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appunti sul confronto tra banca e assicurazioni
Tipologia: Dispense
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Capitolo 1: banche e assicurazioni
1. Banche a assicurazioni: due realtà a confronto La tecnica di vendere prodotti assicurativi tramite l’utilizzo del canale bancario produce una serie di vantaggi oggettivi come es meno costi. Il codice civile recita: l’assicurazione è un contratto con il quale l’assicuratore, verso pagamento di un premio si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente la vita umana. Questa situazione, in cui la polizza determina l’assunzione del rischio da parte della Compagnia, viene denominata business assicurativo. La polizza si realizza in una passività per l’assicuratore e nella sostanza trasforma l’incertezza in certezza. L’impresa di assicurazione ha altresì il compito di selezionare, gestire e assumer ei rischi. La caratteristica principale dell’organizzazione assicurativa è rappresentata dalla mutualità ed in base a questa ciascun cliente assicurato si impegna, attraverso il versamento del premio, alla creazione di un fondo comune, viene così a crearsi una sorta di solidarietà dell’assicurato o risk pooling per quanti si sentono esposti allo stesso rischio. Come accade in tutte le imprese, anche in quelle di assicurazione la presenza di problemi legati al moral hazard crea ostacoli che in questo caso vengono risolti attraverso gli incentive compatible contracts i quali prevedono: offerta di coassicurazione, previsione di clausole restrittive di rimborso, introduzione di un tetto massimo di rimborso, cancellazione della polizza in presenza di iniziative eccessivamente rischiose, meccanismi di salvaguardia contro le frodi. La collaborazione /integrazione tra le banche e assicurazioni è una strategia adottata dalle stesse per poter meglio rispondere ai molteplici cambiamenti non solo culturali ed economici ma anche demografici. 2. Le origini del rapporto tra banca ed assicurazione. Il fenomeno di banca assicurazione viene visto come la forma di collaborazione più completa tra le due entità. La nascita è avvenuta negli anni 80 e la diffusione in Italia negli anni 90, esse fanno parte di un processo più ampio in cui ci sono tre momenti precisi: la globalizzazione, la deregolamentazione e l’internazionalizzazione dei sistemi finanziari. Il processo di globalizzazione puntava all’eliminazione delle barriere di operatività creditizia, le quali ostacolavano gli intermediari nello svolgimento del proprio lavoro , un primo traguardo si raggiunse con il Mercato UNICO. L’internazionalizzazione va di pari passo con l’evoluzione tecnologica grazie alla quale è stato possibile ridurre le distanze ed abbattere i confini. Grazie a questi fattori è stato possibile l’avvicinamento. Lo sviluppo della banca assicurazione può essere suddiviso in fasi: pionierismo(89-92) crescita (93-99) evoluzione (2000 in poi). I primi accordi bvancassicurativi non presentavano né il carattere della stabilità né sembravano essere il frutto di una precisa linea strategica. La sfiducia nei confronti di questo nuovo modello veniva attribuita a tre fattori. I prodotti non differenziati, la struttura distributiva bancaria non sufficientemente motivata dalla vendita, il personale il quale risultava scarsamente attivo a causa delle limitate competenze tecniche e capacità commerciali. La fase di sviluppo comportò un radicale cambiamento sia per le banche che per le compagnie assicurative. La crescente produzione e la forma organizzativa sempre più stabile comportò il superamento del ramo vita sul ramo danni e della bancassicurazione sulle compagnie che si occupavano del ramo vita. L’evoluzione ed affermazione della bancassicurazione iniziata nel duemila ci mostra il settore bancario ormai trasformato a causa di tendenze di integrazione. 3. I modelli d’integrazione e collaborazione tra banche ed assicurazioni La collaborazione tra la banca e l’assicurazione a volte può sfociare in una vera e propria integrazione tra i due soggetti, e ne esistono 5 tipi e alcune di esse prevedono o una reale collaborazione tra i due partners o la creazione di nuove forme di impresa. Le 5 forme di integrazione si realizzano in: accordi commerciali, collegamenti produttivi, partecipazione incrociate di minoranza, joint- venture, conglomerato finanziario. 1) Un accordo di commercializzazione si ha quando entrambi i partners decidono di far interagire le rispettive reti di vendita al fine di migliorare la loro efficienza. 2) la collaborazione a livello produttivo si pone come obiettivo il perfezionamento del rapporto con la clientela tramite la massima valorizzazione finanziaria del risparmio di quest’ultima, che viene realizzata attraverso l’abbinamento di prodotti bancari e prodotti assicurativi oppure tramite la realizzazione di prodotti misti. 3) la pertecipazione incrociate di minoranza
permettono ad entrambi gli operatori, al fine di conseguire obiettivi strategici comuni realizzabili nel medio- lungo termine e migliorare quindi i rispettivi settori di unire i comparti di loro competenza. 4) la joint venture costituisce la struttura più utilizzata, soprattutto dalle banche di grandi dimensioni, ed in passato è stata considerata come la formula di successo in molti progetti di bancassicurazione. La banca e la compagnia di assicurazione procedono alla costituzione congiunta di una società ex-novo, il cui beneficio si realizza con minori condizionamenti per la definizione di strategie comuni, alla società verrà affidata la gestione delle attività comuni. 5) il conglomerato finanziario è costituito da un insieme di imprese che operano in almeno due comparti dell’intermediazione finanziaria, svolgendo la loro attività in più giurisdizioni.
4. Vantaggi e strategie della collaborazione tra banche ed assicurazioni Il rapporto di collaborazione economico-finanziario tra le banche ed assicurazioni ha determinato la nascita di un nuovo canale di distribuzione e di un nuovo modello d’impresa, nel caso della bancassicurazione definito cross- border, il quale risulta caratterizzato dalla duplice valenza di impresa transnazionale (glob. Geografica) e di impresa che riorganizza la propria attività verso settori confinanti e interrelati (globalizzazione sistemica). principali vantaggi: un primo vantaggio riguarda la maggiore fidelizzazione della clientela. Un altro vantaggio riguarda l’ampliamento della base informativa sulla clientela. Il completamento della gamma dei servizi offerti e la possibilità di offrire una consulenza globale. L’ultimo vantaggio riguarda l’aumento dei ricavi e dei servizi che si realizza attraverso la vendita dei prodotti assicurativi, con la quale le banche possono, altresì, diversificare i servizi ed i prodotti offerti alla clientela. Per le imprese di assicurazione il principale vantaggio riguarda essenzialmente l’accesso ad un canale di vendita relativamente nuovo e a basso costo, quale quello delle filiali bancarie. La convenienza degli sportelli bancari acquista maggior rilievo in relazione agli elevati costi degli agenti monomandatari. Infine va menzionato il vantaggio di poter disporre di un ampia base di clientela, fattore ideale per la distribuzione dei prodotti del mercato di massa. L’elemento fiducia, in questo contesto, è quasi vitale. I vantaggi del modello di bancassicurazione non si riscontrano solo per i due intermediari, in cui la convenienza del fenomeno deve essere, comunque, rapportata al fattore rischio, ma riguardano anche i consumatori, per i quali l’impatto positivo è evidente. La soddisfazione dei clienti è indiscutibile. Ci sono diverse tipologie di strategie di bancassicurazione. Una di esse è rappresentata dalla strategia di globalizzazione, attraverso la quale è possibile operare un ampliamento territoriali. A tale strategia occorre aggiungere quella della specializzazione, attraverso la quale è possibile soddisfare un segmento specifico al fine di fidelizzare la clientela. Terzo tipo è la diversificazione , con la quale si valorizzano le sinergie commerciali o tecniche tra settori simili al fine di realizzare economie di scopo e di scala. L’ultimo tipo di strategie è quella di nicchia; essa si caratterizza per il fatto di essere una scelta prudenziale quindi meno vantaggiosa. La scelta di una tra le strategie suddette dipende esclusivamente dalla variabile dimensionale. L’efficienza dipende della produttività, ed aumenta quando vengono impiegati minori quantitativi di imputs produttivi per la realizzazione di una data unità di outputs. Altri fattori da considerare nella scelta di una delle suddette strategie sono il controllo dei rischi e lo sviluppo delle nuove tecnologie. In riferimento al primo dobbiamo dire che una maggiore dimensione della banca permette alla stessa di gestione in maniera più adeguata e completa tutti quei rischi. Con riferimento al secondo fattore, occorre osservare che l’evoluzione dei mercati comporta l’evoluzione delle esigenze della clientela, per cui è necessario realizzare produzioni più sofisticate ed innovative. 5. I rapporti di partecipazione tra banche ed assicurazioni I maggiori gruppi bancari detengono il controllo di compagnie assicurative a cui si associa, un marchio di gruppo o la realizzazione di joint venture, con partners assicurativi economicamente forti. È anche vero, però che in questi ultimi anni si sta affermando sempre più il controllo paritario: 50% assicurativo, 50% bancario. L’azione congiunta tra i due partners spinge alla ricerca di vantaggi comuni che si concretizzano in accordi ed in forme di integrazione. Le banche italiane possiedono partecipazioni in società di assicurazioni. La prima volta in cui si parlò di ammissibilità di partecipazioni in imprese bancarie da parte di compagnie di assicurazione fu il 1987. Viene istituita la commissione PIGA , la quale rese possibile l’ammissibilità dell’operazione di acquisizione di partecipazioni bancarie e assicurative. È possibile identificare quattro modalità di acquisizione di partecipazioni da parte delle banche nelle imprese di assicurazione e viceversa. La prima riguarda il controllo esclusivo della compagnia di assicurazione e o della banca, il quale si ottiene in tre modi: la maggioranza assoluta del capitale,
che presenta il RAROC più alto è sicuramente quella che svolge meglio la sua attività e quindi con miglior rendimento. 5) ottimizzare l’allocazione del capitale. Basandosi sulla valutazione della performance di tutte le attività un’istituzione finanziaria dovrebbe determinare il modo in cui generare il massimo ritorno sul capitale nell’arco di un lungo periodo. Se una certa attività presenta un RAROC significativo , esso potrebbe attirare più capitali per finanziare la crescita di questo business. 4.1 ROC, RAROC e profitto economico Il ritorno sul capitale adeguato al rischio (RAROC) è un indice che serve a misurare la performance finanziaria adeguata al rischio. Tale indice fornisce una visione omogenea sulla redditività del business. Il RAROC nella pratica tende a specificare il rendimento atteso sul capitale economico. Il RAROC è definito come il rapporto tra il rendimento netto atteso e il capitale economico. Il RAROC viene visto anche come il rapporto tra il capitale atteso e il valore assoluto della eventuale perdita. Questo si contrappone al ritorno sul capitale (ROC) che è uguale al rapporto tra il capitale netto e il capitale proprio. Mentre il ROC misura semplicemente il rendimento contabile del capitale disponibile, il RAROC misura il rendimento generato dai rischi nei quali potrebbe incorrere un business. Se il business presenta un capitale proprio maggiore rispetto al capitale economico, siamo in presenza di risk-free return (rendimento privo di rischio). Il RAROC non fornisce non fornisce informazioni precise sul rendimento che un business potrebbe generare anche in futuro. Se tutto il capitale viene impiegato in maniera pericolosa questo problema sarà prontamente affrontato dal capital management. Se il capital management assegna il capitale ad un determinato business è subito chiaro che occorre impiegare solo la metà del capitale stanziato, in quanto esso ha il compito di assegnare il capitale in eccesso ad un ad un altro affare. Il denominatore nella formula per il calcolo del RAROC indica il capitale economiche che viene consumato un determinato settore di attività. Il numeratore indica il rendimento netto atteso, che è difficile da stabilire. Infatti è necessario apportare delle correzioni all’utile netto di bilancio al fine di poter stabilire il rendimento netto atteso. Quando il RAROV è positivo significa che l’affare imprenditoriale sta creando valore per l’impresa. Gli elementi principali da prendere in considerazione per calcolare il RAROC sono: 1) rettifica di consolidamento gratuito (occorre dedurre dal reddito privo di rischio la differenza tra il capitale disponibile e quello economico) 2) costi di rischio. Essi dovrebbero riflettere adeguatamente i costi annuali previsti ed associati ai rischi che effettivamente si materializzano, è necessario apportare delle rettifiche in merito affinché vi sia una reale quantificazione dei costi di rischio. 3) strumenti ibridi di capitale riguarda gli eventuali costi di assistenza alla clientela. 4) avviamento (Goodwill) le spese sostenute per l’avviamento dovrebbero essere sommate al reddito contabile. 5) tasse(imposte/oneri) 6) spese straordinarie non rientrano nel rendimento netto. Il RAROC permette alle istituzioni finanziarie di mettere a confronto le performance di business di dimensioni differenti. Un business di dimensioni considerevoli può procurare profitti economici maggiori rispetto ad un business relativamente più piccolo, anche se la sua performance (RAROC) non dia tra le migliori. Non ci si deve mai affidare completamente al RAROC perché si basa su un certo intervallo di confidenza ma non indica nulla circa l’entità di una perdita inattesa, se essa si verifica. Il VAR (Value at risk) è utilizzato per misurare il rischio, il quale è indicatore di una perdita potenziale calcolata nel caso in cui dovesse verificarsi una perdita inaspettata al di fuori dell’intervallo di confidenza. L’utilizzo del RAROC combinato al VaR permette di conseguire risultati molto vicini alla realtà.
5. Costo medio ponderato del capitale e livello ottimale di levarage Il costo del capitale è un termine che descrive il ritorno sul capitale atteso degli investitori, i quali risultano essere datori di fondi. Ogni fonte di capitale, sia essa un azione o un debito, è caratterizzata da un proprio costo. Gli azionisti hanno delle precise aspettative in merito al ritorno sul loro investimento, il risultato di tale ritorno verrà successivamente reinvestito nel business. I debitori vengono ricompensati mediante coupon payment. La media ponderata del costo di capitale (WACC) risulta essere uguale alla media ponderata del costo di ogni componente del capitale ponderato con il suo rispettivo valore di mercato. se consideriamo un componente del capitale in un pericolo caratterizzato da agevolazioni fiscali la formula subisce una modifica
aggiungendo ti che è il vantaggio fiscale associato al componente di capitale i. presumendo una situazione caratterizzata da agevolazioni fiscali, il WACC è un componente indipendente dalla struttura del capitale per cui esso si riferisce soltanto alla rischiosità del business. Possiamo affermare che il WACC è una costante imprenditoriale e prescinde dal tipo di attività finanziaria o dal modello di business che l’impresa sceglie. Da ciò si deduce che se una società presenta un leverage(indebitamento) elevato, si prospetta un maggior rischio sia per i possessori di equity che per i debitori, di conseguenza i costi che essi dovranno sostenere aumentano. Se una società con un levarage elevato scambia un equity onerosa con un debito più conveniente il WACC resta costante in quanto sia l’equity che il debito risultano essere onerosi a causa della presenza del levarage aziendale. Una posizione di capitale non stabile genera un costo medio ponderato di capitale infinito. La struttura del capitale che genera un WACC ottimale risulta dalla combinazione perfetta di equity e di debito. È importante comprendere che la ragione principale per cui le società vogliono essere finanziate parzialmente con i debiti è dovuta alla presenza di vantaggi fiscali. L’equity è l’unica componente del capitale che presenta la capacità di assorbire le perdite. La quantità necessaria di equity per una società dipende dalla propensione al rischio della stessa e dalla stabilità dei suoi guadagni. Una società più propensa al rischio necessita di un maggior numero di equity al fine di stabilizzare il costo degli strumenti di capitale e proteggersi da eventuali ma non impossibili rischi.
1. Il modello di business di banche ed assicurazioni L’esistenza delle compagnie di assicurazione è strettamente correlata all’accadimento di un rischio temuto da una società , che si rivolge ad un intermediario specializzato per ovviare a tale pericolo che anche se astratto , potrebbe comportare una perdita materiale per l’impresa colpita. 1.1 Il modello di affari bancario È possibile distinguere diversi modelli di business bancario basati sulla diversificazione/segmentazione della clientela o su un maggiore numero di attività con la clientela. I modelli sono i seguenti: 1) vendita al dettaglio o retail banking, essa si concretizza nell’attività tipica della banca con la clientela e cioè raccolta delle risorse finanziarie e successivo impiego delle stesse. Una banca retail è una banca di tipo finanziario che si concentra sul prestito al consumatore privato o alle imprese. 2) il ratail banking non è altro che la capacità di riunire ad attirare depositi dalla clientela e successivamente prestare o investire le risorse finanziarie provenienti dalla attività di gestione di questi depositi. Questo vuol dire che una banca che si occcupa di vendita al dettaglio ha bisogno di gestire le attività e le passività sensibili ai tassi di interesse (ALM) e che presenti un’elevata capacità di valutazione del credito. Il private banking si concretizza nel custumer management , caratterizzato da depositi e servizi consultivi. Il private banking si occupa del conseguimento del capitale netto proprio desiderato. La banca privata si concentra sull’offerta dei servizi primari, mentre la banca di vendita al dettaglio si concentra sul guadagno generato dallo spread venutosi a creare tra i depositi e gli impieghi. 3) il commercial banking è strettamente collegato alla soddisfazione dei bisogni bancari delle piccole/medie imprese. L’attività bancaria commerciale si occupa della fornitura di prodotti tecnici bancari necessari, a tutte le imprese di tipo commerciale che intendono ottimizzare la loro performance. al fine di realizzare tutto questo le banche commerciali neccessitano di una buona infrastruttura. Le banche commerciali devono essere dotate di un funzionamento ALM e devono possedere una capacità di valutazione del credito simile alle retail banks. 4) l’investiment banking offre soluzioni di gestione del rischio finanziario per le grandi corporate. Le banche di investimento svolgono questo compito offrendo alle grandi corporates: accesso al mercato die capitali, fusioni, consulenza su possibili acquisizioni, prestiti, gestione dei rischi nei quali la corporate non vuole incorrere. Le banche di investimento assumono e gestiscono il rischio di mercato prendendo parte in operazioni con la clientela, riducendo l’esposizione degli affari del cliente stesso, al fine di introdurre sul mercato il concetto di volatilità. 1.2 Il modello di affari della compagnia di assicurazione
dello stato patrimoniale in merito a questa circostanza. Per la compagnia di assicurazioni le riserve tecniche vengono comparate ai depositi bancari. Le riserve tecniche rappresentano voci del passivo dello stato patrimoniale e l’indebitamento che le due imprese vantano nei confronti della clientela. Le riserve tecniche costituiscono la somma che l’impresa di assicurazioni deve accantonare per fare fronte agli impieghi presi con i propri assicurati. Le riserve tecniche vengono coperte con le poste dell’attivo dello stato patrimoniale. I beni intangibili giocano un ruolo più importante nell’assicurazione che nella banca, nel bilancio assicurativo compare un’ulteriore voce : prezzi di acquisto differiti. I DAC non devono essere considerati come una perdita in quanto essi vengono ammortizzati sull’intera vita del prodotto o della polizza. Se il guadagno ipotizzato dalla compagnia di assicurazione risulta essere inferiore alle aspettative, nonostante la copertura totale dei costi, la compagnia di assicurazione necessita , comunque di un finanziamento. Il verificarsi di tale situazione ci conduce alla considerazione del DAC unlok.
3. Avviamento commerciale L’avviamento commerciale è una disponibilità finanziaria intangibile che corrisponde alla capacità di una azienda di produrre un profitto utilizzando dei beni propri nel loro complesso e non in maniera isolata. L’avviamento può essere considerato come un plusvalore. L’avviamento commerciale è una disponibilità finanziaria registrata regolarmente in bilancio ed è tipicamente soggetta ad obsolescenza. L’impairment test viene utilizzato per valutare l’avviamento commerciale intrapreso da una determinata società e se questo potrà andar bene anche in futuro. 4. Le differenze tra l’attività bancaria e l’attività di assicurazione Mentre la banca soddisfa le esigenze dei clienti movimentando sia l’attivo che il passivo, le società di assicurazione sulla vita soddisfa la clientela movimentando solo il passivo del proprio bilancio. Le banche ratail svolgono le attività tradizionali e a duration dei depositi a breve rappresentano una fonte incerta di liquidità. Per la banca c’è il mismatch tra l’attivo e il passivo che è comunque necessio gestire. In una società di assicurazione sulla vita il mishmatch che potrebbe venire a crearsi è minimo. Inoltre diversamente dalle retail bank la compagnai di assicurazione sulla vita cerca sempre di allineare il passivo e l’attivo.
1. L’investimento bancario Funzione principale del capitale di una banca o assicurazione è quella di tamponare perdite inaspettate. Le banche devono assicurare sempre un ottimale posizione del capitale, il quale viene utilizzato sia per poter effettuare investimenti che come copertura di perdite inaspettate, la posizione del capitale deve modificarsi solamente in base all’andamento del business scelto. Le banche hanno presto realizzato che è necessario investire il capitale in attività non rischiose. Le banche possiedono i cosiddetti capital books, da cui traspare che la posizione di capitale è investita in maniera sicura. Poiché gli utili non distribuiti rientrano nella posizione del capitale, è necessario investirli in operazioni esenti da rischio. Molte operazioni o strumenti finanziari, come le azioni, non sono mai esenti da rischi e si potrebbe finire per investire il capitale in titoli rischiosi. L’investimento di capitale in obbligazioni statali a breve scadenza rappresenta la scelta più sicura ed esente da rischi, e molte banche affiancano la tecnica ALM per la gestione dell’attivo/ passivo al fine di determinare la duration del capitale investito. Poiché le banche effettuano anche la trasformazione di maturity esse possono modificare l’attivo ed il passivo attraverso attente operazioni, al fine di creare un equilibrioin bilancio. Il capitale di una banca presenta una duration positiva se la duration delle attività è più lunga rispetto alla duration delle passività. 2. L’investimento assicurativo Le compagnie assicurative si occupano della gestione dei rischi e della tutela dell’assicurato. Le assicurazioni nel momento in cui effettuano un investimento non sanno a priori se i rischi/perdite si verificheranno. In questo sono simili alle banche. le banche rispetto alle assicurazioni possono trovarsi in una posizione sfavorevole di liquidità più frequentemente quando le operazioni bancarie risultano essere maggiormente influenzate dai rischi, ed i rischi bancari risultano essere più numerosi di quelli assicurativi. Le compagnie di assicurazione non presentano alcun problema di liquidità, tale liquidità infatti proviene dal versamento dei premi da parte dell’assicurato. Nel comparto assicurativo possiamo definire i premi come una sorta di buffer.
Le compagnie di assicurazione per periodi prolungati possono effettuare operazioni con equity non propriamente sicure, movimentando la propria posizione di capitale. La regolamentazione assicurativa Solvency I prevede che le assicurazioni posseggano una certa quantità di riserve tecniche le quali fungono da capitale. Le riserve tecniche vengono calcolate in base ad un livello di un indice rischioso se l’indice aumenta, necessitano di maggior capitale e viceversa. Secondo Solvency II le compagnie di assicurazione dovranno detenere maggior capitale, al fine di ovviare al rischio di tasso di interesse e dovranno ottimizzare la duration del capitale. L’investimento in obbligazioni se effettuate in un periodo caratterizzato da una bassa inflazione comporterebbe un maggiore guadagno per le assicurazioni, le quali si troverebbero in una situazione di win- win.
3. La duration: differenza tra banca e assicurazione In base ad una prospettiva economica l’investimento mette in evidenza il rapporto rischio/premio i quali indicano perdita e guadagno. Il rapporto viene a concretizzarsi in un periodo caratterizzato da bassa inflazione rappresenta un’opportunità. Invece se c’è un’inflazione alta, questa comporta la concretizzazione del rapporto di interesse per le imprese bancarie. Questo perché in una situazione di alta inflazione è più oneroso per l’assicurazione rispetto alle banche ottimizzare il rapporto. 4. Stato patrimoniale per segmenti Lo stato patrimoniale per segmenti permette di analizzare tutte le voci dell’attivo e del passivo attraverso le quali poi si arriva a determinare l’utile/perdita. Permette inoltre di identificare le operazioni maggiormente soggette a rischi, di valutare e di scegliere i progetti ed i business più adatti, è possibile valutare il capitale impiegato per ogni singolo settore di attività, rende trasparenti e maggiormente visibili o collegamenti ed eventuali equilibri tra le voci. Permette di valutare sia la performance che la quantificazione del rischio. La voce più importante è rappresentata dalle riserve tecniche. La segmentazione permette di valutare il grado di rischio dell’operazione che si vuole intraprendere. L’utilizzo delle riserve tecniche in casi estremi tende ad azzerare il rischio. Accanto alla riserva tecnica l’impresa può istituire una riserva addizionale, la quale costituisce un ulteriore accantonamento. È possibile distinguere le riserve tecniche in base ai valori che rappresentano: 1) premi incassato per rischi in corso a fine esercizio. 2) premi incassati in anticipo in misura maggiore di quella tecnicamente dovuta. 3) danni denunciati ma non ancora liquidati a fine esercizio. 4) danni liquidi ma non ancora pagati a fine esercizio. 5. Allineamento tra il risk management ed il capital management La recente crisi del credito ha evidenziato l’importanza di incentivare lo scambio di informazioni tra il risk management ed il capita management. I cambiamenti: la massimizzazione sul capitale attraverso operazioni specifiche (in questo modo veniva assicurata la giusta flessibilità finanziaria). Il risk management ed il capital management risultano uniti in maniera interdipendente, 5.1 il punto di incontro tra il risk management ed il capital management il risk management, è l’organo preposto che si occupa della gestione/misurazione del rischio, esso ha il compito di identificare e misurare tutti gli eventuali rischi ai quali una società potrebbe essere esposta. Il risk management presenta innumerevoli fattori di successo nella gestione dei rischi. La prima fase della gestione del rischio è rappresentata dall’identificazione a cui segue la stima cioè la sua quantificazione. Il risk management e il capital management agiscono di conseguenza senza mai perdere di vista sia i loro singoli obbiettivi che quelli in comune. Il secondo scenario (speculazione) evidenzia come il problema di gestione del rischio sia strettamente collegata alla conservazione del capitale e di come un’adeguata gestione da parte del capital management e risk management riesca a raggiungere importanti risultati. Le ragioni principali che comportano il collegamento sono: 1) il capitale iniziale serve all’impresa per poter intraprendere il business adeguato, ad esso dovrebbe condurre al guadagno. In periodi di difficoltà o di crisi il capital management assume un ruolo strategico e collabora con il risk management. 2) i risk management effettuano analisi profonde e accurate in termini quantitativi e determinano se investimenti intrapresi presentano un rapporto rischio/premio sano. In alcuni casi al risck management è affiancato un settore corporate, al fine di effettuare una gestione ed una valutazione del rischio più specifica la quale risulta collegata all’obiettivo principale per un’impresa e cioè la conservazione del
la conservazione del capitale dipende dalla capacità e dall’abilità del risk management ed il capital management di modificare il processo produttivo dell’affare in corso nel momento in cui ci si rende conto che tale cambiamento è l’unico modo possibile per non far incorrere l’impresa verso il fallimento. La conservazione del capitale, così come l’abilità del risk management ed il capital management di modificare un affare in corsa, nel momento in cui non si ricevono più profitti dipende dai sei fattori qui di seguito elencati: 1) il corporate management ed il corporate risk management determinano la corporate strategy che riguarda il tipo di business che l’istituto di credito vuole perseguire. 2) traduzione della strategia imprenditoriale (corporate strategy) in allocazione del capitale. La corporate strategy di un istituto di credito necessita di essere convertita in un’adeguata allocazione di capitale. 3) il risk management è attivo nel plasmare la strategia dell’affare da intraprendere e dovrebbe sentirsi responsabile nella scelta di: tipi di prodotto che si intende offrire alla clientela , tipologia della clientela, business da intraprendere ecc. 4) traduzione della business strategy in termini di rischio. 5) rischio e capitale come parte integrante del ciclo di preparazione del budget. Il tutto viene effettuato considerando gli obiettivi di budget. Tali obiettivi, riguardano una determinata linea di affari, e dovrebbero garantire un sufficiente ritorno sul capitale. 6) interventi per il risk management che dovrà agire in un’ottica di riduzione dei rischi, qualora il business intrapreso si dimostri più pericoloso del previsto. 7) allineamento tra il risk management ed il capital management. Lo stretto legame rappresenta la chiave del successo del business. 8) incorporazione del test stress nella struttura del risk management l’utilizzo del test stress (programma di valutazione del capitale detenuto in riserva delle banche al fine di fronteggiare le situazioni economiche più complicate da parte del risk management. Un effetto positivo che i limiti del test stress provocano è la continuità di ricerca di business sempre migliori.