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Banche e intermediari finanziari - Uninettuno, Appunti di Economia degli Intermediari Finanziari

Riassunto corso di Banche e intermediari finanziari con accenno alle ultime classi interattive Uninettuno gennaio 2020.

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 04/02/2020

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Banche e Intermediari Finanziari | BABBINI ELISA
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BANCHE E INTERMEDIARI FINANZIARI
Sistema finanziario
Il Sistema Economico è un insieme di soggetti, strumenti, attività e regole strettamente legati
tra loro per la produzione, lo scambio e il consumo di beni e servizi nel tempo e nello spazio.
Le principali categorie nelle quali tutti i soggetti vengono classificato sono: le famiglie, le
imprese, il Governo, la Pubblica Amministrazione e le Autorità di Vigilanza.
Il sistema finanziario è un insieme organizzato di diversi elementi che interagiscono tra loro
con rapporti dinamici di tipo finanziario.
Il sistema finanziario è quindi costituito da soggetti che scambiano tra loro strumenti
finanziari nei mercati finanziari.
Indichiamo come strumenti finanziari qualsiasi tipo di contratto stipulato fra due parti che
ha ad oggetto prestazioni di natura finanziaria, ad esempio, titoli di debito come
obbligazioni, titoli di partecipazione come le azioni, polizze assicurative e strumenti derivati
(contratti a termine, futures, swaps).
I mercati finanziari sono luoghi fisici o virtuali dove avviene lo scambio di strumenti finanziari,
possono essere più o meno organizzati.
I soggetti che partecipano allo scambio sono principalmente divisi in due gruppi, le unità
in surplus, ossia soggetti che dispongono di risorse finanziarie in eccedenza e unità in deficit
cioè soggetti che non hanno risorse finanziarie sufficienti a coprire consumo e progetti di
investimento.
Gli scambi possono essere di diversa natura:
- Scambio diretto: coinvolge direttamente unità in surplus e unità in deficit, avviene
attraverso il trasferimento di uno strumento finanziario, un contratto (unico
strumento) che formalizza obblighi e oneri con clausole standardizzate. È tipico dei
mercati in senso stretto, detti mercati mobiliari. Lo scambio diretto può essere
AUTONOMO se non vede la partecipazione di intermediari finanziari o ASSISTITO se
prevede il supporto di un intermediario finanziario che svolge una funzione di ricerca
della controparte.
- Scambio indiretto o intermediato: lo scambio non coinvolge direttamente le unità in
surplus e in deficit ma c’è un’interposizione dell’intermediario finanziario (es. attività
bancaria: raccolta del risparmio e esercizio del credito). Abbiamo l’emissione di due
strumenti finanziari, tipico del mercato cosiddetto creditizio e del mercato
assicurativo. L’intermediario finanziario interviene assumendo posizioni creditorie e
debitorie. In questi casi gli intermediari possono essere banche, società di leasing,
factoring e credito al consumo.
In ogni caso gli scambi prevedono prestazioni di segno opposto e differite nel tempo e
questo comporta un certo grado di incertezza (spiega la presenza degli scambi indiretti).
Per intermediari finanziari intendiamo imprese la cui attività è quella di produrre e distribuire
sul mercato strumenti finanziarie e di supportare unità in surplus e in deficit negli scambi.
Un ulteriore soggetto del sistema finanziario, sono le autorità di vigilanza, organi che hanno
il compito di verificare il rispetto delle regole relative alla condotta degli intermediari e dei
mercati e le caratteristiche degli strumenti finanziari.
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BANCHE E INTERMEDIARI FINANZIARI

Sistema finanziario Il Sistema Economico è un insieme di soggetti, strumenti, attività e regole strettamente legati tra loro per la produzione, lo scambio e il consumo di beni e servizi nel tempo e nello spazio. Le principali categorie nelle quali tutti i soggetti vengono classificato sono: le famiglie, le imprese, il Governo, la Pubblica Amministrazione e le Autorità di Vigilanza. Il sistema finanziario è un insieme organizzato di diversi elementi che interagiscono tra loro con rapporti dinamici di tipo finanziario. Il sistema finanziario è quindi costituito da soggetti che scambiano tra loro strumenti finanziari nei mercati finanziari. Indichiamo come strumenti finanziari qualsiasi tipo di contratto stipulato fra due parti che ha ad oggetto prestazioni di natura finanziaria, ad esempio, titoli di debito come obbligazioni, titoli di partecipazione come le azioni, polizze assicurative e strumenti derivati (contratti a termine, futures, swaps). I mercati finanziari sono luoghi fisici o virtuali dove avviene lo scambio di strumenti finanziari, possono essere più o meno organizzati. I soggetti che partecipano allo scambio sono principalmente divisi in due gruppi, le unità in surplus, ossia soggetti che dispongono di risorse finanziarie in eccedenza e unità in deficit cioè soggetti che non hanno risorse finanziarie sufficienti a coprire consumo e progetti di investimento. Gli scambi possono essere di diversa natura:

  • Scambio diretto: coinvolge direttamente unità in surplus e unità in deficit, avviene attraverso il trasferimento di uno strumento finanziario, un contratto (unico strumento) che formalizza obblighi e oneri con clausole standardizzate. È tipico dei mercati in senso stretto, detti mercati mobiliari. Lo scambio diretto può essere AUTONOMO se non vede la partecipazione di intermediari finanziari o ASSISTITO se prevede il supporto di un intermediario finanziario che svolge una funzione di ricerca della controparte.
  • Scambio indiretto o intermediato: lo scambio non coinvolge direttamente le unità in surplus e in deficit ma c’è un’interposizione dell’intermediario finanziario (es. attività bancaria: raccolta del risparmio e esercizio del credito). Abbiamo l’emissione di due strumenti finanziari, tipico del mercato cosiddetto creditizio e del mercato assicurativo. L’intermediario finanziario interviene assumendo posizioni creditorie e debitorie. In questi casi gli intermediari possono essere banche, società di leasing, factoring e credito al consumo. In ogni caso gli scambi prevedono prestazioni di segno opposto e differite nel tempo e questo comporta un certo grado di incertezza (spiega la presenza degli scambi indiretti). Per intermediari finanziari intendiamo imprese la cui attività è quella di produrre e distribuire sul mercato strumenti finanziarie e di supportare unità in surplus e in deficit negli scambi. Un ulteriore soggetto del sistema finanziario, sono le autorità di vigilanza, organi che hanno il compito di verificare il rispetto delle regole relative alla condotta degli intermediari e dei mercati e le caratteristiche degli strumenti finanziari.

Fattori di imperfezione del mercato finanziario

  • Asimmetria informativa: i due soggetti non dispongono delle stesse informazioni, questo porta ad un comportamento opportunistico. Può essere dovuta alla globalizzazione, al progresso tecnologico e all’innovazione finanziaria. E’ il motivo per il quale ci si affida ad un intermediario.
  • Razionalità limitata: le capacità di elaborazione delle informazioni e formulare dei giudizi nei soggetti sono diverse.
  • Divergenza delle preferenze tra chi mette a disposizione il denaro e chi lo prende in prestito, questo fa emergere la possibilità di un negoziato.
  • Costi di transazione: costi di ricerca della controparte, raccolta ed elaborazione informazioni, attività di selezione, stipula del contratto, gestione post stipula, eventuali costi legali alla risoluzione del contratto o la sua ricontrattazione. Sono proporzionali al volume e alla frequenza degli scambi (costi più alti per soggetti che intervengono meno frequentemente per questo si fa ricorso ad intermediari). Per evitare le imperfezioni del mercato finanziario si ricorre all’intervento degli intermediari e ci si concentra sull’organizzazione dei mercati stessi. Forme organizzative dei mercati Mercato creditizio: dove avvengono gli scambi indiretti, attività svolta dalle banche che da una parte raccoglie disponibilità dal mercato e dall’altra parte concede a terzi queste risorse finanziarie utilizzando quindi due strumenti finanziari. Mercato mobiliare: scambio di titoli diretto attraverso intermediazione mobiliare. Definito PRIMARIO se lo scambio avviene tramite l’emissione di un nuovo strumento finanziario. Definito SECONDARIO se lo scambio è accompagnato dalla circolazione di uno strumento già emesso.
  • Regolamentato: il cui funzionamento è regolato da regolamenti e norme scritte, c’è meno incertezza negli scambi date le regole e la supervisione da parte della vigilanza.
  • Non regolamentato: Over The Counter (OTC), mercati nei quali le disposizioni non sono molto stringenti.
  • Obbligazionari: dove vengono scambiati titoli di debito
  • Azionari: dove vengono scambiati strumenti di partecipazione azionaria
  • Degli strumenti derivati: dove si scambiano gli strumenti derivati Mercati a ricerca autonoma: le unità in surplus e le unità in deficit si scambiano risorse in totale autonomia. Mercati di broker: dove i broker si occupano della ricerca della controparte per mezzo di una delega e percepiscono una commissione. Mercati dei dealer: dealer è colui che opera direttamente all’interno del mercato partecipando in forma diretta, diventa una delle controparti dello scambio acquistando e
  • Mutuo: accredito di una somma dopo un processo di istruttoria (valutazione affidabilità della controparte). Può essere a tasso fisso o variabile. Prevede ipoteca sull’immobile messo a garanzia.
  • Accettazione bancaria: credito di firma. Il traente corrisponde all’impresa che emette la tratta per assicurarsi liquidità, il trattario è la banca che se accetta si impegna a versare la somma al beneficiario alla scadenza. L’accordo prevede che l’impresa, prima della scadenza costituisca una provvista presso la banca per pagare il beneficiario. La tratta può circolare con girate senza garanzia.
  • Prestiti autoliquidanti: a fronte della presentazione di altri crediti come ad esempio fatture (es. anticipi fatture).
  • Crediti su pegno
  • Garanzie di firma: fidejussioni
  • Leasing La banca offre inoltre servizi bancari e di assistenza alla clientela per sfruttare al meglio le economie di scopo. Esempi che possiamo citare sono la gestione delle utenze, la custodia dei valori, la consulenza riguardo il mercato delle assicurazioni, la gestione dei patrimoni mobiliari. Altri servizi che prevedono però la creazione di strutture dedicate sono il factoring, il forfaiting e la consulenza su esportazioni e importazioni. Leasing L’impresa, o utilizzatore, ha necessità di disporre di un bene, il soggetto concedente o locatore è la società di leasing che concede il bene in uso per un certo numero di anni. La titolarità giuridica del bene resta del locatore, l’utilizzatore ha solamente il diritto di disporre esclusivamente del bene e lo fa attraverso il pagamento di un canone periodico. Al termine è possibile un riscatto.
  • Lease back: imprenditore per far fronte a fabbisogno di liquidità, vende alla società di leasing un bene, questa lo cede a sua volta in utilizzo all’impresa venditrice dietro pagamento di un canone.
  • Leasing operativo: beni standardizzati, contratto bilaterale (il fornitore coincide con la società di leasing, rapporto molto stretto). Gli oneri di installazione, collaudo e manutenzione sono a carico della società di leasing, il prezzo di riscatto o non è presente o è in linea con il prezzo di mercato.
  • Leasing finanziario: bene realizzato ad hoc, c’è un interesse da parte dell’impresa non solo ad utilizzare ma anche ad acquistare il bene, contratto trilaterale (fornitore e società di leasing non fanno parte dello stesso gruppo). Gli oneri di installazione, collaudo e manutenzione sono a carico dell’utilizzatore, il prezzo di riscatto è sempre presente ed è più basso del valore del bene. Factoring Operazione caratterizzata dalla cessione di crediti commerciali. Il factor è un soggetto destinatario, assume la gestione di un pacchetto di crediti con relativa attività di recupero dell’insoluto, questo anticipa il credito svolgendo funzione creditizia.

Intermediazione mobiliare e servizi d’investimento Insieme dei servizi prestati dagli intermediari finanziari a supporto dell’impiego del risparmio. SERVIZI D’INVESTIMENTO: il TUF ne individua 8, possono avere come oggetto solo strumenti finanziari, ossia azioni, titoli di Stato, obbligazioni, quote di fondi comuni di investimento, azioni di società d’investimento a capitale variabile (SICAV) e strumenti derivati.

  1. Esecuzione di ordini per conto dei clienti: supporto relativo alla ricerca di una controparte, intermediario percepisce una commissione. Le Informazioni che il cliente deve fornire sono: tipo dell’operazione (acquisto o vendita), lo strumento finanziario, la quantità di titoli, eventualmente il limite di prezzo (massimo per acquisti, minimo per vendite) e il limite di durata. Per l’individuazione della controparte, l’intermediario può dirottare l’ordine verso i mercati regolamentati o verso sistemi multilaterali di negoziazione o internalizzare l’ordine e quindi negoziare per conto proprio.
  2. Ricezione e trasmissione ordini: intermediario delega a sua volta la ricerca di una controparte ad un altro intermediario, viene remunerato con una commissione detta fee. Questo avviene quando l’intermediario non è abilitato ad operare su alcuni mercati.
  3. Mediazione: l’intermediario mette insieme soggetti che hanno interessi compatibili, viene pagato attraverso una commissione.
  4. Negoziazione per conto proprio: l’intermediario stesso è la controparte della vendita, lucra attraverso una differenza tra prezzi di vendita e prezzi di acquisto.
  5. Gestione di sistemi multilaterali di negoziazione (Mtf): Mtf sono mercati alternativi ai mercati regolamentati (es. borse valori), il loro esercizio è riservato a imprese di investimento e banche. Mtf accolgono diverse proposte di acquisto e vendita da parte di intermediari finanziari che operano in conto proprio o per conto terzi.
  6. Collocamento e underwriting: servizio prestato a favore di emittenti o imprese interessate a collocare sul mercato ingenti quantitativi di titoli per raccogliere capitali finalizzati a finanziare progetti d’investimento. Spesso le aziende fanno ricorso agli intermediari per mitigare asimmetrie informative, incertezza (capitale di reputazione), complesse disposizioni normative soprattutto nell’offerta pubblica dove è richiesta una maggiore disclosure (produzione di informazioni). Inoltre, gli intermediari dispongono di una capillare rete distributiva.
  7. Gestione individuale dei portafogli: il cliente delega una parte del proprio patrimonio ad un intermediario che lo amministra e lo gestisce occupandosi di tutte le fasi del processo di investimento dietro pagamento di una commissione detta fee. Diverso dalla gestione collettiva del risparmio dove un intermediario finanziario si occupa delle disponibilità di molti che mettono insieme le loro risorse.
  8. Consulenza in materia di investimenti: rappresenta una raccomandazione personalizzata.

TUTELA PER L’INVESTITORE

L’intermediario finanziario deve comportarsi in maniera diligente (adempiere a quanto previsto all’interno del contratto), corretta (rispetto dell’interesse della controparte) e trasparente (fornire alla controparte tutte le informazioni necessarie). È prevista una valutazione di appropriatezza, ossia di controllo se lo strumento è adeguato al cliente, alla sua conoscenza e alla sua esperienza. L’intermediario è tenuto semplicemente a comunicare se il servizio è appropriato o no. Più profonda è la valutazione di adeguatezza nella quale viene preso in considerazione anche la rischiosità e la compatibilità con gli obiettivi. Nel caso in cui l’investimento risultasse inadeguato l’intermediario è tenuto dall’astenersi dal prestare il servizio. PROCESSO D’INVESTIMENTO: serie di fasi che deve svolgere chi è interessato ad impiegare i propri risparmi

  1. Asset allocation: definire come ripartire le disponibilità in asset class (strumenti finanziari o beni immobili).
  2. Cherry picking: definire i singoli strumenti all’interno dell’asset class.
  3. Market timing: individuare il momento in cui procedere con acquisto o vendita.
  4. Esecuzione della compravendita Fondo comune d’investimento È un patrimonio autonomo separato sia dal patrimonio della società che gestisce le disponibilità, sia dalla disponibilità dei singoli. È suddiviso in quote, per partecipare alla gestione individuale il soggetto sottoscrive un contratto di gestione, per partecipare alla gestione collettiva il cliente acquista quote di partecipazione del fondo. Le quote sono di pertinenza di una pluralità di partecipanti che costituiscono il patrimonio ma non ne possono disporre autonomamente. La gestione viene fatta “a monte”, ossia a prescindere dal contributo dei singoli partecipanti e dalla suddivisione in quote. La SGR procede con l’istituzione del fondo e la stesura del regolamento (documento che contiene le informazioni relative al funzionamento del fondo), questo va approvato da Banca d’Italia.

GESTIONE INDIVIDUALE GESTIONE COLLETTIVA

Personalizzazione Più personalizzata Rapporto uno a uno Meno personalizzata Rapporto uno a molti Diversificazione: possibilità di ridurre la volatilità di un ptf, riduzione del rischio Minor diversificazione a causa della minor disponibilità di fondi Grandi patrimoni aumentano la possibilità di diversificazione Discrezionalità: possibilità dell’intermediario finanziario di poter decidere discrezionalmente Minore discrezionalità Possibilità del cliente di intervenire nelle politiche di investimento Maggior discrezionalità Intermediari abilitati Banche Impresa d’investimento SGR

SGR

SICAV

Successivamente si procede con la raccolta del patrimonio attraverso l’emissione di quote, un collocamento iniziale, è la SGR che decide il valore di ogni quota. Chiuso il collocamento, una banca depositaria si occupa della custodia del fondo e la SGR gestisce le disponibilità, dispone e amministra le risorse raccolte disponendo l’acquisto o la vendita di strumenti finanziari o eventuali altri beni. A carico del sottoscrittore troviamo:

  • Commissioni di sottoscrizione
  • Commissioni di riscatto
  • Commissioni di switch A carico del patrimonio:
  • Commissioni di gestione
  • Commissioni di performance
  • Commissioni di custodia
  • Commissioni di intermediazione
  • Oneri per la quotazione
  • Spese di pubblicità
  • Oneri finanziari I fondi si di dividono in fondi aperti e fondi chiusi. Nei fondi aperti è possibile uscire ed entrare in qualunque momento, il patrimonio quindi potrà aumentare o diminuire nel tempo. Costituiscono una fattispecie di fondi aperti i fondi armonizzati commercializzati secondo il principio del mutuo riconoscimento di qualsiasi Stato membro. I fondi chiusi invece sono costituiti da un patrimonio sempre uguale dall’inizio alla data di scadenza quando le quote vengono liquidate, i clienti possono uscire solo in date predefinite, il mercato telematico in cui vengono quotate le quote di partecipazione dei fondi chiusi è il mercato telematico degli Investment Vehicles (MIV) gestito da Borsa Italiana. Sono vietate le operazioni fatte in conflitto di interesse (deroga parziale ai fondi immobiliari). Tutti i fondi sono sottoposti a limiti di concentrazione dei rischi che prevedono che il patrimonio del fondo non possa essere investito per più del 5% in strumenti finanziari di un medesimo emittente, inoltre le SGR non possono detenere diritti di voto di una medesima società e non possono investire in strumenti emessi dalla stessa SGR. Per i fondi ordinari c’è un vincolo del 10% del NAV per l’assunzione di prestiti che possono far fronte soltanto a gestione di sfasamenti temporanei della tesoreria. Fondi immobiliari I fondi immobiliari riservati ad intermediari finanziari e banche, investono prevalentemente in beni immobili, in diritti reali (proprietà, superficie, usufrutto, uso e abitazione) o in partecipazioni in società immobiliari. Sono fondi chiusi, possono fare attività di gestione dei beni ma non di costruzione, eventualmente possono partecipare ad una società immobiliare. Un vantaggio nell’investire in fondi immobiliari è rappresentato da una protezione contro l’inflazione, hanno un profilo di rischio intermedio tra titoli di debito e azioni e inoltre il mercato ha un’ampia dimensione. Dall’altra parte presentano degli svantaggi: alti costi di ricerca, alti oneri e normative stringenti. Non è previsto nessun vincolo per quanto riguarda forme di prestiti richiedibili né vincoli di utilizzo.

Fondi speculativi: più rischiosi, non sono indirizzati ai piccoli risparmiatori ma a soggetti istituzionali o professionali (alte quote di adesione). Questi fondi non hanno alcun vincolo previsto dal legislatore, le regole vengono fatte dai quotisti stessi, possono quindi intraprendere liberamente politiche d’investimento anche molto rischiose. Fondi garantiti: garantiscono il valore iniziale di sottoscrizione della quota o un patrimonio minimo. NAV: nave asset value, patrimonio netto, differenza tra valore dell’attivo e del passivo. PRINCIPIO DI DIVERSIFICAZIONE: si hanno benefici in termini di rischio dell’investimento se il patrimonio viene frazionato investendo in strumenti finanziari con caratteristiche diverse e/o emittenti diversi. Offerta e collocamento strumenti finanziari Tipi di offerta:

  • Sottoscrizione o primary offering nel mercato primario.
  • Vendita o secondary offering di uno strumento già emesso e quindi nel mercato secondario.
  • Offerta pubblica o pubblic offer che riguarda un pubblico indistinto.
  • Offerta privata o private placement con un numero ristretto di soggetti di solito intermediari finanziari.
  • IPO initial pubblic offering, obiettivo di garantire l’azionariato diffuso da parte dell’emittente (creazione di flottante).
  • OPV offerta pubblica di vendita.
  • OPS offerta pubblica di sottoscrizione. Fasi di collocamento:
  1. Progettazione del collocamento: viene definito l’ammontare di risorse finanziarie necessarie per supportare il progetto d’investimento, la natura dei finanziatori (offerta pubblica o privata), se l’offerta riguarda un capitale di debito, un capitale azionario o uno strumento ibrido come un’obbligazione convertibile, la valuta di denominazione, le modalità di restituzione del debito e il pricing approssimativo.
  2. Organizzazione e gestione del collocamento: prevede la predisposizione dei documenti informativi, l’organizzazione del sindacato di collocamento composto dai diversi intermediari coinvolti e il collocamento vero e proprio dove si da la possibilità per circa una settimana agli investitori di acquistare lo strumento finanziario.
  3. Collocamento vero e proprio: composto da un periodo di offerta nel quale viene data la possibilità di sottoscrizione (sollecitazione). CONSORZIO DI COLLOCAMENTO: è costituito da un lead manager, solitamente una banca che contatta gli altri intermediari attraverso lettera d’invito. Successivamente viene stipulato un patto consortile, accordo che regola l’impegno e le attività svolte da ciascun intermediario.

Per offerte importanti possono essere previsti più consorzi diretti da un global conrdinator, tra i diversi global cordinator viene stipulata una lettera d’impegno. I soggetti coinvolti sono banche, broker e dealer (ruolo di garanzia). La soluzione consortile:

  • Amplia il mercato dei potenziali sottoscrittori e acquirenti.
  • Valorizza diverse specializzazioni: intermediari possono intraprendere rapporti con altri intermediari o con retail.
  • Abbrevia i tempi di collocamento: dato che il mercato è altalenante, avere condizioni bloccate per molto tempo può essere poco efficace.
  • Aumenta la visibilità del mutuatario, l’impresa che necessita di capitali. Vi sono diversi tipi di consorzio:
  • Consorzio di puro collocamento: promuove l’offerta.
  • Consorzio di collocamento e garanzia: accollo dell’invenduto (principio di responsabilità individuale o solidale), la garanzia è eventuale e successiva. Per tutti c’è il medesimo prezzo.
  • Consorzio d’assunzione a fermo: offre garanzia di collocamento, il consorzio sottoscrive e acquista tutti gli strumenti finanziari e successivamente li offre al mercato. La garanzia opera immediatamente. Il prezzo può differire rispetto all’offerta. Il consorzio viene remunerato tramite una commissione detta gross spread decurtata dalle somme raccolte complessivamente. Inoltre, abbiamo la management fee, commissione per gli intermediari che si sono occupati dell’organizzazione del consorzio, la selling fee che remunera l’attività di offerta e la underwriting fee per gli intermediari che si sono occupati della sottoscrizione e dell’acquisto dell’invenduto. Titoli di debito I titoli di debito sono contratti finanziari fra unità in surplus (sottoscrittori) e unità in deficit (emittenti), troviamo quindi un soggetto che ha disponibilità finanziarie in eccesso e le mette a disposizione di chi ha necessità di ulteriori disponibilità finanziarie per supportare i propri progetti di consumo e d’investimento. Parliamo di contratti di massa, gli strumenti finanziari emessi hanno valore nominale minore rispetto all’entità del finanziamento richiesto. L’emittente può essere un soggetto pubblico (titoli di stato) o un soggetto privato (obbligazioni societarie/corporate bond) ed il fine è la raccolta di capitali nei confronti del mercato che vanno ad integrare l’autofinanziamento dell’impresa. Il sottoscrittore vanta nei confronti dell’emittente un diritto di credito che prevede almeno il rimborso del capitale e quindi del valore nominale del prestito che è stato messo a disposizione dell’emittente da parte del sottoscrittore. Inoltre, il diritto di credito può prevedere la corresponsione di quote d’interesse periodiche che prendono il nome di cedole. Intendiamo come data di godimento la data in cui le cedole vengono staccate, questa può non corrispondere alla durata contrattuale o naturale che rappresenta il periodo che intercorre fra il momento dell’emissione dello strumento finanziario e l’ultimo pagamento in conto capitale che viene effettuato da parte dell’emittente a favore del titolare dello strumento di debito.

Equity linked bond: strumenti finanziari che prevedono una specifica indicizzazione finanziaria (andamento di un basket). Unit linked bond: il parametro di riferimento non è l’andamento dei prezzi di un gruppo di titoli ma è l’andamento dei prezzi di uno o più fondi comuni d’investimento. Obbligazioni drop-lock: prevedono un trigger rate, qualora il tasso cedolare vada al di sotto del trigger rate, allora l’obbligazione passa da cedola variabile a cedola fissa. Obbligazioni con cap: dove il cap è un ammontare massimo del tasso cedolare. Obbligazioni con floor: obbligazioni che prevedono un ammontare minimo del tasso cedolare. C’è possibilità di trovare obbligazioni con cape e floor contemporaneamente. Obbligazioni bull e bear: obbligazioni a tasso fisso, in cui il rimborso del capitale dipende dall’andamento di un parametro in modo direttamente o inversamente proporzionale. Covered bond: obbligazione bancaria dove la banca ha accantonato per garantire più efficacemente la capacità di rimborso (rischio molto basso). Obbligazioni convertibili: strumenti ibridi, concedono la facoltà ai titolari dell’obbligazione di trasformare il proprio status con la conversione del capitale in titoli azionari (da titolare di diritto di credito a socio). Obbligazioni cum warrant: titolo di debito complesso formato da un’obbligazione ordinaria e da un diritto d’opzione su azioni collegate all’emittente che possono circolare in maniera indipendente. Titoli di Stato In Italia emessi dal dipartimento del Tesoro. TITOLI DI STATO INTERNI: vengono emessi internamente non tramite il supporto di consorzi di collocamento ma tramite le procedure d’asta, hanno valore nominale di 100 euro, taglio minimo di sottoscrizione è pari a 1.000 euro e sono tutti al portatore.

  • buoni ordinari del tesoro (B.O.T.), ha una scadenza di 3, 6 o 12 mesi, sono uno strumento a breve termine del mercato monetario, per l’emissione si utilizza la tecnica dell’asta competitiva sul rendimento. I B.O.T. a 12 mesi vengono emessi a metà del mese, per i B.O.T. a tre mesi non c’è una periodicità fissa di emissione, l’eventuale asta si svolge a metà mese, B.O.T. a 6 mesi vengono emessi ogni fine mese. Sono degli zero coupon bond quindi non prevedono cedole, la forma di remunerazione è il cosiddetto scarto d’emissione. Ciò vuol dire che il titolo verrà quotato sotto la pari quindi verrà emesso con un prezzo d’emissione più basso rispetto al valore nominale (pari a 100 euro).
  • certificati del tesoro zero coupon (Ctz), unica scadenza pari a 24 mesi, è uno strumento del mercato dei capitali. Le aste vengono svolte mensilmente a fine mese, di solito in coincidenza con le aste dei B.O.T. a sei mesi. Sono zero coupon bond, la remunerazione è data da uno scarto d’emissione.
  • buoni del tesoro poliennali (BTp), scadenze a 3, 5, 10, 15 e 30 anni, la periodicità delle aste è diversa a seconda delle scadenze. Per i BTP a 3 anni abbiamo una emissione quindicinale, per quelli a 5 e 10 anni l’emissione di nuovi titoli è mensile mentre per i BTP a 15 e 30 anni abbiamo un’emissione semestrale. In particolar modo l’emissione di BTP a 15 e 30 anni avviene ogni 3 mesi in modo alternato. L’emissione avviene attraverso asta marginale sul prezzo. Il BTP paga una cedola fissa semestrale definita attraverso un tasso cedolare nominale annuo che viene segnalato al momento in

cui l’asta viene comunicata al mercato, inoltre il titolo può essere emesso sotto la pari, alla pari o sopra la pari, ciò dipende dal risultato d’asta. Qualora il titolo venga emesso sotto la pari oltre la cedola fissa semestrale verrà remunerato anche dallo scarto d’emissione. Qualora il titolo venga emesso sopra la pari la remunerazione sarà data dalla cedola ma verrà decurtato il premio d’emissione, ossia la differenza fra il prezzo d’emissione e il valore nominale del titolo.

  • buoni del tesoro poliennali indicizzati all’inflazione (BTp€i), 5, 10, 15 e 30 anni con asta ogni fine mese. È indicizzato all’inflazione, indice armonizzato dei prezzi al consumo dell’area euro. Cedola semestrale variabile e rimborso in un’unica soluzione a scadenza dove il capitale a viene rivalutato se si è verificata inflazione all’interno dell’area euro. L’emissione può essere sotto alla pari, alla pari o sopra la pari.
  • certificati di credito del Tesoro (CcT), scadenza 7 anni asta ogni fine mese, cedola variabile semestrale con prima cedola fissa, il tasso cedolare è funzione del rendimento dei BOT a 6 mesi al quale viene praticato uno spread e cioè viene garantita una maggiorazione di solito pari allo 0,15% (a compensazione della diversa scadenza).
  • certificati di credito del Tesoro indicizzati all’Euribor a 6 mesi (CcTeu): scadenza 7 anni, aste mensili, il parametro di riferimento è il tasso Euribor a sei mesi dove il tasso Euribor rappresenta il costo del denaro relativo agli scambi di disponibilità a brevissimo termine fra gli intermediari finanziari. È previsto uno spread pari all’1%. I CCT indicizzati all’Euribor progressivamente sostituiranno i CCT ordinari. Emissione dei titoli di debito La raccolta di risparmio tra il pubblico è concessa alle banche, allo Stato, a organismi internazionale come la banca mondiale o la banca degli investimenti internazionali e anche a enti pubblici locali. Possono inoltre emettere titoli di debito le società di capitali, le società in accomandita per azioni, le società cooperative e le S.r.l.. Nel caso di S.r.l., l’emissione di titoli di debito può essere attuata solo se è prevista nell’atto costitutivo e deve essere riservata (il target dell’offerta de essere rappresentato da investitori istituzionali soggetti a vigilanza prudenziale). Possono raccogliere risparmio attraverso l’emissione di ABS e cioè di Asset Backed Security anche le SPV e cioè agli Special Purpose Vehicle nell’ambito della cartolarizzazione. L’emittente ha diversi obblighi da svolgere:
  • obbligo di comunicazione: informare Banca d’Italia delle caratteristiche dell’operazione, questa può differire o vietare l’offerta dei titoli di debito.
  • obbligo di redazione e di diffusione fra il pubblico di un prospetto informativo: esiste l’esenzione dall’obbligo di pubblicare il prospetto informativo quando il target dell’offerta è costituito da investitori qualificati o è al di sotto delle 100 unità. Il prospetto informativo viene redatto secondo un modello predefinito dalla Consob (informazioni sull’emittente, informazioni sulle caratteristiche del titolo, informazioni sugli intermediari che si occupano del collocamento e il ruolo di ciascuno di essi). I corporate bond (titoli emessi da società) vengono offerti attraverso un servizio di collocamento e underwriting, i titoli di Stato attraverso asta.

I titoli azionari possono essere offerti al pubblico attraverso servizio di collocamento e underwriting affidato ad intermediari finanziari organizzati in uno o più consorzi. DIRITTI PATRIMONIALI:

  • Diritto al dividendo: il dividendo è una somma che viene distribuita periodicamente da parte della società quando c’è un utile e quando c’è una delibera specifica da parte del consiglio d’amministrazione e dell’assemblea. È un diritto è residuale, nel senso che il dividendo verrà corrisposto soltanto se l’attività dell’impresa produce risorse finanziarie e il management dell’impressa e l’assemblea dei soci hanno deciso di distribuirlo.
  • Diritto al riparto del capitale residuo in caso di liquidazione dell’impresa. DIRITTI AMMINISTRATIVI:
  • Diritto a partecipare all’assemblea ordinaria e straordinaria.
  • Diritto di impugnare delibere contrarie alla legge allo statuto. Tale diritto vale per i soci assenti, dissenzienti o astenuti.
  • Diritto di richiedere la convocazione dell’assemblea.
  • Diritto di voto. DIRITTI MISTI:
  • diritto di recesso: garantisce la possibilità a soci assenti, dissenzienti o astenuti di recedere dalla società qualora sia stata deliberata la modifica dell’oggetto sociale, la trasformazione della forma societaria o il trasferimento della sede sociale all’estero.
  • diritto d’opzione: prelazione garantita a favore dei soci nell’atto di emissione di nuove azioni. Le azioni possono essere divise in categorie:
  1. Azioni ordinarie: hanno diritti amministrativi e diritti patrimoniali pieni, non hanno alcuna limitazione.
  2. Azioni di risparmio: sono prive del diritto di voto, possono essere nominative o al portatore, emesse solo da società che hanno azioni ordinarie all’interno di un mercato regolamentato. La mancanza del diritto di voto è compensata da privilegi patrimoniali (dividendo minimo garantito, maggiorazione del dividendo e prelazione nel rimborso di capitale).
  3. Azioni privilegiate: hanno diritto di voto limitato esclusivamente in assemblea straordinaria ma prevedono anch’esse privilegi patrimoniali. Quotazione delle imprese Gli scambi di strumenti finanziari avvengono in un mercato regolamentato, dove vengono raccolti ordini d’acquisto e di vendita secondo regole non discrezionali. La Consob è l’organismo incaricato di dare autorizzazione per l’esercizio di un mercato regolamentato attuato da una S.p.a. con soddisfatti requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza e di tenerne l’elenco. Un’alternativa ai mercati regolamentati sono i sistemi di negoziazione multilaterale.

Per quotazione intendiamo l’inserimento di uno strumento finanziario in un listino di un mercato regolamentato. Diversi sono i motivi che spingono alla quotazione:

  • Ricerca di fonti di finanziamento: il mercato regolamentato permette di avere una maggior liquidità del titolo e i costi della raccolta risultano essere più bassi.
  • Monitoraggio esterno: l’emittente deve produrre maggiori informazioni e quindi maggior trasparenza.
  • Standing creditizio: la capacità da parte dell’emittente di assolvere ai propri impegni
  • Rete di relazioni industriali, politiche e commerciali che derivano dalla quotazione del titolo.
  • Maggior prestigio.
  • Esigenze degli azionisti di controllo: un’impresa quotata ha di solito più valore rispetto ad un’impresa non quotata, possibilità di realizzare plusvalenze. Inoltre, per la quotazione deve essere assolto il requisito del flottante, ossia la diffusione dello strumento fra i piccoli azionisti, l’impresa, infatti, deve avere un azionariato sufficientemente diffuso. La quotazione porta anche maggiori responsabilità: regole di corporate governante più stringenti, maggiore disclosure aziendale, maggior monitoraggio esterno e maggiore esposizione al sentiment di mercato. Per la quotazione sono previsti dei costi: maggior impegno per soddisfare i requisiti, commissioni di collocamento, commissioni agli intermediari che supportano l’emittente nel collocamento, commissioni ai consulenti e ai revisori e corrispettivi di ammissione e quotazione a Borsa Italiana. A questo punto l’emittente deve scegliere il mercato dove quotarsi, solitamente c’è una preferenza per i mercati domestici (divergenza nella securities law, nei principi contabili e nel modus operandi della vigilanza) ma alcuni optano per la possibilità del dual o multiple listing (forte segnale di forza). Ci sono altri elementi che influenzano la scelta del mercato: la presenza di comparable, specifici requisiti di quotazione e la microstruttura del mercato. Per microstruttura intendiamo la struttura e l’organizzazione, in particolar modo le regole che riguardano la raccolta degli ordini, la presenza di intermediari con il ruolo di specialist e il ruolo di supporto. Il principale mercato italiano è MTA (mercato telematico azionario) dove vengono scambiati azioni, obbligazioni convertibili e diritti d’opzione. E’ gestito da Borsa Italiana che controlla le domande d’ammissione e può deliberate sull’ammissione o sul rigetto della richiesta di quotazione. L’impresa che vuole quotarsi deve fornire diverse informazioni (ultimi tre bilanci, giudizio della società di revisione sull’ultimo, documento con caratteristiche del settore, informazioni relative al piano industriale e al codice di corporate governance) certificate da uno sponsor nominato dall’impresa ma indipendente. MTA è suddiviso in tre segmenti:
  1. Blue chips
  2. STAR
  3. STANDARD

(Asset Backed Security). L’originator pone in essere tali operazioni per diversificare le fonti di finanziamento, per liquidare parte dell’attivo e per effettuare un trasferimento dei rischi. I soggetti coinvolti sono:

  • Originator: soggetto che attraverso la sua attività genera dei crediti, una banca, una società finanziaria o un’impresa industriale.
  • SPV: cessionario dei crediti.
  • Veicolo multiseller: SPV che vengono realizzate non per svolgere una sola operazione ma per gestire contemporaneamente o successivamente diverse operazioni di cartolarizzazione.
  • Loan servicer: corrisponde quasi sempre con originator, ha il compito di occuparsi della raccolta delle somme dovute dai debitori ceduti.
  • Arranger: consulente dell’originator. PRIVATE EQUITY: l’assunzione di partecipazioni al capitale di rischio (azioni) di imprese non finanziarie e non quotata, di solito industriali che hanno un fabbisogno finanziario. L’intermediario finanziario acquista azioni emesse dall’azienda target che vuole sviluppare un progetto d’investimento importante, al fine di realizzare un capital gain ovvero la differenza fra il prezzo di sottoscrizione e il prezzo di vendita. Il tempo dell’operazione è mediamente di 5 anni. Il Private equity assume inoltre un impegno di natura non finanziaria, non si limita a trasferire risorse ma collabora con l’impresa ed interviene nella sua gestione in modo tale da favorirne la crescita. I soggetti coinvolti sono:
  • Private equity o merchant bank: l’intermediario finanziario promotore ed organizzatore dell’operazione.
  • Azienda target: l’impresa che presenta il fabbisogno finanziario e che emette titoli azionari. Le operazioni di private equity possono essere suddivise in base al tipo di partecipazione che può essere di maggioranza o di minoranza. Possono essere distinte inoltre sulla base delle caratteristiche dell’azienda target che può essere un’azienda in crisi e quindi si parla di piano di risanamento o un’azienda sana. Si dice capitale paziente (messo a disposizione all’azienda target per diversi anni per darle la possibilità di rilanciare la propria posizione nel mercato) quando l’operazione riguarda aziende in difficoltà ma non in crisi conclamata, difficoltà che può essere superata attraverso nuovi progetti d’investimento. Con il termine venture capital si intendono operazioni in cui l’azienda di riferimento è giovane, neo o addirittura non costituita. Le operazioni di spin off, invece hanno come oggetto un’azienda matura che ha sviluppato al proprio interno delle divisioni specializzate o con attività diverse da quelle tradizionali con un buon potenziale di crescita, attività che l’azienda ha l’interesse a scorporare per costituire una nuova società. Infine, abbiamo operazioni di capitale per lo sviluppo, che riguardano aziende non in crisi con importanti progetti di investimento.

SPIN OFF e SPIT OFF Uno spin-off può essere definito come un tipo di dismissione in cui la parte di un'azienda è dissociata e si crea una società separata, emettendo nuove azioni che vengono distribuite come dividendo all'attuale azionista nella proporzione delle loro partecipazioni, con l'obiettivo di compensare la perdita di capitale nelle azioni iniziali. Le aziende cercano uno spin-off per gestire la divisione che ha un buon potenziale, soprattutto a lungo termine. Lo split off, invece, è un processo di ristrutturazione aziendale nel quale ad alcuni azionisti è data la possibilità di convertire le proprie azioni nella capogruppo in azioni di una nuova società appositamente creata, solitamente da una divisione dalla quale il gruppo vuole disinvestire, in base ad un rapporto di cambio prestabilito. Formazione del reddito ed equilibrio Il fine istituzionale di un’impresa è la realizzazione del profitto che porta vantaggio sia a shareholders che a shakeholders. Per perseguire questo obiettivo, l’impresa deve mantenere contemporaneamente tre profili d’equilibrio: equilibrio reddituale, equilibrio finanziario e equilibrio patrimoniale. L’equilibrio reddituale è la capacità dell’impresa di remunerare adeguatamente i diversi fattori produttivi nel medio lungo termine. Per equilibrio finanziario s’intende la capacità di bilanciare i flussi di cassa in entrata con flussi di cassa in uscita. L’equilibrio patrimoniale, invece, è la capacità di garantire un’eccedenza del valore dell’attivo rispetto al passivo. All’equilibrio reddituale sono associati i modelli di economicità ossia la struttura delle componenti positive e negative di reddito che portano alla generazione del margine economico da parte dell’intermediario finanziario.

  1. Margini di interessi: nelle banche dove è forte il peso dell’attività creditizia, società di leasing, di factoring e società di credito al consumo. È la capacità di produrre un’eccedenza degli interessi attivi rispetto agli interessi passivi.
  2. Margine di commissioni: banche impegnate prevalentemente nell’attività di mediazione immobiliare e imprese di investimento impegnate nell’esecuzione di ordini per conto dei clienti, nella consulenza in materia d’investimenti e nel collocamento (no underwriting).
  3. Margine di plusvalenze: nelle banche orientate prevalentemente a svolgere attività di mediazione mobiliare ed imprese d’investimento che esercitano negoziazioni per conto proprio e attività di underwriting ossia un’attività finalizzata a dare delle garanzie all’impresa per un collocamento integrale dei titoli offerti sul mercato. Origine della moneta e delle banche Inizialmente la moneta metallica aveva un valore intrinseco rappresentato dal metallo in cui era coniata e aveva stampato il marchio del sovrano che la legittimava. Parallelamente nei mercati, i mercanti cominciarono a scambiarsi promesse di pagamento che divennero titoli di debito/credito dandosi la possibilità di gestire le transazioni in maniera più veloce.