre e piccolo e in parallelo alla tendenza a prendersi cura dei propri figli e a proteggerli, si è selezionata, nei piccoli, la paura di essere abbandonati e l’ansia nel caso si sia separati da quella figura e con la quale instaurano un legame d’amore, definito attaccamento.

IL SISTEMA DELL’ATTACCAMENTO E LA STORIA DI RODOLFO

La selezione naturale ha operato in modo che all’interno dell’individuo sia presente, fin dalla nascita, un’organizzazione psicologica detta sistema dell’attaccamento , incaricata ad assicurare la protezione dai predatori e pericoli attraverso il mantenimento della vicinanza con la madre, inoltre si tratta di un sistema a base innata. Attraverso la sua attivazione la tendenza a mantenere il contatto con chi deve proteggere la tendenza ad esplorare l’ambiente vengono tenute in un bilanciamento dinamico. Il sistema dell’attaccamento si attiva e provvede a farsi che la nostra mente si accorga dell’improvvisa condizione di insicurezza e fa scattare i comportamenti dell’attaccamento o provvede a far provare determinate emozioni come paura e si ricerca la vicinanza e il contatto con quella figura che ha «interesse» a proteggerci, la figura di attaccamento. Attraverso questo meccanismo le condizioni di sicurezza vengono ripristinate e si tratta, appunto, di un meccanismo che assicura la vita.

IL CONTATTO E IL RIFUGIO

Vediamo cosa accade nella mente di un bambino di nome Rodolfo in una situazione di pericolo. Rodolfo sta giocando con un bambino non lontano dalla sua mamma quando all’improvviso appare un serpente e Rodolfo ha paura. Il suo sistema dell’attaccamento si attiva ed è spinto a mettere in atto i comportamenti dell’attaccamento: inizia a piangere, cercando di avvicinarsi alla madre e attraverso questa vicinanza Rodolfo si rassicura.

ANSIA DA SEPARAZIONE E BASE SICURA

Appena il sistema dell’attaccamento di Rodolfo segnalerà «cessato pericolo», egli riprenderà ad esplorare, ad allontanarsi e a giocare. La madre è la sua base sicura e, di fronte alle difficoltà del figlio, si è attivato il sistema dell’accudimento , frutto di pressioni selettive. Se la madre va via e lo lascia solo, Rodolfo prova ansia da separazione. Ma perché alcuni bambini piangono e si aggrappano alla madre anche quando non vi è alcun pericolo nell’ambiente in cui si trovano e non sopportano di essere separati da lei? Il sistema dell’attaccamento funziona come un «sistema di controllo» che segnala la pericolosità della situazione. Il pericolo può provenire da una fonte reale esterna o da una presunta mancanza di aiuto da parte della madre. La risposta di protezione e l’offerta di conforto da parte della figura di attaccamento permettono al piccolo di regolare le sue emozioni a riprendere l’attività di esplorazione. Queste reazioni mostrano che il suo legame di attaccamento con la madre ha una qualità ottimale.

LO SVILUPPO DELL’ATTACCAMENTO NEL BAMBINO

Per ciò che concerne le relazioni sentimentali degli adulti, ciascun elemento (target) compare a seconda dello stato in cui si trova il rapporto. Prima fase: dalla nascita alla fine del secondo mese, Rodolfo mostra interesse indiscriminato per gli altri. L’eventuale formazione di un legame esclusivo ha alla sua base una sorta di mescolanza iniziale di disponibilità all’interazione con una figura specifica della quale si inizia a ricercare la vicinanza e apertura verso più figure potenziali. Seconda fase: dalla fine del secondo mese fino ai sei, otto mesi, Rodolfo si orienta verso una o più persone discriminate, ma tra queste inizia a scegliere quella che più offre cure costanti e che più è in grado di alleviare il senso di sconforto; in genere si tratta della madre. Tra il quinto e settimo mese, compare l’ effetto rifugio sicuro. Terza fase: inizia tra il sesto e l’ottavo mese e prosegue fino agli inizi del secondo anno, Rodolfo è ormai in grado di rappresentarsi mentalmente gli oggetti e le persone che non sono nel suo campo visivo. Jean Piaget lo definisce «lo stadio della permanenza dell’oggetto»: sa che gli oggetti e la madre esistono anche quando lui non li vede e ciò significa che la sua figura di attaccamento non è con lui, ma da un’altra parte ed inizia a provare ansia da separazione. Questo indica che il legame si è strutturato intorno a quella persona, che è avvenuto l’ imprinting e che ormai quella è la sua figura di attaccamento. Da ora in poi sarà il modo in cui si comporta la madre ad avere un peso determinante nella formazione della personalità di Rodolfo. Quarta fase: Ad un anno e mezzo Rodolfo è in grado di camminare e inizia ad esplorare il mondo circostante. Mantiene di meno la vicinanza con la madre e il bisogno fisico si è attenuto, questo è l’ effetto di base sicura.

L’EVOLUZIONE DELL’AMORE

Ma cosa c’entra il sistema di attaccamento madre-bambino con il legame di coppia? Iniziamo da come i maschi e le femmine ottengono successo riproduttivo. I nostri neonati sono dipendenti da un adulto per almeno otto, nove mesi. Anche agli inizi della nostra specie, la gravidanza e l’allattamento rendevano e rendono una donna debole e non in grado di provvedere al sostentamento del proprio piccolo. Per la sopravvivenza dei nostri cuccioli era necessario un investimento parentale , un impegno affettivo anche da parte del padre e ciò fino a quando i piccoli fossero divenuti autonomi. Ma quando diventano autonomi i nostri piccoli?

LO SVILUPPO DELL’INTELIGENZA MACHIAVELLICA

Noi siamo autonomi se possediamo intelligenza , non se possediamo capacità motorie. Muoversi da adulti nel mondo sociale ha come requisito la capacità di rintracciare regolarità, possibilità di fare ipotesi e di pensare secondo determinate logiche. La nostra vita sociale è estremamente complessa e abbiamo bisogno di una vera e propria «intelligenza machiavellica» per poterla gestire. Le capacità cognitive superiori si avvalgono di sofisticati processi di attenzione, memoria, percezione e linguaggio che hanno bisogno di tempi lunghi per divenire gli strumenti da utilizzare in maniera appropriata per muoversi nel mondo e la nostra intelligenza che ci permette di padroneggiare il mondo si sviluppa in un arco di 11-12 anni. Jean Peaget ha dimostrato, con vari esperimenti, che le nostre capacità intellettive procedono per un susseguirsi di stadi. In ogni stadio le conoscenze acquisite vengono assimilate a schemi mentali interni che si modificano e consentono l’adattamento alle nuove sfide che vengono rilevate nella realtà circostante. Non a caso intorno agli undici, dodici anni, nel momento in cui si è adulti da un punto di vista cognitivo, ovvero in cui l’intelligenza ha concluso il suo sviluppo, inizia la pubertà e di conseguenza la possibilità di riprodursi. Le esigenze biologiche con legata al bisogno di lasciare le proprie caratteristiche nella discendenza hanno fatto sì che la selezione naturale operasse per mantenere insieme i partner, al di là dell’atto sessuale e del concepimento, e per tenerli legati i rapporti ben più profondi di quelli che comunemente chiamiamo storie d’amore.

L’ATTACCAMENTO DEGLI ADULTI

Il comportamento affiliativo, basato sulla propensione ad accudire e a proteggere, evoltosi nella madre (e nel padre) per assicurare la continuazione delle caratteristiche genetiche, si sarebbe esteso dalla relazione madre- figlio a quella tra gli adulti. La paura più comune degli innamorati è quella di essere abbandonati dalla persona amata. All’origine di questa paura, secondo i teorici dell’attaccamento, vi è la propensione inconsapevole a ritenere la persona amata come dotata di quelle stesse caratteristiche (capacità di proteggere, disponibilità a prendersi cura) della figura di attaccamento. Bowlby sostiene che non solo da bambini, ma anche da adulti, si percepisce la persona amata come «più forte e saggia», e quindi come colui o colei che può garantire la nostra sopravvivenza proteggendoci e

CAPITOLO 2 ATTACCAMENTO E SESSUALITÀ NEL LEGAME DI COPPIA Nella storia del primate-uomo la tendenza a formare un legame di attaccamento con una figura particolare si è selezionata perché i piccoli che la esibivano sopravvivevano al meglio e avevano la possibilità, una volta adulti, di riprodursi e di lasciare progenie. Anche gli adulti, come i bambini, hanno bisogno di qualcuno che non li perda di vista, che inizia cercarli, se non compaiono quando gli si aspetta e che li curi quando sono malati.

L’AMORE DELI ADULTI E L’AMORE DEI BAMBINI

In un legame sentimentale tra gli adulti qual è la persona che viene percepita come «più forte e/o più saggia» e quindi in grado di porsi come figura di attaccamento, come figura che protegge e conforta? Mentre il legame madre-bambino è di tipo complementare , i legami di coppia si basano su una profonda reciprocità , sulla possibilità che ciascun partner sia disponibile a giocare un ruolo doppio, ad agire come colui o colei chiostri protezione e conforto. Ogni compagno Deve poter usare l’altro come figura di attaccamento e come fonte di sicurezza e a sua volta deve saper fornire sicurezza e porsi come «adulto competente» per l’altro. Ed è quando questa alternanza di ruoli non è possibile che la coppia va in crisi, e non funziona più. Un’altra differenza importante tra il legame madre-bambino e il legame di coppia è il sistema dell’accoppiamento sessuale , ma non è solo il desiderio sessuale ad essere alla base di un legame di coppia.

GLI EFFETTI SUI FIGLI DELLA QUALITÀ DEL LEGAME DI COPPIA

Una relazione sentimentale, che si tratti di matrimonio convivenza, tiene insieme due partner e si pone come condizione necessaria a che un piccolo non sia solo concepito e sopravviva, ma raggiunga anche l’età in cui può a sua volta di venire un genitore competente, in grado di garantire la massima propagazione delle caratteristiche dei propri genitori. Da una serie di ricerche emerge che lo Stato e la qualità del legame di coppia ha una grande influenza sulle modalità attraverso le quali i giovani creano le loro relazioni affettive e giungono a divenire a loro volta figure parentali. Gli adolescenti che provengono da famiglie in cui manca il padre, messi a confronto con quelli che vivono in famiglie intatte, mostrano un atteggiamento negativo nei riguardi di partner potenziali ed iniziano ad avere rapporti sessuali molto precocemente. Le ragazze, figlia di genitori divorziati, hanno difficoltà a stabilire relazioni profonde e diventano più spesso madre al di fuori di un legame stabile. Come dire che se la coppia fallisce nel mantenimento di un legame a lungo termine, gli effetti ricadono sulla capacità di accoppiamento e sul successo riproduttivo della loro progenie.

SIAMO RETTILI O MAMMIFERI?

I comportamenti di cura, che si sono evoluti indipendentemente nei mammiferi nell’uccelli, una volta stabilitisi, vengono utilizzati per mantenere un legame con il partner in tutte le specie biparentali (la nostra, quella di volatili), ovvero in tutte quelle specie nelle quali un piccolo può sopravvivere al meglio solo attraverso l’ investimento parentale , ovvero attraverso sia l’investimento affettivo e di accudimento sia del padre che della madre. Ad esempio, nei rettili o nei pesci non si osservano con portamenti affiliativi nel verso i piccoli né tra maschio e femmina, infatti i piccoli sono indipendenti subito dopo la nascita. Osserviamo un tipico incontro di corteggiamento e di «amore» tra le iguane marine delle isole Galapagos. Inizialmente appare un maschio dominante è una femmina sottomessa e si avvicina nello stesso modo in cui si muove durante i suoi combattimenti con gli altri maschi.se la femmina è pronta ad accoppiarsi, assume una postura accovacciata di sottomissione. A questo punto il maschio l’afferra alla nuca con le mascelle, l’inchioda a terra, la monta e copula. Tutto ciò avviene in totale assenza di comportamenti di cura. Nel caso la femmina non fosse pronta l’accoppiamento, fai in tempo a scappare via mentre lui le si avvicina letto e minaccioso.

LE RELAZIONI SESSUALI

Le relazioni esclusivamente sessuali che si formano anche tra gli umani, hanno probabilmente le loro radici nel cervello arcaico, quello da rettile, che è ancora rintracciabile nel nostro cervello. Il neurologo americano Paul McLean considera il nostro cervello suddiviso in tre parti; ciascuna parte ha un’organizzazione che corrisponde a Stati diversi dell’evoluzione della specie. Ed è nella parte del cervello, che ha un’organizzazione interna

corrispondente ad una parte particolare del cervello dei rettili, che si concentra la dopamina, un neurotrasmettitore qui si deve la sensazione di eccitamento che caratterizza l’attrazione sessuale. Sembrerebbe possibile anche ricondurre l’aggressività umana al cervello rettiliano e ciò potrebbe spiegare il legame che sembrerebbe esistere tra comportamento sessuale maschile e aggressione che si ritrova negli stupri.

IL BACIO

«Che cos’è un bacio? Un apostrofo tra le parole t’amo», diceva Cyrano de Bergerac. L’origine evoluzionistica del bacio dà conto del fatto che il contatto delle labbra segnali la presenza di un legame sentimentale, di una relazione d’amore, che esprime tenerezza, affetto e protezione, più che un impulso puramente sessuale. All’inizio della specie umana, il contatto bocca a bocca serviva a trasferire il cibo dalla bocca della madre a quella del piccolo. Questo modo particolare di «prendersi cura» da parte della madre o del padre, dando da mangiare attraverso il bacio, è ancora presente in molte culture cosiddette primitive, come ad esempio in quelle della Nuova Guinea.

IL BACIO ALLA FRANCESE

E gli amanti? Ad esempio, tra i Wiru della Nuova Guinea anche gli amanti si imboccano l’un l’altro attraverso il bacio. Il gesto di accudire e offrire cibo attraverso un movimento simile al bacio lo si ritrova anche in molti uccelli sia nei rapporti tra la madre il piccolo, sia nelle sequenze di corteggiamento tra maschio e femmina. I due movimenti che caratterizzano il bacio tra uomo e donna, l’apertura della bocca infantile e l’intrusione della lingua (bacio alla francese) come per passare il cibo, potrebbero considerarsi forme riutilizzate di un originario comportamento di cura. Comportamento che distingue una relazione d’amore da una relazione puramente sessuale, e non a caso quando un legame d’amore sta per finire le coppie non si baciano più, anche se continuano ad avere rapporti.

L’EVOLUZIONE DELLA SESSUALITÀ

Il modo in cui si è evoluta la sessualità nella nostra specie è la prova dell’intreccio tra sesso e sentimento e di come il far l’amore abbia la funzione di favorire la formazione di legami profondi e duraturi tra partner in età di riprodursi. Quindi, la sessualità è orchestrata in maniera tale da costringere due partner adulti, biologicamente motivati a trasmettere il loro patrimonio genetico, a stare insieme per tempi lunghi.

L’APPAGAMENTO SESSUALE E LA FISIOLOGIA RIPRODUTTIVA

Le differenze tra fisiologia riproduttiva degli umani e quella degli altri mammiferi costituiscono le prove della bontà di quanto stiamo affermando e sono:

1. Nella donna, in contrasto con quello che accade nei primati non-umani, non appaiono cambiamenti esterni nei genitali a segnalare il periodo fecondo. (Ad esempio, nelle scimmie il deretano di colora di rosso quando la femmina è recettiva, mentre nella donna niente fa intuire che «in quei giorni» avviene l’evoluzione ed è possibile concepire. 2. L’accettazione del maschio da parte della donna non è ristretta al suo periodo fertile, ma è continua e l’attività sessuale non è ridotta solo a quel breve periodo fertile. 3. Come conseguenza dei punti 1 e 2 l’uomo non poteva permettersi di non copulare con la propria donna di frequente perché avrebbe perduto molte probabilità di procreare e di lasciare progenie. 4. In molte specie i maschi fanno la guardia alla femmina durante il periodo di ricettività sessuale, per essere sicuri della loro paternità; quando il periodo fertile della femmina finisce, essi si rivolgono ad un’altra partner fertile. A conseguenza dei punti 1 (ovulazione nascosta) e 2 (accettazione continua del maschio), un uomo era costretto a restare a guardia della stessa partner sessuale per un periodo più lungo. Con rapporti sessuali frequenti l’uomo evitava il rischio che altri maschi avessero accesso alla sua donna, ritrovandosi ad allevare i figli portatori di un patrimonio genetico diverso. La fisiologia sessuale della donna si è evoluta in modo da rendere possibile, e in qualche maniera obbligatoria al mantenimento di un legame continuo basato sull’appagamento sessuale.

L’ANATOMIA SESSUALE E LA FORMAZIONE DEL LEGAME SENTIMENTALE

Ulteriori prove del dato che i rapporti sessuali hanno avuto, nella specie umana, un’altra funzione oltre al concepimento, assumendo un ruolo centrale nel promuovere una tendenza a formare un legame stabile tra due

CAPITOLO 3 STRATEGIE DEL PARTNER E INFEDELTÀ Ma da chi siamo attratti sessualmente? Chi scegliamo come partner? Esistono dei criteri, nella scelta di un partner potenziale, che abbiano una stabilità attraverso i periodi storici, le società, le culture e le specie.

L’EFFETTO FAMILIARITÀ

Noi cerchiamo, senza rendercene conto, qualcuno che ci sia familiare. Questa tendenza fa sì che si evitino unioni tra individui incompatibili e che vengano trasmesse, attraverso l’accoppiamento, le caratteristiche genetiche del proprio gruppo di appartenenza. La nostra mente fa sì che le persone che percepiamo come familiari vengano automaticamente viste come più gradevoli. Gli psicologi sociali parlano di mere exposure effect , ovvero «effetto esposizione»: quanto più siamo esposti ad uno stimolo tanto più lo troviamo gradevole. Se questo stimolo è una persona e questa persona ci ricorda un qualcuno che abbiamo visto di frequente quando il nostro cervello era ancora suscettibile di essere «impintato», ci sembrerà di «riconoscerla» e la troveremo particolarmente attraente, prima ancora di conoscerla. Avere la sensazione che ci sia una conoscenza pregressa fa sì che quella persona ci sembri più prevedibile nei suoi comportamenti e nelle sue reazioni e, quindi, essa si pone ai nostri occhi come più rassicurante.

L’EFFETTO SOMOGLIANZA

Le persone familiari vengono percepite come più simili a noi stessi e scegliamo partner che sono simili a noi, e quindi dotati di caratteristiche che il nostro interesse promuovere. A far da attrattiva non è solo la somiglianza nell’aspetto, ma anche riguardo lo stato socio-economico, la classe sociale e il livello culturale. L’essere simili porta ad avere gli stessi interessi, a frequentare le stesse cerchie sociali e questo aumenta il senso di familiarità.

L’EFFETTO SENSIBILITÀ

Nel caso si selezioni un qualcuno per una relazione duratura, la precedenza viene data a partner potenziali che si mostrino premurosi, che siano sensibili ai bisogni affettivi e che si mostrino in grado di prendersi cura dell’altro. In pratica si utilizzano gli stessi criteri che vengono utilizzati dei bambini quando possono scegliere tra più figure di attaccamento. Questa disponibilità a prendersi cura dell’altro assume un gran valore gli psicologi lo chiamano «valore rispetto all’attaccamento». È questo valore ad avere un effetto sulla stessa attrazione sessuale e a fare dell’altro un partner potenzialmente duraturo.

LE SCELTE DEGLI UOMINI, LE SCELTE DELLE DONNE

La scelta di iniziare una relazione si basa sulla verifica di prerequisiti che ci si aspetta diversi in un uomo e in una donna secondo uno script , un copione frutto della filogenesi, frutto quindi della selezione naturale e immutabile attraverso i secoli e le culture.

STRATEGIE RIPRODUTTIVE E COMPLESSO COADATTATO

La teoria evoluzionistica parte dal presupposto che le caratteristiche anatomiche, fisiologiche e comportamentali degli individui formino un complesso coadattato. Questo vuol dire che ogni cambiamento in una di queste caratteristiche produce effetti sulle altre, ovvero che nel momento in cui uno dei tre si sia rivelato il più adeguato a promuovere la sopravvivenza e il successo riproduttivo dell’individuo, gli altri sono mutati secondo una logica di vantaggio biologico. Per quanto riguarda la nostra specie, ad esempio, nel momento in cui si è rivelato utile mantenere una posizione eretta si sono verificate modifiche nella struttura anatomica e nei meccanismi fisiologici correlati ad essa. Ma la fisiologia e l’anatomia riproduttive dell’uomo e della donna sono diverse. Per quanto riguarda l’uomo, egli produce circa 500 milioni di cellule spermatiche al giorno e la sua vita fertile inizia con la pubertà e finisce alla sua morte. Le donne, invece, hanno un rifornimento limitato di ovuli che vengono prodotti circa uno al mese e durante un arco di tempo molto ristretto. Tra la fine dei quaranta gli inizi dei cinquant’anni subentra la menopausa e termina l’età fertile. Una struttura corporea minuta, la possibilità di parti in sequenza e l’allattamento, con gli effetti debilitanti faceva sì che l’investimento di energie da parte femminile non fosse sufficiente a far sopravvivere i figli e crescere in condizioni ottimali.

Perdere un figlio significava un costo più elevato per una femmina che per un maschio. Una donna, per poter crescere al meglio un figlio, doveva poter contare sull’aiuto di un uomo e il successo riproduttivo di una donna era funzione della sua capacità di tener legato a sé un partner in grado di assicurare risorse a sé e ai suoi piccoli. La possibilità di lasciare progenie passa attraverso strategie riproduttive, scelte e stili di vita che, nei due sessi, sono differenti. E milioni di anni di selezione naturale fanno sì che queste strategie persistano come diverse anche lì dove non si ha intenzione di procreare e dove si sceglie come partner un individuo dello stesso sesso.

I CRITERI DI SCELTA DEGLI UOMINI

La scelta, per gli uomini, è regolata dal criterio base che la partner abbia un alto potenziale riproduttivo e non a caso gli uomini sono attratti da donne che siano giovani e belle, due caratteristiche strettamente collegate all’azione degli estrogeni, gli ormoni della femminilità. La giovinezza indica che quella donna ha la possibilità di concepire ed accade che, quando invecchiamo, molti uomini continuano a provare attrazione per donne più giovani rispetto alla moglie coetanea o in menopausa. La bellezza è un indicatore di salute; l’uomo percepisce che quella donna è in grado di portare avanti una o più gravidanze e che è dotata di più geni privi di deformità da trasmettere alla sua progenie. Ma questo non vuol dire che gli uomini, quando vedono una bella donna, vengono attratti perché pensano alle sue potenzialità di madre. Anzi, nella fase del corteggiamento, è proprio quello cui non pensano. «Nel mondo civilizzato l’uomo, nella scelta della moglie, è influenzato largamente, anche se non in maniera esclusiva, dall’aspetto esteriore» scriveva Darwin nel 1871. Da una serie di ricerche emerge che la bellezza fisica è più importante nelle donne che negli uomini. David Buss , in un’indagine condotta su 37 popolazioni di 33 nazioni diverse, ha trovato che l’aspetto fisico viene considerato molto importante dagli uomini di tutte le culture, mentre occupa solo il sesto posto nella scala di valori che determina nelle donne la scelta del compagno.

LA BELLEZZA DEL CORPO

In tutte le culture gli uomini hanno da sempre provato un’attrazione per un seno abbondante e per una certa proporzione tra il punto della vita e i fianchi. Queste forme e linee sinuose indicano che si è in presenza di un individuo che ha la possibilità di portare avanti con successo una gravidanza e di dare alla luce un bambino in grado di sopravvivere. Già nell’Età della pietra, il grasso che si accumulava sul seno e sui fianchi, ma anche sulle cosce e sui glutei, era considerato simbolo di fertilità femminile e di bellezza. Le Veneri erano il modello di donna ideale nel Neolitico. Il senso del bello però non è dato dalla formosità, ma dalla presenza di una proporzione che nasce dalla divisione della vita (70) per i fianchi (100) e otteniamo 0,7, una proporzione, che da quanto è emerso da studi recenti, è risultata essere in grado di assicurare la fertilità. Questo rapporto si avvicina molto allo 0,666 delle misure ritenute oggi ideali, ovvero vita 60, fianchi 90 e l’aggiunta del seno 90.

LA BELLEZZA DEL VISO

E il viso? Quale viso viene ritenuto bello? Konrad Lorenz ha messo in evidenza come esistano degli standard per la bellezza facciale che sono cross-spies. Si tratta di quegli elementi che caratterizzano la faccia di un neonato o di un cucciolo: occhi grandi, fronte ampia, naso piccolo, guance paffute, bocca piccola e pelle soffice. Questi tratti costituiscono un baby schema e da una serie di ricerche emerge che gli esseri umani sono più disposti a ritenere belli quei bambini e quegli adulti che più si avvicinano a questa descrizione stereotipata di cucciolo. Il sex appeal di una donna adulta se questi tratti infantili coesistono con caratteristiche facciali che segnalano la maturità sessuale. Il viso di una donna attraente avrà sì una fronte ampia e occhi grandi, ma leggermente più piccoli di quelli di un neonato ed inoltre, sarà caratterizzato da zigomi alti e pronunciati, uno degli indicatori facciali più immediati a segnalare che quella ragazza è ormai in età fertile. Dalle ricerche su ciò che costituisce l’essenza della bellezza emerge che nei lineamenti dei volti giudicati belli da parte di uomini adulti, era possibile identificare anche una particolare espressività che manifestasse infantilismo, maturità sessuale e tratti che coinvolgono emozioni positive, come sopracciglia alte, dimensioni dell’aria del sorriso e pupille dilatate, e ciò fa valutare bello un volto.

LA SEZIONE AUREA

La combinazione di tratti infantili estratti maturi convoglia un’idea di bellezza solo se assemblati in un modo particolare. Ad esempio, se si hanno occhi grandi, ma troppo ravvicinati tra loro oppure una bocca piccola, ma troppo in basso rispetto alla punta del naso. Questo significa che ha fatto scattare il meccanismo di attrazione nei

I CRITERI DI SCELTA DELLE DONNE. IL MAL D’AMORE

Nelle strategie riproduttive di una donna, una parte importante è giocato da una profonda tendenza a cercare di rassicurare il suo partner mostrandosi, almeno in una fase iniziale l’incontro, poco portata al sesso. Di questa strategia rassicuratoria fa anche parte la tendenza delle donne a sbandierare un amore profondo, mostrando che soffrono per l’amore di quell’uomo. E quale uomo non si sente garantito della fedeltà della sua donna se questa non mostra di amarlo così tanto? «Mostrare» amore non significa che le donne non «provino» davvero questo sentimento più degli uomini. Il bisogno di un partner stabile per poter avere successo riproduttivo fa sì che le donne siano molto centrate sulle relazioni d’amore.

L’UOMO IDEALE

Ma che tipo di uomo sceglie una donna? Per una donna, ogni incontro sessuale è potenzialmente rischioso. Una volta che i tuoi auguri sono fecondati, lei non può avere un’opportunità di riproduzione per un determinato periodo. La strategia riproduttiva più efficace sarà cercare di:

1. instaurare relazioni sentimentali stabili; 2. evitare le avventure a sfondo puramente sessuale; 3. porre ostacoli alla predisposizione dei maschi ad essere promiscui; 4. limitare gli incontri sessuali a uomini che siano più forti, che possiedono risorse economiche e che sembrino spontaneamente desiderosi di condividerle con lei con i figli che dovrà allevare. In questo modo, le donne scelgono come partner uomini che siano più alti , più anziani , che abbiano uno status più elevato del proprio, che abbiano una solidità economica e che siano affidabili. E il corteggiamento serve anche ad esse attestare la congruenza tra le caratteristiche del partner e quelle proprie dell’uomo ideale. Ma questo non vuol dire che le donne non siano attratte dalla bellezza e dalla giovinezza degli uomini, infatti una giusta combinazioni di caratteristiche infantili immature rende attraenti anche i visi dei maschi. Nel caso degli uomini la bellezza è data da una maggiore lunghezza del volto, lineamenti squadrati, guance e zigomi alti e un naso più pronunciato, mentre per il corpo da gambe lunghe e spalle larghe. Tratti che indicano che la fase dell’adolescenza è stata superata, l’equilibrio ormonale raggiunto e la fertilità assicurata. Peraltro, come per le donne, a rendere bello il viso di un uomo è quel valore aggiunto che segnala la disponibilità a prendersi cura, l’espressività e ampiezza del sorriso. Tuttavia, la bellezza non costituisce per le donne un criterio primario di scelta. Dove è possibile, nelle donne è operante una tendenza al compromesso, ovvero che sono portati a scegliere un partner che dia garanzia di sostentamento e nello stesso tempo sono attratte anche dal suo potenziale genetico, proprio per avere figli sani e in grado di sopravvivere. Robin Baker , un etologo inglese, parla di un intrecciarsi di due strategie, una basata su uno shopping for genes (assicurarsi un buon potenziale genetico) e una basata su uno shopping for resources (assicurarsi risorse per il sostentamento). L’ optimum è un uomo sia affascinante che economicamente affidabile. Tuttavia, sì si deve scegliere, la precedenza viene data al secondo tipo di shopping; ad un uomo bello ne viene preferito uno con «una posizione» più o meno potenziale, intelligente e serio.

LUI, LEI E LA GELOSIA

A causare la gelosia nei rapporti uomo-donna sono eventi differenti. In una ricerca condotta a Roma presso l’università «La Sapienza» , è stato chiesto a 300 soggetti, metà maschi e metà femmine, di rispondere alla seguente domanda: «Cosa ti disturba e rende geloso?» E di collocarsi nei due seguenti scenari, che sintetizzano due modi diversi di porsi nelle relazioni intime, e cause opposte della stessa emozione. a) Vieni a sapere che il tuo partner a rapporti sessuali con un’altra persona. b) Vieni a sapere che il tuo partner ha un legame intensamente affettivo e forse innamorato di un’altra persona. È emerso che per il 95% delle studentesse era sconvolgente immaginare che il proprio partner avesse una relazione affettiva con un’altra, cosa che toccava emotivamente solo il 43% degli studenti maschi. Per quanto riguarda l’altra domanda, mentre il 65% dei ragazzi sarebbe stato geloso da paralleli rapporti sessuali della propria partner, solo il 32% delle studentesse reagire in questo modo. Da una ricerca condotta da Buss , è emerso che maschi e femmine manifestavano un aumento della pressione sanguigna e alterazioni della conduttività cutanea davanti a scenari rispettivamente sessuali e affettivi. Quindi, gli uomini provano emozioni forti se la loro partner a una relazione extra a base sessuale. Le donne, invece, tendono ad essere gelose delle relazioni sentimentali dei loro partner. La gelosia maschile a sfondo sessuale è da ricondurre al bisogno le possibilità della partner di avere altre relazioni sessuali, al fine di non

mettere a rischio la sua paternità. La gelosia femminile è relativa alla possibilità di un trasferimento, su un’altra donna, delle risorse fornite dal maschio.

INFEDELTÀ MASCHILE E POLIGAMIA

La maggior statura dell’uomini rispetto alle donne e la loro forza maggiore sono considerati dagli etologi una spia del fatto che i primi uomini praticassero la poligamia. Il rapporto tra adulti maschi e femmine è di circa 1:1, quindi può accadere che alcuni maschi possano riuscire a fecondare molte femmine a scapito di altri maschi, i quali possono anche non riuscire ad avere accesso a nessuna femmina. Di qui, per i maschi, la necessità di una struttura fisica tale da affrontare con successo la competizione. Sembrerebbe che in molti gruppi di mammiferi esista una correlazione tra struttura del corpo e organizzazione societale di tipo poligamo e ciò fa supporre che questo sia vero anche per la nostra specie, data la corporatura degli uomini rispetto a quella delle donne. Possiamo paragonare l’uomo con il gorilla, ovvero il massimo che vinceva la contesa con gli altri gorilla aveva accesso ad un certo numero di femmine. Questo dato comparativo potrebbe farci concludere che lì dove non è consentito ad un uomo avere un harem ufficiale operino in lui tendenza a base innata ad essere infedele. A questo punto sono chiare le basi biologiche dell’infedeltà maschile e della tendenza a mantenere uno o più legami stabili (moglie, amante, le altre): ogni contatto sessuale può produrre un discendente e la progenie propria a più probabilità di sopravvivere al meglio e riprodursi se allevata all’interno di un matrimonio.

INFEDELTÀ FEMMINILE E MONOGAMA

Può accadere che le donne abbiano relazione plurime e parallele, infatti le loro infedeltà le nascondono con cura e le vivono in maniera emotiva e romantica ed è questa la differenza tra uomini e donne.

LA DOPPIA MORALE

Nel caso si venga a conoscenza di una relazione extraconiugale, le donne vengono escluse dalla società. Esiste infatti una sorta di doppia morale che porta a considerare la capacità e l’abilità di sedurre quanti più individui possibili una caratteristica positiva della mascolinità, ma non della femminilità dove, anzi, sarebbe da biasimare. Spiegare queste differenze solo facendo riferimento ad una morale, ad una cultura e ad una società costituite dagli uomini e imposte poi alle donne è riduttivo. In effetti, questo ragionamento non dà conto al fatto che il modo di vivere le emozioni e l’amore, e lo spazio che viene dato ai legami affettivi sono diversi dei due sessi. Spingendo la donna a tenere nascoste le sue infedeltà o incoraggiandola ad essere cospicuamente emotiva ed affettiva, le società e le culture promuovono proprio quei comportamenti che contribuiscono al successo riproduttivo del «sesso debole». Le donne hanno bisogno di tener legato un maschio adulto cui far credere di essere il padre di tutti i figli nati da quella relazione, e al quale tener nascoste eventuali infedeltà per non incorrere nel rischio di perdere la sua protezione nell’allevamento dei propri figli. Se scoperta, l’infedeltà femminile porterebbe il partner all’incertezza di paternità e quindi all’abbandono dell’adultera, cosa che non accade quando è la donna a venire a conoscenza dell’adulterio del suo compagno. In alcune scimmie, quando un maschio, a seguito di una contesa riesce ad appropriarsi di un gruppo di femmine che apparteneva ad un altro maschio, tende ad uccidere i piccoli che le femmine avevano generato in precedenza. Susan Hrdy , nota primatologa, ha notato che l’infanticidio non ha luogo nel caso in cui il nuovo maschio si sia copiato in precedenza con le femmine di quell’ harem , in quanto la possibilità che quelli siano piccoli suoi gli impedisce di danneggiarli. Questo farebbe sì che, Dove ci sono più maschi, le femmine cercano di accoppiarsi in maniera promiscua al fine di renderli tutti incerti sull’effettiva paternità dei piccoli.

SECONDA FASE: L’INNAMORAMENTO

Nel momento in cui i due partner hanno la sensazione di avere a che fare con la persona giusta, la relazione entra in un’altra fase: dall’attaccamento si passa all’innamoramento. Gli stati mentali e psicologici che accompagnavano l’infatuazione sono ancora presenti e sono quelli che determinano l’innalzamento dell’eccitazione come insonnia e riduzione dell’appetito, ma allo stesso tempo aumentano tutti quei comportamenti che possono avere un effetto calmante piuttosto che eccitante. Per gli innamorati il contatto fisico assume una connotazione di tenerezza, in contrasto con i toni intimi del filettare o di un rapporto puramente sessuale. Addirittura, il modo in cui ciascuno parla all’altro rivela l’intenzione di rassicurare il partner, la qualità della voce cambia: si abbassa il tono, diventa dolce, si basa su sussurri teneri e si usano diminutivi affettuosi. In altre parole, si fa ricorso al baby talk , ovvero il modo di parlare delle madri con i loro bambini piccoli e a una serie di comportamenti. Charles Darwin diceva che: “noi desideriamo intensamente tenere tra le nostre braccia la persona che amiamo. Probabilmente questo desiderio è dovuto a fattori ereditari, associati alla cura e alla sorveglianza di bambini e alle reciproche dimostrazioni di affetto degli amanti” , enfatizzando la relazione tra l’esperienza d’amore infantile e la sessualità adulta. Nella fase del corteggiamento e del flirt ciascuno si presenta nei suoi lati migliori e quando ci si innamora si inizia a condividere con l’altro le proprie delusioni e i propri dolori, raccontando anche delle esperienze negative che hanno caratterizzato gli anni precedenti l’incontro. In pratica, appena la relazione si stabilizza ciascun membro inizia a funzionare per l’altro come risorsa affettiva, come rifugio sicuro e l’innamorato, da ora in poi, viene utilizzato come fonte di conforto.

TERZA FASE: L’AMORE

All’innamoramento subentra l’amore, ma da cosa è caratterizzata questa transizione? Ci sono vari cambiamenti nei due partner e dalla passione si passa all’ intimità , ovvero si passa da una fase in cui le emozioni e le sensazioni predominanti sono di calore, affetto e fiducia. Sigmund Freud descrive questo passaggio dicendo che «l’amore può essere considerato la sublimazione del sesso» forse ad indicare che quando i partner di una coppia stanno insieme da molto tempo il semplice stare insieme e vedersi non è più sufficiente ad indurre eccitamento sessuale e quindi è necessaria la fiducia reciproca perché scatta il desiderio. A produrre un senso di appagamento del desiderio di farsi le coccole, di abbracciarsi continua a contribuire l’ossitocina rilasciata dall’orgasmo, la quale incrementa la possibilità che si mantenga il legame affettivo.

LA REGOLA DEL TRE

In quasi tutte le culture esistono delle proibizioni per ciò che concerne l’intimità fisica al di fuori dei legami di coppia ufficiali, come se si sapesse che il contatto fisico ripetuto con un’altra persona può trasformarsi in un altro legame d’amore e quindi mettere a repentaglio la relazione principale. Dove le relazioni extra coniugali sono più accettate, le persone utilizzano varie precauzioni si vogliono evitare la rottura del matrimonio o di un legame importante (Ad esempio le prostitute rifiutano il bacio o qualsiasi altra forma di contatto intimo faccia a faccia con i loro clienti.) Le coppie, i cui membri sono abituati ad avere scappatelle, hanno come regola non dichiarata quella di non avere incontri frequenti e regolari con la stessa persona. «per mantenere la propria libertà, per non legarsi ad un’altra persona bisogna applicare la regola del tre: mai più di tre volte con la stessa donna; una volta con non più di tre donne diverse in sequenza». Applicare questa regola nella sua prima parte fa evitare il punto di non ritorno, quello che rende impossibile controllare la passione e l’amore, perché si può scegliere di non innamorarsi e decidere di mantenere il legame cui più si tiene, basta individuare il punto iniziale del processo e fermarsi. Ancora meno rischiosa l’applicazione della seconda parte di questa regola. L’ANSIA DA SEPARAZIONE È proprio la capacità di ciascun partner di calmare l’altro a dar conto della terza dimensione dell’attaccamento che inizia ad essere presente nel legame di coppia: l’ ansia da separazione , quello stato dell’anima e della mente che si prova quando il partner è lontano. L’ansia da separazione, nel legame tra adulti, come in quello madre- bambino, indica che il legame di attaccamento è formato e che la loro relazione è una relazione d’amore e ha la funzione di garantire protezione.

QUARTA FASE: LA VITA QUOTIDIANA, L’ATTACCAMENTO

Ad un certo punto una relazione sentimentale si trasforma ancora, e sembrerebbe quasi che l’amore sia finito. La frequenza degli scambi sessuali diminuisce, il contatto fisico e il guardarsi negli occhi sono rari. I partner sembrano aver distolto l’attenzione l’uno dall’altro e sembrano dirigere la loro energia verso gli impegni del mondo circostante, infatti le amicizie, il lavoro e i figli sono al centro della loro vita. Questa è la fase in cui esiste tra i partner un’ interdipendenza emozionale da rendere indissolubile il loro legame. Lo psicologo statunitense Robert Sternberg afferma che i coniugi ora sono legati dall’ impegno , infatti egli vede l’amore secondo un modello trifasico: la passione , che caratterizza l’attrazione fisica l’innamoramento, l’ intimità che definisce quello che chiamiamo amore e l’ impegno che è proprio della fase in cui ciascuno si impegna a vivere con la persona amata e decide di non prendere in considerazione altre opzioni. In questa fase, nella quale i segnali dell’amore non sono più evidenti, ogni partner funziona per l’altro come uno stimolo che regola il suo sistema fisiologico e sembra che ora, a tenere legati i partner non sia l’amore, ma solo l’attaccamento inteso come una sorta di passiva rassegnazione alla sicurezza, alla noia e all’abitudine. Questa fase è piena di emozioni profonde, quasi non riconosciute dagli stessi partner, ed è l’interdipendenza fisiologica che ormai lega i partner a dar conto della disorganizzazione che segue la morte di un coniuge o la separazione da un partner. Ora ciascun partner funziona come base sicura per l’altro. L’attaccamento profondo tra i partner rende il desiderio sessuale una forma di riconoscimento e di conoscenza, caratterizzato da un minore eccitamento ma da un più profondo coinvolgimento. Tutto ciò che comporta il vivere è possibile solo a condizione che si sappia che l’altro c’è anche se è impegnato in altre cose. L’allontanarsi e il tornare è regolato da una partnership , Dove lo scopo è dare e ricevere rassicurazione, mantenendo il contatto se necessario e allontanandosi se si sa che la base sicura è a disposizione. Un legame che non raggiunga questa fase, ma che si mantenga fermo a qualcuna delle precedenti rischia di non sopravvivere. Il rimanere in una fase di eterno innamoramento e di continua eccitazione indica che il legame di coppia non funziona e che nessuno dei due riesce a dare all’altro quel senso di fiducia e di sicurezza che rendono la vita possibile.

LA ROTTURA DEL LEGAME

Dobbiamo a Bowlby e ai coniugi Robertson la definizione di cosa sia una perdita e l’analisi di quali siano le conseguenze di un lutto o una separazione. La formulazione della teoria dell’attaccamento ha preso, infatti, l’avvio proprio dall’osservazione delle reazioni dei bambini separati dalle loro figure di accudimento. I Robertson, negli anni ’50, documentarono le emozioni e i comportamenti di una bambina di due anni lasciata in ospedale senza i suoi genitori. Si trattava di stati psicologici che apparvero a Bowlby simili a quelli dei bambini che lui stava studiando e simili anche ai macachi che venivano tolti alle loro madri e tutte le persone adulte che avevano subito una separazione o un divorzio dal loro coniuge.

LE REAZIONI ALLA SEPARAZIONE

Le reazioni ad una separazione o ad un lutto costituiscono un pattern universale e si articolano in una sequenza costituita da tre fasi, la protesta , la disperazione e il distacco. La protesta. Questa reazione iniziale è caratterizzata da agitazione, grida, pianto, resistenza all’offerta di conforto da parte degli altri, ansia e panico.si tratta di reazioni che indicano he la persona abbandonata o che ha subito un lutto creda che attraverso le sue urla e le sue proteste, la persona morta, o che se ne è andata, possa essere convinta a tornare. La disperazione. Con il passare del tempo, la protesta attiva viene sostituita dalla disperazione, ovvero da un periodo di inattività, depressione, alterazioni fisiologiche e del comportamento alimentare e battito cardiaco accelerato. L’attivazione del sistema dell’attaccamento regola l’ omeostasi fisiologica dell’individuo, che reagisce in questo modo alla progressiva consapevolezza che la perdita è irreparabile. Il distacco. Con il tempo si verifica il distacco.ci si allontana emozionalmente dalla figura di attaccamento perduta, come se la separazione fosse stata accettata e ci si fosse resi conto che non c’è niente da fare. Nel caso la persona perduta sia morta, l’amore per essa permane, ma l’individuo inizia a riorganizzarsi emozionalmente, a riprendere le attività normali e a funzionare come faceva prima della perdita.

CAPITOLO 5 I MOLTI MODI DI AMARE E LA «TENUTA» DELLE RELAZIONI INFELICI

ONTOGENESI E DIFFERENZE INDIVIDUALI

Esistono tanti modi di amare, tante maniere di sentire ed esprimere l’attaccamento ad una persona specifica. Modi contorti, complicati, e addirittura modi che producono dolore anziché felicità. Può accadere che le modalità attraverso cui alcuni manifestano il loro affetto faccia pensare più all’odio che all’amore. Otello , per esempio, assale Desdemona , la sua figura d’attaccamento, con terribili scoppi d’ira. A provocare la sua rabbia basta poco, come un ritardo o uno sguardo rivolto altrove e quando è giù di corda e sta male, Otello non riesce a sentirsi confortato dalle parole e dagli abbracci di Desdemona. Nello stesso tempo però la perseguita perché vorrebbe stare con lei sempre, costringendola a non fare niente che lui non voglia. Giovanni, invece, tratta con gran distacco Elvira. In una prima fase è stato un abile corteggiatore, ma adesso le fa capire che non è coinvolto più di tanto. Elvira si rende conto di come lui sembri provare più piacere a stare con altre donne appena conosciute che con lei; ci resta male e tratta male Giovanni. Giovanni è tutto preso da se stesso e non confida ad Elvira i suoi problemi perché sente di non aver bisogno di nessuno e quando Elvira si allontana, lui sembra indifferente. Elvira si sente avvolta in una spirale di ghiaccio, ma continua a rimanere legata a Giovanni. Non tutti i portano a termine il percorso che caratterizza il legame di attaccamento. Alcuni si fermano alla fase del corteggiamento e cercano di riproporlo di continuo, con persone sempre diverse. Altri, appena terminata la fase dell’innamoramento, ritengono concluso il rapporto, incapaci di affrontare la trasformazione qualitativa della relazione. Per spiegare queste differenze dobbiamo far riferimento al legame madre-bambino. Facendo riferimento al tipo di amore di Rodolfo, Giovanni e Otello che provano verso la loro partner, è probabile che essi abbiano amato così anche le loro madri. Da una ricerca emerge che il 75% della popolazione tende a ritrovarsi in legami molto simili a quelle in cui era coinvolto da piccolo con la propria madre. Dagli stessi studi, emerge che la consapevolezza del perché si è così tanto infelici in una relazione, la conoscenza dei meccanismi che hanno portato a quel tipo di scelta e dei motivi ti rendono così difficile romperla possono essere di aiuto a recuperare un modo di amare e di essere amati che non sia doloroso e distruttivo.

I MODELLI MENTALI DEL SÉ E DELLA FIGURA DI ATTACCAMENTO

Vediamo cosa accade nella nostra mente a far sì che il copione il nostro legame infantile venga replicato. Nel momento in cui in un bambino si verifica l’ imprinting filiale, le caratteristiche della sua figura di attaccamento e le sue modalità allevanti, saranno riconosciute dal piccolo come proprie di chi è deputato a prendersi cura di lui; le richieste di conforto e di accudimento saranno adattate a quel tipo di maternage di cui il bambino sta facendo esperienza. Attraverso questi scambi, affettivi e sociali, il piccolo elabora una serie di previsioni su come la figura di attaccamento reagirà alle sue richieste di conforto e cura, e una serie di aspettative su come lui si ritroverà a comportarsi in caso di difficoltà. In altri termini, costituisce dei modelli interni , delle immagini interiori, una della madre e una di se stesso. Questi modelli, che emergono dalle sue esperienze precoci, diventano degli script , mappe cognitive sulla base delle quali definire le proprie reazioni, E interpretare il comportamento e le risposte future della madre. Le previsioni sulle reazioni della madre vengono generalizzate ed estese agli altri, e accade così che lo sviluppo affettivo moduli quello cognitivo e tutta la vita sociale; al punto che saranno proprio questi modelli ad avere influenza sul modo in cui si struttura l’intera personalità dell’individuo. Queste rappresentazioni mentali non sono fisse, anzi sono dinamiche e suscettibili di cambiamento a seguito delle continue e nuove realtà e delle altre relazioni di cui individui fanno esperienza, dopo l’ imprinting filiale. Gli studiosi parlano di internal working models («modelli operativi interni»), ad indicare la loro possibilità di cambiamento, ma finiscono con il mantenersi stabili. I modelli mentali, infatti, influenzano la costruzione delle nuove esperienze, che finiranno con il confermare quegli stessi modelli iniziali. Vediamo come:

1. Una volta formatisi, I modelli interni iniziano a fare da filtro nell’elaborazione delle informazioni che provengono dal mondo circostante. Scattano processi di percezione , di attenzione e di memoria selettivi : si presta attenzione solo a ciò che è coerente con le proprie aspettative e si ricordano solo gli episodi che confermano le proprie aspettative e non quelli che le contraddicono. Questa elaborazione pregiudiziale delle informazioni, che scatta sulla base di un vero e proprio inconscio cognitivo, fa sì che si percepiscono gli eventi sociali in modo che possano rafforzare i modelli già esistenti.

2. Gli individui cercano e selezionano persone, situazioni e relazioni che corrispondano alle loro aspettative e che si adattino alle loro opinioni su se stessi e sugli altri. 3. I modelli operativi interni si autoperpetuano. Se si crede che gli altri non siano disponibili e siano pronti ad ingannare, si tenderà ad avvicinarsi ad essi in maniera difensiva. Se ci si concentra solo sui segnali di inaffidabilità, si tenderà a fare continue scenate, esasperando anche un partner ben intenzionato fino a trasformarlo in un partner infido: in sintesi, delle vere proprie profezie che si autoavverano. Sulla base di questi meccanismi cognitivi, ciascuno costruisce la sua realtà sociale ed affettiva. In altri termini, le rappresentazioni interne del sé e degli altri guidano le azioni nelle situazioni nuove, non solo della vita infantile ma anche di quella adulta, e fanno sì che ciascuno interpreti il mondo a modo suo.

ATTACCAMENTO SICURO E AMORO SICURO: IL CASO DI RODOLFO

Riprendiamo il discorso di Rodolfo. A partire dal suo primo anno di vita, egli si sentiva confortato solo se era la sua mamma ad accorrere perché ormai era scattato il suo in imprinting filiale e aveva riconosciuto come madre quell’adulto specifico e sa di poter contare sull’aiuto della madre in caso di necessità. Si forma, così, una rappresentazione mentale della madre come di un qualcuno di cui fidarsi ; e di conseguenza un modello mentale di sé come persona degna di essere amata e confortata. L’attaccamento di Rodolfo viene detto sicuro e sicuri sono i modelli mentali. Se nelle prime fasi dello sviluppo non si è avuto riconoscimento del proprio valore attraverso le risposte della propria madre ai bisogni di conforto, non si riesce attribuire valore agli altri. A queste condizioni Rodolfo avrà meno bisogno di controllare continuamente la disponibilità della sua figura di attaccamento. Sarà più libero ed autonomo nell’esplorazione del mondo circostante e si aspetterà di essere accettato, amato e confortato dagli altri con cui c’era di interagire. È da questi modelli mentali che inizia il suo percorso e la costruzione della sua vita.

IL PERCORSO DI VITA

Già nei primi giorni all’asilo nido, Rodolfo, all’età di due anni, dimostra una grande autonomia, anche se all’inizio è molto addolorato per essere lasciato lì dalla mamma. Ben presto dà prova di grande socievolezza verso i coetanei, e i suoi scambi sociali sono di tipo positivo. Se si fa male si rivolge all’operatrice del nido, ad uno in particolare, per farsi consolare. A tre anni, e per tutto il tempo della scuola materna, continua ad essere un bambino socievole ed esprime senza problemi sia le sue emozioni positive che quelle negative. Da adolescente Rodolfo ha un certo numero di amici e, tra questi, alcuni con i quali ha una relazione molto stretta basata sulla condivisione di interessi e gusti. La realtà esterna è, per lui, rassicurante.

L’AMORE E LA FIDUCIA

Rodolfo mostra di essere in grado di riconoscere con accuratezza, negli altri, espressioni comportamenti che segnalino attrazione nei suoi riguardi o rifiuto per la sua persona, e dei mette a sua volta segnali chiari. Sceglie, così, come partner Lucia, quella ragazza che gli ha dimostrato senza equivoci di trovarlo simpatico. Rodolfo sa che, se sta male, può esprimere quello che prova, perché Lucia ha avuto un percorso affettivo simile al suo. È anch’essa sicura, sa confortare Rodolfo ed è in grado di dividere con lui i suoi successi e la sua felicità. Rodolfo è consapevole che il loro rapporto potrà avere alti e bassi, ma questo non esclude che il loro amore possa raggiungere di nuovo l’intensità iniziale della relazione. La sicurezza affettiva spinge ad indirizzare il bisogno di esplorazione e verso lo stesso partner. Con il tempo sia Lucia che Rodolfo sono cambiati, ed è proprio l’attaccamento profondo che alla base della loro vita insieme che spinge entrambi a cercare e a scoprire di continuo, l’uno nell’altro, gli aspetti che rendono ciascuno diverso. Così l’attaccamento reciproco e alla base del loro desiderio.

ATTACCAMENTO AMBIVALENTE/INVISCHIATO E AMORE OSSESSIVO: IL CASO DI OTELLO

Diverse sono state le esperienze di Otello, infatti da piccolo la madre era continuamente imprevedibile. Quando Otello piangeva perché aveva paura del buio o perché aveva mal di pancia, la madre alcune volte accorreva, altre no. La non disponibilità della madre ad accorrere e l’incertezza continua sul suo intervento faceva sì che Otello elaborasse una vera e propria strategia di sopravvivenza basata sulla coercizione. Otello «sapeva» che il mantenimento del contatto con la figura di attaccamento era a suo carico e faceva di tutto per far sì che la madre fosse il più possibile vicina e attenta ai suoi bisogni.