Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Attacchi di panico, Sintesi del corso di Psicologia Generale

Spiegazione di che cosa è un attacco di panico, le conseguenze e possibile cura

Tipologia: Sintesi del corso

2013/2014

Caricato il 19/09/2014

Dalidabaldi93
Dalidabaldi93 🇮🇹

1 documento

1 / 4

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
2. Attacchi di panico
II disturbo da attacchi di panico (DAP) è caratterizzato secondo il DSM-IV dalla presenza di
attacchi di panico ricorrenti, seguiti dalla paura continua che un nuovo attacco si presenti. L’attacco
di panico si distingue dagli altri disturbi d’ansia per la peculiare caratteristica con cui si
manifestano i sintomi. Infatti, esso compare all’improvviso con dei sintomi che possono essere
divisi in tre aree: Sintomi somatici, sentimenti e paure e disturbi del comportamento . I sintomi
somatici, ovvero i disturbi fisici, sono quelli che il paziente tende a mettere in risalto durante il
dialogo con il medico, poiché si presentano in maniera molto intensa .
I sintomi fisici più frequenti dell’attacco di panico sono: 1
-Disturbi del cuore, come palpitazioni e tachicardia, per cui il soggetto avverte un’accelerazione del battito cardiaco,
oppure ha la sensazione di “avere il cuore in gola”, oppure avverte che il battito è irregolare;
-Dolore toracico;
-Sensazione di soffocamento, come se l’aria non riuscisse ad arrivare nei polmoni, oppure come se si fosse formato
un “nodo alla gola”;
-Sensazione di capogiro, di non riuscire a mantenere la stazione eretta, oppure di sbandamento, fino alla netta
impressione di stare per svenire;
-Intensa sudorazione;
-Tremore, sia alle mani che interno;
-Nausea;
-Dolore addominale, diarrea;
-Sensazione di formicolio e torpore, alle mani e agli arti inferiori;
-Brividi o vampate di calore;
-Cefalea;
-Aumento della frequenza del respiro.
In genere l’attacco ha una durata breve, circa 20 minuti, in cui il soggetto ha l’impressione di impazzire o di
morire da un momento all’altro, viene letteralmente “preso dal panico”. Si trova in balia del suo
comportamento, sente di essere di fronte ad una situazione di imminente pericolo alla quale non sa reagire e
1 Tabella di pag 9 del libro di G. Albanesi, “In preda al panico”, Firenze, Rosini editrice,1998, p.9.
pf3
pf4

Anteprima parziale del testo

Scarica Attacchi di panico e più Sintesi del corso in PDF di Psicologia Generale solo su Docsity!

2.^ Attacchi di panico

II disturbo da attacchi di panico (DAP) è caratterizzato secondo il DSM-IV dalla presenza di

attacchi di panico ricorrenti, seguiti dalla paura continua che un nuovo attacco si presenti. L’attacco

di panico si distingue dagli altri disturbi d’ansia per la peculiare caratteristica con cui si

manifestano i sintomi. Infatti, esso compare all’improvviso con dei sintomi che possono essere

divisi in tre aree: Sintomi somatici, sentimenti e paure e disturbi del comportamento. I sintomi

somatici, ovvero i disturbi fisici, sono quelli che il paziente tende a mettere in risalto durante il

dialogo con il medico, poiché si presentano in maniera molto intensa.

I sintomi fisici più frequenti dell’attacco di panico sono: 1

-Disturbi del cuore, come palpitazioni e tachicardia, per cui il soggetto avverte un’accelerazione del battito cardiaco, oppure ha la sensazione di “avere il cuore in gola”, oppure avverte che il battito è irregolare; -Dolore toracico; -Sensazione di soffocamento, come se l’aria non riuscisse ad arrivare nei polmoni, oppure come se si fosse formato un “nodo alla gola”; -Sensazione di capogiro, di non riuscire a mantenere la stazione eretta, oppure di sbandamento, fino alla netta impressione di stare per svenire; -Intensa sudorazione; -Tremore, sia alle mani che interno; -Nausea; -Dolore addominale, diarrea; -Sensazione di formicolio e torpore, alle mani e agli arti inferiori; -Brividi o vampate di calore; -Cefalea; -Aumento della frequenza del respiro.

In genere l’attacco ha una durata breve, circa 20 minuti, in cui il soggetto ha l’impressione di impazzire o di morire da un momento all’altro, viene letteralmente “preso dal panico”. Si trova in balia del suo comportamento, sente di essere di fronte ad una situazione di imminente pericolo alla quale non sa reagire e

1 Tabella di pag 9 del libro di G. Albanesi, “In preda al panico ”, Firenze, Rosini editrice,1998, p.9.

comprendere. A causa dei forti sintomi fisici che prova si convince che soffre di una malattia grave o che sia in corso al momento della crisi un infarto o un ictus. Tra i disturbi psichici possono essere presenti alterazioni del tempo e dello spazio, modificazioni percettive delle distanza, intolleranza agli stimoli acustici. Altri invece presentano sentimenti di irrealtà di estraneità: la persona avverte l’ambiente di casa ed i familiari come diversi dall’usuale, estranei, innaturali. In altri casi, è il proprio corpo che l’individuo avverte come estraneo, diverso dal solito. Non tutti i sintomi sono necessari perché si parli di un attacco di panico, infatti alcuni attacchi presentano solo alcuni dei sintomi descritti.

2.1.^ Cause

Per comprendere il perché si presentano questi sintomi nelle persone affette da ADP, dobbiamo prendere in considerazione le caratteristiche del sistema nervoso. Quest’ultimo infatti è connesso con gli altri organi tramite il Sistema Nervoso Vegetativo, il cui compito è quello di controllare: lo stomaco, l’intestino, le ghiandole salivari, il fegato, le ghiandole sudoripare, il cuore, i bronchi, i vasi sanguigni, le ghiandole surrenali e le vie urinarie. Infatti, il meccanismo che lega un evento psicologico, come l’emozione, ad una modificazione fisica, è, costituito dal Sistema nervoso Vegetativo. Per capire meglio l’origine delle paure collegate al panico, dobbiamo rivolgere l’attenzione ad alcuni lobi cerebrali, quali il lobo limbico, il lobo frontale e il lobo temporale. Il lobo limbico è situato nella parte centrale del cervello, ed la sede di molte reazioni emotive. Il lobo frontale, localizzato nella parte anteriore del cervello, invece è legato alla capacità di prestare attenzione, di parlare e di approfondire il pensiero. Infine, il lobo temporale, localizzato nella parte inferiore della faccia laterale dell’emisfero cerebrale, ha funzioni di memoria e orientamento nello spazio. Nel corso della crisi d’ansia si ha uno stimolo di alcune strutture del lobo limbico, con ripercussioni sugli altri lobi celebrali. Non esiste una vera e propria causa del disturbo da attacchi di panico, ma una serie di contesti e situazioni che contribuiscono ad esso e generalmente vengono considerati elementi come la vulnerabilità biologica, i tratti della personalità e le relazioni interpersonali. Si considera anche il carattere ereditario del Disturbo di Panico in quanto attraverso delle testimonianze che pazienti affetti dal disturbo hanno fatto, è emerso che altri componenti della famiglia presentavano disturbi d’ansia.

Ancora fra le possibili cause dell’attacco si possono collocare:

  • le caratteristiche di personalità
  • il contesto familiare e sociale
  • la presenza di eventi stressanti o di un evento scatenante
  • la mancanza di un contesto che fornisce sostegno o la difficoltà della persona a chiedere o a utilizzare il contesto quale fonte di sostegno.
  • esperienze vissute in passato che hanno prodotto un condizionamento.

recuperare l’autostima e l’autonomia e per rivedere alcune convinzioni come la rivalutazione del ruolo nella famiglia e nel lavoro poiché dopo l’attacco queste erano diventati irrecuperabili. Mentre secondo la teoria comportamentista, il comportamento della persona deriva dall’apprendimento di modelli, con uno schema stimolo-risposta. Quindi i disturbi psicopatologici avrebbero all’origine un apprendimento sbagliato. L’ansia, in generale di fatti corrisponderebbe all’affiorare in maniera visibile una situazione di conflitto interiore. Per quanto riguarda l’uso dei farmaci, questi devono avere la capacità di:

-Interrompere l’attacco di panico in breve tempo,

-impedire l’insorgenza di nuovi attacchi,

-limitare le sensazioni di paura che il soggetto prova,

-ridurre i sintomi somatici

-non presentare effetti collaterali disturbanti.

“Il trattamento farmacologico del Disturbo da Attacchi di Panico prevede in genere l’utilizzo di un antidepressivo con specifico effetto antipanico eventualmente associato a un ansiolitico, a dosi variabili in rapporto alle caratteristiche individuali e cliniche del paziente”.

3 G. Albanesi “In preda al panico”, Firenze, Rosini, 1998, p.104.